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COGNOMI ITALIANI "S":

SABA
SAPA

Sapa è assolutamente rarissimo, Saba è un tipico cognome sardo, molto molto diffuso, pur essendo uno dei più antichi, ma è presente anche sul continente con ceppi autonomi, in alcuni casi di origini ebraiche e dove il cognome deriverebbe dal termine ebraico sabà (pane), i ceppi sardi potrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo sardo sába (mosto cotto, sapa tipico componente delle seadas, sorta di dolce), secondo alcuni deriverebbero invece dal termine arabo saba (sette , il numero), tutti possono poi derivare dal nome Saba a sua volta derivato dall'ebraico sheba (converso), ricordiamo San Saba che subì il martirio sotto Aureliano nel III° secolo.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
Saba e Sapa derivano dal latino
sapa. Su pani de saba è il pane di sapa, è un dolce tipico della Sardegna. Come cognome lo ritroviamo tra i firmatari della Pace di Eleonora del 1388, nelle due uscite: Saba e Sapa. Saba Anthonio, jurato ville de Billuchara (villaggio distrutto - Contrate Montis Acuti); Saba Elia, jurato ville de Billuchara; Saba Joanne, jurato ville Sagama(Sagama, era un oppidum = città fortificata - Contrate Castri Serravallis). Sapa Francisco, burgi de Osilo; Sapa Joannes, ville Sasseri. Nel Condaghe di S. M. di Bonarcado, *CSMB XI°, XII° sec., sono citati 6 Saba: Saba Barusone, figlio di Pietro (206) e Saba Petru, in una partizione di servi; Saba Aketore(203), in una donazione di terra; Saba Ianni(167), in una partizione di servi; Saba Iusta (205), in una partizione di servi; Saba Petru, muraiolu (evidentemente diverso dal precedente), in una vendita(comporu). Nel Condaghe di S. Nicola di Trullas, *CSNT XI°- XII° sec.,  sono citati 2 Sapa: Sapa Dericcor (161), in una donazione; Sapa Petru (160), teste in una donazione(positinke donnu Comita de Athen (sende malavidu in Bonorva, su latus de Victoria Murta, et latus de sa filia Vera, et pede de s'atera filia Sirica. Testes: Petru Sapa et Gosantine Runkina), pose (diede) donnu (signore, nobile) Comita de Athen, essendo (gravemente) malato in Bonorva, la metà( dei diritti di servizio o lavoro) di Victoria Murta, la metà della figlia Vera e un quarto (pede, dei diritti di lavoro) dell'altra figlia Sirica. Nella storia della Sardegna ricordiamo: Saba Agostino, storico della Chiesa(Serdiana (CA)1888 - 1962), arcivescovo dell'archidiocesi di Sassari (una tempo Torres), dal 1961 al 1962. Attualmente, il cognome Saba è presente in 166 su 377 Comuni della Sardegna, a distribuzione omogenea, In Italia è presente in 467 Comuni; nel territorio continentale la maggiore frequenza si registra nel centro nord.

SABADINI
SABATANI
SABATANO
SABATINI
SABATINO
SABBADINI
SABBATANI
SABBATINI
SABBATINO

Sabatani, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Sabbatani, che è specifico dell'area che comprende il bolognese, il forlivese ed il ravennate, Sabatano, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo a Napoli e nel napoletano e salernitano, Sabadini sembrerebbe avere un nucleo nel ravennate ed uno nel comasco, Sabatini è specifico dell'Italia centrale, Sabatino è diffuso in tutto il sud, Sabbadini dovrebbe avere un ceppo nell'udinese, ed uno nella fascia che dalla provincia diMilano, attraverso il bergamasco, il bresciano ed il mantovano, arriva fino al modenese, Sabbatini è più specificatamente marchigiano, Sabbatino, molto raro è del napoletano. Tutti questi nomi dovrebbero derivare dal nome medioevale Sabatus o Sabbatus e dal suo derivato Sabbatanus o Sabbatinus.
integrazioni fornite da Massimo Sabatini
il cognome non deriva a mio avviso dal nome medievale
Sabatus, ma dalla Gens Sabatina. Nel IV° secolo a.C. i Romani, sconfitti gli estruschi Veientai si impossessarono dei loro territori, creando nuove colonie e nuove tribù (gens) rustiche. Tra queste c'era la Gens Sabatina dall'omonimo lago Sabatinus ora Bracciano, a nord di Roma, e dalla città di Sabate, ora Anguillara Sabazia, prospiciente il lago stesso. Anche il cognome Quirini ha la stessa origine.
integrazioni fornite da Andrea Malavolti
In Emilia questi cognomi sono sporadicamente diffusi anche tra gli israeliti, derivando dal nome proprio
Sabatino , a sua volta derivato dal nome ebraico Shabetai (Saturno in ebraico), pianeta i cui influssi sono studiati nella cabala. Si tratta di cognomi di origine sefardita.

SABADOTTO

Sabadotto è caratteristico di Pederobba nel trevisano, dovrebbe derivare da un soprannome stante ad indicare che il capostipite fosse nato nella giornata di sabato.

SABATELLI
SABATELLO
SABATTOLI
SABATUCCI
SABBATELLI
SABBATUCCI

Sabatelli ha un ceppo importante tra barese e brindisino con un ceppo probabilmente secondario a Firenze, Sabbatelli, estremamente raro, è quasi sicuramente dovuto ad errori di trascrizione del precedente, Sabatello, molto raro, è romano, Sabattoli, molto molto raro, è specifico del bresciano, Sabatucci è specifico di Roma e del romano, con un ceppo anche tra Piceno e teramano, Sabbatucci è tipico dell'area che comprende l'urbinate, il maceratese e l'Umbria, dovrebbero tutti derivare da modificazioni di vezzeggiativi del nome medioevale Sabatus, probabilmente attribuito a figli nati nel giorno di Sabato, di questo nome abbiamo un esempio d'uso in un Carta venditionis dell'anno 1118 nel monastero di S. Pietro in Monte di Brescia che così si conclude: "... Ego Sabatus condam Hospinelli notarius auctenticum huius exempli vidi et legi et sicut in illo continebatur ita et in isto scripsi nil addens vel minuens quod sensum vel sentenciam mutet preter forte litteram vel syllabam et me quoque subscripsi.".

SABATO

Tipico del sud, ha un nucleo nel Salento ed uno nel napoletano, salernitano, avellinese e potentino, dovrebbe derivare dal nome medioevale, abbastanza diffuso anticamente tra gli ebrei, Sabatus o Sabbatus, di cui abbiamo un esempio d'uso in Umbria in quest'atto redatto a Perugia nel 1377: "... Dictus Sabbatus juravit per Deum vivum et in licteris ebraicis, ipsis corporaliter tactis.. .. Cum Mathesias Sabbatutii prefatus contraxerit sotietatem cum dicto Sabbato in civitate Asisii ad mutuandum pecunias modo ebreorum, in qua sotietate prefatus Sabbatus promisit contribuere pro duabus partibus de septem partibus et dicta sotietas sit finita inter dictos contrahentes et remanserit honus dicte sotietatis dicto Mathesie nec esset conveniens quod de pignoribus acceptis per dictum Sabbatum...", ma in alcuni casi potrebbe anche derivare dal nome del fiume silano anticamente chiamato Sabatus.

SABBIONI

Abbastanza raro, ha un ceppo nella provincia di Bologna ed uno nel sudmilanese e lodigiano, potrebbe derivare dal toponimo Sabbioni (CR).

SABELLA
SABELLI
SABELLO

Sabella presenta un ceppo originario nell'agrigentino, ma potrebbero esserci due ceppi nel Molise e nel Salento, Sabelli ha un ceppo a Roma e nel romano a San Cesareo, Palestrina, Rocca Priora, ed uno nell'area che comprende il Molise ed il teatino, soprattutto ad Agnone nell'iserniese ed a Campobasso, Sabello è praticamente unico, dovrebbero derivare dal cognomen latino Sabellus, Sabella che starebbe ad indicare inizialmente un'origine sannita, ma è pure possibile che si tratti direttamente di una forma etnica derivata dal nome del popolo dei sabelli (vedi SABELLICO).

SABELLICO

Sabellico è un cognome tipicamente laziale, del frusinate ed in particolare di Alatri, dovrebbe trattarsi di un etnico del  Sannio ed indicare che il capostipite apparteneva al popolo dei sabelli, antica forma per indicare una tribù dei sanniti (popolazione italica del centrosud), così li descrive Catone: "..Sabelli sunt prole Sabinorum, ut nomen est argumento, a Latinis Samnites, a Graecis Saunite appellati...", tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Venezia nel 1400 con lo scrittore Marcus Antonius Coccius Sabellicus (1436-1506).

SABENE
SABENI
SAGLIMBENE
SAGLIMBENI
SAIBENE
SAIBENI
SAIMBENE
SALIMBENE
SALIMBENI

Sabene, tipicamente laziale, è specifico di Roma e, nel frusinate, di Anagni ed Acuto, con presenze anche a Cisterna di Latina nel latinense, Sabeni, più raro, è tipico di Roma, Saglimbene è molto diffuso in Sicilia, nel palermitano a Misilmeri e Palermo e soprattutto a Catania e nel catanese, a Misterbianco, ed a Limina e Santa Teresa di Riva nel messinese, Saglimbeni è tipico di Messina e Limina nel messinese, e di Lercara Friddi nel palermitano, Saibene è lombardo dell'area che comprende il varesotto, il comasco ed il  milanese, magte diffuso a Milano, Cislago, Uboldo e Fagnano Olona nel varesotto, e nel comasco a Fenegrò,Cirimido, Como, Limido Comasco, Appiano Gentile e Mozzate, Saibeni, assolutamente molto raro, è della stessa zona lombarda del precedente, Saimbene è tipico di Caltagirone nel basso catanese, Salimbene ha un piccolo ceppo piemontese ad Asti e nell'alessandrino, ed un ceppo significativo a Buccino nel salernitano, Salimbeni è diffuso qua e là in Italia, ha ceppi nell'area romagnola, nel fiorentino e pratese, nel viterbese e romano e nel cosentino, dovrebbero tutti derivare da nomi augurali medioevali, più o meno alterati dal dialetto, derivati da Salimbene con il significato di sali il percorso della tua vita nel bene, un augurio cioè di buona crescita e buon percorso di vita, ricordiamo con questo nome il parmense Fra Salimbene de Adam autore trecentesco di una famosa Chronica.

SABETTA

Sabetta è tipico dell'area che comprende Lazio, Molise, Campania e Puglia, si dovrebbe trattare di una forma matronimica aferetica del nome Elisabetta, che dovrebbe quindi essere il nome della capostipite.

SABI
SABIA
SABIO

Sabi e Sabio, estremamente rari, dovrebbero essere diverse trascrizioni del cognome Sabia, che è specifico dell'area che comprende il salernitano ed il potentino, con massima concentrazione nel salernitano a Capaccio, Altavilla Silentina, Sala Consilina, Salerno ed Ascea, è nel potentino però che raggiunge la massima concentrazione, in particolare a Potenza, ed Avigliano, con buone presenze anche a Ruoti, Pietragalla e Filiano, e che dovrebbe derivare dal nome dell'antica Gens Sabia che era concentrata in epoca romana proprio in Campania e Lucania, Gens che diede anche il nome al paese di Saviano nel napoletano.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sàbia, Sabìa è un cognome lucano presente a Pietragalla, Potenza, Rionero in Vùlture e spesso altrove, anche calabrese, brindisino e a Taranto: deriva da '
savia'. Rohlfs, Cognomi lucani.

SABIDUSSI

Molto raro è tipico di Gemona del Friuli (UD), dovrebbe derivare da un diminutivo dialettale del nome Sabatino

SABINI
SABINO

Sabini ha un nucleo nel basso parmense, a Roma e nel napoletano, Sabino è diffuso nella fascia che comprende Campania, Puglia settentrionale e Basilicata, con centro nel napoletano, casertano e nel barese, dovrebbero derivare o dal vocabolo latino sabinus (appartenente al popolo dei Sabini) o dal nome latino Sabinus, di questo nome si trovano tracce ad esempio in una lapide tardo latina dove si legge: "Terentia Bonifatia canistraria /// T(itus) Flavius Natalis /// C(aius) Valerius Sabinus /// L(ucius) Avianius Felix /// C(aius) Flavius Domit[i]us ...".

SABIU

Sabiu, decisamente sardo, del sud dell'isola, ha un ceppo a Carbonia e San Giovanni Suergiu nel carbonese, uno a Cagliari ed uno a Sardara nel Medio Campidano.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SABIU:
sàbiu, significa savio o saggio e deriva, non dall'italiano o dallo spagnolo come alcuni linguisti lasciano intendere, ma direttamente dal latino sàpius; a prova, in centro Sardegna il termine è rimasto tale, sàpiu. Nella parlata campidanese, nella quale è più frequente il fenomeno del betacismo, salìu diventa sabìu, che però non ha dato origine al cognome Sàbiu. A prova abbiamo fatto una indagine in tutti i 32 Comuni sardi, ove è presente il cognome e tutti gli interpellati hanno risposto con la pronuncia Sàbiu. È presente nei documenti antichi della lingua sarda: tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388,  figurano due Sàbiu: Sabiu Guantino, majore ville Margini (* .distrutto. Partis de Montibus); Sabiu Hogitto, ville Mahara(*Villamar - Contrate Marmille); ed un Sapiu: Sapiu Petro, ville Gocille. (* Gocille.villaggio distrutto - Curatorie de Anella). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, *XI°, XIII° secolo, sono presenti due Sàbiu: il primo è Mariane (24), donnu (nobile), teste in una lite (kertidu) per una appropriazione indebita di terre, da parte di Guantine Formiga, ai danni di Santa Maria: Ego Nicolaus prior de Bonarcadu, recordationem facio de kertidu ki feci cun Guantine Formiga.; il secondo è Orzocco (110) teste in una spartizione di servi. Il cognome Sabiu è presente in 57 Comuni d'Italia, di cui 32 in Sardegna: Carbonia 53, SanGiovanni Suergiu 41, Cagliari 35 Sardara 30, Perdaxius 14, etc.

SACCA'

Saccà , non comune, è tipico della Sicilia orientale e del reggino, deriva dal nome arabo Saqqah derivato dal termine che identifica chi fa il mestiere di trasportatore d'acqua.

SACCARO

Molto raro è tipico della Sicilia occidentale, deriva dal termine dialettale di derivazione araba saccaru (saqqah), che identifica chi fa il mestiere di trasportatore d'acqua.

SACCARDI
SACCARDO

Saccardi ha un ceppo principale nel fiorentino, un ceppo nel veronese ed uno nel piacentino, Saccardo ha un nucleo principale nel vicentino ed un piccolo ceppo, non secondario, nel napoletano, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal mestiere di scaricatore o saccardo (addetto alle salmerie negli eserciti medioevali), tracce di questa cognominizzazione le troviamo nell'elenco scolari dell'Università di Perugia dell'anno 1583, dove è menzionato un certo Brunos Saccardus marchigiano, e a Roccastrada (GR) sempre nel 1500 viene annoverato tra la nobiltà del Paese un Ottaviano Saccardi.

SACCHETTI
SACCHI
SACCHINELLI
SACCHINI
SACCHINO
SACCO
SACCON
SACCONE
SACCONI

Sacchetti è presente al centro nord, Sacchi ha un nucleo importante nell'areale che comprende le province di Alessandria, Pavia, Milano, Novara, Varese e Lecco, un ceppo nel mantovano e modenese, ma ha presenze significative in tutto il centro nord, Sacchinelli, molto molto raro, sembrerebbe avere un piccolissimo ceppo nel vibonese, Sacchini ha vari ceppi, a Genova, nell'appennino parmense e reggiano, nell'area che comprende la Toscana, la Romagna ed il pesarese, un ceppo tra Piceno e teramano ed uno a Roma, Sacchino è praticamente unico, Sacco è assolutamente panitaliano, Saccon è decisamente veneto, di San Vendemiano, San Fior, Conegliano, Susegana, Fontanelle, Codognè e Mareno di Piave nel trevisano e di Mirano, Venezia, Mira, Santa Maria di Sala e Spinea nel veneziano, Saccone ha un ceppo nella Liguria di Ponente, a Roma, in Campania, nel foggiano e nella Sicilia sudorientale, Sacconi, oltre al piccolo ceppo padovano, ne ha uno nel fiorentino, aretino, senese e perugino ed uno nel viterbese e romano. Tutti questi cognomi possono avere diverse origini, da variazioni accrescitive o ipocoristiche dell'aferesi del nome Isacco, di quest'uso abbiamo un esempio nel 1300 a Firenze con Saccone Tarlati,  o da soprannomi legati al mestiere di produttore di sacchi, o di scaricatore.

SACCOMAN
SACCOMANDI
SACCOMANDO
SACCOMANI
SACCOMANO
SACCOMANNI
SACCOMANNO

Saccoman, tipicamente veneto, ha un ceppo nella zona di Villa Bartolomea (VR) ed uno a Venezia, Saccomandi ha un ceppo lombardo nel bergamasco ed uno romagnolo nel ravennate e nel forlivese, Saccomando ha un ceppo a Cautano nel beneventano, uno nell'agrigentino a Palma di Montechiaro, Naro e Racalmuto ed uno a Caltanissetta, Saccomani ha un ceppo nel veronese, Saccomano ha un nucleo ad Udine e dintorni, Saccomanni, assolutamente raro, sembrerebbe meridionale e deriverebbe da errori di trascrizione di Saccomanno che ha un ceppo tra Benevento e Napoli ed uno nel cosentino a Grimaldi,  tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal termine longobardo sackmann, uomo adibito al trasporto di sacchi, normalmente vettovaglie, aggregato spesso agli eserciti, trasformatosi poi in saccheggiatore, di quest'uso si ha un esempio ne Il Sacco di Roma del 1527 scritto dal Guicciardini (1483 - 1540): "...Per le strade non si vedeva altro, che dalli saccomanni e da vilissimi furfanti portare gran fasci di ricchissimi paramenti e ornamenti ecclesiastici, e gran sacca piene di più sorte vasi d'oro e d'argento, dimostrativi più delle superbe ricchezze e vane pompe della romana corte...". Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1600 a Grimaldi dove opera il notaio Giovan Battista Saccomanno come vediamo in quest'atto: "In Dei nomine Amen, anno nativitatis eiusdem millesimo sexcentesimo septimo... ... Nos Lucas Antionius Parisius de Grimaldo Regius ad contractus iudex, Ioanne Baptista Saccomannus loci eiasdem publicus regia auctoritate Notarius et testes subscripti...".

SACERDOTE
SACERDOTI

Sacerdote ha un ceppo a Milano ed uno a Torino, Sacerdoti ha un ceppo a Milano ed uno a Roma, sono entrambi molto rari, di origine ebraica, dovrebbero derivare da una traduzione del termine ebraico kohanim (sacerdoti) da cui deriva il kohen, l'officiante ed il cognome ebraico Cohen.

SACRO
SACRO CUORE

Sacro è un cognome palermitano, ora presente solo nel napoletano, Sacro Cuore è ormai quasi scomparso, si dovrebbe trattare di cognomi attribuiti, a fanciulli abbandonati, da congregazioni religiose del Sacro Cuore di Gesù, dove probabilmente la madre aveva lasciato il bambino.

SADA

Sada è un cognome tipico del milanese, di Milano, Lainate e Rho e del torinese, di Avigliana, Trana e Giaveno, cognome di chiara origine spagnola, tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Milano fin dalla seconda metà del 1500 con Dionigi Ottaviano Sada, di padre spagnolo, scrittore di numismatica ed epigrafia latina.

SAETTA

Saetta ha un ceppo campno a Napoli, Ottaviano, Casoria e Sant'Anastasia nel napoletano, ed un ceppo siciliano a Palermo, a San Cataldo nel nisseno, a Siracusa e Noto nel siracusano, a Graniti nel mesisnese ed a Canicattì nell'agrigentino, il ceppo siciliano è probabilmente dovuto all'italianizzazione del più comune Saitta (vedi SAITTA), potrebbe derivare in genere da soprannomi o da nomi di località.

SAETTI

Saetti ha un ceppo nel bresciano, a Montichiari, Bedizzole e Carpenedolo, ed uno nel modenese a Carpi, Modena e Novi di Modena, dovrebbe derivare da un soprannome generato dal termine italiano arcaico saetto (freccia, dardo), ma è pure possibile che derivino dal nome Saetto inteso nell'accezione arcaica del termine per raggio di sole.

SAFFIOTI

Saffioti è un tipico cognome calabrese di Palmi nel reggino, con presenze anche a Gioia Tauro nempre nel reggino ed a Lamezia Terme nel catanzarese, potrebbe derivare da una forma etnica grecanica relativa alla contrada Safò di Briatico nel vibonese, probabile località di origine dei capostipiti.

SAGGES
SAGGESE
SAGGESI

Sagges è praticamente unico ed è barese, si tratta di una famiglia di origini francesi originaria della città di Salins in Borgogna, trasferitasi prima a Napoli e quindi in Puglia, Saggese ha un ceppo nel napoletano a Napoli, San Giuseppe Vesuviano, Ottaviano, Torre Annunziata e Caivano, nel salernitano, a Salerno, Mercato San Severino, Baronissi, Fisciano, San Gregorio Magno, San Valentino Torio e Calvanico, e nell'avellinese a Ospedaletto d'Alpinolo, ed un ceppo a Barletta e Bari nel barese ed a Cagnano Varano, Bovino e Foggia nel foggiano, Saggesi, quasi unico, è probabilmente il frutto di un'errata registrazione del precedente, che potrebbe derivare dal nome della frazione di Lucera nel foggiano Posta Saggese, ma l'ipotesi più probabile è che derivi dal cognome burgundo Sagges, probabilmente originato dal vocabolo provenzale satges o sagges  (sapiente, saggio), usato come nome, nella variante Sagges, abbiamo tracce di queste cognominizzazioni a Napoli con Pietro Sagges, che trasferitosi a Bari, tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700, assume la carica di regio casciero delle entrate della città.

SAGGINA
SAGINA
SAGINI

Saggina, Sagina e Sagini sono tutti rarissimi e sembrano originari della provincia di Perugia, potrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo celtico latino sagus (mantello), di quest'uso si ha esempio in uno scritto del 1371 conservato nell'Archivio di Stato di Firenze dove si può leggere: "Ricordanza che Bindo di Giovanni Vecchietti vendé un podere posto nel popolo di San Filicie a Ema luogho detto a Malavolta al quale io Paolo fui malevadore insieme con Vanni Vecchietti e Donato di Lippo Doni del Sagina e Biagio di Bartolo Burci..."; traccia di questa cognominizzazione le troviamo nel cortonese verso la fine del 1300, come attesta un testamento datato 1405 di un certo Castruccio Saggina.

SAGGINI
SAGGINELLA
SAGGINELLI
SAGGINO

Saggini molto raro parrebbe avere un ceppo nel bolognese, uno nel livornese ed uno nel viterbese, Sagginelli rarissimo potrebbe essere una modificazione derivata dal primo, Sagginella e Saggino assolutamente rarissimi sembrerebbero napoletani, potrebbero derivare da un soprannome originato dal vocabolo saggina (tipo di pianta).

SAGGIOMO

Saggiomo è tipicamente campano, soprattutto di Napoli, con ceppi anche a Pozzuoli e Quarto nel napoletano, a Camerota e Rofrano nel salernitano ed a Sant'Arpino nel casertano, deriva dal nome medioevale Saggiomo.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale
Saggiomo, attribuito al neonato come augurio di saggezza, sapienza (vedi Sapienza). In conclusione, dunque, si tratta della cognominizzazione dei nomi personali dei capostipiti.

SAGLIO

Saglio sembrerebbe piemontese, specifico della Val d'Ossola, presenta un piccolo ceppo ad Ornavasso, dovrebbe derivare dal nome del Monte Saglio nel Canavese, probabile luogo d'origine del capostipite.

SAIANI
SAIANO

Saiani ha un ceppo tra trentino e bresciano, con particolari evidenze a Brescia, Collebeato, Concesio e Nave nel bresciano ed a Casale Cremasco nel cremonese, e nel trentino ad Ala, Rovereto e Mori, ed uno tra ravennate, ferrarese e forlivese, a Ravenna, Conselice e Lugo nel ravennate, a Cesena e ad Argenta nel ferrarese, Saiano ha un ceppo tra casertano e beneventano, a Castel Morrone nel casertano ed a Limatola nel beneventano, dovrebbero derivare da nomi di paesi come Rodengo Saiano in Franciacorta nel bresciano, Saiano, una frazione di Cesena, o Saiano di Sant'Agata de' Goti nel beneventano, probabili luoghi d'origine dei capostipiti.

SAIEVA
SAJEVA

Saieva decisamente siciliano, ha un ceppo nell'agrigentino, ad Agrigento, Favara, Aragona e Realmonte ed un piccolo ceppo anche a Palermo, Sajeva è invece tipico di Palermo ed Agrigento, dovrebbero derivare dal nome arabo libanese Saev o dal nome slavo Sajev, entrambi corruzioni del nome ebraico Isaiah.

SAILIS

Tipico del cagliaritano, di Guasila in particolare.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Molto raro, originario di Guasila (CA), dovrebbe derivare dal vocabolo sardo
s'aili (il serraglio per capretti). Si tratta, dunque, della cognominizzazione del mestiere del capostipite.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sailis è un cognome sardo che presenta il plurale di famiglia, di forma campidanese, e potrebbe corrispondere al logudurese '
suίle' = porcile, che deriva dal latino 'suile'. Fonte: M. Pittau, Diz. cogn. di Sardegna, III, p.148.

SAINI
SAININI
SAINO

Saini è tipico lombardo, del milanese e macroarea circostante, mentre Sainini, sempre lombardo, è specifico del bresciano, di Bienno in particolare, Saino è più del pavese, dovrebbero derivare, direttamente o tramite una forma ipocoristica, da una modificazione dell'aferesi del diminutivo del nome Isacco.

SAITTA

Saitta è tipicamente siciliano, dovrebbe derivare da un soprannome originato dalla velocità del capostipite, tanto da essere assimilato alla saitta (in siciliano saetta, fulmine), difficile invece una connessione con il mestiere di produttore di frecce.

SAIU

Saiu è tipicamente sardo, con un ceppo tra cagliaritano ed iglesiente ed uno nel sassarese.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SAIU:
saìu o salìu = salato. Deriva dal latino sal, salis nel significato proprio di sale e figurato di intelligenza, prudenza o anche astuzia. Ha sale in zucca = tenit sali in conca. Salìu = salato in senso proprio, intelligente, astuto, prudente in senso figurato. Non l'abbiamo trovato nelle carte antiche, evidentemente si tratta di un cognome recente. Negli antichi documenti della lingua sarda troviamo invece Sàbiu, ma di significato ed etimo diversi (vedi Sàbiu). Attualmente il cognome è presente in 113 Comuni del territorio nazionale, di cui 47 in Sardegna, concentrati per la maggior parte nell'Iglesiente e Medio Campidano, con l'eccezione di Alghero: Villacidro 112, Alghero 70, Iglesias 64, Carbonia 61, Domusnovas 46, Gonnosfanadiga 37, etc. Nella penisola è Roma ad avere il numero più alto con 35.

SALA
DELLA SALA

Sala parrebbe specifico della parte centro occidentale del nord Italia, ma sembrerebbe esserci anche un ceppo nella Sicilia occidentale, Della Sala è invece specifico di Avellino e provincia, dovrebbero derivare da uno dei vari toponimi quali: Sala Comacina (CO), Sala al Barro (CO), Sala Biellese (BI), Sala Monferrato (AL), Salaparuta (TP), è pure possibile una derivazione dal vocabolo longobardo sala (casa padronale)
integrazioni fornite da Paolo della Sala
Il cognome Sala dovrebbe derivare dal termine longobardo con il quale veniva indicato il palazzo più importante delle insediazioni longobarde, dove si governava e si gestivano gli affari. Ciò spiega il fatto che sia particolarmente diffuso in Lombardia, ma anche in alcune zone dell'Italia meridionale dove i longobardi hanno lasciato tracce consistenti. Per esempio in Campania, dove ci sono diversi paesi e città con la aggiunta Lombardo.

SALACONE
SALICONE
SALOCONE

Salacone sembrerebbe specifico di Venosa nel potentino, Salicone è esclusivo del salernitano, di Olevano sul Tusciano e Battipaglia, Salocone sembrerebbe ormai scomparso in Italia, dovrebbero derivare da alterazioni del nome franco Salacone di cui abbiamo un esempio d'uso in un atto dell'anno 828 inserito nella storia degli atti di Pipino I° e II° Re d'Aquitania: "Pipinus, gratia Dei rex Aquitanorum. Cum nos, in Dei nomine, die martis, Casanogilo uilla palatio nostro in pago Pictauo secus alueum Clinno. ad multorum causas audiendum rectaque iudicia terminandas resideremus. ibique uenientes aliqui homines.. ..Proinde nos taliter unacom fidelibus nostris, id sunt... .. Helimberto, Adalberto, Acsindo, Amalfredo, Ioseph, Arcambaldo, Erinfredo, Geraldo, Ruben, Rotgaudo, Leotgario, Ingilberto, Deotimio, Salacone seu et  Iohanni comiti palacii nostri uel reliquis quampluris, uisi fuimus iudicasse ut, dum ipsi coloni taliter se recognoscebant, sicut superius est insertum, ut ipsa discriptione, sicut ipse dictauerant uel conscripta adherat, uel ipse ipsa redibutione per spacia annorum fecerant.".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Salacone è un cognome lucano frequente a Venosa; deriva dalla voce calabrese '
salacune' = sorta di salice. Cfr. anche SALICONE, SALOCONE. G. Rohlfs, Dizionario storico dei cognomi in Lucania, 1985.

SALADINO
SALARDINO

Di Saladino si individuano due ceppi, uno nella Sicilia occidentale ed uno nella provincia di Catanzaro, Salardino, molto raro, sembrerebbe siciliano di Palermo e Misilmeri nel palermitano, dovrebbe essere dovuto ad un alterazione del precedente, che potrebbe derivare da soprannomi legati al nome di Salah El-Din Al-Ayubi, detto Saladino (1169-1250), il famoso "feroce Saladino", fondatore di un grande stato musulmano e condottiero dell'esercito infedele contrapposto ai Crociati. Tracce antiche di questo cognome si trovano già nel 1200, in un atto redatto a Luni (SP) nel 1279 si legge: "...et Gualteroto q. domini Saladini de Fosdenova (Fosdinovo (MS))et aliis...".
integrazioni fornite da Carlo Barbieri
Salah El-Din è un cognome diffuso da sempre nell'area islamica come tanti altri che hanno in comune la parola Din che significa religione. Salah El-Din, pronunciato Salah Ed-Din, significa preghiera (o lode) della religione. Si può quindi ipotizzare si possa trattare semplicemente di italianizzazioni di quel cognome.

SALAFIA

Specifico del catanese, siracusano e ragusano,
integrazioni fornite da Luigi Colombo
E' un cognome siciliano che dovrebbe derivare da una parola araba
salaf che vuol dire arroganza, superbia, dunque dovrebbe trattarsi di un nome derivato da un vecchio soprannome.

SALAMA
SALAME
SALMA

Salama è assolutamente rarissimo dovrebbe essere abruzzese, probabilmente della provincia de l'Aquila con probabile zona originaria a Pacentro, Salame è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, Salma, altrettanto raro, parrebbe dell'area molisano, foggiano, campana, con probabili ceppi anche in Sicilia, potrebbero avere radici.saracene o ebraiche e derivare, sirettamente o tramite modifiche, dal termine arabo salamah (pace, normale forma di saluto).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Salma è cognome siciliano che significa
salma, peso, carico. Rohlfs 165.

SALAMI

Salami è abbastanza diffuso in Lombardia ed Emilia, nel cremonese e mantovano e nel reggiano e modenese, dovrebbe derivare da soprannomi originati dal mestiere del capostipite che probabilmente produceva e vendeva salami.

SALAMINO

Salamino è tipicamente pugliese, di Bari, Taranto e Brindisi, potrebbe derivare da una forma ipocoristica derivata dal nome ebraico Shelam (Pacifico).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Salamino è cognome pugliese variante della forma base Salamina che è formato da
Salamina = isola della Grecia nel golfo Saronico, di fronte al porto del Pireo. Minervini 430.lucani.

SALAMON
SALAMONE
SALAMONI
SALOMON
SALOMONE
SALOMONI

Salamon e Salomon, molto raro, sono tipici del trevigiano, Salamone è specifico della Sicilia, Salamoni rarissimo è forse un errore di trascrizione di Salomoni che ha un nucleo nel bolognese ed uno nel bresciano e veronese, Salomone è diffuso in tutto il sud, ma in particolar modo in Campania, questi cognomi derivano tutti dal nome ebraico Shelam (pacifico).

SALANITRI
SALANITRO
SALNITRI
SALNITRO

Salanitri e Salanitro sono decisamente siciliani, del catanese in particolare, Salnitri e Salnitro, assolutamente rarissimi, sono forse dovuti ad errori di trascrizione, potrebbero derivare dal mestiere di raccoglitori di guano, fonte primaria del salnitro in epoca antica.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Salanitri e Salanitro sono tipicamente siciliani, con ceppi maggiori nel catanese, nel messinese, nell'ennese e nel nisseno, ma con probabili ceppi minori anche nel nord e centro nord del paese, Salnitri, rarissimo, si riscontra quasi esclusivamente nel Veneto, Salnitro, anch'esso estremamente raro, dovrebbe essere originario del messinese o del reggino, tutti questi cognomi derivano dal termine
salnitro o salanitro, una sostanza chimica che, nel passato, veniva adoperata per diversi scopi: fertilizzante di buona qualità, utilizzato nella concimazione dei terreni agricoli, il salnitro serviva anche come conservante alimentare (prevalentemente per la conservazione di salumi e carni salate) e, in ultimo ma non meno importante, come esplosivo (bisogna ricordare, in effetti, che il salnitro è un componente fondamentale della polvere pirica e una volta si usava preparare questa sostanza all'interno di salnitrare o nitrerie artificiali, di grande importanza strategica considerando il fatto che la polvere da sparo fu per lungo tempo l'unico esplosivo disponibile). In conclusione, questi cognomi derivano o da nomi di mestiere attribuiti ai capostipiti (probabilmente dei salnitrari, addetti cioè alla lavorazione del salnitro, o forse dei proprietari di nitrerie) oppure dall'abitare i capostipiti stessi presso un giacimento di salnitro.

SALAPARUTA

Salaparuta, assolutamente rarissimo, ormai presente solo a Roma o quasi, dovrebbe derivare dal nome del paese trapanese di Salaparuta.

SALARDI
SALARDINI

Salardi è tipico della zona che comprende il veronese, il mantovano, il reggiano ed il modenese, con massima concentrazione nel reggiano a Reggio Emilia, Reggiolo, Luzzara, Guastalla, Novellara e Rubiera ed a Modena e carpi nel modenese, ed a Suzzara, Marcaria, Mantova ed Asola nel mantovano, Salardini è quasi unico, dell'area reggiano, modenese, dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale Salardus di cui abbiamo un esempio in uno scritto relativo all'anno 919: ".. et in Italiam omnem impetum annis sequentibus converterunt, ac Berengario, qui suis invisus, de regno periclitabatur, opem ferendo, multos interfecerunt. Quum ad caedem eius vindicandam rursus Italiam ingressi, Papiam incenderunt; dux illis tunc, Luitprando teste, Salardus erat, in quo Porphyrogeniti Zaltam, anonymi Zultam, nostrum Zoltanum latere, bene Cl. Praius suspicatur. ..".

SALARIS

Tipico sardo, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal lavoro in una salina o dall'abitare nelle sue vicinanze.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Salaris è il plurale di famiglia di forma campidanese del cognome Salari che deriva probabilmente dal gentilizio latino
Salarius.

SALATI

Abbastanza raro è specifico del Parmense e reggiano, potrebbe derivare dal toponimo Sala Baganza (PR).

SALBEGO

Salbego è tipico di Thiene, Marano Vicentino e Sarcedo nel vicentino, di Verona e di Gazzo nel padovano, potrebbe derivare dal toponimo Salbego di Gazzo (PD), ma è pure possibile che derivi da un soprannome originato dal vocabolo cimbrico salbig (unto in particolare con olio santo), i Salbego sono una casata nobile che ottennero privilegi e nobiltà dal Senato della Serenissima Repubblica di Venezia in occasione dell'impresa, cui parteciparono nel 1447, respingendo le truppe dell'arciduca d'Austria Sigismondo aldilà dei confini della Repubblica, in quell'occasione ottennero l'esenzione da ogni tassa per la vendita di armi e di vino, di animali e di lana nonchè di sale.

SALCE
SALCI
SALCIO
SALICE
SALICI

Salce ha un piccolo ceppo veneto a Padova ed a Sedico e Mel nel bellunese, un ceppo a Tocco da Casauria e Pescara nel pescarese ed uno a Roma, Salci, assolutamente rarissimo, ha sparute presenze nel perugino, Salcio è praticamente quasi unico, Salice è molto diffuso in Lombardia e Piemonte, con ceppi anche a Roma, in Puglia, in paricolare nel barese e brindisino, nel crotonese, ed in Sicilia nel catanese e nel trapanese e palermitano, Salici ha qualche presenza nel varesotto e comasco, nel bolognese, in Sardegna a Dorgali e Nuoro nel nuorese ed in Sicilia a Riposto e Catania nel catanese ed a Palermo, questi cognomi dovrebbero derivare dai nomi delle località di provenienza dei capostipiti, che potrebbero essere stati originari di Salce nel bellunese e nel teatino, di Salci nel perugino, di Salice nel cosentino, nel catanzarese e nel reggino, nel messinese e nel leccese, o di Salice Terme nel pavese, non si può inoltre escludere la possibilità che possano derivare da soprannomi originati dal termine latino salix, salicis, legato a caratteristiche del luogo d'origine.

SALE
SALIS

Sale, abbastanza raro, dovrebbe essere sardo, probabilmente del nuorese, Salis è molto diffuso in tutta la Sardegna, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal vocabolo latino sal salis, legato forse all'attività di estrazione o al commercio di sale svolta dal capostipite.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
derivano dal vocabolo sardo
sali o sabi (sale); dal latino salis. Salìu o sabìu significa salato, il contrario di insipido, bambo. Salì(ri) o
sabì(ri) vuol dire salare. Salèra o sabèra è la saliera; in catalano salèra. Cognome diffuso in tutta la Sardegna sin dai tempi antichi. Tra i firmatari della Pace di Eleonora del 1388, *LPDE, figurano in 7 (di cui 1 Sale e 2 Sali) con questo cognome:  Sale Nicolao, majore (sindaco) ville Lorsia (Villaggio distrutto - Curatorie de Anella), Sali Anthonio, ville Orani, Sali Joanne - de Bosa, Salis Benedicto, jurato (guardia giurata, collaboratore del majore) ville Rippurui (villaggio distrutto - Contrate Partis de Milis), Salis Jacobo, majore ville Sellejani (villaggio distrutto - Campitani Majoris), Salis Marrani, ville Sellùri (Seddòri - Sanluri), Salis Nicolao, ville Ecclesiarum (Villa di Chiesa - Iglesias). Nel Condaghe di S. M. di Bonarcado, *CSMB (61), è citato Sale Kristinkine, teste in una vendita di terra (comporu).  Il cognome Salis è presente in Sardegna in 146 Comuni su 377.

SALEMI

Tipicamente siciliano, dovrebbe derivare dal toponimo Salemi (TP).

SALEMMA
SALEMME
SALEMMI
SALEMMO

Salemma è quasi unico, Salemme è tipico dell'area che comprende le province di Latina, Caserta e Napoli con massima concentrazione a Napoli e nel napoletano, con un ceppo anche a Diamante e Grisolia nel cosentino, Salemmi, molto molto raro, è tipico di Cannara nel perugino, Salemmo è assolutamente rarissimo, dovrebbero derivare da forme contratte del nome Salomone come ad esempio leggiamo  in una sentenza emanata dal tribunale di Pisa nel 1191: "In eterni Dei nomine amen. Nos Lanfrancus quondam Ugonis de Foriporta et Salemme atque Petrus Alcherii publici appellationum cognitores et iudices causam appellationis que vertebatur inter Gratianum sindicum hospitalis de Stangno pro ipso hospitali et Gislam relictam Guidonis de Fasiano...", ma potrebbero in alcuni casi derivare da soprannomi originato dal vocabolo arabo salam (pace).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Salemme è cognome siciliano e calabrese, viene dal toponimo Salemi, in provincia di Trapani.

SALER
SALERI

Saler, assolutamente rarissimo, è del trevisano, Saleri è tipico di Lumezzane,Tavernole sul Mella, Brescia, Quinzano d`Oglio, Gardone Val Trompia e Gussago, dovrebbero derivare direttamente o da troncature dialettali del nome medioevale Salerius, che possiamo ad esempio trovare in un atto dell'anno 1190 a Spoleto: "...Et Ego dominus Zacheus cum predictis canonicis juravimus et scribere rogavimus, Et Ego Saracenus Bonifatii, Cristianus Sansonis, Johannes Sansonis, Mardocheus Adamori, Varcorus, Salerius, Rainaldus frater ejus, Adam Dalimani, et Phylippus Adami Gozi, Bosturnus, Munaldus Benedictelli, Henricus Bellonis, Carbo Berardi, Johannes Pelagalli, et quam plures in contione asistentes affuerunt et testes rogati sunt. Et Ego Quintavallis rogatus scripsi.", nome molto diffuso in Austria anche come cognome ed utilizzato anche da Shakespeare per un personaggio de Il mercante di Venezia.
ipotesi fornite da Annalisa Saleri
i Saleri erano antichi commercianti di sale nella Val Trompia (Brescia) già nel medioevo. L'origine della famiglia è da Cimmo Valtrompia, piccolissimo paese a metà valle.Successivamente si sono suddivisi in più rami tra cui Lumezzane e Bagnolo Mella.

SALERNI
SALERNITANO
SALERNO

Salerni ha ceppi nel Lazio, in Abruzzo tra Villalfonsina (CH) e Casalbordino (CH), a Foggia, a Napoli ed a Castrovillari (CS), Salernitano, molto molto raro, è napoletano, Salerno è diffuso in tutt'Italia, anche se con massima concentrazione al sud, dovrebbero derivare dal toponimo campano Salerno o dal suo etnico.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Salerno è cognome e toponimo campano, dal latino
Salernum, nell'ager picentinus sulla costa tirrenica. L'etimologia del toponimo, secondo alcuni scrittori antichi, dalla voce 'salum', in lat. "mare". Per altri, invece, dalla fusione di due idronimi, Salum e Irno (quest'ultimo è fiume della città). Tale ipotetica versione è stata riproposta anche più di recente. Il geografo del regno di Napoli S. Mazzella (sec. XVII) riferisce una tradizione altrettanto antica, secondo cui Salerno "fu così nominata dal fiume Silare" o Siler. Ma il Diz. di Toponomastica Italiana accenna a una "base prelatina *sal (a)" significante 'canale' e simili, con una formante -erna che ricorre in toponimi che si assegnano al sostrato". Cioè, d'incerta valutazione semantica. Tuttavia, considerando anche altri nomi locali in -erno, tale suffisso indicherebbe "produzione" o "abbondanza di.." (v. lat. 'taberna' = magazzino, officina); di qui l'ipotesi di Sal-ernum come "luogo di produzione del sale", lat. sal, salis. Il discorso meriterebbe di essere ampliato con riferimento alle ricerche sulla storia più remota della città. Di questa parlano vari storici della latinità, anche per mettere in risalto l'aria salubre del luogo: ad Orazio sofferente fu consigliata l'aria di Salerno; nei tempi di Dante era molto celebre la scuola medica salernitana. Fonte: E. Finamore, Dizionario toponomastico della Campania, p. 100.

SALESIANI

Salesiani, molto molto raro, potrebbe essere originario del catanese, dove nel 1904 l'Arcivescovo di Catania, il Cardinale Giuseppe Francica Nava, affidò ai Fratelli delle Scuole Cristiane un ospizio destinato ad accogliere i fanciulli abbandonati della città, ma potrebbe anche essere di qualsiasi altro luogo dove sia situato un istituto di Salesiani o Salesiane.

SALGARI

Salgàri, molto molto raro, è specifico del veronese, di Verona, Zevio e Tregnago, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine dialettale veronese arcaico salgàro (salice, ma detto anche di persona con poca creanza), forse perchè il capostipite provenisse da una zona ricca di salici, o forse per sottolineare un lato del suo comportamento.

SALIGARI

Saligari sembra tipico di Grosotto (SO) di Tirano e Forcola, dovrebbero derivare dal nome medioevale Saliga di cui abbiamo un esempio nel Dissertazioni (Antichità italiane) di Ludovico Antonio Muratori: "...lege viventem Saliga testis, et pretio dante viderunt. Signum manuum Saligi, Ingelberti, seo Inghelelmi legem viventes Saliga testis..." o da nomi di località come quello riportato in questo testamento del 1245: "...Item dimittimus prepositure mensis decembris in recompensacionem .XII. denariorum censualium quos predicta prepositura accipiebat in manso Arberto, quicquid habemus in manso de Saliga cum domo Milicie de Aquaviva, et quicquid habemus in manso de Marzano cum domo Milicie de Castilione et quicquid habemus in mansu Petri Muti de Saltu...", o come Saligario nome di una località di Mazzo di Valtellina (SO) citata ad esempio in un atto del 1558: "...Maffeo fu Bernardo Venosta di Pedenale vende a Giovanni fu Giovannino olim Ginelmo di Vione, decano di Mazzo, e ai consiglieri Gregorio fu Luchino Venosta de Saligario, Abbondio fu Maffeo Crotti di Vione e Agostino fu Albertino de Foppoli ...".  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad esempio a Mazzo nel 1598 quando Antonio fu Bernardo Saligario è appunto decano di Mazzo.

SALINA

Salina ha un nucleo lombardo nel varesotto che si ramifica nel vicino milanese e nel verbanese e novarese e presenta un piccolo ceppo anche nel messinese, che potrebbe derivare da un toponimo come uno dei vari Salina (ME) o anche come Santa Marina Salina sempre nel messinese, il ceppo lombardo invece dovrebbe derivare dalla Gens Sallia attraverso una forma ipocoristica, i Sallii avevano molte proprietà fondiarie nella zona del pavese, novarese e varesotto.

SALIN
SALINI
SALINO

Salin è tipicamente veneto, di Martellago nel veneziano in particolare e di Venezia, con un ceppo anche a Dueville nel vicentino, Salini ha un ceppo tra sondriese e bresciano, uno tra massese e lucchese, uno nel teramano, nel reatino e nel romano ed uno nel messinese, Salino ha un ceppo piemontese tra vercellese e biellese, un piccolo ceppo nel Lazio ed uno nel siracusano, dovrebbero derivare, anche tramite troncatura dialettale, dal nome medioevale latino Salinus, di cui abbiamo un esempio in quest'atto di donazione dell'undicesimo secolo: "Ego Bernardus Vivat et frater meus Salinus donamus Domino Deo et Sancto Petro Graciasensi, post mortem meam, omnes res que habemus a Nuillaco et alla Cincta per alodum, pro redemptione anime mee et patris et matris mee. Propter hoc dono fratri meo Silvio centum quinquaginta solidos per escangeriam. Et de isto dono fuerunt testes: Arnaldus prior et Willelmus monacus, Winemandus, Pontius, Bernardus, Raimundus, Petrus, Berno.", possono anche derivare dall'aferesi di cognomen latini come Messalinus o ipocoristici del nomen latino Salius.

SALIU

Saliu, molto molto raro, è tipico di Cagliari.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SALIU:
salìu; più che altro è la versione cagliaritana di Saiu (vedi SAIU). È un cognome raro, presente in 15 Comuni d'Italia, di cui 8 in Sardegna: Cagliari 24, Carloforte 15, Sassari 3, Quartu S.E. 3, etc. Non è presente negli antichi documenti.

SALLUSTI
SALLUSTIO

Sallusti è tipico di Roma e dintorni, Sallustio, un pò meno comune, ha un ceppo nel barese soprattutto a Molfetta ed uno nel Molise specialmente a Roccavivara nel campobassano, dovrebbero derivare dal nomen latino Sallustius (vedi SALLUSTRI), di cui abbiamo un notevole esempio con Gaius Sallustius Crispus storico ed uomo politico del I° secolo a.C., l'uso di questo nome nei secoli post medioevali è provato ad esempio nel 1500 in Calabria con il notaio Sallustio Falascina, in alcuni casi può anche derivare da nomi di località come Campo Sallustio nel romano.

SALLUSTRI
SALLUSTRO
SALUSTRI
SALUSTRO

Sallustri ha qualche presenza nell'aquilano ed un piccolo ceppo a Roma, Sallustro ha un ceppo a Napoli, Ottaviano e Torre del Greco nel napoletano e a Cervinara nell'avellinese, Salustri è tipico della fascia centrale, ha un piccolo ceppo a Falconara Marittima nell'anconetano, un ceppo a Foligno e Massa Martana nel perugino ed a Terni, un grosso ceppo a Capistrello e ad Avezzano nell'aquilano, ed un grosso ceppo a Roma, Albano Laziale, Anzio, Ariccia e Genzano di Roma nel romano ed a Montopoli di Sabina e Pescorocchiano nel reatino, Salustro è tipicamente siciliano, di Palazzolo Acreide e Noto nel siracusano e di Naro nell'agrigentino, dovrebbero derivare dal nome grecanico ed anche cognome greco Salustros, una forma alterata del nome greco Saloustios, che ha dato origine al nome romano Sallustius.

SALMERI

Salmeri è decisamente siciliano, di Milazzo nel messinese in particolare e di Messina e Gioiosa Marea sempre nel messinese, di Palermo e di Catania, potrebbe derivare dal nome latino Salmerius, ma è anche possibile che si tratti di soprannomi di origine spagnola originati dal fatto di essere il capostipite appartenente ad una congregazione di salmeri (salmodianti), molto meno probabile un collegamento con il termine militaresco salmerie (rifornimenti, vettovagliamenti).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Salmeri è cognome siciliano che significa '
mulattiere' ma anche 'somaro', e corrisponde al cognome francese Sommier. Cfr. Salma. Rohlfs 165.

SALMI

Salmi è tipicamente emiliano, di Bologna e Budrio nel bolognese, e di Ferrara e Mesola nel ferrarese, potrebbe derivare da un soprannome dialettale basato sul termine dialettale emiliano salmi (manicaretto) o sull'operazione della salmistrazione o salnitrazione, sistema per la conservazione della carne con il nitrato di potassio, in entrambi i casi si potrebbe trattare di un capostipite che di mestiere facesse il macellaio, esiste anche la possibilità di un riferimento con il termine salma (peso), che potrebbe essere riferito ad un trasportatore.

SALMISTRARO

Molto raro, è tipico del padovano, dovrebbe derivare da un soprannome legato al mestiere di salatore di carni o pesce.

SALONA
SALONIA
SALONNA

Salona è quasi unico, forse campano, Salonia è tipico del sud della Sicilia, del basso catanese, del siracusano e del ragusano, Salonna è invece specificatamente salentino, del brindisino, di Ceglie messapica in particolare, ma anche di Francavilla Fontana, Ostuni e San Michele Salentino, dovrebbero derivare dall'antico toponimo Salonia, o Salona nome grecoromano che aveva in epoca altomedioevale Spalato, l'attuale Split in Croazia, che potrebbe essere il luogo d'origine del capostipite, città citata ad esempio in questo scritto del quinto secolo: "...Unde experientiam tuam presentis precepti auctoritate duximus fulciendam, quatinus, conueniens in Salonia, Natalem fratrem nostrum et coepiscopum nostrum saltim tot scriptis ammonitum studeat adhortari, ut supra memoratum archidiaconem in suo statu suscipiat...".

SALPETRA
SALPETRI
SALPETRO
SALPIETRA
SALPIETRO

Salpetra e Salpetri sono quasi unici, Salpetro è specifico di Leonforte (EN), Salpietra, quasi unico, è siciliano, Salpietro è tipico del messinese e catanese.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Salpetra, un tempo esistito in Sicilia, sembra ormai scomparso dal nostro paese, Salpetri, unico, si riscontra solo ad Asti, Salpietra, rarissimo, potrebbe essere originario di Ribera (AG), tutti questi cognomi derivano dal termine
salpetra, variante del più comune salnitro, una sostanza chimica che, nel passato, veniva adoperata per diversi scopi: fertilizzante di buona qualità, utilizzato nella concimazione dei terreni agricoli, il salnitro serviva anche come conservante alimentare (prevalentemente per la conservazione di salumi e carni salate) e, in ultimo ma non meno importante, come esplosivo (bisogna ricordare, in effetti, che il salnitro è un componente fondamentale della polvere pirica e una volta si usava preparare questa sostanza all'interno di salnitrare o nitrerie artificiali, di grande importanza strategica considerando il fatto che la polvere da sparo fu per lungo tempo l'unico esplosivo disponibile). In conclusione, questi cognomi derivano o da nomi di mestiere attribuiti ai capostipiti (probabilmente dei salnitrari, addetti cioè alla lavorazione del salnitro, o forse dei proprietari di nitrerie) oppure dall'abitare i capostipiti stessi presso un giacimento di salpetra.

SALSA
SALSI
SALSO

Salsa ha un ceppo nel novarese a Bellinzago Novarese, Novara ed Oleggio, un ceppo a Tarquinia nel viterbese, ed uno a Bagheria nel palermitano, Salsi è tipicamente emiliano, dell'area che comprende il parmense, il reggiano in particolare ed il modenese, con presenze significative anche nel bolognese, ravennate, forlivese e fiorentino, Salso, assolutamente molto raro, ha un ceppo veneziano ed uno a Barletta nel barese, potrebbero derivare da nomi di località come Salsomaggiore nel parmense, o Salsa di cui leggiamo in quest'atto del 992: "..in loco Salsa nominato quem ipsa (Adalheidis) a fundamento pro dei amore aedificare primum coepit pro animabus parentum nostrorum, avi nostri scilicet Ottonis et eius aequivoci genitoris nostri imperatorum scilicet augustorum..", o anche da idronimi come il Rio Salso in Emilia ed in Sicilia, troviamo tracce di queste cognominizzazioni agli inizi del 1200 con un certo Albertus de Salso de Piasentia balestriere.

SALTAFORMAGGIO

Cognome molto raro tipico di Palermo.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
è un cognome siciliano, tipico di Palermo e provincia. L'origine di questo caratteristico e simpatico cognome è da attribuire ad un epiteto canzonatorio legato alla figura del capostipite, o derivato dalla attività di produttore di formaggi svolta dallo stesso.

SALTALAMACCHIA

Saltalamacchia ha vari ceppi in giro per l'Italia, uno piccolo a Genova, uno altrettanto piccolo nel viterbese a Montalto di Castro e Soriano nel Cimino, ed uno a Roma ed a Napoli, in Sicilia ha ceppi sull'isola di Lipari e su quella di Lampedusa e Linosa, con presenze nel palermitano a Lercara Friddi ed a Messina, dovrebbe derivare da un antico soprannome saltalamacchia (brigante) attribuito ai capostipiti.

SALTAREL
SALTARELLI
SALTARELLO
SALTERELLI

Saltarel è specifico dell'area veneziana, di Santo Stino di Livenza, Iesolo e Caorle, Saltarelli ha vari ceppi sparsi per l'Italia centrosettentrionale, nel piacentino e genovese, nel fiorentino e livornese, nel riminese, pesarese ed anconetano, e nel romano e latinense, Saltarello, decisamente molto molto raro, ha un piccolo ceppo nel padovano ed uno nel pisano, Salterelli è praticamente unico, dovrebbero derivare, anche tramite apocope dialettale, dal nome e soprannome medioevale Saltarellus: "...Lator presentium nomine Saltarellus ex re nomen habere videtur, quia saltat ut cervus et ascendit sicut muscipula super cordas..", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo già nel canto XV° del Paradiso di Dante Alighieri, dove viene citato un Lapo Salterello giureconsulto fiorentino: "..Sarìa tenuta allor tal maraviglia // Una Cianghella , un Lapo Salterello, // Qual or saria Cincinnato , e Corniglia...", a Parma nel 1300, quando il vescovo si chiama Simone Saltarelli fiorentino (1261 - 1342): "...pisana ecclesia moerore gravi tanto viduata pastore suspiria traxit hic iacent cineres et ossa reverendissimi in Christo Patris et Domini Domini fratris Simonis Saltarelli florentini Ord. Praed. primum Episcopi parmensis postmodum pisarum Archiepiscopi, et totius Sardiniae primatis ac in eaden legati, qui sine querela vixit annos circiter octoginta decessit dominicae incarnationis anno MCCCXLII die XXIV septembris...", a Genova agli inizi del 1600 con il pittore Luca Saltarello, nel 1700 a Valstagna nel vicentino, con l'allora sindaco Zuanne Saltarello.

SALTERI
SALTERIO

Salteri, assolutamente rarissimo, ha forse un ceppo nel lucchese, Salterio, ancora più raro ha rare presenze sia al nord che al sud, questi cognomi dovrebbero derivare dal nome medioevale Salterius, probabilmente portato dal capostipite, di questo nome abbiamo un esempio d'uso in questa lettera del 1235 inviata da Andreas Re d'Ungheria: "..et quoddam predium suum nomine Turda, quod a quodam cognato suo nomine Primogenito sine herede defuncto secundum consuetudinem Regni in manus suas devolutum possidebat, dictus Dionisius Palatinus pro parte, que judicem contingit, recepisset; nos illud predium ab eodem Palatino petentes, et ex eiusdem beneplacito optinentes, cuidam nobili viro Salterio, fideli militi karissime coniugis nostre bone recordacionis Regine Hungarie, pro multiplicibus servicijs suis fideliter exhibitis, tam sibi, quam eorum heredibus perpetuo contulimus cura suis pertinencijs possidendum; hanc nostram donacionem privilegio nostro confirmantes; ita videlicet, ut liberam habere possit vendendi, donandi, pignorandi facultatem, ad sue arbitrium voluntatis. Postmodum autem, cum idem Salterius non recusans propter nos subire laborem, ad honorem nostrum et karissime filie nostre Joleth domicelle..".

SALUCCI

Salucci ha un ceppo nell'area che comprende il fiorentino, l'aretino, il perugino ed il pesarese, uno nel romano ed aquilano ed uno nel salernitano, dovrebbe derivare dal nome ipocoristico medioevale Saluccio che troviamo citato in un atto senese del 1305, come nome di un testimone.

SALUPO

Salupo, decisamente siciliano, ha un ceppo nel messinese, in particolare a Tortorici, con presenze anche nel catanese, ragusano e siracusano, dovrebbe trattarsi dell'italianizzazione del cognome arabo, prevalentemente libanese, Shalup.

SALUPPO

Saluppo è un cognome tipicamente molisano, di Campobasso, di origini incerte, potrebbero essere albanesi o turche. (vedi SALUPO)

SALUSEST

Salusest è tipicamente laziale, di Roma e Rieti e Petrella Salto nel reatino, dovrebbe derivare dal nome beneaugurale medioevale Salusesttibi (la salute ti accompagni), in alcuni casi potrebbe anche trattarsi di un cognome attribuito a trovatelli.

SALUSSOLIA

Salussolia è tipico dell'area piemontese che comprende il vercellese ed il biellese, particolarmente concentrato ad Alice Castello (VC), dovrebbe derivare dall'antico nome del borgo di Salussola nel biellese che nell'antico stemma comunale portava scritto: "Oppidum Caesarianum Vulgo Salussolia" indicante sia il nome del borgo che il fatto di essere una città fortificata dalle milizie di Cesare.

SALUTE
SALUTI

Salute ha un ceppo abruzzese nel teatino, a Torrevecchia Teatina e Chieti, ed uno siciliano, a Caltanissetta e Palermo, Saluti è tipico di Ascoli Piceno, dovrebbero derivare dal cognomen latino Salutius, ricordiamo Saturninius Secundus Salutius che fu prefetto del pretorio sotto l'imperatore Costantius nel IV° secolo.

SALVA'

Assolutamente rarissimo, dovrebbe derivare dal nome Salvatore.

SALVADEI
SALVADEO
SALVADIO
SALVIDIO

Salvadei, molto raro ha un ceppo a Caderzone (TN) ed uno a Roma, Salvadeo è specifico del pavese occidentale, Salvadio, quasi unico, è meridionale, Salvidio, assolutamente rarissimo, sembrerebbe cosentino, dovrebbero tutti derivare dal nome augurale medioevale Salvadeo (Servadeus) di cui abbiamo un esempio in uno scritto del 1292: "Millesimo ducentesimo nonagesimo secundo, Indictione quinta, die Lunae septimo Mensis Iulij. Frater Laurentinus de Pizzigottis de Bononia Ordinis Fratrum Eremitarum S. Augustini Constitutus in praesentia Fratris Francisci, et Fratris Servadei eiusdem Ordinis Eremitarum, ...".

SALVADERI

Molto raro è specifico del sudmilanese e lodigiano, potrebbe derivare dal toponimo Salvirola (CR) o da una variazione del nome Salvatore.

SALVADOR
SALVADORE
SALVADORI
SALVATORE
SALVATORELLI
SALVATORI

Salvador è molto diffuso in tutto il Veneto, Salvadore è molto raro, probabilmente ha un ceppo nel vicentino, Salvadori ha due nuclei importanti, in Toscana e nell'arco che comprende il bresciano, il trentino, il bellunese ed il trevigiano, Salvatore è specifico della fascia che comprende l'Abruzzo, il Molise, la Campania, il foggiano ed il potentino, Salvatorelli ha ceppi nell'imperiese, nell'Abruzzo costiero, nel campobassano, nel romano e nel barese, Salvatori è tipico dell'Italia centrale, tutti questi cognomi derivano dal nome Salvatore, da suoi ipocoristici, o da sue variazioni dialettali. (vedi anche SOTERA)

SALVAGGIANI
SALVAGIANI

Salvaggiani, assolutamente rarissimo, potrebbe essere dell'area veneto, romagnola, Salvagiani, ormai quasi scomparso in Italia, sembrerebbe essere di origini romagnole, dovrebbe trattarsi di forme dialettali contratte derivate dal nome medioevale Salvalaglio (vedi SALVALAGGIO), troviamo tracce di queste cognominizzazioni a Forlimpopoli nel forlivese agli inizi del 1600, a Faenza, nel ravennate troviamo sempre nella prima metà del 1600 il pittore Alisandro Salvagiano.

SALVAGNI
SALVAGNIN
SALVAGNINI
SALVAGNO
SALVAGNONI
SALVAN
SALVANI
SALVANO

Salvagni ha un ceppo lombardo, nel sondriese, bresciano e mantovano, uno a Bologna ed uno nel romano a Roma e Carpineto romano ed a Latina e Priverno nel latinense, Salvagnin è specifico del padovano, di Arzergrande, Brugine, Piove di Sacco, Cavarzere e Padova, Salvagnini ha un ceppo veneto, a Padova e Bagnoli di Sopra nel padovano ed a Porto Viro nel rovigoto, uno toscano, a Firenze e Campi Bisenzio nel fiorentino, ed uno romano, Salvagno ha un ceppo a Cuneo e nel cuneese ed a Torino e nel torinese, un ceppo, il più consistente nel Veneto, a Chioggia e Venezia nel veneziano ed a Grezzana e Verona nel veronese, con un ceppo anche a Trieste, Salvagnoni ha un piccolo ceppo a Montevarchi nell'aretino, Salvan ha un ceppo nel padovano a Padova, Monselice e Villa Estense, a Rovigo ed a Venezia, Salvani è quasi unico, Salvano, assolutamente rarissimo e specifico del basso cuneese e savonese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche o accrescitive, da alterazioni dialettali del nome mediovale Salvanus, un'alterato del nome Silvanus, di cui abbiamo un esempio d'uso tra i Capitani della Chiesa di Pisa, che firmarono nel 1228 un trattato con Siena, Pistoia e Poggibonsi, dove compare un Salvanus notarius.

SALVALAGGIO
SALVALAGLIO
SALVALALIO

Salvalaggio è tipico del trevigiano, in particolare di Castelfranco Veneto, con ceppi anche nel vicino padovano a Loreggia, San Martino di Lupari, Trebaseleghe e Camposampiero, le presenze nel torinese e nel latinense sono dovute all'emigrazione, Salvalaglio, molto molto raro, decisamente lombardo, è dell'area tra bergamasco, milanese e lodigiano, Salvalalio, assolutamente rarissimo, potrebbe essere del milanese o della bergamasca, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome medioevale Salvalaglio di cui abbiamo un esempio nel 1528 in uno scritto dell'Alberini: "...Morto questo anno 1528 el signor Vespasiano Colonna et lassando la signora Isabella sua unica figliola, el signor Ascanio per virtute d'un fideicommisso, se dice essere fra loro, ha occupato tutto lo Stato, et ritenendosi per la detta signora, essendovi lei, la rocca sola de Paliano, papa Clemente, raccomandandoseli la detta signora, et pigliandone Sua Santitate la protettione, con lo aiuto della rocca ce mandò certe compagnie et lo prese, et la signora Isabella insieme con la signora Giulia Consaga, sua matregna, venne a Roma, lassandosi in nome di Sua Santitate nella roccha Salvalaglio già suo parafreniero, et in questa espeditione capitano de fantaria, el quale essendo venuto el signor Ascanio, et contra ogni dovere senza fare difesa alcuna et senza darne pur uno avviso almeno a Sua Santitate, havendoli restituito la rocca, havendo animo di tornare in Roma, è stato preso et impiccato per un piede, come traditore, in Campo de Fiore, fra doi altri impiccati....", nome che potrebbe essere una variazione medioevale italianizzata del nome franco Sauvage (Selvaggio).

SALVANESCHI

Specifico del pavese e sud ovest milanese, dovrebbe derivare dal nome di località Salvanesco, di cui si hanno tracce fin dal 1175.  Il codice diplomatico della Lombardia Occidentale riporta che, un certo Gibuino, preposito della chiesa e canonica di San Giorgio al Palazzo, in presenza di cinque chierici e canonici della stessa, con l'assenso di Ariprando Guigerius, suo avvocato in questo negozio, e di Giorgio Corbus e Spada de Marinonis, estimatori, dà a livello perpetuo sine ullo fìcto a Martino de Casate, di Milano, tre appezzamenti di campo in Salvanesco, nelle località Clausura, ad Vigiusam, in Gazolo, rispettivamente di tre-dici pertiche e otto tavole e mezzo, una pertica e ventidue tavole, una pertica e diciassette tavole e mezzo, al prezzo di tredici lire e quindici soldi di denari buoni milanesi terzoli, somma che la chiesa impiega per acquistare da Gaido Faxolo la terra de la Turre, ma che il preposito consegna a Roberto Brema, il quale vanta un credito dal detto Gaido. Il proposito dà poi guadia di difendere questo contratto e pone come fideiussore il predetto Spada.

SALVARANI

Salvarani è tipicamente emiliano, del parmense, reggiano e modenese in particolare, con presenze anche nel mantovano, piacentino e modenese, dovrebbe derivare dal nome del paese di Salvarano, una frazione del comune di Quattro Castella nel reggiano, probabile luogo d'origine dei capostipiti.

SALVATERRA

Abbastanza raro è specifico del trentino, ma presenta un ceppo anche nel mantovano, dovrebbero entrambi derivare da un toponimo Salvaterra, probabilmente originato da strutture difensive presenti nel territorio, a Forlimpopoli, ad esempio, nel 1300, esisteva una fortezza chiamata Salvaterra, a Fidenza già dalla metà del 1200 c'era una Torre Salvaterra a guardia della zona. Esistono due comuni, nel reggiano e nel rovigoto con questo nome. Tracce nel Veneto della famiglia Salvaterra si trovano già dal 1500 e, a Prun (VR), si trova una Villa Salvaterra risalente al XVI° secolo.

SALVATI
SALVATO

Salvati è diffuso nella fascia che comprende Lazio, Abruzzo, Campania e cosentino, Salvato ha un ceppo nel padovano, uno nel napoletano e salernitano ed uno nella Sicilia occidentale, potrebbero derivaredal nome tardo latino Salvus, ma anche dal nome Salvatus, attribuito ai trovatelli dalle congregazioni di carità e dai monasteri, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo in Sabina nel 1500: "...Cancellarius Silvius Salvatus di Santo Polo in Sabinis..." e a Narni nel 1600: "...Processus coram illustrissimo et reverendissimo domino Gubernatore Narnie. Pro excellentissimi domino Grandonio Salvati di Lugnola contra Bernardinum et Dominicum Sanctem...".

SALVATICI
SALVATICO

Salvatici è tipicamente toscano, del fiorentino in particolare, Salvatico ha un ceppo nel cuneese a Garessio, Mombasiglio, Ceva, Mondovì e Cuneo, ad Albenga ed Erli nel savonese ed a San Remo nell'imperiese, con presenze originarie nel salernitano ed a Messina, dovrebbero derivare dal nome tardo latino Salvaticus, prodotto da alterazioni francofone, attraverso il termine sauvage (selvaggio), del nome medioevale Silvaticus (vedi SELVATICI)  o dal soprannome Salvaticus, del cui uso abbiamo un esempio a Roma in un atto del 1351 dove si può leggere: "In presentia mei notarii et testium etc. Tutius Iohannis Porcarii marmorarius et Nicolaus dictus alias Salvaticus calsolarius ambo de regione Pinee, quiliber eorum in solidum, uno tamen solvente etc...", dell'uso di questa forma cognominale alterata abbiamo un esempio già nel 1278 a Firenze: "In Dei nomine amen. Anno dominice incarnationis millesimo duecentesimo septuagesimo octavo indictione septima die octavodecimo februarii. Dominus Gherardaccius olim domini Ildibrandini Manni procurator sufficienter et specialiter constitutus ad omnia et singula infrascripta nobilis et magnifici viri domini Guidonis Salvatici Dei gratia comitis in Tuscie palatini filii olim domini comitis Rogerii, ut de procuratione ipsa constat publico instrumento..." e nel 1300 ad Itri nel latinense.

SALVEMINI

Tipico delle Puglie, ha un grosso nucleo a Molfetta e Barletta (BA) ed uno a Manfredonia (FG), deriva dal vocabolo latino salvemini (che si venga salvati).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Salvemini è cognome pugliese, cognominizzazione del soprannome Salvemini, che potrebbe derivare da
Salvòmini con metaplasmo della vocale tonica e significare 'salva uomini'. Minervini, 432.

SALVESTRINI

Tipico della provincia di Firenze, dovrebbe derivare dal nome medioevale Salvestrino (Silvestrino) di cui abbiamo tracce nel 1300 nella Nuova Cronica di G. Villani: "...ser Tomagno degli Angiolieri, capellano del detto priore, Salvestrino e Ruberto di Rossi, più de' suoi consorti che vi tenieno mano...".

SALVIATI
SALVIATO

Salviati è diffuso a macchia di leopardo in tutta la fascia tirrenica dell'Italia peninsulare, Salviato è tipico del padovano e veneziano, derivano dal personale latino Salvius o dal più tardo Salviatus di cui abbiamo un esempio in quest'atto dell'anno 808: "...Ego Ordonius Subdiaconus christi confir. Ego Salviatus cantor ecclesiae, col. confir...". Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Firenze nel 1400 con Jacopo Salviati, marito di Lucrezia de' Medici, figlia di Lorenzo il Magnifico.

SALVI
SALVIA
SALVINI
SALVIO
SALVIOLI
SALVIOLO
SALVIONE
SALVIONI
SALVO
SALVONI

Salvi è molto diffuso in tutto il centronord, Salvini sembrerebbe originario della Toscana, con un possibile ceppo in provincia di Roma ed uno in Lombardia, Salvia ha un ceppo nel napoletano, uno nel potentino ed in Sicilia nel palermitano, ma anche nel messinese e nel catanese, Salvio sembrerebbe tipicamente campano, del napoletano, salernitano ed avellinese, Salvioli ha un ceppo nel modenese a Modena, Carpi, Castelfranco Emilia, Bomporto e Cavezzo, ed uno nel salernitano a San Rufo e Bellizzi, Salviolo, quasi unico, è campano, Salvione, molto molto raro, è dell'area tra Molise e beneventano, Salvioni ha un ceppo lombardo nel bergamasco a Stezzano, Bergamo e Treviolo, nel milanese a Muggiò, Milano e monza, nel comasco a Carugo e Como ed a Robbiate nel lecchese, ed uno nel romano a Roma e Castel Gandolfo, Salvo è specifico siciliano, Salvoni ha un ceppo lombardo nel basso bresciano, uno toscano tra fiorentino e pisano, uno nell'anconetano ed uno tra romano e latinense, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite ipocoristici o accrescitivi, dalla Gens Salvia o dal nomen Salvius , di cui abbiamo un esempio nell'Epitome De Caesaribus: "...Salvius Otho, splendidis ortus maioribus ex oppido Ferentano, imperavit menses tres, vita omni turpis, maxime adulescentia...", o dal cnome medioevale Salvus.

SALVISCHIANI

Assolutamente rarissimo, probabilmente toscano.

SALVOLDI

Salvoldi è tipico dell'alto bergamasco, di Gandellino in particolare, deriva dal nome medioevale Salvoldo, una variante del nome Savoldus, di questa variante abbiamo un esempio in un atto di vendita del 1380 a Gromo, nella chiesa di S. Gregorio, nell'atto la parte venditrice è un certo Bruno fu Salvoldo de Obertallis di Gandellino.

SALVUCCI

Tipico della fascia centrale che comprende Toscana, Marche, Umbria e Lazio, deriva da una modificazione del nome tardo latino di tradizione cristiana Salvus (salvo in Dio).
integrazioni fornite da Sauro Salvucci
Le testimonianze più antiche che ho trovato sulla famiglia Salvucci risalgono al 1100 a San Gimignano (SI) dove ancora oggi ci sono le Torri Salvucci. Dopo quel periodo la famiglia Salvucci, sconfitta dalla famiglia rivale Ardinghelli, abbandono\' la Toscana per trasferirsi in Umbria, nelle Marche ed in Campania.

SALZANO

Salzano è tipicamente campano, del napoletano e del salernitano, potrebbe derivare da una forma etnica dialettale dell'etnico di Salza Irpina nell'avellinese, indicando quindi quel paese come luogo iniziale d'origine delle famiglie.

SALZARULO

Salzarulo è tipico della zona tra avellinese e foggiano, di Lioni nell'avellinese e di Foggia, dovrebbe trattarsi di una forma etnica dialettale riferibile ad un capostipite che provenisse anticamente dal territorio di Salza Irpina, anch'esso nell'avellinese.

SALZILLO

Salzillo è specifico del casertano, in particolare di Marcianise, con ceppi più piccoli, ma comunque significativi a Capua, San Cipriano d`Aversa, Santa Maria Capua Vetere, San Prisco, Casal di Principe, Capodrise e Recale, dovrebbe derivare dall'ipocoristico del nome medioevale latino Saltius, famoso è lo scultore di Capua della seconda metà del 1600 Nicola Salzillo, che trasferitosi in Spagna a Murcia ebbe un figlio, Francesco Salzillo (1707-1783), che divenne uno dei più importanti scultori sacri spagnoli.

SAMARATI

Molto raro è specifico del sudmilanere e lodigiano, dovrebbe derivare dal toponimo Samarate (VA).

SAMARELLI
SAMARI
SAMARINI
SAMARO
SAMAROTTO

Samarelli è specifico di Molfetta nel barese, Samari è quasi unico, Samaro, assolutamente rarissimo, sembrerebbe dell'udinese, Samarini, altrettanto raro è del cremonese, Samarotto, molto molto raro, è piemontese, sembrerebbe dell'alessandrino, potrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici dal nome ebraico Samar, o dal suo derivato medioevale latino Samarus, ricordiamo con questo nome l'Arcivescovo di Trani (BA) della fine del XII° secolo,  in alcuni casi si potrebbe considerare una possibile origine del capostipite dal territorio palestinese della Samaria.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Samaro è cognome friulano e lombardo derivato dal sassone '
Sahsmar'. La forma SAMAROTTO con suffisso diminutivale -otto (frequente in Piemonte: Fubine, Asti, Santhià, Torino, Chieri, Castelletto Monferrato, Solero ecc.), e le forme aferetiche AMAROTTO (frequente a Cerrina, Casale, Pontestura, Castellazzo, Madonnina, Serralunga, Rosignano ecc. ) e MAROTTO risalgono pure a 'Sahsmar', attestando così che molti Sassoni restarono in Monferrato dopo che la maggioranza di loro, dopo una parentesi in Francia e un breve ritorno in Italia, era tornata in Sassonia nel 573 d.C.

SAMASSA

Samassa è tipicamente veneto, del veneziano vicino al trevisano e all'udinese, di Concordia Sagittaria e Portogruaro, e di Gorgo al Monticano ed Oderzo nel trevisano, con presenze nell'udinese, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale veneziano arcaico basato sul termine samassa (tipo di salatura in uso per conservare il pesce di mare, che veniva aperto, diviso per il lungo e salato), probabilmente ad indicare così il mestiere dei capostipiti.

SAMBARI

Sambari, molto molto raro, è tipico di Firenze e del fiorentino, di origine oscura.
integrazioni fornite da Barbara Sambari
Il nostro cognome è piuttosto giovane, perchè nasce con mio nonno, il padre di mio padre. Egli nacque dalla relazione fra un prete e la sua perpetua. A due giorni di vita, il sacerdote, per non perderne le tracce, lo marchiò a fuoco sotto un piedino con una moneta incandescente. Il piccolo rimase all'orfanotrofio per poco tempo perchè fu, fortunatamente, quasi subito adottato. Ma intanto l'istituto stesso gli aveva trovato un cognome: visto che era nato il 6 dicembre, festa di S.Nicola, protettore di Bari, fu chiamato Niccolò Sambari. Ecco, in breve, questa è la storia di una famiglia italiana e del...suo cognome.

SAMBATARO
SAMMATARO
ZAMATARO
ZAMBATARO
ZAMMATARO

Zammataro, Sambataro e Sammataro sono tipici del catanese, Zambataro e Zamataro sono assolutamente rarissimi ed originari della stessa zona, dovrebbero derivare dal mestiere di vaccari o custodi di vacche, derivando dal vocabolo arabo zahama (mucca), secondo un'altra ipotesi questi cpgnomi deriverebbero invece dal termine greco bizantino examitos (sei fili) e starebbe ad indicare un tessitore o comunque un artigiano che intrecciasse delle fibre.
ipotesi fornita da Andrea Maugeri
Nel dialetto catanese lo
zammataro è colui che costruisce cestini tipici siciliani intrecciando foglie d'agave. L'agave si chiama infatti zammara in dialetto siciliano e deriva da una parola araba similare che indica appunto l'agave. Abbiamo anche una contrada tra Tarderia (CT) e Trecastagni (CT) che si chiama Zammara per il gran numero di Piante di Agave che vi crescono spontanee.

SAMBIAGIO
SANBIAGIO

Sambiagio e Sanbiagio, sono assolutamente rarissimi, dovrebbero derivare da uno dei molti toponimi come San Biagio (MN), San Biagio della Valle (PG), San Biagio di Callalta (TV) e moltissimi altri.

SAMBUCA
SAMBUCHI
SAMBUCO

Sambuca, quasi unico è del napoletano, Sambuchi ha un ceppoa Pesaro ed a Fano nel pesarese, a Città di Castello nel perugino ed a Roma, Sambuco ha un ceppo abruzzese a Gessopalena nel teatino, uno a Roma e Nettuno nel romano ed uno a San Giuseppe Vesuviano nel napoletano, potrebbero derivare dal nome mediovale Sambucus, ricordiamo l'uso antico di dare nomi di piante o di fiori, il sambuco, preso i germani era considerato un albero sacro ed era dedicato ad una particolare fata di nome Helda, o anche, in qualche caso, dall'italianizzazione del cognome ungherese Szamboky, ricordiamo l'umanista ungherese János Szamboky, latinizzato in Johannes Sambucus.

SAMBUELLI

Sambuelli, molto molto raro, sembrerebbe tipicamente piemontese, con un piccolo ceppo ad Alessandria ed a Torino, probabilmente originario dell'alessandrino, si dovrebbe trattare di una forma arcaica alterata del nome medioevale Samuellus, originato, particolarmente in area franco, germanica in epoca tardo medioevale, dal nome ebraico Shemuel (vedi SAMUEL).

SAMELA

Samela è un cognome specifico del potentino, in particolare di Avigliano, dovrebbe trattarsi di un matronimico e derivare dal nome pseudomitologico femminile greco Samela, nome di una bellissima fanciulla dell'Arcadia, figlia del Re Damocle, che, bandita dal padre, si dedicò alla pastorizia, conosciuta anche con il nome di Sephestia, citata da Shakespeare nel suo Menaphonte.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Samela è cognome lucano presente a Potenza, Samele a Avigliano, San Fele: da Samuel nome biblico. Rohlfs, Cognomi lucani.

SAMELE
SAMUEL
SAMUELE
SAMUELI
SAMUELLI

Samele ha un ceppo pugliese, nel barese a Canosa di Puglia ed Andria e nel foggiano a Cerignola, Trinitapoli e Foggia, ed un ceppo a Lamezia Terme nel catanzarese, Samuel, assolutamente rarissimo, parrebbe avere un ceppo a Pinerolo (TO), Samuele ha un piccolo ceppo nel teramano ed uno nel catanese, è molto raro, Samueli, assolutamente rarissimo, ha una presenza significativa a Trieste ed una nello spezzino, Samuelli è caratteristico del bresciano, di Gargnano, Tuscolano Maderno e Brescia, dovrebbero tutti derivare, direttamente o attraverso alterazioni, dal nome ebraico Shemuel (Il suo nome è in Dio o anche il Signore ti ascolta) e, nella stragrande maggioranza dei casi essere di origine ebraica.

SAMMACICCIA
SAMMACICCIO

Sammaciccia è specifico del teatino, di Lanciano in particolare e di Tollo, con presenze anche nel pescarese a Montesilvano e Pescara, Sammaciccio è quasi unico e dovrebbe trattarsi di un errore di trascrizione del precedente,  che sembrerebbe essere di origini bosniache e derivare dall'italianizzazione del cognome slavo Samcic o Samcich, un patronimico riferito al nome Samuele, con il classico suffisso -cic o -cich che stanno per il figlio di.

SAMMARCHI

Sammarchi è tipico di Bologna e del bolognese, con un piccolo ceppo anche ad Incisa in Val d`Arno nel fiorentino, dovrebbe derivare dal fatto che le famiglie fossero originariamente abitanti in una Contrada San Marco o anche provenissero da terre veneziane.

SAMMARCO

Sembra avere 3 ceppi, uno nel palermitano, uno in Puglia ed uno in Campania, dovrebbero derivare da toponimi come Cellino S. Marco (BR), San Marco di Locorotondo (BA), San Marco (SA) o i vari San Marco in provincia di Caserta  

SAMMARTANO

Molto raro è specifico dell'estrema punta occidentale della Sicilia.

SAMMAURO

Sammauro, molto raro, è specifico di Salerno, dovrebbe derivare dal nome di paesi come San Mauro Cilento o San Mauro di NOcera Inferiore nel salernitano, probabile luogo d'origine del capostipite.

SAMMITO

Tipicamente siciliano Sammito è specifico di Modica nel ragusano, con presenze significative anche a Scicli, Pozzallo e Ragusa, sempre nel ragusano, a gela nel nisseno ed a Pachino nel siracusano, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine medioevale sammito (una specie particolare di tessuto in uso per le ricche vesti vescovili di tipo bizantino): ".. Item dixit se depositasse preditto domino Perrono res mobiles et iugales infrascriptos videlicet: cultram unam de sammito seu sacconacco afficcato cum fundo de auro. Item par unum auriculare cum perlis et lapidibus pretiosis. Item coronettam de auro cum lapidibus et perlis unam. Item aliud par auricularium sine perlis. ..", inventari del 1309 e del 1310 enumerano gli oggetti preziosi, la ricca suppellettile e paramenti di singolare pregio, onde era fornito il tesoro della Cappella del Palazzo Reale a Palermo. Vi si legge, fra le altre cose, di una fiala di porfido, di una croce di argento in una custodia di avorio, di una croce smaltata di Limoges e di varie ricchissime vesti di tipo bizantino, come: ".. Pallium unum de panno de aureo ad leones et aquilas.. ..dalmaticam unam deauratam ad leones de seta violacea... cappam unam de sammito rubeo ad lunas jalinas et ad vitulas...", cognome che potrebbe indicare una posizione di particolare rilievo del capostipite, tracce di questa cognominizzazione le troviamo da almeno il 1500, secolo di fondazione ad opera di un benefattore, Giacomo Sammito, dell'ospedale di Ragusa che porta il suo nome.

SAMORE'

Samorè è tipicamente romagnolo, del ravennate e cesenate, di origini etimologiche oscure.

SAMPIERI

Molto raro, si individua un nucleo nel senese ed un probabile ceppo originario nel siracusano, dovrebbe derivare dal toponimo Sampieri (RG).

SAMPIETRO
SANPIETRO

Sampietro ha un ceppo nel tarantino ed un nucleo principale tra milanese e comasco, Sanpietro è estremamente raro, potrebbe trattarsi di varie modificazioni del termine Sanpietro, derivato o dai vari toponimi o da nome della Pieve di competenza.

SAMPINO

Sampino è specifico di Palermo, dovrebbe derivare dal nome di una contrada o di una pieve dedicata a San Pino.

SANAVIO

Sanavio è tipicamente veneto, di Padova e del padovano in particolare, dovrebbe derivare dal nome grecolatino Sanavius.

SANCAMILLO

Sancamillo è specifico di Bellegra e Roma nel romano, potrebbe trattarsi di un cognome originato dal nome del San Camillo, uno degli ospedali più importanti di Roma, ed essere stato attribuito a chi vi abitasse nei pressi o a chi provenisse come trovatello da quell'istituto.

SANCES
SANCEZ
SANCHES
SANCHEZ
SANCHIZ
SANCI
SANCIO
SANCIU
SANGES
SANGEZ
SANGHEZ
SANGI
SANGIO

Sances ha un piccolo ceppo nel Salento a Sannicola (LE) ed in Sicilia a Palermo, A Licata nell'agrigentino ed a Marsala nel trapanese, Sancez,  Sanches, Sanchiz e Sangez sono praticamente unici, Sanchez, molto molto raro, è panitaliano, Sanci ha un ceppo a Siderno nel reggino ed uno nel trapanese a Trapani e Vita, ed a Misilmeri nel palermitano, Sancio, assolutamente rarissimo, ha presenze in Piemonte, forse dovute all'immigrazione dal sud, in Puglia, Sicilia, Calabria e Sardegna, Sangio, ancora più raro, ha qualche presenza in Campania ed in Puglia, Sanciu è tipicamente sardo, in particolare della Gallura, di Buddusò ed Olbia soprattutto, Sanges ha un ceppo nel romano, a Roma e Nettuno ed uno molto importante a Napoli e San Giorgio a Cremano nel napoletano, Sanghez ha un ceppo nel Salento a Trepuzzi nel leccese, uno a Napoli ed uno a Monreale nel palermitano, Sangi è praticamente unico, dovrebbero tutti derivare dal cognome spagnolo Sanchez, uno dei cognomi più comuni in Spagna, derivato a sua volta dal nome Sancho, da cui deriva direttamente qualcuno di questi cognomi, nome di cui abbiamo tracce in Sicilia ed in Campania fin dai tempi di Federico II° imperatore, ad esempio troviamo a Palermo un Sancho Simen de Aibar, ricco e nobile siciliano originario della Navarra, il nome Sancho non è altro che una spagnolizzazione del nome latino Sanctius.

SANCHI
SANCHIONI

Sanchi, abbastanza raro, è specifico del riminese, di Morciano di Romagna, Riccione, Rimini, Misano Adriatico, Cattolica, San Giovanni in Marignano e Saludecio, con un piccolo ceppo anche a Pesaro, Sanchioni è specifico di Pesaro e Fano nel pesarese, con presenze significative anche a San Costanzo, Saltara, Cartoceto e Mondolfo, sempre nel pesarese, dovrebbero derivare direttamente o tramite un accrescitivo da un'italianizzazione del nome spagnolo Sancho (vedi anche SANCES).

SANCHIRICO

Sanchirico è un cognome molto raro tipico della Basilicata di Gallicchio e Potenza nel potentino e di Tursi nel materano, dovrebbe derivare dal toponimo San Chirico Nuovo o da San Chirico Raparo entrambi nel potentino.

SANCINETO
SANGINETO

Sancineto è specifico dell'alto cosentino, di Castrovillari e Cerchiara di Calabria, Sangineto, più diffuso, è anch'esso tipico dell'alto cosentino, di Belvedere Marittimo, Castrovillari, Torano Castello, Paola e Scalea, dovrebbero derivare, direttamente o tramite un'alterazione dialettale dal nome del paese di Sangineto, sempre nell'alto cosentino.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sancineto è cognome calabrese che significa '
luogo di sancini'. In calabrese 'sancinu' significa 'ligustro'. Rohlfs 232.

SANCLEMENTE

Sanclemente è tipicamente siciliano, di Valderice e Custonaci nel trapanese, dovrebbero derivare da un nome di contrada o di pieve riferite a San Clemente, probabili luoghi d'origine dei capostipiti.

SANDANO

Sandano, molto raro, sembrerebbe originario del Veneto, della zona di Pozzonovo nel padovano e della zona veneziana di Chioggia e Cavarzere, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine medioevale sandano (sandalo, una varietà di legno, che nella varietà rossa è molto duro e compatto e profumato), di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto: "...al Ditto mastro Antonio (de Reacza siciliano) ditto di I ducato III tari li sonno comandati donare per lo preczo de quadro cortelli dorati con le maniche de sandano ruxo benlavorati et benfatti...".

SANDELLA
SANNELLA
SANNELLI

Sandella è quasi scomparso, Sannella, molto molto raro è tipico di Oppido Lucano (PZ) mentre Sannelli, rarissimo, è tipico della zona di Ginosa e Laterza (TA).
integrazioni fornite dal Prof. Vito Zullo  
entrambi derivano da Sandella,ormai quasi estinto. La famiglia Sandella, secondo alcuni storici, godeva di patriziato in Scala (Amalfi). In un documento del 1530 nella chiesa di Cassano Murge (BA) si legge: "...pro matrici ecclesiae terram Cassani Hysabella quondam Jemmato de Sandella olim uxor Andree Zurli...". Altri documenti confermano la presenza dei Sandella in terra di Cassano(Bari), in un documento del 1546, in Cassano delle Murge, si legge: "...iuxta terram Antonio de Sandella dicto crapiulo...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sandella è cognome lucano. Attestato un Guglielmo de Sandella nel 1562 a Màrsico Vètere = Santella calabrese e a Napoli: '
santarella'. Rohlfs, Cognomi lucani.

SANDOMENICO

Sandomenico è specifico di Napoli e di Volla, Cercola, Casoria e Pollena Trocchia nel napoletano e di Montesarchio nel beneventano, dovrebbe derivare dal nome delle frazioni San Domenico di Benevento e di Ottaviano nel napoletano, probabili luoghi d'origine dei capostipiti.

SANDON

Sandon è tipico di Padova soprattutto e del padovano, di Campodoro e Selvazzano dentro, dovrebbe derivare dal nome del paese di Sandon, frazione di Fossò nel veneziano, ad una quindicina di chilometri da Padova.

SANDONA'

Abbastanza raro è tipico del padovano e vicentino, dovrebbe derivare da un toponimo come San Donà di Piave (VE).

SANDONINI
SANDONNINI

Entrambi molto molto rari, sembrerebbero originari dell'Italia centrosettentrionale, dovrebbero derivare da uno dei vari toponimi come San Donnino (FI), (AR), (LU), (AN), (FC), (RE), (VB). Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Lucca nella seconda metà del 1400 con Nicolò II° Sandonnini, vescovo di Lucca.

SANDRA
SANDRELLA
SANDRELLI
SANDRI
SANDRIN
SANDRINI
SANDRO
SANDRON
SANDRONE
SANDRONI

Sandra, estremamente raro, potrebbe essere piemontese, Sandrella è praticamente unico, Sandrelli sembrerebbe sicuramente toscano è concentrato tra Arezzo, Cortona e Firenze, Sandri è diffuso in tutto il nord, Sandrin è friulano e dell'alto veneto, Sandrini è tipico della zona che comprende il bresciano, il mantovano ed il veronese, Sandro, rarissimo sembrerebbe vicentino, Sandron è tipico dell'alto veneziano zona di Fossalta di Portogruaro e Portogruaro, Sandrone è tipico del Piemonte occidentale, di Torino, Carmagnola (TO), Savigliano (CN) ed il cuneese, Sandroni parrebbe marchigiano con ceppi anche nel pisano e nell'aretino, derivano tutti direttamente o tramite ipocoristici dall'aferesi del nome Alessandro.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
derivano dal nome proprio Sandro (Alessandro). Sono cognomi abbastanza diffusi nelle regioni dell'Italia centro-settentrionale. Sono presenti più o meno nelle stesse aree geografiche, tuttavia Sandri è più diffuso. La loro concentrazione è particolarmente alta nella provincia di Brescia.
notizie ulteriori  fornite da Daniele Todeschini
Sandri è una tra le famiglie originarie di Dossena (BG) e precisamente del casato degli Astori. (XVI°). Risulta piu volte scritto il cognome (Sandri de Astoribus), si pensa che il cognome derivi da un Alessandro Astori chiamato Sandro.

SANDRIGO

Sandrigo, molto molto raro, è tipico del basso udinese, dovrebbe derivare dal toponimo Sandrigo nel vicentino, probabile luogo d'origine del capostipite.

SANDULLI

Estremamente raro, forse di origini campane, potrebbe derivare dal cognomen latino Sandilianus.

SANELLA
SANELLI

Sanella, assolutamente rarissimo, parrebbe del parmense, Sanelli ha un ceppo lombardo a Premana nel lecchese, uno abruzzese a caramanico Terme nel teramano ed a Rosciano e Tocco de Casuaria nel pescarese, ed uno a Roma, dovrebbero derivare dal nome tardo medioevale Sanellus, Sanella, forma aferetica dell'ipocoristico del nome Rossana o Rossano.

SANESE
SANESI

Sanese è decisamente rarissimo, sembra avere un ceppo in Abruzzo ed uno in Puglia, Sanesi sempre raro, ha un ceppo toscano, nel fiorentino in particolare ed uno nel Lazio, nel rietino, derivano dall'etnico senese (proveniente da Siena). Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Cento (FE) nel 1400 con un certo Matteo Sanese.

SANFELICE

Sanfelice, molto molto raro, ha un piccolo ceppo tra casertano, beneventano e napoletano, in particolare nel casertano zona di Alife, Casagiove, San Prisco e Bellona, e Foglianise nel beneventano ed uno, probabilmente secondario, nel leccese e nella Sicilia occidentale, dovrebbe derivare dai moltissimi toponimi contenenti la radice San Felice, praticamente onnipresenti nel nostro sud.

SANFILIPPO

Sanfilippo è diffusissimo in Sicilia, con un grosso ceppo anche  a Roma ed emigrazioni importanti a Torino, Milano, Genova, Bologna e Firenze, potrebbe derivare da toponimi come Aci San Filippo (CT), San Filippo del Mela, San Filippo Inferiore, San Filippo San Basilio Piano Canne (ME), San Filippo di Modica (RG) o altri simili., la devozione a San Filippo in Sicilia è antichissima, risalendo addirittura all'epoca imperiale romana, ai tempi dell'imperatore Nerone quello che sarebbe divenuto noto come San Filippo d'Agira fu inviato da Pietro, da Roma in Sicilia verso il 65 ~ 70 dell'era cristiana, per diffondervi il verbo di Cristo.

SANFRANCESCO

Assolutamente rarissimo.

SANFRATELLO

Decisamente raro, è siciliano, di probabili origini messinesi, deriva dal toponimo San Fratello (ME).

SANGALLI
SANGALLO

Decisamente lombardo Sangalli, particolarmente concentrato nella fascia che unisce le province di Milano, Lecco e Bergamo, Sangallo invece sembrerebbe unico, dovrebbero derivare dalla zona del Sangallo una volta parte del Ducato di Milano (attualmente in Svizzera).  Personaggio famoso fu lo scultore e architetto Antonio da Sangallo fiorentino (1483-1546).
integrazioni fornite da Aldo Piglia, Milano
Famosa fu la casata dei da Sangallo, architetti e legnaiuoli appartenenti alle famiglie dei Giamberti e dei Cordiani, residenti presso la Porta Sangallo a Firenze, ed attivi per circa un secolo dalla fine del Quattrocento. Capostipite fu Francesco Giamberti, ma il più importante fu Antonio il giovane, appartenente al ramo Cordiani (Firenze 1483 - Roma 1546), architetto.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sangalli deriva presumibilmente da San Gallo in Svizzera. San Gallo fu un discepolo di san Colombano, visse nel VII secolo, divenne abate e fondò la celebre abbazia che da lui prese il nome. Il nome originario è riferito all'appellativo etnico che indicava un abitante della Gallia.

SAN GERMANO
SANGERMANO

Sangermano ha un ceppo nel romano a Roma, Fiumicino e Cerveteri, e nel frusinate a Sora e Pontecorvo, nel napoletano, a Napoli, San Paolo Bel Sito ed Ercolano, a Pietramelara e Sessa Aurunca nel casertano ed a Scafati nel salernitano, a Taranto ed a San Nicandro Garganico nel foggiano, e nel cosentino a Luzzi e Bisignano, San Germano è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome dei molti toponimi che fanno riferimento a San Germano, come a titolo di esempio Germano nel cosentino, Piedimonte San Germano nel frusinate, o altri simili.

SANGERVASI
SANGERVASIO

Entrambi assolutamente rarissimi, dovrebbero derivare da un nobile casato bresciano, quello appunto dei Sangervasio che si trovano nel bresciano fin dal 1400, famoso è stato Gerolamo Sangervasio ultimo discendente, Gerolamo Sangervasio che fu a capo della Congregazione Municipale. di Brescia durante le Dieci giornate.

SANGIACOMO

Sangiacomo ha un ceppo nel genovese a Isola del Cantone e Genova, un ceppo a Pineto nel teramano e ad Avezzano (AQ), ed un ceppo nel potentino a Satriano di Lucania, Pignola, Tito e Potenza, dovrebbero derivare da toponimi come San Giacomo di Atri (TE), San Giacomo di Camogli (GE), San Giacomo di Furore (SA), San Giacomo (AQ) o altri simili.

SANGIARDI

Sangiardi che sembrerebbe ormai scomparso in Italia, potrebbe essere originario del barese, forse di Palo del Colle, da dove sembrerebbe essere inizialmente emigrato verso la Corsica, dovrebbe derivare da nomi di pievi o contrade dedicate a San Gerardo, di cui Sangiardi è una forma contratta, ma potrebbe anche trattarsi di una forma dialettale per il nome composto Giangerardo, originato dalla fusione del nome Giovanni con il nome Gerardo.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sangiardi è cognome presente in Corsica. Dovrebbe essere una variante dei cognomi Giardi / Giardo, di origine germanica (
Gerhard) e presenti in Italia.

SANGILLES

Tipicamente palermitano dovrebbe derivare dal toponimo belga Saint-Gilles, ma è pure possibile una derivazione dal nome francese Gilles (Egidio).

SANGION

Molto raro è tipico della zona di Caorle (VE).

SANGIORGI
SANGIORGIO

Sangiorgi è tipico emiliano, della fascia centroorientale della regione, Sangiorgio ha un nucleo siciliano nel catanese, uno nel tarentino ed uno nel nordmilanese, dovrebbero derivare dai molti toponimi contenenti San Giorgio, come ad esempio Monforte San Giorgio (ME), Piano San Giorgio (PA), San Giorgio di Biassono (MI), San Giorgio (CT), San Giorgio (FC), San Giorgio di Piano (BO) e così molti altri, come pure potrebbero essersi originati per l'appartenenza della famiglia ad una parrocchia dedicata a San Giorgio, di quest'uso abbiamo un esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale in una Cartula venditionis del 1181 a Sartirana: "Anno dominice incarnacionis millesimo centesimo octuagesimo primo, nono die mensis decembris, indictione .XIIII. Otto Iudex et frater eius Wilielmus germani, filii quondam Uberti, viventes lege Lombarda, consensu et affirmacione domini Wilielmi de Sancto Georgio, vendiderunt et tradiderunt  Uberto Guercio...".

SANGIOVANNI

Sangiovanni ha un ceppo nel cremonese, uno nel ternano e nel romano, uno nel casertano, napoletano e salernitano ed uno tra potentino e cosentino, dovrebbe derivare dai nomi delle località di provenienza dei capostipiti, località quasdi certamente contenenti la radice San Giovanni, come ne esistono moltissime in tutta Italia.

SANGOI

Sangoi è un cognome tipicamente friulano, di Gemona del Friuli in particolare, potrebbe derivare da una modificazione dialettale e successiva italianizzazione del termine slavo zganje (grappa) ad indicare forse l'attività di distillatore di quel liquore svolta dal capostipite.

SANGRIGOLI

Sangrigoli è tipicamente siciliano, di Randazzo, Catania e Giarre nel catanese, dovrebbe trattarsi di una forma etnica dialettale per chi provenisse da paesi come San Gregorio di Catania o San Gregorio nel messinese.

SANGUEDOLCE

Sanguedolce è tipico soprattutto della Sicilia, in particolare a Lampedusa, a Pantelleria, Marsala e Mazara del Vallo nel trapanese, a Pettineo nel messinese, a Palermo ed a Caltanissetta e San Cataldo nel nisseno, con un ceppo anche in Puglia, ad Andria e Bisceglie nel barese ed a Foggia, uno molto piccolo a Crotone ed uno a Roma, dovrebbe derivare da un soprannome originato da una particolare dolcezza di carattere dei capostipiti, tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel foggiano a San Marco in Lamis nel 1700.

SANGUIGNI
SANGUIGNO

Sanguigni ha un ceppo nel Piceno ed uno nel romano e latinense, Sanguigno, molto molto raro, sembrerebbe del napoletano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Sanguineus di cui abbiamo un esempio d'uso a Pisa nel 1300 con un certo Sanguineus de Orticaria citato in una transazione commerciale con la Sardegna.

SANGUINETI
SANGUINETTI

Sono entrambi tipicamente liguri, anche se Sanguinetti è più raro e presenta ceppi secondari anche in Emilia, Sardegna e Piemonte, potrebbero derivare dal nome Sanguineto località nei pressi di Finale Ligure (SV), ma è più probabile che derivino dal termine sanguineto con il significato di bosco di cornioli dal corniolo sanguinello, un tipo di arbusto. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Milano nel 1600, nella cronaca del 1630 si legge: "...Che varj banchieri pagassero largamente questi emissarj, e fra questi Giambattista Sanguinetti, Gerolamo Turcone e Benedetto Lucino..." e nel modenese a Vignola in un atto del 1643 leggiamo: "...Cessione fatta per il signor Capitano Pietro Fontani a favore del magnifico  Simon Sanguineti ...".

SANITATE

Specifico della zona di Noicattaro (BA) e Rutigliano (BA), potrebbe derivare dall'essere il capostipite un Magistratus Sanitatis, cioè una sorta di Responsabile della Sanità Pubblica, tracce di questa cognominizzazione si trovano a Rutigliano nel 1282 nel repertorio dei nobili si trova un certo Francesco scivara, Capitano e Signore di Spagna marito della Signora Fortezza de Sanitate.

SANNA

Specifico sardo, dovrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale sanna (zanna, spunzone) o per particolari caratteristiche dei denti, o per l'abitare il capostipite in prossimità di uno sperone roccioso.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
deriva dall'italiano antico
sanna (zanna); dall'antico longobardo zan, che a sua volta deriva dal germanico zahn. È comune a tutta la lingua sarda, anche se in alcune parti dell'isola, la zanna viene chiamata iscallia. Azzannare in sardo diventa assanare o assanai, o se deriva da iscallia, iscalliare o iscalliai. Qui in Medio Campidano l'azzannata del cinghiale o del maiale è detta, dai cacciatori, isacaviàda, da iscaviài ( da iscalliai), ma le zanne del cinghiale, come anche del maiale, sono dette is allus, dal latino alum (aglio selvatico), evidentemente per la rassomiglianza dello spicchio dell'aglio, per colore e forma, non per grandezza, con la zanna del cinghiale (non abbiamo altri suggerimenti). Il verbo iscaviai o iscalliai deriva dal greco skallein, nel significato di scavare, aprire, fare un solco. In italiano col termine "scaglione" si indicano anche i denti canini di alcuni animali. Il cognome è presente nelle carte antiche della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora *LPDE del 1388, in 27 portano il cognome Sanna, tra i quali citiamo: Sanna Elias, de villa Capula (distrutta), sindicus , actor ac procurator  Contrate de Ardar et Meylogu;  Sanna Leonardus, de civitate Sasseri, filius Guantini, notarius; Sanna Leonardo, majore ville Iscano (Scano Montiferro); Sanna Barisono, Majore ville Giavi (Giave). Sanna è presente (10) nel Condaghe di San Pietro di Silki, *CSPS e nel Condaghe di San Nicola di Trullas *CSNT, ma non lo troviamo nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado. Il fatto che non sia presente nel *CSMB e che, ancora oggi, sia più diffuso nel centro nord dell'isola, ci induce a supporre la sua origine logudorese o gallurese, dove il vocabolo zanna mantiene ferma la sua versione sarda sanna, mentre nel centro sud troviamo anche iscallia e allu.

SANNAZZARI
SANNAZZARO

Sannazzari sembrerebbe tipico del milanese, Sannazzaro ha un ceppo nel torinese, uno tra alessandrino e genovese ed uno tra avellinese e potentino, i ceppi settentrionali potrebbero derivare dal toponimo Sannazzaro Dei Burgundi nel pavese, o anche da San Nazzaro Sesia nel novarese, i ceppi meridionali possono richiamare un'origine del capostipite da San Nazzaro nel beneventano, o da pievi legate a Chiese dedicate al culto di San Nazzaro.

SANNERIS

Tipico sardo del cagliaritano, zona di Villacidro, dovrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale sanna (zanna, spunzone), ma molto più probabilmente deriva da San Neri, il nome sardo di San Ranieri o Raineri, che è il patrono di Pisa, ma era molto venerato anche in Sardegna.

SANNICANDRO

Cognome specifico di Bitonto (BA) e zone limitrofe deriva dal toponimo Sannicandro di Bari (BA).

SANNINI
SANNINO

Sannino è specificatamente campano, del napoletano e casertano in particolare, Sannini è decisamente raro, potrebbero derivare dal nome di località Sannio (terra dei Sanniti).

SANNUTI
SANNUTO

Sannuti, estremamente raro, è del cosentino, Sannuto, leggermente meno raro, è anch'esso specifico del cosentino, di Roggiano Gravina e Tarsia in particolare, dovrebbero entrambi derivare da una forma dialettale del termine sannita ed indicare quindi un'origine della famiglia dall'area del Sannio, secondo altri si tratterebbe invece di un soprannome, sannuto, originato da una dentatura prominente del capostipite, termine utilizzato anche da Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, Inferno XXI°: ".. / Libicocco vegn'oltre e Draghignazzo, / Cirïatto sannuto e Graffiacane / e Farfarello e Rubicante pazzo. /..", un esempio d'uso di questo nome o soprannome lo troviamo in un atto del 1275 a Sassari: "In eterni Dei nomine, amen. Ex hoc publico instrumento omnibus pateat evidenter quod Bindus barlectarius de cappella Sancti Georgii Pordemaris civitatis pisane, qui moratur in Sassari, quondam Venture, coram me Henrico notario et testibus infrascriptis recepit et habuit ab Henrico Sannuto de Baldovinaschis quondam item Henrici libras viginti denariorum, inter denarios ianuinos minutuos de Arborea et aguilinos pisanescos minutos mutuo qui dictus Bindus convenit et promisit per sollepnem stipulationem ...". Un principio di queste cognominizzazioni è presente nel Tractatus geometrie del 1494: "...E non manco per lo degno e Reverendo Piovano de santo Apostolo de Vinegia. Meser pre Ysidero Bagnuoli. El simile per lo Mco. e Nobile dela excelsa Republica de Vinegia Patritio e in le scientie Mathematici fondatissimo. E de tutti virtuosi colonna firmissima Meser Marco Sannuto quondam Mci. domini Francisci. Perché mediante loro aiuto e favore tanta commoditá de' volumi al' universo è consequita. Con spesa e diligentia..".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sannuto è cognome cosentino che significa '
zannuto'. Rohlfs 233.

SANONER
SENONER
ZANONER

Sanoner, assolutamente molto molto raro, sembrerebbe specifico di Ortisei in Alto Adige, Senoner è specifico dell'Alto Adige, di Selva di Val Gardena, Ortisei e Santa Cristina Valgardena in particolare, Zanoner, caratteristico di Moena in Trentino, dovrebbe essere un'alterazione dialettale trentina del precedente, potrebbero derivare da soprannomi basati sul termine tedesco senn (cascina alpina, malga) ed indicherebbe il conduttore di una malga, o uno che vi lavorasse, esiste, anche se meno probabile, la possibilità che possano derivare da forme etniche tedesche riferite alla località Zanon di Ziano di Fiemme in Trentino..
ipotesi fornita da Martin Senoner
Il cognome Senoner è di origine ladina e proviene dal toponimo Zanon che a sua volta probabilmente ha l'origine nel nome Gian (Giovanni), varianti sono Zanoner e Sanoner.

SANSALVADORE
SANSALVATORE

Sansalvadore è assolutamente rarissimo, sembrerebbe piemontese, Sansalvatore ancora più raro parrebbe campano, potrebberoderivare da toponimi come San Salvatore Monferrato (AL), San Salvatore Telesino (BN) o anche San Salvatore (GE).

SANSEVERI
SANSEVERO

Sanseveri è quasi unico, Sansevero, estremamente raro, ha qualche presenza in Abruzzo e Molise, con un piccolo ceppo a San Vito dei Normanni nel brindisino ed uno ancora più piccolo a Foggia, dovrebbero derivare da nomi di località come San Severo nel foggiano o Costa San Severo nel maceratese.

SANSEVERINI
SANSEVERINO
SANSIVERINO

Sanseverino è un cognome molto diffuso al sud, in Campania soprattutto nel napoletano, avellinese e salernitano, in Lucania, nel barese, nel tarentino e nel cosentino e nel palermitano, Sansiverino e Sanseverini sono quasi unici e sono probabilmente dovuti ad errori di trascrizione del primo, dovrebbero derivare da toponimi come Mercato San Severino nel salernitano, San Severino Lucano nel potentino o altri simili. Il Casato Sanseverino è di originer normanna, una delle prime casate del Regno di Napoli; i Sanseverino ebbero, nel Regno di Napoli, un trattamento particolarissimo, sempre riconfermato da tutti i sovrani succedutesi su quel trono. Ne è palese dimostrazione l'eccezionale e unico privilegio concesso ai Sanseverino e confermato alla casata anche da Carlo V nel 1520: « in quantumcunque remotus etiam decimo et ulteriori gradu ex quacumque linea trasversali, adscendenti seu descendenti... Et inter ipsos de cognomine de Sancto Severino progenitura et gradus servatur...  » (tratto da wikipedia).

SANSIMONE

Sansimone, estremamente raro, sembrerebbe originario del siracusano, dovrebbe derivare da un nome di località.

SANSON
SANSONE
SANSONETTI
SANSONETTO
SANSONI

Sanson è decisamente veneto, del vicentino e trevisano in particolare, Sansone è diffuso al centrosud, Sansonetti ha un ceppo a Roma e Civitavecchia (RM) e Civita Castellana nel viterbese, un ceppo a Montorio al Vomano e Teramo nel teramano ed uno a Ripa Teatina e Chieti nel teatino, con una piccola presenza a Castel di Sangro nell'aquilano, la grossa concentrazione si trova in Puglia, a Noci nel barese ed a Bari, a Maruggio nel tarentino, a Fasano nel brindisino ed a Lecce, Sansonetto, assolutamente rarissimo, sembrerebbe veneto, ma molto probabilmente si tratta semplicemente di un'alterazione del precedente, Sansoni è del centronord, derivano tutti dal nome Sansone, in uso già nel 1100: "...Preterea totam terram Ricardi filii Sansonis Baiocenssis, et terram Benedicti filii Riguefemme, que duo tenementa venerunt in dominicum nostrum judicio curie nostre pro defectu heredum...", ma in alcuni casi possono derivare da nomi di località come Torre Sansone (CH), tracce di questa cognominizzazione le troviamo già nel 1400 a Siena: "...Incipiunt recollecte in forma questionu Reuerendi sacre theologie doctoris magistri Fracisci Sansonis de Senis ordinis minorum generalis super totum opus de physico auditu Aristotelis...", nel 1500,  nella Lista degli scolari dello Studio di Perugia del  1590 si trova un certo Thadeus Sansonius proveniente dalla  Provincia romana.

SANSOSSIO
SANTOSUOSSO
SANTOSUOZZO
SANTOSUSSO

Sansossio è quasi unico, Santosuosso ha un ceppo secondario a Roma, ma il ceppo principale è in Irpinia, ad Ariano Irpino ed a Taurasi, Santosuozzo sembra essere unico ed è presente nel potentino, Santosusso, ormai quasi scomparso, dovrebbe essere anch'esso originario dell'avellinese, e dovrebbe essere dovuto ad errori di trascrizione del precedente.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
SANTOSUOSSO è cognome avellinese e deriva a mio parere dal toponimo San Sòssio Baronìa (AV) con scrittura conforme alla pronuncia campana. San Sossio fu diacono della distrutta città di Miseno. Il nome Sòssio, altrove Sosia, è collegabile al gentilizio latino Sosius, famiglia di noti librai del tempo di Orazio, i Sosii. Il santo venne martirizzato sul finire del IV sec. d.C. a Pozzuoli assieme a San Gennaro e altri. L'aggiunta Baronia è del 1913 con riferimento storico al fatto che il luogo appartenne alla baronia di Vico. Nella provincia avellinese esiste un altro S. Sossio, frazione di Serino.

SANSOVINI
SANSOVINO

Sansovini è tipicamente romagnolo della zona che comprende le province di Ravenna e Forlì e Cesena, di Forlì in particolare, Sansovino è praticamente unico, dovrebbero derivare da toponimi come San Savino (RN), (FC), (RA), PU) ecc.

SANT
SANTI
SANTO
SANTON
SANTONE
SANTONI

Sant ha un ceppo nel trevisano a Conegliano, San Vendemiano e San Pietro di Feletto, e nel veneziano ad Eraclea, San Donà di Piave e Cavallino, ed un ceppo friulano nell'udinese a Tricesimo, Cassacco, Buia, Udine, San Giovanni al Natisone, Majano e Codroipo, Santi è diffuso in tutto il centro nord, Santo, più raro, è specifico del sud, Santon è specifico del veneziano, Santone è specifico della zona tra le province di Chieti e di Campobasso, di Ari (CH) in particolare, Santoni è molto diffuso nel trentino ed in tutto il centro, dovrebbero derivare, direttamente o attraverso forme tronche dialettali, o attraverso accrescitivi, dal nome tardo latino Sanctus o anche da uno dai tanti toponimi contenenti la radice Santo.

SANTA

Cognome molto raro con un ceppo in Alto Adige ed uno nel torinese, può derivare da toponimi composti con il termine santa, come pure dal nome tardo latino Sanctus.

SANTABARBARA

Santabarbara è specifico del casertano, di Piana di Monte Verna, Caiazzo e Ruviano, potrebbe derivare dal nome della Frazione di Caserta che si chiama appunto Santa Barbara, situata a circa sette chilometri dalla zona di massima concentrazione del cognome.

SANTACATERINA
SANTACATTERINA

Santacaterina ha un ceppo a Schio e Santorso, probabile errore di trascrizione del più comune Santacatterina, e presenta un ceppo nell'area dello stretto tra reggino, in particolare a Villa San Giovanni e Ferruzzano, e messinese a Messina, Santacatterina è tipicamente veneto, del vicentino e di Schio in particolare, ma ben presente anche a Santorso, San Vito di Leguzzano, Torrebelvicino e Thiene, dovrebbero derivare dai tanti paesi che, con il nome di Santa Caterina, sono situati un pò in tutt'Italia, ricordiamo anche che il borgo di Santa Caterina è una frazione di Schio nel vicentino.

SANTACROCE

Tipico del centrosud, ha numerosi ceppi autonomi, che dovrebbero derivare tutti da toponimi com Santa Croce (CE), (BN), (TE), (LT), (AQ), Santa Croce Camerina (RG) e moltissimi altri.

SANTAERA

Rarissimo è specifico del ragusano.

SANTAGADA

Santagada è tipico del cosentino, di Villapiana, Cerchiara di Calabria, Cassano allo Ionio, Trebisacce e Francavilla Marittima, con un piccolo ceppo anche a Taranto, dovrebbe derivare da un'alterazione dialettale del nome del paese di Sant'Agata di Esaro o Sant'Agata di San Demetrio Corone, entrambi nel cosentino, probabili luoghi d'origine dei capostipiti.

SANTAGATA

Sembra originario del casertano e napoletano, anche se parrebbero esserci nuclei nel modenese e bolognese e nella fascia che va dal foggiano all'alto cosentino, dovrebbero derivare da toponimi come Sant'Agata Bolognese (BO), Sant'Agata sui Due Golfi (NA), Sant'Agata di Esaro (CS), Sant'Agata di Puglia (FG) o Sant'Agata Irpina (AV). Tracce di questa famiglia si hanno a Biella nel 1500, in un atto ivi conservato si legge: "...il padre don Egidio de Santagata preposito di san Sebastiano di Biela ...", aVignola (MO) nel 1700, i Fratelli Santagata vengono citati in giudizio dalla Comunità di Vignola.

SANTAGATI

Sembra essere originario del catanese, dovrebbe derivare da un nome di località.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Santagati è cognome della Sicilia orientale, è la forma greca (con accento greco) di Sant'Agata. Rohlfs 166.

SANTAGIULIANA

Santagiuliana, specifico del vicentino, di Recoaro Terme, Valdagno, Cornedo Vicentino, Vicenza ed Arzignano, dovrebbe derivare dal toponimo Santa Giuliana di Levico Terme nel trentino.

SANTAGOSTINO

Tipico del milanese e del pavese, può derivare dall'abitare il capostipite in prossimità di una chiesa dedicata a quel santo.

SANTAMARIA

Sembrerebbe specifico del sud Italia, ma con un ceppo nel genovese, potrebbe derivare da toponimi, peraltro molto frequenti, contenenti Santa Maria, come ad esempio: Santa Maria a Vico (CE), Santa Maria La Bruna (NA), Santa Maria al Bagno (LE), Santa Maria degli Ammalati (CT), Santa Maria del Credo (CS), ecc.

SANTAMBROGIO

Assolutamente milanese, dovrebbe derivare da fatto di aver abitato la famiglia nella contrada o sotto la giurisdizione della parrocchia di Sant'Ambrogio a Milano o dal fatto di appartenere alla Credenza di Sant'Ambrogio un'associazione politico religiosa di epoca medioevale, ma tutt'ora esistente pur se con fini notevolmente diversi.

SANTANDREA

Santandrea ha un ceppo tra bolognese, ravennate e forlivese, uno nel Piceno, uno nel romano ed uno nel potentino, dovrebbero derivare dai vari toponimi come Pieve Sant'Andrea (BO), Sant'Andrea (RA), Sant'Andrea (FC), Sant'Andrea (AP) e Sant'Andrea (TE), Castronovo di Sant'Andrea nel potentino, e come molti altri.

SANTANGELO

Estremamente diffuso in Lombardia, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia, derivano tutti da toponimi contenenti la radice Sant'Angelo, come ad esempio: Sant'Angelo Lodigiano (LO), Colle Sant'Angelo (TR), (IS), Mosciano Sant'Angelo (TE), Sant'Angelo d'Alife (CE), Sant'Angelo dei Lombardi (AV), Sant'Angelo di Brolo (ME) e moltissimi altri.

SANTANIELLO

Cognome decisamente campano Santaniello è particolarmente presente nel napoletano, a Napoli, Castellammare di Stabia, Nola, Afragola, Casoria, Gragnano e San Giorgio a Cremano, nell'avellinese, a Quindici, Lauro,Moschiano, Avellino, Monteforte Irpino, Serino e Pago del Vallo di Lauro, nel salernitano a Bracigliano, Nocera Inferiore, Sarno, Salerno, Mercato San Severino e Castel San Giorgio, e a Benevento, dovrebbe derivare dal nome composto dai nomi Santo o Sante e dal nome Aniello.

SANTANOCITO
SANTONOCITO

Tipici siciliani di Catania e del catanese in particolare, Santanocito è molto molto raro, Santonocito è discretamente diffuso, derivano da una forma dialettale corrotta di Sant'Anicito che fu l'undicesimo papa dall'anno 155 al 166, o dal toponimo Anicito, valle e lago del catanese.

SANTAPAOLA

Molto raro è circoscritto al catanese, potrebbe derivare dalla vicinanza a qualcosa, come un'icona o una località dedicate a Santa Paola.

SANTARELLI

Santarelli è molto diffuso in Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, foggiano e napoletano, dovrebbe derivare dal fatyto di essere il capostipite nato nel giorno di Ognissanti, ma è pure possibile che in alcuni casi si tratti di cognomi attribuiti a trovatelli., tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Cicciano (NA) fin dal 1500, un Colantonius Sanctarellus del Regno di Sicilia è indicato fra gli scolari dell'ateneo perugino nel 1583.

SANTARONE
SANTARONI

Santarone, molto raro, ha qualche presenza tra lecchese e milanese ed una tra pescarese e teatino, Santaroni è tipicamente laziale, di Monte San Giovanni Campano nel frusinate, di Roma e di Cisterna di Latina nel latinense, il ceppo laziale potrebbe derivare da una forma accrescitiva del termine dialettale santaro (venditore ambulante di santini ed immaginette sacre), tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel bergamasco in un atto di vendita del 1568, dove è citato, come parte venditrice di un appezzamento terriero, un tale Battista Santarone.

SANTAROSSA

Santarossa è tipico della zona che comprende il trevisano ed il pordenonese, in particolare Porcia, Pordenone, Brugnera, Fontanafredda ed Azzano Decimo, Cordenons, San Quirino, Prata di Pordenone, Sacile e   Fiume Veneto nel pordenonese, dovrebbe derivare dal nome della contrada Santarossa del comune di Pasiano nel pordenonese.

SANTARSIERE
SANTARSIERI
SANTARSIERO

Santarsiere è specifico della zona lucana ai confini con il salernitano, di Potenza e di Sala Consilina nel salernitano, Santarsieri è specifico di Ripacandida, Avigliano e Vaglio nel potentino, con un ceppo ormai scomparso a Montepagano nel teramano, Santarsiero, molto più diffuso, è sempre lucano, specifico di Potenza, con grossi ceppi anche ad Avigliano e Filiano, e presenze significative anche a Pignola, Pietragalla, Tito, Vaglio Basilicata e Forenza, dovrebbero tutti derivare da un'alterazione dialettale del nome del paese di Sant'Arsenio nel salernitano o direttamente dal culto di Sant'Arsenio, medico e taumaturgo, molto sviluppato in quella zona d'Italia.

SANTATO

Santato è specifico del rovigoto, di Rovigo, Costa di Rovigo, Villanova del Ghebbo e Lendinara, dovrebbe trattarsi di una forma patronimica tipicamente veneta, dove il suffisso -ato sta per il figlio di, riferito ad un capostipite il cui padre si fosse chiamato Santo o Sante.

SANTECECCA

Santececca è un cognome tipicamente laziale e di Roma in particolare, dovrebbe derivare dalla modificazione dialettale di Santa Francesca Romana, che veniva attribuito al proprio figlio per devozione alla santa o che veniva dato per lo stesso motivo a dei fanciulli abbandonati presso il convento dedicato alla santa.

SANTELLA

Tipico dell'area centrale che comprende il grossetano. il Lazio, gli Abruzzi e Molise e lla Campania settentrionale, dovrebbe derivare da modificazioni del nome tardo latino Sanctus, ma è pure possibile una derivazione dal nome di una località individuata dalla presenza di una cappella o santella (piccola chiesetta); tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Solofra (AV) fin dal 1500.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sandella è cognome lucano. Attestato un Guglielmo de Sandella nel 1562 a Màrsico Vètere = Santella calabrese e a Napoli: '
santarella'. Rohlfs, Cognomi lucani.

SANTERAMO

Santeramo è tipico dell'area che comprende il barese, il tarentino ed il materano, in particolare di Barletta e Gravina In Puglia nel barese e di Matera.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata o nel toponimo Santeramo in Colle (BA) oppure (e questo vale soprattutto per i ceppi non pugliesi e lucani) nel nome medievale
Santeramo, nato sulla base del culto di Sant'Eramo o Erasmo (vissuto in epoca tardo-imperiale e morto a Formia nel 303 d.C.; vedi anche Eramo). In conclusione, dunque, si tratta della cognominizzazione o dei nomi personali dei capostipiti o di soprannomi ad essi attribuiti (ad indicare, cioè, un'origine toponomastica).

SANTESE
SANTESI

Santese ha un ceppo laziale a Roma, Guidonia Montecelio e Tivoli nel romano, un ceppo campano a Battipaglia e Montecorvino Rovella nel salernitano, ed uno salentino a Taranto, Grottaglie, Faggiano e San Giorgio Ionico nel tarantino, a Galatone, Maglie, Galatina e Sanarica nel leccese e ad Erchie nel brindisino, Santesi, molto molto raro, sembrerebbe aretino, dovrebbe trattarsi di forme etniche riferite a capostipiti che provenissero da paesi, che nel nome avessero contenuto la radice Santa o Santo.

SANTEUFEMIA

Santeufemia, quasi scomparso, sembrerebbe abruzzese, probabilmente dell'aquilano, dovrebbe derivare da toponimi come Sant'Eufemia (CH) o Santeufemia a Maiella nel pescarese.

SANTHIA'
SANTIA'

Santhià e Santià sono tipicamente piemontesi ed entrambi molto rari anche se il primo, che è la forma arcaica del secondo, è leggermente più diffuso, dovrebbero derivare dal toponimo vercellese Santià.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Santhià è un cognome del Vercellese dal toponimo omonimo. Secondo D. Olivieri, Dizionario di toponomastica piemontese 1965, p. 312 deriva da
S. Agatha , (comitatus -) S. Agathae, dalla fine del sec. X.  Il Serra  ammette questa vicenda del nome: da un SANCT-AGATHA, attraverso *A(g)à(d)a, a *Sant'Ajàa, a Santià; e cita a conferma la voce piemontese ayàsa 'gazza'.

SANTIA

Santia è tipico laziale della zona tra Supino (FR) e Sezze (LT), dovrebbe derivare dal nome greco Santia usato ad esempio ne Le Rane di Aristofane dove si cita come servo di Dioniso un certo Santia che si arroga i diritti di padrone sullo stesso Dioniso.

SANTILLI
SANTILLO

Santilli è molto diffuso nella fascia centrale che comprende Marche, Umbria, Lazio, Abruzzi e Molise, Santillo è ben presente nel casertano, nel napoletano e nel beneventano, dovrebbero derivare da ua forma ipocoristica del nome Sanctus, cioè dal nome medioevale Santillus, di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto della seconda metà del 1400: ".. Et promisit dictus Santillus conductor dictos boves dicto tempore perdurante bene et diligenter gubernare, acquare, pascere et custodire de die et de nocte a lupis ramo fossato et omni mala guardia; et ubi mori contingerit culpa sua teneatur inmediate ad dictum pretii restitutionem, ubi morte naturali moriantur dicto domino Cesari et in fine dicti temporis restituere dictos boves receptabiles ut decet ..", nel 1313 troviamo un Santillus Macedonus tra i cittadini di Solofra nell'avellinese che lavorano alla Zecca di Napoli e che godono i privilegi concessi da re Roberto.

SANTIMARIA

Santimaria sembrerebbe specifico di Vo nel padovano, dovrebbe trattarsi di una forma dialettale per Santamaria.

SANTIN
SANTINI
SANTINO
SANTINON
SANTINUCCI

Santin è tipico veneto, Santini è diffuso in tutto il centro nord, Santino è tipico siciliano, Santinon è specifico del trevigiano e del padovano, Santinucci, quasi unico, è toscano, dovrebbero derivare, anche attraverso un'ulteriore forma ipocoristica, dal nome medioevale Santinus, di cui abbiamo un esempio con un certo Santinus de Folpertis citato fra i laureandi nell'anno 1441 dell'Università di Pavia, in un atto redatto in Bergamo nel 1510 si legge: "...citati sunt infrascripti bergomenses existentes ad servitia d.rum Venetorum in termino dierum 15, revertantur ad patriam eorum et opponant, quare non debeant confiscari eorum bona etc.: Petrus Antonius de Fadigatis, .... de Ficienis, Maffeius de Carraria, Alesius de Marchisiis, Santinus de Marchisiis..."; tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel comasco nel 1600 con il dominus Antonius Santinus lapicida ( mastro scultore).

SANTIPOLO

Santipolo, assolutamente rarissimo, ha un piccolissimo ceppo a Torino, probabile frutto dell'emigrazione interna dal Veneto, dove ha ancora qualche sparuta presenza nel rovigoto, dovrebbe derivare dal nome portato dal capostipite, composto dai nomi Sante e Polo, entrambi diffusi in Veneto.

SANTIROCCO
SANTOROCCO

Santirocco, molto raro, ha un piccolo ceppo a San Benedetto del Tronto nell'ascolano, nell'aquilano e nel teatino ed a Roma, Santorocco, quasi unico, è del sud della Sicilia, potrebbe derivare dal nome dei vari paesi chiamati San Rocco, come ne esistono nel teatino, nel teramano, o contrade, Pievi o parrocchie sempre dedicate a quel santo, anche se non si può escludere che, in qualche caso, possano derivare da capostipiti che avessero portato il nome composto dai nomi Sante o Santo e Rocco.

SANTOCHIRICO

Santochirico, molto raro, è tipico di Matera e di San Mauro Forte e Salandra nel materano, e di Latronico nel potentino, dovrebbe derivare dal nome dei paesi di San Chirico Nuovo o San Chirico Raparo nel potentino, probabili luoghi d'origine dei capostipiti.

SANTOLI
SANTOLIN
SANTOLINI
SANTOLINO
SANTOLO
SANTOLON

Santoli ha un ceppo nel bolognese a Bologna, Monzuno e Porretta Terme, piccolissimi ceppi nel pisano e nel fiorentino, un ceppo a Roma, un piccolo ceppo ad Orta Nova nel foggiano ed un ceppo molto consistente nell'avellinese a Rocca San Felice, Torella dei Lombardi, Guardia Lombardi, Bisaccia ed Avellino, Santolin ha un ceppo tra vicentino e trevisano, ad Altissimo, Arzignano, Valdagno e Vicenza nel vicentino ed a Montebelluna, Roncade, Maserada sul Piave e Paese nel trevisano, Santolini ha un ceppo veneziano, uno nel bolognese, ravennate, forlivese e riminese ed uno nel pesarese, anconetano e maceratese, Santolino è quasi unico, Santolo, molto molto raro, sembrerebbe campano, con un minuscolo ceppo a Vallo della Lucania nel salernitano, Santoloni, praticamente unico, sembrerebbe laziale, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite una forma ipocoristica o accrescitiva, da un soprannome dialettale, comune a molti dialetti italiani, basato sul termine santolo (padrino di battesimo o di cresima), termine a sua volta derivato dal vocabolo medioevale tardolatino sanctulus, con il medesimo significato.

SANTOMARTINO

Santomartino ha un ceppo nel napoletano a Napoli, Portici e Casoria ed a Montemurro nel potentino, potrebbe derivare dal nome di uno dei tanti paesi intestati a San Martino, presenti anche in Campania ed in Basilicata, probabile luogo d'origine dei capostipiti, anche se non si può escludere che possa derivare dal fatto che il capostipite portasse il nome doppio formato dal nome Santo e dal nome Martino.

SANTOMAURO

Santomauro ha un ceppo nella fascia che comprende il salernitano, il potentino ed il barese, con un ceppo autonomo anche nel palermitano, dovrebbe derivare dal nome composto dai nomi Santo e Mauro portati probabilmente dal capostipite.

SANTOMERO

Santomero è tipicamente abruzzese, molto molto raro, sembrerebbe specifico di Rocca San Giovanni e Mozzagrogna nel teatino, dovrebbe derivare dal nome di Sant'Omero, un paese del teramano, molto florido in epoca romana, che durante il tardo medioevo subì, come tutta la costa adriatica abruzzese, molteplici attacchi ad opera dei pirati turchi e saraceni, tanto da convincere molti abitanti ad emigrare in località più difese.

SANTONASTASO

Specifico del casertano, potrebbe derivare da un nome di località, o dalla vicinanza ad una chiesa dedicata a sant'Anastasio.

SANTONICI
SANTONICO

Santonici è quasi unico, Santonico è tipicamente laziale, con ceppi a Roma e nel frusinate ad Anagni ed Acuto, dovrebbero derivare dal nome della pianta santonico, detta anche artemisia marittima o assenzio marittimo, usata in erboristeria come purificante del sangue e vermifugo, probabilmente ad indicare che i capostipiti fossero dei guaritori o degli erboristi.

SANTOPIETRO

Santopietro ha vari ceppi nel centrosud, a Roma, a Pontecorvo nel frusinate ed a Terracina nel latinense, a Pontelandolfo nel beneventano, a Santa Maria Capua Vetere nel casertano e nel salernitano a Battipaglia e Salerno, a Potenza e Tito nel potentino, a Grottaglie nel tarantino ed a Foggia, ed a Crotone, dovrebbe derivare da capostipiti che avessero portato il nome composto dai nomi Santo e Pietro.

SANTORELLI
SANTORO

Santorelli ha un ceppo umbro, uno romano, uno tra Molise e teatino ed uno campano, nel napoletano in particolare, Santoro è specifico del centro sud, derivano, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale Santorus, a sua volta derivato da Sanctorum Omnium (Ognissanti), nome a volte attribuito ai bambini nati in quel giorno.
integrazioni di Donato Santoro
Santoro è un cognome e di origine salernitana, almeno i miei antenati sono a Salerno città da oltre cinque secoli.

SANTORSOLA

Santorsola ha un ceppo a Bari e nel barese, ad Adelfia, Capurso e Casamassima, ed uno nel vicino materano a Bernalda in particolare, potrebbe derivare dal fatto di abitare la famiglia nella contrada della chiesa di Sant'Orsola, ma è pure possibile che possa trattarsi in alcuni casi di un cognome attribuito a dei trovatelli posti sotto la protezione di Sant'Orsola, culto molto attivo in Puglia.

SANTOVITO

Santovito ha un piccolo ceppo nel teatino, a Casalnguida, Rapino ed Ortona, uno a Torre del Greco nel napoletano, ma il ceppo principale è in Puglia ad Andria nel barese, con ceppi anche nel tarentino a Massafra, Taranto, Crispiano e Statte, e nel foggiano a Manfredonia e San Ferdinando di Puglia, dovrebbe derivare dalla toponomastica, dai vari paesi come Colle San Vito nell'aquilano, San Vito nel pescarese e nel campobassano, Celle di San Vito nel foggiano, San Vito nel potentino e, come questi moltissimi altri.

SANTUCCI
SANTUCCIO
SANTUCCIONE
SANTULLI
SANTULLO

Santucci è tipico dell'Italia centrale, Santuccio è siracusano, Santulli ha un ceppo romano ed uno in Irpinia a Monteforte Irpino ed Avellino, Santuccione è caratteristico del pescarese, di Cepagatti e Pescara, Santullo oltre al ceppo tra napoletano e salernitano ne ha pure uno in Molise a Macchia Valfortore (CB) e Campobasso, derivano tutti da ipocoristici più o meno dialettali del nome tardo latino Sanctus e da loro accrescitivi  Troviamo tracce di questa cognominizzazione a Siena nel 1500 con il ciabattino Girolamo Santucci, accusato di eresia, a Perugia nel XVI° secolo con un certo Bernabeo Santucci  citato in un atto di compravendita.

SANTUS

Originario del cagliaritano, è molto raro, deriva dal nome tardo latino Sanctus.

SANVITALE

Sanvitale è tipicamente abruzzese, di Ortona nel teatino, dovrebbe derivare dal nome di una località, di una pieve o di una parrocchia di provenienza del capostipite.

SANVITO

Tipico lombardo, sembrerebbe del milanese, dovrebbe derivare da uno dei molti toponimi come ad esempio San Vito di Gaggiano (MI) o dal nome di una pieve o una contrada la cui chiesa sia dedicata appunto a San Vito.

SANZA
SANZI
SANZIO
SANZO

Sanza è tipico di Potenza, Sanzi, molto raro, ha un ceppo nel cosentino ed uno nel catanzarese, Sanzio, molto molto raro, è del sud, Sanzo ha un ceppo a Chiaravalle Centrale (CZ), uno a Gela (CL) ed uno a Palermo, dovrebbero tutti derivare da modificazioni dialettali del nome medioevale Sanctius a sua volta derivato dal nome Sanctus, tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel 1400:
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sanza è cognome campano e lucano, forse dal toponimo omonimo in provincia di Salerno, nel Medioevo segnato anche come Sansa.

SANZENI

Rarissimo è tipico della zona di confine del bresciano con il cremonese, dovrebbe derivare dal toponimo San Zeno Naviglio (BS).

SANZOGNI
SANZOGNO
SONZOGNI
SONZOGNO

Sanzogni è specifico del bresciano, Sanzogno, quasi unico, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione, Sonzogni è tipico del bergamasco, Sonzogno, molto molto raro, è presente in Lombardia e Veneto, derivano dal toponimo Zogno (BG) ed in particolare dall'antica località di Sum(mum)Zognum castello posto sopra Zogno, i Sonzogni ebbero titolo nobiliare, tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Zogno almeno dalla seconda metà del 1400 quando un certo Don Antonio Sonzogno e scritto tra i parroci supplenti della Parrocchia di San Lorenzo martire per il periodo dal 1489 al 1499.

SAOR
SAORIN

Saor è praticamente unico, Saorin è tipicamente veneto, di Teolo, San Pietro Viminario e Monselice nel padovano, di Verona e Monteforte d'ASlpone nel veronese e di Montecchio Maggiore nel vicentino, dovrebbero derivare da un soprannome basato sul termine dialettale veneto saor (sapore, condimento), che in senso lato significa a modo, aggraziato.

SAPIA
SAPIO

Sapia è tipico del cosentino, di Rossano e Corigliano Calabro (CS), Sapio dovrebbe essere originario del casertano e napoletano, derivano dal nome medioevale Sapius ( che si è poi trasformato in Savio), nel X° secolo troviamo un Iohannes Sapius; nella Divina Commedia, Dante scrive: "...Savia non fui, avvegna che Sapìa fossi chamata ...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
SAPÌA - G. Rohlfs distingue questo cognome da SÀPIO (che significa 'savio, saggio'), a mio parere con ragione, visto il diverso accento. Per Sapìa egli propone la derivazione dall'albanese
shapi-a = ramarro. G. Rohlfs, Diz. cogn. in Calabria, 1979, p. 234.

SAPERE

Sapere è caratteristico di Salerno, ma presente anche in tutto il salernitano, potrebbe trattarsi di un'alterazione dialettale del nome Saverio, in qualche caso potrebbe essere stato un cognome attribuito a dei trovatelli affidati al Divino Sapere.

SAPETTI

Sapetti, molto molto raro, è piemontese, del cuneese e del torinese, potrebbe derivare da un soprannome dialettale basato sul termine settentrionale dialettale sapètt (piccola zappa), forse usato per identificare nel capostipite un orticultore, ma secondo un'altra ipotesi potrebbe derivare dal termine tardo latino sapetum (abetaia, bosco di abeti) ed indicare la provenienza del capostipite da un luogo ricco di abeti.

SAPIENZA

Sapienza sembrerebbe tipicamente siciliano, con presenze significative anche nel potentino, in Puglia e Campania.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale
Sapienza, che, assieme al suo equivalente greco Sofia, assume spesso un valore religioso (proprio del Cristianesimo): annoverata sia fra i sette doni dello Spirito Santo che fra le quattro virtù cardinali, la sapienza viene descritta come la capacità di vedere ogni cosa alla luce di Dio, così da saper distinguere il vero dal falso e il bene dal male. Per quanto riguarda il cognome in questione, dunque, si tratta della cognominizzazione dei nomi personali dei capostipiti.

SAPONARA
SAPONARO

Non comune Saponara dovrebbe avere ceppi nella fascia che congiunge il salernitano al barese attraverso la Basilicata, Saponaro è tipico pugliese, dovrebbero derivare dal mestiere di fabbricante o venditore di sapone, in alcuni casi potrebbe derivare dal toponimo Saponaro (PZ).".

SAPORITA
SAPORITI
SAPORITO
SAVORITI

Saporita è specifico del messinese, Saporiti è tipico dell'area lombarda centroccidentale, del novarese e del verbanese, con un piccolo ceppo anche tra genovese e spezzino, Saporito è tipico di Roma e del meridione, del napoletano, avellinese e salernitano, della Calabria centrosettentrionale e della Sicilia, Savoriti, estremamente raro, è del frusinate, di Isola del Liri in particolare, dovrebbero derivare dal nome medioevale Saporitus o Savoritus.  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nella Chronica Placentina dell'anno 1229: "Anno Domini MCCXXVIIII de mense aprilis dominus Gulielmus Saporitus de Mediolano venit ad regimen civitatis Placentie. Eodem anno de mense maii Placentini cum exercitu iverunt ad Bobium et tunc Bobienses iuraverunt parere mandatis comunis Placentie secunda vice".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Saporito è cognome siciliano che significa '
grazioso'. Rohlfs 167.

SAPUPPO

Sapuppo è un cognome tipicamente siciliano, di Catania in particolare, con ceppi anche a Palermo, Messina, Agira nell'ennese e nel catanese ad Acireale, Santa Venerina, Aci Sant'Antonio, Zafferana Etnea e Ramacca, dovrebbe derivare dal nome arabo Shabub.".

SARA

Molto raro, probabilmente originario del sassarese.

SARACCA
SARACCHI
SARACCO

Saracca ha un piccolo ceppo tra parmense e reggiano ed uno a Perugia ed a Marsciano nel perugino, Saracco è tipico delle province di Torino ed Asti, Alessandria e Genova, mentre Saracchi è estremamente raro e sembrerebbe di origine emiliana, dovrebbero derivare dal termine saracco o saracca (sorta di sega) che starebbe ad indicare il mestiere del falegname o del mastro d'ascia svolto probabilmente dal capostipite. Nel 1501 troviamo arcivescovo di Lepanto Marco Saracco, esistono tracce di questo cognome, nell'astigiano già nel 1680, quando don Antonio Saracco, originario di  Antignano(AT), viene nominato parroco della S.S.Annunziata di Callianetto (AT).

SARACENI
SARACENO

Saraceni ha un ceppo a Roma, uno nel chietino nella zona di Vasto ed uno a Castrovillari nel cosentino, Saraceno ha un nucleo ad Augusta nel siracusano ed uno a Reggio Calabria, dovrebbe derivare da un'origine araba o da un prigioniero degli arabi.
ipotesi fornite da A. Mazzuca
Saraceno, nonostante l'apparenza, è aggettivo del centro di Aricia nel Lazio, da cui Arichino od Aricino; la S è una protesi.(Giuseppe Pensabene, edizioni AZ, settembre 2004)
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SARACENO; SARACINO: si tratta di due cognomi quasi scomparsi dai registri anagrafici dei Comuni della Sardegna, nonostante la loro considerevole presenza nei documenti antichi della Lingua e della Storia Sarda, soprattutto nei Condaghi. Attualmente Saraceno è presente in due Comuni Sardi, Sestu e Cagliari e con un solo nucleo familiare a testa. Anche Saracino è presente in soli due Comuni della Sardegna, Quartu ed Arzachena e con un solo nucleo familiare a testa. Ci confermano inoltre che si tratta di cognomi arrivati, in tempi recenti, dal Continente. E dei numerosi Saracina, Saracinu, Saracino, Saracine, Saraginu, presenti nei Condaghi di San Pietro di Silki, di San Michele di Salvennor, di Santa Maria di Bonarcado ed in altre carte antiche perché non è rimasto niente? Vediamo. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, figurano: Saraginu Furadu (cap. 82), in una partizione di servi, tra il Monastero e il Giudice (d'Arborea): Ego Girardo, prior de Bonarcado, facio partitione cun Iudice: homines ki amus in pare in Augustis (degli uomini che abbiamo insieme ad Austis).-h- fiios de Furadu Saraginu: Goantine e Torbini a clesia, et Iorgi et Orzoco ad Iudice.(gli stessi figli di Furadu, nel medesimo capitolo sono chiamati Sarakinu). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo, abbiamo: Sarakina o Saracina Littera (Sarakina è il nome - 287 -): (in una compera) comporaili a Gunnari de Kerki .I. die in Petru Cuccuru (un giorno - la settimana - di lavoro).et isse deitimi (mi ha dato in cambio) su cantu ki aviat (quanto possedeva di ) in Sarakina Littera et in sa fiia. Testes:.Sarakinu Ianne(102 e 116) - Maiore d'Iscolca (comandante della guarnigione di confine): (in una donazione - 102), positinke donnu Gosantine  de Scanu cun sos fiios pro anima issoru (hanno dato, il nobile Gosantine de Iscanu a Sanctu Nichola per la loro anima).Testes: .Ianne Sarakinu, ki fuit maiore d'iscolca.Nel Condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS, XI, XIII secolo, abbiamo Sarakinu Migali (Michele), al cap. 182: (in una donazione di servi) dio a San Nicolas (dono a San Nicola.).un quarto de Miguel Seraquino (il Condaghe è in spagnolo).etc. etc. Il più famoso dei Saraceno del periodo medioevale è Saraceno Caldera, N. regina di Arborea, figlia anonima del nobile pisano Andreotto e di una sconosciuta, sposò Mariano II de Bass - Serra, sovrano del regno giudicale di Arborea dal 1264.

SARACINELLI
SARACINI
SARACINO

Saracinelli, molto raro, è tipico di Ancona e del perugino, Saracini è abbastanza raro e si individuano due nuclei, nel senese e nell'anconetano, forse un ceppo nel Lazio, Saracino è decisamente pugliese, dovrebbero derivare dal nome medioevale Saracino o da soprannomi legati ad origini arabe o da soprannomi legati ad episodi riferentesi ad islamici. Nel 1215 a Siena troviamo in un atto: "...sopra riferito strumento Paganello di Galgano, Console di Montieri, promesse a Saracino del Ricca Cittadino Sanese, che stipulò per il Comune di Siena, ...", in un atto del 1336 a Perugia troviamo come testi: "...Amatus Pauli, Vandutius Saracinelli, Ranaldus Rubei,...", nel 1500 troviamo un Cardinal Saracino, nel 1600 a Milano Gerolamo Saracino è il vicario criminale che istruirà il processo a Suor Virginia. la monaca di Monza.

SARAGA
SARAGHI
SARAGO

Saraga ha un ceppo nell'urbinate, a Cagli ed Urbino, ed un ceppo a Roma, Saraghi, molto più raro, è di Fermignano, sempre nell'urbinate, Sarago è quasi unico, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine bizantino saragas (pesce).

SARAI
SARAIS

Sarai, molto raro, è tipico di Samugheo nell'oristanese, Sarais invece è ben diffuso nel cagliaritano, dovrebbero derivare dall'antico toponimo Villa Sarai che esisteva nel Sulcis.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SARAI; SARAIS: significato ed etimo dei due cognomi, rimangono non ben chiari: si può solo pensare che il secondo sia il plurale del primo, ma non è dato per scontato! In sardo esiste il vocabolo
sarau, che significa tripudio, scialo, festa, che qui in Campidano chiamiamo sciarò; fai sciarò = fare sciala, scialo, festa. Sarau deriva dal catalano sarau o dallo spagnolo sarao: reunion nocturna en que hay baile. Oppure potrebbe derivare da sarrani o sarani (in linguaggio fonetico > sarâi)o serrani = serrano comune (pesce). Sarais è inoltre il nome di un villaggio scomparso, detto anche Sarrasi, ubicato in agro di Genico, in località Sessiri. Come villa medioevale, "bidda", appartenne alla Curadorìa di Siurgus, nel regno giudicale di Cagliari. Dal 1324 appartenne al regna catalano aragonese di Sardegna. Andò spopolandosi sin dai primi decenni del XV secolo e in seguito fu definitivamente abbandonato. Sarai è inoltre una località ed un monte in agro di Carbonia, meglio conosciuto come Monte Sirai, sede del più vistoso insediamento cartaginesi in Sardegna. Sarais è, per di più, il nome di una collina e di un nuraghe del territorio di Guspini. Il canonico Giovanni Spano fa derivare la voce "sarais" (del nuraghe)dal fenicio = casa del principe. Per ora non sappiamo altro. Come cognome lo troviamo tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388: Sarai Joanne, ville Açàra, * Açàra .odierno Atzàra. - Mandrolisay e Barbagia di Belvì. Attualmente il cognome Sarai è presente in 20 Comuni italiani, di cui 9 in Sardegna: Samugheo 26, Oristano 18, Asuni 12, Quartu 11, etc. Sarais è presente in 56 Comuni italiani, di cui 35 in Sardegna: Cagliari 40, Siliqua 35, Ussana 28, Iglesias 27, etc.

SARANDREA
SARANDRIA
SERANDREA

Sarandrea è tipico del Lazio, di Alatri, Collepardo e Frosinone nel frusinate e di Roma e Latina, Sarandria, assolutamente molto raro, ha presenze nella Toscana settentrionale e nella zona tra materano e cosentino, Serandrea, quasi unico, è del romano, potrebbero derivare dal nome di origini ebraiche Sharander.

SARANGA

Saranga, ogghi presente quasi esclusivamente in Lombardia e nel piacentino, dovrebbe essere originario dell'area potentino, cosentina, di probabili lontane origini anatoliche, potrebbe trattarsi dell'italianizzazione del nome turco Saruhan.

SARAO'

Saraò è specifico di Milazzo nel messinese, potrebbe derivare da una modificazione dialettale del cognome di origini francesi Sarraute (pronuncia sarraot), cognome che a sua volta dovrebbe derivare dal fatto di essere la famiglia originaria di una cresta  costiera o montana elevata.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Saraò è cognome del Messinese, variante di SARAGÒ, a sua volta da SIRAGÒ che deriva dal cognome greco
Syrigós.

SARBIA

Sarbia, assolutamente rarissimo, è specifico dello spezzino, di Lerici e La Spezia in particolare, dovrebbe derivare dal nome del paese di Sarbia, una frazione di La Spezia, probabile luogo d'origine del capostipite.

SARCHI

Tipico del milanese e pavese, potrebbe essere di origine francese, di Sarcus, paese del cantone di Granvilliers, ma un'altra ipotesi è che derivi da un soprannome legato al vocabolo sarchio (sorta di zappa).  Ci sono tracce dei De Sarcus fin dal 1400, il cognome Sarchi si trova già dal 1700, come famiglia benestante in Toscana, un Francesco Filippo Sarchi, linguista e docente lo troviamo nella Vienna di fine Settecento.

SARCI
SARCI'

Entrambi rarissimi, rappresentano due diverse registrazioni dello stesso cognome, sembra siano originari del palermitano, derivano da una variazione del vocabolo saracino (arabo, mussulmano) e starebbe ad indicare o una discendenza araba o comunque un collegamento con il mondo islamico.

SARCINELLI

Sarcinelli è tipico di Castellammare di Stabia (NA) con un ceppo anche a Barletta e Minervino Murge nel barese ed uno a Spilimbergo (PN), potrebbe derivare dall'ipocoristico di soprannomi originati dal termine latino sarcina (fardello, carico, peso) forse ad indicare che il capostipite era il figlio di un giovane o piccolo addetto a piccoli lavori di trasporto.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sarcinelli è cognome barese che secondo Minervini 438 è un alterato di
Saracino. Secondo Rohlfs potrebbe invece derivare dal calabrese sàrcina 'fascina di legna secca'.

SARCONI
SARCONIO

Entrambi assolutamente rarissimi dovrebbero derivare dal toponimo Sarconi (PZ) o dal suo etnico sarconeo con il suffisso -eo secondo l'uso greco.

SARDANO

Molto raro è originario del barese.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Cognome presente soprattutto a Brindisi, dovrebbe essere un derivato del cognome base di tipo soprannominale Sardella risalente all'italiano '
sardella', che oltre al venditore del pesce poteva indicare anche una persona magra.

SARDARA

Molto molto raro è tipicamente sardo, dovrebbe derivare dal toponimo Sardara (CA).

SARDELLA
SARDELLI
SARDELLO

Sardella ha origini pugliesi, sembrano esserci anche dei ceppi, probabilmente secondari, lungo le coste adriatiche, Sardelli ha un ceppo toscano nella zona che comprende il fiorentino, il senese, il pisano ed il livornese, un ceppo tra romano e frusinate ed uno tra brindisino e tarentino, Sardello è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome medioevale Sardellus di cui abbiamo un esempio nel 1300, in uno scritto di Benvenuto da Imola leggiamo: "... fuit quidam civis Mantuanus nomine Sardellus , nobilis et prudens miles et curialis ...", ma possono anche derivare o dal mestiere di pescatore o da caratteristiche fisiche del capostipite. cognominizzazioni molto antiche, le si ritrovano ad esempio anche nel 1500, nella vita di Benvenuto Cellini scritta ai tempi suoi in Firenze si legge: "...tal parole me l'aveva ridette quell'uomo dabbene di Giovanni Sardella. Di modo che io mi risolsi, che eglino m'avessino dato innuno scodellino di salsa, ...".

SARDI
SARDO
SARDONE
SARDONI

Sardi è presente in Liguria, Piemonte, Toscana e Lazio, Sardo è tipico di Campania, Sicilia, Liguria e Piemonte, Sardone ha un grosso ceppo in Puglia, in particolare nel barese, in Basilicata, in particolare nel materano, ed ha un piccolo ceppo in Sicilia, Sardoni, estremamente raro, parrebbe romano, dovrebbero derivare, direttamente o attraverso accrescitivi, dall'etnico sardo (abitante della Sardegna), ad indicare probabilmente che le famiglie provenissero da quell'isola.

SARDINA
SARDINI
SARDINO

Sardina è specifico del trapanese e palemitano, Sardini, molto molto raro, sembra avere un nucleo nel basso bresciano, ed uno nel centro Italia, dall'aretino all'alto Abruzzo, Sardino, ancora più raro, sembra dell'eporediese e canavese, dovrebbero derivare da soprannomi originati dall'estrema magrezza della famiglia, il ceppo siciliano può anche essere legato al mestiere di pescatore o salatore di pesce.  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Lucca nel 1500, in un diploma imperiale del 1536 leggiamo: "...Messer Nicolao Liena, maestro Gerardo Seriusti et messer Dino Sardini, in loco del decto maestro Gerardo absente...".

SARDU

Sardu è tipicamente sardo, della costa occidentale dell'isola, deriva dal termine sardu (nativo di Sardegna)
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SARDU: significa sardo (di origine sarda) e deriva dal latino
sardus. Nei tempi antichi era sardiscu, sardisca, usati per lo più come aggettivi. Nella Carta de Logu, XIV secolo, ritroviamo diverse volte l'aggettivo usato nei due generi: Cap.II - .ed esserit coyadu assu modu Sardiscu; al cap. XCVIII - dessas feminas chi si coyarint a modu Sardiscu.Al cap. XCI - .chi bisongiat ad homini de cavallu, assa Sardisca;.Ma proprio per indicare l'origine sarda troviamo, più volte, i vocaboli,  sardu, sardas, sardos. Al cap. LIII .a chi hat a mandari nunza su Sardu.Al cap. LXXXVIII: De cussos chi hant a haviri Cavallos issoru, ch'illos pozzant vender a Sardos. Al cap. LXXIV, item ordinamus chi totu cussas personas Sardas, e Terramingiesas (continentali).Non troviamo il termine "sardu" come cognome, se non in tempi recenti. Gonnosfanadiga, Comune di 7500 abitanti della provincia del Medio Campidano, ha il numero più alto di "Sardu" di tutta la Sardegna, con 85. Il fatto che tra i Sardu di Gonnosfanadiga non ci siano soprannomi, ci induce a pensare che si tratti di un unico ceppo e di origini recenti. Gli anziani da noi intervistati affermano che i Sardu di questo centro sono tutti parenti. L'Archivio Storico del Comune non è ancora disponibile; lo sarà fra poco, assicurano gli amministratori; appena lo sarà potremo dare notizie più precise. Attualmente il cognome è presente in 95 Comuni italiani, di cui 55 in Sardegna: Gonnosfanadiga 85, Sassari 59, Cagliari 48, Arbus 38, etc.

SARESANI

Assolutamente rarissimo, quasi unico, probabilmente originario di Melegnano, dovrebbe derivare dal nome di una località della Pieve di San Giuliano, Saresano, che viene citata nell'atto di costituzione della Pieve, come Vigliano con Saresano.

SARGENTELLI
SARGENTI

Sargenti ha un ceppo nel lucchese e nel reggiano, uno nel perugino ed uno nel Lazio, Sargentelli assolutamente rarissimo sembra originario dei dintorni di Lucca.

SARITZU
SARRITZU

Saritzu, quasi unico, è di Quartu Sant'Elena nel cagliaritano, Sarritzu è tipico di Cagliari e dintorni, dovrebbero derivare da un soprannome.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SARITZU; SARRITZU: è una parola composta >
su arritzu, s'arritzu. In Campidano s'arrìtzu è il bruscolo che entra nell'occhio: "M'hat intrau un'arritzu in s'ogu"! = mi è entrata una pagliuzza nell'occhio. S'arritzu, s'eritsu, s'iritzu, s'arritzòni, s'arritsòni è anche il riccio, dal latino ericius. S'arritzoni de matta = il riccio di terra; s'arritzoni de mari = il riccio di mare. O anche s'arritzu o s'arritzoni de sa castangia = il riccio della castagna. Da cui "probabilmente" deriva il nome del paese Aritzo (1426 abitanti; provincia di Nuoro; 900 m. s.l.m. conosciuto come il paese delle castagne. Presente negli antichi documenti della storia della Sardegna). Nei quali documenti non l'abbiamo trovato come cognome, se non nella variante Aritzo (vedi Aritzo). Attualmente il cognome Sarritzu è presente in 53 Comuni italiani, di cui 25 in Sardegna: Quartu S. E. 452, Cagliari 81, Quartucciu 45, Dolianova 21, etc. Sarritzu (sicuro errore anagrafico) è presente nel solo Comune di Quartu, con un solo nucleo familiare.

SARNO

Specifico campano della zona che comprende le province di Napoli, Avellino e Salerno, ha un ceppo secondario anche nel barese, deriva dal toponimo Sarno (SA) o dal nome del fiume omonimo.

SARONNI
SARONNO

Saronni è tipicamente lombardo, è diffuso nel milanese ed aree limitrofe, Saronno, assolutamente rarissimo, potrebbe essere dovuto ad errori di trascrizione, dovrebbero comunque derivare dal toponimo Saronno (VA), cittadina ai confini con il milanese.

SAROTTI
SAROTTO

Sarotti estremamente raro sembra specifico  di Teglio (SO) con ceppi probabilmente secondari anche nel cuneese, Sarotto è tipico del cuneese e basso torinese, dovrebbero derivare da modificazioni dell'aferesi del nome Baldassarre.

SARRA
SARRO

Sarra è abbastanza raro ed è tipico dell'alto Lazio e dell'aquilano, Sarro, molto più raro, è specifico della zona che dall'avellinese, arriva al cosentino, che potrebbe in qualche modo derivare dal toponimo Sarro (CT).

SARRAPOCHIELLO

Assolutamente rarissimo è tipico di San Lorenzo Maggiore (BN).
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
Sarrapochiello è un tipico cognome del comune beneventano di San Lorenzo Maggiore. Tale forma cognominale dovrebbe trarre origine, a mio avviso, dalla fusione del nome del Capostipite, tale Baldassarre, la cui forma aferetica è "Sarre" o, appunto,
"Sarra", con il soprannome dello stesso, ossia "Pochiello", idioma con il quale si indicava in passato, e in alcuni dialetti campani si indica tuttora, una persona "povera di mezzi o di spirito". "Pochiello" o "pochello" sono infatti due forme dialettali del termine italiano "poco", che oltre a significare "piccolo, di piccola quantità, scarso", poteva indicare nei secoli scorsi una persona fisicamente esile, uno "smilzo".  Con ogni probabilità, in conclusione, il ceppo beneventano dei Sarrapochiello discende da un tale Baldassarre, soprannominato "Pochiello" perchè povero, privo di mezzi di sussistenza, o in base ad una sua peculiarità fisica, in quanto piccolo di statura o dalla corporatura esile oppure, in ultima analisi, denominato "pochiello" in senso offensivo (cialtrone, pover'uomo) o canzonatorio e scherzoso.

SARRUBBA
SARRUBBI
SARRUBBO
SARUBBI
SARUBBO

Sarrubba, Sarrubbi e Sarrubbo, molto molto rari, sono del napoletano, Sarubbi è specifico dell'area lucano, cosentina, di Lauria, Francavilla in Sinni e Latronico nel potentino, di Stigliano, San Giorgio Lucano e Matera nel materano e di Verbicaro, Santa Maria del Cedro, Orsomarso, Francavilla Marittima e Scalea nel cosentino, Sarubbo, molto meno diffuso, è specifico di Cassano allo Ionio, Tortora e Praia a Mare nel cosentino, per questi cognomi esistono due tipi di ipotesi, la prima è che possano derivare da forme aferetiche alterate di soprannomi originati dal termine casa rubia (casa rossa), forse ad indicare una caratteristica dell'abitazione dei capostipiti, la seconda ipotesi, la più probabile, propone una derivazione dal nome arabo Sharrub o Sharub, nome che deriva dal termine arabo che ha originato il nostro vocabolo sciroppo.

SARTARELLI
SARTELLI
SARTI
SARTINI
SARTINO
SARTO

Sartarelli, abbastanza raro, ha un ceppo nel fiorentino, uno nell'anconetano ed uno nel romano, Sartelli è tipicamente ligure, di Rocchetta di Vara nello spezzino in particolare, Sarti occupa un areale che comprende le province di Verona, Modena e Bologna, Firenze, Lucca, forlivese, pesarese e riminese, Sartini è specifico della fascia che comprende Romagna, Marche, Umbria e Toscana, Sartino, assolutamente rarissimo, parrebbe di Vigevano (PV), Sarto ha un ceppo nel veneziano, uno nel milanese, uno in Campania ed uno nel foggiano, derivano tutti probabilmente, direttamente o tramite ipocoristici, da soprannomi originati dal mestiere di sarto. Personaggio di estremo rilievo è stato Giuseppe Sarto che veniva eletto papa con il nome di Pio X°  il 4 agosto del 1903.

SARTIRANA
SARTIRANI

Sartirana potrebbe essere originario dell'alessandrino o del pavese, con un possibile ceppo secondario nel  milanese, dovrebbe derivare dal toponimo Sartirana Lomellina (PV) che deriva a sua volta dalla Gens Satria, famiglia patrizia romana, Sartirani molto più raro è tipico del bergamasco.

SARTOR
SARTORE
SARTORELLI
SARTORI
SARTORIO

Sartor è specifico della zona che comprende il trevigiano e la bassa provincia di Pordenone, Sartorelli è molto raro, localizzato nel nord Italia, Sartore è molto diffuso sia in Piemonte e Liguria che in Veneto, anche Sartori è diffuso in tutto il nord, ma in modo molto più massiccio, Sartorio è specifico del varesotto e alto milanese, con presenze apprezzabili anche nel lodigiano, pavese e novarese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche, dal cognomen latino Sartorius.

SARU'

Sarù, praticamente unico, di origini meridionali, dovrebbe derivare da una forma aferetica dialettale del nome Rosario.

SARUGGIA

Molto raro è tipico del nordmilanese e comasco, dovrebbe derivare da un toponimo come Saruggia frazione di Albavilla nel comasco o Saruggia di Erba sempre nel comasco.

SARZI
SARZINI
SARZO

Sarzi è dell'area cremonese, a Cremona, Casalmaggiore e Isola Dovarese, e mantovana, a Curtatone e Ceresara, Sarzini, quasi unico, è piemontese, Sarzo, abbastanza raro, tipicamente veneto del padovano, sembrerebbe della zona di Curtarolo e Carmignano di Brenta, dovrebbero originare, direttamente o tramite un ipocoristico, da un soprannome basato sul termine dialettale arcaico veneto sarza o sarzo, un tipo di panno di lana ordinario usato prevalentemente, nei secoli scorsi, dai contadini.

SARZOLA

Assolutamente rarissimo, potrebbe essere del mantovano, potrebbe però derivare dal toponimo medioevale Sarzola, di cui si hanno tracce nell'anno 967, in un atto l'imperatore Ottone  cede al Marchese Alleramo fra gli altri anche un paese nominato Sarzola.

SASSANI

Sassani, molto molto raro, è tipico della provincia di Campobasso, di Riccia e di Campobasso, dove probabilmente è secondario, dovrebbe derivare probabilmente dal nome di un liberto di nome Sassanus o dal nome di un fondo rurale di proprietà di un Sassius o Sassus, nomen gentilizio latino attestato in Abruzzo e Molise, ricordiamo che la terminazione -anus stava ad indicare la proprietà fondiaria ed anche i servi ed i liberti di una famiglia gentilizia, quindi Sassano stava ad indicare un luogo di proprietà di un Sassio, nel primo secolo a Campomarino (CB) si trovavano proprietà terriere del nobile possidente Tillius Sassius.

SASSANO

Sassano ha un ceppo a San Martino in Pensilis ed a Campomarino nel campobassano ed a San Nicandro Garganico, San Marco in Lamis, Foggia ed Apricena nel foggiano ed uno nel potentino tra Marsico Nuovo, Potenza e Paterno, dovrebbero derivare da nomi di fondi rurali (vedi SASSANI) i ceppi molisani e pugliesi e da toponimi come Sassano di Avigliano nel potentino o Sassano nel salernitano quelli lucani.

SASSI
SASSO

Sassi dovrebbe essere emiliano, Sasso dovrebbe avere più ceppi, in Puglia e Campania, nel Veneto, in Piemonte ed in Liguria, dovrebbero tutti derivare da toponimi contenenti la radice Sasso o Sassi, quali: Castel di Sasso (CE), Isola del Gran Sasso (TE), Madonna del Sasso (NO), Sassi (LU), Sasso (AN) - (VI), Sasso di Neviano (PR), Sasso Marconi (BO), ecc.

SASSONE
SASSONI

Sassone è tipico meridionale, della Basilicata in particolare, Sassoni, assolutamente rarissimo, è forse un errore di trascrizione del precedente, dovrebbero derivare dal nome medioevale Sassone citato ad esempio a Roma in un'antica lapide del 1154: "IN N. D. MAGR. CIL. PRR. CARD. - S. MARCI IVSSIT HOC FIERI PRO - REDEMPTIONE ANIMAE SVAE - ANN. DNI MCLIIII IND. II. FACTVM - EST PER MANVS IOHIS PETRI ANGELI - ET SASSONIS FILIORVM PAVLI", difficile una derivazione dall'etnico di Sassonia.

SASSU

Tipico sardo, più propriamente del sassarese e di Sassari in particolare, con un ceppo non secondario anche nel cagliaritano, potrebbe derivare da nomi di località contenenti la radice sassu come Monte Su Sassu vicino a Ozieri (SS), ma più probabilmente deriva da caratteristiche del terreno della zona dove abitava la famiglia, con caratteristiche sabbiose e presenza di pietre alluvionali. il vocabolo sassu in lingua sarda significa appunto terreno sabbioso, alluvionale, o anche pietra di fiume.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SASSU:
su sassu è un tipo di sabbia argillosa, usata in edilizia, anche la creta. In latino saxum = sasso, macigno, pietra. Ma saxum è anche la creta Cimolia (di Cimolus, una delle Cicladi, κιμόλιος). La voce non è presente nel DES del Wagner, nel quale troviamo per creta la voce terra ludzàna, presente nei Condaghi, nei quali non c'è la voce sassu. Evidentemente si tratta di un termine moderno. Sta di fatto che da il nome a molti toponimi sardi. Sassu è il nome di una località tra Chiaramonti ed Ozieri, della quale non ne conosciamo con esattezza il significato, ma nella Sardegna meridionale nei diversi toponimi, il significato è di argilla, creta, sabbione: Riu Sassu, Monte Sassu. Il più famoso di questi è lo stagno di Sassu, o perlomeno lo era perché è stato prosciugato ed al suo posto c'è attualmente una parte della importante Bonifica di Terralba-Arborea. Il cognome potrebbe avere comunque sia il significato di sasso, dall'italiano sasso, sia il significato di creta, argilla, sabbione. Nella parte centro meridionale dell'isola, come detto, ha per certo questo ultimo significato. In tutti i casi deriva dal latino saxum. Attualmente il cognome è presente in 170 Comuni italiani, di cui 61 in Sardegna: Sassari 253, Cagliari 75, Bonarcado 62, Ittiri 52, etc. Ricordiamo il pittore e scultore Aligi Sassu, nato a Milano il 17 luglio 1912, da padre sardo e madre emiliana e morto a Pollença, Majorca, Spagna, il 17 luglio 2000 (per saperne di più vedi nel Web: Aligi Sassu).

SATANASSI
SATANASSO

Satanassi è decisamente romagnolo, in particolare di Ravenna, Forlì e Sarsina (FC), Satanasso sembra essere unico, si dovrebbe trattare di cognomi derivati da soprannomi con i quali al capostipite si attribuivano probabilmente azioni non commendevoli, Satanasso è un modo arcaico per chiamare il diavolo, ma è anche nella consuetudine italiana un appellativo amichevole rivolto a persone estremamente agitate.

SATTA

Satta è un cognome decisamente sardo, molto diffuso in tutta l'isola, dovrebbe derivare dal termine sardo logudorese s'atta (il filo del coltello o della scure, la punta della spada), questa ipotesi porterebbe alcuni a sostenere un legame con i pirati nordici che effettuarono scorrerie in Sardegna.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SATTA: sul significato e l'etimologia della voce satta permangono incertezze. Probabilmente si tratta di termine corrotto. Potrebbe derivare dall'unione di nome con articolo, come per esempio "su arritzu" ha dato il cognome "Sarritzu". La voce
attsa o atza in campidanese, atta in logudorese significa filo del coltello, ma homini de atza in camp. homini de atta in log. significa uomo audace, coraggioso (vedi il cognome Atza). Nell'unione con l'articolo si ha s'atta, >satta (in log.). Ed è proprio nell'alta Sardegna, cioè nell'antico Logudoro, che è più diffuso il cognome "Satta". Quindi dovrebbe indicare, se le nostre considerazioni sono giuste, il carattere della persona: audace e coraggioso. Non abbiamo altri suggerimenti! Non abbiamo trovato il cognome negli antichi documenti medioevali della lingua e della storia della Sardegna. Nella storia moderna e contemporanea ricordiamo: Satta Luigi, di Orgosolo(1708), primo vescovo della Diocesi di Iglesias (olim di Sulcis), dal 1763 al 1772. Satta Branca Antonio, politico repubblicano, di fede mazziniana. Nacque a Sassari nel 1861, anno in cui lo Stato cambiò da Regno di Sardegna in Regno d'Italia. Fu uno dei fondatori del quotidiano La Nuova Sardegna; deputato al Parlamento dal 1919 al 1921. Ricordiamo inoltre Salvatore  Satta (1902 - 1975), di Nuoro: giurista e scrittore. Nel 1925 si trasferì a Milano, dove esercitò la professione di avvocato. Cominciò la sua carriera di scrittore, durante la sua degenza nel sanatorio di Merano, col romanzo La Veranda. Completamente ristabilito, nel 1932 ottenne la Libera Docenza di Diritto presso l'Università di Camerino. Nel 1939 fu pubblicato il suo primo importante saggio di diritto, "Appunti di diritto processuale civile"; nel 1940, a Genova, dove gli era stata affidata la cattedra di diritto, pubblicò il saggio "Guida pratica per il nuovo processo civile italiano". Nel 1945, subito dopo la guerra fu nominato prorettore dell'Università di Trieste. Nel 1946 tornò a Genova come docente universitario. Negli anni che seguirono continuò con grande interesse la sua attività accademica e continuò a pubblicare saggi sul diritto processuale civile. Nel 1958 fu chiamato a Roma, sempre per la cattedra di diritto processuale. Nel 1970 cominciò la stesura della sua migliore opera letteraria, il romanzo, "Il Giorno del Giudizio", che fu definitivamente completata nel 1975, l'anno della sua morte: l'opera( se ne consiglia la lettura) fu poi pubblicata a Padova due anni dopo, e suscitò subito grande interesse e accese polemiche. Attualmente il cognome Satta è presente in396 Comuni italiani, di cui 140 in Sardegna: Sassari 557, Cagliari 211, Nuoro 146, Olbia 139, Ozieri 137, Luras 97, etc.

SATTIN
SATTINI
SATTINO

Sattin, oltre al nucleo veneto nel padovano soprattutto, a Padova, Albignasego, Anguillara Veneta, Conselve, Cartura, Merlara, Tribano e Bagnoli di Sopra, nel rovigoto, a Rovigo e San Martino di Venezze, Vicenza e Cavarzere nel veneziano, possiede anche un piccolo ceppo triestino, Sattini, quasi unico, sembrerebbe del ferrarese, Sattino, praticamente unico, sembrerebbe torinese, potrebbe derivare dal nome di origini celte Satinus, forse portato dai capostipiti, nome a sua volta derivato dal termine celta sati (ricchezza, averne abbastanza), ma non si può escludere una derivazione da un soprannome originato dal termine veneto sattin (zampetta).

SATURNALE

Saturnale, praticamente unico, sembrerebbe del napoletano, si dovrebbe trattare di un cognome attribuito ad un trovatello.

SATURNI
SATURNINI
SATURNINO
SATURNO

Saturni ha un ceppo ad Ostra Vetere, Senigallia ed Arcevia nell'anconetano ed uno romano a Roma ed a Formello, Saturnini ha un piccolo ceppo ad Oppeano e Bovolone nel veronese, uno a Luco dei Marsi nell'aquilano, ed uno a Roma ed a Paliano nel frusinate, Saturnino ha un ceppo piccolissimo nell'alessandrino, uno a Roma ed a Formia e Sperlonga nel latinense, uno nel napoletano a Pozzuoli, Napoli, Castellammare di Stabia ed Ischia, e nel salernitano a Cava de' Tirreni, presenta anche un piccolissimo ceppo a Castrovillari nel cosentino, Saturno ha vari ceppi in giro per l'Italia, a Genova ed a Balestrino nel savonese, in Sardegna ad Ozieri nel sassarese, a Roma, nel napoletano a Napoli, Castellammare di Stabia, Acerra e Casoria, ma il ceppo principale è nel salernitano, a Camerota, Pagani e Centola, presenta anche un piccolissimo ceppo in Puglia ad Acquaviva delle Fonti nel barese, in Calabria a Lamezia Terme (CZ) ed in Sicilia a Marsala nel trapanese, dovrebbero derivare direttamente o tramite ipocoristici dal cognomen latino Saturnius o Saturninus, portati ad esempio dal questore Lucius Appuleius Saturnius  dei tempi di Cesare e Cicerone, o da Lucius Antonius Saturninus Governatore della Germania sotto Domiziano.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Saturno è cognome siciliano, calabrese, salentino e napoletano. Viene dal termine calabrese '
saturnu' = taciturno, ruvido. Rohlfs 168.

SAU

Tipico sardo, distribuito in tutta l'isola, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo sardo sau ( filo di lana ) o anche da modificazioni del termine sardo sagu (coltre, coperta, mantello di lana), collegato quindi probabilmente con il mestiere del capostipite.
integrazioni fornite da giuseppe Concas
SAU:
sagu in log. antico; sau nel log. moderno; dal latino sagum = saio, o mantello dei soldati, o pezzo di lana grossolana e spessa: sagum sumere (per i soldati) = tenersi pronti alla guerra. In alcune parti della Sardegna su sagu o sau è il gonnellino nero in orbace, sotto cui sono i calzoni di lino bianco, del costume tradizionale sardo; ma nella maggior parte dell'isola tale gonnellino è detto sa bràga (braca) o sa ràga. Nel Logudorese antico troviamo Sagu e Braca, come cognomi - CSMS, XI, XIII sec. cap. 30 (vedi più giù alla voce, CSMS - Gosantine Sagu). Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI°, XIII° secolo, al capitolo 209, troviamo: comporaili (un acquisto) a Petru de Serra, Digiti Truncu(dal dito mozzato), .J. sollu de terra (un soldo di terra - soldo aureo sardo) supra custa ki conporai a Travesu Catha, et ego deindeli .J. sagu (ed io gli ho dato un "sagu" = coperta di lana, probabilmente di orbace). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo, troviamo (al cap. 1°): comporaili a Petru Pulice binia (una vigna) in unu clusu et deibili (gli ho dato), .III. sollos de labore et tremisse (tremisse = un terzo del soldo aureo sardo). Negli antichi documenti della lingua e della storia della Sardegna ritroviamo il vocabolo, nelle due uscite, sagu (più antica) e sau come cognome. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Sau Bernardo, jurato ville Bitiri, * Bitiri...villaggio distrutto: del Meylogu. Contrate de Ardar et Meylogu; Sau Georgio, jurato ville Boon, * Boon.Bono (attuale). Curatorie de Anella; Sau Guantino, ville Macumerii, *** MACUMERII et Curatorie de Marghine de Gociano.Macomer etc.  In posse Chelis Simonis, notarii publici...die XII Januarii 1388. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo lo troviamo nella variante più antica : Sagu Janne(149), in una permuta di vigne: Ego prior Ioanne(di San Nicola)ki tramutai cun Ianne Sagu, genneru de Petru De Mela, binia po binia (vigna con vigna).Nel Condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS, XI, XIII secolo, abbiamo: Gosantine Sagu (30, 32, 33) : comprè de Andria Tertesu, y de sus hermanos Gosantin y Marg. Tierra in funtana.Test. Gosantin Sago, y Furado Braca. Attualmente il cognome Sau è presente in 117 Comuni italiani, di cui 41 in Sardegna : Sassari 154, Tonara 153, Cagliari 81, Nuoro 50, etc.

SAUDA

Sembrerebbe tipico della val Rendena, è molto raro, potrebbe derivare da un nome di località basato sul termine medioevale germanico saudus (non coltivato), in uno scritto dell'ottavo secolo si legge ad esempio: "...inter oliueto Taiperti castaldii et curte de filiis quondam Auduale, hec ipsa petia integra, una cum pomifera sua. similiter alia petia de oliueto una cum terra sauda uel pomifera...".

SAUDO

Saudo, ormai quasi scomparso in Italia, presentava un piccolissimo ceppo nell'area del Trentino Alto Adige ed uno in Sicilia, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine medioevale germanico saudus (non coltivato), ma potrebbe anche derivare dal nome medioevale Saudus, originato dal nome arabo Saudi.

SAUL
SAULE
SAULI
SAULINI
SAULINO
SAULLE
SAULLI
SAULLO
SAULO

Saul è assolutamente rarissimo, Saule è triestino, Sauli ha un ceppo triestino, uno romano ed uno abruzzese a Civitella Roveto nell'aquilano, Saulini ha un ceppo a Roma ed a Bellegra nel romano, Saulino ha un ceppo a Roma, uno ad Isernia ed uno nel napoletano, a Napoli, San Paolo Bel Sito, Nola e Liveri, Saulle ha un ceppo campano tra casertano, napoletano e salernitano ed uno nel barese, Saulli è tipico di Roma e Rieti, Saullo ha un ceppo campano a Napoli e a Pisciotta (SA), uno cosentino a Montalto Uffugo ed aree viciniori ed uno siciliano ad Alcamo (TP), Saulo ha un piccolo ceppo romano ed uno a Cetraro (CS), dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite alterazioni ipocoristiche o dialettali, o dal nome giudaico Saul o dal nomen latino Saulus, ricordiamo che Paolo di Tarso prima della conversione si chiamava Saulo: "...Saulus Hebreo sermone temptatio dictus, eo quod prius in temptatione aecclesiae sit uersatus. Persecutor enim erat, inde nomen habebat istud quia persequebatur Christianos. Postea mutato nomine, de Saulo factus est Paulus, quod interpretatur mirabilis siue electus. ...".

SAURI
SAURO

Sauri, molto molto raro, ha un piccolo ceppo nel veneziano ed uno nel Lazio, Sauro invece  ha ceppi in giro per l'Italia, nel comasco e varesotto, nel veronese, nel triestino, a Roma, Nel napoletano, beneventano e Molise, nell'avellinese e nel foggiano, nel cosentino e catanzarese ed in Sicilia nel palermitano e nell'ennese, dovrebbero derivare dal nome medioevale Saurus di cui abbiamo un esempio in uno scritto della seconda metà del 1100: "...imperator Fredericus instinctu Dei permotus, ad recuperandam christianorum terram ultra mare cum valido exercitu in die sancti Georgii iter arripuit. Et in eodem anno interfectus est comes Saurus idus Maias et in ipso anno hobiit ...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sauro è cognome siciliano dal greco '
saúros' = lucertola. Rohlfs 168.

SAVARESE

Savarese sembrerebbe tipicamente campano, del napoletano, in particolare di Vico Equense e Napoli, con consistenti presenze anche a Castellammare di Stabia, Sant'Anastasia, Piano di Sorrento, Sorrento, Marano di Napoli, Pompei, Massa Lubrense, Sant'Agnello, Meta, Bacoli, Qualiano e San Giorgio a Cremano, e di Cava de' Tirreni, Pagani e Salerno nel salernitano, dovrebbe trattarsi di una forma etnica derivata da paesi come Sava nel salernitano, forse il luogo d'origine dei capostipiti. Difficile ipotizzare una derivazione dall'antica città ungherese di Savaria (nome latino antico dell'attuale Szombathely), anche se non sarebbe impossibile, in quanto potrebbe essere arrivato questo termine portato da legionari romani e più tardi da militari al seguito dell'imperatore svevo.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Savarese è cognome siciliano dal cognome greco
Sávaris. Rohlfs 168.

SAVARESI

Savaresi è tipicamente lombardo, di Cremona, Milano e Brescia, si può ipotizzare una derivazione dall'etnico dell'antica città ungherese di Savaria (nome latino antico dell'attuale Szombathely), in quanto potrebbe essere arrivato portato da legionari romani o dalle milizie gotiche.

SAVASTA
SAVASTANO
SAVASTI
SAVASTIO

Savasta, abbastanza raro, è specifico siciliano, Savastano è tipico campano, dell'area che comprende il casertano, il napoletano ed il salernitano, Savasti, quasi unico, è del napoletano, Savastio, molto molto raro, sembrerebbe del foggiano, dovrebbero tutti derivare dal toponimo palestinese Savasta o Sabasta l'antica Samaria o dall'etnico della regione omonima. Traccia di questa cognominizzazione la troviamo con il Monsignor Ignazio Savastano Vescovo di Gallipoli dal 1759 al 1769.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Savasta è cognome siciliano dal cognome greco
Sevastós, derivato dall'aggettivo 'sevastós' = onorato.

SAVELLA
SAVELLI
SAVELLO

Savella, molto molto raro, potrebbe essere panitaliano, Savelli è diffuso in Romagna, Toscana e Lazio, Savello è praticamente unico, dovrebbero tutti derivare dai Sabelli (sabini), popolazione preromana, ma in alcuni casi possono derivare da toponimi come Savelli di Norcia (PG).  Tracce di questa cognominizzazioni si trovano fin dal 1200 nello stato pontificio tra i nobili romani, molti Savelli furono Cardinali o Capitani di ventura, alcuni vennero infeudati come Signori di Ariccia, di Albano, di Palombara e di Rignano.

SAVERI
SAVERINI
SAVERINO
SAVERIO

Saveri è specifico dell'area che comprende perugino, ternano, viterbese e romano, Saverini, quasi unico, sembrerebbe toscano, Saverino ha un ceppo calabrese nel reggino, a Gioia Tauro, Grotteria, Gioiosa Ionica e Roccella Ionica, ed a Catanzaro, ed uno siciliano, a Palermo, Ficarazzi, Bagheria e Termini Imerese nel palermitano e ad Alcamo nel trapanese, Saverio, molto molto raro, ha un ceppo nel tarentino ed uno nel lecchese, dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome italiano Saverio, un'alterazione del nomen latino Severus o Severius.

SAVI
SAVIO

Savi dovrebbe avere un nucleo nelle province di Parma e Piacenza ed uno nel Lazio, Savio è molto diffuso in tutto il nord con ceppi non secondari anche nel napoletano ed in Sicilia, dovrebbero derivare dal nome medioevale Savius. In un atto legale del 648 troviamo un tal Savius Vagus Merceres, tracce di un principio di queste cognominizzazioni le troviamo nel Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale sotto l'anno 1195 a Varese in una charta venditionis si può leggere: "Anno dominice incarnacionis milleximo centeximo nonageximo quinto, decimo septimo die mensis aprilis, indictione .XIII.ma. Vendiderunt ad proprium Marchisius Savius et Albertus filius eius de Malnate presbitero Henrico de Vellate et Alberto de Bubiate, canonicis et recipientibus nomini et utilitati ecclesie Sancti Victoris de Varisio...".
ipotesi fornite da Marco Savi
il ceppo laziale del cognome Savi deriverebbe da
Savus e non da Savius, dato il fatto che savus in latino è una contrazione di Savinus ovvero Sabino (abitante della Sabina). La teoria è plausibile dal punto di vista etimologico ed è congruente con la distribuzione geografica del cognome, visto che la grande maggioranza dei Savi del Lazio, esclusi quelli del capoluogo, si trovano localizzati a Nord-Est di Roma, ovvero nell'area dell'antica (e odierna) Sabina, e nelle zone limitrofe.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Savi, Savio: in Emilia-Romagna è documentata la forma Savi, al 36° posto a Piacenza. Si tratta della cognominizzazione del nome
Savio, originato da un soprannome determinativo 'savio' = sapiente, prudente, saggio. Deriva dal francese antico 'sage', dal latino parlato 'sapiu(m)', connesso con il verbo 'sapere' = colui che ha senno, che è saggio. L. Paraboschi, Cognomi della Emilia Romagna, 170.

SAVIA

Molto raro. sembra avere due ceppi, nella provincia di Verbania e nel catanese, dovrebbe derivare dal cognomen latino Savia, il femminile di Savius.
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Sàbia (Sabìa) è cognome lucano presente a Pietragalla, Potenza, Rionero in Vùlture e spesso altrove, anche calabrese, brindisino ed a Taranto: deriva dal termine '
savia'. Rohlfs, Cognomi lucani.

SAVIAN
SAVIANE

Savian è del veneziano, di Caorle, Cavallino, Annone Veneto e Portogruaro, e di Maserada sul Piave nel trevisano, Saviane è tipico del bellunese, di Puos d`Alpago in particolare, ma anche in misura minore di Tambre e Ponte nelle Alpi e di Montebelluna nel trevisano, dovrebbero derivare da modificazioni dialettali del nome medioevale Savianus.

SAVIANI
SAVIANO

Saviani, assolutamente rarissimo, sembra specifico della bassa provincia di latina, Saviano è tipico del napoletano, derivano dal toponimo Saviano (NA). (vedi anche SAVIAN)

SAVIER
SAVIERO
SEVIER
SEVIERI
SOVIER
SOVIERI
SOVIERO

Savier e Saviero sono praticamente unici, Sevier, che sembrerebbe unico, è fiorentino, Sevieri ha un ceppo nell'area toscana tra lucchese e pisano ed uno a Perugia, Sovier ha una  presenza in Campania, Sovieri, molto molto raro, è specifico della zona di confine tra aretino e perugino, Soviero è del napoletano, di Striano, Visciano e San Giuseppe Vesuviano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da alterazioni del nome medioevale germanico Savaricus, o da alterazioni del nome latino Severus (vedi SEVERI), passando a volte attraverso la sua variante spagnola Javier o Xavier.

SAVIGNANI
SAVIGNANO

Savignani, assolutamente rarissimo è specifico del perugino, zona tra Citta` Di Castello ed Umbertide, Savignano ha una presenza autonoma in Toscana ed un ceppo in Campania con massima concentrazione a Savignano Irpino e Gesualdo in Irpinia, dovrebbero tutti derivare da toponimi come Savignano Irpino (AV) o Savignano sul Rubicone (PU) e Savignano Panaro (MO). Di queste cognominizzazioni troviamo tracce ne Dell'origine de' Cognomi di Ludovico Antonio Muratori ( 1672 -1750), che scrive di un trasferimento della nobile famiglia dei Savignani da Modena a Bologna, nel libro di ricordi dell'aretino Francesco Redi si legge ad esempio: "...Ricordo come, infino sotto il dì 25 di maggio 1673, pagai al Padre Emilio Savignani della Compagnia di Gesù scudi sessanta, di lire sette per scudo, d'ordine del Sig. Niccolò Stenone di Danimarca ...".

SAVIGNON
SAVIGNONE
SAVIGNONI

Savignon è unico, Savignone, quasi unico, è piemontese, come Savignoni, che ha un piccolo ceppo ad Alessandria ed uno a Roma, dovrebbero derivare da ipocoristici francesi del nome latino Sabinus, diventato Savinus grazie al fenomeno del betacismo, bisogna però anche considerare che potrebbero anche essere proprio di origine francese e derivare da toponimi come Sauvignon, di cui ne esiste più d'uno in Francia.

SAVINA
SAVINI
SAVINO

Savina ha un ceppo a Parma, uno tra le province di Roma e L'Aquila ad Avezzano (AQ) ed a Roma, ed uno nel leccese a Leverano e Veglie, Savini è distribuito uniformemente lungo l'asse della via Emilia, da Milano a Rimini e di qui fino agli Abruzzi, Savino invece è specifico dell'area che comprende Campania, Puglia e Basilicata, dovrebbero derivare dal vocabolo latino sabinus (del popolo dei Sabini) o dal nomen Savinus che ne è derivato o dall'ipocoristico del nome Savius.

SAVIOLI

Non comune, presenta sicuri ceppi nel riminese e ravennate, ma non si possono escludere nuclei secondari, nel Veneto e altrove, dovrebbe derivare dal nome medioevale Savius. 

SAVIONI

Assolutamente rarissimo, dovrebbe essere milanese, dovrebbe derivare dal nome medioevale Savius. 

SAVIOZZI

Saviozzi è un cognome tipicamente toscano, del pisano ed in particolare di Cascina, di Pisa, di San Giuliano terme e di Vecchiano, con ceppi anche a Livorno, dovrebbe derivare da un soprannome come quello attribuito al poeta medioevale Simone Serdini da Siena (~1360-1421) detto il Saviozzo, ma è pure possibile se non addirittura più probabile una derivazione da una forma ipocoristica del nome medioevale Savius (vedi Savi).

SAVO

Savo ha un grosso ceppo a Frosinone e nel frusinate a Torrice, Anagni, Ceccano, Ripi, Pofi ed Alatri, a Sezze, Latina e Cisterna di Latina nel latinense ed a Roma e Velletri nel romano, un ceppo nel salernitano ad Amalfi, Salerno ed Atrani, ed un piccolo ceppo a Pietrapaola nel cosentino, potrebbe derivare da nomi di località come Savo di Torrice nel frusinate, ma, molto più probabilmente deriva dal nome slavo Savo, nome anche di un fiume della Dalmazia.

SAVOCA

Savoca è decisamente siciliano, della parte centrorientale dell'isola, del messinese, del catanese e dell'ennese, in particolare, con massima concentrazione ad Enna, Catania, Merssina e Palermo, dovrebbe derivare dal nome del paese messinese di Savoca, o da nomi di località attraversate dal torrente Savoca, in epoca medioevale il paese di Savoca era una vera e propria città, con un castello ed un'ampia cinta muraria.

SAVOIA
SAVOIE
SAVOJA

Savoia è panitaliano, Savoie, molto molto raro, è specifico della Val d'Aosta, Savoja, molto raro, sembrerebbe siciliano, con un piccolo ceppo nel messinese e nel nisseno, questi cognomi dovrebbero derivare dai vari toponimi contenenti la radice Savoia, come ad esempio Verrua Savoia nel torinese, Iolanda di Savoia nel ferrarese, Margherita di Savoia nel foggiano, Savoia di Lucania nel potentino, Valsavoia nel siracusano o altri simili ed in qualche caso potrebbero derivare dal fatto di essere i capostipiti originari della regione oggi francese della Savoie.

SAVOLDELLI
SAVOLDI

Sono entrambi specifici del bergamasco e bresciano, derivano dal nome Savoldo in uso già dal medioevo, di cui si hanno tracce ancora in un atto notarile del 1648 dove si legge di una cessione di un terreno, sito in Vigano, da parte di Savoldo di Domenico Minoia a Giovanni Giacomo fu Carlo Terzi.  Nel 1480 nasce  Brescia il pittore Giovanni Girolamo Savoldo dal quale il giovane Caravaggio apprenderà, un secolo dopo,  l'uso dei toni freddi e il tocco luminista.
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Savoldi, Savoldelli, questi due cognomi lombardi Lurati 425 scrive che il loro etimo va individuato nelle pratiche medievali di assegnare il nome di persona
Saporito accanto a Sapore e a Savorellus per rafforzare il concetto di saporitezza (gradevolezza) del bambino.

SAVONA

Savona ha un ceppo in Liguria e nel cagliaritano, sempre di origini liguri, un ceppo tra romano e frusinate, uno nel napoletano ed uno nella Sicilia occidentale, dovrebbero derivare o dal toponimo ligure Savona o dal nome medioevale che da quella città deriva, era una consuetudine medioevale attribuire ai propri figli i nomi delle più importanti città italiane.
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Savona cognome dal toponimo omonimo. A tal proposito G.B. Pellegrini in Toponomastica italiana,1990, scrive "incerto è l'etimo di '
Savona' da Sauone (abl.) citato da Livio che lo definisce oppidum nel territorio dei Liguri Alpini: come attestazione si ha poi Saona (sec. VII). Qualora fosse di origine ligure indoeuropea si potrebbe pensare alla radice *seu- 'umido, bagnato', cfr. l'idronimo Sava e a. a. tedesco sou 'umore"."

SAVONAROLA

Savonarola, ormai quasi scomparso, dovrebbe essere di origini venete, probabilmente padovane, dovrebbe derivare da un soprannome originato da una forma ipocoristica del termine dialettale saonaro (produttore di sapone) o del termine saonaria (saponaria, erba utilizzata, per le sue proprietà saponose, per lavare i panni).

SAVORE
SAVORELLI
SAVORI
SAVORIN
SAVORINI
SAVORINO

Savore, Savori, Savorin e Savorino sono quasi unici, Savorelli sembra essere specifico del forlivese e del ravennate, tracce di questa nobile famiglia si trovano ad esempio nel 1400 con il condottiero Forlivese comandante delle truppe di Caterina Sforza, nel XVI° secolo i Savorelli  si fregiano del titolo di Conte, Savorini, molto molto raro, è specifico del bolognese, dovrebbero derivare da soprannomi dialettali originati dal termine emiliano savore, che ha vari significati, che vanno dal condimento pepato al fatto di avere le palpebre cispose, possibile caratteristica fisica del capostipite.
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Savorelli Cfr. Savoldi.

SAZIA
SAZIO

Sazia è unico e dovrebbe trattarsi di un'errata trascrizione del cognome Sazio, che ha un ceppo a Casorate Primo nel pavese, uno a Napoli, uno nel leccese a Monteroni di Lecce e Lecce ed uno in Sicilia a Ravanusa nell'agrigentino, e che dovrebbe derivare dall'italianizzazione del nome latino Satius, attribuito normalmente all'ultimo figlio di una famiglia numerosa, il termine latino satius significa infatti più che sufficiente.

SBANO

Sbano ha un ceppo nel brindisino a Carovigno e San Vito dei Normanni ed uno a Paola nel cosentino, potrebbe derivare dall'italianizzazione del nome gotico Spane, o dell'albanese Saban o del nome ebraico Shebaniah,  ma la cosa più probabile è che si tratti invece di una forma dialettale di un soprannome basato sul termine spano (glabro, spelato).

SBARAGLI
SBARAGLIA
SBARAGLIO

Sbaragli ha un ceppo nell'alta Toscana ed uno nel forlivese, Sbaraglia è tipico del forlivese e della fascia che comprende Marche, Umbria, Abruzzo e Lazio, Sbaraglio è quasi unico, dovrebbero derivare da soprannomi.  Troviamo tracce di questa cognominizzazione a Sondrio nel 1600 con un certo Giacomo detto Sbaraglia, in Emilia nel 1700 con un certo Girolamo Sbaraglia.

SBARDELLA
SBARDELLATI

Sbardella è laziale, Sbardellati ha un ceppo nel bresciano e forse un altro nucleo in Toscana, del ceppo bresciano troviamo tracce già nel 1562, quando Damianus Turlinus scrive "Orationes duae in sacrosancto oecumenico Concilio Tridentino habitae a R. P. Andrea Duditio Sbardellato, Episcopo Tininien.". Questi cognomi dovrebbero derivare dal vocabolo sbardellare (essere scombinato) di cui si hanno tracce anche nel Morgante nell'anno 1481.

Un tratto il zaffo avessi tu cavato! -
Rispose Gan: - Tu hai il capo pien di grilli,
e fusti sempre pazzo e sbardellato. -
Diceva Astolfo a Malagigi allora:

"Questo libro tracta di Carlo Magno traducto di latine scripture antiche degne di auctorita & messo in rima da Luigi de Pulci Ciptadino Fiorentino. " anno 1481

SBARSI
SBARZI

Sbarsi, molto molto raro, è tipico della Lombardia sudoccidentale, di Milano e del pavese soprattutto, Sbarzi, assolutamente rarissimo, è probabilmente originario del pavese, potrebbero derivare, tramite l'aggiunta di una s- epentetica, da una forma dialettale del nome di una località come Castellazzo de' Barzi, una frazione di Robecco sul Naviglio nel milanese, o anche da un'alterazione del cognome Barzio (vedi BARZIO), ma non si può escludere che possano derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale lombardo sbarzo (cavedano, pesce di fiume).

SBARZAGLI
SBARZAGLIA

Sbarzagli, molto molto raro, è dell'area bolognese, romagnola, Sbarzaglia, meno raro, è tipico della stessa area, ma del ravennate in particolare, potrebbero derivare, con l'applicazione di una esse prostetica, forse con valore dispregiativo, da soprannomi originati dal vocabolo medioevale germanico barskalk inteso come servus ecclesiae (servo alle dipendenze di prelati o di comunità religiose), o anche come servo della gleba. (vedi anche BARZAGLI)

SBERLATI

Sberlati è specifico del riminese, di Bellaria Igea Marina e Rimini, potrebbe derivare da un soprannome che si riferisca forse ad un episodio durante il quale il capostipite venisse preso a sberle o schiaffi, ma il termine sberlare in alcuni casi, in Romagna, assume il significato di sgranare gli occhi, assumenre uno sguardo stralunato, ed in questo caso il cognome deriverebbe da un soprannome motivato dall'aspetto dei capostipiti.

SBERNA
SBERNI
SBERNINI
SBERNO

Sberna ha un ceppo nel bresciano a Mazzano, Rezzato, Castenedolo e Brescia, uno siciliano a San Cataldo nel nisseno, a Sant'Agata di Militello e Acquedolci nelò messinese, a Leonforte ed Enna nell'ennese, un ceppo nel viterbese a Corchiano, Viterbo e Barbarano Romano ed a Roma ed uno, molto piccolo in Umbria, a Piegaro, Città delle Pieve e Perugia nel perugin,o ed a Terni, Sberni è praticamente unico, Sbernini, molto molto raro, è tipico dell'area che comprende cremonese e parmense, Sberno, molto molto raro, è tipico di Catania, dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale Sberna di cui abbiamo un esempio d'uso in Toscana nel 1500: "Questi sono li statuti del castello e comune di Vico Pisano ordinati per li prudenti huomini Matteo di Guglielmo di Princivalle, Mariano di Michele Agnolo Calese, Francesco di Antonio di Arrigo e Agostino di Marco di Sberna, tutti di Vico Pisano, eletti e deputati istatutarii e compositori delli statuti et ordini del castello e comune di Vico predetto dal prefato magnifico signore Tommaso Rucellai e dagli huomini di detto comune secondo gli ordini, corrente l'anno del Signore nostro Giesù Christo, della sua salutifera incarnatione 1538 al corso fiorentino e 1539 allo stilo pisano al tempo del Pontificato del santissimo Papa Paolo terzo l'anno 4° e prima. ...", questo nome origina da un soprannome cui si attribuiscono due significati contrastanti il primo indicherebbe una condizione agiata riferendosi al nome di un tipo di drappo o manto molto pesante il cui nome deriverebbe da Hibernia (Irlanda), sua patria d'origine, il secondo deriverebbe dal vocabolo dialettale meridionale arcaico sbernare (emettere peti).
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Sberna è cognome anche siciliano. Secondo G. Rohlfs (Dizionario storico dei cognomi nella Sicilia orientale, pag. 169) viene dalla voce siciliana '
sberna' = ontano. Secondo Giuseppe Gioeni (Saggio di Etimologie Siciliane p. 242) significa invece "copertura di panno grosso". Possibile anche la derivazione dall'arabo 'burnus' che significa 'mantello', ma deriva dal latino 'birrus' con eguale significato.

SBERVIGLIERI

Assolutamente rarissimo, sembra tipico della zona tra mantovano ed Emilia.
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È il cognome Berveglieri con 's' prostetica, variante di BREVIGLIERI  per il quale manca una documentazione antica. Si terrà per buona, pur con ogni riserva, la proposta dell'Olivieri, di risalire al nome locale francese
Belvillier «bel villaggio» e conseguente cognome francese. Nel processo d'italianizzazione del cognome intervenne poi l'etimologia popolare, leggendo «breve», laddove era «bel». Fonte: F. Violi Cognomi a Modena e nel Modenese, 1996.

SBRACCIA
SBRACIA

Sbraccia ha un ceppo a Teramo e Pescara, ed uno a Roma ed Aprilia nel latinense, Sbracia, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, che dovrebbe prendere il nome dalla zona del laghetto di Sbraccia o della Contrada Valle Sbraccia nel pescarese, zona infestata dai briganti, fin dal 1500, tanto da costringere gli abitanti ad emigrare verso le città più riparate di Teramo e Pescara.

SBRANA

Sbrana è tipicamente toscano, di Pisa e del pisano, di San Giuliano Terme, Cascina e Vecchiano, di Livorno, del lucchese, di Lucca, Viareggio e Caèannori e di Massa, con un ceppo anche a Roma, potrebbe trattarsi di un matronimico riferito ad una forma contratta del nome medioevale Sobrana, in uso presso le famiglie patrizie nell'area ligure nel XIII° e XIV° secolo, ricordiamo una Sobrana Fieschi verso la fine del 1300 e come lei molte altre, secondo un'altra ipotesi deriverebbe da un soprannome forse originato dal fatto che i capostipiti fossero dei crapuloni.

SBRIZ
SBRIZA
SBRIZI
SBRIZZA
SBRIZZAI
SBRIZZI
SBRIZZO

Sbriz, assolutamente rarissimo, è del pordenonese, Sbriza, praticamente unico, è del catanese, Sbrizi, quasi unico, sembrerebbe campano, Sbrizza, ha qualche presenza in Veneto ed un piccolissimo ceppo in Sicilia a Mineo nel catanese, Sbrizzai ha un ceppo friulano a Paularo nell'udinese, uno piccolissimo a Trieste, con presenze anche in Veneto, Sbrizzi ha un ceppo friulano nel pordenonese a San Giorgio della Richinvelda, qualche presenza nell'udinese a Flaibano ed Udine ed un ceppo a Trieste, ed uno in Campania nel napoletano, a Napoli, Quarto, Gragnano, Marano di Napoli e Giugliano in Campania, Sbrizzo, quasi unico, è friulano, potrebbero derivare da forme alterate dialettalmente del nome Fabrizio per aferesi, con una S- iniziale epentetica, secondo un altra ipotesi deriverebbero invece da soprannomi originati dal termine dialettale veneto sbrissar (scivolare).

SBROLLA
SBROLLI
SBROLLINI

Sbrolla ha un ceppo a Porto Sant'Elpidio e Fermo nell'ascolano ed uno molto piccolo a Roma, Sbrolli ha un ceppo nel senese ad Abbadia San Salvatore e soprattutto a Piancastagnaio, ed un ceppo a Roma, Sbrollini ha un ceppo marchigiano a Potenza Picena nel maceratese, a Senigallia e Montemarciano nell'anconetano ed a Mondolfo nell'urbinate, e presenze nel salernitano, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine italiano arcaico sbrollare (rendere brullo, spogliare, denudare), a sua volta derivato dall'alterazione del verbo latino mediovale experulare, termine spiegato da Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) nelle sue Dissertazioni: "... I Modenesi non dicono brullo, ma sbrollo, nato da sbrollare, significante nudare substantiis, vestibus, ec. Verbo tale non altronde si fondò che da perula o pera de' pellegrini. Se ne stupirà chi legge. Rito celebre ne' vecchi secoli di coloro che andavano in pellegrinaggio, fu di prendere la pera (oggidì bisaccia, tasca, scarsella, saccoccia) ...".

SBROGGIO
SBROGGIO'

Sbroggio, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione di Sbroggiò, che è tipicamente veneto di Roncade, Preganziol e Mogliano Veneto nel trevisano e di Venezia, e che dovrebbe derivare da un soprannome dialettale basato sul termine veneto arcaico sbrògiar (scalfire, sbucciare, scorticare), forse ad indicare che il mestiere del capostipite fosse quello di tohliere la pelle agli animali da macello, o da un'alterazione del termine sbruachio (di vivanda spappolata ed informe) con un significato relativo meno chiaro.

SBROZI

Praticamente unico, forse originario del centro Italia, potrebbe derivare da un vocabolo dialettale dell'Italia centrale (Marche - Umbria) sbrozo (dentellato, seghettato).

SBUELZ

Sbuelz è tipico dell'udinese, di Tricesimo ed Udine, secondo i ricordi di una nostra lettrice potrebbe essere di origini ungheresi.

SCABELLI
SCABELLO

Scabelli, è quasi unico, dovrebbe trattarsi di una forma alterata del cognome Scabello, che è specifico dell'area veneziana e trevisana, di Venezia soprattutto e di Maserada sul Piave nel trevisano, e che dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine scabello, una forma arcaica per sgabello (piccola panchetta per salire più in alto o sedersi), esiste una località Scabello nel veneziano, ma è improbabile che sia questa l'origine del cognome.

SCABINI
SCAVINI

Scabini è specifico dell'area che comprende soprattutto il pavese, ma anche le zone limitrofe dell'alessandrino, genovese, piacentino e milanese, a Voghera, Golferenzo, Santa Maria della versa, Pavia e Brallo di Pregola nel pavese, ed a Milano, Scavini, molto più raro, ha un piccolissimo ceppo nel verbanese ed uno a Vigevano nel pavese, dovrebbero derivare direttamente o tramite betacismo dal termine germanico in uso presso Longobardi e Franchi scabinus (magistrato municipale e amministratori delle gabelle), attività probabilmente svolta dai capostipiti, dell'uso di questo termine abbiamo un esempio nell'anno 865 a Brescia: "...Vassalli suprascripto Adelberti Marchioni Teudifrasciu Comes ipsius civitatis; Rotari et Petrus Scavinis ipsius civitatis.." o anche nel modenese "..Iohannes de quondam Constammo scavinus di Brento..", ad Arezzo nel 936: "..Lambertus notarius et scabino interfui ..".

SCACCABAROZZI

Specifico del milanese e comasco. Si tramanda che questa famiglia di origine milanese abbia tratto il proprio cognome da un servizio fatto durante l'infierire della peste in Milano. Mancando gente che si prestasse all'incresciosa e pur necessaria opera di portare i morti alla sepoltura e scarsi essendo i mezzi per trasportarli per tanto infierir del male, questa famiglia si prestò al pietoso e ingrato ufficio servendosi di numerosi barocci, tanto che le fu dato il soprannome di Scarica barocci, che poi si tramutò in Scaccabarozzi. Fu famiglia antica le cui memorie risalgono al XII° secolo. Un certo Giordano fu costituito vicario imperiale a Milano da Federico Barbarossa, un Beltramo fu console di Milano nel 1164, un Alberto fu podestà di Como nel 1219, un Lantelmo canonico della metropolitana, nel 1152 fu inviato dalla Repubblica milanese in qualità di legato al papa Innocenzo IV° per ottenere la canonizzazione di S. Pietro Martire Veronese, un Giacomo si trova fra i firmatari di parte nobile nell'atto di concordia fra nobili e plebei di Milano nel 1258, un Giovanni fu fatto cavaliere da Matteo Visconti sul campo di battaglia di Parabiago per l'indomito valore, un Arostello fu cavaliere e decurione milanese, un altro Giacomo, nobile e generoso cavaliere, nel 1320 eresse e dotò la chiesa di S. Maria Annunziata a Milano mentre suo fratello Catellano fu podestà di Pavia nel 1322.  I De Scachabarociis, famiglia ghibellina, sostenitrice dei Visconti, venne annoverata dall'Arcivescovo Ottone nella matricola delle famiglie nobili di Milano. Nel 1402 Giovanni Scaccabarozzi era stato eletto priore maggiore del monastero di Pontida ed era quindi il beneficiario della commenda. Gli Scaccabarozzi avevano vari beni in Brianza, soprattutto a Montevecchia e a Brivio in frazione Vaccarezza con diversi poderi e case, nel 1409 erano Signori di Cassago, che avevano anche acquisito il godimento delle terre di Pontida.  A Cassago la loro influenza era notevole, tanto che il 17 luglio 1412, in un momento drammatico per le sorti del Ducato milanese, un certo dominus Raynerius De Scachabarociis, che era inserito nel 1408 nell'elenco dei "nobiles familiares et officiales de curia de nostri illustrissimi principis et dominis" duca Giovanni Maria Visconti, riconobbe, al duca di Milano Filippo Maria Visconti (1412-1447) la fidelitas de terra Cassaghi.

SCACCHI
SCACCO

Scacchi è raro e sembra presentare due nuclei, uno nel Lazio ed uno nel sudmilanese e lodigiano, Scacco, molto raro, potrebbe avere un nucleo nel catanese e uno nel Veneto, dovrebbero derivare dall'occupazione dei capostipiti che molto probabilmente facevano i servitori chiamati scalchi in epoca medioevale dal gotico skalks o dal antico alto tedesco scalch. Il ramo umbro della famiglia Scacchi annovera molti medici tra le sue fila, Antonio Scacchi, nel 1400 lo troviamo in Francia come medico di Luigi XI, nel 1540 Durantes Scacchus Norcinus (Durante Scacchi) dà inizio alla grande scuola dei dottori di Preci, alle dinastie degli eruditi scrittori di medicina, punto fermo per tutti i preciani, empirici e non, con scritti di buon livello ai quali attinsero o si uniformarono non solo scolari dì terra umbra. Durante nacque a Preci (PG), giovanissimo si trasferì a Roma dove frequentò la scuola di Realdo Colombo, nel 1562 Giacomo Scacchi ottenne a Roma la licenza perpetua per aposteme, ernie, cataratte, ulcere, ecc

SCACCIANEMICI

Scaccianemici, quasi unico, forse campano, dovrebbe trattarsi di un cognome attribuito ad un trovatello, come augurio che potesse allontanare ogni possibile nemico.

SCACCIATI

Scacciati ha un ceppo a Firenze ed uno a Cascina nel pisano, si dovrebbe trattare di un cognome originario di Lucca, nel Nuova Cronica di Giovanni Villani, libro IX°, XXVI, possiamo leggere: ".. E veniva fatto, se non che lo 'ndugio de la cavalcata de la gente del duca si tardò, e in questo mezzo alcuno de la casa medesima de' Quartigiani per viltà e paura lo scoperse a Castruccio. Per la qual cosa Castruccio subitamente fece serrare le porte di Lucca, e corse la terra con sue genti, e fece pigliare XXII di casa i Quartigiani e più altri, e trovare le dette insegne. Messer Guerruccio Quartigiani con III suoi figliuoli fece impiccare co le dette insegne a ritroso, e altri di loro fece propagginare, e tutti gli altri de la casa de' Quartigiani, ch'erano più di C (cento), gli cacciò de la città di Lucca e del contado. E questo fu a dì XII di giugno nel sopradetto anno. E ciò fu grande sentenzia e giudicio di Dio che gli detti della casa de' Quartigiani anticamente guelfi furono caporali a dare la città e signoria di Lucca a Castruccio, e tradendo i Guelfi, per lui furono morti e disertati per lo simile peccato di tradimento. ..", in questo testo si ricorda che nel 1328 Castruccio Castracani degli Antelminelli (1281 - 1328), Signore di Lucca, scacciò dalla città i guelfi a lui ostili, appartenenti alla famiglia dei Quinzani con i loro sostenitori, da allora questi mutarono i loro cognomi in Scacciati rifugiandosi nella pur ghibellina Firenze, ma amica in quanto avversaria di Castruccio, e nel pisano.

SCACCINI

Molto raro, sembra di origine toscana, con areale principale nel pistoiese e nel senese, può essere derivato dal mestiere di addetto all'accensione e spegnimento dei lampioni a olio.

SCAFA
SCAFI
SCAFO

Scafa ha un ceppo a Roma ed uno primario nel napoletano a Torre Annunziata e Napoli, Scafi è tipico laziale, di Roma e Pontecorvo e Santopadre nel frusinate, Scafo è quasi unico, dovrebbero derivare dall'attività di barcaroli esercitata dai capostipiti che avrebbe dato origine ad un soprannome legato al vocabolo tardolatino scaphum attribuito ad imbarcazioni fluviali dal fondo piatto.

SCAFIDI
SCAFFIDI

Molto rari sono tipici della Sicilia, del palermitano e del messinese.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scafidi, Scaffidi è cognome siculo-calabrese che viene dal greco '
skaphídi' = piccola madia.

SCAGLIA

Scaglia è tipico della Lombardia e del Piemonte, dovrebbe derivare attraverso modificazioni da soprannomi come Scalli o Scallia attribuiti in età arcaica a quanti abitavano in colline coltivate a terrazzamenti, che potevano sembrare gli scalini di un'enorme scalinata, probabile caratteristica del luogo d'origine del capostipite. Un casato nobile degli Scaglia annoverò fra i suoi titoli quello di marchesi di Caluso, Mosso S.ta Maria e Tronzano, furono conti di Brusasco, Cavaglià, Marcorengo e Verrua e baroni di Carpenetto.

SCAGLIARINI
SCAGLIARINO
SCAGLIERINI

Scaglierini, che parrebbe unico, è probabilmente dovuto ad un'errata trascrizione di Scagliarini, che ha un ceppo nel bolognese, a Bologna, San Giovanni in Persiceto soprattutto ed Argelato, con un ceppo anche a Ferrara ed a Castelfranco Emilia nel modenese, Scagliarino, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un'errata trascrizione del precedente, che dovrebbe derivare da un soprannome originato dal mestiere dei capostipiti, forse degli spaccapietre.

SCAGLIOLA
SCAGLIOLI
SCAIOLA
SCAJOLA

Scagliola ha un ceppo a Napoli, uno a Terlizzi (BA), uno a Roma e ceppi a Canelli e Calosso nell'astigiano, a Torino, ad Alba (CN) e ad Alessandria, ed a Genova, Scaglioli è quasi unico, Scaiola è tipico del Piemonte, dell'alessandrino in particolare, di Pareto e Spigno Monferrato e di Torino, ha ceppi anche in Lombardia, Sajola è assolutamente rarissimo, dovrebbero tutti derivare da soprannomi generati dall'essere il capostipite un mastro artigiano che utilizzava la scagliola (tipo di gesso) nel suo lavoro.

SCAGLIONE

Scaglione è di origine siciliana, con un ceppo nel cosentino, dovrebbe derivare da soprannomi originati dal termine scagghiuni (canino, il dente), da wikipedia: "Lu scagghiuni è nu denti caninu",  forse ad indicare che il capostipite era dotato di canini particolarmente sviluppati o che aveva un carattere molto feroce.

SCAGLIONI

Scaglioni è specifico dell'area che comprende il basso mantovano e l'Emilia centroccidentale, e dovrebbe derivare da variazioni accrescitive dell'aferesi di toponimi come Roncoscaglia (MO) o Massa Fiscaglia (FE).

SCAGLIUSI
SCAGLIUSO

Scagliusi sembrerebbe specifico di Polignano a Mare nel barese, sempre del barese Scagliuso, parrebbe specifico di Castellana Grotte, dovrebbero derivare da soprannomi originati probabilmente da una caratteristica fisica dei capostipiti, cioè il fatto di possedere dei denti molto importanti, che nel dialetto pugliese, soprattutto quando ci si riferisce a dei cavalli, vengono chiamati scagliuni.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scagliusi, per Rohlfs 168, significa '
scaglioso'. Anche per Minervini 441 deriva da 'scaglia'.

SCAGNETTI
SCAGNETTO

Scagnetti ha un ceppo nell'udinese e veneziano, uno nel maceratese ed uno nel viterbese e romano, Scagnetto, più raro, è del veneziano e dell'udinese, dovrebbe trattarsi di forme ipocoristiche aferetiche riferite al nome Ascanio, che ci arriva dalla tradizione omerica come nome del figlio di Enea, nome diffusosi poi in Italia grazie all'Eneide virgiliana ed al culto fattone da parte della Gens Iulia che sarebbe discesa direttamente da Iulo altro nome di Ascanio.

SCAGNOLARI

Scagnolari è tipico della zona del rovigoto ai confini con il padovano ed il ferrarese, della zona di Fiesso Umbertiano in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine veneto arcaico scagno (sgabello, panca), forse riferito al mestiere di costruttore di sgabelli o, più probabilmente ad un mestiere che portava il capostipite a lavorare seduto su di uno sgabello, come ad esempio l'addetto alla mungitura, ma potrebbe anche indicare un comportamento svogliato ed accidioso dello stesso, scagnolar significava in effetti anche passare da uno sgabello all'altro senza concludere nulla.

SCALA
SCALI

Scala è un cognome panitaliano, con molti nuclei, nel veronese, nel sudmilano e lodigiano, nel genovese, nel bolognese, nel napoletano e , in Sicilia, nel catanese, siracusano e ragusano, Scali ha un ceppo genovese, uno toscano, soprattutto concentrato nel livornese, pisano, fiorentino e senese, ed uno nel reggino, dovrebbero derivare dai vari toponimi contenenti la radice Scala, come: Isola della Scala nel veronese, La Scala nel pisano, Madonna della Scala nel torinese, Santa Maria La Scala nel napoletano, Scala (ME)-(SA)-(CS), e così molti altri, ma è pure possibile una derivazione dal nome medioevale germanico Schal.

SCALABRIN
SCALABRINA
SCALABRINI
SCALABRINO

Scalabrin è tipico di Venezia e Padova e nel vicentino di Vicenza, Montecchio Maggiore, Fara Vicentino, Caldogno, Mason Vicentino e Cornedo Vicentino, Scalabrina sembrerebbe unico, Scalabrini ha ceppi in Lombardia ad Azzanello nel cremonese ed a Milano con presenze anche nell'area comasco, varesotta, un ceppo in Emilia, nel reggiano a Scandiano, Reggio Emilia, Casalgrande, Toano e Cavriago e nel modenese a Sassuolo e Prignano sulla Secchia, ed un ceppo a Roma e nel reatino, Scalabrino ha un ceppo piemontese, un piccolo ceppo a Campobasso ed uno in Sicilia nel trapanese, a Trapani, Erice, Valderice e Custonaci, con un ceppo anche a Palermo, questi cognomi dovrebbero derivare dal termine arcaico scalabrino (uomo abile di mano, disinvolto nel modo di fare), termine che deriva dal termine medioevale scanabrinus (lestofante furbacchione, ma anche ladro).

SCALAS

Scalas è tipico delle province di Cagliari ed Oristano, dovrebbe derivare da indicatori di località originati dalla posizione in salita della via per raggiungere il capostipite, in lingua sarda arcaica scalas indicava un luogo scosceso o comunque in salita.

SCALAVINO

Scalavino è specifico di Palermo, potrebbe derivare da un etnico di paesi come Scala, abbastanza diffuso in Sicilia, o di una borgata palermitana come Barone della Scala.

SCALCHI
SCALCO

Scalchi è tipico di Vicenza e del vicentino, di Montecchio Maggiore, Montebello Vicentino e Longara, con un ceppo, probabilmente secondario nel Lazio a Roma, Albano Laziale (RM) e Latina, Scalco, meno raro, ha un ceppo nel vicentino a Cartigliano, Bassano del Grappa, Vicenza,   Monticello Conte Otto, Tezze sul Brenta Schio e Rosà, nel padovano a Fontaniva e Cittadella e nel trevisano a Silea, con un ceppo anche nel Lazio a Roma e Latina, probabilmente i ceppi laziali sono il prodotto dell'emigrazione forzata di veneti per la bonifica delle paludi Pontine in epoca fascista, questi cognomi dovrebbero derivare dall'occupazione dei capostipiti che molto probabilmente facevano i servitori chiamati scalchi in epoca medioevale dal gotico skalks o dal antico alto tedesco scalch.

SCALCIONE

Rarissimo, è originario della zona di confine fra barese e materano, può derivare dall'aferesi di una variante dialettale del vocabolo mascalzone.

SCALDAFERRI
SCALDAFERRO

Scaldaferri sembra essere tipico di Lauria nel potentino, ma con ceppi anche a   Latronico (PZ), Scaldaferro è tipico dell'area vicentino padovana, di Vicenza e Costabissara (VI) in particolare, dovrebbero entrambi derivare da un soprannome originato dal mestiere di garzone di un fabbro, probabilmente svolto dal capostipite.

SCALEA

Scalea ha un ceppo nel salernitano ed uno nel reggino, deriva dal toponimo Scalea (CS).

SCALERA

Scalera è decisamente meridionale, con un ceppo tra casertano e napoletano, uno nel campobassano e foggiano, nel barese e brindisino soprattutto, e nel tarentino e materano, la massima concentrazione è a Mesagne nel brindisino e ad Altamura nel barese, in qualche caso potrebbe derivare dal nome del paese di Scalera nel potentino, ma nella maggior parte dei casi dovrebbe derivare da località dette scalera, cioè una sorta di colline coltivate a terrazze.

SCALERANDI

Scalerandi è tipico del torinese, di Pinerolo e di Cavour, dovrebbe derivare da modificazioni del termine di origine germanica scarile (capitano), ma è pure possibile una derivazione da una forma dialettale arcaica indicante gli abitanti dell'attuale Scalenghe (TO).

SCALESE
SCALESI
SCALISE
SCALISI

Scalese, abbastanza raro, è presente in Puglia e Calabria, Scalesi è assolutamente rarissimo, Scalise è calabrese, Scalisi è siciliano, dovrebbero derivare dall'etnico di paesi come Scalea (CS), Madonna della Scala (BA), Santa Maria la Scala (CT), Scala (SA), (CS), (SR), ME), ecc.

SCALETTA

Scaletta sembrerebbe siciliano, con un ceppo nel palermitano a Palermo, Termini Imerese, Altavilla Milicia, Trabia e Caccamo, ed uno nel catanese a Catania, Acicatena, Misterbianco, Gravina in Catania e Tremestieri Etneo, ed un piccolo ceppo anche nell'ennese a Barrafranca, si può ipotizzare una derivazione da forme etniche particolari riferite ai toponimi Scala presenti in Sicilia, come Scala Ritiro di Messina, o altri simili, è pure possibile una derivazione da una forma ipocoristica del nome medioevale germanico Schal.

SCALFARI
SCALFARO

Il primo  è più raro del secondo, sono tipici della provincia di Catanzaro (la pronuncia corretta è Scalfàri e Scalfàro), derivano dal mestiere di scalfatore (cioè scuoiatore di animali).

SCALIA

Scalea Scalia è tipicamente siciliano, molto diffuso soprattutto nel catanese e nel palermitano, dovrebbe derivare dai molti toponimi contenenti il termine scala come ne esistono molti in Sicilia, citiamo a solo titolo di esempio Scala nel messinese, dove ne esistono almeno quattro, e ce ne sono pure nel catanese e nel palermitano.

SCALMANI

Rarissimo è tipico del sudmilanese e lodigiano, potrebbe derivare dal toponimo Rovescala (PV).

SCALON

Scalon, abbastanza raro, è tipico del Veneto orientale e del Friuli, dovrebbe derivare da Scalon, il nome di una frazione di Vas nel bellunese.

SCALTRITO

Scaltrito ha un ceppo nel barese, a Gravina in Puglia, Poggiorsini e Spinazzola, ed uno nel messinese, a Messina e Villafranca Tirrena, dovrebbe derivare da un soprannome o anche nome augurale con il significato di Astuto.

SCALVINI

Tipico bresciano, dovrebbe derivare dal nome della Val di Scalve, o da una delle varie frazioni chiamate Scalvino che si trovano nel bergamasco e nel bresciano, tracce di questa cognominizzazione si hanno ad esempio nel 1500 a Brescia dove un certo Giuseppe Scalvino o De Scalve così scrive in una domanda d'assunzione al comune di Brescia: "...supplica Joseph De Scalve admitti pro ingegniero absque mercede...", degli Scalvini abbiamo tracce anche in un atto redatto in Sondrio nel 1600, dove si legge: "...Obligatio nobilis domini Nicolai Lavizarii Sondrii a quadris Nobilium, Vicinorum, Scalvinorum et Castioni comunis Clurii...".
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
cognome abbastanza diffuso nella Bassa Bresciana oltre che a Brescia città. Deriva dalla Valle di Scalve (BG), una valle laterale della Valcamonica.

SCALZI
SCALZO
SCALZONE

Scalzo sembra avere due nuclei, nella provincia di Caltanissetta e nella Calabria centrale,dove troviamo anche Scalzi, mentre Scalzone è estremamente raro, e specifico del napoletano, possono tutti derivare da un soprannome riferito all'abitudine di andare a piedi nudi da parte del capostipite, ma, molto più probabilmente potrebbero derivare dal fatto di essere le famiglie nei pressi o al servizio di conventi di suore o frati Carmelitani o Agostiniani Scalzi, bisogna inoltre tener presente che in epoca tardo medioevale con il termine scalzo si intendeva anche un individuo sporco e lacero di cattiva fama, e che in questo caso il cognome assumerebbe un diverso significato, Scalzone potrebbe anche derivare dall'aferesi del vocabolo mascalzone.

SCAMARDA
SCAMARDELLA
SCAMARDELLO
SCAMARDI
SCAMARDO

Scamarda, molto raro, è siciliano, ha un ceppo a Palermo ed uno più piccolo a Catania, Scamardella è specifico del napoletano, di Bacoli in particolare e di Pozzuoli, con buone presenze anche a Napoli, Giugliano di Campania, Qualiano e Torre del Greco, Scamardello, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione del precedente, Scamardi, esstremamente raro, è di Palermo, Scamardo è del palermitano, di San Cipirello e San Giuseppe Jato, questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche, da alterazioni del nome greco Σκαμάνδριος  Skamándrios, il nome del figlio dell'eroe troiano Hector e di sua moglie Andromache.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scamarda è siciliano, Scamardi calabrese. Derivano dalla voce calabrese '
scamardatu' = squilibrato, indolente. Rohlfs 169.

SCAMBIALI
SCAMBIATI

Cognomi così rari da poter essere considerati quasi unici, probabilmente del pavese.

SCAMONI

Decisamente lombardo, deriva probabilmente da un soprannome originato dal termine scamone (particolare taglio di carne).

SCAMPAMORTE

Scampamorte, estremamente raro, è tipico del centro Italia, dovrebbe derivare da un soprannome, poi divenuto nome beneaugurale, che augurava al portatore di essere superiore alla morte.

SCAMPITELLI

Quasi scomparso, sembra specifico del napoletano, dovrebbe derivare dal toponimo Scampitella (AV).

SCAMPUDDU

Scampuddu sembrerebbe specifico della Gallura, di Luogosanto, Tempio Pausania, Calangianus, Arzachena ed Olbia, personaggio storicamente rilevante è stato Scampuddu Pilosu Pietro che conobbe, frequentò e divenne amico di Giuseppe Garibaldi.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SCAMPUDDU: non l'abbiamo trovato da nessuna parte, non conosciamo né il significato, né l'etimo! Una donna anziana di Sorgono, che ha vissuto tutta la gioventù nel suo paese, figlia di un proprietario terriero del posto, ci ha detto: "
Su scampuddu est un'erba de arriu, bella a pappai, chi crescit impari a  su nasturtzu e su lau". = Lo Scampùddu è un'erba acquatica, buona da mangiare, che cresce insieme al crescione (nasturtium officinale) ed al sedano selvatico (apium nodiflorum). Al momento, non sappiamo altro. Il cognome Scampuddu è presente in 36 Comuni d'Italia, di cui 22 in Sardegna (Olbia-Tempio): Luogosanto 45, Tempio 41, Calangianus 30, Arzachena 22, Olbia 22, Aggius 14, Palau 10, etc.

SCANAGATTA
SCANAGATTI
SCANNAGATTA
SCANNAGATTI

Scanagatta è tipico del vicentino, di Marostica e Pianezze in particolare, Scanagatti, molto molto raro, sembrerebbe del milanese, Scannagatta e Scannagatti sono quasi unici e probabilmente dovuti ad errori di trascrizione dei precedenti,
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Scanagatta è tipico per lo più del lombardo-veneto, con un ceppo maggiore nel vicentino e uno minore fra il comasco, il varesino e il lecchese, Scanagatti, rarissimo, è specifico del milanese, Scannagatta, unico, è un errore di trascrizione di Scanagatta, Scannagatti, quasi unico, è originario del napoletano, tutti questi cognomi derivano dall'antica espressione
scannagatta o scannagatti (altrimenti nota come pelagatta o pelagatti), col significato figurato di imbroglione, mascalzone. Si tratta, dunque, delle cognominizzazioni di soprannomi attribuiti ai capostipiti.
informazioni  fornite da Paolo Scanagatta
La famiglia Scanagatta milanese era originaria della Valtellina. Il Capostipite della casata si faceva risalire a un Gabriele di Dongo, località sul lago di Como, questi fu podestà di Traona, Morbegno, e Tirano, castellano di Mesocco (attualmente Canton Ticino - Svizzera) ed ebbe da Luigi XII, Re di Francia, il feudo di Rumo nel 1500. Feudo del quale venne spogliato, sette anni dopo, dal Duca di Milano. Della sua discendenza si illustrò un Francesco, prima nunzio alla Corte di Torino, e poi vescovo di Avellino. La famiglia venne dichiarata nobile nel 1778, per decreto imperiale 19 novembre, rilasciato dall'I.R. Tribunale araldico della Lombardia austriaca, col quale se ne stabiliva anche l'arma consistente in uno scudo trinciato (diviso in due parti uguali diagonalmente dall'angolo superiore destro all'inferiore sinistro), avente nel 1° (triangolo superiore) un campo di verde, ad un gatto d'argento passante in banda sulla trinciatura, il fianco sinistro ferito da una spada d'argento, guarnita d'oro, in sbarra, colla punta al basso; il tutto sormontato da tre gigli d'oro ordinati in fascia nel capo. Nel 2° un palato di rosso e d'oro (Codice araldico, Archivio di Stato di Milano). Francesca Scanagatta (1776-1864) facendosi passare per uomo fu tenente dell\'esercito austriaco.

SCANAROTTI
SCANNAROTTI

Scanarotti, molto molto raro è tipico dell'Oltrepò  pavese, così anche il praticamente unico Scannarotti, probabilmente generato da un errore di trascrizione, dovrebbe derivare da un soprannome scherzoso dato ad un tipo un pò smargiasso.

SCANAVIN
SCANAVINI
SCANAVINO
SCANNAVIN
SCANNAVINI
SCANNAVINO

Scanavin ha un piccolo ceppo nel milanese ed uno a Sandrigo nel vicentino, Scanavini ha un piccolo ceppo a Milano e Pavia, uno grosso a Ferrara e nel modenese a Finale Emilia e Formigine, ed uno molto piccolo a Genova, Scanavino ha un grosso ceppo piemontese a Priocca nel cuneese ed a Torino, con presenze significative anche ad Alba (CN), a Castelnuovo Don Bosco nell'astigiano ed a Salussola nel biellese, ed un piccolo ceppo anche ad Albisola Superiore nel savonese ed a Sestri Levante nel genovese, Scannavin, quasi unico, è della bassa bresciana, Scannavini ha un ceppo emiliano a Modena, Mirandola, Medolla e Carpi nel modenese ed a Bologna, ed un ceppo a Milano ed uno a Roma, Scannavino, tipicamente siciliano, ha un ceppo a Palermo ed uno a Ragusa, dovrebbero tutti derivare da soprannomi originati probabilmente dalla propensione al vino dei capostipiti, di quest'uso abbiamo un esempio uin un atto del 1483 dove  il nobile Filippo di Castelnuovo vende a Giovanni Ferrari alias Scanavino di Castelnuovo (Castelnuovo Don Bosco nell'astigiano): "petiam unam prati et boschi sitam in finibus dicti loci Mayniti loco dicto ad Guadum Oddoni tanta quanta est, cui coherent flumen Trivecie et ipse Iohannonus emptor et alii si qui sunt. Item in dictis finibus et ibi prope aliam petiam boschi, prati et mareschi...", troviamo tracce di queste cognominizzazioni nel 1422 con il genovese: "..Nicolaus Scanavinus de Monte rubeo aliorum minimus scripsit anno Do. MCCCCXXII. die XVI. Januarii ..".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scanavini ha alla base un soprannome emiliano ironico o nome di mestiere
Scanavini, formato da 'scanèr' = "scannare" e 'vini', cioè "scanna il vino", riferito a "chi rovina il vino, o che non sa bere bene" oppure a "chi spilla il vino, l'oste".

SCANCARELLO

Molto raro è tipico della zona orientale della provincia di Palermo, tra Geraci Siculo e Gangi.

SCANDAGLIATO

Scandagliato è tipico di Venezia, potrebbe trattarsi di una forma patronimica in -ato, originata da un soprannome del padre del capostipite, che potrebbe essere stato marinaio addetto allo scandaglio delle tratte lagunari.

SCANDELLA
SCANDELLARI
SCANDELLI

Scandella è specifico bergamasco, Scandellari è tipico del bolognese, Scandelli è tipico del cremasco,  questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi legati al vocabolo scandella (goccia d'olio in un liquido). Già nel 1200 nelle valli bergamasche si trovano diverse famiglie Scandella, verso la seconda metà del 1500 troviamo un famoso eresiarca friulano Domenico detto Scandella, condannato al rogo dal Santo Uffizio.

SCANDIANI

Molto raro, tipicamente emiliano, deriva dal toponimo Scandiano nel reggiano è prevalentemente israelita.

SCANDIFFIO

Scandiffio è specifico di Matera e del materano, di Pomarico e Ferrandina, potrebbe derivare da una forma dialettale di un'italianizzazione del nome greco Xanthippos.

SCANDIUZZI
SCANDIUZZO

Scandiuzzi è tipicamente veneto del trevisano, di Montebelluna, Maserada sul Piave, Villorba e Treviso, Scandiuzzo, quasi unico, è sempre del trevisano, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale arcaico usato per indicare nel capostipite un tipo allegro e canterino.

SCANDURA
SCANDURRA
SCANDURRI
SCANDURRO

Scandura è specifico del catanese, Scandurra, originario del catanese, è distribuito in tutta la Sicilia orientale, con un ceppo anche nel napoletano, Scandurri sembrerebbe assente in Italia, Scandurro, quasi unico, sono probabilmente dovuti ad errori di trascrizione, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo arabo qhandurha (veste, camiciotto). Il casato nobile degli Scandurra ha un ceppo siracusano più antico ed uno catanese che gode dal 1768 del titolo di baroni di Salsetta e Montagna nell'agrigentino.).

SCANFERLA

Scanferla è tipicamente veneto, di Padova in particolare, e nel padovano di Cadoneghe, Vigonza, Piove di Sacco e Rubano, di Vigonovo, Venezia, Stra e Dolo nel veneziano e di Grisignano di Zocco nel vicentino, dovrebbe derivare dal nome della frazione Scanferla di Vigonovo nel veneziano.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Cognome veneto. Secondo D. Olivieri 247 deriva dalla voce dialettale bergamasca
scanferla = grucce.

SCANI
SCANIO

Scani, praticamente unico è molto probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Scanio, che è specifico di Naro nell'agrigentino e di Roccapalumba nel palermitano, si dovrebbe trattare di una forma aferetica del nome latino Ascanius (vedi ASCANI), ma è pure possibile che si tratti di un soprannome originato dal termine latino medioevale scamnium (sgabello).

SCANNAPIECO
SCANNAPIECORO

Scannapieco è specifico del salernitano, Scannapiecoro è assolutamente rarissimo.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
Scannapieco, diffuso prevalentemente in Campania con maggiore intensità nel Salernitano e nel Napoletano, deriva dalla più antica forma cognominale Scannapiecoro, ancora oggi presente nel Napoletano ma estremamente rara.  I cognomi in questione traggono le loro origini da un soprannome legato al mestiere del capostipite: in dialetto napoletano il verbo
scannare ha il significato di macellare, squartare, mentre il termine piecuro significa agnello, pecora, montone.  E' evidente che tale soprannome venisse attribuito in passato ai beccai, soprattutto a coloro che svolgevano la loro attività da ambulanti e che si recavano di casa in casa durante il periodo di Pasqua allo scopo di macellare gli agnelli.

SCANNIELLO

Scanniello, molto molto raro, è tipico del salernitano, di Montano Antilia in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine dialettale scanniello (piccolo supporto, a forma di scatola con il fronte obliquo, usato dagli scrivani per appoggiarvi il foglio su cui scrivere), forse ad indicare la professione di scrivano svolta dal capostipite, si potrebbe anche ipotizzare una correlazione con il paese di Scanno nel salernitano, che potrebbe essere stato il luogo di provenienza della famiglia.

SCANO
SCANU

Sia Scano che Scanu sono molto diffusi in Sardegna, dovrebbero derivare dal toponimo Scano di Montiferro (OR), tracce di queste cognominizzazioni si trovano a Cagliari fin dal XIII° secolo.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SCANO; SCANU: de Iscanu, di Scano = originario di o proveniente da Scano Montiferro. Scano Montiferro, attualmente è un centro abitato di 1725 abitanti della provincia di Oristano, a circa 400 metri s.l.m. Il paese ha assunto questa denominazione dal 1862, prima era Iscanu o Scano. In periodo medioevale era villa, "bidda",con un certo prestigio, della Curadorìa di Montiverru, nel regno giudicale di Arborea:* ISCANO - Scanu M. Ferro. Contrate Castri Montis de Verro - Nel documento LPDE del 1388 si legge "CASTRI MONTIS DE VERRO.in posse Salari Arsocho, notarii publici et etc. die X januario 1388. nisi bestiaris pastores.congregatis in villa de Guilciochor .in posse Salari Arsoci, habitatoris Bose .notarii publici et etc. die X januari 1388. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo, Iscanu è citato in vari capitoli (52, 94,161,165,188,etc.) per la Curatorìa di Montiverru e soprattutto per la chiesa Camaldolese di San Pietro, della quale sono menzionati i priori, le transazioni riguardanti la servitù e le varie terre e domos, etc. Varie sono le ipotesi sulla etimologia della parola: il canonico Giovanni Spano fa derivare
Scano dalla radice fenicia "scan" = dimora, abitazione. Altri, tra cui il sottoscritto, da scanu o meglio scannu = sedia, seggiola, scanno, sgabello, per la posizione orografica del centro abitato; montiferro, deriva invece da monti verru = monte dei cinghiali, che ivi abbondavano ed abbondano tuttora; dal latino verres e tardo latino verrus.  Il cognome Scanu, con le sue varianti, Scano, Iscanu, Iscano, appare con certa frequenza nei documenti antichi della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Scani(de) Simeon - de Aristanni, *** Aristanni - Oristano: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte civitatis.nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter demorari non poterant.congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc. ; Scano (de) Joannes, ville Sasseri, ** Sasseri.Sassari. Et nos Pugioni Anthonius et De Lacon Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores et procuratores.Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus civitatis Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri, apud ecclesiam Sancte Caterine.presentibus Corda Jacobo, Magnispesa Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis Januarii MCCCLXXXVIII - 1388; Scano (de) Nicolaus, ville Sasseri; Scano (de) Nigro, jurato ville Ardauli, * Ardauli.odierno Ardauli. Contrate Partis Varicati - Barigadu; Scano (de) Seraphino, jurato ville Ville Longe, * Ville Longe.Villalonga: distrutto. Campitani Majoris; Scano(de) Nicolao, ville Illorai, * Illorai...villaggio attuale. Curatorie de Anella; Scanu (de) Comita, jurato ville Ribechu, * Ribechu.attuale Rebecu. Curatorie de Costa de Valls ; Scanu (de) Elia, ville Boon, * Boon.Bono (attuale). Curatorie de Anella; Scanu (de) Filipo, ville Selluri, ** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388; Scanu (de) Gantino, ville Selluri; Scanu (de) Guglielmo, jurato ville Sii Majore, * Sii Majore.odierno Siamaggiore. Campitani Majoris; Scanu (de) Joanne, jurato ville Barbagiana, * Barbagiana.distrutto. Contrate Partis Varicati - Barigadu; Scanu (de) Joanne, jurato ville Tiesi, * Tiesi.odierno Tiesi. Contrate Caputabas; Scanu (de) Marianus, ville Sasseri; Scanu (de) Nicolaus, ville Sasseri; Scanu (de) Stephano, curie de Ploaghe; Scanu(de) Petro, majore ville de Guspini, * Guspini...Guspini. Contrate Montis Regalis > ** SARDARA MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu Margiano habitator velle Sardara, sindicus actor et procurator universitatis Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii publici, die XI Januarii 1388; Schano (de) Joanne, ville Gulcei, * Gulcei.odierno Bultei. Contrate de Anglona; Schanu(de) Gunario, ville Selluri.  Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI, XIII secolo, troviamo: D'Iscanu Jorgi, postura(donazione al cap. 93°; testis, kertu de servis (testimone ad una lite per la spartizione della servitù, al cap. 25°, ed al cap. 31°. Sempre nello stesso CSPS, Iscanu (de) Comita (postura - donazione), ai capp. 125° e 135°. Nel Condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS, XI, XIII secolo (testo in lingua spagnola), al cap. 18, troviamo: Pedro de Iscano = Petru de Iscanu: .D(donnu)Itocor de Lacon de Como Furadu de Thori, dio (dono)toda la parte ala Iglesia y traio a Pedro de Gunale y a Pedro de Iscano (Petru de Iscanu) y juraron por la Crux (in nome della croce) que dio (che dono) toda la parte a Iglesia sin esetuar cosa alguna(tutto quanto, senza togliere niente). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo, figurano otto persone con nome Scanu, tra i quali citiamo: Scanu Mariane ( al cap. 145), in una partizione di servi tra la chiesa di Bonarcado e quella di Oristano; diacono de bangeliu de Aristanni(presiedeva alle cerimonie dei giuramenti davanti al  vangelo, nella chiesa di Santa Maria di Oristano): In nomine patris etc. Ego Arrigu priore de Sancta Maria de bonarcado, partivi serbos cun Troodori de Muru arciepiscopus de Sancta Maria de Aristanis, etc. Altro personaggio è Scanu (de) Torbeni(108), maiore de scolca( comandante della guardia di confine): Coiuvedi(ho unito in matrimonio) Goantine de Riu cun ankilla de clesia de Sancta Victoria et iuredi etc. Fra i testes figura Torbeni de Scanu maiore de scolca di Arsuneli. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI, XIII secolo, troviamo citate 8 persone con tale cognome, tra cui ricordiamo: Comita d'Iscanu(cap.181), in una donazione: positinke(ha donato - in Arcennor: villaggio oggi scomparso, della curadorìa di Costavalle, i cui resti si trovano nei pressi del Rio Alchennero, in agro di Semestene) Comita d'Iscanu die (un giorno di servizio la settimana)in (di) Susanna Lorica, pro s'anima dessa muliere candu moribit (per l'anima della moglie, alla sua morte). Nella storia contemporanea ricordiamo Dionigi Scano, storico ed architetto, nato a Sanluri il 23 febbraio 1867 e morto a Cagliari il 16 novembre del 1949. Nominato ingegnere architetto nell'Ufficio Regionale dei Monumenti, ebbe l'incarico, da parte del Ministero della Pubblica Istruzione di predisporre l'inventario degli edifici della Sardegna. Per ben 15 anni percorse l'intera isola alla ricerca di opere d'arte per studiarne le forme e la storia, di cui parte si trova nella sua opera "Storia dell'Arte in Sardegna". Come storico ci ha lasciato uno studio genealogico: " Serie cronologica dei giudici sardi", ed altre opere apprezzabili per l'Archivio Storico Sardo, tra cui la più importante  è senza dubbio il "Codice Diplomatico delle Relazioni fra la Santa Sede e la Sardegna" in due Volumi, editi a Cagliari nel 1940. Attualmente il cognome Scano è presente in 230 Comuni italiani, di cui 101 in Sardegna: Cagliari 279, Sassari 146, Villacidro 103, Assemini 84, etc. Nella penisola è Roma ad avere il numero più alto di Scano, con 118. Il cognome Scanu è presente in 394, di cui 160 in Sardegna: Sassari 479, Marrubiu 169, Guspini 160, Cagliari 135, Alà dei Sardi 111, etc. Nella penisola è sempre Roma ad avere il numero più alto con 199.

SCANTAMBURLO

Tipico del padovano e veneziano, potrebbe derivare da un soprannome dialettale.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scantamburlo è cognome padovano e trevigiano di difficile interpretazione. Scrive D. Olivieri nei 'Cognomi della Venezia Euganea' 191 : "o '
tamburlo' (= tamburo) ha un significato che ci sfugge, o SCAN non è forse 'scanna', ma, per esempio, 'canta' con s prostetica."

SCANZANI
SCANZANO

Scanzani ha un nucleo a Roma ed uno tra maceratese ed anconitano, Scanzano tipico del foggiano, della zona di  San Severo e Sannicandro Garganico (FG), dovrebbero derivare o direttamente dal nomen latino Scantius, di cui abbiamo un esempio in un'antica lapide funeraria romana: "D(is) M(anibus) s(acrum) / Q(uintus) Scantius / Felix / v(ixit) a(nnos) XXII / h(ic) e(st) s(itus)", o da nomi di località tipo fundus scantianus, indicanti terreni di proprietà di uno Scantius,  vedi Scanzano Jonico (MT) a titolo di esempio.

SCAPECCHI
SCAPECCHIO

Scapecchi è tipico di Arezzo e dell'aretino, Scapecchio è praticamente unico, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine toscano arcaico scapecchiare, un'operazione che si compie durante una prima pettinatura del lino e che consiste nel liberarlo dal capecchio, una materia voluminosa e viscosa usata normalmente per imbottiture, potrebbero stare ad indicare che il mestiere dei capostipiti fosse appunto quello.

SCAPIGLIATI

Molto molto raro, sembra avere un ceppo nel senese a Piancastagnaio e ceppi anche nel viterbese, si possono ipotizzare derivazioni da una variazione del cognomen latino Scapula o, in data molto più recente, da un soprannome.

SCAPIN
SCAPINI
SCAPINO
SCAPPIN
SCAPPINI
SCAPPINO

Scapin è tipico veneto del padovano e vicentino, Scapini, più raro, è del veronese come Scappini che però ha anche un ceppo nel fiorentino, Scapino e Scappino, rarissimi, sono del torinese, Scappin, molto molto raro, è del trevigiano, dovrebbero derivare dal nome tardo latino Scapinus, di cui abbiamo un esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale all'anno 1151, dove in un atto leggiamo: "...sicut hic subter legitur, ita ut quando Brilionus et Scapinus, germani infantuli et nepotes ipsius Petri et filii quondam Iohannis qui dicebatur Gramaticus...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scapin è cognome veneto dal termine dialettale '
scapìn' = pedule (parte della calza che veste il piede). Olivieri 247.

SCAPPATORA
SCAPPATURA

Scappatora, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione di Scappatura, che è specifico del reggino, di, Taurianova, Villa San Giovanni, Motta San Giovanni e Campo Calabro, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine greco antico σκαπτός  skaptos (incavato scavato), forse ad indicare che il capostipite facesse di mestiere lo zappatore o abitasse in un luogo scavato, un avvallamento del terreno.

SCARABELLA
SCARABELLI
SCARABELLO
SCARAMEL
SCARAMELLA
SCARAMELLI
SCARAMELLO
SGARAMELLA
SGARAMELLI

Scarabella è unico, Scarabelli sembra avere due ceppi, uno tra milanese e pavese ed uno tra bolognese e modenese, Scarabello è tipico del padovano, Scaramella, diffuso a macchia di leopardo, ha ceppi nel sondriese e nel bresciano, nel romano, aquilano e latinense e nel napoletano e salernitano, Scaramel, quasi unico, è veneto, Scaramelli ha un ceppo nel modenese a Modena e Maranello, a Ferrara ed a Crevalcore nel bolognese, ed un ceppo toscano nel pisano a Cascina e Pisa ed a Firenze, Scaramello, praticamente unico, sembrerebbe dovuto ad errori di trascrizione, Sgaramella è tipico di Andria nel barese e di Bari e Bitonto con piccoli ceppi anche a Cerignola nel Foggiano ed a Modugno, Triggiano e Barletta sempre nel barese, ha inoltre un grosso ceppo a Roma, Sgaramelli è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome medioevale Scaramellus o Scarabellus, di cui si hanno ad esempio tracce nel XII° secolo, nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale, in un atto del 1150, si legge: ".Ego Scarabellus, notarius sacri palatii, scripsi, post traditam conplevi et dedi .", ed in un Ecloga di Teofilo Folengo (1491 - 1544) si legge: "...Mi, mi Scaramella, socorsum fer, quaeso: cernis quantum male tractor ab ipso...", questi nomi dovrebbero a loro volta derivare dal termine arcaico scaramella (rissa, piccola battaglia). Tracce di queste cognominizzazioni si hanno ad esempio nelle carte veneziane del 1500: "Quum is dom Zacharias Scaramellus, Leonardi frater, qui proxime fuit apud majestatem regiam et dominationes vestras magnificas, esset hinc discessurus, profectione sua omnino ad majestatem regiam, dominum nostrum clementissimum, instituta, ab eodem pro reliqua parte impensarum nostrarum anni hujus, nostrae legationis quarti, a mense Junii 1556 ad 1557 accepimus 2000 aureorum, nos videlicet duo, Verancius et Zay....", il cognome Scaramenlla rientra tra i cognomi ebraici.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scarabello: si tratta del cognome padovano e veronese Garavello con S prostetica e G = C. Deriva dal termine dialettale veneto '
caravèlo' = specie di granchio. Olivieri 213.
Scaramelli è comune nell'area veneta, dove troviamo anche Scaramèl, il cognome è d'origine soprannominale, e deriva dal medievale '
calamellus' = zampognaro. F. Violi, Cognomi a Modena e nel Modenese, 1996.

SCARABEO

Scarabeo è un cognome specifico di Venafro nell'iserniese, dovrebbe derivare dal nome medioevale Scarabeo, forse portato dal capostipite, nome che dai culti orientali romani, che consideravano lo scarabeo come fonte di vita, era stato trasferito come attributo sulla figura di Gesù, anch'essa fonte della vita eterna.

SCARABICCHI
SCARABOCCHI
SCARABOCCHIO

Scarabicchi ha un ceppo toscano a Cortona nell'aretino ed a Pistoia, ed uno nel perugino a Città di Castello, Castiglione del Lago e Monte Santa Maria Tiberina, Scarabocchi e Scarabocchio sono praticamente unici, dovrebbero derivare da soprannomi con il significato di persona malfatta, normalmente di bassa statura.

SCARABINO

Scarabino, molto raro, è tipico di Andria nel barese e del foggiano, dovrebbe derivare dall'italianizzazione del nome turco Shaalabbim o da un ipocoristico del nome sempre turco Sherebiah, ma è pure possibile derivi da un soprannome originato dal vocabolo arabo sciarrab (ubriacone).

SCARAFAGGI
SCARAVAGGI

Scarafaggi è praticamente unico, Scaravaggi è tipicamente lombardo del cremonese in particolare, di Pizzighettone, San Bassano e Crema, entrambi derivano dal nome dello scarafaggio, insetto anticamente molto quotato, di quest'uso abbiamo un esempio ne Le imagini dei Dei de gli Antichi di Vincenzo Cartari: "...Dello Scaravagio si legge appresso di Eusebio, che quelli di Egitto ne facevano un gran conto, e lo riverivano molto, credendolo essere la vera, e viva imagine del Sole, perche gli Scaravagi tutti, come scrive Eliano, e riferisce anco Suida, sono maschi, e non hanno femine fra loro. Onde era comandato quivi à gli huomini di guerra, che gli portassero in mano del continuo scolpiti ne gli anelli, per mostrare che à questi bisognava havere animo del tutto virile, e non punto effeminato. ...".

SCARAFIA

Scarafia sembrerebbe piemontese, del torinese in particolare, di Torino, Villafranca Piemonte, Pinerolo e Vigone, con un piccolo ceppo anche ad Arezzo, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine medioevale germanico a.a.t. scarfia, che significa guscio, buccia, pelle, forse a caratterizzare un aspetto fisico del capostipite. (vedi anche SCARAFIOTTI)

SCARAFILE

Scarafile è un cognome tipicamente pugliese, particolarmente concentrato a cisternino nel brindisino, presente in  misura significativa nella stessa provincia a Latiano, Fasano, Francavilla Fontana, San Vito dei Normanni e Mesagne, con un ceppo anche a Manduria nel tarantino ed a Bari.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sono riuscito  prendere contatto con il Prof. Scarafile di Cisternino (BR), città pugliese dove il sopraddetto cognome ha il maggior numero di attestazioni. Il professore, che ringrazio vivamente, mi ha detto che si tratta di un cognome greco composto dalla voce
escara = focolare + filos = amico. Significherebbe quindi qualcosa come amico del focolare domestico.

SCARAFIOCCA

Scarafiocca è specifico di Montegranaro nel Piceno, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale non meglio identificato, si può anche prendere in considerazione l'ipotesi che il cognome derivi da una forma dialettale dell'etnico di Scarfos, toponimo dell'isola di Cipro.

SCARAFIOTTI

Scarafiotti è tipico del Piemonte, di Torino e del torinese, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale piemontese, che tragga origine dal vocabolo tedesco arcaico schrafen (grattare, razzolare, ma anche arraffare), secondo un'altra ipotesi il termine dialettale scarafiott vorrebbe dire boccale, con un senso quindi completamente diverso e forse legato alle abitudini del capostipite o al suo mestiere.

SCARAFONE
SCARAFONI
SCARRAFONI

Scarafone, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del teramano, molto molto raro, Scarafoni, sembra avere un ceppo nel sondriese, uno nell'anconetano, dove è presente anche Scarrafoni, probabile errore di trascrizione, ed uno in provincia di Roma, un'ipotesi, improbabile, li fa derivare da una modificazione dell'aferesi dell'etnico pescarese.".

SCARAMOZZA
SCARAMOZZI
SCARAMOZZINO
SCARAMUCCIA
SCARAMUZZA
SCARAMUZZI
SCARAMUZZINI
SCARAMUZZINO
SCARAMUZZO

Scaramozza, molto raro, è presente nell'avellinese, salernitano e potentino, Scaramozzi, quasi unico sembrerebbe pugliese, Scaramozzino è specifico del reggino, di San Lorenzo, Melito di Porto Salvo e Montebello Ionico, Scaramuccia ha un ceppo nello spezzino, uno nel ternano ed uno nel cagliaritano, Scaramuzza è molto diffuso a Venezia e nel veneziano, e nel goriziano a Grado, con un piccolo ceppo nel crotonese, soprattutto ad Isola Capo Rizzuto, ed a Roma, Scaramuzzi, ha un piccolo ceppo a Biella, ma il ceppo principale è in Puglia, a Bari, Santeramo in Colle e Modugno nel barese ed a San Giovanni Rotondo nel foggiano, Scaramuzzini, molto raro, è tipico di Napoli, Scaramuzzino, tipicamente calabrese, di Lamezia Terme nel catanzarese, di Montebello Ionico nel reggino e di Crotone e Scandale nel crotonese, ha un ceppo anche a taranto ed uno a San Remo nel savonese, Scaramuzzo ha un ceppo nel cosentino, soprattutto ad Acri, con un piccolo ceppo anche a Lavello nel potentino, a Napoli ed in Puglia.  Tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale Scaramuccia, che Tiberio Fiorilli, attore teatrale italiano della commedia dell'arte nato a Napoli nel 1608, trasformò nel francese Scaramouche, nome da lui attribuito ad una maschera degli inizi del 1600, che rappresenta un Capitano donnaiolo e smargiasso, che facilmente potè avere un folto gruppo di estimatori, tanto da far si che molti venissero portati ad attribuire al proprio figlio nomi riitalianizzati in Scaramozza, Scaramuzza ecc., anche se il nome Scaramuzza veniva già utilizzato almeno un secolo prima, come dimostra il vescovo comasco Scaramuzza Trivulzio degli inizi del 1500.
integrazioni fornite da Aldo Piglia - Milano
Tiberio Fiorilli (Napoli 9 novembre 1608 - Parigi 7 dicembre 1694), figlio di un capitano di cavalleria, attore teatrale italiano della commedia dell'arte, direttore della Commédie-Italienne del teatro dell'Hôtel de Bourgogne di Parigi e grande amico di Molière, è stato il creatore della maschera Scaramouche (da Scaramuccia).  Questa maschera, interpretata dallo stesso Fiorilli, di capitano fanfarone e vanaglorioso, vestiva di nero secondo l'uniforme degli spagnoli di stanza a Napoli. Quindi, come dimostrato anche dalle attestazioni del nome Scaramuccia/Scaramuzza che risalgono al XIV secolo. Attestazioni del nome Scaramuccia si trovano con: Giorgio Aicardi Visconti, figlio di Domenico (seguace dei Visconti), nato nel XIV° secolo, abile condottiero, fu detto lo Scaramuccia; il figlio di suo fratello Alessandro, Scaramuzza, ereditò la condotta del padre e nel 1482 partecipò all'attacco alle fortezze di Pier Maria Rossi nel Parmense, dove fu fatto prigioniero. Scaramuzza Trivulzio, milanese, è stato vescovo di Como dal 1508 al 1518, nominato cardinale nel 1517, vescovo di Piacenza dal 1519 al 1525, morto a Roma nel 1527; un altro Scaramuzza Trivulzio, patrizio milanese, è morto nel 1554.<
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scaramuzza è cognome del Nord, specialmente del Trentino e del Veneto. È un soprannome dato a un guerriero generoso:
Scaramuccia nel senso di un breve e non decisivo combattimento. Tale soprannome viene dal tedesco 'Scharmützel' di etimologia incerta./font>

SCARANI
SCARANO

Scarani sembrerebbe del bolognese e del milanese, Scarano è diffuso nel Molise, Campania e Puglia, un'ipotesi, abbastanza improbabile, sulla derivazione di questi cognomi è che le forme meridionali derivino da un vocabolo greco skarios (riparo, approdo, per barche). Tracce di questo cognome si trovano a Grumo Nevano (NA), dove in uno scritto del 1271 si può leggere: "...Ioannes de Christi, in casali Grumi;', 'Martinus Scaranus, Cesarius Scaranus, Ligorius Scaranus, Ioannes Scaranus, alius Ioannes Scaranus, alius Martinus Scaranus, in villa Grumi;..."; a Capua (CE) nel 1527 Cola Scarano venne eletto governatore della città.
integrazione e ipotesi fornite da Matteo Scarano
Scarano è un cognome che si trova a Bari ma anche nel Salento, a Napoli ma anche in Calabria e in Sicilia. Deriva dall'antico italiano scarano che sta per scherano, come dire uomo un po' brigante, un po' bandito. Un soprannome d'altri tempi trasformatosi poi in cognome E' probabile pure che qualche avo fosse davvero un piccolo brigante.

SCARANTINO

Scarantino è tipicamente siciliano, in particolare di Caltanissetta e San Cataldo nel nisseno, e di Palermo, dovrebbe trattarsi di una forma etnica derivata dalla località Scarante di Piazza Armerina nell'ennese.

SCARATI

Scarati è tipico del tarantino, di Laterza, Ginosa e Castellaneta, dovrebbe trattarsi dell'italianizzazione del cognome sia ungherese che slavo Skarat.

SCARATTI
SCARAZZINI

Scaratti è specificatamente lombardo, di Brescia, Cremona e del bresciano, Scarazzini, molto molto raro, parrebbe avere un ceppo nel parmense zona di Valmozzola, uno nell'alessandrino ed uno nel milanese, con un ceppo quasi sicuramente secondario nel trentino, potrebbero derivare da forme ipocoristiche di nomi come il cognomen latino Scarus o dell'aferesi  del nome medioevale Anscarius, originato dal nome germanico francone Anskar (la lancia divina) (vedi ASCARI), ma è pure possibile una derivazione da un soprannome originato dal vocabolo dialettale settentrionale scarà (strillare) o scaràss (strepito).
integrazioni fornite da Giovanni Scarazzini
gli Scarazzini vengono tutti dal Trentino, e più precisamente dal comune di Darè. Il ceppo parmense di Valmozzzola è di  mio bisnonno emigrato da Darè a Valmozzzola a fine '800, ho contatti sia con il ceppo alessandrino sia con quelli di Rho nel milanese e tuttti mi confermano di  originare da Darè fin dal 1550. Si ipotizza fossero nobili decaduti provenienti dalla val di Fassa.  Etimologicamente il cognome deriva dall'antico termine gotico
scario, che definiva in epoca medioevale una particolare carica militare. I capi della magnifica comunità della val di Fiemme si chiamavano scari, e scario il singolo capo. Alcuni Scarazzini di Darè erano capitani dell'esercito austro-ungarico che difese l'Ungheria dall'invasione dei turchi. Un Gianantonio Scarazzini fu fatto nobile nel 1602 da Rodolfo II° (DA C.GNESOTTI-MEMORIE DELLE GIUDICARIE;altri nomi di Scarazzini fatti nobili per lo stesso motivo sono riferiti dal Mariani nel suo Trento con il sacro concilio.

SCARAVALLE
SCARAVILLA
SCARAVILLI

Tutti decisamente siciliani, Scaravalle sembrerebbe essere unico, Scaravilla ha qualche presenza nel catanese e nell'ennese, Scaravilli, l'unico con presenze significative, ha un ceppo nel messinese, a Cesarò, San Marco d'Alunzio e Torrenova, nel catanese a Catania e Misterbianco, e nell'ennese ad Agira, Scaravillo sembrerebbe del messinese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi attribuiti ai capostipiti, la cui radice dovrebbe essere stata una forma alterata del termine dialettale siciliano scaravàgliu o scaravìgliu (scarafaggio).

SCARAVETTI
SCARAVETTO

Scaravetti è molto raro, Scaravetto lo è ancora di più, sono tipici dell'udinese, dovrebbero derivare dal cognome istriano Scaravich, a sua volta derivato dal cognomen latino Scarus, ricordiamo Marcus Aemilius Scarus governatore romano della Siria nel primo secolo avanti Cristo: ".sed ex omnibus maxume Marcus Aemilius Scarus, homo nobilis, impiger, factiosus, avidus potentiae, honoris, divitiarum, ceterum vitia sua callide acdultans.".
integrazione e ipotesi fornite da Marino Scaravetti
I cognomi Scaravetti-Scaravetto ed in versione più autentica , perchè in lingua friulana, Scaravet e Scharavet sono originari dell'area orientale del Friuli e più precisamente del Comune di Premariacco.Si ritrovano anche a Cividale e comuni limitrofi. Dalle ricerche fatte risulta che miei antenati hanno portato, in periodi diversi, tutte quattro le versioni. Il cognome è di origine Longobarda poichè in questa lingua
Skara è una squadra organizzata e Waita  significa in guardia. Ancora oggi da questo termine deriva la esclamazione friulana in uaite che significa in guardia.  Schiriwaita  è il termine di origine; si riferisce alla attività svolta.  Cioè guardie notturne delle porte della città. Presso l'Archivio di Stato di Udine esiste un documento molto interessante della città di Cividale e chiamato Schiriwaite riportante l'elenco delle guardie stipendiate dalla comunità per il servizio notturno alle porte. Le persone che portano questi cognomi, che sono poche centinaia, hanno tutti la stessa origine. Dal Friuli Orientale si sono sparsi in altri comuni della Regione ed all'estero, in particolare in Francia.

SCARCELLA
SCARCELLI

Scarcella è presente a macchia di leopardo in tutt'Italia ha ceppi a Genova ed in Puglia, un nucleo importante nel messinese e reggino e nel cosentino che potrebbero derivare dai toponimi Scarcelli (ME) e (CS) da cui deriverebbe anche il ceppo di San Giovanni In Fiore (CS) di Scarcelli, mentre il ceppo di Andria (BA) del cognome Scarcelli, come gli altri, probabilmente deriva da soprannomi originati dal vocabolo scarsella (borsa di denaro).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scarcella solo per il Salento, Rohlfs 170 suggerisce la derivazione dal dialetto salentino '
scarcedda' (< scarcella) = grancevola, una sorta di crostaceo di mare.

SCARCI
SCARCIA

Scarci, decisamente pugliese, è specifico di Taranto, Scarcia, tipicamente pugliese, con ceppi a Massafra, Taranto, Martina Franca, Lizzano e Palagiano nel tarantino, a Specchia ed Ugento nel leccese, ed a Bari ed Altamura nel barese, ha anche un piccolo ceppo a Trieste ed a L'Aquila ed uno ancora più piccolo nel vibonese, dovrebbe trattarsi dell'italianizzazione dei cognomi slavi Skarcic, Skrgic o Skracic.

SCARDA
SCARDELLA
SCARDIGNO
SCARDINA
SCARDINI
SCARDINO

Scarda, estremamente raro, ha un piccolo ceppo napoletano ed uno pugliese, Scardella è tipicamente laziale, di Torre Cajetani, Guarcino ed Alatri nel frusinate e di Roma e Frascati nel romano, Scardigno ha un piccolo ceppo laziale, ma il nucleo è tra foggiano e barese, in particolare a Molfetta, Ruvo di Puglia, Bari, Barletta e Bisceglie nel barese  ed a Cerignola nel foggiano, Scardina è siciliano, del palermitano e trapanese, con un ceppo anche nel catanese, Scardini è tipicamente romano, con un piccolo ceppo anche in Puglia, Scardino è molto diffuso in tutto il centrosud, dovrebbero tutti derivare direttamente o tramite ipocoristici o modificazioni da soprannomi, poi divenuti nomi dei capostipiti, originati dal termine dialettale del centrosud scarda (scheggia di pietra, di ferro o legno, un poco, un pezzettino, scusa), che potrebbe in qualche modo derivare dal gotico scarda (piccola lesione, graffio), ma che molto più probabilmente deriva dal vocabolo francese escharde (scheggia), forse a caratterizzare la corporatura minuta del capostipite. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio nella seconda metà del 1600 a Gangi nel palermitano, dove un certo Antonio Scardino proveniente da Nicosia nell'ennese, lavorava alle dipendenze del sacerdote Centineo, come si evince da un atto (questa notizia è stata tratta da CONTRATTI AGRARI DELL'UNIVERSITA' DI GANGI IN ETA' MODERNA di Mario Siragusa).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scarda è un cognome pugliese dalla voce '
scarda' di etimo incerto e viva nel Sud d'Italia nel senso di 'baccello'. Minervini 443.

SCARDACCIONE
SCARDASSONE

Scardaccione ha un piccolo ceppo a Napoli ed uno più consistente a Sant'Arcangelo nel potentino, Scardassone, quasi unico, è campano, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul mestiere di cardatore di lana probabilmente svolto dai capostipiti.

SCARDAMAGLIA
SCARDAMAGLIO

Scardamaglia ha un nucleo a Roma, un piccolo ceppo ad Ercolano (NA) dove è presente significativamente la forma Scardamaglio, mentre il ceppo più importante è a Lamezia Terme (CZ), dovrebbero derivare da soprannomi originati o dal mestiere di scardassatore (colui che usa lo scardasso per raffinare la lana) o anche in senso lato uno che sparla alle spalle della gente.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Scardamaglia, presente a bassissima frequenza dal nord al sud del paese, ha un nucleo principale nel catanzarese e uno secondario nel napoletano, Scardamaglio, molto raro, sembra essere originario di Ercolano (NA), entrambi questi cognomi derivano dal termine
scardamaglia o scardamaglio (altrimenti detto cardalana), col significato di scardassatore, cardatore, colui cioè che si occupa della cardatura della lana o di altre fibre tessili. Si tratta, dunque, delle cognominizzazioni dei nomi di mestiere attribuiti ai capostipiti.

SCARDELLATO

Tipico di Treviso e del trevigiano.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Tipico per lo più del trevigiano, Scardellato deriva dall'ipocoristico vezzeggiativo del nome
Scardo, variante prostetica del nome medievale Cardo (tramite l'aggiunta della -s iniziale, fenomeno piuttosto frequente nella lingua italiana): si tratta, in effetti, di un vecchio personale d'origine germanica, che, nato dall'aferesi di nomi quali Accardo, Riccardo, Viscardo, etc., ha dato origine a diversi nomi (ormai caduti in disuso, ma un tempo abbastanza diffusi) come Carduccio, Cardone, Cardillo, Scardino, Scardella, etc.; il suffisso -ato, invece, si spiega nel più ampio contesto dei cognomi veneti o comunque nord orientali, dove assume valore patronimico o matronimico e significa, dunque, figlio di Scardello o di Scardella.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scardellato - Secondo D. Olivieri, Cognomi della Venezia Euganea, p. 217, questo cognome trevigiano viene dall'italiano '
scardova/scardola' che designa il 'cyprinus scardula', un pesce d'acqua dolce dell'ordine dei ciprinidi.

SCARDOVA
SCARDOVI

Scardova, molto molto raro, è della zona tra mantovano e modenese, Scardovi è tipico dell'area tra bolognese e ravennate, di Imola nel bolognese e di Lugo, Russi, Alfonsine, Faenza, Ravenna e Castel Bolognese, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale originato dal termine scardova (scardola, un pesce d'acqua dolce molto comune), soprannome che può sia riferirsi all'attività di pescatore di fiume svolta dal capostipite, sia indicare una scarsa considerazione verso colui cui il soprannome era destinato.

SCARENZI
SCARENZIO

Scarenzi, assolutamente rarissimo è milanese, Scarenzio è un cognome rarissimo, tipicamente lombardo, entrambi questi cognomi dovrebbero derivare dal termine arcaico scario, cioè colui che era incaricato di raccogliere le gabelle per il monastero di S.Ambrogio di Milano.

SCARFI
SCARFI'
SCARFO
SCARFO'

Scarfi e Scarfì sono abbastanza rari e tipici del messinese con un ceppo forse secondario nel siracusano, Scarfo è molto più raro ed è tipico della Calabria meridionale, Scarfò è il più diffuso ed è specifico del reggino, potrebbero derivare dal toponimo cipriota Scarfos, un villaggio molto antico.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scarfì è cognome siciliano e calabrese, dovrebbe derivare dal grico del Salento '
skarfì' = fuscello. Rohlfs 170.

SCARFIA

Scarfia, molto raro, è tipicamente siciliano, di Caltanissetta e di San Michele di Ganzaria e Caltagirone nel catanese, dovrebbe derivare da un soprannome grecanico basato sul nome della città di Σχαρφη Skarphe (Scarfea) nella locride orientale in Grecia, probabilmente il paese d'origine del capostipite.

SCARIATI

Rarissimo sembrerebbe originario della Campania, potrebbe derivare dal toponimo Scario nel salernitano.

SCARIMBOLA
SCARIMBOLI
SCARIMBOLO

Scarimbola, praticamente unico, parrebbe del barese, Scarimboli, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo a Foggia, Scarimbolo è tipicamente pugliese del barese, di Ruvo di Puglia, Bari, Mola di Bari ed Altamura, e di Brindisi, dovrebbero derivare da soprannomi originati da un ipocoristico latino del  termine greco skarios (riparo, approdo, per barche), probabilmente ad indicare che i capostipiti avessero un'attività di costruzione o riparazione di barche o che facessero i pescatori.

SCARINGELLA
SCARINGELLI
SCARINGELLO
SCARINGI
SCARINGIO

Scaringella è specifico del barese, di Corato soprattutto e di Andria, con piccoli ceppi anche a Canosa di Puglia, Trani e Bari, Scaringelli e Scaringello sono quasi unici o comunque assolutamente rarissimi, dovrebbe trattarsi di errori di trascrizione del precedente, Scaringi è specifico di Trani, con un ceppo anche nel potentino a Muro Lucano e Bella, Scaringio, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, dovrebbe trattarsi di cognomi di origine albanese e derivare, direttamente o tramite modificazioni ipocoristiche dialettali, dal termine albanese shkarje (frana), forse perchè i capostipiti provenivano da zone franose, ma è pure possibile una connessione con il termine greco skarios (riparo, approdo, per barche).

SCARIONI

Tipico del sudmilanese e lodigiano, potrebbe derivare dal toponimo Scaria (CO), ma potrebbe anche derivare dal termine milanese scarion (pruno, frutice spinoso), anche se la cosa più probabile è che invece derivi dal termine longobardo scarione (capo delle guardie ed anche ufficiale giudiziario), probabile attività del capostipite.

SCARIOT

Molto raro è specifico di Feltre (BL), dovrebbe derivare dal nome medioevale Scarioto di cui abbiamo un esempio in un atto di compravendita del 1512 dove si legge di un tal Scarioto de Parma, ma è pure possibile che derivi da soprannomi come si può evincere da un atto del 1631 a Grosio (SO) che cita tra i consiglieri della comunità di Grosio "...Martino Sala detto Scariot...".

SCARLASETTA

Scarlasetta, quasi unico, sembrerebbe specifico dell'area genovese, dovrebbe derivare da un soprannome, forse originato dal termine dialettale arcaico scaro (piccolo porticciolo).

SCARLATA
SCARLATO
SCARLATTI
SCARLATTO

Scarlata è tipico siciliano, Scarlato ha un nucleo nel cosentino ed uno nel foggiano, Scarlatti oltre al ceppo toscano sembra averne anche uno marchigiano e forse uno lombardo, Scarlatto rarissimo è abruzzese, dovrebbero derivare da soprannomi legati al vocabolo scarlatto (rosso), tracce di questa cognominizzazione la troviamo a San Miniato (PI) con Niccolò Scarlatti di Tommaso vicario del Valdarno Inferiore.  Personaggi famosi sono stati il celebre compositore palermitano Alessandro Scarlatti (1660-1725) e suo figlio Domenico.

SCARMONCIN

Scarmoncin, assolutamente rarissimo, decisamente veneto, dovrebbe derivare da un soprannome basato su di una forma ipocoristica dialettale del termine veneziano arcaico scarmo (magro, asciutto, longilineo), probabile caratteristica fisica del capostipite.

SCARONE

Molto raro è specifico del territorio di Quiliano (SV), dovrebbe derivare dal toponimo Scaro, antica località della podesteria di Moneglia o dal termine dialettale arcaico scaro (piccolo porticciolo).

SCARONI

Specifico del bresciano, potrebbe derivare da un nome di località come l'alpe Scarone.

SCARPA
SCARPETTA
SCARPETTI
SCARPI
SCARPIS
SCARPITTA

Scarpa è assolutamente panitaliano, Scarpetta ha un ceppo marchigiano, uno nel frusinate, uno tra barese e tarentino ed uno tra napoletano e salernitano, Scarpetti ha un ceppo nel pesarese, uno nel Piceno ed uno a Roma, Scarpi ha un ceppo veneto a Cavallino-Treporti (VE), Venezia e Verona con un ceppo secondario a Ravenna ed a Forlì, ed un ceppo toscano a Firenze, Sesto Fiorentino, Arezzo e Siena, Scarpis ha un ceppo nel trevisano a Colle Umberto in particolare, Scarpitta oltre al ceppo siciliano a Palermo e nel palermitano e nel trapanese a marsala, Petrosino e Trapani, e Sciacca nell'agrigentino, presenta anche un ceppo nel salernitano, a Santa Marina, Sapri e Camerota, dovrebbero tutti derivare da soprannomi, anche dialettali, originati probabilmente dal mestiere di calzolaio, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nell'Archivio di Stato dei Notai della Republica Venetadove ad esempio dall'anno 1419 al1435 risulta operare tale Notaro Cristoforo De Scarpis, e agli inizi del 1600 Gerolamo Scarpa fu Matteo è Notaio dei giudici delle strade e incanti di Bergamo (Ogni anno, a dicembre, il consiglio maggiore della città di Bergamo a scrutinio segreto nominava due cittadini ultratrentenni, uno dei due appartenente al collegio dei giuristi, Giudici delle strade ed incanti.

SCARPARI
SCARPARO

Scarpari è tipico dell'area che comprende il bresciano specialmente a Botticino, il mantovano a Roncoferraro, il trentino a Storo ed il Veneto centroccidentale, in particolare a Verona e Vicenza, Scarparo ha un ceppo a Padova e nel padovano a Monselice, Conselve, Anguillara Veneta ed Este ed uno napoletano, questi cognomi dovrebbero derivare dal fatto che il capostipite di mestiere costruisse o riparasse scarpe.

SCARPATI
SCARPATO

Entrambi tipicamente campani, Scarpati ha un grosso ceppo a Napoli e nel napoletano, a Torre del Greco, Portici, Sant'Agnello, Ercolano, Sorrento, Piano di Sorrento, Afragola, San Giorgio a Cremano, Meta e Cercola, e nel salernitano a Scafati e Centola, Scarpato ha un grosso ceppo a Napoli, Volla, Sorrento, Cercola, Sant'Anastasia, Castellammare di Stabia, San Sebastiano al Vesuvio, San Giorgio a Cremano, Massa di Somma, Pollena Trocchia e Giugliano in Campania nel napoletano, ed uno quasi altrettanto grosso ad Angri e Scafati nel salernitano, potrebbero derivare da un soprannome originato da una caratteristica del luogo di provenienza dei capostipiti, probabilmente prossimi ad una scarpata o zona scoscesa, una seconda ipostesi propone una derivazione dal mestiere di scarpaio o ciabattino.

SCARPELLA
SCARPELLI
SCARPELLINI
SCARPELLO

Scarpella molto raro è del bresciano, Scarpelli oltre al nucleo principale in Toscana, sembra avere un ceppo nel sudmilanese e cremonese, nel barese ed uno nel cosentino, Scarpellini ha un ceppo bergamasco, uno forlivese ed uno pisano, Scarpello tipico meridionale, potrebbe avere oltre al ceppo principale in Sicilia, anche uno in Calabria ed uno in Puglia, potrebbero derivare da soprannomi dialettali originati dal mestiere di scalpellino, come vediamo ad esempio nel 1400 nel bergamasco con Giovanni detto Scarpelli de Leveratis, di Gromo (BG) citato in un atto scritto in Gromo il 17 marzo 1467, uso forse già presente nel 1100 quando in un atto, tratto dal Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale, scritto in Cavenago nel 1154 si legge: "...Dei gratia Laudensem episcopum, presente Nuvelo, clerico Laudensis ecclesie, et presbitero Alberto de Cavenago et Scarpello et Lanfranco de Trexeno vicedomno et consentientibus ei,...".

SCARPINI
SCARPINO

Scarpini, abbastanza raro, sembrerebbe avere un nucleo nel senese, un ceppo secondario nell'anconetano e forse uno in Lombardia, Scarpino ha un ceppo nel leccese, uno nel potentino ed uno, il più consistente, in Calabria, nel cosentino, crotonese e catanzarese, possono essere connessi con il mestiere di calzolaio, come è pure possibile che derivino da un soprannome originato dall'avere i capostipiti delle scarpe molto piccole.

SCARPULLA

Molto raro, dovrebbe essere originario della Sicilia centroccidentale, può essere connesso al mestiere di calzolaio.

SCARSELLA
SCARSELLI

Scarsella è tipico del Lazio, in particolare delle province di Roma e Frosinone e dell'aquilano, Scarselli ha un ceppo tra fiorentino e pisano ed uno nell'iserniese, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo scarsella (borsa di denaro) forse ad identificare una famiglia benestante.

SCARSI
SCARSO
SCARZI
SCARZO

Tipici della zona tra genovese ed alessandrino Scarsi, Scarzi e Scarzo, questi ultimi assolutamente rarissimi e probabilmente originati da errori di trascrizione, Scarsi ha un ceppo anche nel padovano, mentre Scarso sembra avere 3 nuclei, uno nel ragusano, uno nel padovano ed uno tra genovese ed alessandrino, dovrebbero derivare da un soprannome medioevale scarsus con il significato di indigente.

SCARTEZZINI

Molto raro sembra tipico del trentino, del comune di Civezzano in particolare, con un ceppo anche nel veronese a San Giovanni Lupatoto, dovrebbe derivare dal nome dialettale del mestiere di cardatore, traccia di questo cognome la troviamo a Chienis (TN) nel 1500 con un certo Antonio Scartezzini citato negli atti di un processo.

SCASSAIOLI

Scassaioli, quasi unico, abbastanza recente, dovrebbe essere laziale e derivare da un soprannome originato dal termine scassaiolo (robivecchi, sfasciacarrozze), forse il mestiere del capostipite.

SCASSI
SCASSO

Scassi, assolutamente rarissimo, è dell'alessandrino, Scasso ha qualche presenza nel cuneese e basso alessandrino, un ceppo ligure a Genova, a San Remo nell'imperiese e nel savonese a Sassello, Savona e Cairo Montenotte, ed un ceppo nel palermitano a Partinico e Palermo, potrebbero derivare dall'italianizzazione del cognome francese Scausse, di probabili origini toponomastiche.

SCATA
SCATA'

Scata, quasi unico, sembrerebbe essere dovuto ad errate trascrizioni di Scatà, che è specifico del siracusano, di Augusta, Siracusa, Canicattini Bagni e Lentini, un'ipotesi propone la derivazione dal termine griko (neogreco dialettale siciliano) skatà (feci), forse ad indicare un mestiere che avesse a che fare con quell'elemento.

SCATIGNA
SCATIGNI
SCATIGNO

Scatigna è tipicamente pugliese, particolarmente diffuso nel tarantino a Martina Franca, Taranto, Grottaglie e San Giorgio Ionico, a Locorotondo e Bari nel barese, a Carovigno, Ceglie Messapica, e Cisternino nel brindisino ed a Carmiano, Porto Cesareo e Copertino nel leccese, Scatigni è unico mentre Scatigno, sempre pugliese ha un ceppo a Barletta, Polignano a Mare nel barese ed a Brindisi, dovrebbero derivare dal cognomen latino Scatinius, Scatinia, ricordiamo Scatinius Aricinus tribuno della Plebe promulgatore della famosa lex Scatinia contro il lusso superfluo, datata parecchi secoli prima di Cristo, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Monopoli nel barese agli inizi del 1500 con un certo Pirrus Antonius Scatinius.

SCATTARELLI

Scattarelli è un cognome tipicamente pugliese, di Bari in particolare, un'ipotesi propone un'origine germanica da un ipocoristico italiano del termine germanico skata (ombra, tenebre), forse ad indicare che il capostipite provenisse da un luogo ombroso o fosse solito verstire abiti molto scuri, secondo un'altra ipotesi verrebbe da un soprannome basato su di una voce veneto illirica arcaica scataro (sputo, catarro) e potrebbe sottolineare un'abitudine comportamentale del capostipite.

SCATTONE
SCATTONI

Scattone sembra avere oltre al ceppo barese, uno importante in provincia di Roma, Scattoni più raro sembra umbro, dovrebbero derivare dal cognomen latino Scato (Scatonis) di cui si ha esempio nella 12ma Filippica di Cicerone, dove si legge: "...Cn.Pompeius, Sexti filius, consul me praesente, cum essem tiro in eius exercitu, cum PublioVettio Scatone, duce Marsorum, inter bina castra...", tracce di questa cognominizzazione si hanno a Sondrio nel 1500, in un atto si legge: "...nella casa nova dei signori Polavini alla fontana delle case de Scatoni...".

SCATURRO

Scaturro è decisamente siciliano, della parte occidentale dell'isola, con massima concentrazione nell'agrigentino a Santa Margherita di Belice, Ribera, Sciacca e Menfi, nel palermitano a Palermo, Giuliana e Bisacquino, e nel trapanese a Trapani, Salemi, Mazara del Vallo, Castelvetrano, Marsala ed Erice, potrebbe derivare da un'alterazione dialettale del cognomen latino Scaurus, ma, molto più probabilmente deriva da un soprannome originato da un'alterazione dialettale del termine arabo qhandurha (veste, camiciotto), forse perchè il capostipite faceva di mestiere il camiciaio.

SCAVAZZA

Scavazza è tipicamente veneto, con presenze a Trecenta e Badia Polesine nel rovigoto, a Ospedaletto Euganeo nel padovano, a Orgiano e Vicenza nel vicentino ed a Veronella e Cologna Veneta nel veronese, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale originato dal termine scavazza (scapestrato, girandolone).

SCAVO

Scavo ha un piccolo ceppo a Napoli, uno molto consistente a Bari con buone presenze anche a Valenzano, Adelfia, Corato e Capurso nel barese ed a Taranto, ha un ceppo nel catanzarese a Cicala, Carlopoli, Catanzaro, Sorbo San Basile e Petronà, ed a Crotone, un grosso ceppo in Sicilia nel catanese ad Acireale, Giarre Paternò, Riposto, Aci Catena, Santa Venerina, Mascali, Belpasso e Catania, ed uno a Palermo e Carini nel palermitano, dovrebbe derivare da una forma contratta del termine sclavo (schiavo), probabilmente ad indicare che i capostipiti fossero stati ridotti in schiavitù dai saraceni.

SCAVONE
SCAVONI

Scavone ha un ceppo nel potentino a Ruoti, Tito, Potenza, Pignola, Picerno e Bella ed alcuni in Sicilia, nel trapanese a Marsala e Mazara del Vallo e a Siracusa, Catania, Palermo e San Fratello nel messinese, Scavoni, quasi unico è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione del precedente, si dovrebbe trattare di forme accrescitive nate dal termine sclavus (schiavo), dovute forse all'imponenza del capostipite, ed allo stato di ex schiavo probabilmente dei mori.

SCAVUZZO

Tipico del palermitano, di Gangi in particolare, ma anche Palermo, Enna, Leonforte nelle'ennese, Messina, Caltanissetta e Vita nel trapanese, dovrebbe derivare da modificazioni dialettali del termine schiavo stante ad indicare chi si trovava in condizione di prigionia, in dialetto siciliano il termine scavuzzo ha però diversi significati, si passa dal catanese significato di frumento, all'ennese e palermitano di lumaca.  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Palermo nel 1500 con il Notaio Giacomo de Scavuzzo.
informazioni  fornite da Gianfranco Scavuzzo
Tale cognome in alcune aree della Sicilia centro-orientale assume il significato di
lumaca; le lumache in Sicilia sono parte significativa della gastronomia tipica, quindi tale cognome si potrebbe riferire ad un progenitore ghiotto di lumache appunto, da cui deriva la nomèa. (ringrazio il Prof. Giovanni Ruffino, dell'Università Degli Studi di Palermo, per il suggerimento che vi riporto)

SCAZZI
SCELZI
SCELZO

Scazzi è tipico del Salento, di San Pancrazio Salentino nel brindisino e di Squinzano nel leccese, Scelzi è specifico di Aliano nel materano, Scelzo è specifico della zona che comprende il napoletano, il salernitano ed il potentino, Castellammare di Stabia e Napoli nel napoletano, Salerno e Brienza nel potentino, probabile luogo d'origine del cognome, dovrebbero derivare da un'italianizzazione del nome albanese Shkèlzen, ma potrebbero anche derivare da un soprannome dialettale, secondo alcuni l'origine di questi cognomi sarebbe invece nel Cilento salernitano e deriverebbero da una forma etnica dialettale del paese di Ascea.

SCAZZOLI

Estremamente raro è originario della zona di confine tra cremonese e parmense, potrebbe derivare dal toponimo Moscazzano (CR).

SCAZZOSI
SCAZZOSO

Molto rari entrambi sono tipici del milanese, potrebbe derivare dal toponimo, abolito nel 1925, Castelletto Scazzoso (AL)
integrazioni fornite da G. Scazzosi
E' presente nella zona ad ovest di Busto Arsizio; Castelletto Mombercelli un tempo si chiamava Castelletto Scazzoso.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Scazzosi è cognome tipico del Milanese. Il cognome è ricordato, a Milano, nel 1408, per un Antonius Schazoxius. Il Flechia lo spiegava da '
scaglioso', ma foneticamente fa pensare invece o a un latino 'captiosus', o anche ad un derivato dalla voce comune 'scass' = terreno dissodato.

SCEBERAS

Sceberas, quasi unico, forse pugliese, dovrebbe essere di origini maltesi e derivare dal nome del monte Sceberas sull'isola di Malta, probabile luogo d'origine del capostipite.

SCELBA
SCERBA
SCERBO

Scelba, molto molto raro, sembrerebbe specifico di Caltagirone nel catanese e di Mistretta nel messinese, Scerba, quasi unico, sembrerebbe siciliano, Scerbo ha un piccolissimo ceppo napoletano ed uno nel catanzarese, a Marcellinara, Catanzaro e Caraffa di Catanzaro ed a Isola di Capo Rizzuto, Cureo e Crotone nel crotonese, un'ipotesi sulla derivazione di questi cognomi propone che possano derivare da soprannomi originati dal termine medioevale germanico scher (talpa), mentre una seconda propone un'origine francoalsaziana da un soprannome nato dal termine scherer (barbiere o tosatore di animali).

SCELFI
SCELFO

Scelfi è unico, Scelfo è tipicamente siciliano del palermitano, di Palermo, Alimena, Petralia Sottana, Petralia Soprana e Castellana Sicula, potrebbe trattarsi di un'alterazione dialettale del nome ebraico Sheleph che significa colui che ti libera, che ti conduce fuori dai problemi, o del nome arabo Shefi (mediatore).

SCEMA

Scema è un cognome tipico della provincia di Oristano, di Villa Verde e Senis in particolare, dovrebbe essere di origini ebraiche e derivare dal termine ebraico shemà (ascoltato), forma contratta del nome Samuele che significa ascoltato da Dio.

SCERRA

Scerra ha un ceppo a Crotone ed uno in Sicilia a Gela nel nisseno ed a Palma di Montechiaro nell'agrigentino, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale di origini arabe scerra (lite).

SCETI
SCETTI

Sceti è ormai scomparso in Italia, Scetti, estremamente raro, sembrerebbe della provincia di Sondrio, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine dialettale dell'area lombardo piemontese s-cèti (fanciullo, ragazzino), secondo un'altra ipotesi, molto meno probabile, deriverebbero invece dalla regione egizia chiamata Sceti (Scitia o Scizia, terra degli Sciti): "..Venit aliquando Macarius Aegyptius a Sceti ad montem Nitriae in oblatione Abbatis Pambo, et dicunt ei senes: Sermonem profer fratribus, pater. Tum ille infit, ego nondum evasi in monachum, sed monachos vidi. Mihi namque aliquando sedenti in cella apud Scetim molestae erant cogitationes proficiscere in solitudinem, et vide quid illic oculis tuis occurret. ..", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1500 con: "..quondam Nobilis Viri Octaviani Sceti ac Patricii Modoetiensis et sociorum. Anno a Nativitate 1523 die martii,..".

SCETTA
SCETTO

Scetta è specifico di Castelvenere nel beneventano, Scetto ha qualche presenza nel campobassano ed a Napoli, dovrebbero derivare da un soprannome basato sul termine dialettale campano scètta (confezione rotonda di fichi secchi), forse ad indicare nel capostipite un venditore di fichi secchi.

SCEVOLI
SCIVOLI

Scevoli, quasi unico, è specifico del catanese, Scivoli è tipicamente siciliano, di Aidone e Piazza Armerina nell'ennese, e di Mirabella Imbaccari nel catanese, potrebbero derivare da alterazioni del cognomen latino Scaevola, di cui il portatore più famoso è stato il Tribuno romano Muzio Scevola.

SCHAFFLER

Schaffler, assolutamente rarissimo, specifico del Trentino Alto Adige.
integrazioni fornite da Benedetto Zanchi
Schaffler, poco diffuso in Alto Adige, indica la professione dell'economo o dell'amministratore, da non confondere con Schaefer che deriva dallla professione del pastore. Il cognome è presente anche in Austria e Baviera.

SCHELLINI
SCHELLINO
SCHELOTTO

Schellini è quasi unico, Schellino è tipicamente piemontese, del cuneese, di Dogliani, Belvedere Langhe, Alba e Mondovì, Schelotto è tipico di Genova ed Arenzano (GE), si dovrebbe trattare di forme ipocoristiche complesse dell'aferesi del nome Francesco, da Francesco si ha prima l'ipocoristicoFranceschello, poi per aferesi Schello e quindi, per successivo ipocoristico Schellino o Schelotto.

SCHEMBARI

Schembari è decisamente siciliano, di Ragusa in particolare e di Comiso, Santa Croce Camerina, Chiaramonte Gulfi e Modica nel ragusano, di Siracusa e di Caltagirone e Catania nel catanese, potrebbe derivare da un soprannome grecanico originato dall'antico verbo greco σκηνέω  skeneo (vivere sotto una tenda, recitare), forse ad indicare che i capostipiti conducessero vita nomade, forse degli attori girovaghi.

SCHEMBRI

Tipico siciliano, della costa sudoccidentale e dell'agrigentino in particolare.
notizie ulteriori  fornite dal barone Ugo Antonio Bella
derivato dal nome greco Skèmpres ( pronuncia Schembri). Il cognome è presente a Palermo, Caltanissetta; Catania, Pachino (SR), Ragusa, Agrigento. In Italia anche a Taranto e Napoli. Presente anche a Malta. Godette nobiltà a Messina nei secoli XV° e XVI°. Un Eliseo Schembri fu Cavaliere dell'Ordine di Malta nel 1585.
Blasone: di rosso, alla sbarra cucito di nero

SCHENATI
SCHENATO

Schenati, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione di Schenato, che è tipicamente veneto, del veronese, del vicentino soprattutto, del padovano e del veneziano, dovrebbe derivare da un soprannome veneto basato sul termine arcaico schenato (impettito, con la schiena diritta e rigida), a sottolineare probabilmentye un atteggiamento impettito dei capostipiti.

SCHEPIS

Schepis è tipicamente siciliano del messinese in particolare, del catanese e del siracusano ed in Calabria del reggino, potrebbe derivare da un soprannome grecanico originato da un'alterazione dialettale del termine greco antico σκέψις  skepsis  (percezione, riflessione, esame), forse attribuito a capostipiti inseriti in posizioni di governo o partecipanti a congressi di consultazione.

SCHETTI
SCHETTINI
SCHETTINO

Schetti è praticamente unico, Schettini è diffuso nella zona che comprende barese, salernitano, potentino, barese e cosentino, Schettino è tipico del napoletano ed avellinese, dovrebbero derivare da modificazioni del diminutivo dell'aferesi del nome Francesco, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Grimaldi (CS) fin dal 1600, nel 1613 si legge di: "...Clericus Salvator Schettinus de Altilia habitator de Grimaldo...", in un atto del 1654 si legge di "Ioseph Schettinus publicus regia auctoritate Notarius".

SCHIAFFINI
SCHIAFFINO

Schiaffini ha un ceppo a Sestri levantre e nello spezzino ed uno a Marino (RM), Roma ed Ariccia, Schiaffino è tipico della Liguria centro orientale di Camogli in particolare, ha un ceppo secondario anche a Stintino (SS) fondato da pescatori camogliesi ivi trasferitisi nel 1700, di etimologia incerta, secondo alcuni deriverebbe dal termine medioevale sclavinus (liberto); personaggi degni di rilievo sono stati lo scultore Bernardo Schiaffino (1678 1723) ed il pittore Francesco Schiaffino (1689-1763), ma la più famosa è stata certamente la giovane pastorella di Camogli Angela Schiaffino alla quale il 2 luglio 1518 apparve la Madonna.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Schiaffino è un antichissimo cognome di Camogli, nato nel XIII secolo, portato per secoli a testimonianza della fase d'avvio di un crescente interesse per i traffici marittimi nella gente del piccolo borgo. Allora, quando si affermò l'uso dei cognomi, alcuni lo trassero da '
scafin' = piccolo scafo, che era la barca che tenevano sotto casa per pescare o per commerciare. Un Cristiano Scafin è citato per la prima volta in un atto notarile del 29 agosto 1267. M. Francipane lo fa invece derivare dal cognome base DI STEFANO.

SCHIANO
SCHISANI
SCHISANO
SCLANO

Schiano ha un nucleo nell'Isola d'Elba ed uno nel napoletano, Schisani, assolutamente rarissimo, parrebbe anch'egli napoletano, Schisano, abbastanza raro, è specifico del napoletano, Sclano, molto raro, è tipico dell'Isola d'Elba, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da forme aferetiche di un etnico che riguardi capostipiti originari dell'Isola d'Ischia. Troviamo tracce storiche di questi cognomi nell'avellinese nel 1400 con un certo Masullo Grasso, detto Sclano citato in un atto di compravendita, nel 1632 figurano quali lettori di legge a Caltagirone (CT) i dottori Francesco e Michele Schisano e, nel 1700, troviamo i martiri ultrasessantenni della Repubblica napoletana Onofrio e Salvatore Schiano di Procida, giustiziati nel 1799 dalle truppe borboniche.
integrazioni fornite da Raffaello Sclano
Migra dalla Spagna in Sicilia nel 1200, poi marchese delle Grotte (a Grottola (MT)), signori di Procida (NA) per quattro secoli: questo casato annovera vescovi, pievani e generali.

SCHIAPPACASSE

Schiappacasse è specifico del genovese, in particolare di Genova, Camogli e Rapallo, sembrerebbe originario dell'area di Neirone sempre nel genovese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal mestiere di manovale portuale o di un magazzino, cioè di colui che in dialetto sciàpa o scèpa (rompe o meglio apre) le casse degli imballaggi trasportati dalle navi, una volta giunti a destinazione nei magazzini.

SCHIATTI

Schiatti sembra avere due ceppi, uno nel milanese ed uno nel reggiano, dovrebbe derivare da Schiattus una forma ipocoristica medioevale dell'aferesi del nome Francesco, di questo nome abbiamo un esempio in un atto del 1393 a Perugia dove un certo Schiattus Francisci (che starebbe per Franceschetto figlio di Francesco) risulta fra i testimoni: "...Schiattus Francisci, ser Nicolaus Busonis, magister Simon Mancie...".

SCHIAVELLA
SCHIAVELLI
SCHIAVELLO
SCHIAVETTI
SCHIAVETTO
SCHIAVITTI
SCHIAVITTO
SCHIAVULLI
SCHIAVULLO
SCHIAVUZZI
SCHIAVUZZO

Schiavella è tipicamente laziale, di Genazzano nel romano e di Roma, Schiavelli ha un piccolissimo ceppo a Roma ed uno a Corigliano Calabro nel cosentino, Schiavello ha un grosso ceppo a Roma ed uno più piccolo nel vibonese ad Acquaro e Soriano Calabro, Schiavetti ha un piccolo ceppo nel mantovano, uno toscano ad Empoli nel fiorentino ed a Collesalvetti e Livorno nel livornese, ed uno a Roma ed a Tivoli, Vicovaro e Fiumicino nel romano, Schiavetto, molto raro, ha un ceppo veneto a Nervesa della Battaglia e Povegliano nel trevisano ed uno romano, Schiavitti, quasi unico, è dell'area abruzzese, laziale, Schiavitto, ancora più raro, è campano, Schiavulli ha un ceppo romano, uno nel foggiano a Cerignola ed uno a Bari e Gravina in Puglia nel barese, Schiavullo, quasi unico, è del napoletano, Schiavuzzi, estremamente raro, sembrerebbe settentrionale mentre Schiavuzzo è praticamente unico, dovrebbero derivare dall'italianizzazione di forme ipocoristiche tardo medioevali che indicassero un'origine slava dei capostipiti, dal termine medioevale sclavus (slavo), forse di corporatura minuta, tanto da giustificare la forma diminutiva del termine.

SCHIAVI
SCHIAVINI

Schiavi ha un nucleo importante nella fascia che dalla provincia di Bergamo, Milano, Pavia, raggiunge quella di Piacenza, ma non si escludono ceppi secondari in Emilia e nel Piceno, Schiavini è tipico del milanese e cremonese, dovrebbero entrambi derivare da un origine slava della famiglia, in epoca antica la denominazione degli slavi era sclavus, o anche dal nome Sclavus da quello derivato, divenuto poi Slavo in italiano moderno.

SCHIAVINATO

Schiavinato è tipicamente veneto, del trevisano, di Silea, Treviso, Casale sul Sile, Zero Branco, Carbonera e Roncade, con presenze anche nel vicino padovano e veneziano, dovrebbe trattarsi di una forma patronimica tipicamente veneta, dove il suffisso -ato sta per il figlio di, riferito a capostipiti il cui padre si fosse chiamato Schiavino (vedi SCHIAVI).

SCHIAVINO
SCHIAVO

Schiavino ha un ceppo a Caivano nel napoletano ed uno a Catania, con un ceppo, forse non secondario, nel torinese, Schiavo, abbastanza diffuso a macchia di leopardo in tutta Italia, con un ceppo importante nel Veneto, nel Lazio, in Campania ed in Sicilia, dovrebbero derivare, direttamente o tramite un ipocoristico, dal nome Sclavus di cui abbiamo un esempio a Benevento nel 1121 in uno scritto si legge: "...Hoc anno, Robertus Sclavus obiit decimo die stante mensis Decembris, et Rachisius abbas Sancti Modesti; ad cuius obitum Ioannes venerabilis abbas monasterii Sanctae Sophiae cum quibusdam fratribus properavit. ...", a Napoli in un editto del 1325 si legge: "...Nomina vero et cognomina prefatorum infrascriptorum magistrorum Sicle prefate ac affilatorum operariorum et ministrorum actu servientium in Sicla eadem sunt hec vedelicet ... Guillelmus Novellus dictus Sclavus,...".

SCHIAVOLIN

Schiavolin è specifico del padovano, di Ponte San Nicolò, Padova, Legnaro e Camponogara, dovrebbe derivare da una forma ipocoristica complessa derivata da un soprannome sclavus (schiavo, ma anche slavo) o più probabilmente dal termine schiavon (illirico), forse motivato dall'origine slava del capostipite, potrebbe anche derivare dal termine veneto schiavin (tipo di panno per coperte di lana) e potrebbe in questo caso alludere al fatto che il capostipite vendesse quel genere di articolo.

SCHIAVOLINI

Schiavolini è caratteristico di Perugia, dovrebbe trattarsi della forma etnica riferita ad un capostipite proveniente dall'antica località di Schiavola nella Val di Marecchia presso San Sepolcro nell'aretino.

SCHIAVON
SCHIAVOI

Schiavoi assolutamente rarissimo è vicentino, Schiavon è assolutamente veneto e dotrebbe derivare dal toponimo Schiavon (VI), o Schiavoi (PN). (vedi anche Schiavoni)

SCHIAVONE
SCHIAVONI

Schiavone è molto diffuso in quasi tutto il centrosud, Schiavoni ha un nucleo importante tra Marche Umbria Lazio, Abruzzo e Molise, con un ceppo nel tarentino, dovrebbe derivare dal termine sclavoni termine che stava ad indicare in centro Italia i croati, gli slavi e gli albanesi approdati sulla costa adriatica, tracce di questa cognominizzazione in Abruzzo ed in Puglia le troviamo fin dal 1400.

SCHIEPATI
SCHIEPATTI
SCHIEPPATI

Schiepati e Schiepatti sono rarissimi e dovrebbe trattarsi di errori di trascrizione del cognome Schieppati che è tipico di Milano e del nord milanese, potrebbero derivare da un soprannome di oscura origine dialettale.

SCHIERANO

Schierano è tipico di Torino, del torinese e dell'astigiano.
integrazioni fornite da Daniele Zaia
Diffuso in provincia di Asti, nasce dal toponimo Schierano, piccolo borgo oggi frazione del Comune di Passerano Marmorito (provincia di Asti).

SCHIEVANO

Schievano è tipicamente veneto di Padova, Cadoneghe e Vigonza nel padovano, di Vicenza e di Vedelago nel trevisano, con un piccolo ceppo a Latina, probabile frutto dell'emigrazione dell'emigrazione veneta nel Lazio in occasione della bonifica Pontina, in qualche caso dovrebbe derivare dal nome del paese di Ponte Schievano, una frazione di Lozzo Atestino nel padovano, ma più comunemente deriva dal termine dialettale arcaico schievan (selvatico), forse a sottolineare una caratteristica comportamentale dei capostipiti.

SCHIFANI
SCHIFANO

Schifani, molto raro, è tipico del palermitano, Schifano, molto più diffuso, è proprio della Sicilia occidentale, dovrebbero derivare da una corruzione del nome Stefano, in alcuni casi derivano da nomi di località come Schifanoia (TR).

SCHIFI
SCHIFINI
SCHIFINO
SCHIFO

Schifi è assolutamente rarissimo, quasi unico, Schifini ha un piccolo ceppo nel cosentino a Cassano allo Ionio in particolare, Schifino, più diffuso, è specifico del cosentino, di Morano Calabro, Castrovillari e Spezzano Albanese, con un piccolo ceppo nel vicino paese lucano di Viggianello nel potentino, Schifo è praticamente unico, dovrebbero derivare, direttamente o attraverso forme ipocoristiche dal soprannomi originati dal termine greco σκίφος  skiphos (vaso con impugnature con decorazioni e disegni su base a vernice nera), forse ad indicare nei capostipiti degli artigiani dell'arte vasaia grecanica.

SCHILIRO
SCHILIRO'
SCHILLIRO
SCHILLIRO'
SCHIRO'
SCHIROS

Schiliro e Schilirò sono specifici del catanese di Bronte, Catania, Maletto, Adrano e Paternò, Schilliro e Schillirò, assolutamente rarissimi, sono anch'essi del catanese, Schirò è decisamente del palermitano, Schiros, assolutamente rarissimo, è del  catanese, sono cognomi di origine greca e potrebbero gli ultimi due anche derivare dal toponimo Skyros, un'isola delle Sporadi.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Il cognome Schirò è presente a Catania, Enna, Messina, Siracusa e le sue varianti Schilirò, Schillirò a Catania e Messina. Tutte derivano dall'aggettivo greco
skliròs = duro, che è anche un cognome in Grecia. G. Rohlfs, Dizionario storico dei cognomi nella Sicilia orientale, Palermo, 1984, p.172

SCHILLACI

Originario della Sicilia, dovrebbe essere derivato dal toponimo , Squillace (CZ).

SCHINAI
SCHINAIA
SCHINAIO

Tutti e tre tipici del tarentino, Schinai è specifico di Lizzano, Schinaia è specifico invece di Taranto, Schinaio è praticamente unico, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine grecanico skoinàs (cordaio) e fare riferimento probabilmente al mestiere di produttore di corde e canapi svolto dai capostipiti.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Schinai è cognome di Taranto, per Minervini 445 deriva dal cognome base
Schiena di ovvio significato.

SCHINCA
SCHINCHI
SCHINCO

Schinca è tipico del savonese, di Mallare e Quiliano, Schinchi, quasi unico, sembrerebbe toscano, Schinco è tipicamente pugliese, di Gravina in Puglia nel barese e di Foggia, potrebbero derivare da un soprannome basato sul termine greco arcaico skenikòs (scenico, lavorante teatrale, attore), il ceppo meridionale potrebbe essere di origini balcaniche, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Gravina nella seconda metà del 1400 con Pietro Schinco benefattore della fabbrica della locale cattedrale.   (vedi anche SCHINCAGLIA)

SCHINCAGLIA

Schincaglia ha un ceppo a Genova ed uno nel ferrarese, ad Ostellato, Ferrara e Migliarino, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale rovigoto schincaglie (carabattole, fronzoli inutili), il ceppo genovese potrebbe avere una diversa origine, da un soprannome legato ad un termine dialettale per balbuziente.

SCHINELLA
SCHINELLI
SCHINELLO

Schinella ha un ceppo a Meduno nel pordenonese ed uno ad Arena nel vibonese in Calabria, Schinelli è lombardo con un ceppo nel mantovano a Castel Goffredo ed uno nel pavese ad Albuzzano e Pavia, Schinello, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del reggino e del vibonese, potrebbero derivare da forme ipocoristiche aferetiche di nomi come Francesco, Meschino, o altri simili.

SCHINI
SCHINO

Schini, assolutamente rarissimo, è quasi sicuramente dovuto ad errori di trascrizione del cognome Schino che sembra essere specifico di Bari e del barese e che dovrebbe derivare dall'aferesi dell'ipocoristico del nome Francesco, ma potrebbe anche derivare dal toponimo greco Skinos paese appartenente alla prefettura di Corinto a 75 Km da Atene, secondo alcuni potrebbe invece derivare dall'aferesi del soprannome Meschino, ricordiamo l'uso di questo nome con il famoso Guerin Meschino, romanzo epico cavalleresco del 1400.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Schino è cognome pugliese di origine soprannominale dal sostantivo '
schino' dal greco 'skhinos' = lentisco. Minervini 445.

SCHININA'

Schininà, decisamente siciliano, tipico di Ragusa, potrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo greco skoinàs (cordaio), probabile mestiere del capostipite, o, anche se meno probabile, dal termine sempre greco schinos (lentischio), forse ad indicarne una folta presenza nel luogo d'abitazione della famiglia, ma non si può escludere anche una possibile connessione con il toponimo greco Skinos della prefettura di Corinto.

SCHINTU

Molto diffuso in tutta la Sardegna, ad Alghero (SS), Bosa (OR) ed Oristano ed a Cagliari, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo gallurese schinnitu (incrinato, fessurato), secondo altri deriverebbe invece dall'aferesi di un vocabolo sardo arcaico iskintu (discinto, spogliato).

SCHIPA

Molto molto raro è tipico del Salento, di Lecce in particolare, di origine albanese deriva dal termine schipateri (albanesi) e l'insediamento dovrebbe risalire al 1462 anno delle spedizioni albanesi di Leone d'Albania in soccorso del re di Napoli Ferdinando I°.

SCHIPANI

Tipico calabrese, delle province di Crotone e Catanzaro, ha un ceppo forse autoctono anche a Castelpoto nel beneventano, dovrebbe derivare da una forma italianizzata dell'etnico di Albania shqiptar in albanese. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Crotone nel 1700 dove gli Schipani sono indicati tra i notabili della città.

SCHIPELLITI
SCHIPILLITI

Schipelliti è quasi unico, Schipilliti, molto molto raro, è tipico di Palmi nel reggino e di Messina in Sicilia, dovrebbe derivare dall'etnico del paese di Skypelos (o Skopelos) sull'isola omonima nell'arcipelago delle Sporadi nel mar Egeo occidentale nella regione greca della Tessaglia, ma è pure possibile che derivi da un soprannome originato dal vocabolo greco skopelos (scoglio corallino), forse perchè la famiglia abitava in prossimità di una scogliera.

SCHIRA

Schira, cognome assolutamente rarissimo, concentrato in Lombardia, dovrebbe essere di origini ungheresi, derivando dal cognome magiaro Schira, e risalire all'occupazione austroungarica della regione lombarda.

SCHIRALDI

Schiraldi ha un ceppo a Trieste, uno a Napoli, ma il ceppo più consistente è a Bitonto nel barese, con buone presenze nel resto del barese, a Bari, Palo del Colle, Altamura, Gravina in Puglia, Noicattaro, Binetto e Toritto, dovrebbe derivare dal nome medioevale longobardo Schiraldus, a sua volta derivato dal nome germanico Skirwald, composto dall'unione dei termini skira (impresa) e waldan (governo), con il senso di colui che comanda sopra tutti.

SCHIRALLI

Schiralli è tipico del barese di Modugno, Bitetto e Bari, dovrebbe derivare da un'alterazione del nome Schiraldus (vedi SCHIRALDI), ma non si può escludere che possa anche derivare da un soprannome originato dal termine greco σκληρός (duro), probabilmente motivato dal comportamento o dal carattere del capostipite.

SCHIRATI
SCHIRATO
SCHIRATTI
SCHIRATTO

Schirati è praticamente unico,  ed è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione del cognome Schiratti che è tipico della zona di Fagagna e Maiano (UD) vicino a San Daniele Del Friuli, Schirato è tipico del vicentino e di Bassano del Grappa in particolare, Schiratto è praticamente unico ed è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione del precedente, potrebbero derivare dal cognome germanico del Palatinato Schirat di cui abbiamo tracce illustri fin dal 1500 con il teologo Michael Schirat presso l'Università di Heidelberg o, più probabilmente, da una forma slava di una corruzione del nome Giorgio (Skirak).

SCHIRINZI
SCHIRONE
SCHIRONI

Schirinzi è tipicamente pugliese, del leccese in particolare, di Castrignano del capo, Casarano, Monteroni di Lecce, Nardò, Galatina, Matino, Galatone, Lecce, Racale, Parabita, Acquarica del Capo, Ugento, Tuglie e Salve, di Oria e Brindisi nel brindisino, di Bari e di Taranto, Schirone, anch'esso pugliese, ha un grosso ceppo a Bari, con buone presenze a Taranto e Lizzano nel tarentino, a Brindisi, a Foggia ed a Modugno, Capurso e Triggiano nel barese, Schironi è quasi unico, dovrebbero derivare dall'italianizzazione di soprannomi basati sul termine albanese  shkrij (fondere), forse ad indicare il mestiere del capostipite.

SCHIRO

Schiro è tipicamente veneto, del vicentino e del padovano, con qualche presenza nel palermitano, probabile alterazione del cognome Schirò (vedi SCHILIRO), potrebbe derivare da un soprannome dialettale basato sul termine veneziano arcaico schiro (sorta di rete per uccellagione).

SCHIRRIPA

Specifico dell'area calabrese che comprende Gioiosa Ionica, Locri e Siderno (RC), potrebbe, ma non è molto probabile, derivare da un soprannome legato al vocabolo greco sgurós (riccioluto, con i capelli a boccoli).
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
è un tipico cognome calabrese della costa ionica meridionale. Per effetto del fenomeno migratorio dal Sud Italia, il cognome in questione si è ampiamente diffuso in America e, rimanendo in ambito nazionale, nel capoluogo lombardo, capitale economica italiana. Dal punto di vista etimologico Schirripa dovrebbe derivare dal termine greco e neogreco di tramite albanese
(i)schyros, con il significato di forte: in tal senso il cognome dovrebbe derivare dalla cognominizzazione di un soprannome attribuito al capostipite del ceppo (o ai capostipiti se si tratta di più ceppi distinti seppure provenienti dalla stessa area) in relazione ad una sua peculiarità fisica.

SCHIRRA
SCHIRRU

Schirra è caratteristico dell'oristanese, di Ghilarza, Norbello ed Oristano, Schirru è diffuso in tutta la Sardegna, ma particolarmente concentrato al centrosud, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo sardo campidanese schirru (fame rabbiosa) o anche dal vocabolo schirriólu (mingherlino).

SCHITI
SCHITO

Schiti è tipico del romano, di Palombara Sabina, Schito è specifico del Salento, del leccese in particolare, di Racale, Copertino, Otranto, San Cassiano, Uggiano la Chiesa, Taviano, Scorrano, Melissano e tanti altri centri, dovrebbero derivare da soprannomi originati da nomi di località caratterizzate dalla presenza di un aesculetum (bosco di alte querce) che si è prima mutato in eschieto e poi per aferesi in schieto e quindi schito.

SCHITTULLI
SCHITTULLO

Schittulli, assolutamente rarissimo, parrebbe pugliese, Schittullo è quasi unico, dovrebbero derivare da un ipocoristico del termine dialettale schittu (schietto, semplice, per estensione povero), forse ad indicare una caratteristica comportamentale del capostipite.

SCHIUMARINI

Schiumarini è romagnolo, di Forlì, Bagno di Romagna, Cesena e Dovadola nel forlivese e cesenate, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale basato sul termine dialettale romagnolo arcaico sciumari (seccume), dove la sc- iniziale viene letta come si legge in scorza, probabilmente ad identificare un contadino esperto nell'arte della potatura e della coltivazione delle piante.

SCHIVARDI

Specifico del bresciano, potrebbe derivare dal nome di origine sassone Siwardus di cui si hanno tracce ad esempio in uno scritto del 1200: "...quidam Siwardi studiosiores, quo sinceriorem absenti fidem gererent...".
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
E' un cognome tipico della provincia di Brescia. Oggi è concentrato oltre che a Brescia città a Palazzolo sull'Oglio, Pontoglio, Pontevico e Mazzano, è però presente in maniera sporadica in almeno una ventina ventina di altri paesi e nel milanese. Sarebbe originario di Palazzolo sull'Oglio, dove già compare nel 1700, o comunque della bassa bresciana tra i fiumi Oglio e Chiese. Da non dimenticare il ramo Camuno -Valtellinese dell'Aprica (SO) fiorente fino alla metà del 1800, oggi quasi estinto in linea maschile, perché divisosi tra Villa di Tirano (SO) e Corteno Golgi (BS) e EdoloO (BS).  Alcuni protagonisti della vita Bresciana portano questo nome  Tra gli altri un celebre medico del 1800, Antonio Schivardi e la Medaglia d'oro della Resistenza Antonio Schivardi (1910/1944).

SCHIVAZAPPA
SCHIVAZZAPPA

Schivazappa è specifico di Parma e del parmense, così come il rarissimo Schivazzappa, dovrebbroe derivare da un soprannome con il significato di fannullone, attribuito probabilmente a dei capostipiti ritenuti degli scansafatiche, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nella seconda metà del 1500, in un atto del 1589 a Rovereto nel trentino: "...pro beneficio castri et oppidi Roveredi, ac publico ornamento: volentes dicti homines et Commune, ut par est, suae serenissimae celsitudinis eorum clementissimi domini et principis obedire mandatis, more solito, et in loco solito citata, et congregata eorum Regula, in qua aderant infrascripti, videlicet: Dominicus quondam Christophori a Fonte massarius Communis Norillii. Michael quondam Dominici Petri nigri. Vincentius quondam Matthaei a Busco. Christanus quondam Ioannis Schivazappa....".

SCHIVO

Ha un ceppo ad Alassio nel savonese, uno a Gallio (VI) e nella zona di Este, Monselice ed Arquà Petrarca (PD), il ceppo veneto potrebbe derivare dal toponimo Schio.

SCHMIDT
SCHMIT
SCHMITT

Schmidt è abbastanza diffuso in tutto il centronord, Schmit è estremamente raro, Schmitt un poco meno raro, si tratta di forme alterate del primo, derivano tutti dal cognome tedesco Schmidt, il secondo come diffusione in Germania, che a sua volta deriva dal mestiere di fabbro probabilmente svolto dal capostipite.

SCHNAIDER
SCHNEIDER

Schnaider è quasi unico, Schneider è abbastanza diffuso in tutto il centronord, in particolare a Roma, Milano, nell'udinese ed in Alto Adige, derivano dal cognome tedesco Schneider (che si pronuncia Schnaider), il terzo come diffusione in Germania, che a sua volta deriva dal mestiere di sarto probabilmente svolto dal capostipite.

SCHULZ
SCHULZE

Schulz, molto molto raro, è tipico del Trentino ed alto Veneto, Schulze, ancora più raro, è delle stesse zone, derivano dal cognome germanico omonimo che a sua volta dovrebbe derivare dal mestiere di messo comunale svolto dal capostipite.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Cognome tedesco di mestiere che dovrebbe significare '
calzolaio'. Per un altro repertorio cognominale tedesco sarebbe invece una forma breve di Schultheiß, proveniente dall'espressione  "eine Schuld heißen" che significa incolpare. I cognomi Schulz / Scholze/ Schultheiß designerebbero quindi un 'giudice'.

SCHWEIGER

Cognome di origine tedesca pochissimo presente in Italia, soprattutto nel Veneto, deriva da un soprannome derivato dal vocabolo tedesco schweiger (silenzioso, che tiene la bocca chiusa).

SCIABARRA
SCIABARRÀ
SCIABBARRA
SCIABBARRA'

Sciabarra è praticamente unico e dovrebbe trattarsi di un errore di trascrizione del cognome Sciabarrà, che, molto raro, è specifico di Porto Empedocle nell'agrigentino, Sciabbarra, che sembrerebbe unico, e Sciabbarrà che lo è quasi, dovrebbero essere forme alterate del precedente, che dovrebbe derivare da un soprannome arabo basato sul termine arabo habb arràs che significa erba palustre, secondo un'altra ipotesi deriverebbe invece per metatesi dal termine arabo sciarrab (ubriacone).

SCIABARRASI
SCIABARRASI
SCIABBARRASI

Sciabarrasi è specifico dell'agrigentino, di Canicattì e Ravanusa, Sciabbarasi e quasi unico, Sciabbarrasi, è il meno rao, tipico dell'agrigentino, di Ravanusa, Canicattì e Palma di Montechiaro, con presenze significative anche ad Enna e Palermo, dovrebbero derivare per metatesi da soprannomi originati dal vocabolo arabo sciarrab (ubriacone).

SCIABBICA
SCIABICA

Sciabbica, molto raro, è specifico di Palermo, Sciabica è tipicamente siciliano anch'esso, dell'agrigentino, di Agrigento, Favara e Canicattì, con un ceppo anche a Palermo, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine dialettale siciliano sciabbica, a sua volta derivato da un'alterazione del termine arabo shabaka, un particolare tipo di rete a strascico usata per la pesca lungo la riva in acque poco profonde con barche di piccole dimensioni, il che farebbe pensare a capostipiti che di mestiere facessero i pescatori.

SCIACCA

Tipico siciliano, deriva dal toponimo Sciacca (AG), improbabile una derivazione diretta dal vocabolo arabo Shaack (bagni) che si presume invece sia all'origine del nome della città.

SCIACCALUGA

Sciaccaluga è tipicamente genovese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine dialettale genovese sciacca (schiaccia, pigia) unito al vocabolo uga (uva), probabilmente motivato dal mestiere del capostipite, che potrebbe essere stato un vignaiolo, pigiatore d'uva per la vinificazione della stessa. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Cagliari nel 1729, quando un certo Giuseppe Masetti riceve da Giovanni Sciaccaluga da Genova, una somma a pegno di una fornitura di marmi lavorati ad uso della locale fabbrica del Duomo.
integrazioni fornite da Roberto Milani
deriva da un soprannome dialettale originato dai vocaboli sciacca (schiaccia, pesta) e uga (uva).

SCIACCHITANO
SCICCHITANI
SCICCHITANO

Sciacchitano è specifico della Sicilia occidentale, Scicchitani e Scicchitano sono decisamente calabresi il primo della provincia di Vibo Valentia, il secondo del catanzarese, dovrebbero tutti derivare da una forma dialettale dell'etnico di Sciacca (AG) ad indicare probabilmente la provenienza geografica della famiglia.

SCIACOVELLI
SCIACOVIELLO

Sciacovelli è specifico del barese, dove è molto diffuso a Bari, con presenze abbastanza significative a Santeramo in Colle, Triggiano e Modugno, Sciacoviello, decisamente più raro, è caratteristico di Sant'Eramo in Colle, sempre nel barese.
integrazione fornite da Stefano Ferrazzi
Di stampo dialettale, questi cognomi derivano dal nome medievale
Iacovello (con una variante in Iacoviello), che, nell'onomastica antica, consiste in un vezzeggiativo dell'originale Iacovo - forma arcaica di Iacopo (vedi Iacovacci): va osservato, in effetti, che la pronuncia Sciacovello o Sciacoviello adatta il dittongo Ia- in un più dialettale Scia-, come capita non di rado nei cognomi pugliesi - ne sono un esempio i cognomi Abategiovanni/Abbatescianni e Mastroianni/Mastroscianni. In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti.

SCIALLA
SCIALLI
SCIALLINO
SCIALLO

Scialla è specifico del casertano, di Marcianise, Caserta, Casagiove, Capodrise, San Nicola la Strada e Santa Maria Capua Vetere, Scialli è di Durazzano nel beneventano, Sciallino è praticamente unico, ed è sempre campano, Sciallo è di Napoli, per questi cognomi si possono individuare almeno due ipotesi, una derivazione dal nome albanese Shala (vedi SCIALO' ), o, e più probabilmente dal nome arabo Shallah, o anche da una forma aferetica del termine arabo Inshallah o insh'Allah! (se Dio lo vuole, speriamo che Dio lo voglia), termine che potrebbe aver dato luogo sia ad un soprannome che ad un nome, questa interlocuzione veniva e viene usata molto spesso dagli arabi.

SCIALO'
SCIALOIA

Scialò, abbastanza raro, è tipico del napoletano, Scialoia è tipico di Montemiletto nell'avellinese, con ceppi anche a Vallo della Lucania nel salernitano e Pozzuoli nel napoletano, potrebbero derivare da alterazioni del nome albanese Shala, ma non si può escludere che possano essere di origini normanne e derivare dall'aferesi del nome personale normanno Elyscia, o che derivino da alterazioni dialettali del nome greco Scyllias.

SCIALPI

Tipico della Puglia centromeridionale, del barese e tarentino in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome originato da un difetto fisico dal termine dialettale barese scialpo (balbuziente).

SCIAMANNA

Sciamanna è tipico delle Marche, soprattutto del Piceno, del teramano, del ternano, del viterbese e del romano, dovrebbe derivare dal termine arcaico sciamanna o sciamanno, probabilmente dovuto ad una deformazione del vocabolo ebraico simàn (contrassegno), che stava ad indicare il contrassegno che gli ebrei dello Stato Pontificio erano costretti a portare, termine quindi probabilmente utilizzato anticamente per identificare persone di religione ebraica, non bisogna però tralasciare la possibilità che il cognome derivi da un soprannome dialettale originato dallo stesso vocabolo utilizzato, nel Lazio e dintorni, per indicare abiti poveri, stracci o scialli miseri, tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel 1700 con il Marchese Marcello Sciamanna di Terni.

SCIAN

Scian è un cognome caratteristico di Cordenons nella provincia di Pordenone, potrebbe derivare da una forma dialettale aferetica contratta di nomi come Canciano o Feliciano.

SCIANCALEPORE
SCIANCALEPRE

Sciancalepore è abbastanza raro ed è tipico del barese, Sciancalepre è unico e si tratta probabilmente di un errore di trascrizione del precedente, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale legato alla velocità nella corsa.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Cognome probabilmente derivato da un soprannome scherzoso o beffardo attribuito a un cacciatore mediocre. Da
sciancare col significato di azzoppare e lepore, lepre, ovvero di qualcuno che sa solo azzoppare le lepri.

SCIANDRELLO

Sciandrello è specifico di Gela nel nisseno, dovrebbe derivare da una forma ipocoristica aferetica dialettale del nome Alessandro, probabilmente portato dal capostipite.

SCIANGOLA
SCIANGULA

Sciangola, quasi unico, dovrebbe trattarsi di una forma alterata di Sciangula, che è decisamente siciliano, dell'agrigentino in particolare, di Agrigento, Porto Empedocle, Ravanusa e Casteltermini, di origine etimologica oscura.

SCIANNAMBLO

Assolutamente rarissimo sembra essere originario del barese.

SCIARA

Sciara è specifico della Sicilia occidentale, dovrebbe derivare dal toponimo Sciara (PA) che a sua volta deriva dall'arabo sciara (strada).

SCIARABBA
SCIARRABA
SCIARRABBA
SCIARAPPA
SCIARAPPI

Cognomi molto probabilmente di origini derivate dall'arabo.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Sciarabba ha un nucleo principale nel palermitano, Sciarrabba è tipicamente agrigentino, Sciarraba, unico, è probabilmente un errore di trascrizione del precedente, Sciarappa ha ceppi maggiori nel foggiano e nell'avellinese, Sciarappi, quasi unico, si riscontra soltanto a Roma e a Viareggio (LU), tutti questi cognomi si prestano ad una difficile interpretazione etimologica e almeno tre sono le ipotesi che vi si possono ricavare: tale ambiguità è dovuta a un curioso caso di omonimia fra termini di origini molto diverse tra loro. Secondo la prima e, forse, più probabile ipotesi (o per lo meno la più accreditata dagli studiosi), questi cognomi dovrebbero derivare dall'arabo
sarab, col significato di bevanda e, più nello specifico, anche di vino, molto probabilmente in riferimento a un soprannome attribuito a un beone, a un crapulone; solo per curiosità, faccio notare che dallo stesso termine sono derivate anche le parole italiane sciroppo e sorbetto (quest'ultima attraverso la pronuncia turca sorbet). Una seconda ipotesi, invece, fa derivare questi cognomi non tanto dall'arabo, quanto dal francese e precisamente dall'espressione char à bancs (letteralmente traducibile come carro con panche), con la quale un tempo si indicava un particolare tipo di calesse, usato originariamente in Svizzera e nella Franca Contea: questa espressione tipicamente francese, in realtà, ha subito diversi adattamenti dialettali nel nostro paese (come, ad esempio, Sciarrabba, Sciarabà, Sciarabballo, Sciaraballe, Sciaraball, Saraban, etc.) ed è entrata a far parte anche della lingua inglese (anglicizzata nella forma charabanc). In diversi dialetti, dunque, il termine sciarabba e le sue varianti stanno ad indicare sia questo particolare tipo di calesse (talvolta anche un più generico carretto o barroccio) sia, in senso figurato, una donna particolarmente massiccia, robusta (questo significato vale soprattutto per il napoletano sciarabballo): in tal modo, allora, i suddetti cognomi deriverebbero o da nomi di mestiere attribuiti ai capostipiti (probabilmente dei carradori o dei guidatori di carri) o da soprannomi dovuti a delle loro caratteristiche fisiche. La terza e ultima ipotesi, infine, indica anch'essa un'origine straniera per questi cognomi, ma qui né araba né francese: si tratta, cioè, di un'origine spagnola, che richiama il vocabolo iberico jalapa, una pianta che oggi conosciamo con il nome di gialappa. Dapprima italianizzata nella forma scialappa o sciarappa, la gialappa è una pianta tipicamente americana, conosciuta in Europa già dal XVII secolo, le cui radici sono spesso usate per la produzione di farmaci: il suo nome deriva dalla città messicana di Jalapa o Xalapa, dalla quale, nel 1609, fu per la prima volta importata nel nostro continente. Nei dialetti del sud (per lo più in quello napoletano) il termine sciarappa sta, quindi, ad indicare sia la pianta della gialappa sia, in senso metaforico, una bevanda dolce (quale, ad esempio, può essere il vino): da qui, allora, i cognomi in questione potrebbero derivare o da un nome di mestiere (come, fra gli altri, quello del farmacista) o da un soprannome probabilmente attribuito a una persona dedita al bere (e qui si verifica una strana coincidenza con la prima ipotesi di significato, quella cioè di derivazione araba). In conclusione, dunque, tutti questi cognomi (esempi lampanti dell'influenza straniera sulla lingua italiana) traggono origine o da nomi di mestieri o da soprannomi attribuiti ai capostipiti.
integrazioni fornite da Aldo Piglia, Milano
l'espressione
char à bancs aveva originato sia la parola italiana sciarabà o sciarabàn, debitamente registrata dallo Zingarelli con il significato di biroccio alto con più sedili, che si usava come vettura pubblica nel Mezzogiorno, sia la parola milanese sciaraban, che il Cletto Arrighi registra nel suo Dizionario come termine in disuso che significa baroccio, sciarabà. In realtà mi ricordo che mio padre usava ancora questo termine negli anni Cinquanta, con il significato di qualsiasi mezzo di locomozione scassato, quindi in senso dispregiativo. Invece la gialappa (Ipomoea purga, famiglia Convolvulaceae), in dialetto milanese si era trasformata in cilappa, termine successivamente esteso a qualsiasi purgante ad azione drastica.

SCIARDI
SCIARDIS

Sciardi e Sciardi sono quasi unici, sembrerebbero friulani, il primo del pordenonese il secondo dell'udinese, dovrebbero derivare, con l'aggiunta di una S- iniziale epentetica, dal nome medioevale Ciardo, forma aferetica del nome Ricciardo, variante arcaica del nome Riccardo.

SCIARPELLETTI

Sciarpelletti ha un ceppo romano ed uno a Poggio Moiano nel reatino, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale originato dall'ipocoristico del vocabolo scalpello, che in dialetto laziale diventa scarpello, forse ad indicare il mestiere di scalpellino svolto dal capostipite, si potrebbe anche ipotizzare, ma con molta minore probabilità una derivazione dal vocabolo sciarpello, sorta di sciarpa con cappuccio, decisamente più recente, mentre tracce di queste cognominizzazioni le troviamo almeno dal 1400, con Lorenzo Sciarpelloni (1453-1531), come leggiamo nella Storia della Toscana Di Francesco Inghirami: "..imparò l'arte dell' orefice da maestro Credi, nacque nell'anno 1498 da Lorenzo d'Andrea Sciarpelloni. Essendosi egli posto insieme con Pietro Perugino e Leonardo da Vinci suoi compagni ed amici all'arte del colorire, sotto la disciplina Andrea Verrocchio allora celebre pittore ..".

SCIARRA
SCIARRETTA

Sciarra è tipico del centro Italia e della Puglia, Sciarretta è anch'esso tipico di Lazio, Abruzzo, Molise, Casertano, beneventano e napoletano, dovrebbero derivare direttamente o tramite ipocoristici da un soprannome originato dal vocabolo sciarra (lite), attribuito sicuramente per un carattere molto litigioso del capostipite, soprannome come quello del principe ghibellino romano Giacomo Colonna detto Sciarra (+1329), che il 7 settembre del 1303 rapì e schiaffeggiò ad Anagni il pontefice Bonifacio VIII°: "...tandem a suis propriis concivibus Anagniae patria sua / captus consignatusque in manus Sciarrae Columnae inimici sui mortalis / Romamque redux post captivitatem / in Castro Sancti Angeli fatis cessit....", troviamo tracce di queste cognominizzazioni nelle Marche ad Urbisaglia (MC), agli inizi del 1300, con Sciarra magistri Pertempi di Sarnano, sempre nel 1300 nel Lazio a Cave (RM), con il notaio Nicola Sciarra, nel 1600 nell'aquilano imperversa il brigante Marco Sciarra.

SCIARRINO

Sciarrino è tipicamente siciliano, di Palermo e Carini nel palermitano, di Riesi nel nisseno e di Marsala nel trapanese, dovrebbe derivare da un soprannome attribuito al capostipite, originato dal termine dialettale siciliano sciarrino (litigioso, attaccabrighe) (vedi anche SCIARRA), probabilmente per sottolineare un aspetto del suo carattere, reoviamo tracce di questa cognominizzazione a Sciacca nell'agrigentino fin dal 1500 quando esistono tracce di matrimoni effettuati da delle Sciarrino con famiglie nobili locali, a Valledolmo nel palermitano fin dalla seconda metà del 1700 con Rosario Sciarrino Mèndola, agrimensore, nella seconda metà del 1800 il Notaio Giovanni Sciarrino opera sempre nel palermitano.

SCIARUTO

Sciaruto è un tipico cognome abruzzese, probabilmente della provincia de L'Aquila nell'area del parco della Maiella, e di Roccacasale in particolare, potrebbe derivare direttamente da un'alterazione del nome turco Shâhrukh, o anche dal suo adattamento slavo Shâruth.

SCIASCI
SCIASCIA
SCIASCIO

Sciasci sembrerebbe avere un piccolo ceppo a Formigine nel modenese, Sciascia ha un ceppo nel barese tra Bisceglie, Barletta e Minervino Murge, ed uno siciliano, soprattutto nell'agrigentino, ad Agrigento, Campobello di Licata, Ravanusa e Cattolica Eraclea, Sciascio è assolutamente rarissimo, in alcuni casi potrebbero derivare dalla forma ipocoristica dialettale del nome Rosaria.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Secondo alcune fonti, l'origine di questi cognomi andrebbe ricercata nel nome medievale
Sciascia (variante fonetica di Scioscia), l'italianizzazione cioè del personale ebraico Shosha, che nell'antico ebraico significa giglio, Shosha, in realtà, nasce dall'apocope del nome Shoshannah, da noi conosciuto come Susanna; (vedi Susana); in Sicilia, comunque, è anche possibile che questi cognomi siano d'origine araba, anche se l'etimologia è comune a quella ebraica (capita spesso che l'onomastica araba ed ebraica siano molto simili fra loro). Detto questo, però, va notato che l'ipotesi di una connessione col nome Rosaria non è del tutto infondata, in quanto lo stesso termine shoshannah, nell'ebraico moderno, ha assunto il significato di rosa: seguendo questa interpretazione, allora, viene da pensare che la tradizione cristiana abbia accostato fra loro i nomi Rosaria e Sciascia per un motivo puramente semantico (riprendendo la traduzione moderna del termine shoshannah). Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti (da intendere non solo in senso matronimico ma anche patronimico, poiché sembra che, un tempo, questi nomi fossero usati anche al maschile e, in diversi casi, vengono letti come abbreviazioni del nome Rosario).

SCIAVICCO

Sciavicco, ormai quasi scomparso, dovrebbe essere originario del salernitano, zona di Vietri sul Mare ed Olevano sul Tusciano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale originato dal termine arcaico sciabecco (tipico veliero di origini arabe), a sua volta derivato dall'arabo shabbaak con il medesimo significato, forse motivato dal fatto di essere stato il capostipiti imbarcato su un simile tipo di naviglio.

SCIBELLI

Scibelli è tipico dell'avellinese, di Quindici, Lauro, Taurano, Monteforte Irpino e Domicella, e di Nola e Napoli nel napoletano, dovrebbe derivare da un'alterazione dialettale del nome medioevale Sibilla o Sibelius, o dal suo equivalente francerse Sibelle, o anche dal nome medioevale germanico Sibhileh (vedi SIBILIO).

SCIBETTA

Scibetta è tipicamente siciliano, del palermitano, del nisseno e particolarmente dell'agrigentino, dovrebbe derivare dal vocabolo arabo Scibeth (punta, cima), ma è pure possibile che derivi semplicemente dall'aferesi del toponimo Calascibetta nell'ennese.

SCIBILIA
SCIBILLA

Scibilia è molto diffuso in Sicilia, in particolare nel messinese a Milazzo, Torregrotta, Messina, Spadafora, Pace del Mela, Roccavaldina, Barcellina Pozzo di Gotto e San Filippo del Mela, a Catania, Palermo e, nel trapanese, ad Alcamo, Castellammare del Golfo, Trapani ed Erice e nel ragusano a Ragusa e Vittoria,  e nel reggino, a Seminara, Oppido Mamertina e Palmi, Scibilla è quasi unico, si possono formulare due ipotesi, la prima è che possano derivare da alterazioni del nome greco, ed anche latino, Sibylla, la seconda, e più probabile, è che derivino invece da alterazioni del nome della città spagnola di Siviglia, probabile luogo d'origine dei capostipiti.

SCIBONA

Scibona, decisamente siciliano, anche se di probabile origine araba, di Palermo, Piazza Armerina e Valguarnera Caropepe nell'ennese, e di Gela e Niscemi nel nisseno, dovrebbe derivare da nomi di località come la frazione Scibona di Niscemi.

SCICHILONE
SCICLI
SCICLONE
SCICOLONE

Scichilone è specifico dell'agrigentino, di Aragona ed Agrigento, e del nisseno, di Butera e Caltanissetta, Scicli, molto molto raro, è sicuramente siciliano, Sciclone, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione di Scicolone che è tipico dell'area che comprende le province di Caltanissetta ed Agrigento, dovrebbero tutti derivare o direttamente dal toponimo Scicli (RG) o dal suo etnico: scicolone = cittadino di Scicli.

SCIDA

Rarissimo è specifico del crotonese, dovrebbe derivare dal toponimo Scido (RC).

SCIFO

Scifo è tipicamente siciliano, diffuso principalmente nel ragusano a Scicli,Vittoria, Modica, Chiaramonte Gulfi, Pozzallo, Comiso e Ragusa, nel siracusano ad Avola, Noto, Siracusa e Rosolini, e nell'agrigentino ad Aragona, Agrigento e Raffadali, a Palermo, Catania e San Cataldo nel nisseno, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine greco σκηφός , skifòs (tazza, coppa, vaso), soprannome originato probabilmente dal mestiere di vasaio svolto dal capostipite.

SCIGLIANO

Scigliano è tipico del cosentino, con un piccolo ceppo anche nel messinese, dovrebbe derivare dal toponimo Scigliano nel cosentino, probabile luogo d'origine del capostipite.

SCIGLITANO

Sciglitano tipico del reggino, di Seminara, Molochio e Palmi.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Etnico del comune di Scilla (RC), che in dialetto è chiamato
Scìgghiu.
integrazione fornita da Patrick Pregiato - USA
io sono quasi sicuro che provenga da Sciglio, l'antico nome di Scilla (RC), anche perchè nel dialetto locale gli abitanti si chiamano
scigghitani e non scillesi o scillani.

SCILANGA

Scilanga dovrebbe essere originario di Cirò nel crotonese, la sua origine sembrerebbe germanica e dovrebbe risalire al toponimo Schliengen del Baden-Württemberg, probabile luogo d'origine del capostipite, una seconda ipotesi propone una derivazione da un soprannome originato da un'italianizzazione del termine medioevale germanico schlinga (cappio).

SCILINI

Assolutamente rarissimo, esclusivo della Valtellina, deriva da una modificazione del cognome Schilini, ormai scomparso da tempo, di cui abbiamo tracce fin dal 1100 nel Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale a Lodi nell'anno 1197: "...Manifestavit Barellus, filius Alberti Schilini, quod illas libras quatuor imperialium, quas Anselmus Arothi mutuo accepit ab Alberto Caxola, fuerunt mutuati ad utilitatem eiusdem Barelli ad sanandum debitum...".
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
l'origine del cognome è oscura, ma i Scilini sono valtellinesi da lunga data, visto che il cognome lo si trova a Villa di Tirano (SO) già nel 1700. In loco si raccontava che i Scilini venissero dal Bresciano, se questo fosse vero verrebbe da pensare quantomeno a una somiglianza col cognome Silini, diffuso nella provincia di Brescia.Nel Tiranese, zona di intensissima emigrazione, senz'altro le famiglie Scilini detengono dei primati in questo campo. Antonio Simone Scilini lasciò il paese natale per l'Australia a soli 14 anni verso il 1890, due altri Scilini sono rispettivamente in Australia e negli USA attorno al 1860 e uno di loro ha combattuto nella Guerra Civile. Il cognome Scilini potrebbe derivare da un ipocoristico: (è solo un ipotesi) Maffesciolo / Sciolo/ Sciolini....
integrazioni fornite da Franca Scilini
Il cognome Scilini proviene da Calvisano (BS) dove erano presenti i nobili Schilini, poi il cognome si trasformò in Scilini.

SCILLA

Scilla ha un ceppo nel cosentino, uno nel reggino ed in Sicilia, nel catanese e nel trapanese, dovrebbe derivare dal toponimo Scilla nel reggino.

SCILLAMA
SCILLAMA'

Sia Scillama che Scillamà sono assolutamente rarissimi, probabilmente siciliani, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale originato da una forma tronca del termine grecanico medioevale scillamita per abitande della città di Scilla nel reggino, forse perchè i capostipiti provenivano appunto da quel paese.

SCILLIA

Scillia è tipico di Enna, di Capizzi nel messinese e di Racalmuto nell'agrigentino, potrebbe derivare dalla Gens Silia, anche se è possibile un collegamento di un soprannome con il termine latino scylla (scoglio).
integrazioni fornite da Roberto Scillia
L'origine del cognome è greca: lo storico greco Erodoto narra le imprese di un tuffatore greco di nome
Scillia di Sicione, Scillia era anche uno dei tanti nomi con cui veniva chiamato nell'antica Grecia il dio Dioniso (il Bacco dei Latini).

SCIME
SCIME'

Scime è tipicamente siciliano dell'agrigentino di Racalmuto, Agrigento e Alessandria della Rocca, di Gela (CL) e di Palermo Scimè, ugualmente distribuito, è anch'esso dell'areale siciliano, dovrebbero derivare da contrazioni dialettali del nome Simone. (vedi anche SCIMEMI)

SCIMEMI

Scimemi, decisamente siciliano, è specifico della punta occidentale dell'isola, di Salemi, Mazara del Vallo e Marsala nel trapanese, dovrebbe derivare dall'antico nome ebraico Shimeim, anticamente in uso anche presso gli arabi ed i turchi, dando luogo all'attuale nome sia turco che arabo Semih.

SCIMENES

Scimenes ha un ceppo a San Severo e Torremaggiore nel foggiano.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata in un'italianizzazione del cognome spagnolo
Ximenez, che, assieme alle sue varianti Gimenez e Jimenez, deriva dal patronimico del nome Ximen, da noi conosciuto come Simone (vedi Simoni e Ximenes).

SCIMONE
SCIMONELLI
SCIMONELLO
SCIMONI

Scimone è tipicamente siciliano, soprattutto molto diffuso nel messinese, Scimonelli è rarissimo, decisamente siciliano, probabilmente del trapanese, Scimonello ancora più raro è tipico dell'estremità meridionale della Sicilia, Scimoni è praticamente unico, dovrebbero derivare o direttamente o tramite ipocoristici da una modificazione di stampo dialettale del nome Simone.

SCINA
SCINA'

Scina è unico, Scinà + specifico di Paternò nel catanese, dovrebbero derivare dal toponimo calabrese Scinà di Palmi (RC).

SCINTU

Scintu è tipicamente sardo, di Cabras, San Nicolò d'Arcidano, Oristano, Solarussa, Ales, Marrubiu e Siamanna nell'oristanese, di Olbia, di Cagliari e Gergei nel cagliaritano e di Sardara nel Medio Campidano, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale sardo scintu (sciolto, liberato dai legami, ma anche scamiciato), un deverbale del verbo sardo scingiri (slacciare, togliere dal basto, liberarsi degli indumenti).

SCIO'

Sciò è tipico di Roma e del romano, potrebbe derivare da una forma apocopaica di un soprannome originato dal vocabolo medioevale sciolus (saputello).

SCIOLI

Scioli sembrerebbe originario della provincia di Isernia, di Monteroduni, con ceppi anche ad Isernia, a Guardiagrele e Miglianico nel teatino ed a Pescara e Roma, potrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo medioevale sciolus (saputello), forse a sottolineare una caratteristica comportamentale del capostipite, secondo alcuni deriverebbe invece dall'agnomen (soprannome) latino Scaevola, che è a sua volta un diminutivo del termine latino scaevus (mancino, sinistro), ma è improbabile una trasformazione di questo tipo, visto che la pronuncia latina di questo agnomen era ben diversa da quella italiana, tanto che, se oggi volessimo scrivere il soprannome Scaevola come lo pronunciavano i latini, dovremmo ricorrere al suono k e scrivere Skaevola.

SCIOLLA

Sciolla è un tipico cognome piemontese, del cuneese soprattutto, di origine etimologica oscura, l'unica ipotesi è quella di una derivazione da un soprannome originato dal termine medioevale sciolus, sciola (saputello, saputella).

SCIORATI
SCIORATO

Sciori, praticamente unico, dovrebbe essersi originato da un errore di trascrizione del cognome Sciorio, che è tipicamente campano, del casertano, di Cancello ed Arnone, di Grazzanise, di Mondragone e di Giugliano in Campania nel napoletano, e che dovrebbe derivare da una forma aferetica del nome medioevale latino Luxorius, Lussorius o Lusciorius, ricordiamo con questo nome un poeta del sesto secolo che visse a Cartagine, e San Lussorio, un militare romano, probabilmente di origini cagliaritane, che venne martirizzato nel 304.

SCIORI
SCIORIO

Sciorati è specifico di Castellazzo Bormida nell'alessandrino, Sciorato, estremamente raro, è specifico dell'imperiese, di Dolcedo in particolare, dovrebbero essere di origini francesi e derivare dall'italianizzazione di una forma ipocoristica del termine francese arcaico sor (fulvo, biondo rossiccio), probabilmente a sottolineare il colore dei capelli dei capostipit, secondo un'altra ipotesi sono invece di origine araba e deriverebbero da un'alterazione del vocabolo arabo surti (poliziotto).

SCIORTINO
SCIORTO

Sciortino è tipico della Sicilia occidentale, così come il quasi unico catanese Sciorto, dovrebbero derivare dal vocabolo arabo shurtih (sentinella), tracce di queste cognomninizzazioni le troviamo a Castelvetrano (TP) fin dal 1700 con il notaio Giuseppe Sciortino.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sciortino è cognome siciliano anche se registra una cospicua presenza al Nord. Viene dall'arabo '
surti' = poliziotto. C'è anche un toponimo Sciortino, frazione di Tortorici (Messina).

SCIOSCIA

Molto raro è tipico della zona che comprende avellinese, foggiano, barese e potentino, dovrebbe derivare da un vezzeggiativo dialettale del nome Rosario.
integrazione e ipotesi fornite da un visitatore che preferisce l'anonimato
Il cognome Scioscia è diffusissimo a Pescopagano in Basilicata ove mi risulta esista il maggior numero di persone con questo cognome. Il cognome dovrebbe derivare dalla parola ebraica Shosha (che in italiano si scrive appunto Scioscia) e che significa Rosa.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sciòscia è presente a Matera, Melfi, Pescopagano, Potenza; deriva dal vocabolo dialettale calabrese
sciòscia (vezzeggiativo)  = sorella, o anche dal vocabolo calabro campano sciòscia = donna simpatica e amata. Cfr. Gerhard Rohlfs: Dizionario storico dei cognomi in Lucania, Longo, Ravenna, 1985

SCIOTA
SCIOTI
SCIOTTA
SCIOTTI
SCIOTTO

Sciota è specifico di Genzano di Lucania nel potentino, Scioti, meno comune, è specifico di Bari, Sciotta è caratteristico del foggiano, di Vico del Gargano e Foggia, Sciotti ha un ceppo nel teatino a Tornareccio e Crecchio, uno nel Lazio, a Velletri e Roma soprattutto ed a Lariano nel romano e, nel latinense, a Cisterna di Latina, ha inoltre un ceppo a Foggia ed a Margherita di Savoia nel foggiano, Sciotto ha un piccolissimo ceppo anel reggino a Rizziconi ed Anoia, ed un ceppo nel messinese a Milazzo soprattutto, ed a Barcellona Pozzo di Gotto, Messina, Pace del Mela e San Pier Niceto, ed a Catania, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da una forma etnica dialettale riferita all'isola greca di Chios, situata nel mar Egeo di fronte alla città di Smirne (Izmir) sulla costa anatolica, dopo i bizantini, fu invasa dai turchi, ridivenne genovese nel 1261, nel 1322, fino al 1402, fu difesa dai Cavalieri di Rodi e di Malta, per essere poi nuovamente occupata dai turchi, provocando la fuga in massa dei cristiani verso lidi più favorevoli come le coste italiane, ma non escludiamo che possano anche essersi originati in qualche caso da soprannomi basati sul termine dialettale meridionale arcaico sciota(o) (libera slegata), o ciota(o) che potrebbe stare anche ad indicare una persona sciocca o stupida.

SCIPI
SCIPIO
SCIPIONE
SCIPIONI

Scipi, assolutamente rarissimo, è di San Benedetto del Tronto nel Piceno, Scipio è specifico di Valentano nel viterbese, Scipione è specifico dell'area laziale, soprattutto di Formia nel latinense e dell'area abruzzese, dell'Aquila, Pescara, Nocciano e Abbateggio nel pescarese e di Chieti, Scipioni, più diffuso, è presente in modo significativo nelle Marche, in particolare nel Piceno, in Abruzzo, in particolare nel teramano e nell'aquilano e nel Lazio, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dalla Gens Scipia una delle famiglie della Gens Cornelia, o dal nome latino Scipio, Scipionis di cui abbiamo un illustre esempio in Publio Cornelio Scipione l'Africano (235 a.C. - 183 a.C.), vittorioso su Annibale nella battaglia di Zama e definitivo vincitore della seconda guerra punica contro Cartagine.

SCIRE
SCIRE'
SCIRI
SCIRIA

Scire, estremamente raro, è siciliano, dovrebbe essere dovuto ad un errore di trascrizione di Scirè, che, molto più diffuso, è tipicamente siciliano, di Bagheria, Palermo, Villabate e Lercara Friddi nel palermitano, di Catania, Scordia, Palagonia, Militello in Val di Catania, Mineo e Motta Sant'Anastasia nel catanese, di Castelvetrano, Marsala e Partanna nel trapanese, e di Pachino, Francofonte e Siracusa nel siracusano, Sciri, quasi unico, è sempre siciliano, così come Sciria, ancora più raro, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine grecanico csyrèas (barbiere), probabile occupazione dei capostipiti.

SCIREA

Scirea è tipico del milanese, di Cernusco Sul Naviglio in particolare dovrebbe derivare da un nome di località identificabile dalla presenza di cerri (alberi simili a querce) il cerro in milanese si chiama scèr, quindi scereda (cerreto) che modificato è diventato Scirea.

SCISCIOLI
SCISCIOLO

Sciscioli è specifico di Corato nel barese, Scisciolo, sempre pugliese, è specifico di Trinitapoli e Foggia nel foggiano, si dovrebbe trattare di una forma ipocoristica dialettale del nome Francesco, probabilmente portato dai capostipiti. (vedi anche SCISCO)
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sciscioli è cognome pugliese derivato dalla forma base soprannominale Scisci che potrebbe derivare, con intento gratulatorio, dal termine dialettale calabrese e siciliano '
scisciu' = cosa preziosa, piccolo oggetto  ornamentale'. Minervini 447.

SCISCO

Scisco, molto molto raro, è specifico di Barletta nel barese, dovrebbe derivare da una forma aferetica dialettale del nome Francesco, probabilmente portato dal capostipite.

SCIUMBATA

Sciumbata è tipico di Caraffa di Catanzaro, Sersale e Marcedusa nel catanzarese e di Corigliano calabro nel cosentino.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
D'origine arbëreshë, questo cognome sembra derivare dalla toponomastica albanese e, più precisamente, dalla città di
Shumbat (anche nota come Shumbati), che si colloca nella prefettura di Dibër, nell'Albania nord-orientale.

SCIUME
SCIUME'

Sciume e Sciumè sono due diverse forme dello stesso cognome, sono tipici siciliani dell'agrigentino, di Favara in particolare, si potrebbe trattare di una forma dialettale contratta del nome Simone.

SCIUSCO

Sciusco è tipicamente pugliese, di Cerignola e Foggia nel foggiano e di Barletta nel barese.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Tenendo conto della sua provenienza (più tipicamente pugliese), il cognome Sciusco sembra nascere da un adattamento del cognome slavo
Susko (con una variante in Susko), che, per tramite del suffisso -ko, dovrebbe riflettere un ipocoristico dell'originale Susa, anche noto nella forma Susa (vedi Susca). Ora, a proposito dell'etimologia di questi cognomi, non è chiaro quale sia il significato di Susa o Susa e, di conseguenza, anche degli ipocoristici Susko e Susko: a una prima lettura, infatti, si può pensare a una connessione con l'aggettivo susa, che, alla lettera, significa asciutto, secco o, in senso figurato, magro, esile (vedi Magri). Se quest'interpretazione non è da scartare, però, va aggiunta ancora una precisazione riguardo a Susa e varianti: nell'ambito dell'Est Europa, dei cognomi quali Susa, Susko, etc fanno pensare anche all'onomastica slava, in particolar modo a dei potenziali nomi di persona in forma abbreviata - a titolo d'esempio, si pensi a nomi quali Sasa (abbreviazione di Aleksandar), Misa (abbreviazione di Mihael), Joza (abbreviazione di Josip), etc. Seguendo questo ragionamento, allora, non è impossibile che Susa o Susa fosse un nome di persona in epoca antica - in origine un'abbreviazione di un nome di persona - e di qui, allora, potrebbe derivare l'ipocoristico in Susko o Susko, secondo un principio altamente riscontrabile nell'onomastica slava (molto prolifica dal punto di vista delle abbreviazioni e delle forme ipocoristiche).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Secondo Minervini 446 Sciusco è una variante di
Scioscia (cfr.)

SCIUTERI
SCIUTI
SCIUTO

Sciuti, quasi unico, sembrerebbe dovuto ad errori di trascrizione di Sciutti (vedi SCIUTTI) o di Sciuto, che è un cognome tipicamente siciliano, con un ceppo importante nel catanese, ma presente in misura significativa anche nel ragusano e siracusano, nel messinese, ennese, palermitano e trapanese, Sciutteri è tipico di Messina, si possono proporre due ipotesi, la prima è che si tratti di un soprannome attribuito al capostipite, originato dal termine dialettale sciuto (secco), mentre secondo altri si potrebbe ipotizzare una derivazione dall'aferesi del termine nìesciuto (uscito, ma anche nato, rampollo).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sciuto è un cognome siciliano dalla voce dialettale '
sciutu' = uscito.

SCIUTTI
SCIUTTO

Sciutti, abbastanza raro, è tipicamente ligure, di Genova in particolare, Sciutto è molto comune nell'area alessandrino, genovese, ma anche nell'astigiano, cuneese e savonese,  dovrebbero derivare da un soprannome attribuito ai capostipiti, originato dal termine dialettale ligure sciüto (asciutto, secco, estremamente magro), probabilmente a causa della loro eccessiva magrezza.

SCIVARO

Ormai quasi scomparso, il cognome Scivaro sembrerebbe originario di Frigento nell'avellinese dovrebbe essere molto antico e risalire all'epoca medioevale, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine medioevale germanico a.a.t. scivaroht (scheggia, frammento) e per estensione spaccapietre, probabile occupazione del capostipite.

SCIVETTI

Molto raro è specifico di Giovinazzo (BA), dovrebbe derivare da un soprannome dialettale.

SCIVITTARO

Scivittaro è caratteristico del barese, di Bari e di Bitonto, l'origine etimologica è oscura, si potrebbe ipotizzare una derivazione da un soprannome basato su di un'alterazione dialettale del termine latino civitas (città, cittadinanza), ad indicare forse un'appartenenza del capostipite all'organizzazione amministrativa cittadina, una seconda ipotesi, più probabile, propone una derivazione da un soprannome dialettale basato sull'alterazione del termine medioevale germanico a.a.t. scivaroht (scheggia, frammento) usato in epoca medioevale in Puglia, forse ad indicare che il mestiere del capostipite fosse quello di spaccapietre o dello scalpellino.

SCLAFANI

Sclafani, decisamente siciliano, è specifico dell'area che comprende il palermitano e l'agrigentino, dovrebbe derivare dal toponimo Sclafani Bagni nel palermitano, probabilmente originato dal termine latino scaphula (piccola barca), a sua volta derivato dal vocabolo greco scapha (barca, imbarcazione).

SCLAPARI

Sclapari, decisamente calabrese, molto raro, è specifico di Montebello Jonico nel reggino, di origini etimologiche oscure.

SCLAVERANO

Sclaverano è tipico di Torino, dovrebbe derivare dal nome dialettale del paese di Chiaverano nel torinese, l'aggiunta della S- iniziale epentetica ha puro motivo eufonico.

SCOCCA

Scocca è tipico dell'area che comprende il beneventano, con Pietrelcina, Benevento e Buonalbergo, ed il campobassano con Gambatesa e Campobasso, l'origine etimologica è dubbia, potrebbe derivare da un nome normanno di mestiere basato sul termine escohier (scuoiatore, pellettiere), ma molto più probabilmente dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine longobardo skokka (ronzino, cavallo da tiro).

SCOCCIMARRA
SCOCCIMARRO
SCOCIMARRO
SCUCCIMARRA
SCUCCIMARRI
SCUCCIMARRO

Scoccimarra, assolutamente rarissimo, potrebbe essere abruzzese, Scoccimarro è tipicamente pugliese di Trani nel barese in particolare, Scocimarro è estremamente raro, Scuccimarra ha un ceppo nel foggiano, uno in Abruzzo ed uno nel Lazio, Scuccimarri, abbastanza raro, ha un ceppo nel barese a Sannicandro di Bari, Scuccimarro sembrerebbe romano, ma di origine pugliese, dovrebbe trattarsi di varie forme di un'italianizzazione del nome arabo Sheikh Ammar, forse arrivato dall'Albania già come cognome, un'altra ipotesi, più probabile, dato il territorio dove è distribuito, li fa derivare da soprannomi composti dal termine marra (zappa), che starebbero ad indicare dei lavoratori dei campi, probabile mestiere dei capostipiti, cioè di coloro che scocciavano (rompevano) il terreno con la zappa.

SCODANIBBIO

Scodanibbio, molto raro, sembra specifico di Macerata, dovrebbe derivare da un soprannome scherzoso nato dall'unione dei termini scodare (togliere la coda o meglio le penne caudali) e nibbio (un rapace falconiforme), probabilmente ad indicare un capostipite molto determinato e puntiglioso.

SCODELLARI
SCODELLARO
SCOTELLARO
SCUDELLARI
SCUDELLARO
SCUTELLARI
SCUTELLARO

Scodellari, molto molto raro, parrebbe del veronese, Scodellaro ha un nucleo friulano tra San Martino al Tagliamento, Zoppola (PN) e Codroipo (UD) con un ceppo primario anche a Napoli, probabilmente dovuto ad errori di trascrizione di Scotellaro che ha un ceppo a Napoli, uno a Casaletto Spartano e Sapri (SA) ed in Puglia a Candela (FG) e Ortelle (LE), Scudellari ha un ceppo nel bresciano ed uno nel ravennate, Scudellaro ha un ceppo veneto, in particolare nel padovano, ed uno nel napoletano, Scutellari è quasi scomparso, Scutellaro, quasi unico è del napoletano,  tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Parma nel 1500 con Giacomo Scutellari di antica e nobile famiglia parmense medico del marchese Sforza Pallavicino, nel 1700 troviamo a Roma l'incisore Ioannes Scotellarius: "...Aloisius Persius et Ioannes Scotellarius officinatores Giunchiani...".
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Scodellari, molto raro, sembra essere originario del veronese, Scodellaro è diffuso soprattutto nel pordenonese e nel napoletano, Scotellaro ha ceppi maggiori nel napoletano, nel salernitano, nel leccese e nel foggiano, tutti questi cognomi derivano da varianti arcaiche o dialettali del termine scodellaio, col significato di fabbricante o venditore di scodelle. Si tratta, dunque, della cognominizzazione di nomi di mestiere attribuiti ai capostipiti. Un'ultima aggiunta: in onore di un grande poeta italiano dell'XX secolo, va ancora ricordata la figura di Rocco Scotellaro (nato a Tricarico, Matera, nel 1923 e morto a Portici, Napoli, nel 1953), forse il primo vero simbolo poetico della società contadina italiana.

SCOFANO

Scofano è specifico del cosentino, di Fuscaldo, Paola e Rende, potrebbe derivare da un nome arcaico di località dedicata alla presenza di un tempio Sacrum Fanum (sacro tempio) contratta poi in Scofano situata nelle vicinanze di Fuscaldo.

SCOGLIO

Molto raro, ha un'origine possibile nella zona dello stretto di Messina e nel Catanese, ma presenta nel sudmilanese e lodigiano un ceppo che potrebbe anche essere originario, potrebbe derivare dal toponimo Scoglitti nel ragusano.

SCOGNAMIGLIO
SCOGNAMILLO

Scognamiglio è tipico campano in particolare della zona orientale di Napoli e dei comuni vicini come Portici (dove risulta essere il cognome più diffuso), San Giorgio a Cremano, Ercolano e Torre del Greco, Scognamillo, decisamente più raro, è più propriamente napoletano, ma ha un ceppo anche a Castellabate (SA) ed uno ad Alghero, derivano da soprannomi dialettali originati dal vocabolo scugnà (trebbiare) e si riferiscono all'attivita di trebbiatore di cereali.

SCOLA
SCOLARI
SCOLARIS

Scola abbastanza raro è distribuito a macchia di leopardo in Italia, Scolari è specifico della Lombardia e del veronese, Scolaris, quasi unico, sembrerebbe originario dell'alto Friuli, questi cognomi derivano da soprannomi legati al vocabolo tardo latino schola (scuola), forse con riferimento all'appartenenza ad un gruppo di discepoli di un mastro artigiano.  Scolari è presente come cognome fin dal medioevo.   Nel "Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi", Dino Compagni cita una famiglia Scolari de' Lamberti: "...Del mese d'aprile 1302, avendo fatti richiedere molti cittadini ghibellini, e guelfi di Parte bianca, condannò gli Uberti, la famiglia degli Scolari, de' Lamberti, delli Abati, Soldanieri, Rinaldeschi, Migliorelli, Tebaldini: e sbandì e confinò tutta la famiglia de' Cerchi; ...",nella primavera del 1333 viene menzionato Ciupo degli Scolari come capo di una banda di Pisani, nel novembre del 1411 l'imperatore Sigismondo inviò in Friuli 12 mila ungheri, capitanati dal fiorentino Pippo Scolari, nel 1450-60 troviamo un don Pietro Scolari in quakutà di parroco di Calvisano (BS), nel 1480 Traiano Scolari de Parma è Capitano della Martesana, nel 1650-70 troviamo citato in un contratto di affitto di un pascolo il pecoraro Francesco Scolari di Bianzone (SO).

SCOLAVINO

Scolavino è tipicamente campano, del napoletano e di Napoli in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome attribuito al capostipite per le sue intemperanze nel bere.

SCOLLO

Originario del sud della Sicilia.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Cognome che deriva dal dialetto siciliano '
scoddu', calabrese 'scollu' = apertura da collo della camicia, scollo. Fonte: G. Rohlfs, Diz. storico dei cogn. nella Sicilia orientale, 1984.

SCOLZ

Assolutamente rarissimo, specifico della zona di che da Udine arriva a Latisana in Friuli, dovrebbe derivare dal cognome della Slesia Scholzen o Scholtzen.

SCOMPARIN
SCOMPARINI

Scomparin, decisamente veneto, è specifico del trevisano, di Silea, Roncade, Treviso, Mogliano Veneto, Casale sul Sile, Preganziol, Carbonera, Villorba e Paese, e del veneziano, di San Donà di Piave, Eraclea, Venezia, Musile di Piave e Iesolo, Scomparini, praticamente unico, è dovuto ad un'errata registrazione anagrafica del precedente, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale riferito probabilmente ad una corporatura molto gracile dei capostipiti.

SCONDA

Sconda, molto raro, è specifico di Cessaniti nel vibonese in Calabria, dovrebbe derivare dal nome medioevale germanico Skonda, una forma contratta derivata a sua volta dal vocabolo a.a.t. skoonida (bellezza), Skonda è anche un cognome austroungarico.

SCONFIETTI

Sconfietti, molto raro, è specifico della zona che abbraccia le aree di confine del pavese, lodigiano e milanese, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul verbo dialettale lombardo sconfià (soffiare, soffiarsi), forse perchè i capostipiti di mestiere lavorassero ai mastici di una fonderia o presso un fabbro.

SCONZA
SCONZO

Sconza ha un ceppo campano a Pontecagnano Faiano nel salernitano, ed uno calabrese nel cosentino, ad Amantea, Cassano allo Ionio e Rende, Sconzo è tipicamente siciliano, di Palermo e Valledolmo nel palermitano, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale basato sul termine sconz* (guasto, andato a male).

SCOPA
SCOPPA
SCOPPI
SCOPPIO

Scopa ha un piccolo ceppo nell'urbinate in particolare ad Urbino, ed uno a Vasto nel teatino, Scoppa ha un ceppo tra maceratese, ascolano e teramano ed uno nel napoletano, Scoppi, quasi unico, sembrerebbe marchigiano, Scoppio, molto raro, è specifico del barese, potrebbero derivare dal nome greco Scopius (Scopius padre di Alcidocus è uno dei discendenti di Ercole); è pure possibile che in qualche caso derivino da un nome di località, come il monte bulgaro Scopius, della cognominizzazione di questo nome si hanno tracce ad esempio nel 1600 con lo scrittore Gaspare Scopius.

SCOPECE

Scopece è specifico di Foggia, dovrebbe derivare da un soprannome grecanico basato sul verbo greco antico σκοπέω  skopeo (osservare, guardare), soprannome probabilmente riferito alla posizione di sentinella o guardiano di un posto di osservazione contro gli attacchi saraceni, forse il mestiere del capostipite.

SCOPELLITI

Scopelliti ha un ceppo tra reggino e messinese ed uno nell'agrigentino, può derivare da una forma neogreca in ita dell'etnico del toponimo Scopello (TP), ma è più probabile che derivi invece da un soprannome originato dal vocabolo greco skopelos (scoglio corallino), forse perchè la famiglia abitava in prossimità di una scogliera (vedi anche SCHIPELLITI).

SCOPIGNI
SCOPIGNO

Scopigni è quasi unico, Scopigno è tipicamente laziale, di Rieti e Città Ducale nel reatino e di Roma, dovrebbero derivare dal nome medioevale di origini germaniche Scopenius.

SCORCU
SCROCCU

Entrambi decisamente sardi e molto rari, Scorcu è tipico di Tortolì nell'Ogliastra, mentre Scroccu è più specifico di Muravera nel Cagliaritano.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SCORCU e SCROCCU: hanno la stessa radice:
s-croc- probabilmente dal norvegese krokr o anche dal tardo latino croccus, o ancora dall'italiano s-crocco. Appare come radice anche senza la "s", "croc" o "crocr". In entrambi i casi si tratta di una voce onomatopeica. Mi viene in aiuto la mia infanzia trascorsa tra la scuola e la falegnameria di mio padre: "Pinucciu, bai a su de tziu Peppinu Froris a mi comporai un' scroccu po custa credentzèdda"! "Pinuccio - così mi chiamava mio padre - vai dal signor Peppino Floris (negozio di ferramenta) a comprarmi uno scrocco per questo armadietto"! Uno scroc©o = una piccola serratura a scatto. I cognomi Scorcu e Scroccu non hanno niente a che vedere con scrocco, scroccare, scroccone, nel senso prendere soldi o altro, "a buon mercato". Sia in campidanese che in logudorese abbiamo inoltre croccu, nello stesso significato di scroccu. Attualmente SCORCU è presente soli 5 Comuni italiani, di cui 1 in Piemonte: Fossano (Cuneo) con 3 e 4 in Sardegna: Tortolì 25, Lotzorai 3, Cagliari 3, Thiesi 3. SCROCCU è presente in 7 Comuni d'Italia, di cui 1 in Piemonte, 1 in Veneto e 5 in Sardegna: Muravera 28, Cagliari 8, San Vito 5, Selargius 3, Perdasdefogu 3. Non l'abbiamo ritrovato nei documenti antichi in nostro possesso.

SCORDIA
SCORDIO
SCORDO

Scordia e Scordio, rarissimi, della zona che comprende Calabria e Sicilia e Scordo tipico del reggino e della Sicilia orientale, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal vocabolo greco skordo (aglio) o anche da italianizzazioni del cognome greco Skordas con la stessa derivazione.  Traccia di queste cognominizzazioni le troviamo a Bovalino (RC) con un certo Antonio Scordo cui viene affidata per l'anno 1697 la Catapania di Bovalino (la Catapania era il diritto di poter perseguire tutti i reati commessi in materia di frode fiscale).

SCORLETTI

Molto raro è tipico della Lombardia sudoccidentale, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale.

SCORNAIENCHI
SCORNAIENGHI
SCORNAJENCHI
SCORNAJENGHI

Sia Scornaienchi, molto molto raro, come Scornaienghi, che Scornajenchi, quasi unico, come Scornajenghi, sono specifici di Cosenza ed area circostante, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale derivato dal mestiere di macellaio o ammazza bestie, scorna (intuitivo) ienchi (bestie, derivato da iovencus = bovino).

SCORNAVACCA
SCORNAVACCHE
SCORNAVACCHI

Scornavacca ha un ceppo siciliano, soprattutto a Catania ed uno nel cosentino, Scornavacche, decisamente siciliano, ha un ceppo principale a Centuripe, Nicosia e Regalbuto nell'ennese ed a Ramacca nel catanese, Scornavacchi, rarissimo, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione dei precedenti, dovrebbero tutti derivare da soprannomi attribuiti a dei macellai, probabile mestiere dei capostipiti.

SCORPIO

Assolutamente rarissimo, sembra specifico della zona di Pietravairano (CE), potrebbe derivare dall'appartenenza del capostipite alla Guardia Pretoriana del cui corpo lo Scorpione era l'emblema.
integrazione e ipotesi fornite da Gerardo de Scorpio
da informazioni contenute in una pergamena risulta che nel 1250 nel milanese esisteva una famiglia Scorpio dalla quale discendono gli attuali Scorpio di Pietravairano (CE), i quali agli inizi del 900 hanno acquistato il de' o dei o degli come patronimico.

SCORPO

Molto molto raro sembra specifico del siracusano e dell alto catanese, zona di Siracusa, Solarino e Floridia, Maniache e Bronte, dovrebbe derivare dal conomen latino Scorpus di cui abbiamo un famosissimo esempio in un epigramma di Marco Valerio Marziale (40d.C.-104): "...Iam parce lasso, Roma, gratulatori, lasso clienti. Quamdiu salutator anteambulones et togatulos inter centum merebor plumbeos die toto, cum Scorpus una quindecim graves hora ferventis auri victor auferat saccos? Non ego meorum praemium libellorum -Quid enim merentur?- Apulos velim campos; non Hibla, non me spicifer capit Nilus, nec quae palude delicata Pomptinas ex arce clivi spectat uva Setini. Quid concupiscam quaeris ergo? Dormire. " cognomen che troviamo anche citato in una lapide di epoca augustea: "Aug(usti) lib(erto) tabul(ario) / Symphorus et / Scorpus liberti / et heredes patron(o) / bene merenti / fecer(unt)", ma è pure ipotizzabile un'origine da nomi di località, come esiste ad esempio uno Scorpo di Supersano (LE) potrebbe essere esistita una località con lo stesso nome nella Sicilia sudorientale.

SCORRANO

Scorrano ha un ceppo nel pescarese, in particolare a Pescara e Pianella, che dovrebbe derivare dal nome del paese di Scorrano nel teramano, ed uno nel Salento, soprattutto nel leccese a Casarano, Taurisano, Sannicola, Gallipoli, Lecce, Ugento, Parabita ed Alezio ed a Manduria nel tarantino, che dovrebbe derivare dal nome del paese di Scorrano nel leccese.

SCORSESE
SCORZESE

Scorzese è praticamente unico, Scorsese sembrerebbe ormai scomparso in Italia, potrebbero derivare dal toponimo ragusano Scorsone, o anche dal nome della località Scorza nell'avellinese.

SCORZA
SCORZO

Scorza sembrerebbe tipico del cosentino, con un possibile ceppo forse secondario in Liguria, Scorzo, estremamente raro è specifico dell'alto cosentino, dovrebbero derivare da un soprannome legato al vocabolo scorza (corteccia) o scorzare (scorticare), ma è pure possibile che derivino da nomi di località come il monte che troviamo citato in un testo del 1100, dove si legge: "...et dicit patrem suum incisisse tunc in bucca de riz Scorzo (monte Scorzo) ligna duobus hominibus ...", o l'agglomerato di Scorzo nel Cilento.

SCORZELLI
SCORZIELLO

Scorzelli è specifico del Cilento, di Albanella, Roccadaspide, Capaccio, Altavilla Silentina e Salerno, Scorziello, tipicamente campano, sembrerebbe specifico delle medesime località del salernitano, di Roccadaspide soprattutto, di Albanella, Battipaglia, Capaccio e di Altavilla Silentina, dovrebbe trattarsi di forme etniche originate dal toponimo di Scorzo nel Cilento, una frazione di Sicignano degli Alburni; ricordiamo inoltre che lo scorzo era, nello Stato Pontificio, un'antica unità di misura agraria pari a poco più di un decimo di ettaro, ed anche una misura di capacità per cereali pari a circa tredici litri e mezzo.

SCOSTA

Scosta è specifico di Narni nel ternano, dovrebbe derivare da nomi di località come ad esempio Macchia Scosta nel romano, o da un altro luogo simile, dove il termine scosta stia per nascosta.

SCOTON
SCOTTON

Scoton, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Scotton, che è decisamente veneto, molto diffuso in tutta l'area vicentina, ma anche nel trevisano, nel padovano e nel veneziano, dovrebbe derivare dall'aferesi di modificazioni del nome Francesco, da Francesco a Francescotto, poi per aferesi a Scotto quindi la forma accrescitiva dialettale Scotton.
integrazioni fornite da Tibère Gheno - France
Scotton e Scoton : cognome del nord Italia : Veneto e Lombardia. In Veneto troviamo gli Scotton nel vicentino al nord-est e nel trevigiano al nord-ovest e al sud-est come a Venezia. C'è un ceppo prolifico nel Canale di Brenta ma non è ad escludere la presenza di altri ceppi. Le presenze riscontrabili in Lombardia e nelle altre regioni d'Italia sembrano essere il risultato dell'emigrazione nella prima metà del 1900.  In Francia nel periodo dal 1891 al 1990 sono nati 223 Scotton e 59 di questi hanno preso la nazionalità francese. Le grafie Scoton, Scotoni, Scottoni sono per la maggior parte il risultato di errori degli Ufficiali di Stato Civile o un italianizzazione del cognome.  Origine : Le prime tracce riportano di un Pietro Scoto fu Gualtiero che troviamo come testimonio negli atti del 22.06.1400 e del 17.07.1400. Pietro nasce circa nel 1345 e muore prima del 1418, suo padre Gualtiero era nato circa nel 1310 ed era gia morto nel 1400. Pietro ha un fratello Domenico conosciuto come Domenico Gualtieri è testimonio nell'atto del 22.06.1400. Queste persone vivevano a Gualiva, ora contrada di Campolongo sul Brenta ma allora parrocchia di Oliero. Alla terza generazione è citato in un atto del 23.01.1418 Simeone fu Pietro Scoti, Simeone nasce circa verso il 1370 o 1380 e muore prima del 1432. Da Simeone nascono cinque figli, Domenico, Nicolo, Stefano, Lazaro e Martino, I quattro ultimi si spostano a San Nazario come testimonia una serie d'atti fra il 09.02.1443 e il 15.05.1454. In questi atti loro sono chiamati Scoto, Scoti, Scoton o Schoto. L'insediamento di questa famiglia a San Nazario avviene in contrada Sarzè poi, nelle generazione successive, si diffondono nelle contrade Merlo, Casteletti, Pianaro, e Lanari. Fuori di San Nazario gli Scotton si diramano a Solagna, Valstagna, e nell'aera bassanese ma anche nel vicino trevigiano.
Etimologia : quella di un diminutivo di Francesco, nome utilizzato nella famiglia Scotton per la prima volta circa nel 1650.  E un origine etnica scozzese : Nella rivista francese "l'Intermédiaire des Chercheurs et Curieux", anno 1974,  n° 278, colonna 438  sotto il soggetto "Ilots ethniques" (Isolati etnici) l'autore spiega che, secondo una rivista inglese (senza altri riferimenti !) e non viene indicata nessuna data, c'erano in Italia, al nord del Lago di Como, scozzesi che vi si sarebbero installati dopo essere rimasti bloccati dalla neve sulla via del ritorno verso casa; l'autore aggiunge che qualche cognome scozzese è ancora presente : Scott, Gordon e Murray.  Un'altra ipotesi porta a considerare la possibilità di una derivazione dall'etnico germanico (todesco > todescoto > scotto > scotton), il nome del capostipite, Gualtiero, è di origine germanica. Il Canale di Brenta vede scendere dai Sette Comuni, dal Trentino e dalla Germania molte famiglie che s'insediarono in quest'area del vicentino già nel 1500. La sponda destra del Brenta : Campese, Campolongo sul Brenta, Valstagna, videro più particolarmente insediarsi, nel 1300 e 1400, famiglie di Lusiana, Foza, e Gallio dove la popolazione era quasi esclusivamente di origine cimbrica provenienti da diverse parte della Germania del sud.
Bibliografia :
Archivio di Stato di Vicenza e Bassano del Grappa, Fondo Notarile di Bassano,
archivi parrocchiali del Canale di Brenta, etc.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Oltre alla ipotesi probabile 'diminutivo di
Francesco', e quella, a mio parere meno verosimile, 'proveniente dalla Scozia', è forse opportuno aggiungere quella di D. Olivieri (Cognomi della Venezia Euganea, p. 208) secondo il quale per Scotton si potrebbe considerare valido il termine scotón che in Friuli significa chi fa la polenta e nei Sette Comuni (Asiago, VI) chi fa le ricotte dal lat. excocta.

SCOTTI
SCOTTO

Scotti è specifico lombardo, con un possibile ceppo secondario nel napoletano, Scotto di origine ligure, presenta ceppi secondari nel grossetano e nel napoletano, non è da escludersi in qualche caso un origine irlandese, gli Scoti erano una tribù celtica che in principio risiedeva in Irlanda e che, in un secondo tempo, invase la parte settentrionale dell'isola britannica (attuale Scozia).  Gli Scotti, nobile famiglia piacentina sono citati fin dal XII° secolo. Un'altra più comune possibilità è la derivazione di questi cognomi dall'aferesi di nomi medioevali quali Brasco, Brunellesco, Fiesco, Fosco, oppure da indicatori etnici come tedesco.

SCOVERO

Scovero, molto molto raro, ha un piccolo ceppo piemontese, in particolare a Montafia nell'astigiano, ed uno ancora più piccolo a Genova, dovrebbe derivare dall'italianizzazione del soprannome e nome medioevale Scoperius di cui abbiamo un esempio con un certo Albertinus Scoperius, registrato neò 1233 a Cairo Montenotte nel savonese.
integrazioni fornite da Daniele Zaia
Scovero deriva dal nome, piemontese, di una professione scomparsa, "
scué", ossia: "fabbricante di scope e di ramazze"

SCOZZAFAVA
SCOZZAFAVE

Scozzafava è tipico di Catanzaro, Scozzafave è praticamente unico ed è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione.
ipotesi fornite da Stefano Ferrazzi
Scozzafava ha un nucleo principale nel catanzarese e ceppi secondari per lo più fra il nord e il centro nord del paese, Scozzafave, unico, è presente soltanto a Castrolibero (CS), entrambi questi cognomi derivano dall'antico italiano
scozzafava, col significato letterale di sgusciafava, ad indicare molto probabilmente il mestiere di colui che si occupava di togliere le fave dal baccello, una volta che queste venivano raccolte: l'origine della radice scozza-, infatti, va ricercata nel verbo scozzare (letteralmente: privare della coccia, altrimenti detta scorza, guscio), una variante arcaica, cioè, del verbo sgusciare. In conclusione, allora, si tratta delle cognominizzazioni di nomi di mestiere attribuiti ai capostipiti.

SCOZZESE
SCOZZESI

Scozzese, molto molto raro, è presente soprattutto al sud, Scozzesi, altrettanto raro è dell'area lombardo emiliana, dovrebbero derivare dall'etnico di Scozia, ad indicare probabilmente la provenienza del capostipite da quella nazione.

SCRASCIA

Scrascia è specifico del leccese e del brindisino, in particolare di Galatone nel leccese e di Latiano nel brindisino, potrebbe derivare da soprannomi originati dal termine albanese shkarje (frana), forse ad indicare che nei pressi del luogo di provenienza del capostipite vi fosse una zona franosa, ma molto più probabilmente deriva da un'apocope del nome albanese Krashnik, con l'aggiunta di una S- epentetica.

SCRIBONI
SCROBOGNA

Scriboni ha un ceppo nel Piceno, uno nel viterbese ed uno nel romano ed a Roma, Scrobogna ha un ceppo fiumano ora presente a Trieste e presenze sparse in giro per l'Italia, dovrebbero derivare direttamente o tramite un'alterazione dialettale dal nome della Gens plebea Scribonia.

SCRIMENTI

Scrimenti è specifico di Palermo, di origine etimologica oscura.

SCRIMIERI

Scrimieri ha un ceppo pugliese a Galatina, Cutrofiano e Lecce nel leccese ed a Taranto, dovrebbe derivare dal termine medioevale scrimiere (schermidore), leggiamo in un volume sull'arte militare del 1603 a Napoli: "...Essercitio militare, il quale dispone l'huomo à vera cognitione del scrimire di spada, e dell'ordinare l'essercito à battaglia...".

SCRITTORE
SCRITTORI

Cognomi assolutamente rarissimi, sembrano tipici del nordest, con presenze anche nel centrosud, dovrebbero derivare dal mestiere di scrivano del capostipite.

SCRIVANI
SCRIVANO

Scrivani ha un ceppo lombardo a Milano e nel sud milanese, un ceppo a Piacenza e nel piacentino, ed uno a Pineto e Giulianova nel teramano, Scrivano ha un ceppo nel cosentino a Spezzano della Sila, Casole Bruzio, Cosenza e Celico, ed in Sicilia ha ceppi a Palermo e Balestrate nel palermitano, a Gela nel nisseno ed a Randazzo nel catanese, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi originati dal mestiere di scrivano svolto dai capostipiti.

SCROCCARELLI
SCROCCARELLO

Scroccarelli sembrerebbe unico e dovrebbe essere del pescarese, Scroccarello è tipico del teatino, molto raro, è presente a Chieti, Casalincontrada, Bucchianico e Francavilla al Mare, do vrebbe derivare da un soprannome originato probabilmente dall'abitudine del capostipite di fruire di beni o di servizi ad ufo (a sbafo).

SCROFANA
SCROFANI
SCROFANO

Scrofana, quasi unico è siciliano, Scrofani, molto diffuso, è tipicamente siciliano, di Ragusa in particolare e di Lentini, Palazzolo Acreide e Siracusa nel siracusano, di Catania e Mazzarrone nel catanese, Vittoria, Comiso, Acate e Scicli nel ragusano e di Palma di Montechiaro nell'agrigentino, Scrofano, molto più raro, è specifico del siracusano, di Portopalo di Capo Passero e di Pachino, dovrebbero derivare da un soprannome basato sul termine dialettale siciliano scròfanu (scorfano), forse a sottolineare la bruttezza dei capostipiti o magari la loro bontà.

SCRUGLI

Scrugli ha un ceppo a Roma, uno piccolissimo a Nuoro ed uno altrettanto piccolo nel valentiano ed a San Ferdinando nel reggino, potrebbe derivare da nomi di località come la frazione di Scruglio a Ripacandida in Lucania, o più probabilmente Punta Scrugli a Vibo Valentia, o semplicemente da luoghi dove fossero accaduti degli scrugli (termine dialettale arcaico per crollo o piccola scossa di terremoto), probabili luoghi d'origine dei capostipiti, troviamo tracce di questa cognominizzazione a Tropea fin dal 1500, un certo Francesco Scrugli è notaio a Tropea dal 1549 al 1602, tra i personaggi di rilievo citiamo Napoleone Scrugli  (1803-1883), nativo di Tropea che ricoprì l'incarico di senatore del Regno d'Italia.

SCUBLA

Scubla è tipicamente friulano, dell'udinese, di Attimis, Udine, Povoletto e Nimis. dovrebbe derivare dal nome medioevale burgundo (i burgundi erano una tribù germanica orientale proveniente dalla Scandinavia) Skubila, o anche dall'ipocoristico del vocabolo medioevale germanico skub (spinta), potrebbe inoltre derivare dal nome del popolo degli Scubilingi nella Francia centrale.

SCUCCHIA

Molto raro sembra specifico del rietino, zona tra i comuni di Collevecchio (RI) e Magliano Sabina (RI).

SCUDELER

Scudeler è specifico del trevigiano, di Castelfranco Veneto, Casale sul Sile e Casier, e di San Michele al Tagliamento nel veneziano, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine dialettale per scodellaio o produttore di scodelle.

SCUDERA
SCUDERI
SCUDERO
SCUDIERI
SCUDIERO

Scudera, assolutamente rarissimo, è specifico della provincia di Caltanissetta, Scuderi è tipicamente siciliano, Scudero, quasi unico è del atanese, Scudieri è napoletano, Scudiero ha un ceppo nel napoletano, uno nel cosentino ed uno nel padovano, derivano tutti dal mestiere di scudiero, assistente addetto a portare lo scudo. Tracce di quest'uso si rinvengono nel Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale,  in una Carta pacti et transactionis del 1182: "...Gufredus magister de Landriano et Iohannes de Magistro et Iohannes Scuderus et Martinus Balbus et Iohannes de Saltu et Sarexinus et alii quam plures....".

SCULCO

Sculco è specifico del crotonese, di Crotone, Strongoli, Cirò Marina e Santa Severina, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine greco antico σκύλακος scùlakos (cagnolino), la località italiana d'origine del cognome è Papanice, paese fondato da Aramet Sculco con la sua famiglia, che unitamente ad altre sette famiglie e ad un prete, provenienti da Negroponte, antico nome veneziano dell'isola greca di Εϋβοια  (Eubea in italiano), per sfuggire alle continue incursioni saracene, nel 1409 trovò riparo sulle coste calabresi, dando avvio alla nascita del paese che prese poi il nome di Papanice (che significa la vittoria del prete). Astamet Sculco nel 1418 ottenne privilegi gentilizi dalla Regina Giovanna IIa, quattro anni dopo suo figlio Polidoro ricevette dalla stessa Regina il Cingolo dello Speron d'Oro, successivamente Carlo V° concesse alla famiglia di essere iscritta tra i Nobili di Crotone e Filippo II° nel 1660 insignì l'erede di questa famiglia Giovanni Andrea Sculco del titolo di Duca di Santa Severina.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sculco è cognome calabrese che viene dall'antico italiano '
scolca' = posto di guardia, dal germanico 'skulka' = spia. Rohlfs 243.

SCUNDI

Scundi sembrerebbe calabrese, ha un piccolo ceppo nel reggino a Bianco, dovrebbe derivare dal nome del torrente Scundo situato nei pressi di Pianopoli nel catanzarese, probabile area di provenienza del capostipite.

SCUOR

Scuor, estremamente raro, è dell'udinese, dovrebbe derivare da modificazioni dialettali del termine slavo sirek (granturco) da cui è derivato ad esempio anche il cognome Koruza (vedi KORUZA)

SCUOTTI
SCUOTTO

Scuotti, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione di Scuotto, che è specifico del napoletano, di Napoli e Caivano soprattutto, con ceppi anche a Casalnuovo di Napoli, San Giorgio a Cremano, Marano di Napoli, Arzano, Casavatore, Torre del Greco, Meta e Casoria, che dovrebbe derivare da una forma etnica dialettale del termine arcaico scoto, riferibile a capostipiti provenienti dalla Scozia o dall'Irlanda.

SCURATI
SCURATTI

Scurati è originario del nord milanese, Scuratti è tipicamente milanese,  probabile una derivazione da soprannomi legati o al vocabolo obscurus (scuro, nascosto), facendo riferimento o a caratteristiche fisico, comportamentali, o di località o più facilmente legati al vocabolo dialettale scüratt, schiratt (scoiattolo), forse ad indicare caratteristiche di velocità ed agilità del capostipite.

SCURCI

Molto raro è tipico abruzzese, della zona tra Chieti ed alto pescarese, deriva da un soprannome dialettale originato dalla bassa statura del capostipite.

SCURI
SCURO

Scuri si distribuisce nell'area che dalla bergamasca, attraverso il milanese, arriva fino al pavese, Scuro è tipicamente pugliese, di Manfredonia nel foggiano, di Barletta nel barese, di Massafra nel tarantino e di Carpignano Salentino nel leccese, dovrebbero derivare da soprannomi legati al vocabolo obscurus (scuro, nascosto), facendo riferimento a caratteristiche fisico comportamentali dei capostipiti, o della loro località di provenienza.

SCURIA
SCURRIA

Scuria, praticamente unico, è una forma alterata del cognome Scurria, che è tipicamente siciliano, di Palermo e di Castell'Umberto, Sant'Agata di Militello e San Salvatore di Fitalia nel messinese, potrebbe derivare dal nome dell'isola di Skurios nell'Egeo, o anche da un soprannome grecanico basato sul termine greco antico skuros (lastrico, pavimentazione stradale).

SCUROSU

Scurosu è quasi unico, dovrebbe essere di origini sarde e derivare da un soprannome originato dal termine sardo scuriosu o scurosu (tenebroso, oscuro), forse ad identificare un carattere molto riservato del capostipite, con atteggiamenti forse scontrosi.

SCUTARI

Scutari ha un ceppo nel veneziano, a Venezia e Chioggia, ed un ceppo nel basso potentino a San Costantino Albanese e Francavilla in Sinni, potrebbe derivare dal nome della città di Scutari in Albania.

SCUTARO

Scutaro è tipico del salernitano, di Sala Consilina, potrebbe derivare dal fatto che il capostipite fosse un artgiano specializzato nella produzione di scudi, o che facesse lo scudiero, ma è anche possibile che possa derivare da un'alterazione del nome della città di Scutari in Albania.

SCUTERI
SCUTIERI
SCUTIERO
SQUITIERI
SQUITIERO

Scuteri è abbastanza raro ed è tipico della Calabria meridionale, Scutieri assolutamente rarissimo è specifico del catanzarese, Scutiero è specifico di Angri (SA), Squitieri è tipicamente campano, di Sarno nel salernitano in particolare, ma con presenze significative anche a San Valentino Torio e Salerno, sempre nel salernitano ed a Palma Campania nel napoletano, Squitiero, quasi unico è una variante del precedente, dovrebbero tutti derivare dal fatto che il capostipite di mestiere facesse lo scudiero.

SCUTIFERO

Scutifero sembrerebbe tipico del crotonese, di Casabona in particolare, dovrebbe derivare dal termine latino scutiferus, cioè dall'incarico di portatore di scudo attribuito al capostipite, leggiamo nell'Eneide: ".. Commoditas haec experimentis statim probata, effecit, ut qui a scutis pridem hoplitae dicti fuerant, tum a pelitis Peltati nuncuparentur. Quod scutum Cetractiam dicebatur, eiusque scutiferus Cetratus...".

SCUTO

Tipico siciliano del catanese, deriva da un soprannome legato al vocabolo latino scutum (scudo), normalmente stante ad indicare non tanto uno scudiero, quanto qualcuno connesso con il mestiere di armigero o di costruttore di scudi.

SCUTRA

Scutra è specifico di Brescia e del bresciano, abbastanza raro, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul vocabolo latino scutra (pentola, caldaia), probabilmente attribuito al capostipite perchè di mestiere produceva o stagnava pentole o caldaie.

SEANO
SEIANO

Seano, quasi unico, sembrerebbe dell'area campano, foggiana, Seiano, ancora più raro, è abruzzese, dovrebbero derivare, anche attraverso una contrazione, da un nome di località basato su di un prediale con suffisso -anus (terreno di), riferito ad un tale Sejus, un nome latino, o anche direttamente dal cognomen servile latino Sejanus, ricordiamo Lucius Aelius Seianus prefetto della guardia pretoriana dell'imperatore Tiberio.

SEBASTIANELLI
SEBASTIANI
SEBASTIANO

Sebastianelli ha un ceppo nelle Marche settentrionali, nel pesarese a Fano, Pesaro e Mondavio, e nell'anconetano a Senigallia, Castelleone di Suasa, Ancona, Serra de' Conti, Ostra Vetere, Jesi e Sassoferrato, un ceppo principale a Roma e nel romano a Genazzano, con presenze significative anche a Palestrina, Genzano di Roma, Anzio e nel latinense a Latina e Terracina, un ceppo è anche presente a Guardia Sanframondi nel beneventano, Sebastiani è molto diffuso in tutto il centro con piccoli ceppi anche al nord e nel barese, Sebastiano sembra tipico della fascia che comprende Molise, Campania ed alta Puglia, derivano, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome bizantino Sebastianus, derivazione del greco Sebastos.  Tracce di questo nome si trovano ad esempio nelle Puglie, nel foggiano; nel 1400, in un atto si legge: "...nobiblium virorum Ribaldi, Fredelici, Bartholomei et Sebastiani, palatium castri Ripalte, interveniente tractatu... . abbatis monasterii Sancti Petri de Ripalta..." ; esempio della cognominizzazione l'abbiamo nel 1600 a Rimini dove, in un atto, si legge: "...quondam magistri Sebastiani muratoris...".

SECCHI
SECCO
SECHE
SECHI
SEQUI

Sia Secchi che Sechi sembrerebbero avere più ceppi, in Lombardia ed Emilia, nel genovese ed è diffusissimo in tutta la Sardegna, Secco è decisamente veneto, molto diffuso nel vicentino, trevisano e veneziano, con ceppi anche nel veronese, bellunese, padovano e rovigoto, Seche, quasi unico, sembrerebbe sardo, Sequi sembrerebbe di origini fiorentine, con un ceppo a Firenze ed a Rufina e Pontassieve nel fiorentino ed un ceppo secondario in Sardegna a Cagliari ed Oristano, potrebbero derivare da soprannomi originati dalla magrezza dei capostipiti.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza - Villa di Tirano (SO)
potrebbe derivare dall'aggettivo sec ( vedi dizionario bergamasco) di Antonio Tiraboschi, questa parola riferita a una persona ne sottolinea la magrezza. A Villa (BG) Sec lo si trova come soprannome di due famiglie.
integrazioni fornite da Alberto Sechi
Sia Sechi che Secchi hanno la medesima origine. Il ramo sardo può essere originato dalla Liguria. Secchi a Genova nel 1199 sono tra i firmatari del giuramento di fedeltà dei Marchesi Malaspina, poi feudatari in Sardegna, dove il cognome è attestato già nei
Condaghi (registri degli atti dei conventi, sec. XI-XII) con le diverse grafie Seke, Secke, Sechie, Sekke, poi più tardi Seche, Sechi, Secchi e Sequi (con grafia spagnola). Attualmente diffuse entrambe le varianti.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SECCHI; SECHI; SECHE; SECCI; SECI: sicuramente hanno in comune (come cognomi sardi, s'intende!) il significato e l'etimologia, che però rimangono a noi sconosciuti, almeno per ora! Sta di fatto che li troviamo negli antichi documenti della lingua e della storia della Sardegna, ed anche in maniera abbastanza diffusa. Possiamo solo tentare delle ipotesi, che restano tali sino a prova contraria. Nella lingua sarda esistono diverse parole che potrebbero aver dato origine al cognome, che ritroviamo nei documenti medioevali in tutte le sue varianti.
1° > esiste in sardo il verbo
secare (centrale), segare (log.), segai (camp.), nel significato di tagliare, rompere, spezzare; secare in latino.
2° > il termine
seiki (centrale), seigi (log.), sexi (camp.) nel significato di sedici; dal latino sedecim.
3° > il termine
sègete (centrale che indica la biada mietuta, la messe; dal latino seges.
4° c'è infine il termine
séneke (centrale) che significa vecchio, e darebbe nella forma accorciata séke; dal latino senex.
Infine c'è il termine
siccu = secco, da siccare o siccai = seccare, dal latino siccare. Qualcuno suggerisce anche secchia o secchio, dall'italiano, ma qui il secchio viene comunemente detto sa sìccia o anche "séccia" (Santulussurgiu), che potrebbe comunque andar bene per Secci e Seci. In questo ultimo caso anche Secchi e Sechi potrebbero avere significato ed etimo in comune con quelli della penisola, ma nei documenti antichi della Sardegna compare soprattutto nelle varianti Seche, Seke, Secke, Seque (questo ultimo potrebbe venire anche dal latino sequi = seguire). E dunque su significato ed etimologia permangono incertezze. Nei documenti antichi, nell'elenco dei firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, troviamo parecchie persone con questo cognome, nelle sue varie uscite: Secce Georgio, ville Selluri, ** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388; Sece Creyndeu, jurato ville Tuyli, * Tuyli.odierno Tuili. Contrate Marmille; Sece Joanne, ville Ecclesiarum, ** Villa Ecclesiarum.odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville Ecclesiarum.sindicus, procurator universitatis Ville Ecclesiarum.seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna.in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri.nona die januarii 1388; Sece Nicolao et Piçalis Guantino - majoribus  ville Tuyli; Seche Andrea, jurato ville Solarussa, * Solarussa .odierno Solarussa. Campitani majoris; Seche Anthonio, jurato ville Tiesi * Tiesi.odierno Tiesi. Contrate Caputabas; Seche Anthonio, ville Arcuèri, * Arcuèri.odierno Ortuèri. Mandrolisay o Barbagia di Belvì; Seche Aramo, ville Burgi, * Burgi de Gociano...odierna Burgos - fondata da Mariano IV, padre di Eleonora. Curatorie de Anella; Seche Barisono, majore ville Uta, * Uta (non l'odierna).distrutto. Contrate Partis Varicati - Barigadu; Seche Barisono, ville Meana. * Meana.odierno Meana. Mandrolisay o Barbagia di Belvì; Seche Basilius, ville Sasseri, ** Sasseri.Sassari. Et nos Pugioni Anthonius et De Lacon  Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores et procuratores.Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus civitatis Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri, apud ecclesiam Sancte Caterine.presentibus Corda Jacobo, Magnispesa Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis Januarii MCCCLXXXVIII - 1388; Seche Basilius,ville Sasseri; Seche Bernardo - de Castri Januensis, ** Castri Januensis Civitas (Castel Genovese - Castel Sardo). Omnibus habitantibus .in ville de Coginas ... die undecima januarii .1388, in posse De Valle Anthoni filii ; Seche Canbius - de Aristanni; Seche Comita, jurato ville Orani, * Orani...odierna Orani. Curatorie Dore; Seche Deodato, ville Tresnuraghes, **  TRESNURAGHES + Castri Serravallis (Magumadas) - (nisi pastores bestiaminum et...- die nona Januarii 1388. In posse Salari Arsoco de Bosa ; Seche Elia, majore ville Boon, * Boon.Bono (attuale). Curatorie de Anella; Seche Gasparo, majore ville Cuuri, * Cuuri...distrutto...presso Ghilarza. Contrate Partis de Guilcier; Seche Gonnario, ville Alary, * Alary. odierno Alai. Contrate Partis Varicati - Barigadu; Seche Guantino, ville Semestene, * Semestene...odierno Semestene. Curatorie de Costa de Valls ; Seche Guillermo, sindicus Montis Leonis,* Montis Leonis.odierno Monteleone Roccadoria-  Contrate Caputabas; Seche Iacobus - de Aristanni ; Seche Joanne - de Bosa ; Seche Joanne - de Castri Januensis ; Seche Joanne - ville Terrenove- Olbia ; Seche Joanne, jurato ville Cerfallio, * Cerfallio.odierno Zerfaliu. Campitani Majoris; Seche Joanne, jurato ville Fodrongiani - Fordongianus; Seche Joanne, ville Ardar * Ardar...odierno Ardara(Meylogu). Contrate de Ardar et Meylogu; Seche Lemono, jurato ville Busache, * Busache.odierno Busachi. Contrate Partis Varicati; Seche Leonardo, jurato ville Giavi, * Giavi.odierno Giave. Contrate Caputabas; Seche Leonardo, jurato ville Solli, * Solli...odierno Soddi. Contrate Partis de Guilcier; Seche Margiano, ville Tonara, * Tonara.odierno Tonara. Mandrolisay o Barbagia Di Belvì; Seche Mariano, jurato ville Cuuri, * Cuuri...distrutto...presso Ghilarza. Contrate Partis de Guilcier; Seche Petro, burgi de Osilo, * Osilo .odierno Osilo; Seche Petro, ville Aricu, * Aricu.odierno Aritzo. Mandrolisay o Barbagia di Belvì; Seche Petro, ville Orgosolo, * Orgosolo...odierno. Curatorie Dore; Seche Petrus, ville Sasseri; Seche Samaurio, jurato ville Silanus, * Silanus.odierno Silanus. Castri Montis de Verro; Seche Superno - ville Terrenove et Fundi Montis -Olbia; Seche Tomasio, majore ville de Salvenor; Sechi Petro - de Castri Januensis.  Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo, abbiamo: Seke Arzocco (172), teste in una lite (kertu) per il possesso della servitù: ego Nicolaus, prior de Bonarchato (sic), fazo recordationem pro kertu ki feki pro Maria Pisana etc. etc. seguono i testimoni, tra cui Secke (sic) Arzocco curatore de Cebera Grussa(si tratta di Tzeppara di Gonnostramatza - Partis de Montibus?); sempre al capitolo 172, abbiamo Seckie Comita (come teste), maiore de caballos( era l'amministratore centrale dello stato, attendente alle torme equine regie - il cavallo aveva un'enorme importanza, nel Medioevo; era inoltre l'organizzatore delle battute di caccia, sia del signore che dei popolani; quindi presiedeva al controllo dei boschi e delle riserve in genere. In proposito nella Carta de Logu è documentato dettagliatamente quanto detto). Nei capitoli 2, 78, 110, 121, 125, 207, è citato(come testimone - testimonio)Trogodori Seke, curatore de verrùta( era colui che, nei 4 regni giudicali medioevali, predisponeva i turni di guardia armata del giudice, detti appunto kitas de verrùta). Al capitolo 25, sempre del CSMB, è citata Vera Seke, figlia di donna Elene de Thori e di Petru Seke. Nel capitolo vengono reclamati dal priore di Santa Maria Nicolaus i figli di Vera Seke, che, pur essendo libera e nobile per parte di madre e di padre, li ha fatti con un servo di Sanctu Jorgi de Calcaria e quindi spettano, come servi alla chiesa. I genitori di Vera tentano di convincerla a lasciare il servo di San Giorgio: " No bolio k'istiìs plus cun su serbu de Sanctu Jorgi"! (non voglio che tu stia oltre col servo di San Giorgio). Et Bera naredi (gli risponde): " Pusco perdu fiios meos, no mi bolio bogare de llu"! (Piuttosto perdo i miei figli, non mi voglio separare da lui!).  Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo, ai capitoli 306 e 307 troviamo Secke (e Sekke) Furatu, su de Puthu Maiore (Pozzomaggiore), citato come teste in una lite (kertu) per il possesso della terra: Kertait mecu Gitilesu Melone ca: sa vinia de socru meu (mio suocero) de Narbones .etc. etc. Nella storia medievale della Sardegna ricordiamo pure fra' Girolamo Sechis, francescano dell'Ordine dei Frati Minori, vescovo della diocesi di Ottana, oggi Alghero Bosa, dal 1474 al 1481. Attualmente il cognome Secchi è presente in 636 Comuni italiani, di cui 112 in Sardegna: Sassari 166, Cagliari 149, Sennori 129, Nuoro 110, Olbia 83, Oristano 38, etc. Nella penisola Milano ne conta 247, Roma 106, Genova 81, Torino 30, etc. Il cognome è presente in 15 Stati Usa. Il cognome Sechi è presente in 419 Comuni italiani, di cui 150 in Sardegna: Sassari 1000, Alghero 250, Cagliari 195, Oristano 158, Sorso 150, etc. Nella penisola Roma ne conta 139, Genova 138, Milano 52, Torino 46, etc. Il cognome è presente in USA in 5 Stati. Il cognome Secci è presente in 417 Comuni italiani, di cui 149 in Sardegna: Quartu S. E. 388, Cagliari 371, Selargius 137, San Vito 129, Villasor 116, etc. In USA è presente in 4 Stati. Il cognome Seche (che è quello che conserva le origini), è presente in 3 Comuni della Sardegna: Ovodda, Pula e Semestene, con un nucleo familiare ciascuno. Il cognome Seci è presente unicamente a Genoni, con un solo nucleo familiare.

SECCI

Decisamente sardo, dovrebbe derivare dal vocabolo secci (secchi per l'acqua) (vedi anche SECCHI).
integrazioni fornite da Marco Secci
In nessuno dei dialetti della lingua sarda
secci può essere ricondotto alla termine tradotto italiano secchio / secchi. Nel dialetto campidanese nell'area in cui è più diffuso il cognome Secci, ciòè nel Campidano di Cagliari,  il termine italiano secchio/secchi si traduce siccia/siccias. Molti cognomi sardi tramandati da secoli sono molto antichi e affatto riconducibili a termini italianizzati. Il cognome Secci molto probabilmente deriva almeno dall'età romana dal nome o gens Seccius (genitivo: Secci). Vedi Repertorium nominum gentilium et cognominum Latinorum / curaverunt Heikki Solin et Olli Salomies. - Editio nova addendis corrigendisque augmentata. - Hildesheim \\etc.! : Olms-Weidmann, 1994. È presente in molte epigrafie latine anche fuori dall'Italia nelle colonie conquistate dall'impero romano.
integrazioni fornite da Pietro Secci
Ho fatto una ricerca negli archivi diocesani di Lanusei (NU) e sono riuscito a risalire all'albero genealogico della mia famiglia fino al 1625 e ho notato come il cognome sia cambiato nei secoli: nel 1625 il cognome era
Setze, poi diventato Sechy nel 1700 e ancora Sechi nel 1800, poi Secce a fine 1800, fino ad arrivare ai giorni nostri così come lo troviamo.

SECCIANI

Molto raro è tipico della province toscane di Firenze, Arezzo e Siena, deriva dal nome tardo latino Secianus di cui si hanno tracce ad esempio nel De rerum naturis di Rabanus Maurus scritto nel periodo che va dal 842 al 846 si legge: "...   Manicheus, vel tria et barbara ut Secianus et Theudotus, vel multa ut Valentinus, vel Christum hominem fuisse absque deo ut Therinthus et Hebion et Harithemon et Fotinus..."

SECH

Specifico di Pieve di Soligo (TV), dovrebbe derivare da un soprannome risalente alla seconda metà del 1700 forse originato da caratteristiche fisiche.

SECLI
SECLI'

Secli è tipicamente pugliese del leccese, di Parabita soprattutto, di Taurisano e di Matino, Seclì, più diffuso, è sempre del leccese, di Parabita, Taurisano, Collepasso, Matino, Gallipoli e Novoli, dovrebbero derivare dal nome del paese di Seclì nel leccese, probabile luogo d'origine dei capostipiti.

SECOLI
SECOLO

Secoli, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo a Trieste ed uno probabilmente secondario a La Spezia, Secolo sembrerebbe della zona di Oderzo e Conegliano (TV),  dovrebbero derivare dal cognome sloveno Sekli a sua volta derivato da Sek aferesi del nome Francisek (Francesco).

SECONDI
SECONDO

Secondi abbastanza raro, presenta un ceppo nel milanese ed uno nel ternano, Secondo sembrerebbe originario della Puglia, barese e tarantino, ma potrebbero esserci ceppi originari anche in Piemonte, dovrebbero tutti derivare dal nomen latino Secundus o dal fatto di essere il capostipite il secondo figlio.

SECULIN
SECULINI

Seculin, rarissimo, è specifico del goriziano, tra Cormons e Mariano del Friuli, Seculini è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione. (vedi SECOLI)

SECURI
SECURO
SICURI
SICURO

Securi sembrerebbe unico, Securo è veneto di Fontaniva (PD) e della vicina Cittadella, Sicuri è di Parma, Sicuro ha un ceppo nel Salento a Martano in particolare, ma con presenze significative anche a Melpignano, Melendugno, Carpignano Salentino, Calimera, Parabita e Lecce, uno a Messina, in Basilicata a Rionero in Vulture (PZ) e Ferrandina (MT), nel Gargano a Vieste, ed un ceppo nell'udinese a Castions di Strada, dovrebbero derivare dal cognomen latino Securus, ma è pure possibile che derivino da un indicatore di località (Locus Securus). Tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel Salento nel 1476 quando diviene feudatario di Acquarica del Capo (LE) Roberto Securo.
integrazioni fornite da Cosimo de Giovanni de Centelles
La famiglia Securo sarebbe di origine normanna. Ebbe il Seggio di Napoli, presente in Terra d'Otranto si estinse nel XVI° secolo. Tra i suoi membri conta poeti e scrittori, avrebbe forse qualche aggangio con la nobile famiglie principesca dei Ségur di Francia. I Securo furono anche feudatari del Casale di Corsano (LE).  Fabiano Securo fu il primo che ottenne il feudo nel 1190 dal re Trancredi. Dopo un'interruzione durata secoli i Securo riottennero il loro feudo assieme ad altri.  Giovanna Securo - figlia di Severina  - fu l'ultima baronessa di Corsano che sposò nel XVI° secolo un membro della famiglia Cicala. La stessa Giovanna trasmise il feudo  - per refuta - al figlio che divenne barone di Corsano.  La famiglia Securo ebbe come sua principale dimora la Città di Nardò (LE).

SED

Sed, molto raro, è tipicamente romano, di origine ebraica, dovrebbe derivare da una modificazione del nome ebraico Seth.

SEDA

Seda, molto raro ha un piccolo ceppo a Fluminimaggiore nell'iglesiente ed uno a San Vero Milis nell'oristanese, potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo seda (seta).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SEDA:
sa seda, in tutte le parlate della Sardegna è la seta; solo a Bitti, seta. Dal latino saeta. Nei costumi sardi tradizionali, soprattutto femminili,  non manca quasi mai la camicetta di seta: sa camisa de seda. Come cognome è poco diffuso, ma lo ritroviamo comunque nelle carte antiche medioevali. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Seda Joanne, ville Zaramonte, * Zaramonte... odierno Chiaramonte. Contrate de Anglona - Chiaramonte; Seda Peduccio, ville Ecclesiarum, ** Villa Ecclesiarum.odierno Iglesias. Et ego De Nelli Pelipaparius Ludovicus, civis et habitator terre et Ville Ecclesiarum.sindicus, procurator universitatis Ville Ecclesiarum.seu a Formenyino Joanne, capitano, camerlengo Ville Ecclesiarum di Sigerro. Omnibus habitatoribus dicte terre Ville Ecclesiarum, congregatis in Curia Magna.in posse Virde Andree, quondam Virde Joannis de Civitate Sasseri.nona die januarii 1388. Attualmente il cognome Seda è presente in soli 8 Comuni italiani, di cui 6 in Sardegna: Fluminimaggiore 16, San Vero Milis 10, Oristano 6, Tresnuraghes 4, San Gavino 3, Iglesias 3. Nella penisola è presente in due Comuni del Veneto: Chioggia (VE), con 6, e Selvazzano (PD), con 3. Ma in USA è presente in 27 Stati, con la maggiore presenza nello Stato di New York, con oltre 50 nuclei familiari.

SEDDA

Sedda è diffusissimo in tutta la Sardegna, potrebbe derivare da una delle tante località dell'isola composte con il vocabolo Sedda, come ad esempio Sedda ar Baccas, Sedda Is Tovus, Sedda 'e Ortai o molte altre simili, ma è pure possibile che derivi da soprannomi basati sul vocabolo sardo sedda (sella) originati dall'attività di sellaio del capostipite.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SEDDA:
sèdda è la sella. Seddàyu (log.) seddéri (in camp. dal catalano seller), è il sellaio. Ma sèdda (sella) è anche la sommità di una montagna o di una collina: con questo significato è presente come toponimo in tutto il territorio della Sardegna. Ad esempio è famosa la Sella de Diavolo, presso il Golfo degli Angeli di Cagliari (vedi nel Web - Giuseppe Concas, opere di: Rime - Sa Sedda de su Tiaulu). Sella è inoltre il nome di due villaggi scomparsi: il primo faceva parte della Curadorìa di Guilcier, nel regno giudicale di Arborea, e della diocesi di Santa Giusta. I suoi resti si trovano in agro di Aidomaggiore. Oltre che come nome di luogo, lo troviamo come cognome nelle carte antiche medioevali della storia e della lingua della Sardegna.  Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Sedda Dominigho, Burgi Castri M.Regalis, **  Burgi Castri Montis Regalis - Castello di Monreale (Sardara); Sedda Franciscu, ville de Sardara, ** SARDARA MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu Margiano habitator velle Sardara, sindicus actor et procurator universitatis Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii publici, die XI Januarii 1388.   Nel Condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI°, XIII° secolo, compare nella variante Sella: Sella Gosantine (96°), coinvolto in una compera (comporu): ego apatissa Theodora, comporailis assos homines de Tigesi, et a lliueros et a servos, su saltu de Puthuruiu, etc. etc. Sella Maria(14°), coinvolta in una spartizione della servitù (parthizione de servis): Ego Susanna Pinna, priorissa de scu. Petru de Silchi (sic) et Ogulino dessa Rocha, priore de Silchi, parthivimus cun Dorgotori Pinna et cun Frates cantos vi avian parte.et parthivimus Maria Sella, ca fuit meu ad intreu Ithoccor Achetu et c'avia pede (un quarto, del servizio s'intende) in Maria Sella, sa muiere. Anche nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo, compare nella variante Sella: Gosantine Sella(54), servo in Borconani (villaggio scomparso, sito probabilmente in agro di Consedin - attuale Cossoine), coinvolto in una compera (a scambio): Comporaili a Gunnari de Liio .II. dies in Gosantine Sella, ube abea ego pede(avevo già un quarto), et deibili .II. sollos de labore (inter triticu et orju - tra grano ed orzo). Attualmente il cognome Sedda è presente in 237 Comuni italiani, di cui 109 in Sardegna: Cagliari 195, Gavoi 161, Nuoro 140, Villacidro 76, etc. Nella penisola Roma ne conta 111, Milano 25, Genova 20, Torino 11, etc. Negli USA è presente in un solo Stato: Oregon, con un solo nucleo familiare.

SEDASSARI

Sedassari, assolutamente rarissimo, parrebbe del bresciano, forse di Gambara o Leno, si dovrebbe trattare di una forma contratta dialettale del nome Saldassarre derivato dal nome ebraico Salthazar, una variazione del più noto Balthazar (Baldassarre).

SEDATI

Ricostruendo l'albero genealogico della mia famiglia mi sono imbattuto nel nome di una antenata vissuta a cavallo tra il '700 e l'800: la "nobildonna Giovanna Sedati, possidente di Riccia, sposa del N.H. Cav. don Vincenzo Paolucci del Colle (cioè di Colle Sannita)". Ho approfondito così la mia ricerca, giungendo a sapere che Sedati è un cognome unico, di una nobile e antichissima famiglia molisana originaria di Riccia (CB). In un documento di cronaca del 1395 viene descritto l'ingresso a Riccia della Regina Costanza di Chiaromonte, che andava in sposa al principe Andrea de Capua, la quale fu accolta dalle nobili donne di "Casa Sedati": "Arrivao nella Ariccia zita Costanza di Chiaromonte, accompagnata da molti baroni nel mese di Maio, e l'aspettavono le NOBILI DAMIGELLE dell'Ariccia DI CASA SEDATI, Regi, che l'abbrazzaron forti et la vasaro, e dopo che l'eppero conducta per tutta la terra la menaro a lu castellu, dove ci furono grandi feste. La Reina non have più di 17 anni è molto avvenente et de bona manera". La Casata dei Sedati ha donato alla storia molti personaggi illustri, come ad esempio Giovanni detto Gian Giacomo Sedati, Vescovo di Larino nella prima metà del '500, e Francesco Sedati (1759-1815), fratello della nobildonna Giovanna mia antenata, che fu Presidente della Gran Corte Criminale a Salerno, dove morì "con fondato sospetto di veleno, fattogli propinare da persona altolocata, che non era riuscito a corromperlo in una causa di gravi interessi".  I discendenti dei Sedati vivono ancora a Riccia, dove sono tuttora ammirabili i vari palazzi storici di famiglia adornati dagli stemmi della Casata.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci

SEDDIO

Seddio è un cognome specifico dell'agrigentino, di Agrigento e Porto Empedocle, dovrebbe derivare dal nome arabo Sidi, ma potrebbe anche derivare dal termine arabo shadi (mago, incantatore).

SEDRAN
SEDRANI

Tipici entrambi della provincia di Pordenone sono molto rari, potrebbero derivare da una modificazione dialettale del nomen latino Seterius, ma è più probabile che derivino dal toponimo Sedrano frazione di San Foca (PN).

SEGA

Sega ha un ceppo tra trentino e veronese, uno tra rovigoto e ferrarese ed uno tra viterbese e romano, dovrebbe derivare da un soprannome attribuito ai capostipiti, che forse di mestiere facevano i taglialegna o i falegnami, ma è pure possibile che possano derivare da forme apocopaiche di nomi medioevali come Segafredus (vedi SEGAFREDO).

SEGAFREDO

Segafredo è un cognome tipico del vicentino, di Gallio in particolare, dovrebbe derivare da una modificazione dialettale del nome medioevale di origine germanica Sigafridus (Sigfrido) di cui abbiamo un esempio in questo scritto del XI° secolo: "...Quo tristi rumore velociter comperto comites Sigafridus et Thidericus ceterique nobiles, ad quos provinciae tutela pertinebat, ruerunt obviam barbaris, cum tamen essent perpauci, constricti temporis articulo, exceperuntque hostes in memorato portu Stadii....".

SEGAGNI

Molto raro è specifico della zona tra Pavia e Milano.

SEGALA
SEGALE
SEGALI

Segala è caratteristico dell'area che comprende il bresciano, il mantovano, il veronese soprattutto, il vicentino, il padovano ed il rovigoto, con un ceppo secondario nel latinense, dovuto all'emigrazione veneta in occasione della Bonifica Pontina in epoca fascista, Segale ha un ceppo nel milanese ed uno molto piccolo nel genovese, Segali, quasi unico, sembrerebbe toscano, dovrebbero derivare da soprannomi dialettali basati sul termine lombardoveneto segala (segale) o sul suo equivalente italiano segale, uno dei cereali più antichi usato specialmente per produrre il pane, probabilmente ad indicare che i capostipiti fossero degli agricoltori, la cui coltivazione principale fosse quella della segale.

SEGALINI
SIGALINI

Segalini è specifico del sudmilanese, lodigiano e piacentino, Sigalini è specifico del bresciano di Lograto, Chiari e Dello in particolare, dovrebbero derivare dal nome medioevale Segalinus di cui abbiamo tracce in un atto del 1380 a Bergamo dove in un atto il beneficiario risulta essere un certo dominus Segalinus quondam Thomasi di Gandellino (BG).

SEGANTIN
SEGANTINI

Segantin è specifico del basso veneto, di Rovigo e Badia Polesine nel rovigoto, di Chioggia e Mira nel veneziano e di Merlara nel padovano, Segantini ha un ceppo a Legnago e Bosco Sant'Anna nel veronese,  ed uno nell'aretino a Castiglion Fiorentino, Arezzo e Cortona, con un ceppo anche a Roma ed Aprilia nel latinense, probabilmente frutto dell'emigrazione forzata di manovalanza veneta in occasione della bonifica pontina, dovrebbero derivare dal mestiere di segantinus (operaio specializzato nel compito di segare il legno, sia per farne legnada ardere sia tavole gregge per falegnameria), probabilmente svolto dal capostipite, ma il termine ha generato anche, in epoca medioevale, il nome  Segantinus, di cui abbiamo menzione ad esempio in un atto del 1358 a Firenze: "...Nomina vero dictorum consiliariorum sunt hec: «Segantinus, Hubertus condam Adatti, et Biliottus condam Acerbi, et Canbius condam Amannati, et Guntinus condam Gualandi, et Bonafede condam Spinelli, et Salvuccius filius Benincase, et Finuccius filius Rosticci, et Bandinuccius filius Abizi ...".

SEGATO
SEGATTO

Segato è molto diffuso nel Veneto, a Padova, Vigonza, Galzignano Terme e San Pietro in Gu nel padovano, a Valdagno, Vicenza e Quinto Vicentino nel vicentino, a Venezia, Chioggia, Portogruaro e San Stino di Livenza nel veneziano, a Treviso, Mogliano, Veneto, Cimadolmo ed Oderzo nel trevisano, ed a Verona, ha un ceppo secondario anche a Orbetello nel grossetano ed a Roma, Segatto, meno diffuso, è tipico di Portogruaro, Santo Stino di Livenza, San Donà di Piave e Concorda Sagittaria nel veneziano e di Gaiarine, Chiarano, Treviso e Motta di Livenza nel trevisano, questi cognomi dovrebbero derivare da toponimi come Sega nel veronese, nel padovano, nel veneziano o nel trentino.

SEGGIO

Rarìssimo è di origine sicula.

SEGHETTI
SEGHETTO
SEGHEZZI
SEGHEZZO
SEGHIZZI

Seghetti, non molto comune, ha ceppi nel veronese, nella Toscana centrosettentrionale, soprattutto nel lucchese, nel maceratese, perugino e Piceno, e nel romano, Seghetto è tipicamente veneto, del veronese, di Legnago, Veronella e Minerbe, Seghezzi è tipicamente lombardo, in particolare del bergamasco, di Premolo e Martinengo, ma anche di Ghisalba, Ponte Nossa, Romano di Lombardia, Bergamo, Verdellino, Clusone e Mornico al Serio, Seghezzo, estremamente raro, è del genovese, di Santa Margherita Ligure ed Isola del Cantone in particolare, Seghizzi, molto raro, dovrebbe essere di origine cremonese, potrebbero derivare dal mestiere dei capostipiti, probabilmente impiegati in segherie di legname, in alcuni casi potrebbero però derivare da alterazioni del nome celtico Seghine.

SEGHIERI
SICHIERI
SIGHIERI

Seghieri è rarissimo ed è tipico della zona tra Montecarlo ed Altopascio (LU), Sichieri è quasi unico, Sighieri, oltremodo raro, è tipico pisano, derivano dal nome medioevale Sigherius o Sighierius, portato ad esempio dal famoso filosofo aristotelico Sigieri di Brabante (1235-1282) citato anche da Dante nel Paradiso, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Pisa fin dal 1200, in un testo che ricorda i Podestà e i Rettori della città si cita: "...Cominciaro MCCXXI. Messere Ubaldo Visconte. Messere Ilbrando del Sighieri. Messere Guelfo de' Porcari....", in un documento del 1228 troviamo citato i focolari di Gionta Sighieri, di Iacobus Sighieri, Iohannes Sighieri e alcuni altri.

SEGNAN

Assolutamente rarissimo, potrebbe essere di origine friulana, deriva dal nome medioevale italiano Segna.

SEGNERI
SIGNERI

Segneri è tipico del frusinate, di Ferentino, Ceccano e Frosinone, con un ceppo anche a Roma, Signeri è quasi unico, sovrebbero derivare da nome medioevale Signerius di cui abbiamo un esempio in un atto del 1159 dove compare tra i testimoni un tale Stephanus figlio di un Signerius: ".. Hoc est factum in presencia Ugonis de Brodito, Petri Guirardi, Pontii de Vedenobrio, Raimundi de Brodito, Guillelmi Raimundi, Stephani Signerii, Petri Aldeberti, ...". Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Piuro nel sondriese nella seconda metà del 1600 con il Console Giovan Pietro Segnero fu Francesco di Sant'Abbondio, personaggio di rilievo è stato Padre Paolo Segneri (1624-1694) della Compagnia di Gesù nato a Nettuno (RM),  scrittore e predicatore italiano rinomato per la sua capacità oratoria.

SEGOLONI

Segoloni è un tipico cognome umbro del perugino, di Perugia, Deruta e Torgiano in particolare.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Deriva probabilmente dal sostantivo
segolo = piccola roncola a lama dentellata utilizzata per la potatura degli alberi, indicandone il possibile uso nel mestiere del capostipite.

SEGRE
SEGRE'

Segre ha oggi un ceppo a Torino, uno a Milano ed uno a Roma, Segrè ha un ceppo importante a Milano ed uno molto piccolo a Roma, si tratta di cognomi ebraici derivati probabilmente dal nome della città francese di Segrè nel dipartimento della Loira, secondo altri deriverebbero invece da Segre, arcaico nome del fiume Sicons, un affluente di sinistra del fiume Ebro. Queste famiglie diedero origine a molti studiosi, a rabbini ed a scrittori, di origine sefardita, dalla Spagna si spostarono in Provenza e di lì in Piemonte, dove arrivarono sembra circa nel 1600. Ricordiamo l'illustre scienziato, premio Nobel per la Fisica nel 1959, Emilio Segrè (1905-1989).

SEGRETI
SEGRETO

Secreti è tipicamente calabrese, specifico di San Giovanni in Fiore e Cosenza nel cosentino e di Cotronei e Caccuri nel crotonese, Secreto ha un piccolissimo ceppo nell'alessandrino, probabilmente non autoctono, e presenze forse originarie in Calabria nell'area cosentino, crotonese, dovrebbero derivare dalla professione dei caposripiti, probabilmente questi occupavano l'incarico di camerarius secretus, o scalco secretus, cioè persone di fiducia o segretari di personaggi importanti, o forse anche di sacrista secretus (segretario) di vescovi o cardinali.

SEGUIN

Molto molto raro è tipico di Morgex e La Salle (AO), deriva da una modificazione dell'antico nome medioevale Siegwin derivato dall'antico germanico sigu (vittoria) e wini (amico).

SEIA

Seia è tipicamente piemontese del torinese, di Poirino, Pralormo, Collegno ed Orbassano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale piemontese arcaico basato sul termine seia (setola, crine), potrebbe stare ad indicare nel capostipite un calzolaio che per cucire le scarpe fosse stato solito usare, come era consuetudine un tempo, del crine di cavallo.

SEIDITA

Seidita è specifico di Palermo con presenze anche a Bagheria e Carini nel palermitano e a Castelvetrano e Mazara del Vallo nel trapanese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal fatto che il capostipite avesse almeno una mano o un piede con sei dita.

SEIDNER

Estremamente raro, specifico dell'Alto Adige.

SELENI
SILENI

Seleni, estremamente raro, è del bolognese, Sileni, assolutamente rarissimo, sembrerebbe anch'esso del bolognese, dovrebbero derivare dal nome medioevale latino Silenius o Selenius, ma potrebbe anche trattarsi dell'italianizzazione di forme aferetiche di nomi germanici come Ansilenda o Roselinde.

SELINI

Assolutamente rarissimo è specifico del bresciano e bergamasco, dovrebbe derivare dal cognomen latino Selinus.

SELIS

Decisamente sardo, è diffuso a macchia di leopardo in tutta l'isola, dovrebbe derivare dal plurale in lingua sarda dell'aferesi del cognome Useli (vedi).

SELITTO
SELLITTI
SELLITTO

Selitto, praticamente unico, è del salernitano, Sellitti  ha un ceppo nel salernitano a Nocera Inferiore e Superiore, a Napoli ed a Taranto, Sellitto è tipicamente campano, diffuso soprattutto nel salernitano a Mercato San Severino, Roccapiemonte, Castel San Giorgio, Sarno, Pagani, Salerno e Nocera Superiore, e nel napoletano a Napoli, Casoria, Cardito e Torre del Greco, a Pratola Serra nell'avellinese e nel casertano ad Aversa, dovrebbero derivare dal nome medioevale Selictus, di cui abbiamo un esempio d'uso ad Andria nel barese in un atto del 1278, dove viene citato: "Eidem (iusticiario Terre Bari). Selictus et Robertus de Andria magistri scappatores lapidum..", si tratta di un'alterazione del nome tardolatino Selectus  (Scelto), o nella sua forma dialettale centromeridionale Sellitto, citato ad esempio ad Ascoli in uno scritto relativo al dicembre 1110: "..Lo stesso domino di Civitate Asculensis è presente quando Musandi Vasa figlio Risonis, morto Sellitto suo fratello figlio Risonis, si risposa con la cognata Albabeira (o Albabayra) figlia Roggerii, ..", in qualche caso potrebbero derivare da forme etniche grecaniche riferite a toponimi come Sella nell'avellinese, o a contrade contenenti la radice Sella, come Sella del Corticato o Sella Cessuta nel salernitano, o Contrada Sella di San Sossio nell'avellinese. Troviamo tracce di queste cognominizzazioni nel 1700 a Pratola Serra nell'avellinese con un certo Giovanni Sellitto piccolo fattore affittuario del Principe di Montemiletto.

SELLA

Presente in tutto il nord, ha un nucleo nel vicentino che potrebbe derivare dal toponimo Vallesella (BL) o dal monte Sella ed uno nel nordmilanese che potrebbe derivare dall'antico toponimo Sella Nuova (nell'odierna Baggio), uno nel novarese e biellese, principalmente derivano dal nome tardo latino Sella di cui abbiamo un esempio nella Genesi: "...Qui accepit uxores duas nomen uni Ada et nomen alteri Sella...".

SELLAN

Sellan è della zona tra trevisano e pordenonese, con un piccolo ceppo a Mansuè nel trevisano ed a Fiume Veneto nel pordenonese e con un ceppo anche a Trieste, come conseguenza dell'emigrazione per la bonifica Pontina troviamo un piccolo ceppo anche a Latina e Roma, un'ipotesi lo fa derivare dall'etnico dialettale del paese di Sella in Valsugana in trentino, una seconda ipotesi lo vuole proveniente da un soprannome originato dal termine dialettale selan (artigiano che produce bauli e cofani in pelle).

SELLARI
SELLARO
SELLERI

Sellari, molto molto raro, sembra avere un ceppo nel perugino ed uno tra Roma e Frosinone, Sellaro, ancora molto più raro, è tipico calabrese, Selleri, ha un nucleo principale nel bolognese, ma sembra avere anche un ceppo nel Salento ed uno nel bresciano che potrebbe derivare dal toponimo Sellero nel bresciano, dovrebbero derivare dal vocabolo medioevale sellarius (costruttore di selle) indicante il mestiere di mastro sellaio. Tracce di questa cognominizzazione le troviamo nella seconda metà del 1300 a Como con il notaio Francesco Sellarius fu Pietruccio.

SELLARIONE

Sellarione è caratteristico di Roma, dovrebbe derivare da una forma accrescitiva del termine medioevale sellarius (costruttore di selle), probabilmente stando ad indicare che il capostipite, fosse una persona massiccia o imponente, che di mestiere facesse il mastro sellaio.

SELMI
SELMO
ZELMI
ZELMO

Selmi ha un ceppo milanese, ed uno tra modenese, bolognese, e Toscana settentrionale, Selmo è tipico del veronese e vicentino, Zelmi, estremamente raro, parrebbe del biellese, Zelmo è praticamente unico, potrebbero derivare da modificazioni dell'aferesi di nomi come Anselmo.

SELOGNA

Selogna, molto raro, è tipico del mantovano, di Pegognaga in particolare, potrebbe derivare dal nome della località veronese di Aselogna. (vedi anche SELOGNI)

SELOGNI

Selogni è tipico di Paratico nel bresciano, l'ipotesi che possa derivare dal nome della località veronese di Aselogna è abbastanza improbabile, molto probabilmente deriva invece da un termine dialettale riferito ad uno strumento utilizzato per selezionare gli oggetti o le pietre secondo la loro misura, probabilmente essendo riferito al mestiere del capostipite.

SELVA

Ha un nucleo importante in Valtellina, nel comasco e nel lecchese, uno nel bolognese ed uno tra veneziano e Friuli, con un ceppo anche nel napoletano, dovrebbe derivare da nomi di località, esistono molte frazioni identificate dal termine Selva xxxxx, tracce di questo casato le troviamo in Valtellina fin dal XIII° secolo e a Teglio Veneto nel veneziano almeno dal 1400.

SELVATICI
SELVATICO
SILVATICI
SILVATICO

Selvatici è specifico dell'area che comprende il bolognese, il ravennate ed in particolare il ferrarese, Selvatico ha un piccolo ceppo tra pavese, lodigiano, milanese e piacentino, uno nel bresciano ed uno tra rovigoto e ferrarese, un piccolissimo ceppo è presente anche nel napoletano, Silvatici, quasi unico parrebbe dell'area pisana, Silvatico, quasi unico, è forse originario della Campania, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale Silvaticus, ricordiamo con questo nome lo scrittore medioevale latino Silvaticus grammaticus, ma è pure possibile che derivino da soprannomi originati da aspetti del carattere dei capostipiti, il raro ceppo campano potrebbe essere stato originato, in qualche caso, dall'abitudine di alcuni funzionari degli orfanotrofi borbonici di attribuire ai giovani fanciulli cognomi che facessero riferimento al comportamento degli stessi negli istituti, ma le tracce più antiche di queste cognominizzazioni sono molto antecedenti e risalgono al 1000: "...Edricus cognomento Silvaticus filius Ælfrici fratris Edrici Streonæ...", ed in Campania alla seconda metà del 1200 quando nasce il medico ed erborista salernitano Matthaeus Sylvaticus  (1285~ - 1342~).

SELVAGGI
SELVAGGIO

Selvaggi è tipico del barese, materano e cosentino, Selvaggio ha un nucleo principale in Sicilia, uno nel napoletano ed uno tra foggiano e barese, derivano dal nome medioevale Selvaggio.  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel 1200 con Matteo Selvaggio feudatario di Federico II° di Svevia, del territorio di Scaletta (ME).

SELVINI
SELVINO

Selvini. assolutamente rarissimo,  ha un ceppo lombardo nel bresciano e tra varesotto e comasco ed uno nel bolognese, Selvino, ancora più raro ha un ceppo nel crotonese ed uno nel comasco, dovrebbero derivare dal nome rinascimentale Selvino di cui abbiamo un esempio a Foppolo in un atto del 1622 sempre a Foppolo dove uno dei contendenti si chiamava Bernardo Capelli fu Selvino da Foppolo, è pure possibile in alcuni casi una derivazione dal toponimo Selvino (BG), un esempio di queste cognominizzazioni le troviamo a Milano in un atto giudiziario del 1654: "...Hic veniunt præces nomine Baptistæ Selvini Consulis Bardelli in carceribus Prætorii Mediolani detenti dicto Illustrissimo Magistratui porrectæ in quibus plura enunciantur circa illius indebitam detentionem...".

SEM

Sem, molto raro, ha un ceppo a Chiesa in Valmalenco nel sondriese ed uno piccolissimo a Crotone, dovrebbe derivare dal nome ebraico Shem, il nome di uno dei figli di Noè, che si considera il progenitore della razza ebraica.

SEMBENI
SEMBENICO
SEMBENOTTI

Sembeni è della zona tra veronese e bresciano, Sembenico e Sembenotti sono trentini, derivano tutti dall'aferesi del nome Nascimbene. (vedi Nascimbene)

SEMENTA

Molto raro è tipico della provincia di Avellino, dovrebbe derivare da un soprannome.

SEMERARO

Originario della Puglia, deriva da un soprannome dialettale legato al mestiere di conduttore d'asini.

SEMERIA

Il cognome Semeria sembrerebbe avere due ceppi, uno ligure nell'imperiese ad Imperia, San Remo e Pontedassio, con un ceppo secondario anche a Genova, ed uno siciliano, probabilmente nel palermitano a Villabate, forse ivi giunto al seguito della corte dei Ventimiglia, la derivazione è dubbia, potrebbe riferirsi all'italianizzazione di un cognome francese Semler, che si rifà ad un termine di origini germaniche semmel (fornaio), a sua volta derivato dal vocabolo latino simila (farina di fiocchi d'avena), una seconda ipotesi lo farebbe derivare da una variazione del termine Samaria, regione montuosa della Palestina situata tra la Galilea e la Giudea, e potrebbe in questo caso riferirsi ad un reduce di una Crociata, ma l'ipotesi più probabile resta una derivazione dal nome ebraico Shemer (Guardiano).

SEMIGLIA

Semiglia è specifico di San Remo nell'imperiese, dovrebbe derivare da un soprannome basato su di un'alterazione dialettale del termine francese semelle (suola, ma anche una parte della struttura delle imbarcazioni), sottintendendo forse così che il capostipite avesse fatto il calzolaio o fosse stato un artigiano esperto nella costruzione di barche.

SEMILIA
SIMILIA

Entrambi tipicamente siciliani, Semilia è specifico di Palermo, Similia, molto più raro, è di Pietraperzia nell'ennese, dovrebbero derivare dal nome greco Semeles (uno dei tanti nomi attribuiti a Bacco), ma potrebbero anche derivare dal nome medioevale germanico Semel o Similo, basati sulla radice sig (vittoria).

SEMINARA

Tipico della Sicilia, soprattutto della parte centrale e orientale e del reggino, dovrebbe derivare dal toponimo Seminara (RC).

SEMINARI
SEMINARIO

Seminari. molto raro. è specifico del lodigiano, di Casalpusterlengo e Codogno, Seminario, decisamente più raro, sembrerebbe di Muscoline nel bresciano, dovrebbero derivare da nomi di località basati sul termine dialettale seminari (semenzao, luogo dove si pongono le piante selvatiche per poi innestarle), o anche da soprannomi di capostipiti, che di mestiere facessero i vivaisti, potrebbero anche, ma non sembra molto probabile, derivare da un soprannome legato al vocabolo seminario (scuola per sacerdoti), con riferimento a caratteristiche del carattere o all'avere il capostipite studiato da prete o vissuto o collaborato presso un seminario.

SEMINATI

Seminati è tipico del bergamasco, di Osio Sopra, Bergamo e Dalmine, potrebbe derivare da un soprannome dialettale originato dal termine arcaico seminada (antica bevanda tipo orzata prodotta mescolando ad acqua l'impasto ottenuto pestando in un mortaio semi di popone e zucchero), forse ad indicare che il capostipite ne fosse un forte bevitore.

SEMIOLI
SIMIOLI

Semioli, molto raro, ha un ceppo a Terracina nel latinense ed uno nel salernitano ad Angri in particolare ed a Scafati, Simioli, meno raro, ha un ceppo a Ferrara e Copparo nel ferrarese, ed uno nel napoletano, a Marano di Napoli soprattutto, a Napoli ed a Massa >Lubrense, Calvizzano, Pozzuoli Qualiano e Mugnano di Napoli, dovrebbero derivare da forme ipocoristiche arcaiche, semidialettali, del nome Simeone, abbastanza improbabile che possa trattarsi di soprannomi originati da diminutivi latini originati dal termine simia (scimmia).

SEMOLA

Semola è tipico di Casarano nel leccese, dovrebbe derivare da un soprannome bastao forse dal fatto che il capostipite fosse un commerciante di granaglie o di farina.

SEMPLICE
SEMPLICI
SIMPLICI

Semplice è tipico di Caivano (NA) e Scafati (SA), Semplici è tipicamente toscano di Firenze e Siena in particolare, Simplici è praticamente unico, potrebbero derivare da un soprannome originato da caratteristiche comportamentali del capostipite, ma è anche possibile una connessione con il termine latino simplices (erbe aromatiche) e si riferirebbe alla pratica della professione di erborista.
integrazioni fornite da Armando Semplice
dalla Storia di Milano della Treccani ho tratto: Semplici: esponente cattolico, vol XV pag 274. Consultando il volume citato si evince che un Semplici fu condidato con Cornaggia, Gallarati Scotti, Nava e Brambilla per la lista che riuniva i cattolici intransigenti e i rosminiani. Questi candidati ottennero tra 2300 e 2700 voti.

SEMPRINI

Semprini ha un ceppo nell'area che comprende il bolognese, il ravennate, il forlivese, il riminese ed il pesarese, con un ceppo anche a Roma, dovrebbe derivare dal nomen latino Semprinius, una forma alterata cel più diffuso Sempronius (vedi SEMPRONI).

SEMPRONI
SEMPRONIO

Semproni ha un nucleo a Roma e Subiaco (RM), Sempronio, molto molto raro, sembrerebbe del viterbese, dovrebbero derivare dalla Gens romana Sempronia o direttamente dal nomen latino Sempronius di cui abbiamo un esempio nel Console della repubblica romana del 238 a.C. Tiberius Sempronius Gracchus, nel De viris illustribus urbis Romae leggiamo: "...Tiberius Sempronius Gracchus nobilissima familia ortus Scipionem Asiaticum quamvis inimicum duci in carcerem non est passus...".

SENA

Molto raro, è specifico della Campania, potrebbe trattarsi di una variazione del cognome Senna, è anche da prendere in considerazione una derivazione dal toponimo Siena anticamente indicato come Sena: "...nisi anno isto uenit Deodatus de Sena  episcopus et fecit in oraculo isto Sancti Petri fontis...".
integrazioni fornite da Franco Sena
il cognome Sena è abbastanza diffuso anche nel cosentino,soprattutto a Luzzi.  Oltre alla derivazione possibile dalla pianta orientale dallo stesso nome con variante senna, si può far riferimento al nome latino di Siena o a Sena Gallica e, ancora, al gioco dei dadi detto
sena, che è precisamente il punto in cui entrambi i giocatori scoprono il sei.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sena è cognome calabrese che viene dalla voce calabrese '
sena' = noria per attingere acqua, dall'arabo sēnija. Rohlfs 244. (n.d.r. noria = Macchina per sollevare acqua e materiali incoerenti (come sabbie, cereali ecc.), composta da una serie di secchie fissate a distanze uguali su una catena o su un nastro senza fine, mosso da pulegge: le secchie si riempiono in basso, pescando nell'acqua (o solcando il mucchio del materiale) e, passando sulla puleggia superiore, rovesciano il loro contenuto in una tramoggia che lo raccoglie).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SENA: il cognome Sena, in Sardegna è presente in due Comuni, a Sassari con un solo nucleo familiare ed a Aglientu, sempre con un solo nucleo familiare, mentre è presente in 182 Comuni del resto d'Italia. In Sardegna troviamo invece Dessena e nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna De Sena; > per avere un quadro più completo della sua diffusione in Sardegna, vedi il cognome Dessena.

SENAPE
SINAPI

Senape, assolutamente rarissimo, sembrerebbe campano, mentre Sinapi parrebbe di Itri (LT), dovrebbero derivare dal vocabolo latino sinàpe -is (senape), ricordando che in epoca medioevale la senape bianca era molto utilizzata come foraggio potrebbe indicare il mestiere di commerciante di foraggi svolto dal capostipite.

SENAREGA

Nobile famiglia genovese che fu feudataria fino al 1400 dei terreni di Senarega (GE), in Valbrevenna, da dove presero il nome; un Matteo Senarega (1534-1606) fu doge di Genova dal 1595 al 1597.

SENATORE
SENATORI

Senatore è tipico di Cava de` Tirreni, Nocera Superiore e Salerno nel salernitano, con ceppi anche in Calabria, soprattutto nel cosentino, Senatori, molto più raro sembrerebbe fiorentino.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Senatore ha un nucleo principale nel salernitano e ceppi minori sparsi dal nord al sud del paese, soprattutto nel napoletano, nel cosentino, nel crotonese, nel catanzarese, nel tarantino e nel foggiano, Senatori, molto meno diffuso del precedente, è tipico per lo più del fiorentino, entrambi questi cognomi derivano dal nome medievale
Senatore, nato in segno d'onore e di prestigio sulla base dell'omonima carica politica (così come i nomi medievali Imperatore, Principe, Marchese, etc.); in casi minori, tuttavia, non si può escludere una derivazione diretta dal titolo di senatore, ad indicare o la carica detenuta dal capostipite o, più probabilmente, un qualche tipo di rapporto che univa quest'ultimo a un senatore. Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o di soprannomi loro attribuiti.

SENECA

Seneca è presente a Roma, nel romano e nel latinense, ha un ceppo a Pomigliano d'Arco nel napoletano, uno a Molinara nel beneventano ed uno molto piccolo a Raviscanina e Caserta nel casertano, deriva dal nome latino Seneca, riordiamo il famosissimo Lucius Annaeus Seneca, filosofo e drammaturgo latino, più noto per essere stato il precettore e consigliere politico dell'imperatore Nerone.

SENEGAGLIA
SENIGAGLIA
SENIGALLIA
SINIGAGLIA
SINIGALLIA

Senigaglia, molto raro, è veneziano, Senigallia è assolutamente rarissimo, così come Senegaglia e Sinigallia, Sinigaglia ha un nucleo veneto, in particolare nel padovano, un ceppo triestino ed uno nel barese a Bisceglie e Bari, dovrebbero tutti derivare dal toponimo marchigiano Senigallia (AN), cognomi tipicamente israelitici dovrebbero essere tutti originari di quella città, dove  arrivarono molti ebrei nella seconda metà del 1500, a seguito del bando emanato da Papa Pio V° nel 1569, bando che espelleva dalle terre dello Stato Pontificio,ad eccezione di Ancona e Roma, tutti gli ebrei.

SENES
SENIS

Senes, abbastanza raro, è specifico del nord della Sardegna, di Sassari, Bonorva, Sorso nel sassarese e di Olbia, con buone presenze anche a Cagliari, Senis invece è specifico della zona sudoccidentale dell'isola, di San Gavino Monreale nel Medio Campidano, di Carbonia, Iglesias e Cagliari, dovrebbero comunque entrambi derivare dal toponimo Senis (OR).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SENES; SENIS: de Senis o de Senes. Si tratta di due toponimi registrati anche nelle carte antiche. Su Senis abbiamo notizie ben chiare, su Senes permane qualche dubbio. Senis è infatti il nome di un piccolo centro abitato della provincia di Oristano: attualmente conta 576 abitanti. In periodo medioevale fu "villa" (bidda), appartenente alla Curadorìa di Valenza, nel regno giudicale di Arborea. Dopo il 1410 divenne un villaggio del Regno catalano aragonese di Sardegna. Nel 1432, Senis con associati i villaggi di Assolo, Mogorella e Ruinas, d fu concesso in baronia a Pietro Joffrè, alla morte del quale, poiché senza eredi,  il titolo passò alla sorella Caterina, etc. etc. vedi il Di.Sto.Sa. di F. C. Casula, oppure nel Web - la Baronia di Senis, di G. Masia. Del toponimo Senes, abbiamo invece scarse notizie. Il canonico Giovanni Spano riporta Senes = villaggio distrutto  nella diocesi di Dolia, presso Mandas, nel cui territorio è rimasto il toponimo Planu de Senes, nient'altro!  Lo Spano riporta inoltre il toponimo Monte Senes ( 863m. s.l.m.), in territorio di Siniscola(11.500 ab. Prov. Nuoro). Nelle carte antiche(da noi consultate)della lingua e della storia della Sardegna abbiamo trovato traccia solo del cognome Senis tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388:  (de) Senis Petro, jurato ville de Guluso, * Guluso.distrutto(così risulta nella carta a noi pervenuta, direttamente dagli archivi di Torino, ma forse si tratta di errore > Guluso per Guluço, che è il nome antico dell'attuale Buddusò) .Contrate Montis Acuti. Notiamo poi che Senis è più diffuso nell'area meridionale dell'isola, Senes in quella settentrionale. Siamo convinti che il cognome Senis ha origine dal toponimo, de Senis quindi, come del resto abbiamo visto in precedenza; e che Senes abbia origine dal toponimo Senes, sia esso villaggio abbandonato, ma di cui non resta traccia, sia esso  Planu (pianura), presso Mandas o più verosimilmente Monte Senes di Siniscola. C'è da aggiungere che sia Senis che Senes hanno probabilmente uguale significato ed etimo, dal latino senex - senis = vecchio. Attualmente il cognome Senes è presente in 105 Comuni italiani, di cui 48 in Sardegna: Sassari 122, Bonorva 67, Sorso 65, Cagliari 35, etc. Il cognome Senis è presente in 65 Comuni italiani, di cui 26 in Sdegna: San Gavino 81, Carbonia 33, Cagliari 29, etc.

SENESE
SENESI
SENISE
SENISI
SINESI
SINISI

Senese ha un grosso ceppo campano a Napoli, Afragola nel napoletano e Oliveto Citra nel salernitano, uno nel bolognese ad Imola ed uno a Catanzaro e nel catanzarese a Curinga e Lamezia Terme, Senesi è un cognome tipicamente toscano particolarmente diffuso ad Arezzo e Firenze, con un ceppo anche nelle Marche a Jesi nell'anconetanoe nel Lazio a Roma e Terracina nel latinense, Senise, molto molto raro, ha un ceppo a Roma, uno nel napoletano ed uno nel cosentino, Senisi, assolutamente rarissimo, parrebbe del foggiano, Sinesi è tipicamente pugliese, di Canosa di Puglia, Bari e Barletta nel barese e di Foggia, Sinisi parrebbe anch'esso decisamente pugliese, maggiormente diffuso nel barese, ma con un ceppo anche nel potentino a Ripacandida e Venosa e nel materano a Ferrandina, e con un ceppo a Roma, dovrebbero tutti derivare dal nome tardo latino medioevale Senesius, Sinesius o Sinisius: "...Volatum affectantes, in italic Sinesius in Dione. altum sublatos, dimittunt, sibi relictos, aut forte dilapsos suscipiunt, grandiusculos, longissime tamquam rapinae aemulos...",  ricordiamo San Sinisius Patriarca di Costantinopoli dal 426 al 427, in alcuni casi potrebbero anche derivare dall'etnico di Siena o di toponimi come Sinopoli (RC).

SENFET
SENFETTI

Senfet, molto molto raro, e Senfetti, praticamente unico, che ne è l'italianizzazione, probabilmente forzata, sono tipici del Piemonte nordorientale, dovrebbero derivare da un soprannome, o da un nome originato dal vocabolo germanico medioevale francone senifti (gentile, mansueto), probabilmente a sottolineare il carattere del capostipite.

SENNA

Ha un nucleo nel milanese, pavese e lodigiano, un ceppo nel catanese ed uno forse non secondario nel napoletano, il ceppo lombardo dovrebbe derivare da toponimi come Senna Comasco (CO) o Senna Lodigiana (LO), di quest'uso se ne ha esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale a Lodi nell'anno 1196: "...que iacet in teratorio Muntexello, supra Aduam, et que fuit Adami de Senna et fratris sui, in cuius presentia hanc venditionem fecit,...", i ceppi meridionali poptrebbero derivare da soprannomi originati dal nome di un'erba medicamentosa la senna (cassia senna con proprietà lassative). Tracce di questa cognominizzazione le troviamo in una sentenza del 1615 a Calcio (BG) emessa contro un tal Battista Senna detto il Morino.

SENSI
SENSO
SENZI
SENZIO

Sensi è molto diffuso in Toscana, Umbria, Lazio centrosettentrionale, bolognese, forlivese e riminese, Senso, praticamente unico, è dovuto probabilmente ad un errore di trascrizione del precedente, Senzi, quasi unico, è del centro Italia, probabilmente abruzzese, Senzio, molto molto raro, ha un ceppo nel napoletano, soprattutto a Grumo Nevano, ed un piccolo ceppo a Trani, dovrebbero tutti derivare dalla Gens latina, repubblicana, di origine plebea Sentia (pronuncia Senzia) o dal personale gentilizio latino Sentius (pronuncia Senzius), la Gens Sentia era ben insediata a Rimini, in Toscana, in Umbria e soprattutto nel Lazio settentrionale, una dimostrazione di questa probabile derivazione la troviamo nella Obligatio di Senzio di Matteo del 4 maggio 1389 conservata presso l'Archivio Vaticano, dove l'arcivescovo di Nocera Umbra Senzio di Matteo, viterbese, viene chiamato sia Sensius che Zensius, in un medaglione nella Sala Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo il Prelato viene chiamato "Sensus Matthei Viterbien. Ep..us Nucerinus" ovvero "Sensio o Senzio figlio di Matteo, viterbese, vescovo di Nocera".

SENSITIVO

Sensitivo, quasi unico, probabilmente campano, potrebbe trattarsi di un cognome di fantasia attribuito ad un trovatello.

SEPE

Sepe è originario del napoletano, si è diffuso anche nel Lazio meridionale e nel resto della Campania, potrebbe derivare dall'aferesi del nome greco Aesepus, ma, molto più probabilmente deriva dal nome sannita Sepius, ma è pure possibile una derivazione dall'antico toponimo Sepius situato nella Daunia, l'attuale Capitanata in Puglia.

SEPI
SEPIO

Estremamente rari sembrerebbero originari del centro Italia, tra Umbria Abruzzi e Lazio, potrebbe derivare da una modificazione del nomen latino Sepunius (Sepius).

SEPPI

Tipico del Trentino ha un nucleo nell'area che comprende Cavareno e Ruffrè (TN) ed uno a Caldaro Sulla Strada Del Vino (BZ) e nella vicina Bolzano, dovrebbe derivare dall'aferesi del nome Giuseppe (quelli di Giuseppe).

SEPULCRI

Sepulcri è tipico dell'udinese, della parte meridionale della provincia,  in particolare di Bagnaria Arsa, vicino a Palmanova, dovrebbe derivare da un nome di località, che potrebbe essere una contrada Sancti Sepulcri (del Santo Sepolcro di Cristo), o una pieve riferita ad una chiesa intestata al Santo Sepolcro.

SERAFICA
SERAFICO

Serafica è specifico del catanese, di Nicolosi in particolare, Serafico, estremamente raro, sembrerebbe anch'esso siciliano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Seraphicus, Seraphica entrato in uso soprattutto nel medioevo, ricordiamo ad esempio Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274) definito per la sua modestia e la sua bontà Doctor Seraficus.

SERAFIN
SERAFINI
SERAFINO

Serafin, assolutamente rarissimo, è dell'area marchigiano abruzzese, Serafini è diffuso in tutto il centro nord, Serafino, molto comune, è diffuso in tutto il centrosud, in Puglia in particolare, derivano dal nome medioevale Serafinus, derivato a sua volta dal nome ebraico Seraphim (nome di una classe di angeli), dell'uso di questo nome in epoca medioevale abbiamo un esempio in un atto del 1164: "...gesta noscuntur crimina a summa funditus deleantur providencia, nos inquam Valardinus et Oddo et Ugezone et frater eius Balduinus et Gierardus filius Serafini, pro se et pro suis fratribus, scilicet Bertolotto et Boracio et Ildibrandicio, atque Gierardus de Bernardo et Gualfredus filius Burelli, pro se et pro cuntis suis consortibus, ...".

SERAGLIO
SERRAGLIO

Seraglio è tipico del vicentino di Vicenza, Romano d'Ezzelino e Caldogno, Serraglio ha un ceppo a San Zenone degli Ezzelini (TV) e nel vicentino, potrebbero derivare dal nome medioevale Seralius di cui abbiamo un esempio in Nicolaus Seralius Moguntia vissuto tra la fine del 1500 ed il 1600.

SERAGNI

Quasi unico, forse del sud milanese, potrebbe derivare da un'errore di trascrizione del cognome Seregni.

SERAGNOLI
SERANGELI
SERANGELO

Seragnoli, molto molto raro, sembrerebbe di Imola, Serangeli è tipicamente laziale, Serangelo è praticamente unico, dovrebbero derivare dall'unione dell'aferesi del termine Messere con il nome Angelo, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad Artena (RM) fin dal 1600 personaggio di un certo rilievo è stato il notaio Stefano Serangeli (1654-1730) storico, letterato e bibliofilo.

SERALLEGRI

Assolutamente rarissimo sembrerebbe specifico del pesarese, potrebbe derivare da un soprannome originato da Ser Allegri.

SERANI
SERANO
SERRANI
SERRANO
SERRANO'

Serani ha un ceppo a Pisa, ma il nucleo è sicuramente laziale, a Roma ed Antrodoco nel reatino, Serano è tipico di Chieti, Serrani è tipico dell'area che comprende le Marche, l'Umbria, l'Abruzzo ed il Lazio, in particolare a Tolentino e Macerata nel maceratese, ad Ancona, Jesi, Falconara marittima, Montemarciano, Chiaravalle, Filottrano e Senigallia nell'anconetano, a Nocera Umbra nel perugino, a Penna Sant'Andrea e Teramo nel teramano, ed a Roma, Serrano ha un ceppo a Roma, uno molto piccolo a Napoli, uno a Montesano Salentino ed Acquarica del Capo nel leccese ed a Bari, ed uno in Sicilia a Catania e nel catanese, Serranò è decisamente calabrese, del reggino, di Melito Porto Salvo in particolare e di Bova Marina e Bruzzano Zeffirio, e di Messina, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal cognomen latino Serranus di cui abbiamo un esempio d'uso nel Punica di Silius Italicus: "...Serranus, clarum nomen, tua, Regule, proles, qui longum semper fama gliscente per aeuum infidis seruasse fidem memorabere Poenis,  flore nitens primo, patriis heu Punica bella auspiciis ingressus erat, miseramque parentem et dulcis tristi repetebat sorte penates saucius. ...", o della sua versione medioevale Seranus di cui abbiamo un esempio negli Epigrammata Godefridi prioris: "...Nolit in accepto gaudere Seranus honore; Sæpe dolor læto prodiit introitu....".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Serrano è un cognome catanese che per Rohlf 175 significa semplicemente '
della serra'. Serranò sarebbe una sua variante con accento greco.

SERAO
SERRAO
SERRAU

Serao, molto raro, è tipico del casertano e napoletano, Serrao sembra avere oltre al ceppo cagliaritano, anche uno tra Catanzaro e Vibo Valentia ed uno nel napoletano, Serrau è tipico del sud della Sardegna, di Cagliari, Escalaplano, Sestu, Monserrato, Sadali e Dolianova nel cagliaritano, di Carbonia e di Ulassai nellOgliastra, dovrebbero derivare da soprannomi originati da vocaboli dialettali con il significato di chiuso.  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Filadelfia (VV) nel 1700, secolo a cui appartiene anche Giovanni Andrea Serrao Vescovo di Potenza nella seconda metà del 1700.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SERRAO; SERRAU:
serrao e serrau in lingua sarda hanno il significato di "chiuso" e derivano dal verbo serrare/serrai = chiudere, recintare. Viene dal latino sero-as-avi-atum-serare= chiudere, serrare. Nei documenti antichi della lingua sarda nel significato del verbo chiudere, recintare, troviamo cunjare, cunjai; cunjau = luogo recintato; nelle parlate attuali anche "logu serrau" = luogo chiuso. Alcuni studiosi, tra cui il Wagner, considerano uno spagnolismo il verbo sardo serrare/ai, che fa la sua comparsa nei documenti antichi sardi non prima del XV° secolo. Ma tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE, del 1388 figura il cognome Serrau: Serrau Guantino, majore (sindaco, amministratore) ville Lunamadrona* Lunamadrona.odierno Lunamatrona. Contrate Marmille; Serrau Michele, ville Lunamadrona. Attualmente il cognome Serrao è presente in 157 Comuni italiani, di cui 6 in Sardegna: Villasalto 22, Cagliari 8, Monserrato 3, etc. Il cognome Serrau, è presente in 74 Comuni italiani, di cui 38 in Sardegna: Cagliari 54, Escalaplano 26, Sestu 24, Monserrato 21, etc.

SERATI

Estremamente raro potrebbe essere del milanese.

SERAVALLE
SERAVALLI

Seravalle sembra avere un ceppo in Friuli e trevigiano ed uno nel grossetano, Seravalli, più raro, uno nell'udinese ed uno nel fiorentino, potrebbero derivare da nomi di località come Castrum de Seravallo nome del XII°  di una località del trevigiano, tracce di questa cognominizzazione si trovano a Pontassieve (FI) nel 1700 in una lettera del 1734 leggiamo che Il Priore Ferdinando Seravalli chiede di poter costruire un mulino a un palmento sul Risaio.

SERBAROLI

Serbaroli, quasi unico, è romano, potrebbe derivare da nomi di località, come la riminese Serbarolo, o come il foggiano monte Serbarolo, ma potrebbe anche derivare da un soprannome originato dal mestiere del capostipite.

SERBELLONI

Ormai rarissimo, tipicamente milanese,  La famiglia Serbelloni, fino al 1400 era impegnata nell'attività notarile, quando Cecilia Serbelloni contrae matrimonio con Bernardino De' Medici di Marignano, dando poi alla luce il futuro nostro Papa Pio IV° e Gian Giacomo detto il Medeghino, la sorella Margherita sposa Gilberto Borromeo. Gabriele Serbelloni fu il sovrintendente alla fabbrica del palazzo dei Medici a Milano, verso l'inizio del 1500, divenne poi generale di artiglieria del Duca di Toscana Cosimo De' Medici, per diventare, fatto Papa Pio IV°, generale delle milizie pontificie esd essere insignito dei titoli di Cavaliere di Malta e priore d'Ungheria.  I serbelloni acquisirono una serie infinita di titoli nobiliari, avvicinandoli più ai sovrani che alla nobiltà, furono infatti: decurioni di Milano, signori di Gorgonzola, di Camporicco, Conti di Castiglione, Marchesi di Romagnano, Marchesi d'Incisa, Consignori di Castelnuovo Belbo, Grandi di Spagna, e Duchi di S. Gabrio.

SERBINI
SERBINO
SERVINI
SERVINO

Serbini e Serbino sono quasi unici, Servini, assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere presenze nel parmense e nel fiorentino, Servino ha un ceppo a Napoli ed Acerra nel napoletano ed uno ad Acri nel cosentino ed a Sersale nel catanzarese, questi cognomi dovrebbero derivare dal nome tardo latino Servinus, un ipocoristico del nomen Servius, o dalla sua alterazione betacistica Serbinus, di questo nome abbiamo un esempio d'uso nel libro sugli uomini più illustri e sapienti del medioevo, Index virorum insignium et clarorum, qui impensis huic syllogae repraesentandis nomen dederunt: "..Nihil hîc propemodum rerum novarum: Locus cogendae Ecclesiae nobis assignatus est ad quintum ab urbe Lapidem, Corbeliam versus, interea dum nobis de commodiore prospicitur: hospes Ecclesiae est Josias Mercerus affinis meus, tibi probe notus: qui fundum ibi possidet: In eo dudum sumus, ut locum propiorem et commodiorem consequamur; sed parvo successu: Quid acciderit D. Servino Regio advocato, proculdubio inaudiveris, sed plenius explicabo, et planius: Agebat causidicus, cui nomen Roberto, causam Ducis Mercurii, atque inter sermonem, ut fit, nominaturus Ducem, eum Principem appellavit: Ibi tum Servinus incitatus subito animi impetu, increpuit acriter causidicum, dicens neminem in Parlamento appellari Principem, nisi qui sit Regii sanguinis..".

SERCHI
SERCHIA
SIRCHIO

Serchi, estremamente raro, parrebbe dell'area fiorentino, senese, Serchia, molto molto raro, ha un piccolo ceppo nell'aquilano, ad Avezzano, Celano e Luco dei Marsi, ed uno a Roma, Sirchio ha un ceppo a Perugia, potrebbero derivare dal fatto che i capostipiti provenissero dalla zona del fiume Serchia o Serchio in Toscana.

SEREGNI

Molto raro, è specifico del nord milanese e comasco, dovrebbe derivare dal toponimo Seregno (MI).

SEREN

Seren, molto raro, è tipico del basso Veneto, dal padovano al rovigoto, dovrebbe derivare dal toponimo Seren del Grappa (BL).

SERENA
SERENELLA
SERENELLI
SERENI
SERENO
SIRENE
SIRENI
SIRENO

Serena Oltre al nucleo tra veneziano e trevigiano, sembra avere un ceppo bresciano ed uno piacentino, Serenella, estremamente raro è laziale, Serenelli è rarissimo e dovrebbe essere specifico dell'anconetano, Sereni, abbastanza raro, potrebbe avere più ceppi, in Emilia, Toscana e Umbria, Sereno sembrerebbe piemontese, ma è presente un ceppo anche a San Severo (FG), Sirene è praticamente unico, Sireni è assolutamente rarissimo, probabilmente della fascia centrosettentrionale, Sireno è specifico di Foggia, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche o alterazioni, dal cognomen latino Serenus, di cui abbiamo un esempio negli Annales di Tacito: "...Et Vibius Serenus pro consule ulterioris Hispaniae de vi publica damnatus ob atrocitatem morum in insulam Amorgum deportatur...", in alcuni casi è possibile che derivino dal toponimo libico Cirene, del quale sirenus è una forma etnica latina.

SERETTI
SERRETTI

Seretti ha un piccolo ceppo a Brescia, uno nell'udinese ed uno a Roma, Serretti ha un piccolissimo ceppo a Cecina e Rosignano Marittimo nel livornese, uno a Fossombrone e Pesaro nel pesarese ed a Senigallia nell'anconetano, ed uno, molto piccolo, a Roma, potrebbero derivare dal nome medioevale latino Serettus che troviamo nel piacentino nel XII° secolo, ma, molto più probabilmente potrebbe derivare da forme aferetiche ipocoristiche di alterazioni del nome Baldiser.
integrazioni ed ipotesi fornite da Marco Gori
Sono cognomi tipici del centro-nord: il cognome Serretti ha ceppi in Toscana (Pisa, Livorno), nel nord delle Marche (Pesaro-Urbino, Ancona), nel nord del Lazio; il cognome Seretti ha ceppi in Lombardia (Milano, Brescia), in Friuli (Pordenone, Udine), nelle Marche (Pesaro-Urbino) e nel Lazio (Roma). Il cognome Serretti lo troviamo menzionato in un privilegio di cittadinanza del 13 agosto 1615 concesso dai Priori della città di Pisa a Simone Serretti figlio di Giovan Battista di Lazzero da San Gimignano. E' altresì menzionato nell'archivio preunitario di Massa e Cozzile (Pistoia) con Francesco di Andrea Serretti (novembre 1675). Mentre un Baldovino Seretti fu popolare di Pisa attorno al 1280 e a Vicopisano (Pisa) esiste la Torre dei Seretti del XII secolo. Si può ipotizzare che i cognomi Seretti e Serretti derivino dal nome medievale "Seretto" attestato a Pisa nell'XI secolo in un atto di vendita (Cartula venditionis) del 23 aprile 1085 conservato nell'Archivio Capitolare di Pisa: "Seretto del fu Bonoso, per un sigillo d'argento del valore di tre soldi e sei denari, vende a Domenico del fu Giovanni la sua parte, che è la età di un pezzo di terra a vigna a Calci, ove dicesi Campo [(.) Manifestu sum ego, Seretto filio bone memorie Bonosi quia per anc cartula vindo (.)]" (Cfr. M. Tirelli Carli, Carte dell'Archivio capitolare di Pisa (1076-1100) Vol. 3, Roma 1977,  p. 65). Mentre in ambito veneto secondo Angelo Bongioanni (Nomi e cognomi, Torino 1928) il cognome Serettti deriva più facilmente da una forma ipocoristica del nome Baldassarre, vedi il cognome veneto Serato. Dando credito a un'altra ipotesi i cognomi Serretti e Seretti derivano da toponimi che richiamano il verbo "serrare", particolarmente diffusi nell'Appennino tosco-emiliano e tosco-romagnolo. In Emilia-Romagna troviamo "Serretto" frazione del comune di Riolunato (Modena) e "Serretto" nel comune di Pievepelago (Modena). Pochi chilometri più a sud, in Toscana troviamo "Serretto" e  "Serretto Faidello"  due frazioni del comune di Abetone (Pistoia), a est troviamo "Serretta" frazione del comune di Massa (Massa-Carrara), mentre sul versante tosco-romagnolo troviamo "Serrette" frazione del comune di Badia Tedalda (Arezzo), ai confini tra Toscana, Marche e Romagna. Sempre in provincia di Arezzo troviamo "Sereto" località di Montegonzi frazione di Cavriglia.

SERFILIPPI

Specifico marchigiano è tipico della zona di Fano, dovrebbe derivare dal nome Filippo ed appartenere probabilmente ad una famiglia patrizia, di quest'uso si ha un esempio nel 1600: "...domino Francisco Florino ac ser Bernardo Mazono, locumtenentibus Ser Filippi offitialis, domino Sebastiano et mihi notario,...".

SERGES

Serges, assolutamente rarissimo, dovrebbe essere siciliano del siracusano, potrebbe essere di origine francese ed essere arrivato in Italia al seguito degli angioini, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo francese serge (tipodi stoffa abbastanza grezza), forse ad indicare che il capostipite facesse commercio di quel tipo di stoffa.

SERGI
SERGINI
SERGIO

Sergi ha vari ceppi, nel sud della Sardegna, nella zona dello stretto tra reggino e messinese, nel Salento tra tarentino, brindisino e soprattutto leccese, ed a Roma, Sergini è praticamente unico, Sergio è tipico del sud peninsulare, dovrebbero derivare dalla Gens latina  Sergia, di cui abbiamo un esempio nella prima Horatio in Catilinam di Cicerone: "Lucius Sergius Catilina, homo patricii generis, magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque, praetorius,...", ricordiamo anche papa Sergio I° fatto Papa nell'anno 687.

SERI
SERIO

Seri è tipico dell'area che comprendela Toscana orientale, tutte le Marche, il ternano, il reatino e soprattutto il romano, Serio è molto diffuso in Campania, soprattutto nel salernitano, in Puglia ed in Sicilia, soprattutto nel palermitano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Serius, forma contratta del nome Sigerius di cui abbiamo un esempio nel 1171 negli Annales Pisani: "...A.D. MCLXXI, indictione IIIIor, in mense Novembris, Pisanorum Consules, scilicet Guittone Vicecomes, Sigerius Malpilii, Sigerius q. Ildebrandi Vicecomitis, Ardecasa, Vitalis Gatte Blance, Pane et Porro, Ubertus quondam Sigerii Carbonis...".

SERIANNI
SIRIANNE
SIRIANNI

Serianni, molto molto raro, sembrerebbe dell'area cosentino catanzarese, Sirianne è praticamente unico e dovrebbe essere il prodotto di un errore di trascrizione di Sirianni, che è diffusissimo nella Calabria centrosettentrionale, nel catanzarese a Lamezia Terme, Soveria Mannelli, San Pietro Apostolo, Catanzaro, Petrona, Gimigliano, Decollatura, Carlopoli e Falerna, nel cosentino a Cosenza, Rende e San Giovanni in Fiore e nel crotonese a Crotone e Mesoraca, questi cognomi dovrebbero derivare da capostipiti, persone di rispetto, tanto da essersi guadagnate il titolo di Ser, e di nome Johannes, donde è derivato lo Ianni finale.

SERIGHELLI

Serighelli è tipicamente lombardo, del bergamasco in particolare, di Bergamo, Seriate e Grassobbio, e di Lainate nel milanese, potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine dialettale seriöla (Candelora), forse ad indicare che il capostipite fosse nato nel giorno di quella festa, cioè il 2 febbraio, ma potrebbe anche derivare dal fatto di abitare nei pressi di una gora (canale).

SERINO

Tipico del napoletano, beneventano ed avellinese, con ceppi anche in Puglia, dovrebbe derivare da toponimi come Serino presente sia nell'avellinese che nel potentino, o anche dal nome del fiume Serino che scorre in Irpinia.

SERMON

Sermon, assolutamente rarissimo, parrebbe napoletano, dovrebbe essere di origine angioina e derivare dall'accrescitivo tronco dell'aferesi del nome francese Anselme, modificato grazie al fenomeno del rotacismo.

SERNESE
SERNESI

Sernese è praticamente unico e dovrebbe essere un errore di trascrizione di Sernesi che ha un ceppo nel modenese ed uno nel fiorentino, dovrebbero derivare dall'aferesi dell'etnico di Maserno (MO).

SERNICOLA

Ha un ceppo a Calvi Dell'Umbria (TR) ed uno in Campania nel salernitano, dovrebbe derivare dall'unione dell'aferesi del termine Messere con il nome Nicola probabilmente ad indicare un tale Nicola, personaggio di un certo rilievo, tanto da necessitare dell'attributo di Messere. Troviamo tracce di questa cognominizzazione tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600 con Pietro e Domenico Sernicola torrieri (responsabili del posto di guardia della torre) di Cannetiello nella zona di Pollica (SA).
integrazioni fornite da Roberto Sernicola
il cognome Sernicola nel Cilento è documentato già nel censimento del Regno fatto da Ferdinando I nel 1489 (cfr. Silvestri Alfonso, La popolazione del Cilento nel 1489, ed. C.P.C., Acciaroli 1991). in Umbria il cognome è documentato almeno dal 1508, quando un Evangelista di Nardo di Sernicola effettua un lascito per una cappella nella chiesa di Calvi dell'Umbria (Archivio Com. Calvi, fondo notarile).  Una famiglia Sernicola, estinta nel corso del Seicento, è documentata a Matelica (MC) in cronache locali e in documenti d'archivio. L'origine del cognome risale ai figli del notaio matelicese ser Nicola di ser Giovanni di ser Marco (ser Nicolaus ser Johannis ser Marci notarius etc.) documentato nella seconda metà del XV° secolo: i suoi atti sono tuttora conservati presso l'Archivio di Stato di Camerino. Dai primi del '500 troviamo infatti a Matelica Giovanni, Berardino e Domenico di ser Nicola e poi nella metà del '500 un noto Giacomo Sernicola figlio del Giovanni sopra citato.

SERONI

Seroni, molto molto raro, sembrerebbe tipicamente fiorentino, si dovrebbe trattare di una forma aferetica alterata di un accrescitivo del nome Baldessarre, un'italianizzazione dell'ebraico Balthazar.

SERPE

Serpe ha un ceppo a Genova, uno a Roma, uno nel napoletano, a Torre del Greco, Napoli, Ercolano e Boscotrecase, ed uno a San Vincenzo la Costa nel cosentino, dovrebbe derivare dal soprannome e nome medioevale Serpe, di cui abbiamo un esempio d'uso a Firenze in uno scritto del 1418: "..Pro Antonio Cionis de Quaratensibus vocato Serpe debitore Operis pro duabus prestantiis tertii anni ad excomputandum in gabella bonorum et pro gratiis suarum prestantiarum fideiussit Nencius Ambroxii coiarius populi Sancti Niccolai pro dimidia totius eius quod dictus Antonius solvere debet ...".

SERPI

Serpi è tipicamente sardo, della parte sudoccidentale dell'isola, di Guspini, Pabillonis, Lunamatrona, Serramanna ed Arbus nel Medio Campidano, di Cagliari, di Oristano e San Nicolò d'Arciodano nell'oristanese e di Sant'Antioco e Perdaxius nell'iglesiente, potrebbe trattarsi di un soprannome originato dal termine sardo serpia (insetto, pidocchio), ma molto più probabilmente deriva dalla voce logudorese serpi o tzerpi (serpente velenoso, colubro), troviamo tracce di questa cognominizzazione in Sardegna nel 1500 con un Serpi autore della Chronica de los santos de Sardeña e del Apodixis sanctitatis episcoporum Luciferi calaritani et Georgi suellensis, nella seconda metà del 1500 opera a Cagliari il notaio Gerolamo Serpi.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SERPI:
tzrèppi, tsrèpi, serpi = biscia, serpe, rettile in genere. Dal latino serpens. Tzerpìu, tzrepìu è inoltre la strega, il diavolo, etc. Qui in Campidano la biscia è comunemente detta su colòru. Troviamo il cognome negli antichi documenti, anche se in uscite diverse. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE, del 1388, troviamo: Serpe Murrono, majore ville Duçaramanna * Duçaramanna.odierno Ussaramanna. Contrate Marmille; Serpìo Gomita, ville Sasseri, ** Sasseri.Sassari. Et nos Pugioni Anthonius et De Lacon Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores et procuratores.Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus civitatis Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri, apud ecclesiam Sancte Caterine.presentibus Corda Jacobo, Magnispesa Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis Januarii MCCCLXXXVIII - 1388; Serpìo Petro, jurato ville de Biti, * Biti.Bitti ( Contrate Montis Acuti). Anche nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo, lo troviamo nell'uscita Serpìo: Serpìo Gosantine (303), teste in un acquisto: comporaili ad Elene Calfone una terra , termen(confinante) assa mea d'agitu Goçippu in Pelagu (località in agro di Consedin - attuale Cossoine -); e devili .II. moios d'oriu (due moggi d'orzo - un quintale, circa). Testes: Gosantine Serpìo et Presnaki Virde, su donnu suo; Serpìo Nigellio (101), su de Bonorçoli, coinvolto in una compera: comporaili a Nigellio Serpìo, su de Bonorçoli, terra in Funtana de Caballos in Andronice( località sita tra Semestene e Cossoine), tenende assa ki li comporai a Gabini de Puçòlu etc. etc.; Serpìo Petru (300), servo del prete di Amendulas, coniugato con Susanna Capax, serva di S. N. al monastero viene assegnata la prole, in quanto il Serpìo ha rapito Susanna a Petru Manicas, servo di S. N. : ego priore Ubaldo kertai cun su previteru d'Amendulas Gosantine Trocco ca: Dami su fetu de Susanna Capax, ca fuit ankilla mea.etc. Nel Condaghe di San Michele di Salvennor, CSMS, XI°, XIII° secolo, è citato Gavino Serpìo, ai capitoli 328, 340 e 344, in scambi di terra (compera): compre de Gavino Serpìo la mitat (sorgente), de su parte del Salto ducanele(Uccanele - in territorio di Nughedu San Nicolò) que esta iunto à nuestro Salto (che è unito al nostro salto etc. - è in lingua spagnola). Attualmente il cognome Serpi è presente in 146 Comuni italiani, di cui 50 in Sardegna (per la maggior parte a sud dell'isola): Guspini 194, Cagliari 59, Pabillonis 59, Lunamatrona 39, etc.

SERPICI
SERPICO

Serpici, assolutamente rarissimo sembrerebbe umbro, Serpico, molto raro, è tipico del napoletano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Serpicus, di cui abbiamo tracce in Irpinia nel XI° secolo: "...GuilIelmus filius Serpicum Trustayni tenet de eodem Trogisio de Grutta mediatem Tropaldi que est sicut dixit feudum...", è pure possibile che derivi da un nome di località come Sorbo Serpico (AV).
integrazioni fornite da Carmine Di Palma
cognome esclusivo della provincia di Napoli, in particolare è presente nei comuni di Scisciano, San Vitaliano e Marigliano; in questo ultimo comune era presente già dal 1500:la famiglia nobile dei De Serpis.  Potrebbe derivare o da Ser-Picus :signore dal colore scuro, o da Serpe che era il nome di una antica Masseria di Scisciano:luogo incolto con molti serpenti.Il famoso poliziotto italoamericano Serpico appartiene a questo nucleo familiare essendo i genitori nati a Marigliano.

SERPONE
SERPONI

Serpone ha un ceppo a Toro nel campobassano ed uno a Napoli, Serponi, quasi unico, sembrerebbe dello spezzino, dovrebbero derivare da una forma ipocoristica riferita a capostipiti che venivano chiamati in forma rispettosa Ser Pone, cioè Signor Pone (vedi PONE).

SERRA

Diffuso in tutt'Italia, con una grossa preponderanza in Sardegna, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo latino serra (sega) e starebbe ad indicare probabilmente il mestiere di falegname, tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad esempio a Pavia in questa Cartula sententie dell'anno 1282: "...Super quo libello lis contestata fuit per narationem et responsionem. Unde Guilielmus de Serra, consul iusticie Papie, ex parte publica sedendo pro tribunali, visis, cognitis rationibus et allegationibus utriusque partis...".
integrazioni fornite da Aldo Magnoni
può derivare dal toponimo di epoca latino-romanza indicante passo. Serra è anche il deverbale di serrare ossia chiudere, quindi nella fattispecie toponomastica
chiusura di valle. Quindi il cognome Serra è in parecchi casi riconducibile a colui che abitava proprio in tali località.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
con riferimento ai ceppi sardi Serra significa sega e deriva dal latino
serra (lama dentata), ma in sardo il suo vero significato è serra inteso in senso di altura, collina, montagna: sa serra de su monti significa il crinale della montagna. Serroni, serraccu (segaccio o saracco). In catalano abbiamo xarrac o xerrac.  Sa serra de sa camba (la tibia); sa serra de su monti (la costa o crinale del monte). Sa serrètta (la seghetta). Il cognome è diffuso in maniera omogenea in quasi tutto il territorio della Sardegna, in 296 Comuni su 377.
 Anticamente era De Serra, ad indicare la provenienza. Il cognome è presente in maniera abbastanza numerosa in tutte la carte antiche della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora del 1388 *LPDE, figurano ben 144 Serra, generalmente con il "de" che precede; trai quali citiamo: Serra (de) Anthioco, majore (sindaco) ville Gestori (Gesturi - Contrate Marmille); Serra (de) Barsoco, majore ville Capula...villaggio distrutto « castello » del Meylogu. Contrate de Ardar et Meylogu; Serra (de) Barsoco, majore ville Gemussi (Gemussi.distrutto: Jemussi o Gimussa? Partis de Montibus); Serra (de) Bartholomeo, majore ville Goçula (distrutto. Goçuna: Partis de Montibus);  Serra (de) Fuliado, locumtenente potestatis Burgi Castri (* Burgi de Gociano...odierna Burgos - fondata da Mariano IV, padre di Eleonora -Curatorie de Anela). Serra (de) Juliano, majore ville Modolo (Modulo - Contrate Castri Serravallis); Serra (de) Nicolao, majore ville Pauli (Odierna Paulilatino - Contrate Partis de Guilcier); Serra (de) Petro, majore ville Sarule. Serra (de) Sadurru, majore ville Turri (odierno Turri. Contrate Marmille); Serra (de) Urgarino, majore ville Almos (distrutto. Contrate Partis de Montibus); Serra Benedico, majore ville Stolo o Stolu.(villaggio distrutto .. Laconi et Contrate Partis Alença). Nel Condaghe di S. M. di Bonarcado *CSMB sono presenti 46 Serra(de), tra i quali ricordiamo il più importante di tutti i (de) Serra dei tempi antichi: Serra de Lacon Barisone, figlio di Serra Comita de Lacon, Giudice d'Arborea, e a sua volta Giudice, dopo la morte del padre; Serra de Lacon Petru, figlio di Barisone e a sua volta giudice d'Arborea: i (De) Serra erano tra le famiglie più potenti della Sardegna del periodo giudicale, subentrati ai Lacon de C(i)ori o Zori. Nel Condaghe di San Pietro di Silki *CSPS i Serra (de) nominati sono 7, quasi tutti appartenenti al nobile casato di Arborea. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas sono presenti 13 (de) Serra e quasi tutti appartenenti ai Serra de C(i)ori o Zori, ramo cadetto dei   Serra (de) Lacon.

SERRADIMIGNI

Tipico modenese, della zona di Montefiorino (MO), deriva dal nome della località Serradimigni di Montefiorino (MO).
integrazioni fornite da Aldo Magnoni
Serradimigni è un piccolo borgo della frazione di Casola di Montefiorino citato per la prima volta in un atto del 1029, conservato nell'Archivio Capitolare di Modena. Un altro vecchio documento che cita la località, fu scritto da Papa Onorio III il 16 Dicembre 1220.

SERRADURA

Serradura, tipicamente veneto, è specifico di Solagna e Bassano del Grappa nel vicentino e del vicino trevisano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale forse attribuito al capostipite con riferimento al mestiere, probabilmente da lui svolto, di produttore di serrature.

SERRAINO

Serraino è tipicamente siciliano, di Palermo e Sciara nel palermitano, di Patti, Messina e Caronia nel messinese e di Trapani, dovrebbe derivare dal termine castigliano per montanaro, indicando che probabilmente i capostipiti fossero di origini montanare.

SERRAJOTTO

Serrajotto, molto raro, è specifico di Montebelluna nel trevisano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale forse attribuito al capostipite con riferimento al mestiere di produttore di serrature.

SERRAPICA
SERRAPICO

Serrapica è specifico della zona di Pompei e Gragnano nel napoletano e della vicina Scafati nel salernitano, Serrapico, quasi unico eè della stessa zona, dovrebbe derivare dal nome del paese di Serrapica di Sturno nell'avellinese, probabile paese di origine dei capostipiti delle famiglie.

SERRATI
SERRATO
SERRATTO

Serrati ha un ceppo nel milanese ed uno nel Salento, Serrato, più raro, ne ha uno nel savonese ed uno nel napoletano, Serratto, molto raro, sembra dell'alessandrino, dovrebbero derivare da soprannomi connessi o con il vocabolo latino serra (sega) e riferirsi quinde al mestiere di falegname, o con l'essere stati chiusi (rinserrati).

SERRAVALLE

Rarissimo, dovrebbe avere due nuclei, uno nel genovese che deriva dal toponimo Serravalle (SP) ed un altro in Calabria.

SERRAVITE

Serravite è tipicamente calabrese di Soriano Calabro e Bagnara Calabra, potrebbe derivare da nomi di località identificati da una serra (valle) coltivata a vite.

SERRE

Serre è specifico di Torino e del torinese, dovrebbe derivare dal nome del paese di Serre di Angrogna o Serre di Salza di Pinerolo nel torinese o di Serre di Elva o Serre di Oncino nel cuneese, probabili luoghi d'origine dei capostipiti.

SERRECCHIA

Serrecchia ha un ceppo laziale nel romano, a Monterotondo, Roma e Palombara Sabina, e nel frusinate a Sant'Apollinare e Colfelice, un ceppo a San Giugliano di Puglia nel campobassano ed uno, molto piccolo, a Bovino nel foggiano, dovrebbe derivare da un soprannome basato su di un'alterazione peggiorativa del termine latino serra (sega), forse ad indicare che il capostipite facesse il falegname o il taglialegna.

SERRELI

Serreli è specifico del cagliaritano, di Sinnai, Selargius, Uta, Cagliari, Capoterra, Monserrato, Maracalagonis e Quartu Sant'Elena, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo serra (crinale, costa del monte), forse ad indicare la provenienza della famiglia da una zona montuosa.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SERRELI: non sappiamo con esattezza che cosa significhi, ma alla base della parola c'è la radice "
serra", che può avere il significato di sega (arnese del falegname) o di crinale di monte (serra de monti): serreli, serrellu, serrella, serredda, serretta potrebbero essere derivati. O per metatesi >Serreli > Selleri (seddéri) = fabbricante di selle? Non abbiamo trovato il cognome negli antichi documenti della lingua e della storia della Sardegna, da noi consultati, ma tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388 troviamo, Serellu Petro, jurato ville Turri * Turri.odierno Turri. Contrate Marmille. Attualmente il cognome Serréli, è presente in 71 Comuni italiani, di cui 32 in Sardegna(per lo più nel cagliaritano): Sinnai 123, Selargius 79, Uta 60, Cagliari 59, Capoterra 59, etc. Nella penisola Roma ne conta 5.

SERRENTI

Serrenti è tipico della Sardegna meridionale, di Sant'Antioco e Calasetta nell'iglesiente, di Sanluri e Sardara nel Medio Campidano, di Cagliari e di Mogoro nell'oristanese.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SERRENTI:
Serrenti è un centro abitato della provincia del Medio Campidano: di 5.000 abitanti; si sviluppa sui pendii e crinali di una serie di colline formate da rocce laviche, a 114 metri s.l.m. E' un paese ad economia tipicamente agricola, famosa per i legumi, ma anche per gli insaccati, di ottima qualità. L'etimologia del toponimo per alcuni studiosi rimane nell'incertezza: nel Di.Sto.Sa. troviamo: toponimo prediale dal latino surrentius. Intanto surrentius in latino non esiste, ma esiste Surrentum = Sorrento. Serrenti ha ben poco a che vedere con Sorrento. Crediamo, senza presunzione alcuna, che il toponimo sia la contrazione di Serra de monti >Serr''e (mo)nti >Serrenti; anche perché la conformazione del luogo, dove sorge il paese, cela suggerisce. Ci pare assolutamente inutile dare sfogo ad artificiose considerazioni! Il cognome Serrenti è derivato dal nome del paese: villa medioevale, il cui territorio fu indubbiamente frequentato sin dall'epoca preistorica: sono numerosissimi, ad esempio, i resti della civiltà dei Nuraghi. Come "villa" appartenne alla Curadorìa di Nuraminis, nel regno giudicale di Calari, quindi del regno d'Arborea, alla repubblica di Pisa, ed infine al regno catalano aragonese di Sardegna(per saperne di più vedi nel Web: Serrenti.). A giustificazione della nostra affermazione precedente, che cioè il cognome deriva dal paese possiamo addurre due inconfutabili prove: sono molti i cognomi sardi derivati dal paese o toponimo di provenienza; il cognome Serrenti, nelle carte antiche si presenta sempre e comunque con il de, ad indicare appunto la provenienza. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, infatti abbiamo: (de) Serrenti Guantino, ville Gonnos de Tramacia, * Gonnos de Tramacia.Gonnostramatza. Partis de Montibus; (de) Serrenti Henrico - ville Terrenove e Fundi Montis, ** Terranova et Fundi de Montis (Olbia e Monti). De Yola Petro et Filio Guantino di Sassari, notai imperiali( 15 - gennaio - 1388). Habitatoribus Fundi Montis...XV Januarii 1388; in posse ...; (de) Serrenti Gavino, jurato ville Cossein, * Cossein.odierno Cossoine. Contrate Caputabas. Anche nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo, troviamo il cognome Serrenti: Ianne Serrenti(17), teste in una compera da parte del Priore Martinu - ego Martinus presbiter et priore de Sanctu Nichola de Trullas.comporaili a Comita de Bosobe et assos frates su saltu de serra de Iugale.Testes: .Ianne Serrenti. Nella storia attuale citiamo Efisio Serrenti (Quartu S. E.  1945 .), già presidente del Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna, nonché assessore regionale alla Pubblica Istruzione.
Il cognome Serrenti è oggi presente in 40 Comuni italiani, di cui 21 in Sardegna: Sant'Antioco 50, Sanluri 29, Sardara 21, Cagliari 13, etc. Nella penisola Roma ne conta 17, etc.

SERRI
SERRO

Serri ha vari ceppi a Trieste, a Genova, nel carrarese, in Emilia, soprattutto nel reggiano e modenese, nel ravennate e nel forlivese, nell'anconetano e maceratese, nel brindisino ed un ceppo molto consistente nella Sardegna meridionale, che dovrebbe derivare dal nome del paese cagliaritano di Serri, Serro, sembrerebbe specifico di Alcamo nel trapanese, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine latino serra (lama dentata, sega), forse ad indicare il mestiere di falegname svolto dai capostipiti, ma il termine serra, nelle aree che hanno subito l'occupazione spagnola, significa anche monti e potrebbe stare ad indicare una provenienza dei capostipiti da zone di montagna.

SERRONE
SERRONI

Serrone ha un piccolo ceppo a Capaccio e Cicerale nel salernitano, uno nel barese a Giovinazzo ed Acquaviva delle Fonti, nel leccese, a Lecce e Minervino di Lecce ed a Foggia, ed uno in Sicilia a Tortorici nel messinese, Serroni ha un ceppo a Porto San Giorgio nell'ascolano ed a Teramo ed uno a Città di Castello nel perugino, dovrebbero derivare dal nome medioevale latino Serronus usato anche in Spagna, ma presente in Sicilia fin dal 1300.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SERRONI: in lingua sarda ha il significato di segaccio. Dal latino serrare. = segare. Il cognome Serroni è diffuso in 28 Comuni italiani di cui  solo tre in Sardegna: Capoterra 6, Assemini 3, Quartu S. E. 3. Non abbiamo la certezza che il cognome sia originario della Sardegna, ma sta di fatto che è presente tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388: Serroni Matheo, jurato ville Alary, * Alary. villaggio distrutto. Contrate Partis Varicati - Barigadu.

SERRU

Serru, molto raro, è sicuramente sardo, tipico di Guspini nel Medio Campidano.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SERRU: cognome rarissimo, diffuso solo in 14 Comuni d'Italia, di cui 11 in Sardegna: Guspini 37, Terralba 7, Villacidro 6, Olbia 3, Gonnosfanadiga 3, Selargius 3, Assemini 3, Nuoro 3, Quartu S. E. 3, San Gavino 3, Cagliari 3. In due Comuni della Toscana: con Livorno 3, e Siena (prov) 3; e Roma con 7. Serru, sattu de Serru = salto di Serru, da non confondere con Serri, piccolo centro abitato(ab. 760) del Sarcidano (entrato a far parte della provincia di Cagliari, con la creazione delle nuove province, già appartenente alla prov. di Nuoro). Serru è una località si può dire unica in Sardegna e nel mondo, ubicata in agro di Gonnosfanadiga, ottima per la bontà del suo humus che ha concesso e concede, ai Gonnesi, un tempo coi suoi vigneti, oggi con gli oliveti, impareggiabili prodotti della terra: vino monica rosso e olio extra vergine di qualità divine! Fu sede di fiorente civiltà nuragica, della quale restano visibili tracce, ma fu senz'altro un vero e proprio insediamento romano, fiorito all'indomani della conquista romana dell'Isola. L'abbondanza di reperti archeologici, nuragici e romani confermano questa tesi. Senza nascondere, come sinora è stato fatto, che gli attuali oliveti, nel proprio sottosuolo, riservano tante cose ancora da scoprire, ma la paura dei proprietari, di vedere vincolati dalla Sovrintendenza i loro oliveti e sradicati quei meravigliosi sempreverdi, è più forte della curiosità. Non sappiamo che sorte abbia avuto Serru, (mancano prove scritte), dopo il passaggio della Sardegna a Bisanzio; per certo fu visitato dai monaci bizantini, dei quali rimangono vistosissime tracce, tra le quali le numerose chiese dedicate ai santi del menologio greco, disseminate nel territorio e delle quali oggi restano i ruderi. Ma Serru fu anche "Villa" e come tale è annoverata nelle carte antiche. La "villa" o meglio l'"oppidum" di Serru è citato nell'opera di Giovanni Francesco Fara, "In Sardiniae Chorographiam" (opera terminata poco prima della sua morte avvenuta a Sassari il 15 novembre del 1591), che recita: ...ubi olim erat iudicatus Colostrai, seu curatoriae de Arbus, et nunc extant oppida Arbus, Serri(sic) et Guspini interiereque priscae urbes a Ptolemaeo memoratae Osaeae et Neapolis, cuius  templum s.to Nicolao sacrum et alia antiqua monumenta cernuntur;.(là dove una volta c'era  il giudicato di Colostrai o della Curatorìa di Arbus ed attualmente si trovano i paesi di Arbus, Serru e Guspini, mentre invece sono scomparse le antiche città di Osea e Neapolis: di quest'ultima rimangono la chiesa consacrata a San Nicola ed altre antiche vestigia). Nel testo del Besta, "La Sardegna Medioevale" vol. 2°, ove si parla della curatoria di Bonorzoli, del regno giudicale di Arborea (villa scomparsa, ubicata nei pressi di Mogoro, abbandonata definitivamente verso la fine del XVI° secolo, in seguito a ripetute incursioni barbaresche)non è citata la "villa" di Serru, ma sappiamo, con certezza, che ne faceva parte (nelle fonti è riportata a partire dal 1336), insieme a Guspini, Arbus, Gonnosfanadiga, San Gavino, Pabillonis, S. N. d'Arcidano, Terralba, etc. La chiesa storica di Serru(della quale restano i ruderi) è dedicata a San Pietro(del Menologio greco) e la sua costruzione risale senz'altro all'arrivo dei monaci greci, come anzidetto.  Nel territorio del Sulcis Iglesiente, in particolare, ma in generale in tutta la Sardegna, i monaci bizantini, sin dal loro arrivo nell'isola, a partire dall'inizio del VI° secolo, esercitarono grande influenza sulla popolazione locale, nella cui cultura, anche religiosa, nonostante lo Scisma, tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa, del 1054, è rimasta traccia indelebile, sino ai giorni nostri. La damnatio memoriae esercitata, con arroganza, dalla Chiesa Cattolica, prima e dopo lo Scisma, non è riuscita a cancellarne le tracce. Il paese di Serru( scusatemi per l'excursus) fu abbandonato diverse volte, a causa delle incursioni barbaresche e definitivamente verso i primi anni del XVII° secolo. Dove andarono a finire gli abitanti di Serru? Secondo Enrico Casti, autore del libro "Gonnos e Dintorni", si rifugiarono nelle "ville" di Arbus e soprattutto di Gonnosfanadiga. Qui però bisogna fare una osservazione; una nota storica di Antonello Mattone (La Sardegna nel Mondo Mediterraneo, 44) recita: "tra il 1584 ed i primi del Seicento, sono saccheggiate e abbandonate le ville di Gonnosfanadiga, di Pabillonis, di Bonorchili e di Serru". Come potevano, gli abitanti di Serru rifugiarsi a Gonnosfanadiga, pure essa abbandonata? La presenza attuale del cognome Serru, solo ed esclusivamente a Guspini(distante pochi chilometri), da cui provengono i pochi altri dei Comuni in cui è presente, compresi quelli di Livorno, Siena e Roma, è prova inconfutabile del loro arrivo in quel centro. Che poi Arbus, Serru e Gonnosfanadiga fossero state ripetutamente abbandonate a causa delle incursioni barbaresche lo possiamo dedurre dal fatto che, nel 1388, per la famosa Pace di Eleonora, non figurano i firmatari delle tre ville, mentre ci sono quelli di tutte le altre ville vicine: Pabillonis, Guspini, San Gavino, Monreale, Sardara, Santa Mariacquas etc.,   Non abbiamo altro da aggiungere! Sulla etimologia del cognome c'è ancora incertezza: alcuni studiosi lo fanno derivare dal protosardo, come Serri; altri da "serra de monti"; in realtà il territorio dove sorgeva la "villa" è proprio sa serra de su monti.

SERSA
SERSE
SERSI
SIRSI

Sersa e Sersi, praticamente unici, parrebbero giuliani, Serse, molto molto raro, ha qualche presenza nel napoletano ed un piccolissimo ceppo a Brindisi, Sirsi è un cognome tipico del Salento, di Campi Salentina nel leccese, di Manduria nel tarentino e di San Pietro Vernotico e Cellino San Marco nel brindisino, dovrebbero derivare da italianizzazioni del nome greco di origini persiane Ξέρξης  Xérxēs  (Serse).

SERSALE

Sersale, assolutamente molto raro è tipico del napoletano, di Napoli e Massa Lubrense, con un piccolo ceppo anche a Positano nel salernitano, dovrebbe derivare dalla forma contratta di Ser Isale, composto da Ser (signore) e da Isale, una latinizzazione medioevale del nome ebraico Isaiah, probabilmente il nome del capostipite, con una discreta posizione economica.

SERVADEI
SERVADEO
SERVADIO
SERVEDEO
SERVEDIO
SERVIDEI
SERVIDEO
SERVIDDIO
SERVIDIO

Servadei è tipicamente romagnolo, Servadio ha ceppi nel padovano, nell'anconetano, nel milanese ed in provincia di Roma e di Bari, Servedio è specifico del barese, di Grumo Appula, Toritto e Bari, Servidei ha un ceppo nel ravennate ad Alfonsine, Fusignano e Ravenna ed uno a Roma, Servidio ha un nucleo nel cosentino ad Acri, Corigliano Calabro e Sant`Agata di Esaro, un ceppo nel barese e nuclei, pobabilmente secondari, nel milanese e nel torinese, Serviddio, estremamente raro, è barese, Servedeo e Servideo sono estremamente rari, dovrebbero tutti derivare da errori di trascrizione del cognome Servadeo, che non risulta essere più presente in Italia, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome medioevale Servadeus o Servideus originati dalla devozione popolare che portava a dedicare il proprio figlio al servizio di Dio. (vedi Salvadei) di quest'uso abbiamo un esempio in una Carta venditionis dell'anno 1145 a Sesto Calende: "...manuum Servidei de Ispera et Lanfranci de Pino qui estimatores fuerunt ut supra et in hanc cartam manus posuerunt ad confirmandam...".

SERVATI
SERVATO

Servati è quasi unico, Servato, molto molto raro, è specifico dell'area alessandrina, potrebbero derivare dal cognomen latino Servatius, ricordiamo ad esempio Sanctus Servatius morto nell'anno 384: "..Sanctus Servatius sicut in gestis eius legitur antiquioribus ex generosa magnorum virorum stirpe est editus nobiliter natus, nobiliter conversatus..", ma è pure possibile che derivino dal nome augurale medioevale Servatus nel senso di che si conservi bene.
ipotesi fornite da Paolo Servato
La maggior concentrazione del cognome Servato si trova esclusivamente nella zona territoriale che comprende l'Appennino sopra l'Acquese nella zona che va da Morbello a Visone. Altre famiglie con lo stesso cognome si sono spostate in tutta la provincia di Alessandria. Il cognome Servato è presente, per ovvi motivi di vicinanza dal luogo di origine, anche nel capoluogo ligure. Altri Servato sono presenti a Moncalieri e a Torino, anch'essi provenienti dalla stessa origine.Nel dialetto piemontese molti sono i modi per indicare
l'aggettivo
selvatico: selvatic, servatic, selvà, servà. Nel dialetto acquese si dice precisamente servò, avendo questo tipo di dialetto fonemi piuttosto chiusi. Alla fine del '600 ed agli inizi del '700 quando per ragioni di registrazione delle famiglie ormai divenute troppo popolose si arrivò ad imporre il cognome con obbligo di legge, la popolazione dei servà divenne, italianizzando la parola: i Servato.

SERVELLI
SERVELLO
SERVILI
SERVILII
SERVILIO
SERVILLI
SERVILLO

Servelli è assolutamente rarissimo, Servello è comunque molto raro, dovrebbero essere calabresi, della zona di Vibo Valentia, Servili è specifico della zona che comprende Marche, Umbria e Lazio, di Todi, Trevi e Montefalco nel perugino, Servilii è tipicamente romano, Servilio è tipicamente abruzzese di Pizzoli (AQ), Servilli è praticamente unico, Servillo è tipicamente napoletano, dovrebbero derivare direttamente dalla Gens Servilia o anche dal nomen latino Servilius portato ad esempio dal tribuno della plebe Rullus Publius Servilius nel I° secolo d. C. e come possiamo leggere negli Annales di Tacito: "...additis versibus qui in Tiberium flecterentur: verum ab Servilio et Cornelio accusatoribus adulterium Liviae, magorum sacra obiectabantur...".

SERVENTE
SERVENTI

Servente, rarissimo, è tipico della riviera di levante, Serventi è tipico del parmense e del genovese, ha un ceppo secondario, originario del genovese, anche nel sud della Sardegna,, dove potrebbe essere di origine spagnola e derivare dal cognome Servent, potrebbero derivare dall'essere stato il capostipite alle dipendenze come uomo di fiducia di un prelato o di un monastero, dove per servente si indicava che si dedicava a piccole incombenze gestionali.".
integrazioni fornite da Marco Servente
il cognome Servente è scarsamente diffuso nel tratto di pianura da ovest del fiume Sesia (Casale Monferrato, ove è attestato come cognome sin dal 1600 circa) sino ad est del fiume Ticino (Lomellina e dintorni). Le origini potrebbero essere due: una lontana origine medievale provenzale da
servant (menestrello itinerante), oppure, più concretamente dagli statuti comunali del 300-500 dove il servente era l'addetto ad ore alla manutenzione delle fortificazioni murarie.

SERVIDA
SERVIDATI

Servida è rarissimo, è specifico del sudmilanese, Servidati è quasi unico e dovrebbe essere lodigiano, potrebbero derivare da un'alterazione forse dialettale del nome tardo latino Servusdei (servo del Signore).

SERVO

Servo ha un ceppo nel vercellese, uno nel romano ed uno nel napoletano, potrebbero derivare da un'italianizzazione del nomen latino di origine plebea Servus o Servius, ricordiamo il sesto Re di Roma Servio Tullio.

SESSA

Sessa ha un ceppo nel varesotto che potrebbe derivare dal nome del paese ticinese di Sessa situato tra Luino e Ponte Tresa, ma il ceppo più consistente sembrerebbe tipico della Campania, con un ceppo anche nel lato sudorientale della Sicilia, ceppo dovrebbe derivare da toponimi quali: Sessa Aurunca nel casertano o Sessa Cilento nel salernitano.

SESSAREGO

Specifico della zona di Genova e Bogliasco deriva dal toponimo Sessarego frazione di Bogliasco (GE).

SESSEGOLO

Assolutamente rarissimo, dovrebbe essere originario di Schio (VI) dove si trova una contrada con questo nome, contrada dal cui nome potrebbe essere appunto derivato il cognome.
integrazioni fornite da Andrè Sessegolo  (Brasile)
dal libro PIANE DI SCHIO di Angelo Soccardo: si legge che il cognome Sessegolo trae origine dal castello di Sasseolo proprietà dei Maltraversi, edificato sullo sperone roccioso dove ora sorge la contrada Castellaro. Questo castello venne distrutto da Mainaro di Mainardi nel1203. Gli abitanti della zona circostante il castello venivano chiamati Sessegolo, modificazione dialettale del termine latino
sasseolus ( quello del sasso per identificare appunto quanti abitavano nei pressi dello sperone roccioso).

SESSENIO
SESSENNIO

Sessenio, praticamente unico, è siciliano, Sessennio, anch'esso unico, sembrerebbe essere una diversa forma del precedente, dovrebbero derivare da forme alterate del nomen tardo latino Sisinnius (vedi SISINNI).

SESSI
SESSO

Sessi rarissimo ha un nucleo ai confini tra reggiano e mantovano ed uno secondario nel milanese, Sesso è molto raro, ha un ceppo nel vicentino ed uno nell'udinese nella zona di Cervignano del Friuli e dintorni.
integrazioni fornite da franz58
Cognomi che traggono origine dalla famiglia Da Sesso, primi Signori della omonima località di Sesso (o Villa Sesso), oggi frazione di Reggio Emilia.  Le vicende storiche della famiglia hanno permesso la diffusione del cognome oltre che nel reggiano (Sessi), anche nel veronese e nel vicentino (Sesso).

SESTAGALLI
SESTEGALLI

Sestagalli, assolutamente rarissimo, tipicamente lombardo, parrebbe del milanese, Sestegalli è quasi unico, potrebbero derivare dall'antico termine milanese sestegal o sestagal (cocchiere di una carrozza trainata da sei cavalli), mestiere probabilmente svolto dal capostipite.

SESTI
SESTINI
SESTINO
SESTO
SESTU

Sesti ha un ceppo lombardo, uno toscano nel fiorentino ed aretino, ed uno calabro nel cosentino, Sestini è tipicamente toscano dell'area coperta dalle province di Firenze , Arezzo e Siena, Sestino, assolutamente rarissimo, parrebbe pugliese, Sesto ha un ceppo lombardo, uno toscano, uno romano, uno napoletano, uno nel catanzarese ed uno nel siracusano, Sestu, tipicamente sardo, è tipico del sud dell'isola, di Muravera, San Vito e Cagliari nel cagliaritano e di Iglesias, potrebbero derivare direttamente o tramite ipocoristici dal praenomen latino Sextus, Sextius, o anche dall'equivalente nome italiano Sesto, spesso attribuito al proprio sesto figlio, come è pure possibile che discendano da toponimi come ad esempio Sestino nell'aretino, o uno dei tanti paesi contenenti la radice Sesto, come a puro titolo di esempio Sesto San Giovanni nel milanese, o Sestu nel cagliaritano, si tratta però soprattutto di cognominizzazioni derivanti dal nome del capostipite.

SESTILI

Sestili è tipico di Roma e della provincia, con ceppi anche nel viterbese e nel rietino, dovrebbe derivare dalla Gens Romana Sextilia o dal nome Sextilius da questa derivato di cui abbiamo un esempio nell'anno 192 con il magistrato Publius Sextilius Prospectus.

SESTITO

Sestito è un tipico cognome calabrese del catanzarese, di Chiaravalle Centrale e Catanzaro soprattutto e di Borgia, Vallefiorita, Soverato, Amaroni, Girifalco, San Vito sullko Ionio, Palermiti e Sellia Marina, e del crotonese, di Crotone, Cutro, Rocca di Neto, Cirò Marina ed Isola di Capo Rizzuto, dovrebbe derivare da un soprannome di origini spagnole.

SETA

Seta ha un ceppo a Senigallia nell'anconetano, uno piccolo a Napoli e Casoria nel napoletano ed uno nel cosentino a Fuscaldo e ad Atri, esistono due ipotesi, la prima è che derivi daun soprannome basato sul termine grecanico sèta (pendio, declivio), la seconda propone una derivazione da un'alterazione del termine greco antico sitos (cibo, pane), forse intendendo che il capostipite fosse un commerciante di generi alimentari.

SETARI
SETARO

Setari è quasi unico, Setaro invece è specificatamente campano di   San Rufo, Padula e San Marzano sul Sarno nel salernitano, di Torre Annunziata, Trecase e Castellammare di Stabia nel napoletano, di Caserta e di Campobasso nel Molise, dovrebbe derivare dal mestiere di setaro o allevatore di bavhi da seta e produttore di seta, mestiere sviluppatosi in Campania già dai tempi di Federico II°.

SETTA
SETTI
SETTO

Setta molto raro è aquilano, Setti abbastanza diffuso, potrebbe avere più ceppi, nel Trentino, in Lombardia ed in Emilia, Setto assolutamente rarissimo dovrebbe essere del torinese, non si individuano ipotesi sulla possibile origine etimologica di questi cognomi.

SETTE

Diffuso in tutta Italia a macchia di leopardo Sette ha ceppi al nord, nel Lazio e nell'aquilano, nel barese e nel reggino, dovrebbe derivare dall'essere il capostipite il settimo figlio della sua famiglia di appartenenza, ma in alcuni casi potrebbe anche derivare da toponimi contenenti la radice sette-, come ad esempio Settebagni nel romano o Settecà nel vicentino.

SETTEMBRE

Settembre è specifico di Napoli, San Paolo Bel Sito e Nola, Palma Campania nel napoletano, di Castel San Giorgio e Bracigliano nel salernitano e di Domicella nell'avellinese, si dovrebbe trattare di un cognome attribuito a dei trovatelli abbandonati durante il mese di settembre.

SETTEMBRINI
SETTEMBRINO

Settembrini, non molto comune, è panitaliano, mentre Settembrino, ancora più raro, è tipico del meridione, dovrebbero derivare dal nome arcaico Settembrino, attribuito a volte a figli nati nel mese di settembre. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Bollita in Calabria fin dagli inizi del 1700.

SETTIMI
SETTIMIO

Settimi è tipico della fascia centrale che comprende Lazio, Umbria Marche e alto Abruzzo, Settimio è tipico del chietino, derivano dal nome latino Septimius portato anche dall'imperatore romano Settimio Severo (193-211 d.C.).

SETTURA

Specifico della bassa bresciana è molto raro.

SEU

Molto diffuso in tutta la Sardegna, ma con maggiore concentrazione in provincia di Oristano a Scano Di Montiferro in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo sardo séù che ha il significato di  sorella, ma anche di sego ed in cagliaritano di cattedrale, è quindi molto difficile identificare quale fra questi significati del vocabolo seu abbia dato origine al singolo cognome.

SEVEGA

Sevega è specifico di Margarita e Ceva nel cuneese, potrebbe derivare originato da un termine dialettale che indicasse i particolari sostegni per le botti da vino, forse ad indicare il mestiere del capostipite.

SEVERGNINI

Tipico del cremonese, dovrebbe derivare da una forma ipocoristica dialettale del nome di origini germaniche Severicus, o del nome gotico Severich. (vedi SEVERICO)
integrazioni fornite da Marco Giovanni Migliorini, archivista paleografo
complessa l'origine, alcune ipotesi propendono per la trasformazione linguistica dal nome Saverio (assai improbabile). Nel cremasco (Cremona) è molto diffuso già nel XVI° secolo. Sono note le forme dialettali Savorgnino, Savergnì, Savergnino (Pianengo  (Cr), registro parrocchiale n.1 - 1578-1635. (M2). Ad Offanengo mantiene la forma attuale (Offanengo  (Cr), registro parrocchiale n.1 - 1590-1605.

SEVERI
SEVERINI
SEVERINO
SEVERO
SEVERONE
SEVERONI

Severi è specifico dell'area che dal Parmense al forlivese si congiunge con l'aretino, Severini è più propriamente marchigiano, Severino è specifico del napoletano, con presenze in tutto il sud, Severo è rarissimo e potrebbe essere romano, Severone è quasi unico, Severoni è tipico di Cittaducale nel reatino e di Roma, tutti questi cognomi derivano, direttamente o tramite ipocoristici o accrescitivi dal cognomen latino Severus o Severinus. Forse il più famoso dei portatori di questo nome fu Septimius Severus imperatore di Roma dal 193 al 211d.C., pure noto a tutti è Anicius Manlius Severinus Boëthius (480 - 524), lo scrittore e filosofo latino conosciuto semplicemente come Severino Boezio.

SEVERICO
SEVERIGO

Severico è specifico del novarese, di Cavaglietto in particolare, Severigo, quasi unico, è sempre del novarese, dovrebbero derivare dal nome di origini germaniche Severicus, che troviamo citato in uno scritto della fine del XI° secolo: "... Severicus de Verziaco dominus Cabilonensis comes et uxor eius Elisabeth, et Symon filius suus et filia Ayglentina domina de Puliaco ...", nome che è la latinizzazione del nome gotico Severich.

SEVESO

Tipico del milanese deriva dal toponimo Seveso nel milanese.

SEZZE

Sezze, molto molto raro, è di Roma, dovrebbe derivare dal nome del paese latinense di Sezze.

SFARZI
SFARZO

Sfarzi, quasi unico, parrebbe emiliano, Sfarzo è specifico di Pozzuoli e Napoli nel napoletano, potrebbero derivare da un soprannome originato dall'ostentazione dei capostipiti.

SFASCIABASTI

Sfasciabasti sembrerebbe tipico dell'area umbro, marchigiana, forse del maceratese, dovrebbe derivare da un soprannome scherzoso, probabilmente attribuito ad un capostipite che faceva di mestiere il conduttore d'asini o muli.

SFERAZZA
SFERAZZO
SFERLAZZA
SFERLAZZO
SFERRAZZA
SFERRAZZO

Tutti decisamente siciliani, Sferazza, quasi unico, è del catanese, così come Sferazzo, Sferlazza è dell'area palermitano, agrigentina, di Lercara Friddi, Palermo e Termini Imerese nel palermitano e di Agrigento, Favara e Casteltermini nell'agrigentino, Sferlazzo ha piccoli ceppi a Lampedusa e Linosa,  isole dell'agrigentino, a Mazara del Vallo nel trrapanese ed a Palermo e Santa Flavia nel palermitano, Sferrazza, il più diffuso è della stessa area del precedente e del nisseno, di Castrofilippo, Racalmuto, Canicattì, Licata, Agrigento, Favara, Campobello di Licata e Naro nell'agrigentino, di Palermo e di Caltanissetta, Montedoro, Serradifalco e San Cataldo nel nisseno, Sferrazzo è specifico di Lentini nel siracusano, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi dialettali basati sul termine siciliano arcaico sferrazza o sferrazzo (stuoia dove si ponevano ad essiccare i fichi al sole), ma possono anche derivare da antichi nomi di località, come ad esempio Sferro nel catanese.

SFERRA

Molto molto raro, potrebbe avere, oltre al nucleo principale nel tarentino, anche uno in provincia di Isernia che potrebbe derivare dal toponimo Sferracavallo (TR).

SFODELLO

Sfodello, praticamente unico, è della Sardegna settentrionale, dovrebbe derivare da una forma aferetica alterata del nome del fiore Asfodelo, non si può escludere che possa trattarsi di un cognome attribuito ad un trovatello.

SFOGLIARINI

Assolutamente rarissimo, specifico del sudmilanese.

SFOLCIAGHI

Sfolciaghi, assolutamente rarissimo, potrebbe essere del cremonese o del lodigiano, il cognome potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine dialettale sfolcià (falciare un prato) e caratterizzerebbe il lavoro di contadino svolto dal capostipite. (vedi anche SFOLCINI)

SFOLCINI

Molto, molto raro, è specifico del sudmilanese e piacentino, potrebbe derivare da un soprannome legato ad un vocabolo dialettale arcaico che significherebbe: "quelli che falciano".

SFONDRINI

Sfondrini è abbastanza diffuso a Milano e nel sudmilanese ed a Lodi, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine meneghino sfondràa (sprofondare), probabilmente derivato dal fatto che la famiglia abitasse in un avvallamento del terreno, cioè in una parte in fondo rispetto all'area circostante.

SFORZA

Cognome abbastanza diffuso, con un ceppo originario in Lombardia ed Emilia, che dovrebbe discendare da un nucleo originario di Cotignola (RA) ed un altro nel centro sud dalle Marche alla Puglia,  Il più famoso degli Sforza fu senza dubbio Francesco, che venne eletto Duca di Milano  nel 1447.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sforza è cognome di origine soprannominale, potrebbe derivare dal sostantivo '
sforzo' deverbale di 'sforzare' o dal toponimo Sforzacosta (MC). Minervini 454.

SFORZI

Sforzi è decisamente toscano, con un nucleo a Pistoia, ma presente con ceppi significativi anche a Grosseto, Firenze e Lucca, dovrebbe derivare dal nome tardolatino Fortis (forte, coraggioso, soprattutto nel senso cristiano di fermo nella propria fede) con l'aggiunta di una s prostetica.

SFORZIN
SFORZINI

Sforzin, molto raro, è decisamente veneto di Musile di Piave e Ceggia nel veneziano e di Oderzo, Sforzini invece ha un ceppo nel pavese, uno nel ravennate ed uno nella fascia che comprende il maceratese, l'Umbria, il viterbese ed il romano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Sforzinus di cui abbiamo un esempio nel 1500 nella Lista degli scolari dello Studio di Perugia, illustre ateneo dell'epoca, dove sotto l'anno 1582 è indicato lo studente marchigiano Sforzinus Velanzonus.

SFRISI
SFRISO

Sfrisi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del ferrarese e dovrebbe essere dovuto ad un'alterazione di Sfriso, che, tipicamente veneto, ha un ceppo a Chioggia e Venezia, con un piccolo ceppo anche a San Martino di Venezze nel rovigoto, e che dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine dialettale veneto sfriso (taglio, normalmente sul viso, sfregio), ad indicare probabilmente che i capostipiti avessero questa caratteristica fisica.

SGALIPPA

Molto raro, sembra avere un ceppo nel Piceno ed uno in provincia di Roma.

SGAMBATI
SGAMBATO

Sgambati ha un ceppo a Roma ed uno campano tra napoletano ed avellinese, Sgambato è specifico dell'area che comprende il casertano ed il napoletano, in particolare Santa Maria a Vico nel casertano e Visciano nel napoletano, dovrebbero derivare da soprannomi originati da caratteristiche fisiche dei capostipiti, sgambato è un termine ora in disuso che si riferirebbe alla privazione delle gambe, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo, fin dal 1600 almeno, con il medico napoletano Johannes Sgambatus.

SGANZERLA

Sganzerla è tipico dell'area veronese mantovana, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine ganzo derivato dal germanico gans (giovane) o dal vocabolo tardo latino ganzia a sua volta derivato da ganea (luogo di gozzoviglie, probabilmente riferito al modo di fare un pò troppo disinvolto del capostipite

SGARAMELLA

Specifico del barese. (vedi SCARABELLA)
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sgaramella è cognome barese e foggiano, è di origine soprannominale e potrebbe derivare dal termine dialettale calabrese '
scaramella' = specie di antica pasta casereccia, oppure dall'antico termine italiano 'scaramella' = zuffa, schermaglia, scaramuccia, con sostituzione del suffisso. Minervini 455.

SGARAVATO
SGARAVATTI
SGARAVATTO

Sgaravato ha un piccolo ceppo a Vigasio nel veronese ed uno ancora più piccolo nel padovano a Cartura e Pernumia, con un piccolissimo ceppo anche a Modena, Sgaravatti, molto raro, è di Padova,  Sgaravatto ha un ceppo a Piove di Sacco nel padovano ed a Campolongo Maggiore nel veneziano, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi basati sul betacismo del termine dialettale veneto arcaico sgarabato (cosa da poco, deiezione, sputo).

SGARBI
SGARGI
SGARZI

Sgarbi è specifico emiliano, delle province di Modena, Bologna e Ferrara, Sgargi, abbastanza raro ,è tipico del bolognese, Sgarzi è specifico dell'alto bolognese, potrebbero derivare da un soprannome dialettale, ma è anche possibile che Sgargi possa derivare dal nome bizantino Gargius o dal nomen latino Gargilius. (vedi Gargi)
integrazioni fornite da Cristina Sgargi
so per certo che il mio cognome Sgargi deriva da un mestiere lo sgarzatore tipico dell'Emilia e della Lombardia, molto antico, risalente al 1100 circa, detto dialetto bolognese
sgarzer, da questo termine è derivato il cognome Sgarzi e quindi Sgargi, ritengo che anche Sgarbi abbia la medesima provenienza.

SGARRA
SGARRO

Sgarra è specifico del barese, di Andria in particolare, con presenze significative anche a Trani, Barletta, Corato e Bari, Sgarro, molto meno diffuso, è anchesso pugliese, ma più specificatamente del foggiano, di Cerignola, Carapelle e Foggia, esistono più ipotesi circa la possibile derivazione, la prima propone un'origine dal cognomen latino Scarus, di cui abbiamo un esempio d'uso con Marcus Aemilius Scarus governatore romano della Siria nel primo secolo avanti Cristo: ".. sed ex omnibus maxume Marcus Aemilius Scarus, homo nobilis, impiger, factiosus, avidus potentiae, honoris, divitiarum, ceterum vitia sua callide acdultans. ..", la seconda propone invece un'origina longobarda dal termine skara (squadra armata, una specie di coorte longobarda), la terza indica una possibile origine dal nome nordico Skar in uso anche presso i popoli slavi.

SGARRELLA

Sgarrella, molto molto raro, sembrerebbe specifico di Lamezia Terme nel catanzarese, con presenze anche nel Salento, potrebbe derivare da una forma ipocoristica del termine longobardo skara (squadra armata) (vedi SGARRA).

SGHERRI
SGUERRI

Sgherri è tipico della fascia che comprende le province di Firenze, Pisa e Livorno, Sguerri, più raro, ha un ceppo nel fiorentino ed uno nell'aretino.
integrazioni fornite da Fabio Paolucci
Sguerri è un cognome tipicamente toscano; è infatti in Toscana, nella provincia di Firenze e nel comune di Arezzo, che vanno individuati i due ceppi principali. Dal punto di vista etimologico, Sguerri si presenta come la variante del più diffuso, sempre toscano (della stessa area che dall'Aretino si protende verso Firenze fino a raggiungere la costa tirrenica) Sgherri. Sgherro deriva del longobardo
skarr(j)o, col significato di capitano. A partire dall'epoca medievale, fino a giungere in età moderna, periodo nel quale si sono formati i cognomi, il termine sgherro ha assunto sempre più un significato negativo: si qualificavano sgherri gli uomini d'armi, spesso e volentieri prepotenti e violenti giovinastri di malavita, al servizio di potenti privati, é nota l'espressione alla sgherra (come ad esempio portare un cappello alla sgherra oppure camminata sgherra) per indicare un comportamento spavaldo o minaccioso.

SGNAOLIN
SGNAOLINI

Sgnaolin è specifico del veneziano, di Musile di Piave, San Donà di Piave, Fossalta di Piave e Martellago, Sgnaolini, quasi unico, è l'italianizzazione del precedente, che dovrebbe derivare da un soprannome dialettale veneziano arcaico basato sul termine sgnaolin (mugolio, chi si atteggia in modo lacrimevole per ottenere qualcosa).

SGOBBA
SGOBBI
SGOBBIO
SGOBBO
SGOBI
SGOBIO

Sgobba è tipicamente pugliese, del barese in particolare, di Alberobello, Bari, Castellana Grotte, Monopoli e Putignano, ma anche di Fasano nel brindisino e di Taranto e Palagianello nel tarentino, Sgobbi sembrerebbe specifico della provincia di Rovigo, con qualche ceppo secondario nel padovano, Sgobbio, molto molto raro, è specifico del tarantino, di Crispiano e Grottaglie, Sgobio, specifico anch'esso del tarantino dove è molto diffuso, ha un grosso ceppo a Montemesola, uno a Taranto ed a Grottaglie, Sgobi, praticamente unico, dovrebbe essere il risultato di un errore di trascrizione del precedente, Sgobbo, abbastanza raro, ha un ceppo a Napoli ed a Ariano Irpino e Guardia Lombardi nell'avellinese e foggiano, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine arcaico sgobbio o sgobbo, cioè lavoro da spallone, cioè di trasporto di carichi tanto pesanti da far ingobbire.

SGOTTI

Sgotti è specifico di NUvolera nel gresciano, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale bresciano arcaico sgòt (floscio, snervato, deposciato).

SGRO
SGRÓ
SGROI
SGROIA

Sgro è tipico del reggino, Sgrò oltre che molto diffuso nel reggino è presente in modo significativo anche nella Sicilia centroorientale, Sgroi è decisamente siciliano, del catanese e palermitano in particolare, Sgroia è specifico di Eboli nel salernitano, dovrebbero tutti derivare da un soprannome originato dalla caratteristica capigliatura ricciuta del capostipite, dal vocabolo grecanico sgurós (riccioluto, con i capelli a boccoli), a sua volta derivato dal termine greco antico sgouròs (riccio, riccioluto).
integrazioni fornite da Paolo Sgroia
Gli Sgroia di Eboli derivono dagli Sgro di Angri. Il capostipite Giuseppe Sgro si vide cambiare il cognome in Sgroia nei documenti del processetto matrimoniale quando sposò il 25 ottobre 1757 Orsola Romano di Eboli. Nel 1758 nacque Andrea, il primo Sgroia nato a Eboli. Dopo la morte della moglie Giuseppe sposa in seconde nozze Teresa Giudice sempre di Eboli e dal loro figlio Andrea (il primo morì dopo pochi giorni dalla nascita) discende tutto il ceppo degli Sgroia di Eboli.

SGROMO

Sgromo è tipicamente calabrese, di Curinga nel catanzarese, dovrebbe derivare da un soprannome grecanico, basato su di un'alterazione dialettale del vocabolo greco antico sgouros (riccio).

SGUAITAMATTI

Sguaitamatti, assolutamente rarissimo, sembrerebbe tipico del vercellese, con presenze anche nel milanese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine antico sguaitare che, come disse Ludovico Antonio Muratori nella sua Dissertazione Di molte voci Italiane, delle quali si cerca l'origine, significa mirare attentamente le altrui occulte azioni, quindi sguaita matti significherebbe guardiano dei matti ed individuerebbe il mestiere del capostipite.

SGUERA
SGURA
SGURO

Sguera sembra specifico di Barletta nel barese, mentre Sgura lo è di Ostuni, Francavilla Fontana, Brindisi, San Vito dei Normanni e Fasano nel brindisino e di Manduria e Taranto nel tarentino, Sguro è quasi unico, potrebbero derivare da modificazioni dialettali dell'antico nome normanno Skorri, Sagar o Sigurd, ma, molto più probabilmente derivano dal nome greco Sguros, attribuito normalmente a bambini dai capelli ricci (vedi SGRO), ricordiamo con questo nome il tiranno di Tebe, parte dell'Attica e Beozia, Leon Sguros che venne imprigionato nel 1204 da Bonifacio degli Aleramici Marchese del Monferrato durante il suo comando della quarta Crociata.

SGULMAR

Sgulmar, molto molto raro, è tipico del veronese, di Zevio in particolare, potrebbe derivare da un'alterazione dialettale del nome medioevale germanico Sigimarus (Siegmar).

SGUOTTI
SGUOTTO

Sguotti è specifico del padovano, di Conselve, Tribano, Monselice, Bagnoli di Sopra ed Arzergrande, Sguotto, quasi unico, è sempre del padovano, dovrebbero derivare da un soprannome basato sul termine dialettale padovano arcaico sguoto (beverone dei porci, melma), forse ad indicare che i capostipiti fossero dediti all'allevamento di maiali.

SIANI
SIANO

Entrambi specifici del napoletano e salernitano, derivano dal toponimo Siano (SA).

SIAS

Sias è decisamente sardo, diffuso in tutta l'isola, con maggiore concentrazione nel sassarese, potrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabol,o sardo sias (bisogni, necessità), per alcuni si potrebbe ipotizzare una derivazione dall'aferesi del toponimo Iglesias.

SIBALDI

Sibaldi, molto molto raro, è tipico di Pistoia, deriva dal nome di origine longobarda Sigebaldus di cui abbiamo un esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale sotto l'anno 1182 a Sartirana (PV): "...Nona pecia iacet in valle de Stagnono; coheret ei: de duabus partibus Sigebaldus de Lomello, a tercia Asclerius de Roglerio...", tracce di questa cognominizzazione le troviamo nell'Archivio storico comunale di San Miniato (PI) in atti dell'anno 1583 dove compare l'Ufficiale Benedetto Sibaldi da Montecatini (PT).

SIBANI

Tipico del bolognese, deriva dal toponimo Sibano di Marzabotto (BO).

SIBAU

Sibau, assolutamente rarissimo, è specifico dell'udinese, di San Leonardo in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sloveno zival (pronuncia zivau), che significa animale,  che ha dato origine ad alcuni cognomi simili in area slava.

SIBILIO

Sibilio ha un ceppo a Sezze, Latina e Sabaudia nel latinense ed a Roma, uno nel napoletano, in particolare ad Afragola e napoli, ma con presenze significative anche ad Acerra, Casoria, Pomigliano d'Arco, Cardito e Casalnuovo di Napoli, un ceppo a Fasano nel brindisino ed a Monopoli nel barese, potrebbe derivare dal nome medioevale germanico Sibhileh a sua volta derivato dal sib (crivello, vaglio) ed hileih (matrimonio, sponsali), con il significato di sposa o sposo giudizioso, ma è anche possibile che derivi invece dal nome medioevale germanico Sibillus, a sua volta derivato dal nome sia greco che latino Sibylla.

SIBILLA

Sibilla ha ceppi nel cuneese, nel napoletano, nel crotonese, ma il nucleo più importante è in Puglia, soprattutto nel tarantino, potrebbe trattarsi di un matronimico e derivare dal nome medioevale Sibilla di cui abbiamo un esempio in un atto del 1472: "...Madonna Sibilla de Ulmella amasia di quondam re Fridericu...".

SIBIO

Sibio ha un ceppo nel barese ad Andria e Bari, ed uno nel reggino a Galatro, Giffone e Maropati, potrebbe essere di origini rumene e derivare dal paese di Sibiu, appunto in Romania.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sibio è cognome calabrese che potrebbe derivare dal gentilizio latino
Sevius /Sevius.

SIBIRIU

Sibiriu, tipicamente sardo, è specifico di Guspini e Gonnosfanadiga nel Medio Campidano e di Villaperuccio nell'iglesiente.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SIBIRIU:
sibirìnu, tzippirìnu: da tzìppiri, cìppiri, sìppiri, sì(b)biri = rosmarino. L'etimo viene senza ombra di dubbio dal semitico tzibbir, come altre voci sarde, ad esempio mitza = sorgente, tzikkirìa = aneto, una specie di finocchio selvatico, con gambo da 40 centimetri ad un metro. La voce nelle sue varianti è diffusa nel territorio sardo più come toponimo che come cognome. Anche nelle carte antiche la troviamo come toponimo; non lo troviamo come cognome, ma come nome proprio, nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo, al capitolo 189, in una donazione alla chiesa: donaitimi Petru Cappai (mi ha dato Petru Cappai), sa parzone sua et de fratres suos dessa figu canasturza (si tratta di una specie di fichi- a Catanzaro li chiamano fichi calastruzzi, prob. dal greco χαλλεοτσόνθιον ) et ipsa terra k'est tenendo a sa binia de Sanctu Iorgi.Testes: Goantine clericu et Goantine Coco et Cipari Murtinu Goantine Corsu, Goantine Manca. Anche in altre carte e pure tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, troviamo Cìpari come nome proprio, mai come cognome. Il cognome Sibiriu doveva essere anticamente Sibirìnu, quindi la pronuncia dovrebbe essere con la nasale: in linguaggio fonetico sibirĩu. Attualmente il cognome è presente in 21 Comuni italiani, di cui 18 in Sardegna: Guspini 28, Gonnosfanadiga 18, Villaspeciosa 13, Arbus 6, etc. Dovrebbe derivare dal toponimo Sìbiri: località in agro di Gonnosfanadiga, ma vicina a Guspini ed a Arbus. Sibiri un tempo ospitava una miniera, da tempo abbandonata e rimase poi come frazione di Gonnosfanadiga. Nel tempo si è andata spopolando quasi del tutto; attualmente è abitata solamente da due famiglie di allevatori. È una bellissima località di montagna. È sede di una colonia estiva, e molti abitanti di Gonnosfanadiga vi hanno costruito la seconda casa.

SIBONI

Siboni è tipico della Romagna, di Ravenna e Cervia nel ravennate, di Forlì, Bertinoro, Forlimpopoli e Cesena, presenta un ceppo anche a Milano, nel lodigiano a Guardamiglio, Livraga, San Rocco al Porto e Lodi ed a Cremona e Piacenza, dovrebbe derivare dal nome medioevale di origini ebraiche Sibonio del cui uso abbiamo un esempio nel Compendium diplomaticum sive tabularum veterum: "...In Christi nomine. Anno Domini millesimo tricentesimo tricesimo, indictione tertiadecima, die vigesimooctavo ianuarii, in Ala, in domo ser Fibenbeni, et ser Hodorici fratrum quondam domini Pilcantini. Praesentibus Antonio quondam ser Bentevegnae, qui fuit de Pilcanto, et modo moratur in Ala, Sibonio quondam ser Paxoti de Ala, et Valaroto quondam ser Girardi de Serravale, atque Hotone filio ser Bleci testibus...".

SIBRA
SIBRI

Sibra, estremamente raro, è specifico di Casalpusterlengo nel lodigiano, Sibri è proprio unico, sempre del lodigiano, potrebbero derivare dal nome del paese di Sibrium l'attuale Castel Seprio, o dal nome insubre Sibrium.

SICA

Tipico del napoletano e salernitano, deriva dalla troncatura del nome longobardo Siccardo, di cui si hanno tracce già nell'800 a Cimino (VT) dove si trova un Siccardo abbate di Farfa (RI).

SICARI

Sembra avere un ceppo originale in Calabria nel reggino, uno secondario nel catanese ed uno nel palermitano, dovrebbe derivare dal nome medioevale tardo latino Sicharius, di cui si hanno tracce ad esempio nella Gregorii Turonensis historiæ scritta nel VI° secolo: "...in anno XII Childeberthi reges... ...Bellum vero illud, quod inter cives Toronicus superius diximus terminatum, in rediviva rursum insania surgit. Nam Sicharius, cum post interfectionem parentum Chramisindi magnam cum eo amicitiam patravisset et in tantum se caritate mutua diligerent, ...", un'altra ipotesi è che il cognome derivi dal toponimo cipriota Sichari, cittadina a 15 chilometri da Nicosia.

SICCA
SICCHI
SICCO

Sicca è specifico del cuneese, del torinese e del savonese, Sicchi è quasi unico, Sicco ha un ceppo nel savonese, che si estende fino all'imperiese, astigiano ed alessandrino ed un ceppo nell'udinese, dovrebbero derivare da forme apocopaiche derivate dal nome germanico Sighard composto dai termini sig (vittoria) e hard (duro), con il significato di duramente vittorioso, o dal nome franco Sicault, una derivazione del germanico Sicwald composto da sig (vittoria) e waldan (governare) con il significato di colui che governa vittoriosamente.

SICCARDI
SICCARDO

Siccardi è tipico del Piemonte e della Liguria centrooccidentali, con un piccolo ceppo nel brindisino, Siccardo, molto raro, sembra specifico del savonese, dovrebbero derivare dal nome medioevale germanico SiegHard latinizzato in Sicardus o Siccardus, troviamo un Sicardus vescovo di Novara nel VIII° secolo, ritroviamo più tardi questo nome, nel bolognese, nel 1292, in uno scritto che cita: "...questa Fondatione del sudetto Convento di Cador, non potè succedere al tempo, che era Vescovo di quella Città Siccardo da Monte Acuto..:".  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel torinese nel 1500 con Bernardino Siccardi notaio e giureconsulto, eletto più volte sindaco di Chivasso (TO).

SICIGNANO

Specifico del napoletano, dovrebbe derivare dal toponimo Sicignano degli Alburni (SA).

SICILIA

Sicilia è diffuso a macchia di leopardo in tutto il sud, in particolare nel cosentino, crotonese e catanzarese, nel tarentino e brindisino, nel napoletano e salernitano, ed in tutta la Sicilia, dovrebbe derivare dal fatto che la famiglia provenisse appunto dalla Sicilia.

SICILIANI
SICILIANO

Siciliani sembrerebbe del barese, Siciliano è diffuso in tutto il sud, deriva dall'etnico siciliano, proveniente dalla Sicilia.

SICLARI

Siclari è specifico del reggino, di Taurianova, Campo Calabro e Villa San Giovanni, dovrebbe derivare dal mestiere del lattoniere che produca secchi dal termine greco sikla (secchio), improbabile una derivazione dal termine medioevale siclo (peso e moneta ebraica) derivato dal termine ebraico sheqel (unità di misura di peso e tipo di moneta), e quindi poco plausibile una derivazione dal vocabolo latino derivato siclarius (addetto al conio della monete).

SICONOLFI
SIGONOLFI

Siconolfi, tipicamente campano, è specifico dell'avellinese di Guardia Lombardi e Frigento in particolare, Sigonolfi, praticamente unico, sempre dell'avellinese, dovrebbe essere una forma arcaica del precedente, dovrebbero derivare dal nome germanico Sigwulf, composto dai termini medioevali germanici sig (vittoria) e wulf (lupo), con il significato di il lupo vittorioso, il lupo presso gli antichi popoli germanici era considerato un simbolo di forza e di coraggio, o meglio dalla sua versione longobarda Siginulf, ricordiamo con questo nome il Duca longobardo di Benevento della prima metà del nono secolo.

SICUTERI

Assolutamente rarissimo, è specifico fiorentino, deriva probabilmente da un soprannome originato dall'atteggiamento molto devoto del capostipite, che veniva così chiamato dalla frase latina recitata, allora e anche non molti anni fa, molto frequentemente sicut erat (in principium nunc et semper).

SIDA

Sida è tipico del sud della Sardegna, di Cagliari, Tortolì e Bari Sardo nell'Ogliastra e di Pabillonis nel Medio Campidano.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SIDA:
sa sida è propriamente un ramo d'albero, una frasca, una sida de lìnna.. A is cràbas  happu ghettau una parìga de sidas de ìxili (alle capre ha dato alcuni rami di leccio). Insidai viene dal latino insero o insido, più il secondo che il primo, nel significato di innestare a incisione, a spacco. Da non confondere con seìdu, seìda, saìda, saìta, che viene probabilmente dallo spagnolo saeta, dal latino sagitta, nel significato di nuovo germoglio, riferito soprattutto ai tralci della vite. Sida è sinonimo(solo in alcuni casi) di nai o nae che, a sua volta, è sinonimo di truncu, tronco, tavolone per costruire le barche ( deriva appunto dal latino navis). Non l'abbiamo trovato negli antichi documenti. Attualmente è presente in 29 Comuni italiani, di cui 16 in Sardegna (centro sud): Cagliari 24, Tortolì 11, Barisardo 11, Pabillonis 9, Siddi 5, etc.

SIDDI

Siddi è un cognome specifico della Sardegna meridionale, dovrebbe derivare dal toponimo Siddi nel cagliaritano.

SIDDU

Siddu è tipico del sud della Sardegna, di Villamar nel Medio Campidano e di Cagliari, con ceppi anche nell'oristanese a Oristano e Cabras.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SIDDU:
sigillo, marchio e viene dal latino sigillum. Deverbale da siddai/re = sigillare, stringere: siddài is dentis = stringere i denti. Quando un bambino non sta mai fermo, interviene la mamma con il rimprovero(in senso bonario!): "Siddàu siast ingùnis"! (Che tu possa essere "sigillato" lì!). Lo troviamo nelle carte antiche. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE 1388 figura: Siddu (de) Matheo, ville Selluri (Seddòri - Sanluri). Attualmente il cognome Siddu è presente in 43 Comuni d'Italia, di cui 21 in Sardegna (sud): Villamar 37, Cagliari 27, Oristano 12, etc.

SIDONE
SIDONI
SIDONIA
SIDONIO

Sidone è quasi unico, Sidoni ha un ceppo nel bergamasco a Chiuduno, uno nell'aquilano ad Avezzano e L'Aquila, ed uno a Roma, Sidonia, praticamente unico, è abruzzese, Sidonio, molto molto raro, ha un piccolo ceppo a Cassolnovo nel pavese, uno a Cepagatti nel pescarese ed uno nel frusinate a Cervaro e Cassino, potrebbero derivare dalla Gens Sidonia, o anche dal cognomen latino Sidonius, di cui abbiamo un esempio con il Patrizio Romano e scrittore gallo latino del V° secolo Caius Sollius Apollinaris Modestus Sidonius, anche se non si può escludere che in qualche caso indichino un'origine dalla città di Sidone nell'attuale Libano.

SIDOTI

Sidoti, decisamente siciliano, specifico del palermitano, messinese e catanese, dovrebbe derivare dal cognome spagnolo Sidot, una nobile famiglia delle Asturie, il cognome secondo il Mugnos arrivò in Sicilia con Guerau de Sidot, un suo discendente Alfonso Sidoti venne nominato nel 1443 governatore di Patti da Giovanni II° d'Aragona, da un suo discendente Giandomenico la famiglia si trasferì a Mineo nel catanese, da dove la famiglia giunse anche fino a Palermo.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Cognome siciliano e calabrese, viene dal termine calabrese '
scidoti' = 'gente di Scido', comune in provincia di Reggio Calabria in zona di Aspromonte. G. Rohlfs, Diz. cogn. in Calabria, 1979, p.  247

SIEGATO

Siegato, assolutamente molto molto raro, è specifico di Venezia, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale veneziano arcaico siegato, che indicava chi fosse addetto, in una bottega di falegname, alla segatura del legname, riferendosi probabilmente al mestiere del capostipite.

SIENA

Presente a macchia di leopardo in tutt'Italia, deriva dal toponimo omonimo, in molti casi è di origini ebraiche.

SIERCHIO

Sierchio, quasi unico, sembrerebbe di Calabritto nell'avellinese.

SIFFI

Siffi, assolutamente rarissimo, si direbbe veneto, potrebbe derivare da una modificazione del nome ebraico Saphir con il significato di pieno di delizie, o anche dal nome turco Seyfi, della presenza antica di questo cognome nell'ambiente ebraico di Venezia leggiamo in quest'atto dell'anno 1463: "1463, die 29 decembris. Cum David Mavrogonato Judeus de Creta esset pro suis agendis Mercator in Venetiis et in Appellatione coram Auditoribus Sententiarum et unus papa Cretensis revelasset Capitibus el Consilio .X. certam suspitionem tradimenti et vellet esse secretus, visum fuit Capitibus Consilii .X. quod ipse David, qui fuerat Interpres papatis, relictis rebus suis et Appellatione sua, iret in Cretam ad denotandum Regi Cretae et capi faciendum nominatos et suspectos, quam rem idem David libenter fecit et sagaciter executus fuit omnia. Cumque ibi stando, pro una re habuisset quamdam notitiam de Joanne Gavala, qui volens reincendere proditionem Siffi miserat Litteram et postea percusserat Joannem Milisino, pro qua causa cum ignotum esset quis scripserat illam Litteram et quis percusserat, per Regimen Cretae publicata et per istud Consilium .."; troviamo nel registro dei Notai della Serenissima Repubblica Veneta a Caorle un certo Giovanfrancesco Siffi iscritto come notaio nell'anno 1733 e1734 e un certo Antonio Siffi, probabi.lmente suo figlio, operante dall'anno 1747 all'anno 1784.

SIGHINOLFI

Tipico del modenese, deriva dal nome medioevale Sighinolfo, nome portato ad esempio da un Duca longobardo di Benevento nell'anno 848; di questa cognominizzazione si hanno tracce ad esempio nel Decamerone di Boccaccio, dove si legge: "...e fu chiamata Catella, moglie d'un giovane similmente gentile uomo, chiamato Filippel Sighinolfo, il quale ella, onestissima, più che altra cosa amava e aveva caro...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
II cognome Sighinolfi è ben rappresentato a Nonantola. Muove dal personale medievale
Sigenulfus (sec. IX), di chiara origine germanica (da *sigu - «vittoria» e da *wulfa - «lupo»), cioè «lupo vittorioso o che dà vittoria». Non va dimenticata la sacralità del «lupo» nel mondo germanico, apportatore di fortuna e di vittoria.  F. Violi, Cognomi a Modena e nel Modenese, 1996.

SIGILLO
SIGILLO'

Sigillo è tipicamente di Napoli e del napoletano, Sigillò è specifico del reggino, di Galatro in particolare, Laureana del Borrello ed Anoia, potrebbero derivare dal nome medioevale Sigillus, di cui troviamo traccia in epoca longobarda con un Sigillus Iohannes canonicus, magister et dominus.

SIGISMONDI
SIGISMONDO

Sigismondi ha un ceppo nel bergamasco a Ponteranica in particolare, uno a roma e nel frusinate a Monte San Giovanni Campano ed a Boville Ernica, ed uno tra teatino e pescarese a Chieti, Pescara, Lanciano e Vasto, Sigismondo, molto raro, ha un ceppo nel varesotto, uno nel casertano ed uno nel barese, derivano dal nome germanico Sigismund, ricordiamo Sigismondo di Lussemburgo 1387-1437), re nel 1410 e Imperatore del Sacro Romano Impero dal 1433 al 1437: "...Nos Sigismundus, dei gracia Romanorum imperator semper augustus, ac Hungarie, Bohemie, Dalmacie, Croacie etc. rex, memorie commendamus tenore presencium, significantes quibus expedit universis...".

SIGNANINI

Signanini, molto raro, è della zona tra spezzino e massese, con un ceppo a La Spezia ed a Fivizzano e Licciana Nardi nel massese, questo cognome dovrebbe derivare da un soprannome francese basato sull'antico termine mediovale francese signes, con il quale ci si riferiva al periodo dell'Avvento, iln periodo di quattro settimane che incomincia il 17 dicembre, probabilmente ad indicare così che il capostipite fosse nato in questo periodo.

SIGNATI
SIGNATO

Signati, molto molto raro, ha un piccolo ceppo nel reggino a San Luca e Bovalino, Signato è quasi unico, dovrebbero derivare dal soprannome medioevale Signatus, attribuito a capostipiti che fossero resi identificabili grazie alla presenza di un segno caratteristico, o che possero portatori di un insegna.

SIGNOR
SIGNORA
SIGNORE
SIGNORELLI
SIGNORELLO
SIGNORI
SIGNORIN
SIGNORINI
SIGNORINO

Signor ha un ceppo a Castelcucco (TV) e nelle zone limitrofe di Asolo (TV), presenta inoltre un ceppo a Mortegliano (UD), Signora ha un ceppo a Budoia (PN), Signore ha vari ceppi al sud, nel casertano e napoletano, nel barese e nel potentino, nel Salento e nel catanese, Signorelli ha un importantissimo nucleo lombardo soprattutto tra milanese e bergamasco, presenta inoltre ceppi non secondari nel Lazio, Campania, Calabria e Sicilia, Signorello ha un ceppo a Girifalco (CZ) e vari ceppi in Sicilia, sia Signori che Signorini sembrano avere due aree di distribuzione, il lombardoveneto e la Toscana, Signorin sembra tipico del vicentino zona di   Arzignano e Montorso Vicentino, Signorino è siciliano, con un ceppo a Messina ed uno a Palermo, dovrebbero tutti derivare dall'essere stata la famiglia di un signore con responsabilità e potere, come poteva essere un fattore o anche un piccolo magistrato o comunque qualcuno degno di rispetto.

SIGOTTI

Praticamente unico presenta qualche unità nel sudmilanese.

SILANI
SILANO

Silani è molto raro e sembrerebbe romano, Silano, certamente raro, dovrebbe avere due ceppi, uno nel torinese ed uno nell'avellinese, potrebbero derivare dall'etnico silano (della Sila, regione calabrese), ma più probabilmente derivano dal cognomen latino Silanus,Creticus Silanus, proconsole dell'Asia nel 22 d.C., è citato ad esempio da Tacito nei suoi Annales: "...bellum adversus Parthos sumendum erat, rector Syriae Creticus Silanus excitum custodia circumdat, ...", nome passato nel medioevo anche come indicatore di località legate, normalmente per possesso, a qualche Silano, come si può vedere nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale sotto l'anno 1157 in una carta venditionis: "...una cum noticia propinquorum parentum meorum quorum nomina sunt Ugo Gualapus pater meus et Guifredus de Silano avunculus meus...", dal de Silano al cognome Silano il passo è breve.

SILANOS
SILANUS

Decisamente sardi, Silanos è specifico di Alghero (SS), Silanus, molto più raro, sembrerebbe del cagliaritano, dovrebbero derivare dal toponimo Silanus (NU), paese molto antico che prende il nome dal deus Silvanus (il dio romano dei boschi), altamente improbabile una connessione con il cognomen latino Silanus (citato ad esempio sotto la voce CALVISE).

SILENTE
SILENTI
SILENZI
SILENZIO

Silente e Silenti, assolutamente rarissimi, sono del napoletano, Silenzi ha un ceppo tra anconetano, maceratese ed ascolano, in particolare  nel Piceno a Porto San Giorgio, Sant'Elpidio a Mare, Montegiorgio, San Benedetto del Tronto, Montegranaro, Porto Sant'Elpidio, Fermo e Grottazzolina, e a Civitanova Marche nel maceratese, ed uno molto consistente a Roma ed a Frosinone, Silenzio, estremamente raro, ha sparute presenze tra Lazio, Campania e Sicilia, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome medioevale latino Silentius (Silenzioso).

SILI
SILIO

Sili è della fascia che comprende il grossetano, il viterbese, la provincia romana e il frusinate, con concentrazioni particolari a Roma, Monte San Giovanni Campano (FR), Tuscania (VT) e nel grossetano a Massa Marittima, Grosseto e Follonica, Silio è praticamente unico, dovrebbero derivare dalla Gens Silia, o dal nomen latino Silius, di cui abbiamo un illustre esempio con Tiberius Catius Asconius Silius Italicus (~25 - ~101) più noto semplicemente come Silio Italico, l'autore del poema epico Punica, in 17 libri e 12.200 versi, che sviluppa il tema della seconda guerra punica, in alcuni casi questi cognomi potrebbero anche derivare dall'aferesi di nomi come Ersilio o Marsilio.

SILINGARDI
SILLINGARDI

Entrambi tipici del modenese, Silingardi è il più diffuso, in particolare a Modena, Carpi e Formigine nel modenese ed a Reggio Emilia, Casalgrande e Scandiano nel reggiano, Sillingardi, decisamente più raro, parrebbe specifico soprattutto di Modena, dovrebbero derivare dal nome medioevale Silingardus di cui abbiamo un esempio a Modena nella Dissertatio Prima di Ludovico Muratori riferita all'epoca longobarda: "...Susceptum a Leodoino hoc opus non fuit contra formidatum Hungarorum impetum; nam hic Mutinensium Episcopus (quem Silingardus & Ughellius Leodoindum appellant, quum tarnen Leudoinum, seu Leodoinum veteres Chartae nominent) vivere desiit ante Annum DCCCXCVIII....".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
II cognome Sillingardi ha ampia diffusione a Modena. Meno diffusa è la forma Siligardi, senza infisso nasale (-n-), che è peraltro la forma più antica. Risale ad un nome proprio
Siligardus, d'origine germanica: tanto un Siligard longobardo (composto da Sili - o Silo e Gardo) quanto un Siligards burgundico. Il nome non figura nelle carte altomedievali modenesi. F. Violi, Cognomi a Modena e nel Modenese, 1996.

SILINI
SILINO

Silini è specifico del bresciano e bergamasco, Silino è quasi unico, potrebbero derivare da ipocoristici aferetici di nomi come Ersilio o Marsilio o anche dal nome latino Silinus: "...Orator, Fortunatus, Felix, et Silinus martyres, apud Alexandriam pro Christi nomine fame et inedia interfecti sunt...".

SILIPO

Tipico calabrese della provincia di Catanzaro, troviamo traccia di questa cognominizzazione in un atto di donazione del conte di Calabria e Sicilia Ruggero alla diocesi di Mileto nel 1086, dove viene citato un Nicolaum Sillopem cum filis.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Silipo è cognome calabrese che viene dal termine dialettale '
sìlipu' = sorta di graminacea. Rohlfs 247.

SILIQUA
SILIQUINI

Siliqua, praticamente unico, ha oggi una sola presenza nel bresciano, Siliquini ha un ceppo a Rimini e Misano Adriatico nel riminese, un ceppo marchigiano nell'ascolano, a Castignano, San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno e Castel di Lama, ed uno a Roma, dovrebbe derivare da nomi di località o soprannomi originati dal termine italiano siliqua a sua volta derivato dal latino siliqua (baccello, la buccia che contiene i legumi).

SILLA

Tipico del centro Italia, di Roma e di Scanno (AQ) in particolare, dovrebbe derivare dal cognomen latino Silla, portato dal famoso uomo politico e generale romano, dittatore dall'82 al 79 aC Lucio Cornelio Silla.

SILLETTA
SILLETTI

Silletta è tipico di San Giovanni in Fiore nel cosentino, Silletti è specifico dell'area che comprende il barese ed il materano, Santeramo in Colle nel barese in particolare, ma ben presente anche a Sannicandro di Bari nel barese, ed a Pisticci, Montalbano Jonico, Bernalda e Policoro nel materano, potrebbe trattarsi di cognomi derivati da forme ipocoristiche del cognomen latino Silla, il cui più famoso portatore fu il tiranno romano Lucio Cornelio Silla Console e generale romano del primo secolo a. C., quello della prima guerra civile romana contro Mario, ma è anche possibile, se non più probabile, che derivino invece da soprannomi originati dal vocabolo dialettale calabrolucano silletta (sorta di pitale smaltato).

SILVA

Specifico della zona che va dal comasco al parmense, passando per il milanese, il pavese ed il piacentino, dovrebbe derivare da un identificativo di località, vicinanza con un bosco o selva. Troviamo i Selva, fin dal XIII° secolo come nobile famiglia della Val D'Ossola, importante personaggio fu Paolo Silva (1476-1536), comandante militare arruolato al servizio di Luigi XII e Francesco I Re di Francia.

SILVAGGIO

Estremamente raro, sembrerebbe avere un ceppo in provincia di Vibo Valentia, tra Maierato e Filogaso, ed uno in quella di Campobasso a Ripabottoni, dovrebbe derivare dal una modificazione del cognome Selvaggio. (vedi Selvaggio)

SILVAGNA
SILVAGNI
SILVAGNO

Silvagna, quasi unico, sembrerebbe lombardo, Silvagni ha un ceppo romagnolo, a Faenza, Ravenna e Russi nel ravennate, a Rimini, Riccione, Bellaria Igea Marina, e Cattolica nel riminese ed a Savignano sul rubicone nel cesenate, ha un ceppo nell'aquilano ad Avezzano ed Ortona dei Marsi, un ceppo a Roma ed uno molto piccolo a Grimaldi nel cosentino, Silvagno ha un piccolo ceppo nell'alessandrino ed a Genova, dovrebbero derivare da alterazioni dialettali del cognomen latino e nome medioevale Silvaneus o Silvanus.

SILVANA
SILVANI
SILVANO

Silvana è assolutamente rarissimo, Silvani ha un ceppo nel milanese  e pavese, uno nel forlivese tra Bagno di Romagna e Forlì, uno umbro a Spoleto (PG) e ad Amelia (TR), uno a Villafranca In Lunigiana (MS), uno a Roma ed in Sicilia ad Acireale (CT), Silvano ha un ceppo tra alessandrino e genovese, uno a Napoli e Cercola (NA), uno nel potentino tra Ruoti e Bella ed a Matera, e un ceppo a Matino (LE), derivano tutti dal cognomen latino Silvanus di cui abbiamo un esempio in Marcus Plautius Silvanus console romano del II° secolo d.C.: "...cum diuturna incuria Galliae caedes acerbas rapinasque et incendia barbaris licenter grassantibus nullo iuvante perferrent, Silvanus pedestris militiae rector ut efficax ad haec corrigenda principis iussu perrexit...".

SILVERI
SILVERIO

Silveri è tipico della fascia centrale che comprende maceratese e Piceno, Umbria, Abruzzo e Lazio centrosettentrionale, Silverio ha un piccolo ceppo nell'alto udinese, a Paluzza, Cercivento e Paularo, uno nel teramano, uno nel romano ed uno molto piccolo nel salernitano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Silverius, ricordiamo con questo nome San Silverio papa e martire che, per ordine dell'imperatrice Teodora, fu costretto ad abdicare e mandato in esilio, dove morì martire.

SILVESTRA
SILVESTRE
SILVESTRI
SILVESTRINI
SILVESTRINO
SILVESTRIS
SILVESTRO

Silvestra è quasi unico e dovrebbe trattarsi di un errore di trascrizione del cognome Silvestre decisamente napoletano, Silvestri è panitaliano, Silvestrini ha ceppi tra padovano e veneziano, in Emilia, Romagna, Marche, Umbria e Lazio, Silvestrino, assolutamente rarissimo, parrebbe del napoletano, Silvestris, molto raro, è tipico di Bisceglie nel barese, del barese stesso e del foggiano, mentre Silvestro ha un ceppo napoletano e ne presenta uno in Sicilia nel messinese, derivano dal nome latino Silvester, ricordiamo San Silvestro  vescovo di Roma  dal 314 al 335, della cui elezione a Papa si può leggere: "...Morto igitur Melchiade, episcopo urbis Romae, Silvester ab omni plebe plurimum renitens in summum pontificem est electus..". Tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad esempio a Livigno agli inizi del 1500 con il parroco di Livigno Giacomo Silvestri.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Il cognome deriva dal nome Silvestro. Si tratta di un cognome abbastanza diffuso in quasi tutte le regioni italiane.Tra l'altro questo cognome appare a Livigno (So) verso la fine del Quattrocento. sempre a Livigno  nello stato d'anime del 1784 i Silvestri sono presenti con una decina di "fuochi". Oggi a Livigno si contano un centinaio di famiglie Silvestri.

SILVETTI
SILVI
SILVIA
SILVIO

Silvetti ha un piccolo ceppo nel bergamasco, uno nel sassarese, uno tra maceratese e Piceno, uno nel pescarese, uno a Roma ed uno ad Ischia, Silvi è tipico della fascia centrale che comprende Marche, Umbria e Lazio, con un ceppo anche nel pisano ed uno nel reggiano, Silvia ha un nucleo a Pantelleria (TP), con ceppi a Palermo, Marsala (TP) ed Avola nel siracusano, Silvio, molto raro, ha un piccolo ceppo a Roma, uno a Lacco Ameno nel napoletano ed uno a Lucca Sicula nell'agrigentino ed a Librizzi nel messinese, dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome della Gens sabina Silvia, probabile famiglia di origine di Romolo, il fondatore di Roma, come possiamo leggere in Ab Urbe Condita  di Tito Livio: "...Pax ita convenerat ut Etruscis Latinisque fluvius Albula, quem nunc Tiberim vocant, finis esset. Silvius deinde regnat Ascani filius, casu quodam in silvis natus; is Aeneam Silvium creat; is deinde Latinum Silvium. Ab eo coloniae aliquot deductae, Prisci Latini appellati. Mansit Silviis postea omnibus cognomen, qui Albae regnarunt. Latino Alba ortus, Alba Atys, Atye Capys, Capye Capetus, Capeto Tiberinus, qui in traiectu Albulae amnis submersus celebre ad posteros nomen flumini dedit. Agrippa inde Tiberini filius, post Agrippam Romulus Silvius a patre accepto imperio regnat. ...", o dal suo gentilizio Silvius, Silvia.

SILVINI

Silvini, assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere piccolissimi ceppi nel savonese ed in Abruzzo, dove potrebbe originare da una specie di forma etnica relativa al paese di Silvi nel teramano, esiste sempre comunque la possibilità che si tratti di una forma ipocoristica del nome Silvio, o che derivi dalla Gens Silvia.

SIMA
SIMAZ
SIME
SIMEC

Sima, molto molto raro, parrebbe di Tarvisio, Sime e Simec sono quasi unici, dovrebbero essere tutti forme alterate derivate da Simaz, che è tipico di San Leonardo (UD) e dell'udinese e che deriva dal nome slavo Simac, una forma croata del nome Simone o Simeone, in alcuni casi potrebbe derivare dal nome di località Simaz nellla zona di Lusevera nell'udinese.

SIMBENI

Simbeni è specifico della zona tra veronese e bresciano, deriva da una modificazione dell'aferesi del nome Nascimbene. (vedi Nascimbene)

SIMBULA
SIMULA

Simbula è specifico di Cagliari e del cagliaritano a Serdiana, Malacalagonis, Decimomannu, Ussana, Quartu Sant'Elena e Dolianova, dell'oristanese, a Cabras, Oristano e Sini, del Medio Campidano a Genuri, Serramanna e Segariu, e di Portoscuso nell'iglesiente, Simula è tipicamente sardo, molto diffuso a Sassari, Ittiri, Alghero, Uri, Porto Torres ed Olmedo nel sassarese, con un ceppo anche a Cagliari e Nuoro, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine sardo simbua (semola), attraverso i suoi derivati simbula o simula, probabilmente ad indicare la professione di mugnaio svolta dai capostipiti.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SIMBULA; SIMULA:
simula in logudorese, simbula in campidanese è la semola: farina di seconda qualità, per il Wagner, ma per noi è assolutamente la farina di prima qualità: sa simbula, da cui si fa il pane duro: su coccòi a pitzus,  su coccòi de sa festa = il pane delle feste: su coccòi de Pasca = il pane di Pasqua. Su coccòi de is isposus = il pane degli sposi. E tanto è che il latino "simila" è proprio il fiore della farina, la semola, non la crusca come taluno afferma! Il cognome è presente negli antichi documenti della storia e della lingua della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, abbiamo: Simbula Mirai. Ville Alary, * Alary. Alari - distrutto. Contrate Partis Varicati - Barigadu; Simbula Nicolao, ville Seuis, * Seuis. Seui - Laconi- Contrate partis Alença: attualmente Seui è un bellissimo paese della provincia dell'Ogliastra, nella regione storica della Barbagia di Seulo. Attualmente il cognome Simbula è presente in 126 Comuni italiani, di cui 65 in Sardegna: Cagliari 86, Cabras 58, Oristano 57, Sini 34, etc. Il cognome Simula è presente in 112 Comuni italiani, di cui 41 in Sardegna: Sassari 351, Ittiri 197, Alghero 95, etc.

SIMEONE
SIMEONI
SIMON
SIMONACCI
SIMONAZZI
SIMONCELLI
SIMONCINI
SIMONE
SIMONELLA
SIMONELLI
SIMONETTA
SIMONETTI
SIMONETTO
SIMONI
SIMONINI

Simeone ha un nucleo nel napoletano ed uno in Puglia, Simeoni ha un ceppo nelle Tre Venezie ed uno nel Lazio, Simon è tipico veneto con un ceppo nella zona di Portogruaro e Concordia Sagittaria nel veneziano ed uno a Follina nel trevisano, Simonacci ha un ceppo nel maceratese a Recanati e Potenza Picena, ed uno a Roma, Simonazzi è tipico dell'area che comprende mantovano e reggiano, Simoncelli ha un nucleo tra pesarese e forlivese, uno in provincia di Roma ed uno tra basso Trentino e bresciano, Simoncini è specifico della fascia che comprende il forlivese, la Toscana, le Marche, l'Umbria e l'alto Lazio, Simone è tipico del centrosud, Simonella ha un ceppo nel veneziano a Santo Stino di Livenza e Iesolo ed uno nel Piceno a Montalto Delle Marche nell'ascolano, Simonelli è specifico del basso Lazio e Campania, con un possibile ceppo  sulla costa tra bassa Liguria ed alta Toscana ed uno tra bergamasco e bresciano, Simonetta parrebbe originario della Calabria, del reggino in particolare, ma presenta un ceppo lombardo forse non secondario, Simonetti è decisamente panitaliano, Simonetto è decisamente veneto, soprattutto delle province di Padova e Vicenza, Simoni del centronord, Simonini ha tre ceppi, nel bresciano, nel modenese e nel lucchese, derivano tutti, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome biblico Simone. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio alla fine del 1500 a Roma con il cardinale Hieronymus Simoncellus, nell'elenco degli scolari dell'Università di Perugia compaiono Octavius Simoncellus abruzzese e un certo Petrus Simon Simoncellus marchigiano.

SIMILE
SIMILI

Simile, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione di Simili, che ha vari ceppi sparsi qua e là per l'Italia, ha un ceppo a Bologna, uno a Pisa, uno a Roma, uno a Lizzano nel tarentino e ad Ostuni nel brindisino, ed uno nel catanese a Mineo, Catania e Palagonia, questo cognome dovrebbe derivare dal nome personale latino e cognomen Similis, di cui abbiamo un esempio d'uso in un'antica lapide sulla via Tiburtina a Roma: "Heus Viator, Miraculum! Hic vir et uxor non litigant. Non procul a foro Judaeorum Priscae cujusdam habetur. Julia Prisca vixit annos LXXVI. Nihil unquam peccavit, Nisi quod mortua est. Adriani Imp. militiae Praefectus, Similis dictus, hanc tumuli epigraphen meruit. Similis hic jacet, Cujusaetas multorum quidem annorum fuit, Seprem tamen duntaxat vixit, Quibus vixit sibi Cremonae in Ecclesia S. Angeli illud extat....".

SIMINA
SIMINI
SIMINO

Simina rarissimo è calabrese, Simini tipico pugliese ha forse anche un ceppo lucano, Simino sembrerebbe lombardo o piemontese, dovrebbe derivare dal nome medioevale Siminus citato ad esempio nel libro delle meraviglie di Weimar  Weimarer Wunderbuch, del 1400.
integrazioni fornite da Ezio Simini Schio (VI)
La famiglia Simini è originaria (almeno dal 1100) di Monopol (BA), poi diramatasi nel resto d'Italia. La famiglia Simino è invece originaria di Bolzaneto (GE). Dal 1300 circa è annoverata tra le famiglie nobili di Genova ed è considerata fra le più antiche famiglie nobili di quella città.  I Simini hanno avuto numerose alterazioni del cognome originario Siminus (probabilmente da Cosiminus con la caduta della Co per aferesi. Nel 1750 circa la famiglia Simini di Monopoli, che annoverava notai, si imparentò con la famiglia Borrassa, nobili della prima piazza di Monopoli, di origine spagnola arrivati a Monopoli con l'esercito di Carlo Quinto.

SIMION
SIMIONATI
SIMIONATO
SIMIONE
SIMIONI

Simion, estremamente raro è veneziano, Simionati, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del vicentino, Simionato e Simioni sono tipici veneti, delle province di Vicenza, Padova, Treviso e Venezia, Simione è specifico di Formia (LT), derivano da una modificazione del nome medioevale Simeon di cui abbiamo un esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale all'anno 1112: "...Et persolvere exinde debeat singulis annis ipse Simeon et sui heredes eidem Brunonis presbiter a parte ecclesia plebis et canonice Sancti Victoris sita in castro Varise...", dell'uso di questa modificazione abbiamo un esempio a Foza (VI) nel 1500 con un certo Simion Capellari.

SIMONATO

Simonato è tipico del Veneto e del Friuli, in particolare del vicentino, padovano e veneziano, si dovrebbe trattare di una forma patronimica veneta individuabile dalla terminazione in -ato, che sta per figlio di un certo Simone.

SIMONCIG
SIMONIC
SIMONIG
SIMONIGH

Simoncig, molto molto raro, quasi scomparso, è tipico della valle del Natisone, Simonic è triestino, Simonig e Simonigh, decisamente friulani, sono tutti estremamente rari, dovrebbero derivare da forme patronimiche di tipo sloveno in -ic o -ig del nome slavo Simon (Simone).

SIMOND
SIMONDET
SIMONDETTI
SIMONDI
SIMONDO

Simond, assolutamente rarissimo è del basso torinese occidentale, Simondet è praticamente scomparso in Italia, Simondetti è presente in modo molto sporadico in Lombardia e Piemonte, Simondi è abbastanza diffuso a Torino e nel torinese e, nel cuneese, a Cuneo e Dronero, Simondo, molto raro, è caratteristico di Imperia e dell'imperiese.
integrazione fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Simondo, che, per tramite del francese Simond, nasce da un'italianizzazione del nome germanico Siegmund, meglio conosciuto nella forma Sigismondo (vedi Sigismondi). Per quanto proponibile, invece, pare meno probabile una connessione col nome Simone, dovuta a un'epitesi della -d- nel francese Simon - va notato, in effetti, che in francese vi è una curiosa assonanza fra i nomi Simon (Simone) e Simond (Sigismondo), soprattutto perché la pronuncia è praticamente identica. In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti.

SIMONELIG

Simonelig quasi scomparso, è tipico della valle del Natisone, si dovrebbe trattare di una forma patronimica di tipo sloveno in -ig di un ipocoristico veneto del nome italiano Simone.

SIMONESCHI

Simoneschi ha un ceppo a Spoleto nel perugino ed uno a Terracina nel latinense ed a Roma, dovrebbe trattarsi di un ramo cadetto di una famiglia Simoni, il suffisso -eschi, con valore di appartenenza, sta ad indicare una relazione subordinata con una famiglia il cui capostipite si fosse chiamato Simone.

SIMONITTI
SIMONITTO
SIMONUTTI

Simonitti, estremamente raro, è dell'udinese, Simonitto, leggermente meno raro, sempre dell'udinese è di Basiliano in particolare, Simonutti è decisamente friulano, specifico della provincia di Pordenone e di Pinzano al Tagliamento in particolare, si dovrebbe trattare di varie forme patronimiche dialettali friulane individuabile dalla terminazione in -utti, -itti o -itto, che stanno per il figlio di, riferito a dei capostipiti il cui padre si chiamasse Simone.

SIMONTACCHI

Simontacchi è specifico della parte nordoccidentale della Lombardia, di Lonate Pozzolo nel varesotto e di Vanzaghello nel milanese, dovrebbe trattarsi di un cognome, originario di Lonate e composto in epoca cinquescentesca dai cognomi Simoni e Tacchi, quest'ultimo (vedi TACCA) è uno dei cognomi più antichi della zona di Lonate Pozzolo.

SIMPLICIO

Simplicio, estremamente raro, ha presenze nel meridione ed in Sicilia, con un piccolissimo ceppo a Squinzano nel leccese e nel barese, dovrebbe derivare dal cognomen latino Simplicius, nome anche di un filosofo neoplatonico.

SINAGOGA

Molto raro è tipico di Cassino (FR), dovrebbe essere un cognome di origini ebraiche (la Sinagoga è il luogo di culto ebraico), appartenuto probabilmente ad ebrei convertiti al cristianesimo. Famosa la famiglia ebraica romana dei Da Sinagoga. Un ramo di questa famiglia si trasferì in Toscana nel XIV-XV secolo, cambiando il cognome in Da Pisa, illustri banchieri e uomini di cultura.

SINAGRA

Sinagra sembra tipicamente siciliano, di Palermo dove c'è la massima concentrazione, ma con ceppi anche a Sinagra (ME), a Favignana (TP) e a Porto Empedocle (AG), oltre all'evidente derivazione dal toponimo Sinagra (ME), si potrebbe ipotizzare una derivazione da una modificazione dialettale del nome greco Xenagoras, è famoso lo storico greco con questo nome vissuto nel terzo secolo d. C..

SINATRA

Tipico della Sicilia sudorientale, con un ceppo anche nel palermitano, deriva da una modificazione dialettale del vocabolo latino senator (senatore).  Si trovano tracce di questa famiglia a Cannizzaro (CT) nel 1600.

SINATTI

Sinatti è specifico di Arezzo, con un ceppo anche a Firenze, a Monteroni d'Arbia nel senese e ad Agliana nel pistoiese, dovrebbe derivare dal nome medioevale toscano Sinatto, di cui abbiamo un esempio d'uso ne il Libro del Cortegiano di Baldesar Castiglione (1478-1529): "...Questa Camma fu una bellissima giovane, ornata di tanta modestia e gentil costumi, che non men per questo che per la bellezza era maravigliosa; e sopra l'altre cose con tutto il core amava suo marito, il quale si chiamava Sinatto. Intervenne che un altro gentilomo, il quale era di molto maggior stato che Sinatto e quasi tiranno di quella città dove abitavano, s'innamorò di questa giovane; e dopo l'aver lungamente tentato per ogni via e modo d'acquistarla, e tutto in vano, persuadendosi che lo amor che essa portava al marito fosse la sola cagione che ostasse a' suoi desidèri, fece ammazzar questo Sinatto....".

SINDACO
SINDICO

Entrambi tipicamente salentini del leccese, Sindico, tipico di Castrignano de' Greci e di Carpignano Salentino nel leccese, è una forma dialettale del più comune Sindaco che è specifico di Collepasso, Galatina e Melendugno sempre nel leccese, dovrebbero derivare dal fatto che i capostipiti abbiano ricoperto la carica di sindaco della loro comunità.

SINELABE

Estremamente raro Sinelabe sembrerebbe specifico del teatino e di San Giovanni Teatino in particolare.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Rarissimo cognome abruzzese presente solo a S. Giovanni Teatino, Francavilla al Mare, Pescara. Potrebbe venire direttamente dal latino
sine labe concepta = concepita senza peccato, attributo di Maria Vergine.
integrazioni fornite da Andrea Balzarotti
A tale proposito è bene precisare che lo stemma della famiglia è composto della scienza dell'annunciazione di Maria Vergine su sfondo argenteo. Sotto lo scudo, il cartiglio indica il motto latino "
Sine Labe Concepta".

SINI
SINIS

Sini è molto diffuso in tutta la Sardegna, soprattutto nella parte settentrionale dell'isola, Sinis, anch'esso sardo, ha un ceppo ad Assemini nel cagliaritano, ad Oristano e ad Alghero nel sassarese, dovrebbero derivare dal nome del paese di Sini nell'oristanese, indicando così l'origine da quel paese da parte dei capostipiti, il paese, molto antico, risalente all'età nuragica, ebbe in epoca romana un discreto sviluppo.  Antonio Sini nel 1741 ricevette il titolo di Cavaliere Ereditario potendosi fregiare del titolo di Don.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SINI; SINIS: crediamo che i due cognomi derivino da
Sini, centro abitato della provincia di Oristano (Sardegna), di 597 abitanti. Non conosciamo con certezza, per il momento, l'etimologia della parola, anche se la natura del terreno dove sorgeva e sorge il paese ci fa pensare alla voce latina sinus intesa come sinuosità, collina. Nel testo del Fara, "in Sardiniae Chorographiam", al capitolo, "de Usellus urbe et dioecesi"(riga 27), troviamo: .in qua sunt oppida Sezus, Genuris, Sinis, Baradilis, Baressae, Acenis, etc. In periodo medioevale, il paese, villa, bidda, appartenne alla Curadorìa di Marmilla, nel regno giudicale di Arborea. Dopo la caduta del regno di Arborea, dal 1410 fece parte del regno catalano aragonese di Sardegna. Nel 1928 il Comune fu soppresso ed aggregato al Comune di Baressa. Dal 1945 è di nuovo Comune autonomo. La voce è presente come cognome negli antichi documenti della lingua e della storia della Sardegna. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, troviamo:  de Sini  Michael - de Aristanni, *** Aristanni, Oristano: elenco dei nomi dei firmatari della PETIZIONE. Omnes cives mercatores et habitatores dicte civitatis.nisi pastores bestiaminum et quorum dificulter demorari non poterant.congregati. Porta la data : die XIIII mensis Januarii M°. CCC°. LXXXVIII° et etc. Ricordiamo inoltre che il cognome Dessì, presente in maniera abbastanza numerosa nelle carte antiche(vedi Dessì), all'origine era De Sini > De Sîi  >Dessi. Nella storia ricordiamo Gaspare Sini, Sassarese(1770 -1816), condannato a morte per aver partecipato alla « congiura » di GiommariaAngioy. Attualmente il cognome Sini è presente in 266 Comuni italiani, di cui 102 in Sardegna : Sassari 449, Castelsardo 153, Alghero 149, Porto Torres 98, etc. Il cognome Sinis è presente in 24 Comuni italiani, di cui 20 in Sardegna: Assemini 36, Oristano 26, Alghero 10, etc.

SINIBALDI

Ha un nucleo importante nel Lazio e Umbria, ma sembrerebbe esserci anche un ceppo bergamasco ed uno veneto, deriva dal nome longobardo Sinibaldus, in una lapide del 1200 si legge: "Annis exactis bis senis mille ducentis hoc ipso fieri tempore cepit opus Angelerus erat cum Bonnome consul tertius hic iuntus vir Sinibaldus erat ", nel 1300 possiamo leggere: "...fr. Sinibaldus Pennini, germanus fratris Ricculdi, de populo Sancti Petri Maioris, sacerdos et predicator; fuit plebanus in seculo, post quod ordini se subiciens, completis XXIIII annis in ordine, de hac luce migravit ad Christum..."; tracce di questa cognominizzazione si hanno ad esempio a Montelupo (FI) dove nacque lo scultore e architetto Bartolomeo Sinibaldi, più noto come Baccio da Montelupo (1469-1535) e all'università di Perugia risulta iscritto nel 1585 un certo Sinibaldus de Sinibaldis.

SINICCO
SINICO

Sinicco è specifico dell'udinese, in particolare di Lusevera, Udine e Premariacco, Sinico, molto più diffuso, ha un ceppo a Trieste, ma il grosso è concentrato nel vicentino, a Montecchio Maggiore, Sarego, Nogarole Vicentino, Trissino, Arzignano e Vicenza, con un piccolo ceppo anche a badia Polesine nel rovigoto ed uno a Ospedaletto Euganeo nel padovano, potrebbero derivare da un'italianizzazione del vocabolo cimbro sinick (canto, ma anche cantore), l'ipotesi che possa derivare dal vocabolo latino sinicus (cinese, della Cina) appare non molto probabile.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Sinico è cognome veneto che secondo Olivieri 209 deriva dal termine veneto '
sinico' = syndacus.

SINISCALCHI
SINISCALCO

Siniscalchi è molto diffuso in Campaniaa Salerno, Napoli e nell'avellinese a Quindici e Lauro, con ceppi anche in Calabria a Crotone ed in Sicilia a Palermo e Siracusa, Siniscalco ha un ceppo a Baronissi (SA) ed uno a Napoli, derivano dalla carica di Siniscalco o maggiordomo reale dal vocabolo tardo latino siniscalcus (servitore anziano).

SINISGALLI

Sinisgalli è specifico del potentino, in particolare di Gallicchio, potrebbe derivare da un antico soprannome originato da una modificazione del termine latino senis (vecchio) unito al termine gallus (della Gallia), forse ad indicare che il capostipite era un vecchio legionario delle Gallie, ma non si può escludere che possa invece trattarsi di un'alterazione del vocabolo tardo latino siniscalcus (vedi SINISCALCHI).

SINITO
SINITO'

Sinito sembra essere tipico dell'ennese, di Centuripe in particolare e di Cesarò (ME), Sinitò, più raro è tipico del catanese, di Belpasso soprattutto, dovrebbero essere forme diverse dello stesso cognome che dovrebbe derivare da soprannomi originati dal vocabolo greco synetòs (vecchio saggio).

SINNI
SINNO

Sinni ha un ceppo a Tocco da Casauria nel pescarese, Sinno ha un ceppo  a Napoli e nel salernitano a Montecorvino Rovella e Battipaglia ed a Matera, potrebbero derivare dalla toponomastica come Valsinni nel materano o dalla zona del fiume Sinni chiamato anticamente anche Sinno.

SINOPOLI
SINOPOLO

Sinopoli ha un grosso ceppo calabrese nel catanzarese, a Catanzaro, Lamezia Terme, Davoli, Satriano, Soverato, Borgia e Squillace, a Crotone, a Monasterace nel reggino ed a San Marco Argentano nel cosentino, ed uno siciliano, a Messina, a Mirabella Imbaccari e Caltagirone nel catanese ed a Palermo, Sinopolo, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, dovrebbero derivare dal nome della città di Sinopoli nel reggino.

SINTINI
SINTINO

Sintini è un cognome tipicamente romagnolo, di Ravenna, Bagnacavallo e Russi nel ravennate e di Cesenatico e Cesena nel cesenate, Sintino è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nomen latino Sintinus, ricordiamo che il primo console romano di origine plebea nel 366 a.C. fu un tale Sextus Sintinus Lateranus.

SION
SIONE
SIONI
SIONIS

Sion è rarissimo, Sione, sempre molto raro, sembrerebbe specifico dell'udinese, Sioni parrebbe avere due ceppi, nell'udinese e nel campidano, Sionis è sardo, della parte meridionale dell'isola, dovrebbero essere tutti di origine ebraica, infatti Sion è il nome del monte su cui venne costruita Gerusalemme e per estensione con quel nome si intende sia tutta la città sia tutta la nazione ebraica, ed è anche un nome abbastanza diffuso presso gli ebrei, potrebbe quindi trattarsi di una cognominizzazione dal nome del capostipite, anche se non si può escludere, per i ceppi veneto, friulani una derivazione da un soprannome originato dal termine veneto siòn, che significava imbuto, gorgo, strumento atto a travasare il vino e per estensione gran bevitore.

SIORI

Siori, molto raro, specifico della Lombardia ai confini con l'Emilia, è tipico di Maleo nel lodigiano, ai confini con il fiume Po, e del vicino paese cremonese di Pizzighettone, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo cremonese siörri o sieurri (signori, benestanti, ricchi), probabilmente ad indicare una condizione agiata della famiglia.

SIPIONE
SIPIONI

Sipione ha un ceppo siciliano nell'area che comprende il catanese, il ragusano ed in particolare il siracusano, ed uno romano, Sipioni, quasi unico parrebbe romano, dovrebbero derivare da alterazioni del nome latino Scipio, Scipionis (vedi SCIPI).

SIRACH
SIRCH
SIRK

Sirach è assolutamente rarissimo, Sirch è tipico di Udine e dell'udinese e di Gorizia, Sirk è specifico di Trieste e del triestino e di Gorizia e del goriziano, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine slavo sirek (granoturco), forse perche il capostipite ne era un coltivatore o perchè ricordava il colore del granturco nei capelli.

SIRACUSA
SIRAGUSA

Entrambi diffusissimi in Sicilia, Siracusa ha ceppi anche a Bari, Lazio, Toscana ed al nord, Siragusa ne ha nel cosentino, nel barese, nel romano e latinense ed al nord, derivano dal toponimo siciliano di Siracusa, in alcuni casi possono essere di origini ebraiche.

SIRACUSANO
SIRAGUSANO

Siracusano è decisamente siciliano, della parte orientale dell'isola, di Messina in particolare e di Sant'Angelo di Brolo nel messinese, di Lentini nel siracusano e di Catania, Siragusano è tipico del messinese, di Sant'Angelo di Brolo e Brolo, dovrebbe trattarsi di forme etniche anche dialettali relative alla città di Siracusa, indicandola come luogo di provenienza dei capostipiti.

SIRI
SIRO
SIRONE
SIRONI

Siri è tipico della Liguria centro occidentale, Siro, molto molto raro è anch'esso ligure, Sirone, assolutamente rarissimo, parrebbe dell'agrigentino, Sironi è tipico lombardo che dovrebbe derivare dal toponimo Sirone (LC), con un ceppo anche nel genovese ed uno nel reggiano, derivano soprattutto dal nome latino Siro o dalla forma indiretta Sirone (Siro, Sironis) di cui abbiamo un esempio con il famoso filosofo epicureo della cui scuola di Napoli fu discepolo anche Virgilio.

SIRIANI
SIRIANO
SORIANI
SORIANO
SURIANI
SURIANO

Siriani è assolutamente rarissimo, così come Siriano, sono probabilmente errori di trascrizione di Soriani che ha un ceppo nel milanese, uno tra mantovano, rovigoto e ferrarese, uno in Toscana, uno nel pesarese ed a Roma, o di Soriano che è ben diffuso in Molise, Campania, barese e foggiano e valentiano, Suriani ha un ceppo nel perugino, a Magione e Perugia ed uno nel teatino, a Vasto ed Atessa, Suriano è molto diffuso in tutto il sud, soprattutto in Puglia, dovrebbero derivare da toponimi come Soriano (MI), Soriano Calabro (VV), Soriano nel Cimino (VT), Campo Soriano (LT), in alcuni casi potrebbe trattarsi di famiglie ebraico sefardite emigrate dalla città di Soria in Spagna.

SIRICO

Sirico è tipico del napoletano, di Caivano, Somma Vesuviana e Napoli e di Salerno, dovrebbe derivare da Sirico, il nome di un borgo della città di Nola nel napoletano, probabile luogo d'origine del capostipite.

SIRIGNANO

Tipico del napoletano e della bassa Irpinia, dovrebbe derivare dal toponimo Sirignano (AV), ma è pure possibile, anche se improbabile, una derivazione dal praenomen latino Serenianus.

SIRIGU

Sirigu è tipicamente sardo, del cagliaritano in particolare di Selegas, Senorbì, Orroli e della stessa Cagliari, dovrebbe derivare da un soprannome originato o dall'aspetto nerboruto del capostipite o dal suo carattere nervoso, ma non si può escvludere che si tratti di una forma etnica del paese di Siris nell'oristanese.
integrazioni fornite da Antonello Sirigu
Sirigu potrebbe anche derivare dallo spagnolo
sirgo, che significa seta ritorta, tra l'altro nella pronuncia dialettale difficilmente si dice sirigu, ma per lo più sirgu. In questo stesso filone potrebbe anche derivare dal latino sericus che significa di seta, da cui deriva poi anche l'aggettivo italiano serico, sempre con il medesimo significato. La parola latina sericus a sua volta deriva dal greco antico shrikos, che deriva da shr, shros ovvero il baco da seta, da collegarsi alla parola di origine non greca seres, che era il nome di un popolo dell'Asia orientale, forse della Cina, tra l'altro celebre per la fabbricazione di stoffe simili alla seta, il cui nome dal canto suo sembra derivare da sei, uguale al coreano sin che significa appunto seta.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SIRIGU:
siricu, nei dialetti centrali, sirigu nel resto dell'isola è il baco da seta: siricus o sericus. Sirigàriu o Serigàrgiu è il nome di un abitato scomparso: significa "allevamento di bachi da seta". Etimologicamente deriva dal greco σηρικάιος (sericàios), che si traduce letteralmente, luogo dove si produce la seta. Qui da noi, nel Sulcis e nel Campidano erano un tempo tanto famosi gli indumenti di seta: camìsas, muccadòris, scialìnus de seda (camicie, fazzoletti, sciali, di seta) (vedi inoltre il cognome Seda). In periodo medioevale fece parte della Curatoria di Campidano o Civita, nel regno giudicale di Cagliari (fu abbandonato nel XIV° secolo ( Di.Sto.Sa di F.C.Casula). Sulla villa di Siricaios, non c'è altro, ma nel testo del Fara, "In Sardiniae Chorographiam", (a pag. 216/10), relativamente al capitolo "Sulcis et Villesglesiarum urbes et diocesis" (riga 42), troviamo.Argenniae, Gulbisae, Gibasturbae, Ardu, Eneladi, Sirici et castrum Baratulis, cum insigni castro Aquae Friae (il famoso Castello del Conte Ugolino). Sirici, quindi Sirico e si trovava sicuramente nei pressi del Castello di Acquafredda, in agro di Siliqua. Sirico e Siricario sono la stessa villa? Noi crediamo di sì. Si può supporre che il cognome Sirigu derivi dal centro abitato scomparso. C'è da dire, inoltre, che Sirico o Siricario era villa sorta dopo il mille, sicuramente non prima, poichè la coltura del baco da seta entra in Italia, in Sicilia prima, in Calabria poi, dopo la conquista musulmana della Sicilia, che avvenne negli anni 836/841. Si può supporre che in periodo tardo bizantino, il baco da seta sia arrivato anche in Sardegna. La conquista araba della Sardegna, non ci fu mai, nonostante i tentativi del "Capo degli Eserciti", Musetto (Mu?ãhid - del 1019- 1020). Troviamo il cognome Sirigu negli antichi documenti medievali della Sardegna, ma non nei Condaghi. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, LPDE del 1388, figurano: Sirighu (de) Paulo, ville Nulvi, * Nulvi...odierno Nulvi. Contrate de Anglona- Chiaramonte ; Sirigu (de) Petro, ville Sagama, *  SAGAMA .Sagama.oppidum.  Contrate Castri Serravallis; Sirigu (de)Antioco, ville Curchuris,* Curchuris.Curcuris: Partis de Montibus; Sirigu (de)Nicolao, curie de Sacargia, * Curie de Sacargia.curia di Saccargia: distrutto - presso Codrongianus (Spano). Nella storia della Sardegna ricordiamo Sirigo Bartolo, vissuto nel primo periodo del regno catalano aragonese di Sardegna. Nel 1378 ottenne in feudo la villa di Sentiori, nella Romangia del Logudoro(Di.Sto.Sa. di F. C. Casula), e nel 1380 il cavalierato ereditario. Nel paese di Alientu, oggi provincia di Olbia Tempo, c'è ancora una famiglia con quel nome(unica in Italia): non sappiamo se si tratti di eredi del nobile Bartolo, o di trascrizione errata di Sirigu?
Attualmente il cognome Sirigu è presente in 141 Comuni italiani, di cui 63 in Sardegna: Cagliari 170, Orroli 133, Senorbì 84, Quartu 38, etc.

SIROCCHI

Sirocchi ha un ceppo a Parma e nel parmense, uno ad Ascoli, Castel di Lama, Comunanza e Folignano nel Piceno ed uno nel romano, potrebbe derivare dal nome medioevale Sirochus, di cui abbiamo un esempio d'uso in questo scritto del 1584: "..Eoque res maxime admiratione digna fuit, quod solae sex magnae illae triremes, quarum vsus antea in huiusmodi naualibus praeliis compertus minime fuerat, sese in orbem vertentes, et tela modo ex prora, modo ex puppi et lateribus vibrantes tantam hostium stragem edere potuerint. In hac tanta hostium clade, Mehemetus Sirochus, qui dextrum eorum cornu ducebat, vt suorum saluti consuleret, a reliqua classe aliquantum seiunctus, littoraque radens, sinistro nostrorum cornu occurrebat. ..", derivato dal turco Siroch, ma è anche possibile che in qualche caso derivi da una forma ipocoristica del nome Siro, nomi probabilmente portati dai capostipiti.

SIROMBRA

Sirombra, ormai quasi scomparso, sembrerebbe ligure, probabilmente del genovese, potrebbe derivare da un'italianizzazione del nome ebraico Shemeber.

SIRUGO

Tipico del siracusano, di Avola in particolare, non si hanno ipotesi accettabili di una possibile origine etimologica.
integrazioni fornite da Gaetano Sirugo
Mi si dice che è di origine anglo/scozzese Ad Avola antica già nel 1480 risulta il nome di un sacerdote Don Antonio Sirugo, un Don Giuseppe Sirugo Capitano delle milizie di Avola e nel 1678 e nel 1682 titolato barone della vignazza Falconara in val di Noto. Nel 1693 l'anno del terremoto si ha menzione di un Don Corrado Sirugo ed di un Sacerdote Don Antonino Sirugo dopo il terremoto un Antonino Sirugo è tesoriere della Citta di Avola. Un certo Melchorre Sirugo figlio di Dorotea Astuto in Sirugo il 15 dicembre 1790 ottiene il titolo di Barone di Meti e Santa Domenica, un Corrado Sirugo il 25 novembre 1815 diviene Barone del medesimo territorio.

SISENNA
SISINNA

Sisenna, assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere un ceppo nel piacentino, Sisinna, forse unico, forse siciliano, potrebbero derivare dal cognomen latino Sisenna, nell' Historia Romana di Velleio Paterculo leggiamo: "...Vetustior Sisenna fuit Caelius, aequalis Sisennae Rutilius Claudiusque Quadrigarius et Valerius Antias....".

SISINNI
SISINNO
SISSINIO
SISSINNI

Sisinni ha un ceppo nel reggino, uno nella zona di Lauria (PZ) ed uno nella penisola salentina, Sisinno, estremamente raro, ha un ceppo nella zona di Orsomarso nel cosentino, Sissinio, estremamente raro, sembrerebbe del pavese, Sissinni è unico, oggi lo troviamo solo nel casertano, dovrebbero derivare dal nomen tardo latino Sisinnius, di cui possiamo leggere un'esempio d'uso: "...sed, ne viles mulierculae iactant se impune nostris diis deorumque cultoribus illudere, Sisinnium comitem dirigam ad ultionem exercendam....", con questo nome ricordiamo un Papa che per 3 settimane nell'anno 708 resse il seggio pontificio.

SISOLFI
ZIZOLFI

Sisolfi, assolutamente rarissimo, è proprio del salernitano, Zizolfi è tipicamente napoletano, si dovrebbe trattare di una forma dialettale del nome longobardo Gisulf o della sua forma latinizzata Gisulphus, l'uso di questo nome in area campana risale almeno all'ottavo secolo con la successione dei vari Gisulf nella carica di Duca di Benevento e più tardi nel X° secolo quando Gisulphus primus divenne il Langobardorum gentis princeps di Salerno.

SISTA
SISTI
SISTO
SISTU

Sista ha un piccolo ceppo a L'Aquila ed uno nell'avellinese a Caposele e Calabritto, Sisti è molto diffuso in centro Italia, in Romagna, milanese e pavese, Sisto è specifico della Puglia, Sistu, molto raro, è tipico della Sardegna, di Buddusò (SS) in particolare, dovrebbero derivare dal nome italiano Sisto, a sua volta spesso originato dall'appartenenza alla Gens Sextia, o da una sua modificazione dialettale.

SISTIMINI

Sistimini è specifico di Viterbo, dovrebbe derivare da una forma ipocoristica del nome latino Sestimius, probabilmente portato dal capostipite, nome di cui abbiamo un esempio d'uso con Portius Sestimius procuratore all'epoca dell'imperatore Vitellio.

SITA

Sita è tipico del bolognese e del ferrarese, potrebbe derivare dal cognomen latino Sita o anche dalla Gens Sittia.

SITAR
SITARI
SITARO

Sia Sitar che Sitari e Sitaro sono quasi unici, dovrebbero derivare da termini arcaici indicanti chi lavorava in ambienti stantii o ricchi di muffa o anche chi ripuliva le antiche latrine o i pozzi neri.

SITTARO

Sittaro è tipico dell'udinese, della zona del Natisone, di San Pietro al Natisone in particolare, dovrebbe derivare da un nome di mestiere derivato dal termine slavo sito (setaccio, crivello) ad indicare probabilmente che il capostipite li produceva o li usava per mestiere, perchè ad esempio addetto alla crivellatura di farine o sementi.

SITZIA

Sitzia è molto diffuso nel cagliaritano e nel medio Campidano, soprattutto a Quartu Sant'Elena, Selargius, Cagliari e Capoterra, Gonnosfanadiga nel Medio Campidano e Sant'Antioco nell'iglesiente.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
SITZIA: o
sisìa, è la margheritina dei campi (anthemis = camomilla); di etimo non ben chiaro. In greco sitìon (σιτίον) = grano, pane, cibo, alimento. Ancora in greco suzèo (συςέω) bollire (decotto!). Non abbiamo altri suggerimenti. Il cognome non è presente nelle carte antiche. È probabile che siano stati i monaci greci a dare il nome alla margheritina dei campi, per le sue qualità terapeutiche: erano infatti formidabili erboristi: abbiamo altri numerosi esempi. Sitzia è presente in 125 Comuni del territorio nazionale, di cui 56 in Sardegna: Quartu 126, Selargius 88, Cagliari 87, Gonnosfanadiga 83, Capoterra 41, etc.

SIVALI
SIVALLI

Sivali, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione di Sivalli, che, abbastanza raro, sembrerebbe avere un ceppo lombardo nel cremonese e nel milanese ed uno molto piccolo in Puglia nel leccese, un'ipotesi propone una derivazione da una forma aferetica del nome medioevale Parsival, il nome del famoso eroe della saga nordica dei Nibelunghi, una seconda ipotesi propone per il ceppo lombardo un'origine da un soprannome originato dal termine arcaico cremonese dialettale sivall, che identifica una pezzo di ferro che i carrettieri utilizzavano per fissare le ruote perchè non uscissero dal mozzo, quest'ipotesi potrebbe far supporre che il capostipite fabbricasse carri o che ne fosse un guidatore.

SIVERIO

Molto raro è specifico della bassa bresciana, dovrebbe derivare dal nome Siverio che è una modificazione del nomen latino Severus di cui si hanno tracce ad esempio con il musicista del 1600 Siverio Picerli di Napoli.

SIVIER
SIVIERI
SIVIERO

Sivier assolutamente rarissimo sembra rovigoto, Sivieri abbastanza poco diffuso ha un ceppo tra rovigoto e ferrarese, Siviero è molto diffuso nel Veneto, nella Lombardia centro occidentale, novarese e torinese ed ha un ceppo nella fascia costiera del basso Lazio e alta Campania, che dovrebbe essere il risultato dell'emigrazione forzata dall'area rovigota in occasione della bonifica delle Paludi Pontine operata in epoca fascista, dovrebbero tutti derivare da una modificazione del nome medioevale Silvierius.

SIVILLA

Sivilla è tipicamente molisano, di Guglionesi e Matrice in provincia di Campobasso, si potrebbe trattare di un cognome giudaico riferentesi alla città di Siviglia in Spagna e risalire all'epoca della cacciata degli ebrei, ma potrebbe anche trattarsi di un matronimico e derivare per betacismo dal nome medioevale Sibilla di cui abbiamo un esempio in un atto del 1472: "...Madonna Sibilla de Ulmella amasia di quondam re Fridericu...".

SIVORI

informazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Ha probabilmente le sue origini nei comuni interni del chiavarese quali Ne (GE) e Castiglione Chiavarese (GE). In effetti da questi due comuni partirono la maggior parte degli emigranti che raggiunsero New York e probabilmente l'Argentina o altri paesi sudamericani. Il cognome è presente sia pure in modo limitato anche in qualche altra regione del Nord. Potrebbe derivare da un nome personale come Severo.

SIZZI
SIZZO

Sizzi, molto molto raro, ha un piccolissimo ceppo a Firenze ed a Prato, Sizzo, praticamente unico, sembrerebbe campano, dovrebbero derivare dal nome germanico Sizzo, una forma ipocoristica del nome Sieghard, che significa duro (hard) nella vittoria (sieg), ricordiamo con questo nome il conte Sizzo von Bayern (925-987), od il più recente principe Sizzo von Schwarzburg (1860-1926).

SLAVAZZA
SLAVAZZI

Slavazza è tipico di Parabiago nel milanese, Slavazzi, quasi unico, è tipico della stessa zona, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale basato sul termine lombardo arcaico slavazz, il lapazio o romice, un tipo di pianta officinale usata nella farmacopea arcaica per il trattamento dei calcoli renali e di altre patologie, potrebbe stare ad indicare nel capostipite un erborista o comunque uno che fosse stato solito usare quel tipo di pianta medicamentosa.

SLAVIERO

Slaviero è tipicamente veneto, del vicentino in particolare, di Valdastico, Roana, Torri di Quartesolo, Rotzo e Valdagno, con ceppi anche nel rovigoto e nel padovano, dovrebbe derivare dal fatto che il capostipite provenisse originariamente da terre slave. Tracce di questa cognominizzazione si trovano già nel 1400 a Rotzo nel vicentino.

SLEMER

Slemer, molto raro, è specifico di Verona e del veronese, di origini etimologiche oscure potrebbe derivare da un antico termine sassone per operatore alla ballista, catapulta.

SLOMP

Slomp è tipico di Trento, Roncegno e Rovereto, dovrebbe derivare dal nome del monte Slomp in Trentino, probabile luogo d'origine dei capostipiti.

SMAILA

Smaila, assolutamente rarissimo, sembrerebbe essere di origine albanese e derivare dal cognome, appunto albanese, Smajlaj, che origina dal nome turco Ismâil equivalente dell'ebraico Ishmael (Ismaele) con il significato che Dio mi ascolti.

SMALDINI
SMALDINO
SMALDONE

Tipicamente pugliesi entrambi, Smaldini e Smaldino, il primo ha un ceppo ad Adelfia nel barese, il secondo, più diffuso, sempre del barese, ha un ceppo a Cassano delle Murge, Smaldone ha un ceppo campano, nel salernitano ad Angri, Salerno e Pagani, nel casertano a Pietramelara e Caserta, e nel napoletano a Napoli e Sant'Antonio Abate, ed uno lucano, a Potenza e Pignola nel potentino e ad Irsina nel materano, potrebbero derivare da forme ipocoristiche od accrescitive del nome albanese Smajlaj, o, anche se meno probabile, di soprannomi dialettali basati sul mestiere di smaltatore svolto dai capostipiti.

SMALTI
SMALTINI
SMALTINO
SMALTO

Tutti pugliesi, Smalti e Smalto sono quasi unici, Smaltini e Smaltino, comunque assolutamente rari, sembrerebbero specifici di Taranto, potrebbe trattarsi di forme alterate, anche ipocoristiche del nome albanese Smajlaj, non impossibile, ma ben poco probabile un collegamento con il mestiere di smaltatore.

SMANIOTTI
SMANIOTTO

Smaniotti, praticamente unico, è quasi certamente il frutto di un errore di trascrizione anagrafica del cognome Smaniotto, che è tipicamente veneto, di Arsiè e Feltre nel bellunese, di Venezia e Musile di Piave nel veneziano, di Roncade nel trevisano, di Cartura e Conselve nel padovano e di Cassola e Valstagna nel vicentino, con un ceppo secondario anche a Roma, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale, nel Dizionario del dialetto veneziano Di Giuseppe Boerio, edizione 1829, alla voce smanioto si legge: "affannone, Quegli che d'ogni cosa si prende soverchia briga", probabile caratteristica comportamentale del capostipite, nella seconda metà del 1700 troviamo Un Don Antonio Smaniotto, Cappellano a Mason nel vicentino.

SMAREGLIA

Smareglia è tipicamente friulano di Grado nel goriziano in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale veneziano arcaico smara (melanconia, noia), probabilmente a sottolineare un aspetto del carattere del capostipite.

SMERALDA
SMERALDI
SMERALDINA
SMERALDINI
SMERALDINO
SMERALDO

Smeralda, assolutamente estremamente raro, è forse siciliano del messinese, di Alì, Alì Terme e Messina, Smeraldi ha vari ceppi sparsi in giro per l'Italia, uno a Palermo, uno a Roma e Milano, nel fiorentino ed in Emilia, Smeraldina è praticamente unico, Smeraldini, quasi scomparso, sembrerebbe del centro Italia, Smeraldino è unico, Smeraldo, pur essendo rarissimo, è comunque presente un pò dappertutto in Italia, questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale italiano Smeraldo o, in particolare al sud, dal nome Smeralda, una forma aferetica del nome femminile spagnolo Esmeralda, l'uso di questi nomi è riportato ad esempio ne Le rime di Tullia d'Aragona, cortigiana del secolo XVI: "... In un censimento compilato d'ordine della suprema autorità di Roma, redatto certamente nel settennio corso dal 1511 al 1518, ove trovansi numerate case, botteghe, proprietari ed inquilini, e di tutti o quasi tutti si nota la patria, condizione ed arte, le cortigiane sono notate in numero esorbitante, spagnuole e veneziane in massima parte, e distinte in cortesane honeste, cortesane putane, cortesane da candella, da lume, e de la minor sorte. Una sola volta, e forse senza alcuna malizia, il compilatore della statistica dimentica l'aridità del suo lavoro e nota: «La casa di Leonardo Bertini habita Madonna Smeralda cura 3 figlie piacevoli cortegiane»....", il nome femminile Smeraldina è stato ripreso dalla commedia dell'arte, attribuendolo alla maschera di una servetta sbarazzina.

SMERGHETTO

Smerghetto è tipicamente veneto della zona orientale di Venezia, di Cavallino Treporti e Venezia, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale veneziano arcaico smerghèto, un tipo di uccello acquatico, la cui carne ha un sapore sgradevole puzzando di pesce.

SMIDER
SMIDERLE

Smider, praticamente unico, dovrebbe essere originato da un errore di trascrizione di Smiderle, che è tipico del vicentino e di Schio in particolare, questo dovrebbe derivare da una modificazione dialettale del vocabolo cimbro schmid der hlein o smiderlein (il piccolo fabbro, il fabbrettino) e starebbe quindi ad indicare la professione del capostipite.

SMIGLIANI

Smigliani è specifico di Poggiofiorito nel teatino, con un piccolo ceppo anche a Pescara.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
D'origine slava, il cognome Smigliani nasce da un adattamento del cognome slavo
Smiljanić, che, per tramite del suffisso -ić, assume il significato di figlio di Smiljan - nome tipico della tradizione slava (soprattutto di quella balcanica). A questo proposito, va notato che Smiljan - Smiljana al femminile - è un classico nome di natura fitonimica (ispirato ai nomi delle piante), come ne esistono diversi anche in Italia (a titolo d'esempio, si pensi ai diffusissimi Rosa e Margherita): la radice di questo nome, in effetti, va ricercata nello slavo smilje, termine che, in botanica, allude a una pianta dal nome elicriso (helichrysum), anche nota come perpetuina - alcune traduzioni, a dire il vero, prendono in considerazione anche altre piante della famiglia delle Asteraceae, sebbene la più comune alluda proprio all'elicriso. Ora, prima di concludere, si può aggiungere un'ultima curiosità riguardo a questo cognome: in Croazia, Smiljan è anche il nome di una cittadina della regione della Lika, nota soprattutto per aver dato i natali allo scienziato Nikola Tesla (Smiljan, 1856 - New York, 1943), vero e proprio luminare nel campo della scienza.

SMITH

Smith è ben rappresentato in Italia, con ceppi nella Lombardia occidentale, in Veneto, in Friuli, in Toscana, a Roma e nel napoletano, e presenze in Sicilia, di chiara origine britannica, deriva dal termine inglese smith (fabbro).

SNAIDERO

Tipico dell'udinese, di Majano, Colloredo di Monte Albano e Sedegliano, ma presente anche in molti altri paesi della provincia, dovrebbe derivare da un'italianizzazione del vocabolo tedesco schneider (sarto), la cui pronuncia è schnaider con la sch dolce di sci, riferendosi quindi probabilmente al mestiere del capostipite.

SNIDAR
SNIDARCIC
SNIDARCIG
SNIDARO
SNIDERO

Snidar, assolutamente rarissimo, è dell'udinese, Snidarcic è praticamente unico, Snidarcig è rarissimo ed è della zona di Premariacco e Cividale, Snidaro, abbastanza raro, è dell'udinese, Snidero è tipico di Udine e Cividale del Friuli, dovrebbero derivare tutti direttamente, o con il suffisso patronimico -cic o -cig, dal termine slavo znidar (lo schneider tedesco, il sarto), si tratta quindi del nome del mestiere del capostipite.

SOARDI
SOARDO
SUARDI
SUARDO

Tutti  molto rari, Soardi sembra originario della zona tra Verona e Brescia, Soardo sembrerebbe avere un ceppo nel veronese ed un possibile nucleo secondario nell'udinese, Suardi è specifico del milanese e bergamasco, Suardo sembrerebbe settentrionale,dovrebbero derivare dal nome medioevale di probabile origine germanica Suardus, o da una forma aferetica del nome medioevale Lusuardo,.  Nel 1512 troviamo una lettera che comanda ad alcuni prelati di andare da Bergamo a Venezia:; "...frater Albertus de Colleonibus prepositus in Galgari, presbyter Christoforus de Carminatis, presbyter Nicolaus de Aspertis canonicus, d.nus Prosper Suardus canonicus, Pasinus de Triccio, Valerianus de Adelasiis, Aluisius Bagnatus, d.nus Ludovicus de Brixianis,...".  A Venezia nel 1513 troviamo un letterato di nome Quintilianus Lazarus Soardus, negli archivi di stato di Bergamo troviamo in un atto del 1523: "Ego Iohannes Lucas Suardus de Pergamo, filius condam domini Balzarini, publicus imperiali auctoritate notarius Vercellensis, in civitate Vercellarum et in vicinia ecclesie Sancti Laurentii habitans, de anno Domini currente millesimo quingentesimo trigesimo octavo, indictione undecima, die secunda mensis decembris collegium dominorum notariorum dicte civitatis Vercellarum intravi et in eo assumptus fui, prout constat publico instrumento superinde confecto et per nobilem Iohannem Antonium de Guasconibus notarium publicum predicti collegii recepto, et ideo in presenti notariorum collegiatorum eiusdem civitatis matricula propria manu hic me subscripsi cum appositione soliti signi mey tabellionatus in fidem et testimonium veritatis premissorum.", in un atto del 1538 leggiamo: "Ego Iohannes Lucas Suardus de Pergamo, filius condam domini Balzarini, publicus imperiali auctoritate notarius Vercellensis, in civitate Vercellarum et in vicinia ecclesie Sancti Laurentii habitans, de anno Domini currente millesimo quingentesimo trigesimo octavo, indictione undecima, die secunda mensis decembris collegi