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COGNOMI ITALIANI "L":

LA BADESSA
LABADESSA

La Badessa, assolutamente rarissimo, sembra essere tipicamente calabrese, Labadessa, molto molto raro, è meridionale, dovrebbero derivare dal nome di Badessa, una frazione di Cosenza.

LABADINI

Dovrebbe essere originario del parmense, dovrebbe derivare da modificazioni del vocabolo abate, sia inteso come uomo da rispettare sia per rapporti con lo stato di abate secolare (regolarmente sposato).

LA BANCA
LABANCA
LA BANCHI

La Banca, il meno diffuso dei due, ha il ceppo principale nel potentino, a Latronico, Lauria e Terranova di Pollino, ma presenta un piccolo ceppo anche a Cassano allo Ionio nel cosentino, Labanca è specifico del potentino, di Lauria, Rivello, Lagonegro, Terranova di Pollino, Moliterno, Latronico, Castelluccio Inferiore e Superiore, e Nemoli, La Banchi, molto molto raro, è del napoletano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da nomi di località o contrade contenenti la radice Banca o Banchi.

LA BARBERA
LA BARBIERA

La Barbera sembrerebbe specifico della Sicilia occidentale, dove è diffusissimo, la variante La Barbiera, estremamente rara, è tipica del palermitano, di Bolognetta e Palermo, dovrebbero entrambi derivare da un soprannome collegato al mestiere di barbiere o da una capostipite femmina che svolgesse appunto quella professione.

LABARDI
LABARDO

Labardi è specifico di Firenze e del fiorentino, Labardo, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un'errata trascrizione del precedente, potrebbe trattarsi di una forma aferetica di Alabardi (vedi ALABARDI).

L'ABATE
LABATE

Labate ha un nucleo a Reggio Calabria ed uno nel barese concentrato a Putignano, L'Abate, molto più raro sembrerebbe di Locorotondo (BA), derivano da soprannomi legati alla parola abate, o per il comportamento o per la località di provenienza.

LABBIA

Labbia, ormai quasi scomparso, parrebbe originario del plermitano, di Corleone in particolare, dovrebbe derivare dal termine spagnolo labia (usato per loquacità ed abilità dialettica).

LA BELLA

Potrebbe avere più ceppi, il più consistente nel Lazio, nella provincia di Agrigento e in quella di Vibo Valenza, deriva dal nome medioevale Bella.

LABEMANO

Labemano è specifico di Polaveno nel bresciano, di origini etimologiche oscure, potrebbe derivare dal termine germanico labemann (ristoratore, persona che aiuta gli altri nel momento del bisogno).

LA BIANCA
LABIANCA

La Bianca ha ceppi in tutta la Sicilia, soprattutto nel palermitano a Bagheria, Palermo e Ficarazzi, ma ha ceppi anche nel siracusano, catanese, messinese, ennese e trapanese, si individua anche un ceppo pugliese, in particolare nel barese a Giovinazzo ed a Foggia, ed uno a Prata Sannita nel casertano, Labianca è decisamente pugliese, di Bitonto, Bari, Giovinazzo, Gravina di Puglia, Trani, Barletta ed Adelfia nel barese, e di Trinitapoli, Foggia e San Ferdinando di Puglia nel foggiano, si dovrebbe trattare di famiglie di origini ebraiche, risalenti al XV° secolo, in molti casi convertite al cattolicesimo, dedicate all'artigianato tessile, ed in particolare al candeggio e sbiancatura dei tessuti, da questo genere di attività dovrebbero aver preso appunto il loro cognome, ma in alcuni casi potrebbero derivare anche da nomi di contrade contenenti la radice Bianca, dove forse risiedevano o avevano avuto origine i capostipiti.

LABIENI

Labieni sembrerebbe specifico del cagliaritano, dovrebbe derivare dal cognomen latino Labienus, ricordiamo Titus Atius Labienus (100a.C. - 45a.C.) uno dei luogotenenti di Caio Giulio Cesare che lo tradì per passare nelle schiere dei seguaci di Gneo Pompeo, dal De Bello Gallico di Cesare leggiamo: "...Labienus interitu Sabini et caede cohortium cognita, cum omnes ad eum Treverorum copiae venissent, veritus ne, si ex hibernis fugae similem profectionem fecisset, hostium impetum sustinere non posset..:".

LA BIONDA
LA BIUNDA

Sia La Bionda che La Biunda, assolutamente rarissimi, sono siciliani, il suffisso La- dovrebbe avere valore matronimico ed intendersi come riferito al figlio di o della, riferito a capostipiti che fossero figli di una bionda di capelli, o che si chiamasse Bionda di nome.

LABO'
LABORI

Labò è tipico dell'area che comprende il milanese, il pavese ed il piacentino, Labori, quasi unico, è del nord Italia, dovrebbero entrambi derivare da corruzioni dialettali del nome medioevale Laborio, un'alterazione del più comune cognomen latino Liborius.

LABONI

Laboni sembrerebbe essere lombardo, di Cassano d'Adda nel milanese, dovrebbe derivare dal nomen latino Labonius portato ad esempio dal magistrato del III° secolo d.C. Publius Labonius Institor, che troviamo citato su di una lapide commemorativa: ".[quod p]o[s]t[ulan]t[e univ]erso populo promiserunt P(ublius) Labonius P(ublii) f(ilius) Iinstitor
et M(arcus) Aebutius---f(ilius) Honoratus ---Pacatianus aediles s(ua) p(ecunia) f(ecerunt) et ded(icaverunt).".

LABONIA

Labonia dovrebbe essere calabrese, del cosentino a Rossano, Crosia e Cariati e del crotonese a Crotone e Crucoli, dovrebbero derivare dal nome del casale di Labonia nelle vicinanze di Scandale nel territorio di Santa Severina nel crotonese, probabile località originaria dei capostipiti.

LABRIOLA

Tipico di Potenza e   Ripacandida (PZ), ha ceppi anche in Puglia a Bari, Taranto e Trepizzi (LE), deriva dal toponimo Abriola (PZ), personaggio di rilievo è stato nella seconda metà del 1800 Antonio Labriola esimio storico, filosofo marxista, nato a Cassino il 2 luglio del 1843.

LABRUZZO
LABBRUZZO

Labruzzo e Labbruzzo sembrano essere tipicamente siciliani, del palermitano in particolare, di Palermo e Corleone, Labruzzo ha ceppi anche a Partanna ed Alcamo nel trapanese e a Bivona nell'agrigentino, potrebbero derivare da soprannomi originati da caratteristiche fisiche del capostipite, come ad esempio il labbro leporino, improbabile una correlazione con la regione Abruzzo, molto difficile anche un collegamento con il nome Brutius o Brutus.

LA BUA

La Bua è specifico di Palermo, con un ceppo anche a Termini Imerese nel palermitano, potrebbe derivare da un'italianizzazione del termine greco βοΰς  bus  (bue, vacca), forse ad intendere che i capostipiti fossero dei vaccari, come potrebbe anche derivare dal cognome albanese Bua (vedi BUA).

LA CAITA
LACAITA

La Caita, quasi unico, dovrebbe essere una variante del più cune Lacaita, che è tipicamente pugliese del tarantino, in particolare di Torricella, con presenze anche a Lizzano e Manduria ed a Brindisi, e che dovrebbe essere di origini albanesi e derivare da un soprannome grecanico con il significato di affidabile, sincero.

LACALAMITA

Lacalamita è specificatamente pugliese, del barese in particolare, di Modugno, Bari, Barletta, Altamura, Giovinazzo e Trani, potrebbe derivare dall'etnico dell'isola di Kalamos in Grecia.

LACARBONARA

Lacarbonara è diffusissimo a Martina Franca nel tarentino, dovrebbe derivare dal Toponimo Carbonara nel barese.

LA CATENA
LACATENA

La Catena, estremamente raro, ha un piccolo ceppo nel napoletano ed uno pugliese che è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione di Lacatena che è tipicamente pugliese, del barese soprattutto, del tarentino e del brindisino,
Integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Catena, che, in ambito cristiano, allude al culto per la Madonna della Catena (per una spiegazione più approfondita, vedi il cognome Catena). In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti, anche se in alcuni casi non è esclusa una derivazione da soprannomi ad essi attribuiti.

LA CAVALLA
LACAVALLA

Entrambi pugliesi, La Cavalla ha un piccolissimo ceppo a San Severo nel foggiano e qualche presenza a Bisceglie nel barese, Lacavalla, più diffuso, è tipico di Barletta e di Bisceglie nel barese, dovrebbero derivare da soprannomi attribuiti forse ad un mercante di cavalle, o ad un addetto di stalla.

LACCHINI

Ha due ceppi, uno nel forlivese e ravennate ed uno nel milanese, lodigiano e cremonese, potrebbe derivare da una contrazione del nome medioevale Burlamacco, ma in qualche caso è probabile una derivazione dal toponimo Lacchiarella (MI).

LA CHIANA

La Chiana, assolutamente rarissimo, sembra essere specifico di Campobello Di Mazara nel trapanese, dovrebbe derivare dal termine dialettale arcaico la chiana (il pianoro, la pianura), troviamo tracce di questa cotgnominizzazione tra la seconda metà del 1500 e la prima del 1600 con il sacerdote della Compagnia di Gesù, matematico e scrittore Girolamo La Chiana di cui ricordiamo tra l'altro gli epigrammi.

LACONI

Tipico della Sardegna sudorientale, potrebbe derivare, come la nobilissima famiglia sarda de Lacon-Serra già potente nel X° secolo, dal nome del popolo greco dei Laconi,  (la Laconia è una zona del Peloponneso in Grecia), ma in alcuni casi potrebbe discendere dal toponimo Laconi (NU).

LACOPO

Specifico calabrese della zona di Locri e Gerace (RC), deriva dal nome medioevale Lacopo, diversa forma del nome Iacopo: "..., messere sancto Giovanni Batista et de' beati messere sancto Lacopo et Senone avocati protettori e difensori del popolo et Comune del Montale ...".

LA CORTE
LACORTE

La Corte è tipicamente meridionale, ha un ceppo a Roma, uno piccolo a Chieti, uno nel salernitano ad Olevano sul Tusciano ed Eboli, uno nel tarantino a Sava, Grottaglie e Taranto ed uno, il più consistente, in Sicilia, a Palermo, Monreale, Bagheria, Partinico, Caccamo e Ciminna nel palermitano, a Messina, a San Giovanni Gemini e Cianciana nell'agrigentino, a Catania ed a Siracusa, Lacorte è tipicamente pugliese, di Ostuni, Brindisi, Villa Castelli e Ceglie Messapica nel brindisino e di Sava, Grottaglie, San Marzano di San Giuseppe e Lizzano nel tarentino, dovrebbero stare ad indicare l'appartenenza dei capostipiti ad una corte (comunità agricola di origine franca) (vedi DELLA CORTE).

L'ACQUA
LACQUA

L'Acqua, molto raro ha un piccolo ceppo in Liguria ed in Sicilia, Lacqua ha un ceppo in Liguria ed in Piemonte ad Acqui Terme (AL), Torino e Nizza Monferrato nell'astigiano, dovrebbero derivare da nomi di località caratterizzati dalla presenza di una fonte.

LA CROCE
LACROCE

Lacroce, molto raro sembra specifico del catanzarese, La Croce, oltre al ceppo catanzarese, sembrerebbe averne anche uno in Sardegna nel basso nuorese, dovrebbe derivare da nomi beneauguranti appartenenti alla tradizione cristiana.

LADALARDO

Ladalardo è specifico di Baronissi nel salernitano, sembrerebbe essere di origine franco, normanna, dovrebbe derivare dal nome franco Adelard o dal nome normanno Adalardus entrambi composti dai termini germanici medioevali adal o adel (nobile) con l'aggiunta del suffisso hard (duro e forte), con il significato di di ferma nobiltà.

LADDOMADA

Laddomada è specifico del tarentino, di Crispiano e Martina Franca in particolare, con un ceppo anche a Locorotondo nel barese, potrebbe derivare da un'italianizzazione del nome turco Abdülhamîd.

LADINI
LADINO

Ladini è un cognome raro forse di origine veneta, Ladino è praticamente unico, potrebbero entrambi derivare dall'etnico ladino, al plurale ladini, popolazione caratterizzata dalla parlata ladina, enclave insediata nelle Dolomiti trentino venete nonchè nel cantone dei Grigioni in Svizzera.

LADISA
LADISI

Ladisa è tipico del barese, di Bari in particolare, Ladisi, molto molto più raro, è sempre specifico del barese, dovrebbero derivare dal nome slavo Ladis (forma contratta di Ladisio e Ladislao) con il significato di Signore armonioso e bello.

LADU

Diffuso in tutta la Sardegna, soprattutto nelle province di Nuoro ed Oristano, deriva da un soprannome originato dal vocabolo sardo ladu (largo) derivato dal latino latus, tracce di questa cognominizzazione le troviamo nella prima metà del 1600 nella zona di Scano di Montiferro (OR) dove un certo Giovanni Maria Ladu viene citato in un atto del 1665.

LAERA

Laera è tipicamente pugliese, dell'area che comprende il barese, il brindisino ed il Tarantino, particolarmente tipico del barese di Putignano, Noci e Castellana Grotte.

LA FALCE

La Falce ha un ceppo romano, uno piccolo a Buccino nel salernitano, uno nel cosentino a Castrovillari e Terranova da Sibari ed alcune presenze tra messinese e catanese, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal mestiere dei capostipiti, visti probabilmente come contadini nell'atto di falciare l'erba nei campi, ma non si escvlude una derivazione toponomastica.

LA FATA

La Fata è un cognome tipico del palermitano, di Palermo, Carini, Cinisi, Partinico, Terrasini e Trappeto, con presenze significative anche nel siracusano, soprattutto a Carlentini e Lentini, si potrebbe trattare di un matronimico riferito all'attività di maga o guaritrice svolto dalla capostipite.

LA FERRERA
LAFERRERA

La Ferrera è tipico siciliano, di Gagliano Castelferrato (EN) in particolare, con un ceppo, probabilmente secondario, a Catania, Laferrera è praticamente unico, in alcuni casi potrebbe derivare dal toponimo Ferrera (ME), ma più probabilmente è nato da località dove si trovava una cava di materiale ferroso.
integrazioni fornite da Andrea Ferreri - Milano
La Ferrera è un cognome siciliano diffuso nelle province di Enna e Catania. Epicentro nel comune ennese di Gagliano Castelferrato (2° cognome in ordine di frequenza), Laferrera si è formato per errore di trascrizione di La Ferrera. Rarissimo, presente solo a Gagliano Castelferrato.

LAFFRANCHI
LAFFRANCHINI
LAFRANCHI
LAFRANCONI

Laffranchi è tipicamente del bresciano, Laffranchini è specifico anch'esso del bresciano, di Esine, Pian Camuno ed Edolo, Lafranchi, praticamente unico, sembrerebbe anch'esso del bresciano, Lafranconi è specifico di Mandello del Lario, con un piccolo ceppo anche ad Abbadia Lariana, sempre nel lecchese, dovrebbero derivare, direttamente o attraverso forme ipocoristiche o accrescitive, dal nome medioevale germanico Lanfrancus (vedi LANFRANCHI), tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Brescia nel 1500 con Battista Laffranchi di Lovere, fabro a violinis, nel contado di Bormio nel 1600 nei Quaterni inquisitionum: "... in stuffa domus habitationis mei Sermondi cancellarii sedentibus, denuntiando comparuerunt videlicet: Laurentius quondam Ioannis Laffranchi et Andreas quondam magistri Nicolini Morselli de Semogo Communis Burmii...".

LAGANA
LAGANA'
LAGANARA

Lagana è specifico di Reggio Calabria, Laganà è la forma più diffusa, sempre reggina, ma con presenze significative anche nella Sicilia orientale e nel resto della Calabria, Laganara, assolutamente rarissimo, sembrerebbe pugliese, dovrebbero derivare dal vocabolo greco lacanas (ortolano), tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Reggio Calabria nella prima metà del 1600 con il notaio Livio Laganà che il 3 maggio dell'anno 1640 redisse l'atto di presa di possesso della Baronia di Sambatello da parte della città di Reggio.

LAGGETTA

Laggetta, assolutamente rarissimo, è un cognome tipico del Salento.

LAGHEZZA

Originario del brindisino, può discendere da un nome greco Lagos, con modificazioni dialettali.

LAGORIO

Tipico della Liguria, dovrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale ligure lagö (sorta di lucertolone).

LAGOMARSINI
LAGOMARSINO

Lagomarsini è tipico dello spezzino, di Ameglia e Castelnuovo Magra in particolare, Lagomarsino è specifico del genovese, di Genova, Uscio, Lumarzo, San Colombano Certeno, Chiavari, Recco e Camogli, derivano entrambi dal toponimo Lagomarsino (GE).

LAGOSTENA
LAGOSTINA
LAGOSTINI
LAGUSTENA

Lagostena è tipico di Genova e Campomorone (GE), Lagostina è specifico di Gravellona Toce (VB), Lagostini è praticamente unico, Lagustena, assolutamente rarissimo, è sempre del genovese, dovrebbero derivare da etnici dell'isola di Lagosta (in croato Lastovo) appartenente al teatro dell'aspra guerra nel 1293 tra le Repubbliche marinare di Genova e Venezia per il predominio sul mar Mediterraneo, dove i genovesi catturarono Marco Polo: "...On 10 June 1396, "Laurentius dictus Lauriça de Siruga de Ragusio, nunc habitator insule Laguste (Lastovo) omnium ... suorum sotiorum de Lagusta qui recuperaverunt cum magnis laboribus et periculis aliqua coreda, res et bona unius magne navis a duabus arboribus et duobus timonis...".

LA GRECA
LAGRECA

Lagreca è specifico di Gravina di Puglia, con un piccolo ceppo anche a Montesano sulla Marcellana nel salernitano, La Greca, molto molto raro, è specifico del barese, in particolare di Gravina di Puglia,
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel soprannome o nome medievale
Greca, che allude chiaramente a una provenienza dalla Grecia (per una spiegazione più approfondita, vedi il cognome Greca). In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei soprannomi o nomi personali dei capostipiti.

LAGRINI

Cognome assolutamente raro, a livello di pura ipotesi si può ipotizzare un origine milanese ed una derivazione dall'aferesi del nome bizantino Philagrius.

LAGROTTERIA
LA GROTTERIA

Sembrano entrambi specifici della provincia di Vibo Valentia  e Reggio Calabria,  derivano dal toponimo Grotteria (RC).

LA GRUTTA
LA GROTTERIA

La Grutta ha un ceppo lucano a San Martino d'Agri nel potentino ed uno siciliano a Marsala, Mazara del Vallo e Trapani nel trapanese ed a Palermo, dovrebbe derivare dalla forma dialettale di località individuate dal termine Grotta, come ne esistono pressocchè ovunque in Italia.

LA GUARDIA
LAGUARDIA

La Guardia ha vari ceppi, uno a Roma, uno tra teatino e campobassano, uno nel salernitano, uno nel materano e barese ed uno nel ragusano, Laguardia è caratteristico della Basilicata, sia del potentino, dove è più diffuso, che del materano, con una presenza consistente anche in Puglia, in particolare nel barese, brindisino e tarentino, possono derivare dal nome di molti paesi in Italia contenenti il termine Guardia, come Guardia Perticara nel potentino, Guardia Sanframondi nel beneventano, Guardia Vomano nel teramano, Guardiabruna o Guardiagrele nel teatino, Guardialfiera nel campobassano e così molti altri, tutti possibili luoghi d'origine delle famiglie, ma potrebbero anche in qualche caso derivare dalla condizione di guardia feudale, imperiale o vescovile svolta dai capostipiti.

LAGUZZI

Specifico dell'alessandrino, zona di Alessandria, Predosa e Novi Ligure, potrebbe derivare dall'aferesi di nomi come Vincilago.

LAI
LAY

Lai, specifico sardo, è diffusissimo in Sardegna, Lay, decisamente più raro, ha un ceppo a Sassari ed uno nel cagliaritano, dovrebbero derivare dal toponimo Alà dei Sardi (SS) per aferesi, ma è anche possibile una derivazione, sempre per aferesi, del nome Nicola.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LAI: significato ed etimologia. I lai, in italiano, sono i lamenti, voci meste e dolorose. Dal celtico lai. Laòs in greco significa popolo: de Lai = dal popolo?  Lallai o Lallau o Lallao deriva da Nicolau/o: tziu Lallau/o = tziu Nicolau. In verità si tratta di un cognome, che per significato ed etimologia mantiene molte incertezze. Nelle carte antiche lo troviamo nel *LPDE del 1388, cioè tra i firmatari della Pace di Eleonora: Lai Comita, majore(sindaco) ville Sia Sancti Nicola (odierno Sia Piccina o Piccìa. Contrate Campitani Simagis); Lai Gonnario, jurato ville Capriles(villaggio distrutto - Contrate Campitani Simagis). Nella storia ricordiamo Lai Enrico, cagliaritano (1842 - 1892), docente di diritto commerciale all'Università di Cagliari, assessore comunale e deputato al Parlamento nel 1889, fondatore, nello stesso anno del quotidiano L'Unione Sarda. Attualmente il cognome Lai è presente in Sardegna in 234 Comuni su 377, con uniforme diffusione nel territorio. Nel Continente ha  maggiore diffusione nel centro nord., con Roma in testa, con 374. Seguono: Torino 110, Genova 85, Milano 60, Firenze 58. In USA è presente in tutti gli Stati (non di provenienza sarda), con oltre 1000 nuclei familiari in California, circa 180 nuclei familiari in Texas, New York, Hawaii, Illinois, Massachusetts, New Jersey, etc. etc. Se la voce
lai è da intendersi( con molte probabilità) con la nasalizzazione della "i", per caduta della "n" intervocalica - làî - siamo in grado di sciogliere le incertezze sul termine. Infatti làî sta per lani o lana - làâ = lana, che qui da noi, in Campidano, viene soprattutto dagli anziani, chiamata sa làâ - lana o sa làî - lani. Sa làâ o più spesso sa làî de perda è il muschio (lana di pietra). La lepre dai cacciatori viene chiamata pe(s)de làî (pedewàî)= piedi di lana.

LAINO
LAJNO

Laino è tipico di Napoli e del napoletano, e di San Giovanni a Piro nel salernitano, di Paterno, Marsico Nuovo, Lagonegro, Maratea, Pignola e Rotonda nel potentino e Ferrandina nel materano, di Grottaglie nel tarentino e di Francavilla Fontana nel brindisino, ma il nucleo principale è nel cosentino a Tortora, Maierà, Belvedere Marittimo, Laino Borgo, Cetraro, Praia a Mare, Francavilla Marittima, Cerchiara di Calabria, Castrovillari, Albidona, Diamante, Laino Castello e Cosenza e di Crotone, Lajno è praticamente unico, dovrebberop derivare dal nome dei paesi di Laino Borgo e Laino Castello nel cosentino, che a loro volta possono derivare da un'alterazione del nome latino Lavinius, un'altra ipotesi propone una derivazione dal nome dell'antico popolo anatolico dei laini giunti nella Magna Grecia assieme ad altri Ioni.

LAIOLO
LAJOLO

Laiolo è tipico della zona tra Acqui Terme (AL) ed Asti, Lajolo molto più raro, diffuso principalmente a Torino, dovrebbe avere le stesse origini astigiane, dovrebbero derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale lajo (ramarro), tracce di questa cognominizzazione si trovano in atti a Tigliole (AT) dove figura il decesso il 27 1 1632 di un tal Michele Laiolo di anni 39, a Mombercelli (AT) esiste anche una località chiamata Laioli.

LAISO

Molto raro, sembrerebbe avere due ceppi, nel napoletano e nel barese, dovrebbe derivare dal nome greco Laisus.

LAITA
LAITI

Laita, rarissimo, ha un piccolo ceppo veronese ed uno a Tursi nel materano, Laiti è specifico del veronese, dove è abbastanza diffuso, la zona di maggior distribuzione è quella di San'Anna di Alfaedo, Verona e Negrar, l'area originaria dovrebbe essere quella di San'Anna di Alfaedo e Breonio, chiara l'origine cimbrica per il nucleo veneto, che dovrebbe derivare dal vocabolo in lingua cimbrica laita (riva, sponda, pendio), forse ad indicare che i capostipiti provenissero dalla zona della riva dell'Adige situata nei pressi.
ipotesi fornite da Fausto Giacomelli
Laiti è il cognome di mia nonna. sembra derivare da un'italianizzazione del cognome Leitner. Originario della Zona montuosa della Lessinia. Vi è una località che porta il nome Laita. Dove mia nonna (1901) dice si sia fermato un graduato Austro-ungarico e qui abbia formato famiglia.

LALA

Lala, ha un ceppoa Lecce e Bari, uno piccolo a Napoli e Procida, ed in Sicilia invece è ben presente nel palermitano a Contessa Entellina, Mezzojuso e Palermo e nell'agrigentino a Porto Empedocle e Raffadali, dovrebbe derivare dal nome turco Lale italianizzato in Lala, di quest'uso abbiamo un esempio ne Il doge Leonardo Donà (anno 1596) di Federico Seneca: "...La Sultana sua madre è in età di anni cinquanta in circa, et è donna, come si dice, di animo molto altiero et dal figliuolo assai rispettata. Onde ella volontiera s'arroga quella autorità maggiore che può, et per essere si può dir sola che habbia parata l'orecchia del figliolo a tutte le hore, si giudica che l'intercessione et li pareri suoi habbino appresso di lui molto vigore. Ma, con tutto ciò, dalla elettione, che il Gran Signor improvisamente fece del Lala primo Visir senza alcuna participatione sua, anzi con suo non pocco disgusto, et dalla morte che fu data a Ferrat Bassà da lei molto favorito, si comprende non essere l'autorità di lei di quella suprema forza appresso il Signore che communemente tanto si predica....".

LA LEGGIA

La Leggia è tipicamente siciliano, di Mazzarino nel nisseno e di San Cono nel catanese, potrebbe derivare da un toponimo come contrada Acqua Leggia di Ventimiglia di Sicilia nel palermitano, ma più probabilmente deriva da un soprannome originato dal termine siciliano leggia (leggera), secondo alcuni il cognome sarebbe semplicemente dovuto ad iniziali errori di trascrizione del cognome La Loggia (vedi LA LOGGIA) attribuito a dei trovatelli.

LA LEGNAME

Assolutamente rarissimo, sembrerebbe siciliano, potrebbe derivare da un soprannome.

LALINGA

Cognome molto raro originario della provincia di Matera, non è da escludersi un collegamento con il toponimo Spilinga (VV) con modificazioni dell'aferesi dello stesso.

LALLA
LALLI
LALLO

Lalla è specifico dell'area teatina, campobassana e foggiana, di Vasto, Liscia e San Buono nel teatino, di Riccia in Molise e di San Giovanni Rotondo nel foggiano, Lalli è tipico della zona centrale, con un ceppo a Firenze e Pisa, uno a Perugia, uno nel Lazio, soprattutto a Roma, ma anche ad Orte nel viterbese, a Cottanello nel reatino ed a Guidonia Montevelio, Nettuno e Tivoli nel romano, un ceppo in Abruzzo nel teatino a CastiglioneMesser Marino, Vasto, Chieti, San Salvo e Casalbordino, a L'Aquila ed a Pescara, e nel Molise a Campobasso, Termoli e Bonefro nel campobassano ed a Sessano del Molise ed Isernia nell'iserniese, Lallo ha un piccolo ceppo a Larino nel campobassano, ed a San Nicandro Garganico nel foggiano, un ceppo ad Avellino ed uno a Rapolla nel potentino, dovrebbero derivare da forme ipocoristiche aferetiche riferibili a capostipiti i cui nomi fossero stati, al maschile o al femminile, Antonello, Graziello, Raffaello o altri simili.

LALLAI

Lallai è tipicamente sardo, specifico del cagliaritano di Silius, Cagliari, Selargius e Quartu Sant'Elena, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale sardo per bighellone, di uno che conclude poco.

LA LOGGIA

Tipico di   Barrafranca (EN) e di San Cono (CT), dovrebbe derivare dallo stato di bambino abbandonato sulla Loggia Municipale, quindi in un certo senso anche questo è un cognome che trae origine dal luogo di provenienza.

LAMA
LAMI

Lama ha nuclei nel milanese e bresciano, nel bolognese e ravennate e nel napoletano e casertano, Lami ha un ceppo in Toscana, uno nel modenese ed uno a Roma, potrebbero derivare da toponimi come Lama di Marzabotto (BO), Lama Mocogno (MO), Lama Polesine (RO), Lama (AR) o Lama (PV), ma è pure possibile una derivazione dalla famiglia tardo latina Lamia, appartenente alla Gens Aelia, discendente dal mitico Lamus, il mitologico figlio di Poseidone e re dei Lestrigoni fondatore di Formia, ricordiamo nel I° secolo d.C. Lucius Aelius Lamia console di Roma nell'anno 3 d.C., che troviamo nel De Oratore di Cicerone: "...Crassus apud M. Perpernam iudicem pro Aculeone cum diceret, aderat contra Aculeonem Gratidiano L. Aelius Lamia, deformis, ut nostis; qui cum interpellaret odiose, "audiamus" inquit...", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1700 con lo scrittore toscano Giovanni Lami (1697-1770).

LA MACCHIA

Due i ceppi, uno nel messinese ed uno nel foggiano, potrebbe derivare da soprannomi legati a toponimi come Borgo Macchia (MT), Macchia (FG), San Cosimo alla Macchia (BR), Macchia di Giarre (CT), ma in alcuni casi, non è da escludere una derivazione da aferesi di nomi greci come Kallimachos, Lysimachos ecc..

LAMALFA
LA MALFA

Assolutamente rarissima la forma non staccata, sono specifici del messinese, dovrebbero derivare dal toponimo Malfa (ME) sull'isola di Salina (una delle Eolie), nome che probabilmente deriva dall'essere questa località una colonia dell'antica Amalfa o Amalfia, l'attuale Amalfi (...Inde vero Amalfia ab Amalfitanis est nominata. ...); esiste anche un'ipotesi che propone una derivazione dal nome della gens latina del I° secolo Amarphia, molto meno probabile la teoria che propone una derivazione dal nome greco Malfia (si ricorda ad esempio Malfia figlia del principe di Melitene).  Sono abbastanza comuni nel meridione località il cui nome sia basato sul vocabolo antico malf (cavità, conca), Melfi (PZ), Molfetta (BA), Amalfi (SA).

LA MAGNA
LAMAGNA
LA MANNA
LAMANNA

Lamagna è tipico di Napoli, con ceppi anche nel materano, La Magna molto più raro ha un ceppo a Napoli ed uno nel catanese, La Manna è presente in tutto il sud, Lamanna è tipico del sud peninsulare, possono derivare sia da attributi di grandezza relativi a zone o a caratteristiche fisiche la magna (grande) casa, persona, o altro, come è pure possibile che derivino da modificazioni di termini longobardi come arimanno o dal nome della nazione di provenienza  Alamagna (Germania).

LA MAIDA

Molto molto raro è tipico di Teggiano (SA), potrebbe derivare dal toponimo Maida (CZ).

LAMANO

Lamano ha un ceppo a Schiavi d'Abruzzo nel teatino ed uno a Roma, potrebbe derivare da una forma aferetica del termine alamano o alemanno (tedesco), ma molto più probabilmente deriva invece dal nome latino Lamanus, probabilmente portato dal capostipite.

LA MANTIA
LAMANTIA

La Mantia è decisamente siciliano, soprattutto di Palermo, con ceppi nel palermitano a Monreale, Bagheria e Termini Imerese, nell'agrigentino a Canicattì e Agrigento, nel trapanese a Marsala e Trapani, a Catania e nel nisseno, Lamantia, assolutamente rarissimo, sempre siciliano, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione del precedente, dovrebbero derivare dal toponimo calabrese di Amantea, ma, molto più probabilmente derivano dal nome dell'antica città illirica (albanese) di Amantia, che occupata dai turchi nel XVI° secolo venne abbandonata dagli abitanti cristiani che si trasferirono in Sicilia.

LA MARCA
LAMARCA

La Marca è molto diffuso nel napoletano, nel foggiano ed in Sicilia, in particolare nel palermitano, agrigentino, nisseno e catanese, ma con buone presenze in tutto il sud ed a Roma, Lamarca, più raro, ha un piccolo ceppo nel napoletano ed uno, più consistente, nel barese a Corato, Gravina in Puglia e Barletta, dovrebbero derivare dal termine medioevale longobardo marka (terra, zona di confine), forse ad indicare che i capostipiti abitassero nelle zone di confine di un feudo, o anche semplicemente che facessero i fattori di case nobili.

LAMARINA

Lamarina è tipicamente pugliese, di Latiano nel brindisino, di Brindisi, di Martina Franca e Manduria nel tarantino e di Squinzano nel leccese, potrebbe prendere il nome dalla Masseria Lamarina nella zona di Ceglie Messapica nel brindisino, secondo un altra ipotesi deriverebbe invece da una forma etnica relativa a chi fosse provenuto dal paese di Lama nel tarantino.

LA MARMORA
LAMARMORA
MARMORA

Entrambi assolutamente rarissimi, La Marmora ha un piccolo ceppo a Castelvetrano nel trapanese ed a Vittoria nel ragusano, Lamarmora invece, sempre molto molto raro, è specifico del brindisino, di Mesagne ed Oria, Marmora è presente nell'area che comprende il salernitano, il potentino ed il barese, questi cognomi dovrebbero derivare da nomi di località contenenti il termine dialettale marmora (marmoreo, simile al marmo), probabilmente il luogo di provenienza dei capostipiti.

LA MASTRA
LAMASTRA

Lamastra, assolutamente rarissimo, è dell'area tra potentino e barese, La Mastra, più diffuso, ha un piccolo ceppo a Molfetta nel barese ed uno più consistente nel catanese a Raddusa, Ramacca, Catania e Trecastagni, dovrebbe trattarsi di matronimici riferiti a capostipiti che di mestiere facessero le maestre, il termine mastra starebbe infatti per maestra, trattandosi di una forma dialettale arcaica del termine medioevale magistra.

LAMATRICE

Molto raro è originario del foggiano.

LA MATTINA
LAMATTINA

Tipico siciliano La Mattina, di Palermo in particolare, specifico di Caggiano (SA) Lamattina.

LAMBARDI
LAMBARDO

Lambardi è tipico toscano, della zona che comprende il livornese, il grossetano ed il senese, Lambardo è praticamente unico ed è dovuto probabilmente ad un errore di trascrizione del precedente, derivano dal nome medioevale Lambardus derivato da langobardus, utilizzato allora per indicare uno stato di nobiltà, Ludovico Muratori scrive: "...Farulfo et Teudegrimo germanis quondam Farolfi, de quibus descendunt Lambardi quidam de Sancto Miniate, scilicet Cavalca Lambardus et filii...".

LAMBERTENGHI

Molto molto raro è tipico lombardo, nome di origini longobarde derivato dal nome Lambert, tracce di questa cognominizzazione le troviamo in provincia di Como nel 1200, nel 1222 un certo Bernardo Lambertengo da Vico (CO) lega i suoi diritti di decima in Viganello all' Ospedale di S. Maria, a Milano nel 1500 troviamo l'erudito Johannes Stephanus Lambertengus, in provincia di Sondrio nel 1600: "...Libro delli atti della magnifica comunità di Villa e Stazzona per il 1665 et 66 scritti per me Luigio Lambertengo et per me Iacomo Lambertengo successore, successivamente il remanente ...".

LAMBERTI
LAMBERTINI
LAMBERTO
LAMPERTI

Lamberti è diffuso in tutto il nord centrooccidentale, Lambertini è tipico emiliano, della zona che comprende il ferrarese ed il bolognese, potrebbe avere un ceppo anche nel genovese ed uno nel novarese, Lamberto, molto raro, ha un ceppo tra messinese e reggino ed uno forse non secondario nel torinese, Lamperti è decisamente lombardo, del milanese e varesotto in particolare e del comasco, derivano tutti dal nome franco Lambert o Lampert.  Tracce di questo nome si trovano ad esempio nella seconda metà del VI° secolo: "...Anno domini 570 rex Lambertus destruxit Mediolanum in die sancti Julii. eo anno..." e nel IX° secolo con il longobardo Lambertus Duca di Spoleto negli Annales Regni Francorum , dove si può leggere: "...Ita etiam Formosus papa Arnulfum in Urbem vocavit, et imperatorem constituit, nullo populi spectato consensu, et Lambertus Spoleti comes instabat clerum, ut se imperatorem et Augustum conficerent, ut docet Sigonius ...", nel 1200 a Bologna in un atto di compravendita si legge: ". Lambertinus, Palmirolus et Gerardus fratres, filii condam.".  Esempio di questa cognominizzazione la troviamo a Riva del Garda (TN) nel 1200 con Bonzenone Lamberti da Verona citato come testimone in un atto, a Bologna nella Matricola dei Mastri Muratori del quarterio porte Sancti Proculi si trova il Mastro Çagni Lambertini Bricii, a San Miniato nel 1500 troviamo il Giudice Pietro Lamberti da Firenze.  Il personaggio più famoso è stato sicuramente il bolognese Cardinal Prospero Lambertini che divenne Papa Benedetto XIV° (1675-1758) la cui origine si narra fosse da Petrone, duca nel secolo X da cui discese un Lamberto detto Lambertino (1166),a Bologna ebbero molti consoli e Decani, assunsero nel 1484 il grado senatorio.

LAMBIASE

Tipico campano del napoletano e salernitano, di Cava dei Tirreni (SA) in particolare.

LAMBRA
LAMBRI
LAMBRO

Lambra e Lambro, estremamente rari, sembrerebbero del pavese, Lambri è tipico dell'area tra Milano e Piacenza, derivano dal nome del fiume Lambro, o dal fatto che il capostipite abitava nelle vicinanze del fiume, o lavorava sul fiume.

LAMBRUSCHI
LAMBRUSCHINI

Lambruschi . molto raro, è specifico del reggiano e del massese, Lambruschini è tipico della zona di Sestri Levante e Lavagna nel genovese, tracce di queste cognominizzazioni si trovano a Sestri fin da epoca medioevale, un Monsignor Lambruschini che nella seconda metà del 1500 è incaricato Pontificio presso la corte fiamminga,  ricordiamo inoltre il Cardinale Luigi Emmanuele Nicolo Lambruschini nato a Sestri Levante nel 1776 nunzio apostolico a Parigi.

LA MENDOLA

La Mendola è tipicamente siciliano, dell'agrigentino e palermitano in particolare, dovrebbe derivare da nomi di località (vedi MENDOLA).

LAMERA
LAMERI

Tipicamente lombardi, Lamera è molto diffuso nel bergamasco, a Romano di Lombardia, Martinengo, Cortenuova, Bergamo, Bariano, Cividate al Piano e Calcio, Lameri, più raro, ha un ceppo nel cremonese a Ripalta Cremasca e Castelleone ed a Tavazzano nel lodigiano, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine dialettale lamèra (lamiera), forse determinato dal mestiere di lattoniere probabilmente svolto dal capostipite.

LAMETTA

Lametta, molto molto raro, è tipicamente campano, di Napoli ed Avellino, potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine italiano lametta (lama da barba), forse ad indicare che il capostipite facesse il mestiere del barbiere.

LAMIA

Lamia è decisamente siciliano, del trapanese a Marsala, Trapani, Mazara del Vallo, Petrosino, Erice, Alcamo e di Palermo, potrebbe derivare dal nome della famiglia tardo latina Lamia, appartenente alla Gens Aelia (vedi LAMA), ma è pure possibile una derivazione toponomastica dal nome della città greca di Lamia capoluogo della perifereia della Grecia Centrale e del nomo della Ftiotide, o anche, ma molto meno probabile, dal nome greco Lamia, Lamia era la bellissima regina della Libia, cui Era uccise tutti i figli e che impazzita dal dolore prese a divorare bambini e si trasformò in una specie di orribile Furia, in grado però di trasformarsi ancora in una bellissima donna per sedurre gli uomini.
integrazioni fornite da Stefano Fontana
Le sue origini risalgono ad una casa dell'antica aristocrazia militare, che perdette la maggior parte dei suoi benefici per aver partecipato alla guerra contro la seconda invasione aragonese capeggiata da Martino di Monblanc nel 1392. Dimora dei Lamia era stata Catania, dove avevano conosciuto i loro fasti, ma anche a Trapani la famiglia aveva mantenuto la più modesta dignità di barone di Canpioppo. Lo stemma della casa è retto da due nerboruti guerrieri armati di clava e coperti da una pelliccia, perchè i Lamia facevano risalire la loro origine a Lamis, che aveva guidato attorno al 730 a.c., da Megara, una delle primissime colonie greche in Sicilia. Lamis era un eraclide, poichè discendeva da Lamo, figlio di Ercole. I nerboruti personaggi che reggono l'arma dei Lamia sono dunque Ercole e Lamo.

LA MICELA
LAMICELA

La Micela, abbastanza raro, è del sud della Sicilia, di Scicli nel ragusano, di Militello in Val di Catania nel catanese e di Francofonte nel siracusano, Lamicela, decisamente più raro del precedente, e di cui ne è una forma contratta, è tipico del catanese, di Catania e di Militello in Val di Catania, dovrebbe derivare da un'alterazione dialettale arcaica del nome Michela (vedi MICELA), l'articolo davanti al cognome iniziale è abbastanza diffuso in tutto il sud.

LAMILLO

Estremamente raro, è presente solo nella zona tra Melegnano e Lodi, un'ipotesi credibile è che derivi da una modificazione dialettale meridionale dell'aferesi del nome Gerolamo.

LAMINA
LAMINI
LAMINO

Lamina, assolutamente rarissimo, dovrebbe essere siciliano, della zona litoranea orientale dell'isola, Lamini, altrettanto raro, sembrerebbe dell'Italia centrosettentrionale, Lamino ha un piccolo ceppo a Napoli, questi cognomi dovrebbero derivare dai nomi tardo latini Laminus, Lamina, che sembrerebbero di origini celtibere.

LAMON

Specifico di Venezia e dell'entroterra veneto, dovrebbe derivare da modificazioni dialettali del nome Girolamo, improbabile una connessione con il nome del paese bellunese di Lamon.

LAMONATO

Lamonato è tipico del trevisano, di Valdobbiadene, Giavera del Montello e Villorba, dovrebbe indicare la provenienza dei capostipiti dal paese bellunese di Lamon, il suffisso -ato in veneto indica provenienza, anche in senso patronimico, in questo caso sta per cittadino di-, riferito al Lamon che precede il suffisso.

LA MONACA
LA MONICA

La Monaca è molto poco comune, ha un ceppo nel milanese, nel teatino, nel foggiano ed in Sicilia, La Monica, tipicamente siciliano ha un ceppo probabilmente secondario in Campania, derivano da soprannomi legati al fatto di essere originariamente vicini ad un monastero o alle sue dipendenze; un principio di questa cognominizzazione lo troviamo nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale sotto l'anno 1178: "...Anno ab incarnatione domini nostri Iesu Christi millesimo centesimo septuagesimo octavo, decimus kalendas madii, inditione undecima.... Interfuerunt Bernardus de la Monica, Carnelevarius de Burgo, Marabottus de Milano..." e sotto l'anno 1191: "...Anno dominice incarnacionis millesimo centesimo nonagesimo primo, indicione nona, tercio die mensis decembris. Iuraverunt Iohannes Desparius et Tebaldus archipresbiter et Aglerius Grossus et Ru|finus Marisanus et Ugo de Curte et Robertus de la Monaca et Petrus Senex...".

LA MONTAGNA

Abbastanza raro è tipico del napoletano. (vedi Montagna)

LAMORTE

Abbastanza raro è tipico dell'alto potentino, dovrebbe essere di origine normanna e derivare dal cognome francese Lamort originario della Manche in Normandia, a sua volta derivato da un soprannome Lamour stante ad indicare un carattere dolce.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
La Morte, diffuso in Campania, Basilicata, Puglia, è la cognominizzazione del soprannome apotropaico
Lamorte, composto da articolo + sostantivo 'morte', dato a un figlio per scongiurarne il decesso.

LAMOTTA

Abbastanza raro La Motta ha più ceppi. nel milanese, in Campania, nel reggino e nel palermitano, dovrebbe derivare da uno dei tanti toponimi contenenti il termine Motta come ce ne sono ovunque in Italia, la Motta era una collinetta costruita dall'uomo, spesso con intendimenti difensivi. Potrebbe anche in alcuni casi, soprattutto in Campania, derivare dal cognome normanno Lamotte con la stessa origine.

LAMPEDECCHIA

Specifico di Bisceglie (BA) dovrebbe derivare da un soprannome originato da un vocabolo dialettale per avaro, originato dal termine latino impeticula (eruzione cutanea) esteso poi al significato di chi neppure si lava pur di risparmiare.

LAMPIS

Specifico del sud della Sardegna, dovrebbe derivare dal nome bizantino Eulampios, ricordiamo il Santo martire Eulampio ucciso a Nicomedia nel 310, tracce di questa cognominizzazione le troviamo in Sardegna nella seconda metà del 1500 con lo scultore Gian Pietro Lampis di Laconi.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LAMPIS:
lampu = fulmine; lampare, lampai = lampeggiare. In greco abbiamo lampàs (lampas) = fiaccola o anche balenìo: su lampalùxi, su 'igu marras. In latino làmpas = fiaccola. Lampare, in latino = brillare: dalla radice lamp = luce. Il cognome è presente in Sardegna sin dai tempi antichi. Tra i firmatari della Pace di Eleonora del 1388, ci sono 7 Lampis: Lampis Gadducio, ville Ecclesiarum(villa di Chiesa - Iglesias); Lampis Guingiano, ville Sellùri( Seddòri - Sanluri); Lampis Joanne, ville Ecclesiarum; Lampis Joanne, ville Sellùri; Lampis Mariano, jurato ville Salanis(villaggio distrutto - Campitani Majoris); Lampis Pucio, ville Ecclesiarum; Lampis Saraceno, jurato ville Nurghillo (Norbello - Partis de Guilcier). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas *CSNT XI°, XII° sec., abbiamo 3 Lanpis (con la n: probabilmente tutti e tre parenti): Gosantine, Ianne e Maria, servi nella domo de Olvesa(località sita nei pressi del Santuario di S. Nicola di Trullas. Attualmente il cognome è presente in 82 su 377 Comuni della Sardegna, con maggiore frequenza nel Medio Campidano: Arbus 218, Cagliari 135, Guspini 111, Quartu S.E. 59, Carbonia 53, Serrenti 47, Villasor 43, Sanluri 35, Sassari 29, etc. Nel territorio nazionale è presente in 231 Comuni: nel continente ha maggiore diffusione nel centro nord: Roma 65, Torino 46, Genova 27, etc. In USA lo troviamo in 4 Stati: Arizona, Texas, Missouri, New Jersey, con un solo nucleo familiare.

LAMPREDA

Lampreda, assolutamente rarissimo, è specifico del vicentino, di Montecchio Maggiore in particolare, dovrebbe derivare dal nome del Castello di Lampredo o Lampreda tra vicentino e bellunese.

LAMPREDI

Lampredi è tipicamente toscano, di Firenze e Scandicci nel fiorentino, di Livorno e di Orbetello nel grossetano, dovrebbe derivare dal nome rinascimentale Lampredus, anche attraverso un genitivo patronimico, di questo nome abbiamo un esempio nel dodicesimo secolo nel Laurentii de Monacis Veneti Cretae cancellarii Chronicon de rebus Venetis: "...cum Ungarica rabies occupasset Tragurium, Sibinicum , & pleraque alia oppida Dalmatina , Jadraque cum Insulanis civitatibus Sub Ducali protectione manerent, grandis inter eas civitates fuit orta dissensio; tunc Lampredus Episcopus Jadrae praesidio Ducis obtinuit per privilegium abAnastasio Papa , ut Jadrensis Ecclesia Metropolis, & palliata esset; eidemque insularum Ecclesias Catedrales, quae Romanae parebant Ecclesiae subiecit.  ..", l'uso di questo nome in centro Italia lo troviamo tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300 con il condottiero di Ventura Lampredo Orsini.

LAMPUGNANI
LAMPUGNANO

Lampugnani è tipico lombardo, Lampugnano è rarissimo ed è probabilmente dell'areale milanese. Questi cognomi derivano dal toponimo Lampugnano, centro ora fagocitato dalla metropoli milanese. La famiglia Lampugnani è di origini antiche, le prime tracce risalgono al 1000, ma è con Umbertino da Lampugnano, lettore di diritto canonico all'Università di Pavia dal 1372 al 1381 e dal 1395 Maestro Generale delle entrate e Consigliere ducale, che iniziano riferimenti storici importanti. Moltissimi atti notarili riportano traccia dei Lampugnani o Da Lampugnano, come ad esempio quest'atto del 1108: "Anno ab incarnacione domini nostri Iesu Christi milleximo centeximo octavo, mense aprilis, indicione prima. Ego Guitardus filius quondam Anselmi qui vocor da Lampugnano, de civitate Mediolani, qui professus sum lege vivere Langobardorum, presens presentibus dixi: 'Dominus omnipotens ac redemptor noster animas quas condidit ad studium salutis semper invitat'. Et ideo ego qui supra Guitardus volo et iudico seu per hanc paginam iudicati et ordinationis mee inviolabiliter confirmo ut presenti die et hora post meum dicessum omnes universe res teritorie iuris mei reiacentes in loco et fundo Rosxate, qui est non multum longe ab loco qui dicitur Comacio, et in eius territorio deveniant in iure et proprietate ecclesie et cannonice Sancti Georgii constructa intra suprascriptam civitatem Mediolani, ad locum ubi dicitur in Palacio, faciendum exinde ad eorum usum et sumptum canonici et presbiteri seu officiales eiusdem ecclesie de frugibus et redditibus ipsarum rerum quod voluerint et de ordinacione et locacione earum sicut eis melius provisum fuerit pro mercede et remedio anime mee. Quia sic decrevit mea bona voluntas. Actum suprascripta civitate. 
Signum + manus suprascripti Guitardi qui hanc cartam iudicati et ordinacionis ut supra fieri rogavit. 
Signum + + + manus Pagani et Pollentionis, patrui et nepotis, qui vocantur Girengelli, atque Romedii qui dicitur Corbo, testium. 
Ego Marinus notarius sacri palacii scripsi, post traditam complevi et dedi.".

LA MURAGLIA
LAMURAGLIA

La Muraglia è quasi unico, dovrebbe trattarsi di un'errata trascrizione di Lamuraglia, che è tipico del barese, di Gravina in Puglia in particolare, con molta probabilità dovrebbero derivare dal fatto che a famiglia abitasse in prossimità di un muraglione o delle mura cittadine.

LANA
LANARI
LANARO
LANERA
LANERI
LANERO

Lana potrebbe avere diversi nuclei, nell'agrigentino, nel Lazio e nel maceratese, nel padovano, nel mantovano e nel novarese e varesotto, Lanari è tipico della fascia centrale che comprende Marche, Umbria e Lazio, Lanaro è di probabili origini vicentine, Lanera è tipicamente pugliese del barese, di Bari, Valenzano e Putignano, Laneri ha ceppi sparsi per l'Italia, nel cuneese, nel genovese, nel pavese, nel romano, nel napoletano, nel sassarese ed in Sicilia nel catanese ed ennese, Lanero, molto raro, ha un ceppo nell'astigiano e nel genovese ed uno a Cagliari. Questi cognomi probabilmente derivano da soprannomi dialettali connessi con il mestiere di filatore o tessitore di lana, ma è pure possibile una derivazione da toponimi ora scomparsi, come Lanero nell'astigiano, in qualche caso può anche essere disceso dall'aferesi del nome germanico Gailana.

LANATI
LANATTI

Lanati è tipico del pavese, Lanatti, quasi unico, parrebbe del comasco, dovrebbero derivare dal cognomen latino Lanatus di cui abbiamo un esempio nel De Viris Illustribus Urbis Romae: "...Menenius Agrippa cognomento Lanatus dux electus adversus Sabinos de his triumphavit. Et cum populus a patribus secessisset, quod tributum et militiam toleraret, nec revocari posset, Agrippa apud eum...", ma è pure possibile una derivazione da un soprannome originato dal mestiere di finitore di lane o di mercante delle stesse.

LANCELLA
LANGELLA
LANGELLI
LANGELLO

Langella è un cognome molto diffuso, con un grosso nucleo campano, soprattutto nel napoletano e nel salernitano, a Torre del Greco (NA), Napoli, Boscoreale (NA) e Scafati e San Marzano sul Sarno (SA), un ceppo nel Lazio centromeridionale, e ceppi sparsi al nord e nel sassarese, Lancella ha un ceppo romano ed uno napoletano, Langelli e Langello sono praticamente unici e dovrebbero essere dovuti ad errori di trascrizione del precedente.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Panitaliano ma molto frequente in Campania e nel Lazio. Potrebbe essere la cognominizzazione del soprannome
Langella, che ha alla base il sostantivo langella, forse dal latino volgare lancella = piattino, o dal napoletano lancella = attrezzo da pesca formato da un vaso di creta, tenuto sul fondo marino per adescare i polipi, orciolo. Potrebbe derivare anche dall'omonimo vocabolo antico del dialetto foggiano = brocca di creta per serbarvi l'acqua, oppure dal vezzeggiativo del cognome Lange (Lancia).

LANCELLOTTA
LANCELLOTTI
LANCELLOTTO
LANCELOTTI
LANCEROTTI
LANCEROTTO
LANCILLOTTI
LANCILOTTI
LANZELLOTTA
LANZILLOTTA
LANZILOTTA

Lancellotta ha un ceppo a Fornelli nell'iserniese ed uno a Belvedere Marittimo nel cosentino, Lancellotti, abbastanza comune, ha un ceppo nel bresciano, uno nel modenese, uno a Roma, uno tra napoletano e salernitano ed uno nel potentino a Oppido Lucano in particolare, Lancerotti, quasi unico, è del padovano, Lancerotto è tipicamente veneto, di Campolongo Maggiore nel veneziano, di Verona, di Montagnana nel padovano e di Lonigo nel vicentino, Lanzellotta, molto raro, ha un ceppo pugliese a Fasano nel brindisino, Lanzillotta, abbastanza diffuso, ha un ceppo pugliese, a Taranto e Martina Franca nel tarentino e nel barese a Bitetto, Polignano a Mare, Castellana Grotte e Conversano, ed un ceppo nel cosentino a Fuscaldo, San Marco Argentano, Paola, Cassano allo Ionio e Cosenza, Lanzilotta ha un ceppo a Castellana Grotte nel barese, Lancellotto, Lancilotti e Lancillotti sono quasi unici, Lancelotti è tipico di Gardone Val Trompia nel bresciano, Lancillotta, quasi unico, sembrerebbe del cosentino, dovrebbero tutti derivare, anche attraverso modifiche di tipo dialettale, dal nome francese, di origine bretone, Lancelot, nome che deriva dal termine francese ancel a sua volta derivato dal latino ancilla (serva) di cui ancelot è una forma ipocoristica che è divenuta  l'ancelot e quindi Lancelot, con il significato di Cavalier servente.

LANCI
LANCIA

Lanci è tipico del teatino e del romano, Lancia, molto più diffuso, è specifico dell'Italia centrale, di Umbria, Lazio ed Abruzzo, ma in particolare del romano e del frusinate, con ceppi anche in Piemonte, dovrebbero derivare dal nome medioevale Lancia, ma è pure possibile una derivazione da soprannomi originati dal mestiere di lanciere o soldato munito di lancia.  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Pamparato nel cuneese con il signore Manfredi Lancia, marchese di Busca sempre nel cuneese.

LANCIANI
LANCIANO

Lanciani ha un ceppo a Roma ed a Guidonia Montecelio (RM), Lanciano ha un ceppo a Roma, uno calabrese a Cassano allo Ionio ed a Castrovillari nel cosentino ed a Catanzaro e Badolato (CZ) ed in puglia a Barletta (BA) ed a Cursi (LE), dovrebbero derivare dal toponimo Lanciano (CH) o Pescolanciano (IS).

LANCIOTTI
LANCIOTTO

Lanciotti è specifico della fascia centrale che collega Roma al maceratese, Lanciotto sembrerebbe del reggino, dovrebbero derivare da una forma ipocoristica del nome medioevale Lancia, ma è pure possibile che si tratti di una contrazione del cognome Lancillotti o Lancellotti.

LANCUSO

Assolutamente rarissimo, originario del salernitano, deriva dal toponimo Lancusi (SA), si hanno tracce nel 1600 dove troviamo come regio giudice un certo Giovan Domenico de Vito de li Lancusi operante a Montefusco (AV).

LANDA

Landa ha un piccolo ceppo a Partinico (PA) ed anche uno a Mondragone (CE), l'ipotesi di una derivazione dal termine germanico land (terra) non è del tutto da trascurare e potrebbe indicare un origine risalente al periodo dell'imperatore Federico, ma è sicuramente più probabile una derivazione matronimica dall'aferesi di nomi come Iolanda.

LANDE
LANDIS

Entrambi tipicamente sardi, Lande è tipico di Orani nel nuorese, Landis, più raro, è tipico invece del cagliaritano, di San Sperate e Cagliari e di Carbonia, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine sardo lande (ghianda) o landis (ghiande), probabilmente indicando nei capostipiti dei raccoglitori di ghiande, forse per l'uso antico di consumare una specie di polenta fatta sostanzialmente con questo frutto, considerato anticamente una prelibatezza, uso citato già da Plinio il Vecchio, che lo descrive come pane di ghiande, e che persiste tutt'oggi, soprattutto durante le feste paesane.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LANDE; LANDIS:
su lande in logudorese, su landi(ri) in campidanese è la ghianda e viene dal latino glandis. È il frutto della quercia e del leccio, che un tempo veniva raccolto per i maiali. Nei periodi di grande fame e miseria le ghiande diventavano cibo anche per gli esseri umani: su landiri a famini parrit castangia (vedi nel Web – Giuseppe Concas – Dicius e proverbi del Campidano di Sardegna). La voce è attestata negli antichi documenti della lingua e della storia della Sardegna. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, CSMB, XI, XIII secolo al capitolo 34 troviamo: in nomine domini amen. Ego Petrus de Lacon iudex et rex arborensis et visconte de Basso (si tratta di Pietro II d’Arborea, figlio di Ugo de Basso, che morendo, nel 1211 lasciò il trono al figlio Pietro II de Bass – Lacon - Serra), cun boluntade de Deus et de Sancta Maria etc. …et confirmolli saltu de cannas  de su Iehsu(?) pro”lande” et pro pastu (per ghiande e per pascolo)…Al capitolo 145, troviamo di nuovo il vocabolo: …appant (riga 16) inde prode usqui in seculum monagos qui hant servire in issa bbadìa (in quel monastero – di Santa Maria) pro anima mea et de parentes meos et de pastu et de aqua et de “(g)lande” et…I cognomi sardi Lande e Landis, derivanti come detto dal latino glandis hanno ben poco a che fare con la voce inglese land = terra e col cognome anglo americano Landis. Vi racconto un aneddoto, la cui sostanza potrebbe essere stata causa di ipotesi errate: “La signorina Anna Maria Landis, ottima insegnante di matematica nonché eccellente preside dell’Istituto Tecnico Minerario di Iglesias, un tempo uno dei più rinomati Istituti Minerari d’Europa, per la sua “grinta”  e per il suo eccellente portamento nel gestire tale Istituto, conosciuta ed apprezzata in tutta la Sardegna, la quale personalmente ho avuto modo di conoscere come giovanissimo insegnante della sua Scuola e come Commissario di Lingua e Letteratura Italiana, per ben tre volte, nelle Commissioni di Maturità Tecnica da Lei presiedute, fu da me simpaticamente e scherzosamente soprannominata, nella stampa locale, “Signorina Léndis”, la preside di ferro, ad imitazione della “Thatcher inglese”!
Attualmente il cognome Lande è presente in 15 Comuni italiani, di cui 6 in Sardegna: Orani 31, Oliena 3. Porto Torres 3, etc. Il cognome Landis è presente in 15 Comuni d’Italia, di cui 9 in Sardegna: San Sperate 14, Carbonia 8, Cagliari 8, P. Torres 6, etc.

LANDI
LANDO

Landi sembra essere specifico della zona che comprende l'Emilia e Romagna e la Toscana, ma potrebbe esserci anche un nucleo in Campania, Lando molto più raro è tipico del padovano, deriva dall'aferesi di nomi medioevali come Orlando o Rolando.

LANDINI
LANDONE
LANDONI

Landini ha forse diversi ceppi nel quadrilatero avente ai vertici Genova, Como, l'aretino e il pesarese, Landoni e Landone sono specifici della zona tra comasco e varesotto, derivano dal nome medioevale Lando, Landonis di cui abbiamo un esempio nel IX° secolo nella Historia Langabardorum Beneventarnorum: "...Huic ergo Lodoguico augusto suppliciter relatum est per Landonem comitem Capuanum, filium Landolfi supradicti viri, et per Ademarium iam fatum virum...", o da aferesi di nomi come Orlando. Il conte Landone (843-860), contribuì alla ricostruzione della città di Capua sulle rive del fiume Volturno; verso la fine del IX° secolo il longobardo Landone di Vescovio, vescovo di Civitate Sabinense divenne Papa.

LANDOLFI
LANDOLFO
LANDULFO

Landolfi è tipico campano, Landolfo ha un ceppo nel napoletano ed uno nel leccese, Landulfo, estremamente raro, sembra essere del salernitano, derivano dal nome longobardo Landulfus di cui abbiamo un esempio nella vita di San Tommaso D'Aquino: "...In nomine domini nostri Iesu Christi. anno incarnacionis eius millesimo ducentesimo tricesimo primo, regnante domino nostro Frederico Dei gratia Romanorum imperatore semper augusto, Ierusalem et Sicilie rege, mense madii, tercio die eiusdem mensis, indictione quarta. Nos Landulfus Dei gratia Casinensis abbas, adtendentes quod propter frequentes et diversas undique turbationes plurimas necessitates ...".  Troviamo traccia di queste cognominizzazioni a Solofra (AV) fin dal 1100, I Landolfi nel 1300 sono iscritti all'albo dei maggiorenti della città:

LANDRA
LANDRI
LANDRO

Landra è piemontese, di Cuneo, Vernante e Borgo San Dalmazzo nel cuneese e di Torino e Volpiano nel torinese, Landri è campano, di Cava de' Tirreni e Salerno nel salernitano, Landro ha un ceppo genovese,uno in Calabria a Zambrone e Briatico nel vibonese ed uno in Sicilia nel messinese, a Messina, Ficarra e Santa Domenica Vittoria, e nel catanese ad Acireale e Fiumefreddo di Sicilia, potrebbero derivare dall'italianizzazione di nomi germanici medioevali come  Landdrud, formato dai termini land (terra, paese) e drud (amico), o come Landric, composto da land aggiunto a ric (ricco, potente), ma potrebbe anche derivare dal cognome francese Landrau, che potrebbe esserersi originato dal nome Andrè, non si può inoltre escludere che in qualche caso possano essere derivati medioevale italiano Landro, forma arcaica del nome Leandro (vedi anche DE LANDRO).

LANDRIANI

Originario del pavese, deriva dal toponimo Landriano (PV). Famiglia milanese, nota già dal XII secolo. Blasone stemma araldico: d'oro al castello d'azzurro, torricellato di due pezzi, ognuno merlato di due alla ghibellina, aperto sul campo e sormontato da un'aquila di nero, coronata nel campo.

LANDRISCINA

Tipico della zona che comprende il basso foggiano ed il barese, potrebbe derivare da una modificazione dell'etnico di Salandra (MT), secondo altri deriverebbe da un soprannome bizantino indicante fattezze femminee in un uomo.

LANFRANCHI
LANFRANCHINI
LANFRANCO

Lanfranchi è tipico della Lombardia e alta Emilia, con un ceppo anche nel fiorentino, Lanfranchini, molto molto raro, sembrerebbe specifico del vercellese, della zona di Valduggia e Borgosesia, Lanfranco è specifico del Piemonte centrooccidentale, derivano, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale di origine germanica Lanfrancus, di cui si hanno tracce ad esempio a Modena nel 1000 con l'architetto Lanfrancus che tra il 1099 ed il 1106 costruì la Cattedrale di Modena, nel 1130 tra i Capitanei di Milano si cita Lanfrancus Ferrarius, nel Codice Diplomatico Bresciano è conservato un atto del 1147 stilato da : "Ego Lanfrancus notarius sacri palaccii rogatus scribere unc breve scripsi et interfui." e, un atto del 1185 redatto da: "...Ego Lanfrancus Mazaperlinus notarius interfui et rogatus scripsi.".  Esempio della nascita di questa cognominizzazione si ha a San Casciano (PI) nel 1200 dove si trova citato un de domo Lanfranchi, de domo Lanfrancorum e de Lanfrancis tra le famiglie della città e a Firenze, sempre nel 1200 dove troviamo un Ugo filius Guidi Lanfranchi.

LANFRANCONI

Tipico del comasco e lecchese, deriva da una variazione del nome germanico Lanfrancus. (vedi Lanfranchi).  Troviamo questa cognominizzazione già presente nel 1500 nel lecchese a Rongio di Mandello del Lario (LC) ed elencata tra i maggiorenti e proprietari terrieri della zona.

LANFREDA
LANFREDI

Lanfreda, praticamente unico, dovrebbe essere il frutto di un'errata trascrizione del cognome Lanfredi, che ha un ceppo lombardo nell'area bresciano, mantovana, a Ghedi e Leno nel bresciano ed a Mantova, Suzzara, Marmirolo, Goito e Porto Mantovano nel mantovano, ed un ceppo a Vairano Patenora nel casertano, e che dovrebbe derivare dal  Landefredus o Lanfredus, di cui abbiamo un esempio d'uso in una Cartula offertionis del 1017 a Iseo nel bresciano: "In Christi nomine. Heinricus gracia Dei imperator augustus, anno imperii eius quarto, quarto kalendas genuarius, indicione ... ecclesia Sancti Alexandri que est constructa foris prope civitate Pergamo, ubi requiescit ipsius corpus sancti Alexardri ego Landefredus presbiter filius quondam Adelberti de locus Clugiane, qui professo sum ex natione mea lege vivere Langobardorum presens ...", nome a sua volta derivato dal nome germanico Landfrid, ricordiamo il Duca di Alamannia sotto i Franchi Landfrid, morto nell'anno 730.

LANFRESCHI

Lanfreschi, assolutamente rarissimo, è specifico di Ischia, sull'isola omonima del napoletano, potrebbe essere di origini sveve e derivare dal nome germanico Landfrid, ma, molto più probabilmente deriva dall'italianizzazione del nome normanno Lanfrik, ricordiamo di questa famiglia il figlio del marchese di Bellarena in Molise, Giacomo Lanfreschi, arcivescovo di Matera ed Acerenza, l'ischitano Francesco Lanfreschi (Ischia 1691 - Matera 1772) che ricoprì la sede arcivescovile dal 1738 al 1754, dopo essere stato Vescovo di Gaeta.

LANFRI

Lanfri, molto molto raro, è tipico del lucchese, di Villa Basilica in particolare, dovrebbe trattarsi di una forma apocopaica contratta del nome germanico Landfrid dal quale è derivato il nome medioevale Lanfredus.

LANG

Tipico cognome altoaltesino soprattutto di Renon, Laion e Bolzano, deriva dal cognome tedesco Lang con il significato di lungo, legato probabilmente a caratteristiche fisiche del capostipite.

LANGARO

Langaro è tipicamente veneto, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del vicentino, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine veneto arcaico langaro (ramarro), forse a sottolineare un atteggiamento molto scontroso del capostipite, o una sua particolare reattività, tipica di quel tipo di sauro.

LANGE

Cognome molto raro forse del varesotto, potrebbe derivare dal nome Longobardo Langel.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (Sondrio)
il cognome in oggetto può essere trovato in qualsiasi dizionario tedesco sotto Lang (lungo), esiste anche la variante Lange. Secondo una classifica attribuita al Prof. Ernest Thode, rintracciabile nel sito the most common german surnames, Lange tra tutti i cognomi tedeschi è al 25° posto.  In Lombardia i cognomi tedeschi sono molto frequenti: in provincia di Sondrio se ne contano almeno uno per comune. Anche a Milano e provincia se ne contano diversi. Sono il frutto di un'immigrazione di Austriaci tra il '700 e l'800, di Svizzeri e Tedeschi dalla seconda metà del '800 in poi.

LANGE'

Estremamente raro, sembra specifico di Robecchetto Con Induno (MI) dovrebbe essere molto antico e risalire almeno al 1500, secondo alcuni potrebbe derivare da modificazioni dialettali del tedesco lang, ma, molto più probabilmente deriva da un soprannome dialettale di origine francofona, come potrebbe essere l'aferesi del termine boulangere (pasticcere).

LANGIANNI

Langianni è caratteristico di Prato e della sua provincia, di Vernio, Vaiano e Cantagallo, dovrebbe derivare dalla contrazione di un nome composto da un nome come Lanberto, Landolfo o altri simili e Gianni.

LANGIU

Langiu è tipico della Sardegna settentrionale, di Olbia, Oschiri, Tempio Pausania e Monti in Gallura, di Sassari ed Ozieri nel sassarese e di Nuoro, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine sardo làngiu (magro, secco, smunto), probabilmente a sottolineare una particolare magrezza dei capostipiti.

LANINI
LANINO
LANNINI
LANNINO

Lanini è tipicamente toscano di Firenze e Scandicci nel fiorentino, di Castel San Niccolò, Arezzo, San Giovanni Valdarno, Bibbiena, Loro Ciuffenna e Montevarchi nell'aretino, di Asciano nel senese e di Grosseto, con un ceppo a Genova ed uno a Roma, Lanino, quasi unico, ha un piccolissimo ceppo piemontese, a Torino e Vercelli, e presenze sparse in Toscana e Lazio, Lannini, assolutamente rarissimo, ha presenze nel romano, Lannino è tipicamente siciliano, di Palermo, dovrebbero derivare, anche alterazioni dialettali, dal mestiere di lanaiolo che in epoca medioevale veniva indicato come laninus, troviamo ad esempio citato nella Historia fiorentina un Antonius Bartholi Lemmi laninus nel Registrum Vexilli Clavium Quarterii Sancti Iohannis septem Maiorum Artium del giorno otto febbraio 1381, esiste anche la possibilità che possa derivare dal cognomen latino Laninus, probabilmente una forma medioevale del cognomen Ianinus, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a Vercelli nel 1500 con un tale Magister Bernardinus Laninus pictor.

LANNI

Tipico del frusinate e della Campania centro-settentrionale.

LA NOCARA

La Nocara, tipicamente calabrese, quasi unico, ha qualche presenza solo nel cosentino, dovrebbe derivare dal nome del paese di Nocara appunto nel cosentino, o anche dal mestiere di raccoglitrice di noci svolto dalla capostipite.

LANOSA

Lanosa, quasi unico, sembrerebbe originario di San Marco La Catola nel foggiano.

LANTELLA

Lantella, assolutamente rarissimo, tipico dell'area laziale, campana, dovrebbe derivare da errori di trascrizione del più comune Langella.

LANTICINA

Lanticina sembrerebbe specifico di Magenta nel milanese, potrebbe derivare da un antico toponimo di cui si siano perse le tracce.

LANZA
LANZETTA
LANZETTI
LANZI

Lanza è molto diffuso sia al sud che al nord, Lanzetta ha un importante nucleo nel napoletano e alto salernitano, un piccolo ceppo nel reggino ed uno nel palermitano, Lanzetti ha un ceppo piemontese, uno nel riminese ed uno nel bresciano, Lanzi occupa l'areale che comprende Lombardia, Emilia, Toscana, Umbria e Lazio, dovrebbero derivare da soprannomi legati alla forma arcaica del vocabolo lancia, ad indicare probabilmente il mestiere dell'uomo d'armi o più semplicemente la funzione di portatore d'armi. ma è pure probabile una derivazione diretta o dall'ipocoristico del nome medioevale Lanza di cui abbiamo un esempio nel Codice Diplomatico Bresciano in una Cartula offertionis dell'anno  1131 redatta in Brescia: "...a mane et meridie etmonte Sanctus Gosmas, a sera suprascriptum flumen; casa vero iacet in loco Porcecalia, coheret ei: a mane Lanza, soror suprascripti Lanfranci, a meridie Ariprandus Faba, a sera filii Walderici, a monte via...".
Già nel XII° secolo c'è un Francesco Lanza feudatario di Rosolini (SR) e una famiglia Lanzi è annoverata tra la nobiltà ghibellina di Trescore (BG), nel 1400 troviamo Blasco Lanza, Dottore in legge che sposa Rosa, Baronessa di Mojo, nel 1500 il Barone Cesare Lanza è feudatario di Carini (PA).
Una famiglia Lanza è annoverata nel patriziato di Capua dal XV° secolo, trasse il nome da un fatto d'armi in epoca aragonese. Feudataria, fece parte del Consiglio dei Quaranta della città; annoverò regi Familiari e continui Commensali degli Asburgo, diplomatici, regi Governatori, ufficiali borbonici. Ammessa nel S.M.O. di Malta, nel 1815 ospitò presso Capua il Trattato di Casalanza che restaurò il trono dei Borbone e che da essa prese il nome.
Informazioni tratte da: Libro d'Oro della Nobiltà Italiana (1923-'25);  Annali di Capoa (G.A. Manna, 1588)

LANZAFAME
LANZAFAMI

Lanzafame è un cognome decisamente siciliano, molto diffuso a Catania, ma ben presente anche a Messina, a Mazzarino, Gela e Caltanissetta nel nisseno ed a Trecastagni, Gravina di Catania, Biancavilla,Aci Sant'Antonio, Aci Catena, Mascalucia, Tremestieri Etmeo, Acireale e San Gregorio di Catania, Lanzafami, quasi unico, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione del cognome precedente in uffici anagrafici piemontesi, l'origine etimologica potrebbe essere collegata secondo Caracausi ad un soprannome originato dal termine dialettale lanzafami (fannullone), secondo il Rohlfs invece deriverebbe da un nome composto dai vocaboli Lanza (lancia) e Fame.

LANZANI

Lanzani è tipicamente lombardo, soprattutto del milanese, di Milano, Meda, Seveso, San Colombano al Lambro, Paderno Dugnano, Bovisio Masciago, Barlassina e Nova Milanese, e di Brescia e Bagnolo Mella nel bresciano, dovrebbe derivare dal nome del paese di Lanzano, una frazione di Tribiano nel milanese, ma anche una frazione di Besana Brianza sempre nel milanese, probabile luoghi d'origine dei capostipiti.

LANZARA
LANZARI
LANZARO

Lanzara ha un grosso ceppo romano, ed uno campano, nel salernitano a Nocera Inferiore, Salerno, Castel San Giorgio, Battipaglia, Salento ed Eboli, a Nola e Napoli nel napoletano, ed a Solofra ed Avellino nell'avellinese, Lanzari è praticamente unico, Lanzaro è anch'esso campano, di Napoli soprattutto e di San Paolo Bel Sito, Marano di Napoli, Giugliano in Campania, Nola ed Ottaviano nel napoletano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome del paese di Lanzara, una frazione del paese di Castel San Giorgio nel salernitano, un principio di queste cognominizzazioni le troviamo fin dal 1179 come De Lanzara.

LANZAROTTI
LANZAROTTO

Lanzarotti sembra avere due ceppi, uno genovese ed uno pavese, Lanzarotto è tipico veronese, dovrebbero derivare dal nome rinascimentale Lanzarottus (Lancelot o Lancillotto). Troviamo tracce di questo nome nel 1200 con il navigatore genovese Lanzarotto Marocello, scopritore delle Canarie.

LANZAVECCHIA

Tipico dell'alessandrino di Predosa ed Alessandria in particolare, ha un ceppo anche a Genova, deriva da un soprannome legato al vocabolo lanza (lancia), probabilmente riferito al mestiere delle armi, tracce di questa cognominizzazione le troviamo alla terza ed alla quarta Crociata con insigni uomini d'arme, nella seconda metà del 1400 con il notaio Bernardo Lanzavecchia operante a Varese.

LANZIELLO

Lanziello, molto molto raro, è tipico dell'area casertano, napoletana, di Capua nel casertano in particolare, potrebbe trattarsi di una forma ipocoristica dialettale del nome longobardo Lantzo, ma potrebbe anche trattarsi di una forma dialettale del cognome Lancella (vedi LANCELLA), o di una modificazione dialettale del nome bretone Lancelot (vedi LANCELLOTTI).

LANZO
LANZON
LANZONE
LANZONI

Lanzo ha un ceppo nel tarantino, uno nel catanzarese ed uno tra milanese e varesotto, uno nel torinese ed uno nell'imperiese, Lanzon è assolutamente rarissimo, Lanzone ha un grosso nucleo pugliese, ed in provincia di Campobasso, un ceppo nel cosentino, uno nel romano, uno tra torinese e cuneese, uno nel genovese ed uno nel milanese, Lanzoni è diffusissimo nell'area lombardo, emiliana, ma con ceppi in tutto il nord, alcuni potrebbero derivare dal nome di toponimi come Lanzo di Martina Franca (TA), Lanzo d'Intelvi nel comasco, o Lanzo Torinese (TO), ma l'origine più probabile è una derivazione dal nome medioevale Lanzo, Lanzonis di cui abbiamo un esempio in una Cartula commutationis dell'anno 1039 a Bergamo: "...Quidem ad vicem recepit ipse domnus Ambrosius episcopus a partem eiusdem sui episcopatii Lanzo comutatore suo, similiter in causa comutacionis nomine, presenti die iuris predicti sui episcopatii abendum, meliorata rex sicut abet,...".

LANZOTTA
LANZOTTI
LANZOTTO

Lanzotta è unico, Lanzotto, quasi unico è campano, Lanzotti ha un ceppo emiliano nel modenese a Sassuolo, Serramazzoni, Modena e Formigine ed uno campano tra beneventano Montesarchio e San Giorgio del Sannio, avellinese San Martino Valle Caudina e Napoli, dovrebbero tutti derivare dal nome rinascimentale Lanciottus, forma contratta del più famoso Lancelotus ricordiamo l'alessandrino Lancellottus Gallia illustre giureconsulto del 1500.

LANZUISE
LANZUISI

Lanzuise è tipico di Napoli e di Mugnano di Napoli ed Arzano nel napoletano, Lanzuisi è specifico di San Felice Circeo nel latinense, dovrebbero derivare dall'italianizzazione del nome germanico Lanzwies, composto dai termini a.a.t. lanze (lancia) e wiese (saggio), nome che dovrebbe significare la saggia lancia.

LAO
LA
Ò

Lao è tipicamente siciliano, di Rosolini nel siracusano e di Palermo, Laò, quasi unico, è siciliano anch'esso, potrebbero derivare da una forma aferetica di nomi di origine greca come Agelao, Ermolao, Menelao o altri nomi simili.

LAPA

Cognome molto raro di probabile origine reggina, potrebbe derivare dal nome medioevale Lapo, come pure dal toponimo Lappano (CS).

LA PADULA
LAPADULA

La Padula è specifico dell'area che comprende napoletano, salernitano, Lucania e cosentino, con massima concentrazione nel salernitano a Eboli e Polla, Lapadula occupa quasi lo stesso areale ma senza il cosentino e con in aggiunta il barese, il tarentino ed il brindisino e massima concentrazione in Basilicata a Moliterno e Rionero in Vulture nel potentino ed a Pisticci nel materano, dovrebbero indicare la provenienza del capostipite da paesi come Padula nel salernitano o Padula di San Pietro nel cosentino, ma è possibile anche che derivino dal termine latino palus (palude) ad indicare le caratteristiche del luogo di abitazione della famiglia. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nella Descriptio Feudorum sub rege Friderico del 1335: "...Heredes quondam Gentilis de la Padula de Calatagirono, idest Guglielmus de Padula, pro feudis Chanzerie, et Fabare Calatagironi oz 100...".

LAPAI

Cognome quasi scomparso.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (Sondrio)
si potrebbe anche trattare di un cognome Russo. Nel sito di Ellis Island, tra gli immigrati europei  a New York si ritrovano anche tre Russi con questo cognome.

LA PALOMBARA

La Palombara è specifico di Vasto nel teatino, potrebbe derivare dal nome delle località omonime presenti nel ternano, nel teramano o nel frusinate, ma è possibile anche una derivazione dal termine medioevale latino palumbarius (falcone), forse ad identificare nell'allevamento dei falchi da caccia il mestiere della famiglia.

LA PAROLA
LAPAROLA

La Parola è specifico di Palermo, Laparola, praticamente unico, dovrebbe essere una forma alterata del precedente, dovrebbe trattarsi di un soprannome attribuito ad un prete ortodosso, considerato la parola di Dio, o di un cognome attribuito ad un trovatello.

LA PASTINA

La Pastina è specifico di Castellabate nel salernitano, potrebbe derivare dal toponimo Pastina nell'avellinese, forse il luogo d'origine del capostipite.

LA PENNA
LAPENNA

La Penna ha un nucleo nelle province di Roma e Latina, uno probabilmente secondario nel napoletano ed uno nel foggiano, Lapenna è specifico delle Puglie, Molise e Basilicata, dovrebbero derivare da soprannomi probabilmente legati al mestiere di scrivano o di amministratore.

LA PENTA
LAPENTA

La Penta, assolutamente rarissimo è campano, mentre Lapenta è tipicamente lucano, dovrebbero derivare dal nome grecanico Penta, una variazione del nome greco Pentheus, attribuito a volte alla quinta figlia, o anche da italianizzazioni del nome slavo Pentcha, con il medesimo significato.

LA PERA

Molto molto raro sembrerebbe originario del catanese, potrebbe derivare da una modificazione dialettale del nome Petrus, ma è pure possibile che derivi dal nome di uno strumento di tortura, "La Pera", che, aperto con un giro di vite da un minimo, a un massimo dei suoi segmenti, all'estremità dei quali aveva dei rebbi, veniva inserito in bocca o in altri orifizi, per strappare e lacerare la gola o gli intestini che venivano così orrendamente mutilati fino a condurre alla morte del torturato.

LAPETTI
LAPI
LAPINI
LAPO
LAPPONI
LAPUCCI

Lapi è tipicamente toscano, del fiorentino in particolare, Lapetti è unico, Lapo è assolutamente rarissimo, Lapini è sempre toscano, specifico del fiorentino, dell'aretino, del pistoiese e del senese, Lapponi ha un ceppo a Macerata ed uno a Roma, Lapucci è anch'esso tipicamente toscano, di Firenze e Pisa, del fiorentino e del senese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite varie alterazioni ipocoristiche, dal nome medioevale Lapus di cui abbiamo un esempio nella seconda metà del 1200 in un atto: "...Pro Girolamo Beliocti Girolami, consignavit Lapus eius nepos et filius Berlinghieri umun equum pili nigri frontium balzanum de omnibus pedibus marcatum in spatula destra...", nome che dovrebbe essere dovuto ad una contrazione ipocoristica medioevale del nome Iacopus. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Firenze nel 1600 con un certo "Ser Giovanni Lapi, notaio alla mercanzia".

LA PIANA

La Piana è tipicamente siciliano, ha ceppi a Palermo, nel nisseno a Vallelunga Pratameno e Mussomeli, ma soprattutto nel catanese a Catania, Randazzo e Misterbianco, dovrebbe derivare dal fatto che i o le capostipiti provenissero dalla piana di Catania, la Piana per eccellenza in Sicilia.

LA PICCA
LAPICCA

La Picca è quasi unico, ha sparute presenze a Genova ed in Sardegna, Lapicca, molto molto raro, ha qualche presenza in Liguria ed in Sardegna a Carloforte nell'iglesiente, dovrebbero derivare da soprannomi originati probabilmente dal fatto che i capostipiti portassero la picca (una specie di lancia recante in cima una sorta di lama), nella loro attività, probabilmente quella di guardie cittadine o di soldati picchieri, cioè portatori di picche, spesso utilizzati come corpo di rappresentanza.

LA PICCIRELLA

Cognome molto raro, tipico della zona di San Severo e San Paolo Di Civitate (FG).
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
di origini foggiane, ha alla base un soprannome attribuito alla capostipite, probabilmente a causa della sua bassa statura.

LA PIGNOLA
PIGNOLA

La Pignola, molto raro, è tipico del napoletano, sembrerebbe di Pozzuoli, Pignola è quasi unico, potrebbero entrambi derivare da un soprannome originato dal toponimo Pignola nel potentino, forse ad indicarlo come luogo d'origine del capostipite.

LAPOLLA

Specifico della Basilicata, dovrebbe derivare dalla trasformazione del toponimo Rapolla (PZ).

LA PORTA
LAPORTA

La Porta è molto diffuso in tutto il meridione, in Campania, Molise, Puglia, Calabria e soprattutto Sicilia, Laporta, decisamente meno diffuso ha un ceppo trietino ed è ben radicato in tutta la Puglia, questi cognomi dovrebbero derivare dal fatto che le famiglie risiedessero in prossimità della porta del paese o della città, se non che ne fossero addirittura i guardiani.

LA QUINTANA
LAQUINTANA

Laquintana sembrerebbe specifico di Monopoli (BA), La Quintana sembra essere dovuto a modi diversi di trascrizione, potrebbero derivare dal fatto di abitare la famiglia tra il quinto ed il sesto sestile di una città ossia sulla via quintana, come veniva chiamata questa strada in epoca medioevale.

LA RAIA
LARAIA

Laraia, molto molto raro, ha un ceppo a Trani (BA) ed uno tra Potenza e Venosa (PZ), La Raia, quasi unico, è probabilmente frutto di errori di trascrizione del precedente, potrebbero derivare da toponimi come Raia Carbone (PZ).
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Laraia è diffuso soprattutto a Trani (BA) e nel potentino, La Raia, rarissimo, potrebbe essere un errore di trascrizione del primo, questi cognomi dovrebbero entrambi derivare dal termine
raia o raja, che presenta due diversi significati: in una prima accezione, raia è una voce arcaica che corrisponde all'odierna razza, una specie di pesce dalla caratteristica forma piatta e allungata (dal latino raia); in una seconda accezione, raia è, invece, un vocabolo dialettale del sud che indica una generica pianta spinosa, un rovo (dal termine prelatino e latino radia). Nel primo caso, allora, Laraia e La Raia potrebbero essere derivati da nomi di mestiere, come quello del pescatore o del pescivendolo, o da particolari caratteristiche fisiche o comportamentali del capostipite; nel secondo caso, invece, potrebbero riferirsi alla località di provenienza (esistono, infatti, toponimi come Monte Raia Lunga (SA), Raia dei Carboni (PZ), Raia della Petina (SA), etc.) o, comunque, alla conformazione del territorio in cui il capostipite viveva (ad es., nei pressi di una macchia spinosa, di un roveto, etc.).

LARAI

Assolutamente rarissimo, forse di origini ungheresi, è presente solo nel rietino.

LARAS

Laras è un cognome quasi unico, presente sporadicamente nel nord Italia, dovrebbe essere di origine greca.

LARCERI

Assolutamente raro

LARCINESE
LARCINESI

Larcinese, molto molto raro, è tipico del chietino, di Gessopalena (CH) in particolare, Larcinesi, quasi unico, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione del precedente, potrebbe avere un origine legata a località caratterizzate dalla presenza di larici, per assonanza con il fungo che nel dialetto dell'Italia centrale viene chiamato lercino (il cosiddetto porcino dei larici). Tracce di questa cognominizzazione si trovano a Gessopalena fin dagli inizi del 1500.
integrazioni fornite da Matthew Francesco Larcinese
Un documento notarile del 1580 redatto in Chieti colloca un Bernadino de Larcenese nel paese di Gessopalena verso il 1520 come proprietari di terreni fra cui un colle dell'Arcinni (o Arcioni, Arcione, Arcini) il cognome Larcinese deriverebbe quindi dal nome di questo colle e nascerebbe come l'Arcinese.

LARDI'

Lardì, abbastanza raro, è specifico del catanzarese, di Vallefiorita in particolare, l'origine è oscura, potrebbe trattarsi di una forma ipocoristica dialettale aferetica di nomi come Gilardo.

LARDON
LARDONE
LARDONI

Lardon parrebbe del torinese, Lardone ha un ceppo piemontese, uno toscano ed uno nel napoletano, Lardoni è quasi unico, parrebbe originario della zona di Massarosa nel lucchese, dovrebbero derivare dall'antico termine lardone o pacca di lardo che intende una metà del lardo d'un maiale salata in un solo pezzo, riferendosi probabilmente all'attività del capostipite.  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo verso la fine del 1400 a Cherasco nel cuneese con un certo nobiluomo Guglielmo Lardone, nel 1753 e nel 1763 a Recco (GE) è consigliere Angelo Francesco Ignazio Lardone.

LA REGINA

Un nucleo importante nel cosentino, verso i confini con la Basilicata e forse un altro nel salernitano, dovrebbe derivare dal toponimo Regina (CS), ma non è da escludere una derivazione dal cognomen latino Reginus, Regina.

LARI

Cognome tipicamente toscano, potrebbe derivare dal toponimo Lari (PI) ma è pure possibile una derivazione dalla modificazione dell'aferesi di un nome come Ilario.

LARIA

Molto raro dovrebbe essere calabrese della zona di Vibo Valentia e Catanzaro, dovrebbe derivare da una modificazione del cognome Lauria. Tracce di questa cognominizzazione si trovano nel 1700 con il reverendo Giovan Domenico Laria parroco di San Nicolo' di Ricadi (CZ).

LARIZZA

Larizza ha un ceppo pugliese nel tarentino, a Taranto e Palagianello, e nel barese, a Gioia del Colle, Bari e Rutigliano, ed un ceppo calabrese a Bova Marina, Palizzi e Scilla nel reggino, dovrebbe trattarsi di un matronimico riferito ad una capostipite, probabilmente caratterizzata dal fatto di avere i capelli ricci.

LAROBINA

Molto raro. sembra tipico della provincia di Vibo Valentia di Arena (VV) in particolare.

LA ROCCA
LAROCCA

La Rocca è diffuso in tutto il centrosud, in Campania ed in Sicilia in particolare, Larocca è specificatamente lucano, in particolare della zona di Calvello e Abriola (PZ), derivano da toponimi contenenti la radice rocca, come ce ne sono moltissimi in Italia.

LA ROSA
LAROSA

La Rosa è tipico siciliano e della zona calabrese dello stretto di Messina, Larosa molto più raro, ha un ceppo nel reggino ed uno nel barese, derivano entrambi dal nome personale latino Rosa.

LA ROSSA
LAROSSA
LA RUSSA
LARUSSA

La Rossa, molto molto raro, sembrerebbe dell'area che comprende la Campania costiera ed il potentino, Larossa ha un ceppo a Filiano nel potentino, con un piccolo ceppo nel foggiano, La Russa è siciliano, mentre Larussa è tipico di Catanzaro, dovrebbero derivare da soprannomi, anche dialettali, originati da caratteristiche della località d'origine, quelli della casa rossa, o da caratteristiche fisiche, come ad esempio quelli della rossa (di capelli), riferito probabilmente alla madre dei capostipiti.

LARVA

Oltremodo raro, si ipotizza un'origine nel Salento, dovrebbe derivare dal termine latino larva (spettro, fantasma, mostro) usato anche raramente come nome in epoca medioevale: "...Cum vero incertum est, quae cuique eorum sortitio evenerit, utrum Lar sit an Larva, nomine Manem deum nuncupant...".

LASAGNA
LASAGNI
LASAGNO

Lasagna ha vari ceppi in giro per l'Italia, uno nell'alessandrino, uno nel mantovano, uno nel perugino ed uno nel ragusano, Lasagni è molto diffuso nell'area reggiano, modenese, e nel fiorentino, Lasagno, molto raro, è specifico del torinese, dovrebbero derivare da soprannomi originato dal vocabolo lasagna (tipo di pasta molto ricca e condita), forse ad indicare nei capostipiti dei ghiottoni o dei ristoratori.

LASARACINA

Tipico del barese, di Noci e di Bari, dovrebbe derivare da un matronimico originato da un soprannome legato o all'origine medioorientale della capostipite o a caratteristiche comportamentali della stessa o ad episodi che la collegassero in qualche modo ai saraceni.

LASCA
LASCHE
LASCHI
LASCO

Lasca è tipicamente marchigiano dell'anconetano, di Osimo in particolare, Lasche è praticamente unico, Laschi è decisamente toscano, di Prato, Lucca, Firenze, Siena, Agliana nel pistoiese e Follonica nel grossetano, Lasco ha un ceppo a Roma, Uno nel casertano a Marcianise, Recale, Capodrise e Carinola, e Napoli, un ceppo nel potentino a Viggiano, Calvello e Potenza, ed uno a Melito di Porto Salvo nel reggino, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome medioevale Lascus, di cui abbiamo un esempio nel 1500: "...Hoc mihi solum natale es in quo et lucem primum vidi et educatus sum: ubi et pater meus et avus paternus, et proavus, et avia quoque paterna, et aviae pater, et patris mei avunculus eodem mecum nomine et cognomine dictus, nati fuêre omnes inter suos honorati, et possessiones soli ibidem tenentes. Pater ei fuit Emmo Diken, Ecclesiae Iesu Christi ibidem per annos complures sidus minister, vir et eruditione et vita Theologus, M. Lutheri et Phil. Melanchthonis quondam discipulus, obdoctrinam, pietatem singularem morumque modestiam carus imprimis ac familiaris Iohanni a Lasco Polono, viro maximo, omnium Ecclesiarum toto agro isto sparsarum tum temporis Ephoro. ..". Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Venezia nella Relazione di Francia di Matteo Dandolo del 1547: "...Andai indi a pigliare l'istessa licenza dalla cristianissima regina, e medesimamente dalla serenissima madama Margherita, le quali mi usarono le istesse molto buone parole, che io ho detto avere ricevute nel mio andarvi; le quali avendo io scritte ben due fiate all'eccellenze vostre, sarebbe un attediarle il replicargliele. Ma nell'ultimo ritirarmi, la serenissima regina mi ferma pregandomi a raccomandare in nome suo alla serenità vostra il capitano Niccolò Lasco da Vicenza, e con molta istanza, e fu il medesimo del quale la mattina seguente il signor contestabile mi mandò una polizza da parte del re. ..".

LA SCALA
LASCALA

Entrambi tipicamente calabresi, del catanzarese, del reggino e del vibonese, La Scala è di Lamezia Terme nel catanzarese e di Mileto nel vibonese con presenze nel reggino, Lascala è di Mileto nel vibonese e di Bianco nel reggino, potrebbero derivare dal nome del paese di Scala Coeli nel cosentino, forse il luogo d'origine dei capostipiti.

LASCARI
LASCARO

Lascari estremamente raro è tipico del messinese, mentre Lascaro, altrettanto raro, è tipico del materano, dovrebbero derivare dal casato greco bizantino dei Laskaris, ricordiamo nel 1200 Teodoro I° Laskaris.

LASCIALFARE
LASCIALFARI

Lascialfare, quasi unico, è quasi sicuramente dovuto ad errori di trascrizione di Lascialfari, che è toscano, con un grosso ceppo a Firenze e nel fiorentino, a Barberino di Mugello, Sesto Fiorentino, Calenzano, Scandicci, Campi Bisenzio, San Piero a Sieve e Fiesole, a Prato ed a Livorno, l'unica assonanza fonetica la troviamo con il nome semita Alshafar, anche se non abbiamo trovato elementi di conferma della derivazione, un'altra connessione potrebbe essere di tipo toponomastico con l'antico paese spagnolo di Alzafar nei pressi di Valencia.

LA SELVA

Tipico pugliese, della zona di Conversano e Polignano a Mare, ha un ceppo anche a Pescara, potrebbe derivare da nomi di località come Bosco Selva (BA) o simili.

LASIO
LASIU

Lasio è specifico del sud della Sardegna, di Serramanna nel Medio Campidano in particolare, ma anche di San Sperate, Villasor e Cagliari nel cagliaritano, Lasiu, più raro, è tipico di Nurachi nell'oristanese, dovrebbero derivare, anche tramite un processo di italianizzazione da soprannomi originati dal termine sardo arcaico lasiu (laccio usato per catturare gli animali), forse ad identificare nei capostipiti dei cacciatori.

LA SPADA
LASPADA

La Spada sembrerebbe originario della Sicilia sudorientale, del messinese, di Messina, Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto, Laspada è quasi sicuramente dovuto ad errori di trascrizione, dovrebbe derivare da soprannomi originati fprse dal fatto che i capostipiti utilizzavano o bene o spesso la spada.

LA SPIA
LASPIA

Laspia è quasi unico, La Spia, comunque molto raro, è decisamente siciliano, ha un ceppo a Partinico nel palermitano, l'origine etimologica sembrerebbe poter derivare da un soprannome originato dal termine dialettale siciliano spiari (chiedere), forse legato ad un mestiere di esattore svolto dal capostipite.

LA SPINA
LASPINA

Tipici della Sicilia orientale, Laspina è decisamente estremamente più raro della forma La Spina specifico del catanese, dovrebbero derivare dal nome mediovale Spina.

LASSANDRO

Lassandro è tipico del barese, di Sant'Eramo in Colle in particolare, con buone presenze anche a Bari, Acquaviva delle Fonti, e Cassano delle Murge.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Con buona probabilità, questo cognome deriva direttamente dal nome medievale
Lassandro, forma dialettale del più comune Alessandro (vedi Alessandrella e Lisciandra). In conclusione, dunque, si tratterebbe della cognominizzazione del nome personale del capostipite.

LA STELLA
LASTELLA

Entrambi tipicamente pugliesi, La Stella ha un ceppo a Corato nel barese ed a Cerignola nel foggiano, Lastella, decisamente più comune è specifico di Corato, con un ceppo importante anche a Bari, Minervino Murge e Molfetta, sempre nel barese ed a Cerignola nel foggiano, potrebbero derivare da un nome di località, ma l'ipotesi più probabile è che derivino dal nome Stella e che si tratti di matronimici indicanti che la capostipite si chiamasse appunto Stella.

LASTRAI

Lastrai, ormai quasi scomparso, sembrerebbe originario della zona di Tarquinia, il cognome dovrebbe derivare da un soprannome basato sul mestiere del capostipite, probabilmente quello di produttore di lastre in marmo o altre pietre.  L'esistenza di questa cognominizzazione nell'areale di Tarquinia si trova fin dalla seconda metà del 1700, ma molto probabilmente è più antica.

LA TARGIA
LATARGIA
TARGIA

Latargia, praticamente unico, dovrebbe essere il frutto di un'errata trascrizione di La Targia, che è del palermitano, di Villabate, Palermo e Ficarazzi, Targia è specifico di Palermo, dovrebbero stare ad indicare la provenienza dei capostipiti da una località chiamata Targia, come ad esempio si chiama una frazione di Siracusa, ma La Targia è anche l'antico nome di uno stretto passo tra i monti che circondano Palermo, nel Vocabolario siciliano etimologico dell'abbate Michele Pasqualino del 1790 leggiamo: "...Targia nomen loci seu viae inter Montes iuxta ... Arabice taragia et per sincopen targia est abscondere, et targia est locus leonum procedens ab eadem radice taragia abscondere...", passo che è probabilmente il luogo d'origine dei capostipiti.

LATERZA

Specifico pugliese, deriva dal toponimo Laterza (TA).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Laterza è cognome frequente nell'Italia peninsulare ma soprattutto in Puglia. Deriva dal toponimo Laterza (TA), probabilmente riferito a un luogo coltivato da '
tertiatores' d'epoca longobarda, secondo l'Olivieri. Impadronitisi di alcuni territori, i Longobardi trasformarono gli stessi coloni, già 'conductores' o fittavoli, in 'tertiatores'; questi ultimi restarono cioè sulle terre occupate che vennero divise tra i guerrieri invasori ma con l'obbligo di pagare un tributo annuo che era la 'tertia pars frugum', un terzo della loro produzione.

LATIN
LATINA
LATINI
LATINO

Latin, assolutamente rarissimo è triestino, Latina sembra specifico del siracusano, Latini è tipico della fascia dell'Italia centrale, Latino, tipico del sud, ha ceppi in Sicilia, nel Salento, nel Gargano e nell'iserniese, dovrebbero derivare dal cognomen latino Latinus, citato ad esempio da Virgilio nell'Eneide: "...Rex arua Latinus et urbes - iam senior longa placidas in pace regebat...", questa cognominizzazione era già presente in Toscana in epoca medioevale, si ricorda il Brunetto Latini (1220-1295) citato da Dante nella Divina Commedia nel girone dei sodomiti.

LATO

Lato ha un ceppo nel casertano a Galluccio ed uno in Puglia tra tarantino e leccese, in particolare a Ruffano (LE), dovrebbe derivare da soprannomi originati dal termine medioevale latus (largo) con riferimento alla corporatura del capostipite.

LA TORRACA
LATORRACA

La Torraca è molto raro ed è specifico del salernitano e potentino, Latorraca un pò meno raro è specifico della zona che comprende Basilicata, barese e tarentino, dovrebbero derivare dal toponimo Torraca (SA).

LA TORRATA
LATORRATA

La Torrata, quasi unico, è dovuto ad errori di trascrizione del cognome Latorrata che è specifico della provincia di Taranto, di Mottola, Palagiano, Massafra e Palagianello, e dovrebbe derivare dal toponimo La Torrata, località molto antica, risalente ad epoca precristiana, il cui nome deriva dalla Torre Nova delli porcili fatta costruire verso la metà del 1500 da Tiberio Domini Roberti, feudatario del castello di Palagianello e dei territori circostanti, si tratta dunque di un soprannome, attribuito al capostipite, indicante la località d'origine dello stesso, il cognome risale quindi ad un periodo posteriore al XVI° secolo.

LA TORRE
LATORRE

Latorre è un cognome tipico dell'area che comprende la Basilicata, il barese, il tarentino ed il brindisino, La Torre è molto diffuso nel centrosud, soprattutto nel foggiano, nel casertano e napoletano, nel potentino, in Sicilia e nel reggino, potrebbero derivare da nomi di località caratterizzati dalla presenza di una torre, come ne esistono ovunque in Italia. Esistono varie famiglie nobili con questo cognome.

LATROFA

La Trofa è quasi unico, Latrofa sembra specifico di Noicattaro nel barese, potrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo greco trofos, τροφός (infermiere), forse dal fatto che il capostipite svolgesse funzioni di infermiere o addetto alla sanità in un corpo militare.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
La Trofa, rarissimo, sembra essere originario di Biccari (FG), Latrofa è tipico del barese, entrambi questi cognomi dovrebbero derivare dalla voce dialettale
trofa, col significato di cespo, mazzo (di verdura, specialmente di lattuga): l'origine del termine va ricercata nel greco tryphos, che letteralmente significa pezzo, cosa staccata (in riferimento al cespo strappato dal terreno). Molto probabilmente, allora, si tratta delle cognominizzazioni di nomi di mestiere attribuiti ai capostipiti (forse degli ortolani o dei verdurieri).

LATTANZI
LATTANZIO

Lattanzi è specifico della fascia centrale che comprende Marche, Umbria, Abruzzo e, soprattutto Lazio, con un ceppo anche nel barese, Lattanzio, molto meno diffuso, è tipico di Abruzzo, Molise, foggiano e barese, deriva dal cognomen latino Lactantius, ricordiamo lo scrittore latino Lucius Caelius Firmianus Lactantius (240 - 320).

LATTARI
LATTARO

Lattari è tipico calabrese, del cosentino in particolare, ha un ceppo probabilmente secondario a Roma, Lattaro sembrerebbe tipico napoletano e dovrebbe derivare dal nome del monte Lattaro, vicino al Vesuvio.

LATTARULA
LATTARULI
LATTARULO

Lattarula, praticamente unico, dovrebbe essere stato originato da un'errata trascrizione dei successivi, Lattaruli è specifico di Mola di Bari, Lattarulo ha un piccolissimo ceppo a Bisaccia nell'avellinese, uno a Bernalda nel materano, ma il grosso è in Puglia, nel barese, a Bari, Gioia del Colle, Polignano a Mare, Putignano, Aquaviva delle Fonti e Castellana Grotte, nel tarentino, a Mottola, Taranto, Laterza e Palagiano ed a Stornarella nel foggiano, potrebbero derivare da forme etniche dialettali riferite alla zona del Monte Lattaro all'interno della penisola sorrentina.  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Putignano nel barese fin dal 1700.

LATTES

Molto raro, di origine ebraica, arriva nel torinese dalla Linguadoca e dalla Provenza nel 1500 a seguito delle persecuzioni religiose, dovrebbe derivare dal toponimo Lattes nei pressi di Montpellier.

LATTISI

Parrebbe originario del basso Trentino.

LATTUADA

Specifico del nord milanese e del basso varesotto soprattutto nella zona di Saronno e Caronno Pertusella, tracce di questa cognominizzazioni le troviamo a Milano nel 1500 con il Nobile Luigi Lattuada, sempre a Milano nella prima metà del 1600 troviamo il giureconsulto Giuseppe Lattuada.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Lattuada è un cognome lombardo. Per Lurati viene dal nome di luogo
La Tuada, la zona dove si scava il tufo; il dialettale 'tüf, tüv' si riscontra in diverse località lombarde. La Tuada (tufatta) era la zona dove affiorava e si cavava il tufo.

LATTUCA

Lattuca è un cognome siciliano specifico dell'agrigentino, soprattutto di Agrigento, Raffadali ed Aragona, con ceppi secondari anche a Palermo e Catania, un'ipotesi proporrebbe la derivazione dal termine dialettale siciliano lattuca derivato a sua volta dal latino lactuca (lattuga), come soprannome attribuito al capostipite o alla capostipite, i motivi possibili potrebbero essere, nel caso di una capostipite, il fatto di tenere a balia  più bambini e di cibarsi per questo motivo principalmente di lattuga, il nome latino della pianta ha la stessa radice di latte proprio perche già i latini ritenevano che mangiarne in abbondanza contribuisse a rendere copiosa la produzione di latte da parte delle donne.

LAUCELLI
LAUCELLO
LAUCIELLO

Laucello è assolutamente rarissimo, Lauciello ha un ceppo a Genova, uno a Roma e provincia, uno a Potenza e Campomaggiore sempre nel potentino ed uno a Ruvo di Puglia nel barese, dovrebbero derivare direttamente o tramite modificazioni dialettali dal nome medioevale Laucellus di cui abbiamo un esempio in un atto di successione dell'anno 822 in Castiglia (Spagna) dove viene citato un abate Laucellus fra i testimoni, ma è pure possibile una derivazione da alterazioni dialettali dalla Gens Lucilia.

LAUDA

Lauda, molto molto raro, è della zona che comprende il campobassano, il foggiano, l'avellinese ed il napoletano, con un piccolo ceppo ad Ururi nel campobassano, a Foggia e Troia nel foggiano, a Greci nell'avellinese ed a Napoli, dovrebbe derivare da una forma troncata del nome gratulatorio medioevale Laudadeo.

LAUDADIO
LAUSDEI

Laudadio ha un nucleo abruzzese a Lama Dei Peligni (CH) ed altri in Puglia, nel barese soprattutto, Lausdei ha un ceppo ad Ancona ed uno a Roma, di probabile origine ebraica, derivano dal nome gratulatorio Lausdei (sia lode al signore) tipicamente attribuito a figli molto attesi e desiderati.

LAUDAMO
LAUDANI
LAUDANO

Laudamo, quasi unico, sembra siciliano, Laudani è tipico del catanese, tra Paternò, Belpasso, Acireale e Catania, Laudano, più raro, è specifico della costiera amalfitana, potrebbero derivare da modificazioni del termine laudamus usato spesso per indicare un trovatello, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Napoli nel 1500 con lo scultore Angelo Laudano.

LAUDATI
LAUDATO
LAUDITI
LAUDITO
LODATI
LODATO

Laudati è tipicamente campano, del napoletano, avellinese e salernitano, con un ceppo anche a Roma, Laudato, ben diffuso in tutta la Campania è particolarmente presente nel salernitano, Lodati, quasi unico, è probabilmente dovuto ad un'errata trascrizione del cognome Lodato, che ha un grosso ceppo nel salernitano ed uno in tutta la Sicilia, in particolare nel palermitano, Lauditi, quasi unico, potrebbe essere abruzzese, anche se presenta forse un ceppo nell'imperiese, Laudito, assolutamente rarissimo, sembra tipico di Torino e del torinese, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite modificazioni più o meno dialettali, dal nome gratulatorio medioevale Laudatus (Lauditus)  o Laudato, attribuito in onore di Cristo, con riferimento al famoso Cantico delle Creature scritto da San Francesco nel 1226: "...Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui...".

LAUDI
LAUDO

Laudi ha due ceppi distinti, uno nell'area del nordmilanese e varesotto ed uno nel ternano, a Narni, Terni ed Amelia, Laudo, assolutamente rarissimo, è del barese, dovrebbero entrambi derivare dal nome medioevale di origine franca Laudus, dell'uso di questo nome abbiamo un esempio a Pisa, dove nel 1318 un certo Laudus Grassus è citato in una transazione commerciale con la Sardegna.

LAUDICINA
LAUDICINI
LAUDICINO

Laudicina è decisamente siciliano, del trapanese in particolare dfi Marsala, ma anche di Petrosino, Trapani, Mazara del Vallo, Calatafimi ed Erice, e di Palermo, Laudicini è praticamente unico, Laudicino, molto molto raro, sembrerebbe tipico del napoletano, dovrebbe trattarsi di una forma ipocoristica derivata dal nome latino Laudicius o Lauditius, di cui abbiamo un esempio nella Vita sancti Severini: "...Tunc et Laudicius quidam caecus, inopinato psallentis populi clamore perculsus, sollicite suos, quid esset, interrogat. Respondentibus, quod cuiusdam sancti Severini corpus transiret, compunctus ad fenestram se duci rogat, de qua poterat a sanis eminus multitudo psallentium atque vehiculum sancti corporis contemplari. Cumque fenestrae nixus incumberet et oraret, protinus vidit, singillatim demonstrans omnes notos atque vicinos. Quo facto cuncti, qui audierant, gratias Deo lacrimantibus gaudiis retulerunt....", è pure possibile possa trattarsi di soprannomi attribuiti a quanti potessero somministrare il laudano (un prodotto erboristico usato anticamente come lenitivo e calmante del dolore).

LAUDISA
LAUDISI
LAUDISIO

Laudisa, molto raro, è tipico di Lecce,  Laudisi, assolutamente rarissimo, potrebbe essere dell'Irpinia, Laudisio, molto raro, sembra specifico del napoletano, salernitano e potentino, dovrebbero derivare dal nome medioevale di origine franca Laudus di cui abbiamo un esempio in un atto del 1355 dove è citato un ser Laudus Lambardo. Troviamo tracce di questa cognominizzazione a Salerno in un atto di conferimento della rettoria parrocchiale di S. Angelo in Solofra al sacerdote Pietro de Laudisio di Montoro (AV).

LAURA
LAURI
LAURO

Laura, molto raro sembra essere specifico della provincia di Imperia, Lauri è diffuso nella fascia centrale che comprende Umbria, Marche, Lazio e Abruzzi, con un ceppo anche nel napoletano, Lauro è tipico del napoletano, dovrebbero derivare dal nome latino Laurus (consacrato ad Apollo) citato ad esempio in questo cenotafio di epoca longobarda: "...Laurus eras, Umfrede, tuas academia frondes iactavit merito, serta superba, diu...", è pure possibile, in alcuni casi, una derivazione da toponimi come Lauro (AV) e (CE) e simili.  Tracce di questa cognominizzazione si trovano sia a Fano (PS), che a Macerata fin dal 1500.

LAURANTONI

Laurantoni, quasi unico, sembrerebbe del Piceno, dovrebbe derivare dal nome del capostipite composto dai nomi Lauro ed Antonio.

LAUREANTI
LAURIANTI

Laureanti dovrebbe essere originario del catanese, Laurianti, quasi unico, è probabilmente solo una diversa forma del primo, potrebbe derivare da un toponimo come Laureana di Borello (RC).

LAURENDI

Laurendi è tipico del reggino, di Bagnara Calabra in particolare, dovrebbe trattarsi di una forma dialettale dell'etnico della città di Laureana.

LAURENTI
LAURENZI
LAURENZIO

Laurenti sembra essere di origine umbra e laziale con ceppi nel nord Italia dal Piemonte al Veneto, Laurenzi è tipico della fascia che comprende l'aretino, l'Umbria, le Marche, l'Abruzzo ed il Lazio, Laurenzio è specifico di Carema nel torinese, dovrebbero tutti derivare dal cognomen latino Laurentius, originato in alcuni casi probabilmente dall'antico toponimo Laurentium nel Lazio occidentale.

LAURENZANA

Laurenzana è tipicamente lucano, di Potenza e Tito nel potentino e di Stigliano e Garaguso nel materano, dovrebbe derivare dal toponimo Laurenzana nel potentino.

LAURENZANO

Laurenzano ha un ceppo  campano ed uno calabrese a Rossano e Caloveto nel cosentino ed a Condofuri nel reggino, dovrebbe derivare dal nome medioevale Laurentianus o anche dall'essere il capostipite originario di proprietà di un Laurentius o di essere alle dipendenze di un Laurentius.

LAUREOLA

Cognome assolutamente rarissimo, quasi estinto, dovrebbe derivare dal cognomen latino Laureola, probabilmente insediatosi inizialmente nel livornese, dov'è tuttora presente, potrebbe aver generato un ceppo che, emigrò in Sicilia dando luogo alla stirpe dei Lauricella.
integrazioni fornite da Enzo Lauricella

LAURIA

Diffuso al sud, in Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia, dovrebbe derivare dal toponimo Lauria (PZ), traccia di questo cognome la troviamo con il famoso Ruggiero Lauria ammiraglio della flotta siciliana che sconfisse carlo D'Angiò nel 1284.

LAURICELLA

Originario della Sicilia, provincia di Agrigento, potrebbe derivare da un diminutivo del cognomen latino Laureola. Famiglia proveniente dalla Catalogna (Spagna) con i Mango di Casalgerardo (PA), ed imparentata con Ruggiero di Lauria (PZ).
Personaggi notevoli di questa casata sono: Baldassarre, pittore di paesaggi assieme ai suoi figli Filippo e Francesco, alla maniera fiamminga, Vincenzo Cardinale e scrittore, Gregorio, Vescovo di Ripatransone, Antonio, nobile che nel 1710 alzò stemma gentilizio, da S.Cataldo (CL) si trasferì a Villalba (PA), Giuseppe,scienziato e docente (AG), ottenne la cattedra universitaria di matematica e scienze infintesimali , presso l'università di Catania, Giuseppe, sacerdote e scrittore(AG), Salvatore, varie volte deputato regionale, presidente dell'assemblea regionale siciliana,sottosegretario al ministero del tesoro, Carlo, pittore di fama europea e professore all'accademia di belle arti (PA). Ferdinando Lauricella propone un'ipotesi diversa per l'origine del cognome, dovrebbe derivare dalla fusione dei cognomi Lauri e Cella, ha trovato tracce di una famiglia di Patrizi anagnini Lauri-Cella nel 1600 (come risulta dall'Elenco Ufficiale Italiano - CONSIGLIO ARALDICO ITALIANO) e aggiunge di aver trovato nell'Archivio Araldico Nobiliare notizie inerenti alla nobile famiglia Lauri, nobili di origini marchigiane e Patrizi di origine laziale, e alla famiglia Cella nobili di origini lombarde ed emiliano romagnole.
integrazioni fornite da Enzo Lauricella

LAURINI

Non comune, ha un nucleo nel parmense, uno tra senese e perugino, zona di Chiusi e Castiglion del Lago ed uno a Roma.
integrazioni fornite da Robert Laurini Lyon France
Esistono parecchie ipotesi sul significato e sull'origine del cognome Laurini, la prima è che derivi dal latino
laurinus, cioè relativo all'alloro (Laurus), la seconda lo fa derivare da un diminuitivo del nome di battesimo Lauro, un'altra lo fa risalire ad un nome di località, a Roma nel centro storico esiste una strada chiamata "Via Laurina" citata in alcuni libri già dal 1614 (Theatrum Urbis di Pompeo Ugonio), le origini di questo nome sono incerte, probabilmente derivava da una località chiamata anticamente "Laurina", per la quale passavano i pellegrini in arrivo dal nord.

LAURINO

Molto raro è tipico del potentino, dovrebbe derivare dal toponimo Laurino (SA).

LAURIOLA

Lauriola è specifico del foggiano, diffusissimo a Manfredonia, Foggia e Monte Sant'Angelo, ma ben presente anche a San Giovanni Rotondo ed Apricena, potrebbe trattarsi di un matronimico e derivare da una capostipite di nome Lauriola, nome tardo latino molto in uso in epoca medioevale, derivato da un'alterazione dialettale del cognomen latino Laureola, ma è pure possibile possa derivare da un nome di località come la Lauria potentina o altre.

LAURITA
LAURITO

Laurita è specifico di potenza e di Pietragalla nel potentino, Laurito è specifico della zona tra salernitano e cosentino, dovrebbero derivare dal toponimo Laurito nel salernitano, che a sua volta starebbe ad indicare un luogo pieno di lauri o laureto, in latino lauretum, che al plurale fa laureta.

LAURORA

Sembra essere originario del barese, potrebbe derivare dal nome medioevale Aurora

LAUTERI
LAUTERIO

Lauteri ha un ceppo laziale nel romano a Roma, Civitavecchia e Marino ed a Vejano nel viterbese ed uno umbro a Spoleto (PG), Lauterio, molto molto raro, è tipicamente abruzzese, dovrebbero derivare dal nome franco Lauterius di cui abbiamo un esempio in un testo della seconda metà del 1500: "...Hanovii Comitis longum hoc testabitur Aula, Praeside quaeque ipso Curia tuta fuit. Testis Lauterius fama generosus avorum....", o anche agli inizi del 1600 in una lapide che cita: "..Stephanus Lauterius, prior secundus.." e che corrisponde al germanico Lothar, ricordiamo il re franco Lotario nipote di Carlomagno.

LAVAGETTI
LAVAGETTO
LAVAGGI
LAVAGI

Lavagetti è assolutamente rarissimo e sembrerebbe dello spezzino, Lavagetto è tipico di Genova e di Serra Ricco (GE), Lavaggi sembra specifico di Sestri Levante (GE), Lavagi ha un piccolo ceppo ligure a Serra Ricco e Genova ed uno livornese, potrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, da forme etniche di località come Lavaggiorosso di La Spezia o simili..  I Lavagi o Lavaggi appartengono ad un nobile casato genovese che risale almeno al 1400 che ottenne il titolo di Conti; alla fine del 1700 un tal Domenico Lavaggi era Console della Repubblica ligure presso la Repubblica Romana.

LAVAGNINI
LAVAGNINO

Lavagnini ha un ceppo a La Spezia e Porto Venere nello spezzino, ed uno el mantovano a Suzzara, Castel d'Ario, Porto Mantovano e San Benedetto Po, ed a Leno nel bresciano, Lavagnino è tipico di Genova e Sestri Levante nel genovese e di Maissana nello spezzino, con un ceppo anche ad Asti, dovrebbe trattarsi di forme etniche arcaiche riferibili al nome di paesi come Lavagna nel genovese o nel lodigiano e Lavagno nel veronese.

LAVAIA

Lavaia, quasi unico, è del materano, l'origine è assolutamente oscura, si potrebbe supporre una provenienza da un antico nome di località.

LA VANGA
LAVANGA

Lavanga è tipicamente meridionale, ha un piccolo ceppo a Mondragone nel casertano ed uno a Scampitella nell'avellinese e nel vicino foggiano a Castelluccio dei Sauri, ed un ceppo nel potentino ad Anzi e Potenza, La Vanga, meno diffuso, è specifico di Scampitella nell'avellinese, questi cognomi dovrebbero derivare da un soprannome originato dal mestiere del capostipite, probabilmente un lavoratore della terra.

LA VARRA
LAVARRA

Lavarra è tipicamente pugliese, del barese, a Castellana Grotte, Bari e Putignano, e del tarentino, a Mottola, Castellaneta e Massafra, La Varra, quasi unico, dovrebbe essere una forma alterata del precedente, dovrebbe derivare da una forma arcaica alterata del nome Navarra, una regione franco, ispanica a cavallo dei Pirenei con capitale Pamplona e di ceppo basco.

LA VECCHIA
LAVECCHIA

La Vecchia è un cognome decisamente meridionale, distribuito a macchie di leopardo in tutto il sud, con ceppi particolarmente nell'area che comprende la Campania, il campobassano, il foggiano, il potentino, il cosentino ed il catanzarese e soprattutto la Sicilia con massima concentrazione nel catanese, agrigentino e palermitano, Lavecchia, sempre meridionale, è specifico dell'area che comprende il salernitano, la Basilicata, il barese ed iul catanzarese, ed, in misura minore, il tarentino e brindisino, il cosentino ed il valentiano, potrebbero derivare da toponimi contenenti la radice vecchia, ma è pure possibile una derivazione da caratteristiche dei capostipiti, come quello di essere figli di una particolare vecchia.

LA VELLA
LAVELLA

La Vella è specifico di Sulmona nell'aquilano, Lavella ha un ceppo a Vieste nel foggiano, con presenze anche nel potentino, dove potrebbe derivare dal nome del paese di Avella nell'avellinese, gli altri ceppi potrebbero indicare un'origine andorrana dei capostipiti, che potrebbero essere stati originari della città vella  o velha (vecchia) per eccellenza, cioè Andorra, ma non si può non considerare una possibile origine occitana e la vella starebbe anche in questo caso ad indicare la vecchia.

LAVELLI

Lavelli è specifico dell'area che comprende il milanese, il lecchese ed il bergamasco, con maggiore concentrazione a Milano, Bergamo, Ponteranica e Sorisole nel bergamasco e Imbersago, Lecco e Molteno nel lecchese, dovrebbe derivare dal nome del paese di Lavello nel lecchese, probabile luogo d'origine dei capostipiti.

LAVELLO

Lavello, quasi unico, originario dell'area lucano, campana, dovrebbe derivare dal nome del paese di Lavello nel potentino.

LAVESI

Rarissimo, forse è originario della zona di confine tra lodigiano e piacentino, potrebbe derivare dall'aferesi del toponimo Villavesco (LO).

LAVEZZARI
LAVEZZARO
LAVIZZARI
LAVIZZARO

Lavezzari ha un ceppo tra milanese e varesotto ed uno nel genovese, Lavezzaro è tipico dell'alessandrino, Lavizzari sembrerebbe tipicamente del milanese, Lavizzaro è praticamente unico ed è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione, dovrebbero derivare da toponimi come Borgolavezzaro (NO) o Pietralavezzara (GE), ma è anche sostenibile una tesi che li colleghi ad un nome di mestiere, cioè di artigiano che lavora una particolare pietra ollare detta lavezzo (termine dialettale) per farne vasi o stoviglie.

LAVEZZI
LAVEZZO

Lavezzi ha un ceppo a Milano e tra Vigevano (PV) e Pavia, ed un ceppo tra rovigoto e ferrarese a Rovigo, Castelmassa e Occhiobello nel rovigoto e ad Argenta e Ferrara nel ferrarese, Lavezzo ha un ceppo a Rovigo e Badia Polesine (RO) con presenze significative anche a Chioggia ed un ceppo tra milanese, pavese ed alessandrino, potrebbero derivare da soprannomi originati dal termine lavezzo (tipo di pietra ollare una varietà molto tenera di serpentino, con un'alta percentuale di talco o clorite) o da lavezzi recipienti da fuoco, troncoconici torniti di pietra ollare, probabilmente riferiti ad artigiani specializzati nella loro lavorazione o commercianti che vendevano quel tipo di prodotto.

LAVIA
LAVIANI
LAVIANO
LAVIO

Lavia ha un ceppo nell'udinese che potrebbe derivare dal toponimo Lavia, località di Fagagna (UD) ed uno nel cosentino, Lavio e Laviani sono assolutamente rarissimi, Laviano, abbastanza raro, ha un ceppo a Napoli, uno nel potentino ed uno in Sicilia nel catanese e a Francavilla di Sicilia (ME), potrebbe derivare in alcuni casi dal toponimo Laviano (SA), ma più probabilmente derivano dalla gens latina Lavia.  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Genzano di Lucania (PZ) fin dal 1600, dal 1615 al 1625 è infatti podestà della città Don Tiberio Laviano.

LAVIER
LAVIERE
LAVIERI
LAVIERO

Laviere parrebbe unico, così come Lavier, Lavieri è tipico del potentino, di Tramutola in particolare e di Marsicovetere e Corleto Perticara, Laviero è sempre lucano, ma più specifico di Salandra nel materano, dovrebbe trattarsi di cognomi derivati dall'italianizzazione del cognome francese di Borgogna Lavier, probabilmente di origini normanne, cognome che a sua volta dovrebbe derivare dal termine medioevale francese lave (piatto, pietra piatta) e sarebbe stato ad indicare il mestiere di cavatore di pietre forse svolto dai capostipiti.

LA VOLPICELLA
LAVOLPICELLA

Cognome rarissimo La Volpicella, di cui è impossibile identificare un areale di provenienza, si può ipotizzare un errore di trascrizione del cognome Lavolpicella (tutto attaccato) che è di origini baresi. La derivazione dovrebbe essere da soprannomi originati dall'astuzia del capostipite.
integrazioni fornite da Enzo Lauricella
Famiglia di origine pugliese, facente parte della Nobiltà Molfettana.

LAVORE
LAVORI
LAVURI

Lavore è tipicamente siciliano, di Gela e Mazzarino nel nisseno e di Piazza Armerina nell'ennese, Lavori, quasi unico, è anch'esso siciliano, Lavuri è specifico di Piazza Armerina nell'ennese, dovrebbero tutti derivare da un soprannome originato, direttamente o attraverso alterazioni, dal termine dialettale siciliano lavuri (fieno fresco ancora da tagliare), forse ad indicare che i capostipiti fossero dei lavoranti agricoli.

LAZARA
LAZARI
LAZARO
LAZZARA
LAZZARI
LAZZARIN
LAZZARINI
LAZZARINO
LAZZARO
LAZZARONE
LAZZARONI

Lazara, quasi unico, sembrerebbe siciliano, probabilmente del catanese, così come l'altrettanto raro Lazaro, Lazari è tipicamente pugliese, di Galatina nel leccese, Lazzara sembra essere specifico siciliano, Lazzari è diffusissimo in tutto il nord, nelle Marche, in Umbria e nel Salento, Lazzarin sembrerebbe avere due ceppi uno veneto tra le province di Padova, Venezia e Rovigo ed uno tra Lombardia occidentale e Piemonte orientale, Lazzarini è diffuso in tutto il nord, Lazzarino è tipico del basso Piemonte, Lazzaro è diffuso nel centro sud, nel Veneto, nel genovese e nel cuneese, Lazzarone è piemontese, dell'astigiano e del torinese, Lazzaroni è lombardo, con un piccolo ceppo anche a Bologna. Questi cognomi sembra derivino da toponimi come Lazzaro nel reggino, o Borgo San Lazzaro nel salernitano, San Lazzaro nel parmense, ma anche nel vicentino e nell'urbinate, e molti altri, ma potrebbero pure essere stati originati dal nome medioevale Lazzaro o da suoi ipocoristici.
Considerando la distribuzione geografica della maggior parte di questi cognomi la probabilità che alcuni di essi possano derivare secondo l'ipotesi sottoriportata è estremamente ridotta.
ipotesi fornite da Lazzari Maksy
I lazzari (o anche lazzaroni) erano giovani della classe popolare della Napoli del XVII-XIX secolo. Particolarmente famoso fu il ruolo da loro svolto durante la Repubblica Napoletana del 1799. Grazie alle favorevoli condizioni climatiche e al rapporto privilegiato con la campagna circostante, benché miseri, riuscivano a sopravvivere senza doversi preoccupare eccessivamente per questioni di cibo e vestiario. Soventemente sfaccendati, si adattavano a compiere qualsiasi mestierie che si prestasse loro occasionalmente, non disdegnando talvolta di compiere qualche piccolo furto o raggiro e, più spesso, mendicando. Per questo motivo il termine lazzarone, che ha origine dallo spagnolo lazaros (con riferimento al Lazzaro evangelico e agli stracci di cui era avvolto) è sinonimo nell'italiano comune di persona pigra o di poco di buono.4w

LAZZARETTI
LAZZARETTO
LAZZERETTI
LAZZERI
LAZZERINI
LAZZERO
LAZZERONI

Lazzaretti è presente in Lombardia, Emilia e Romagna, Veneto e Lazio, Lazzaretto è tipicamente veneto del padovano soprattutto, Lazzeretti ha un ceppo nel fiorentino tra Fucecchio, Vinci e Lastra A Signa, ed uno a Pontedera (PI), con un ceppo probabilmente secondario a Roma, Lazzeri ha un ceppo toscano ed uno trentino, Lazzerini è tipico della Toscana e del perugino, Lazzero è torinese, Lazzeroni è toscano, specialmente di Arezzo e Pisa, dovrebbero derivare da nomi di località come i vari Lazzaretti o Lazzeretti presenti in tutt'Italia a causa delle varie pesti, ma potrebbero pure essere stati originati direttamente o tramite ipocoristici dal nome medioevale Lazzerus, in un elenco dei cittadini pisani del 1405 viene citato un tal Lazzerus Bacciamei de Oliveto.

LAZZAROTTI
LAZZAROTTO

Lazzarotti è molto raro ed è specifico di Massa, Lazzarotto è tipico della zona che comprende il basso vicentino ed il padovano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Lazzarotto, di cui si hanno tracce ad esempio nel 1400 con Lazzarotto da Montecuccolo, signore di alcuni territori nel modenese. 

LAZZO

Lazzo, molto molto raro, ha un piccolo ceppo nel napoletano, uno nel materano ed uno nel barese, di origini etimologiche oscure.

LEALE
LEALI
LEALINI

Leale ha un ceppo tra genovese ed alessandrino, uno nel cosentino e reggino ed uno nel palermitano e trapanese, Leali è tipicamente lombardo, in particolare è diffuso nel bresciano e nel mantovano, Lealini, assolutamente rarissimo sembrerebbe del vicentino, di Brogliano e Vicenza in particolare, dovrebbero derivare direttamente o tramite ipocoristici  dal nome medioevale Leal, Lealis, di cui abbiamo un esempio a Firenze nel 1268 con: "Cerbolinus filius Lealis de Duomo,.. ..Infrascripti sunt confinati extra civitatem in comitatu," tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a Palermo dove nel 1549 muore Antonino Leale proprietario di una casa turrita citata in un atto, e nel 1578 Giovanni Filippo Leale, figlio di Antonino, "soggioga un censo a Blasi Piazza: super quoddam tenimento magno domorum cum eius turrim in diversis corporibus existens situm et positum in quarterio Yhalcie in strata mastra per quam tenditur versus conventus S. Francisci.".

LEANDER
LEANDRI
LEANDRO

Leander, quasi unico, è tipicamente milanese ed è una forma dialettale di Leandri, che ha un piccolo ceppo nel veneziano, uno nel perugino a San Giustino, Deruta, Perugia, Città di Castello e Gualdo Cattaneo, ed uno nel romano, Leandro, molto più raro, ha un piccolo ceppo tra padovano e veneziano ed uno in Puglia tra barese e tarentino, dovrebbero tutti derivare dal nome di origini greche Leandro, a sua volta originato da Leiandros dall'unione dei termini greci leios (tranquillo) e andros (uomo) con il significato di uomo tranquillo o da Leandros dall'unione dei termini greci laos (popolo) e andros (uomo) con il significato di uomo del popolo.

LEANI
LEANO

Leani, estremamente raro, sembrerebbe avere un ceppo triestino ed uno cremonese, Leano, assolutamente rarissimo, sembrerebbe napoletano, di dubbia derivazione, potrebbero derivare dall'aferesi di variazioni del cognomen latino Mallea, anche attraverso antichi toponimi derivati dallo stesso (i vari Magliano).

LEANTE
LEANTI

Leante, molto molto raro, ha ceppi nel Salento e secondari a Roma, nel milanese e nel torinese, Leanti è assolutamente rarissimo ha presenze nella Sicilia meridionale e secondarie tra Modena e Bologna e nel torinese, dovrebbero derivare dal nome medioevale di origine greca Leante.

LEANZA
LEANZI

Ha un nucleo importante in Sicilia, soprattutto nel catanese, ad Adrano, Catania, Bronte, Paternò e Biancavilla, ha un ceppo nel Salento a Scorrano e Maglie (LE), un ceppo a Casalnuovo di Napoli e ceppi probabilmente secondari a Roma e Milano, Leanzi, praticamente unico è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione del precedente, potrebbero derivare da un soprannome o da un nome augurale, Alleanza (stante ad indicare quello dell'alleanza, cioè quello che ha portato in dote un appoggio importante), secondo alcuni invece si tratterebbe di matronimici derivati da una deformazione dell'aferesi del nome femminile medioevale Allegrantia (Allegranza) di cui abbiamo un esempio in una Carta vendicionis dell'anno1159 a Vimercate (MI): "Anno dominice incarnationis milleximo centeximo quinquageximo nono, mense marcii, indicione septima. Constat me Alegrantiam relictam quondam Micherii qui dicebatur de Magrello de loco Vicomercato...".

LEARDI
LEARDINI
LEARDO
LIARDI
LIARDO

Leardi ha ceppi nell'alessandrino e genovese, nel pescarese, nel romano e nel casertano, Leardini ha un grosso ceppo nel veronese e nel vicino mantovano, uno nel riminese, con presenze significative anche nel bolognese, ravennate, forlivese e pesarese, ed uno a Roma e nel viterbese e latinense, Leardo, assolutamente rarissimo, parrebbe del messinese, Liardi, molto molto raro, sembrerebbe avere un ceppo nel pescarese ed uno nel napoletano, Liardo è tipico del napoletano, con un ceppo anche nel fiorentino, si dovrebbe trattare di forme aferetiche, anche ipocoristiche, del cognome Aleardi o Aliardi (vedi ALEARDI ) o direttamente derivare dall'aferesi di nomi longobardi come Aleardus, probabilmente portati dai capostipiti.

LEBANI
LEBANO

Lebani ha un ceppo triestino ed uno salernitano, Lebano è decisamente campano, del napoletano e del salernitano, potrebbe derivare dal nome Lebanius, ricordiamo con questo nome un famoso filosofo sofista di Antiochia e retore del IV° secolo, ma potrebbe anche caratterizzare alcuni esuli dal Libano o riferirsi addirittura al periodo delle Crociate.

LEBANTI

Lebanti è un cognome torinese, praticamente unico.
informazioni fornite da Mario Lebanti
si tratta di un cognome di fantasia attribuito a mio nonno, trovatello, dal comune di Torino.

LECCA
LECCARDI

Lecca è originario del cagliaritano, Leccardi è tipico della zona tra Milano e Lodi, La derivazione di Leccardi potrebbe essere da un soprannome derivante dal termine arcaico italiano leccardo (goloso).

LECCADITA
LECCADITO
LEUCADITO
LICCADITO

Leccadita è praticamente unico, così come Leucadito e Liccadito, Leccadito, assolutamente rarissimo, è del cosentino, di Lungro e Spezzano Albanese in particolare,
ipotesi fornite da Stefano Ferrazzi
'origine arbëreshë (più probabilmente greco-albanese), i cognomi Leccadito, Leucadito, etc sembrano derivare dal termine
lefkaditis, che, in greco moderno, ha il significato di leucadita, abitante della Leucade (una delle Isole Ionie, nell'ovest della Grecia): l'isola di Leucade, in effetti, è conosciuta con diversi nomi, fra i quali Leukas, Lefkas e Lefkada, in cui il suono del dittongo -eu- viene alterato in un moderno -ef- (si tratta di un fenomeno molto comune nella lingua neogreca).

LECCE

Lecce è abbastanza diffuso in tutto il centrosud, deriva ovviamente dal nome della città di Lecce, sembrerebbe non essere di origini ebraiche.

LECCESE
LECCESI
LECCISI
LECCISO
LICCESE

Leccese è essenzialmente pugliese, ma presenta ceppi significativi anche nel teatino e nel molisano, nel romano e nel latinense e nell'alta Campania, Leccesi, estremamente raro, è dell'area che comprende le Marche meridionali ed il reatino, Leccisi, quasi unico, ha un ceppo nel Salento ed uno nel basso Lazio, Lecciso, molto raro, è specifico del leccese, Liccese, altrettanto raro, parrebbe lucano, tutti questi cognomi derivano da varie modificazioni dialettali della forma etnica leccese, cioè starebbe ad indicare che il capostipite era originario di Lecce o della sua provincia, un'ipotesi non trascurabile fa considerare possibile anche un collegamento con aree popolate da lecci (quercus ilex), che avrebbero caratterizzato, in questo caso, la zona d'abitazione della famiglia.

LECCI

Un ceppo originario nel salento e forse uno in provincia di Firenze, dovrebbe derivare dal fatto che presso il luogo d'abitazione del capostipite si trovassero delle piante di leccio (quercus ilex), un tipo di pianta di quercia sempreverde.

LECCIS
LECIS

Entrambi tipicamente sardi, Leccis è presente nel sud della Sardegna, nel cagliaritano, nell'iglesiente e nel Medio Campidano, Lecis è molto diffuso nel cagliaritano a Cagliari, Assemini, Soleminis e Monserrato, e nel Medio Campidano a Serrenti, Gonnosfanadiga e Samassi, dovrebbero derivare da una forma aferetica sarda del nome Alessio.
integrazioni fornite da Luciano Lecis
Distribuito in una sorta di quadrilatero constituito da Cabras, Escalaplano, Isili ed Ussaramanna, Lecis ha origine comune a Leccis, stanno ad indicare con il suffisso -s, un plurale di famiglia, soprattutto nel Campidano, con probabile origine dal nome Alesci, Alessio, di bizantina memoria Alexis. Documentato in saggi antichi sardi CDS II 44, anno 1410 come Lexis. (M.Pittau, origine dei cognomi)

LECCIOLI

Leccioli, molto molto raro, ha presenze nel milanese e nel pavese, un piccolo ceppo ad Adria nel rovigoto e presenze nel ferrarese, potrebbe derivare da un toponimo od un idronimo, forse situato in una località ricca di lecci (quercus ilex), un tipo di pianta di quercia sempreverde.

LEDDA

Decisamente sardo, dovrebbe derivare dal nome di una località  che anticamente esisteva nella zona di Ozieri (SS) e che si chiamava appunto Ledda, secondo un'altra ipotesi potrebbe derivare dall'essere il capostipite nato nel mese di ottobre chiamato in sardo ledàmine per contrazione ledda.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LEDDA: nella lingua sarda, con questa voce, abbiamo il nome di un antico centro abitato scomparso e di un monte. Nel "Vocabolario Sardo Geografico patronimico ed Etimologico" di Giovanni Spano leggiamo: Ledda: Villaggio distrutto nella diocesi di Plaghe, ora nome di monte, che ha preso tutta la contrada. Il nome antico è Lella, che sembra orientale, da
Laila = notte, perché sito a tramontana (sic)". Nell'opera di Giovanni Francesco Fara, "In Sardiniae Chorographiam", al capitolo "de Fluviis" (i corsi d'acqua) leggiamo: Flumen aliud oriens ex monte Leddas et Magolla, decurrit per (scorre attraverso) regionem Anglonis inter oppida Martis et Nulvi (tra i centri abitati -fortificati - di Martis e di Nulvi) et iuxta (nei pressi) Perfugi oppidum (Perfugas) decurrit in flumine Cocinae (confluisce nel fiume Coghinas). Nel testo del Fara Ledda è citato solo come monte. Per la voce "ledda" o meglio "lella" non conosciamo altro etimo diverso da quello indicato dal canonico G. Spano. Come cognome è copiosamente presente  in tutte le carte antiche da noi esaminate: tra i firmatari della Pace di Eelonora, LPDE del 1388, compare in diverse uscite; De Leda Francisco, ville Culleri (** CULLERI.(attuale Cuglieri) CASTRI MONTIS DE VERRO. congregatis in villa de Guilciochor .in posse Salari Arsoci, habitatoris Bose .notarii publici et etc. die X januari 1388); De Ledda Camputani, ville de Sardara (** SARDARA MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu Margiano habitator velle Sardara, sindicus actor et procurator universitatis Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii publici, die XI Januarii 1388); De Ledda Dominigo - de Bosa. (** Bosa: omnibus civibus et habitatoribus civitatis Bose.nisipastores.congregatis intus Ecclesiam Beate Marie Virginis .die XV Januarii 1388) ; De Ledda Guantino - de Castri Januensis (** Castri Januensis Civitas (Castel Genovese - Castel Sardo). Omnibus habitantibus .in ville de Coginas ... die undecima januarii .1388, in posse De Valle Anthoni filii) ; Leda (de ) Anthonio, jurato ville Calcargia (* Calcargia.villaggio distrutto (Contrate Partis Milis); Leda (de) Andrea, majore (amministratore, sindaco) ville Floxio ( * Floxio.odierna Flussio. Contrate Castri Montis de Verro); Leda (de) Anthonio, jurato ville Tramaça ( * Tramaça...odierno Tramazza(Contrate Partis de Milis); Leda (de) Ciperi, jurato ville Seuis (* Seuis.odierno Seuis (Laconi.Contrate partis Alença); Leda (de) Dominico, ville Seercela (* Seercela.distrutto. Sarcela - Serzele. Partis de Montibus); Leda (de) Francisco, jurato ville Pauli (* Pauli ...odierno Paulilatino. Contrate Partis de Guilcier); Leda (de) Joanne, jurato ville Nuraci Niello (* Nuraci Niello.odierno Nuraxinieddu. Campitani Majoris); Leda (de)Andrea, majore ville Baugadi (* Baugadi.Bangadi - Bauyadi.villaggio distrutto? (Contrate Partis Milis); Leda Traode - ville de Billuchara ( * Billuchara . distrutto. Contrate Montis Acuti (Salto di Pattàda); Leda(de) Barono, jurato ville Nuraci de Pische ( * Nuraci de Pische.distrutto. Campitani Majoris); Leda(de) Nicolao, jurato ville Giavi ( * Giavi.odierno Giave. Contrate Caputabas); Leda(de) Petro - ville de Ulusufe (* Ulusufe.distrutto Usulife[Spano](Contrate Montis Acuti); Leda(de) Salvator, jurato ville de Nule ( * Nule .Nuli (Contrate Montis Acuti - Ozieri); Ledda (de) Georgio, ville Telluri (** Selluri - Sedduri - Seddori: odierno Sanluri. Et ego Capula Marcus .sindicus, actor et procurator ville Selluri.seu a Petro De Castay, locuntenente capitanei et Margiano Costa, locuntenente potestatis terre Selluri et omnibus habitatoribus dicte terre, congregatis. X die januarii 1388); Ledda (de) Margiano, ville Sellur; Ledda (de) Nicolao, jurato ville Uta (* Uta .distrutto(non si tratta dell'odierna Uta), Contrate Partis Varicati - Barigadu); Ledda (de) Simono, ville de Sardara (** SARDARA MONTIS REGALIS...11 GENNAIO 1388, et ego...Gadulesu Margiano habitator velle Sardara, sindicus actor et procurator universitatis Contrate Montis Regalis et villarum et etc. In posse Virde Andrea, Virde Joanne, de Civitate Sasseri, notarii publici, die XI Januarii 1388); Ledda (de) Stephano, jurato ville Uta; Ledda (de) Vincencio, ville Gonnos de Tramacia( Gonnostramatza - Partis de Montibus); bLedda(de) Comita, Burgi Castri M. Regalis ( **  Burgi Castri Montis Regalis - Castello di Monreale (Sardara); Ledda(de) Joanne, jurato ville Baratil (* Baratili.odierno Baratili. Campitani majoris); Ledda(de) Margiano, jurato ville Gemessi ( * Gemussi.distrutto: Jemussi o Gimussa? Partis de Montibus); Ledo (de) Laurencius, ville Algueri ( * Algueri.odierno Alghero. Die sexta febroarii 1388); Ledu (de) Petro, jurato ville Sancto Haeru ( * Sancto Haeru...odierno San Vero (Contrate Partis de Milis); Ledu(de) Joanne, jurato ville Sancto Haeru; Lella (de) Agustinus, ville Sasseri (** Sasseri.Sassari. Et nos Pugioni Anthonius et De Lacon Salatinus, cives Sasseri, sindici, actores et procuratores.Marringoni Arsòcus potestas ac capitanus civitatis Sasseri. Omnes cives congregatis in civitate Sasseri, apud ecclesiam Sancte Caterine.presentibus Corda Jacobo, Magnispesa Francisco, De Mascara Francisco. In die XIII mensis Januarii MCCCLXXXVIII - 1388); Lella (de) Arsoco, ville Ollolà ( * Ollolà.odierna Ollolai. Barbagie de Ollolai et Curatorie Austis); Lella (de) Saio, jurato ville Usthei ( * Usthei ...villaggio distrutto della Diocesi di S. Giusta. Contrate Partis de Guilcier). Nel Con daghe di San Pietro di Silki, XI°, XIII° secolo, abbiamo:  Lella (de) Furata(122),  postura = donazione: positinke a scu. Petru (ha donato a San Pietro) donna (nobildonna) Furata De Lella sa parte sua dessa terra  ki fekimus a binja (coltivata a vigna), tenende assa de Gosantine Saraca (confinante con la vigna di Gosantine Saraca); e issa parte  dessos fiios comporailla (ho comprato la parte dei miei figli) e deuilis in cumone .j. uoe (e ho dato loro, in società - in comune - un bue); Lella (de) Gosantine(104), teste in una lite per la spartizione della servitù; Lella (de) Gunnari, pupillu (96), coinvolto in una compera (compòru):.aterminande pupillos(i padroni)dessu saltu: Gunnari de Castavar e Gunnari de Lella, e.; Lella (de) Petru(97), coinvolto in uno scambio o permuta di servi (tramutu): Ego apatissa Massimilla, tramutai homines cun donnu Goantine de Cannetu, visdominu dess'arkipiscopatu(vicario dell'arcivescovado). Ego deili (gli diedi) latus (la metà - del servizio)in Gosantina fiia de Maria Pithiris e de Janne Albu e isse deitimi( mi diede in cambio) latus d'Elene Culurione, fiia de Furata Culurione e de Gavini Kitera...a boluntade de.Testes: donnu Gosantine de Martis, su de Silki, e Petru de Lella; Lella (de)Mariane(100), coinvolto in una lite per la spartizione della servitù -  kertu de servis. Nel Con daghe di San Nicola di Trullas, XI°, XIII° secolo abbiamo: sos de Lella(209) coinvolti in una compera (comporailis) di servi: comporailis assos filiastros ded Petru de Monte .III: pedes (tre quarti - del servizio) dessu filiu Iohanne et latus (la metà) in Susanna; et a Petru de Nurki et a totos .III. sos connatos comporailis su pede (un terzo) de Iorgi Gulpio, ki li avea conporatu, ca mi lu lebarum (me lo presero) sos de Lella. Sos de Lella per indicare i figli di, o gli abitanti di?; de Lella Comita(297), prete in Puço Maiore, teste in una compera di servi (comporaili): comporaili a Furatu de Gunale, su de Sasalu(villa - bidda medioevale, oggi scomparsa; apparteneva alla Curadorìa di Romangia), .I. die(unn giorno di servizio, la settimana) in Comita Marradu, et .I. die in so fiiu. Et Ponet (lo dona) a Sanctu Nichela pro s'anima sua, .Testes: previteru (prete) Comita de Lella, su de Puço Maiore(Pozzomaggiore), et previteru Gosantine Aketu et donnu Mariane de Thori Oglospintos(Occhipinti) etc. etc.; De Lella Gosantine e de Lella Dorgotori (87) (fratelli) ambos maiores de Scolca (ambedue comandanti della guardia armata di confine); etc. etc. Nel Condaghe di Santa Maria di Bonbarcado, CSMB, XI°, XIII° secolo abbiamo: de Lella Comita(180), teste in una donazione di terre di Furadu Decori a Santa Maria; De Lella Goantine, prete(12, 26, 202), teste in una donazione: .et posit (Goantine Tamaglu), prossa anima sua  sa parzone sua dessa domo de Bonarcado et ipsa binia sua tota.Nell'opera di Francesco Fara "De rebus Sardois II°", alla fine del  capitolo  "Pisani, Genuenses et Musactus", dove sono registrati i vescovi di Sardegna, figura, nell'anno 1187: Costantinus de Lella episcopus Plovacensis (di Ploaghe).  Citiamo Gavino Ledda (Siligo- SS - 1938) autore di diverse opere letterarie, tra cui quella autobiografia,"Padre padrone". Prese la laurea in Glottologia, alla Sapienza di Roma nel 1969. Nel 1971, allorché sostenni l'esame di "linguistic sarda", all'Università di Cagliari, Facoltà di Lettere, era assistente per "filologia romanza e linguistica sarda", del  Prof. Sanna Antonio. Il cognome Ledda attualmente è presente in 428 Comuni italiani, di cui 155 in Sardegna: Sassari 327, Cagliari 276, Macomer 168, Quartu 150, etc.

LEFEBRE
LEFEVRE

Lefebre è una variazione per betacismo di Lefevre, cognome molto diffuso in Francia che deriva a sua volta per betacismo dal termine latino faber (fabbro, chi costruisce qualcosa).

LEFONS

Lefons è tipico del leccese e di Calimera in particolare.

LEGATI
LEGATO
LIGATO

Legati, molto molto raro sembra lombardo, sia Legato che Ligato sono abbastanza rari e tipici calabresi, del reggino in particolare, dovrebbero derivare dallo stato di Legato (delegato, inviato, ambasciatore) del capostipite o dallèessere stati comunque connessi con un Legato, è pure possibile che derivino da soprannomi originati da episodi particolari.

LEGE'

Specifico dell'oltrepo pavese è assolutamente rarissimo, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale   (vedi LEGENA), estremamente improbabile che derivi dal toponimo francese Legè paese della Loira atlantica.

LEGENA

Legena, molto molto raro, sembrerebbe specifico di Sellero nel bresciano, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale medioevale lombardo legena (secchia per la mungitura), probabilmente ad indicare che il capostipite svolgesse quel tipo di compito.

LEGGIO
LIEGGIO
LIGGIO

Leggio, tipicamente siciliano, molto diffuso soprattutto a Ragusa, ma comunque ben presente anche a Palermo, Isnello, Corleone e Partinico nel napoletano, Santa Ninfa, Castelvetrano e Trapani nel trapanese, a Siracusa, a Vittoria e Modica nel ragusano ed a Sambuca di Sicilia e Sciacca nell'agrigentino, presenta anche un ceppo salentino a San PIetro Vernotico nel brindisino ed a Surano e San Cassiano nel leccese, Lieggio è quasi unico, Liggio, sempre siciliano, è specifico di Palermo e Corleone nel palermitano, questi cognomi dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine dialettale, che varia lievemente a seconda delle zone, lièggiu, lìggiu, lèggiu (leggero, superficiale, poco affidabile), esprimendo forse così un giudizio poco lusinghiero sui capostipiti.

LEGNAME
LEGNAMI

Legname è molto raro e sembrerebbe originario della provincia di Caltanissetta, Legnami, assolutamente rarissimo è quasi unico, potrebbero derivare da soprannomi.

LEGNANI
LEGNANO

Legnani è tipico del nordmilanese, Legnano, assolutamente rarissimo, è dovuto probabilmente ad un errore di trascrizione del primo, derivano dal toponimo Legnano (MI), tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Milano nel 1600 quando Giulio Cesare Legnani, è menzionato fra i Patrizi Milanesi.

LEGNANTE

Legnante, abbastanza raro, è tipico dell'area casertano, napoletana, di Frattamaggiore (NA) e di Sant`Arpino (CE) in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal mestiere di raccoglitore di legna in boschi di proprietà altrui.

LE GROTTAGLIE
LEGROTTAGLIE

Entrambi pugliesi, Le Grottaglie, il più raro dei due, ha piccoli ceppi a Fasano ed Ostuni nel brindisino, a Bari ed a Mottola nel tarentino, Legrottaglie è specifico del brindisino, di Fasano e Ostuni, con piccoli ceppi anche a San Vito dei Normanni, Carovigno e Cisternino e a Mottola nel tarentino ed a Bari e Palo del Colle nel barese.
integrazioni fornite da Srefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nella toponomastica tarantina e, più precisamente, nel comune di Grottaglie, che, in terra pugliese, è anche noto come
Le Grottaglie - Li Vurtagghj, secondo la pronuncia dialettale.

LEGORATI
LEGORATTI

Entrambi assolutamente rarissimi, Legorati è della zona lodigiano, cremonese, con presenze nel novarese, Legoratti ha presenze nel pavese, nel novarese e nel vercellese, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine dialettale lombardo legoratt (leprotto), forse ad indicare una particolare vivacità o velocità del capostipite.

LEGULEO

Una sola presenza a Melegnano e in nessun'altra parte d'Italia, dovrebbe derivare dal termine leguleio (avvocatucolo). 
originr suggerita da Gianna Ferrari De Salvo

LEI
LEY

Lei ha un ceppo nel modenese a Modena, Formigine, Sassuolo e Prignano sulla Secchia ed uno nel sassarese a Ploaghe e Nulvi, Ley è assolutamente rarissimo, il ceppo sardo potrebbe derivare dall'aferesi del nome Mallei (Maddalena in sardo) o da un soprannome originato dal termine sardo lei (legge, diritto).

LEITA

Leita ha un ceppo a Pasian di Prato nell'udinese ed uno in trentino, dovrebbero avere origini diverse, il ceppo trentino potrebbe derivare dal vocabolo cimbro leit o lait (declivio) identificando caratteristiche morfologiche della zona di provenienza, il ceppo friulano è invece di origini incerte, anche se potrebbe anche avere la stessa origine.

LELARIO

Lelario ha un ceppo a Barletta nel barese ed uno nel potentino ad Avigliano e Potenza, potrebbe trattarsi di un'alterazione del cognome francese di Picardia Leloir (pronunciato leluar), che a sua volta deriva da un soprannome originato dal termine francese loir (ghiro), forse attribuito a chi dormisse molto, cognome probabilmente giunto in Italia al seguito degli angioini.

LELLI
LELLIS
LELLO

Lelli è diffusissimo in tutto il centro Italia, Lellis assolutamente rarissimo e Lello, molto raro, sono probabilmente originari del sud, derivano dal nome medioevale Lello, diminutivo di nomi come Raffaello, Gabriello ecc..  Si hanno tracce di questo cognome fin dal medioevo, nella seconda metà del 1200, nell'avellinese troviamo un tal De Lellis che pratica l'attività di notaio.

LEMBO

Diffuso in tutto il sud, non si hanno ipotesi valide sull'origine del nome, tranne forse, ma da prendere in considerazione a puro livello teorico, la derivazione dal nome longobardo Erlembald o dalla modificazione e contrazione del nome Guglielmo (Lelmo, Lembo).

LEMMA
LEMME
LEMMI
LEMMO

Lemma ha un nucleo tra basso Lazio ed alta Campania, un ceppo nel barese e presenze significative in Calabria e Basilicata, Lemme, molto raro, ha un ceppo tra Abruzzo meridionale e Molise, Lemmi è tipico dell'alta Toscana e dell'Umbria, Lemmo, molto molto raro, è campano, dovrebbero tutti detivare da modificazioni dell'aferesi del nome Guglielmo, di quest'uso abbiamo un esempio a Pisa nel 1330, negli Annales Pisani infatti si può leggere: "... prima era (siccome abbiamo veduto) che Pisa dovesse mandare a papa Giovanni XXII ond'esser rimessa nel seno della Chiesa. A questo effetto inviarono in Avignone Lemmo Guinicello Buzzaccherini, Niccolò Gualandi ed Albizzo da Vico, ...".

LENA

Lena è ben presente in tutt'Italia con una distribuzione a macchie di leopardo, ben presente in Sicilia, nel Lazio, nell'alta Toscana ed in Liguria ed in tutto il settentrione, dovrebbe derivare da forme aferetiche di nomi come il medioevale Alena, Magdalena o simili.

LENARDI
LENARDIS
LENARDUZZI
LEONADI
LEONARDELLI
LEONARDI
LEONARDINI
LEONARDO
LONARDELLI
LONARDI
LONARDO
LUNARDELLI
LUNARDELLO
LUNARDI
LUNARDO
LUNARDON
LUNARDONI

Lenardi è tipico friulano, delle province di Udine e Gorizia, Lenardis, più raro, è specifico dell'alto udinese, Lenarduzzi è decisamente friulano, di San Giorgio della Richinvelda, Spilimbergo e Zoppola nel pordenonese e di Trieste, Leonardelli è caratteristico del trentino, di Pergine Valsugana, Baselga di Pinè, Coredo, Trento e Bosentino, Leonadi, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errataregistrazione di Leonardi, che è molto diffuso in tutt'Italia, Leonardo, decisamente meno comune, è più propriamente del sud, Campania, Calabria meridionale e Sicilia, Leonardini abbastanza poco diffuso è specifico della Liguria orientale e dell'alta Toscana occidentale, Lonardelli ha un ceppo nel veronese ed uno tra Terlizzi e Bitonto (BA), Lonardi è tipico del veronese, Lonardo è decisamente campano particolarmente presente nelle aree di Caianello (CE), Montesarchio (BN) e di San Gregorio Magno (SA), Lunardelli è specifico della zona tra trevigiano, veneziano e basso pordenonese, Lunardello, rarissimo, parrebbe del vicentino, Lunardi è molto diffuso in tutto il Veneto e nella Toscana settentrionale, Lunardo è tipico siciliano di Enna  con un ceppo secondario a Palermo, Lunardon, decisamente veneto, è del vicentino e di Bassano del Grappa e Marostica in particolare, Lunardoni, praticamente unico, è dovuto ad errori di trascrizione, derivano tutti direttamente, o attraverso modificazioni o ipocoristici, dal nome di origine germanica Lionhardus di cui abbiamo un esempio in una Charta Manumissionis redatta in Cremona nel maggio del 754: "...Ghodiperth, Ilmeri et Aicardo de eadem curte Gussala, nec non Lionhardus subdiaconus, Amiso lector, Ridulphus et Urso ostiarii ...". Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a Foza nel vicentino in un atto redatto dal notaio Marco Lunardi nel 1678: "...messer Zuanne Horo detto il Peranzan, messer Benedetto di Piero Lunardi, messer Benedetto quondam Francesco di Lunardi...".

LENASSI

Lenassi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe tipicamente triestino, dovrebbe derivare da una forma diminutiva dialettale del nome Leone.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Lenassi è una variante di "
Leonardi". Nome d'origine germanica e di tradizione francone. Dal tedesco "Löwe" è prestito germanico al latino "Leo, leonis" che poi con "hardus" - "duro, forte , valoroso", farà "Leonardus, Linardus, ecc.".

LENCI
LENCIO
LENCIONE
LENCIONI

Lenci ha un ceppo toscano nel lucchese a Lucca Capannori e Viareggio, uno nell'anconetano a Senigallia, Corinaldo, Arcevia e Fabriano, uno nel romano a Roma, Velletri, Marino e Zagarolo, ed uno a Napoli, Lencio, quasi unico, ha qualche presenza tra romano e latinense, Lencione, praticamente unico, potrebbe essere il risultato di un'errata trascrizione di Lencioni, che è tipicamente toscano del lucchese, di Capannori, Lucca, Camaiore, Viareggio, Massarosa e Porcari, dovrebbero derivare, direttamente o tramite una forma accrescitiva, dal nome medioevale italiano Lencio, una forma dialettale contratta, tipicamente toscana, del nome Lorenzo.

LENHARDY

Lenhardy, molto molto raro, è specifico di Napoli,  sembrerebbe essere di primitiva origine sveva e derivare da una successiva alterazione brettone del nome medioevale germanico Leonhard, a sua volta derivato dal termine latino leo, leonis (leone) e dal germanico hard (duro).

LENI

Di origini bresciane, deriva dal toponimo Leno nel bresciano, ma potrebbe anche derivare dall'aferesi del nomen latino Alenus.

LENOCI

Lenoci è tipicamente pugliese, di Canosa di Puglia, Acquaviva delle Fonti, Monopoli e Bari nel barese, di Martina Franca, Massafra, Taranto e Crispiano nel tarantino, di Cerignola el foggiano e di Ceglie Messapica nel brindisino, dovrebbe derivare da un soprannome legato al mestiere del capostipite, probabilmente un lenocinor (mercante di schiave o tenutario di bordello).

LENSI
LENZI

Lensi è tipicamente toscano del fiorentino con presenze anche nel pratese, pistoiese, lucchese, pisano e livornese ed un piccolo ceppo anche nel perugino, Lenzi ha un nucleo principale molto diffuso tra bolognese e tutta la Toscana, con ceppi probabilmente autoctoni anche in Trentino, in Lombardia ed a Roma, dovrebbero derivare dal nome medioevale Lenzo, di cui abbiamo esempi diversi in Toscana, ad esempio con Lenzo di Corsinetto procuratore del paese di Boccheggiano (GR) nel 1400 in una controversia con la Repubblica di Siena, cui si sottomise accettando il Vicario senese, tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Pisa in una lettera del 1399, dove si può leggere: "...Dimi se mai sentisti nuove de' Lenzi, chi e dov'egli è, che mai vidi più tristo huomo, che mai non ne sento...", ed anche a Firenze nel 1400 si legge di un certo Angelus Niccolai Lenzi populi Sancti, in quell'epoca i Lenzi erano una famiglia nobile estremamente agiata.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Il cognome Lenzi deriva da
Lenz, abbreviazione del nome di persona tedesco Lorenz (Lorenzo). Sia il tedesco Lorenz che l'italiano Lorenzo derivano dal latino Laurentius, che indicava provenienza dalla città di Laurentium, un antico centro preromano di cui non si hanno tracce e che era sorto, come dice Virgilio nell'Eneide, in un luogo dove cresceva in abbondanza la sacra pianta dell'alloro (laurus). Nel Trentino, il nome è diffuso a Lavarone (Lenzi è anche il nome di una delle frazioni del comune di Lavarone), nella Valle dei Mocheni e nella zona di Pergine, dove è particolarmente comune. Altra ipotesi: Lenzi ha alla base il soprannome derivato dal sostantivo Lenza, "sottilissima cordicella di seta, crine di cavallo o nylon, alla quale si congiunge il finale recante l'amo, usata dai pescatori".

LENTA

Lenta è tipico del cuneese della zona di Cherasco e Bra, dovrebbe derivare dal toponimo Lenta (VC).

LENTI
LENTO
LENTULO

Lenti ha ceppi nell'alessandrino a Valenza e Bassignana, a Jesi, a Taranto e nel tarentino oltre che nel barese e nel foggiano, a Napoli, a San Lucido e Fiumefreddo nel cosentino ed a Roma, Lento è specifico del cosentino, Lentulo è assolutamente rarissimo, potrebbero derivare da modificazioni o contrazioni del cognomen latino Lentulus di cui abbiamo un illustre esempio con Publius Cornelius Lentulus il governatore della Giudea prima di Ponzio Pilato, i Lentuli erano una delle famiglie più antiche ed importanti della gens Cornelia.

LENTINI

Di origini siciliane, deriva dal toponimo  Lentini (SR). Esiste un ceppo secondario lucano, trasferitosi poi a Monopoli, si hanno tracce verso la fine del 1600 di un gabelliere daziario di nome Giovanni Battista Lentino, la cui famiglia acquistò poi nel tempo caratteri nobiliari, tant'è che nel registro della nobiltà del 1754 viene citato, a Monopoli, un Barone Giovanni Battista Lentini.

LENTISCO

Lentisco, estremamente raro, sembrerebbe centromeridionale, forse originario di Castelforte nel latinense ai confini con il casertano, dovrebbe derivare da un soprannome originato forse dalla presenza di un bosco o di una siepe di lentischio (pistacia lentiscus) nella zona d'abitazione della famiglia, ma è pure possibile che con quel nome si indicasse invece nel capostipite un raccoglitore di mastiha (mastice), la mastiha è una resina aromatica che cola dalle incisioni praticate tre volte all'anno dall'albero di lentisco.

LENZO

Originario del messinese, dovrebbe derivare dalla contrazione del nome Lorenzo.
originr suggerita da Gianna Ferrari De Salvo

LEO
LIO

Leo è diffuso in tutto il sud, Sicilia e nel sud della Sardegna, Lio ha un ceppo tra cosentino e catanzarese ed uno nel palermitano, derivano dal nome medioevale Leo Leonis o Lio Lionis che si traducono come Leone.

LEOCATA

Tipico del catanese, specificatamente della zona che comprende Adrano (CT) e Biancavilla (CT), con un ceppo secondario nel ragusano, deriva dalla forma medioevale del toponimo Licata (AG).

LEODORI
LIDORI
LIODORI

Leodori ha un ceppo molto piccolo a Maltignano nel Piceno ed a Teramo ed uno nel romano a Roma, Rocca Santo Stefano e Tivoli, Liodori, quasi unico è del Piceno, di San Benedetto del Tronto e Monteprandone, Lidori è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome medioevale Liodorus o dalla sua alterazione Leodorus, forme aferetiche del nome bizantino Heliodorus.

LEOFANTE
LEOFANTI
LEONFANTI
LIOFANTE

Leofante, ormai praticamente scomparso, sembrerebbe essere stato siciliano, ma di origini francesi, Leofanti, assolutamente rarissimo, è toscano del lucchese, Leonfanti è quasi unico, forse marchigiano, Liofante è praticamente unico, dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite varie alterazioni, dal nome medioevale Leofante (Elefante), di cui abbiamo un esempio d'uso in un atto del 1421 dove figura tra i testimoni: ".. Ego Alferius de Leofante testor. ..".

LEOGRANDE

Tipico del Barese e del tarentino, in particolare di Putignano, Acquaviva Delle Fonti e Casamassima nel barese e di Laterza, Mottola e Taranto nel tarentino,  Leogrande dovrebbe derivare dal nome composto Leo, come contrazione di Leone o di Leonardo, cui si è aggiunto l'attributo di grande, si dovrebbe percio trattare di un patronimico cioè che il nome del capostipite doveva essere appunto Leogrande.

LEON

Leon ha un ceppo nel pordenonese a San Giorgio della Richinvelda, dovrebbe derivare da una forma dialettale del nome Leone, ma è pure possibile che derivino dal nome di località Campo del Leon posto nel comune di San Giorgio della Richinvelda (PN).

LEONCINI
LEONE
LEONETTI
LEONI

Leoncini ha un nucleo tra la provincia di Genova e l'Alessandrino, ma esiste anche un ceppo fiorentino, Leone è assolutamente panitaliano, Leonetti sembra avere un ceppo nel barese, uno nel cosentino, uno nel napoletano ed uno nel Lazio, Leoni è del centro nord e Sardegna. L'origine di questi cognomi è diversa, possono essere legati a soprannomi legati a caratteristiche comportamentali, all'essere nell'ambito di qualcuno nel cui stemma comparisse uno o più leoni, oppure in altri casi possono derivare dal nome medioevale Leone. o dal nomen latino Leon.

LEONELLA
LEONELLI
LEONELLO
LIONELLI
LIONELLO

Leonella è quasi unico e dovrebbe derivare da un errore di trascrizione di Leonello, che, molto raro, è tipico calabrese della zona di Sinopoli e Delianuova (RC), Leonelli ha un ceppo emiliano ed uno tra ternano e provincia di Roma, Lionelli, molto raro, ha un ceppo ad Ostiano (CR) ed uno a Napoli e Caivano (NA), Lionello parrebbe veneto, ha ceppi a Venezia, Porto Viro e Rosolina (RO) e, nel padovano a Torreglia, Galzignano Terme ed Albignasego e a Fonte (TV), ma è presente un ceppo nel torinese ed uno nel napoletano, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale Leonellus di cui abbiamo un esempio a Ferrara nel 1500: "...Magnificus Dominus Leonellus Catabenus de Ferraria, magister domus ac generalis  administrator Illustrissimi Domini Domini Ludovici Pici, Mirandulae Domini et Concordiae comitis...." o anche dal suo derivato Lionellus: "...In perpetuan rei tam foriter quam faeliciter gestae memoriam hic, publicae gratitudinis monumentum fundaminibus ipse suis posuit Lionellus Dux Dorsetiae...".

LEONTI
LEONZI
LEONZIO
LIONTI
LIONZO

Leonti, molto raro, è siciliano di Mazzarrà Sant`Andrea (ME), Leonzi, abruzzese, è tipico del teramano, di Pineto, Silvi ed Atri, Leonzio è specifico di Francavilla al Mare (CH) e del chietino, Lionti è senz'altro siciliano, di Raffadali e Licata (AG), di Delia, Gela e Niscemi (CL), di San Michele di Ganzaria (CT) e di Piazza Armerina (EN), Lionzo, molto molto raro, è tipico di Megliadino San Fidenzio (PD) e di Dueville (VI), dovrebbero derivare dal nome greco Leonte, ricordiamo Leonte re di Sparta raccontato da Erodoto o anche dal nome latino Leontius da lui derivato, ricordiamo San Leonzio (Leontius episcopus Arelatensis) vescovo di Arles in Provenza nel V° secolo, leggiamo dagli atti del Concilio di Calcedonia del 451: "...Sunt hic episcopi Asianae diocesis. Veniant, et probamus, quae nostra sunt. Est episcopus Magnisiae Leontius, Meonius episcopus Nissae, Proterius episcopus Smirnae et ceteri, qui hic sunt...:".

LEOPARDI
LEOPARDO

Leopardi è presente a macchia di leopardo in tutta l'Italia peninsulare con una grossa concentrazione a Roma, Leopardo, molto molto più raro, ha piccoli ceppi a Roma, nel napoletano e nel tarentino, dovrebbero derivare dal nome medioevale italiano Leopardus di cui abbiamo un esempio a Pisa nel 1400 con "Leopardus condam domini Iacobi del Fornaio" a sua volta derivato dal nomen latino omonimo, della cui esistenza abbiamo un esempio in un'antica lapide romana: "D(is) [M(anibus)] B(a)ebio Capr[i]olo filio  dulcissimo q(ui) vixit ann(os) VIII [menses] II b(onae) m(emoriae) filio Leopardus pater  m(emoriam) f(ieri) f(ecit)".
integrazioni fornite da Andrea Ferreri - Milano
Il poeta Giacomo Leopardi nacque a Recanati il 29 giugno del 1798, primogenito della più illustre casata del piccolo centro marchigiano. Mori' a Napoli il 14 giugno del 1837. Il cognome è diffuso sporadicamente in tutta la penisola. Dalla Lombardia all'Emilia sino al Veneto. In Italia Centrale ad esclusione della Toscana. In Campania, Puglia e Sicilia. Ha alla base in parte il nome di animale leopardo, ritenuto un ibrido di leone e pantera, ed in parte il nome personale Leopardus documentato a partire dalla metà dell'VIII secolo. Da chiarire l'origine della frazione Leopardi di Torre del Greco (Napoli).

LEOPIZZI

Originario della penisola salentina, potrebbe derivare dal nome composto medioevale Leonpizzo (Leone + Opizzo).

LEOTTA

Leotta è tipico del catanese, dovrebbe derivare dall'aferesi del nome medioevale Galeotto.
integrazioni proposte da Giovanni Francesco Leotta
il cognome Leotta sarebbe una trascrizione errata di Liotta, entrambi assai diffusi in Sicilia. Nel Volume
Il Blasone in Sicilia, raccolta Araldica con dizionario delle famiglie nobili siciliane, autore  V. Palizzolo Gravina, Barone di Ramione, ed. Clio (Brancato editore), alla voce Liotta si rimanda a "Laliotta": "al dir di Mugnos famiglia parmigiana, recata in Sicilia da un gentiluomo Guglielmo Laliotta, che militando ai servigi di Re Federico II° n'ebbe la castellania della città di Mazara, ove fondò sua famiglia, la quale col tempo si sparse in Trapani, Marsala e Sciacca, prodotto avendo vari distinti personaggi, che occuparono cariche importanti, tale un Guglielmo giurato in Trapani 1394; un Francesco inviato ambasciatore di detta città a re Martino 1404; altro Francesco prefetto in Trapani 1447; ed un Antonio regio cavaliere giurato in Marsala 1516. Arma: scudo diviso; nel 1° d'azzurro, con un leone nascente coronato d'oro, nel 2° d'oro, con tre bande di rosso, ed una fascia dello stesso, attraversante sul diviso. Tav XLIII 10." Nello stesso volume è altresì citato un Liotta Gagliano (v. voce Gagliano), valoroso capitano di re Alfonso: "Proveniente di Francia questa illustre famiglia, stando al Mugnos, fu portata in Sicilia da un Riccardo Gagliani o Gagliano barone di Picardia sotto Federico II° imperatore, che gli concedette in feudo la terra di Galippi pel mantenimento dè falconi, la cui caccia molto dilettava questo rinomato sovrano e per servigi resi. Il di lui figlio Olivio tramutò il nome di quel feudo nel suo cognome di Gagliano, quale poi passò alla famiglia Castelli di Genova. Un Liotta Gagliano fu valoroso capitano dal re Alfonso inviato all'acquisto della terra di Limbari allora occupata dà francesi; perlochè molti donativi e franchigie ottenne, 1432; indi fu governatore della città di Mazzara, carica che fu poscia occupata dal di lui figlio Nicolò 1469.".

LE PERA
LEPERA

Le Pera è tipicamente calabrese, dell'area che comprende il cosentino soprattutto, il catanzarese ed il crotonese, Lepera, decisamente più raro, è specifico dello stesso areale, dovrebbero entranbi derivare dal nome della contrada di Le Pera, una frazione di Longobardi nel cosentino, frazione che deriverebbe il suo nome dalla regione grecoalbanese dell'Epiro Ήπειρος.

LEPORA
LEPORE
LEPORI
LEPORINI
LEPRE
LEPRI

Lepora è specifico dell'area vercellese, biellese, di Alice Castello in particolare, Lepore è diffuso in tutta la penisola, soprattutto al sud in Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata, Lepori è diffuso in Sardegna, Toscana settentrionale e Lazio, Leporini, molto raro, ha un ceppo nel pisano ed uno nel cosentino, Lepre ha un ceppo friulano ed uno nel napoletano, Lepri è tipico della fascia che comprende il bolognese, la Toscana, il riminese, il pesarese, l'Umbria ed il Lazio, dovrebbero tutti derivare  dal nome medioevale Lepus, Leporis o dalla sua forma successiva Lepre o anche da soprannomi originati da caratteristiche fisiche dei capostipiti. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio in Piemonte nell'area del feudo di Oglianico, dove già nella seconda metà del 1300 si rilevano registrazioni riguardanti una famiglia Lepora.
integrazioni fornite da Vittorino Lepore
Dal latino
lepus-lèporis (lepre), oppure, anche se improbabile, da lepor-lepòris (grazia, eleganza, gentilezza, signorilità). Diffuso nella fascia da Napoli a Bari e a Gemona del Friuli e nei paesi vicini. L'origine del cognome nelle due zone di diffusione, è quasi sicuramente diversa. Per la zona di Gemona, in un documento del Patriarca di Aquileia Nicolò di Lussemburgo, nel 1352  viene nominato tale "Petrus quondam Venturini cives Terrae deGlemona" (Pietro figlio del fu Venturino). Il Venturino è con buona probabilità da individuare in Venturinus da Monza giunto a Gemona nel 1291 o in Venturinus da Como giunto nel 1293, al seguito del Patriarca di Aquileia Raimondo della Torre, milanese.  In un atto notarile (patto dotale) del 1373 viene nominato: "Venturinus dictus Lyeur" (lepre in friulano) che sposa Betta figlia di Cuminuzza quondam Vuarentussio. I discendenti del Venturinus Lyeur sono indicati per un certo periodo come "Filius quondam Venturini" (figlio del fu Venturino), poi vengono indicati come "Filius Leporis" (figlio del Lepre).  Nel Quattrocento il "cognome" Venturini scompare da Gemona e ricompare solo nel 1592 proveniente da Osoppo (un paese vicino a Gemona). Si può comunque ritenere che i Lepore e i Venturini di Gemona abbiano una comune origine. Per tutto il Quattrocento e nella prima metà del Cinquecento, veniva variamente scritto nei documenti: Lier, Lieuro, Yeur, Hiieur, Jeur, o tradotto in latino Leporis, de Lepore, a Lepore, Lepore. All'inizio del 1600, una delle famiglie dei Lepore viene indicata come Leporini All'inizio del 1700 questa famiglia si estingue. Nei paesi della Carnia, a Nord di Gemona, si afferma invece il cognome Lepre, dalla traduzione diretta in italiano, dopo il Concilio di Trento, della parola friulana Jeur. Per quanto riguarda l'origine del cognome nella zona tra Napoli e Bari possiamo citare il Chronicon Beneventanum (1102-1140 d.C.) di Falcone di Benevento: "Anno millesimo centesimo trigesimo tertio Dominicae Incarnationis [1133.14.15] Ioannem quidem de Lepore, virum nefandae memoriae, prefati Crescentii fautorem, capite verso in foveam mergi precepit, et pedibus in altum levatis, heu miser, vitam inaudita morte finivit!". Un'altra origine la troviamo forse nella storia della Baronia di Posada e del Giudicato di Arborea, nel trattato di pace del 1388 tra Eleonora d'Arborea e Giovanni I° d'Aragona, dove viene citato come mediatore il gavoese "Bernardu Lepore (o Leporo)", che ottenne da Eleonora per riconoscenza alcune agevolazioni fiscali per Gavoi, oltre ad un alto patronato della Giudicessa, con denaro, per l'istituzione di una corsa di cavalli che poi sarebbe proseguita sino ai nostri giorni (oggi "su Palu", nella sagra della Madonna d'Itria, nelle campagne di Gavoi). I gavoesi ne ottennero anche una sorta di patente di commercio, un salvacondotto generalizzato che avrebbe consentito loro in seguito di sviluppare l'attività dei celebri Zillonargios, venditori ambulanti di selle, sproni, orbace, che presto tutta l'Isola avrebbe conosciuto. Il Bernardu Lepore, dopo aver presieduto anche alla firma del trattato di pace, si sarebbe poi trattenuto a corte; da lui avrebbe avuto origine la stirpe dei conti Lepore (forse sedicenti tali), in  seguito trasferitisi nel Continente a Napoli. Il loro stemma era contraddistinto da: "verde con banda d'argento, giglio d'oro in capo e rosa rossa in punta".
Per l'intera storia e Genealogia dei Lepore a Gemona vedi:
http://digilander.libero.it/vlepore47

LEPORALE

Leporale è tipicamente pugliese, del brindisino a Ceglie Messapica e Villa Castelli, con un piccolissimo ceppo anche nel tarentino a Taranto e Grottaglie, dovrebbe derivare da un nome di località intestata ad un Leporius, cognomen latino abbastanza frequente in Puglia nel Salento.

LEPORANI

Leporani, praticamente unico, sembrerebbe pugliese, dovrebbe derivare dal nome del paese di Leporano nel tarentino.

LERA

Lera, molto raro, parrebbe tipico dell'area lucchese e livornese, di Livorno e Piombino nel livornese e di Capannori e Lucca nel lucchese, dovrebbe derivare dal nome femminile medioevale Lera di cui abbiamo un esempio in un atto del 1230: "...et Uberti filii Guidone et Guidonis de Culoira et Vindemie de Culoira et Maniboni de Nova et Drigognini de Arduino et de Lera et Granni Scenardi de Obizini de ser Vallario et Iannarii et Martini fìliorum quondam Pellicie et Martini qui omnes sunt de Culoira...", difficile ipotizzare una derivazione dall'idronimo Lera, torrente dell'alta provincia di Macerata o dall'oronimo Lera, monte della Valle di Viù nel torinese, che è invece ipotizzabile come origine per il ceppo valtellinese ormai da tempo scomparso, bisogna però considerare che in tutto il nord Italia esistono varie località di nome Lera, che possono originare dal termine celtico ler (mare).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LERA: uno strano cognome. Nel territorio italiano è presente in 58 Comuni. La sua maggiore frequenza si registra in Toscana, nelle province di Livorno e Lucca. In Sardegna è presente solo nella città di Quartu S. E.: 6 di numero. Non sappiamo che cosa significhi lera in italiano, ma sappiamo benissimo che cosa significa in sardo e ne conosciamo con certezza l'etimologia. Nella lingua sarda
lera significa chiacchiera, lerèdda =cantilena e viene dal verbo greco (lerèo) ληρέω = parlare stoltamente; λήρος  = chiacchiera inutile. Allereddai/re = tentare di raggirare a chiacchiere, confondere le idee. Tipica l'espressione campidanese: "Chi mi doy pongiu deu dhus fatzu a lèra"! "Se mi ci metto, li stordisco a chiacchiere"! "Esti circhendi de nosi fai a lera"!  "Sta cercando di impappinarci a chiacchiere"! Tra l'altro, pur essendo attualmente presente nell'Isola in numero limitatissimo, lo ritroviamo invece nei documenti antichi del sardo: nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, *CSMB, XI°, XIII° secolo, troviamo 3 Lera(205): Furatu, Iorgia e Goantine, in una spartizione di servi, tra la chiesa di Santa Maria di Bonarcado e la chiesa di Santa Maria di Aristanis (Oristano); donnu (signore, nobile) Leras Gunnari, prete (196), teste in uno scambio di terre. Tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, abbiamo: Leras Guantino, majore ville Milis Picinnu. (* .distrutto - Contrate Partis de Milis); Leras Thomasio, jurato ville Bonorcato(Bonarcado).

LERCARA

Tipico del palermitano, deriva dal toponimo Lercara Friddi (PA), paese che prese il nome Lercara dalla famiglia Lercari Ventimiglia feudataria di quelle terre.

LERCARI
LERCARO

Lercari, molto raro, sembra tipico ligure, con un ceppo a Genova ed uno a Ventimiglia (IM), Lercaro, molto più raro, parrebbe genovese, dovrebbero derivare dal nome della valle di Lerca o da toponimi come Lerca di Cogoleto (GE).  I Lercari furono presenti a Genova almeno dal 1200, nel 1500 furono annoverati tra le 28 famiglie nobili del Libro d'oro della nobiltà genovese, Francesco Maria Imperiale Lercari fu Doge della Repubblica di Genova dal 1683 al 1685.

LERMA

Lerma ha un ceppo tra Montaldeo e Ovada nell'alessandrino ed a Genova, dovrebbe derivare dal nome del paese alessandrino di Lerma vicino a Montaldeo e ad Ovada, probabile località d'origine dei capostipiti.

LERNA

Specifico della zona tra Ceglie Messapica (BR) e Francavilla Fontana (BR), dovrebbe derivare dal nome di un antico toponimo brindisino, la traduzione di uno scritto del 1100 così recita: "Nel 1100 ...Io, Accardo ... signore di Ostuni, affermo che ... Ser Pagano, figlio del signore del Castello di Ceglie ... lamentossi con noi perché dei nostri uomini invadevano la sua terra ... ordinai di andare diligentemente e incominciare dagli stessi confini che si dice di Lerna, con lo stesso Ser Pagano, ...".

LE ROSE
LEROSE

Le Rose è tipico del materano, di Scanzano Jonico, Tursi e Grassano, e della Calabria centrosettentrionale, di Crotone, Cutro, Roccabernarda, Cirò, Cirò Marina, Mesoraca e Strongoli nel crotonese e di Castrovillari, Rossano e Rocca Imperiale nel cosentino, Lerose ha un ceppo a Grassano e Matera nel materano ed uno a Crotone e Cutro nel crotonese ed a Campana nel cosentino, dovrebbe derivare dal toponimo Rose nel cosentino, indicandolo come probabile località d'origine dei capostipiti.

LERZA

Tipico abruzzese, dell'aquilano.

LESCHIUTTA

Leschiutta è tipicamente friulano, di Arta Terme e Zuglio nell'udinese e di Valvasone e casrsa della Delizia nel pordenonese, dovrebbe derivare da una forma ipocoristica o patronimica friulana riferita ad un capostipite il cui padfre fosse conosciuto con il nome o soprannome Lesica, dal termine sloveno lesica (volpe).

LESICA
LESIZZA

Lesica è assolutamente rarissimo, Lesizza, molto raro, è tipicamente friulano dell'udinese, zona di Cividale del Friuli, del goriziano e del triestino, dovrebbero derivare da soprannomi originati dal termine sloveno lesica (volpe), la pronuncia slava èmolto simile a lesiza.

LESIGNOLI

Lesignoli è specifico di Parma, potrebbe trattarsi di una forma etnica dialettale del toponimo Lesignano sempre nel parmense, ma non si può escludere una possibile derivazione da un ipocoristico dialettale del nome latino Licinius.

LESINA

Abbastanza raro sembra essere della zona tra Alessandria e Genova, potrebbe derivare dall'aferesi del cognomen latino Telesinus, ma potrebbe anche essere un soprannome legato al mestiere di ciabattino o alla spilorceria del capostipite. 

LESMO

Specifico milanese, deriva dal toponimo omonimo del milanese.

LESSA
LESSI
LESSIO
LESSO

Lessa è del barese, Lessi ha un piccolo ceppo tra trevisano e veneziano ed un nucleo nel livornese, Lessio è diffuso in tutto il Veneto ed il Friuli e nell'alessandrino, Lesso è quasi unico, tutti questi cognomi dovrebbero essere derivati da forme aferetiche di nomi come Alessa o Alessio, l'altra ipotesi che li colleghi al termine latino lessus (pianto, lamento funebre) è abbastanza improbabile.

LESTINGI

Lestingi è tipico del barese, di Conversano e Trani in particolare, potrebbe derivare da modificazioni del nome greco Lasthenes, nella tragedia de i Sette contro Tebe di Eschilo, Lasthenes partecipa alla guerra dalla parte di Eteocle difendendo la porta Omoloide attaccata da Anfiarao.

LETE

Lete, assolutamente rarissimo, parrebbe del napoletano, dovrebbe derivare dal nome del fiume Lete il cui corso si sviluppa nel casertano, ad indicare forse quella come località d'origine della famiglia.

LETI

Leti ha un ceppo nel barese, uno nel Piceno ed uno tra rietino e romano, dovrebbe derivare dal nome latino Laetus (vedi LETO).

LETIZI
LETIZIA
LETIZIO

Letizi ha un ceppo nel pesarese, in particolare a Cartoceto, Fano e Mondolfo, ed uno a Roma, Letizia è molto diffuso a Roma, nel napoletano e casertano, in Puglia, soprattutto nel tarentino, brindisino e leccese, ed in Sicilia, in particolare nel messinese, Letizio, assolutamente rarissimo, sembrerebbe campano, dovrebbero derivare dal nome latino Laetitius, Laetitia, con il significato di felicissimo/a.

LETO

Leto è un cognome tipico della Sicilia e del crotonese, con un ceppo anche nel napoletano, potrebbe derivare dalla contrazione del toponimo Letojanni (ME), ma molto più probabilmente dovrebbe derivare dal nome latino Laetus (si pronuncia Letus e significa lieto, felice), di cui abbiamo un esempio in questo scrtto di epoca imperiale romana: "...Tunc Pertinax interficiendi Commodi conscientiam delatam sibi ab aliis non fugit. Commodo autem interempto Laetus praef(ectus) praet(orius) et Eclectus cubicularius ad eum venerunt...".
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Cognome diffuso prevalentemente in Sicilia, con nucleo maggiore nel palermitano, sebbene un ceppo minore si riscontri anche in Calabria, nel crotonese, deriva dal nome
Leto, formatosi dal latino laetus, col significato di felice.

LETTA

Tipicamente abruzzese, della zona di Avezzano, Aielli e Celano.
integrazioni fornite da Andrea Ferreri
Tipico dell'Abruzzo, il cognome è diffuso nella provincia dell'Aquila nei comuni di Aielli (24 occorrenze, 3° in ordine di frequenza), Avezzano (17 occorrenze) e Celano (14 occorrenze). Da notare che tra i primi cognomi di Aielli figura Coletta e il cognome Ranalletta è il 1° a Celano e tra i primi 30 ad Avezzano. La mia idea è che Letta possa derivare dall'aferesi di nomi quali Nicola, Rinaldo, etc. In effetti il cognome potrebbe anche derivare dal verbo latino
lego, is, legi, lectum, ere con il significato principale di cogliere, raccogliere in relazione probabilmente all'attività del capostipite, è pure possibile una derivazione da lectus,a,um = scelto, eletto, distinto, eccellente, esemplare.

LETTERA

Lettera ha un ceppo nel casertano, soprattutto a Sant'Arpino, con presenze anche a Gricignano d'Aversa ed Orta di Atella, e nel napoletano a Napoli, Frattaminore, Frattamaggiore , Grumo Nevano, Casoria e Caivano, e qualche presenza anche nel cosentino, potrebbe derivare da un soprannome arcaico usato per indicare nei capostipiti dei letterati, ma secondo un'altra ipotesi si tratterebbe invece dell'italianizzazione del cognome francese Letour, stante ad indicare i fanciulli abbandonati nella ruota degli esposti.

LETTIERI
LETTIERO

Lettieri è tipico della fascia litoranea che comprende Roma, frusinate, Campania, potentino, cosentino e crotonese, Lettiero, molto raro è specifico del napoletano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Litterius.  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Solofra nel 1300 dove il casato dei Lettieri è annoverato fra le trenta più antiche famiglie del Regno angioino, nel 1600 con Don Marcello Lettieri Principe di Pietrastornina (FR) e sempre nel 1600 con Tommaso Lettiero feudatario di Novella e Montecorice (SA).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Il cognome Lettieri è presente in tutto il Sud in numerose varianti (Letteri, Litteri, Litterio) tutte derivate da Eleuterio. Sant'Eleuterio, toponimo in provincia di Benevento.

LEUCHI

Estremamente raro, attualmente presente nel comasco, dovrebbe derivare da un antico toponimo medioevale Leuco (Lecco), di cui abbiamo una traccia in un charta venditiones del 975 a Calco (BG): "...venditio Attonis comitis de Leuco de pluribus praedis in variis territorii bergomatis viciis....", ed in una pergamena del 1146 dove viene citato un converso originario delle campagne ad oriente di Como: "Lanterius de Leuco", una seconda ipotesi lo fa derivare dall'etnico leuki, una popolazione celtica, potrebbe derivare dal nomen latino Leucus di cui abbiamo un esempio nella Guerra civile di Ennio Lucano: "...et Biturix longisque leues Suessones in armis, optimus excusso Leucus Remusque lacerto, optima gens flexis in gyrum Sequana frenis, ...".
ipotesi fornite da Ubaldo Leuchi
La presenza nel comasco è una discendenza, come tutte quelle presenti in Italia Francia e California, del ceppo originario di Filattiera (MS) in Lunigiana. Uno dei primi Leuchi fu un notaro Matheus Leuchi che rogò un atto dei Marchesi Malaspina del ramo Lunigianese.Successivamente furono Vessilliferi sempre di tali marchesi. Caduti in disgrazia furono per tre secoli mezzadri della famiglia Ferrari il cui storico Pietro Ferrari verbalmente disse al mio bisnonno che il primo Leuchi in Lunigiana era la trasformazione di un cognome originario della Pannonia che portava un soldato stabilitosi a Filattiera.
ipotesi fornite da Carlo Ferrari
Leuchi sembrerebbe derivare dal colore dei capelli,
leucos in greco significa bianco, e probabilmente era il nome dato a una famiglia di longobardi talmente biondi da sembrare bianchi. (maggiori dettagli sono ricavabili dall'Historia Longobardorum di Paolo Diacono. I discendenti Leuchi di Filattiera sono tutt'ora prevalemente biondi.

LEUCI

Specifico pugliese, deriva da toponimi come Marina di Leuca (LE) o Morciano di Leuca (LE), ma è pure possibile che derivi invece da soprannomi originati dal termine greco leukos (bianco).

LEVA

Un ceppo tra milanese, pavese ed il Piemonte e forse un altro nel Lazio e nel casertano, diverse le origini, probabilmente da toponimi come Levaldigi (CN) o Levata (CR).

LEVAN
LEVANI
LEVANO

Levan, assolutamente rarissimo, sembrerebbe friulano, Levani, molto molto raro, è tipico del reggiano, di Fabbrico in particolare, Levano, ancora più raro, è specifico dell'area napoletano, casertana, potrebbero derivare dal nome medioevale Levanus  originato dal nome brettone Levan, ricordiamo Sanctus Levanus di origini irlandesi.

LEVANTE
LEVANTI

Levante, ha un ceppo nel napoletano, uno nel Salento ed uno a Scicli (RG), dovrebbe derivare da un indicativo del luogo d'origine, Levanti rarissimo dovrebbe essere di lontana origine ligure, in Liguria verso la fine del 1400 troviamo un Tommaso Levanti, probabilmente così chiamato perchè proveniente da levante. Trasferitasi in Sicilia nel 1500 la famiglia patrizia si inserisce in posti di potere a fianco della nobiltà del luogo.

LEVANTESI
LEVANTINI

Levantesi ha un ceppo nell'ascolano a Fermo, Sant'Elpidio a Mare e Porto Sant'Elpidio, ed a Civitanova Marche nel maceratese, ed un ceppo a Roma, Levantini, molto raro, ha presenze minime in Toscana, ancora minori nelle Marche ed in Abruzzo, con un piccolo ceppo a Roma e dintorni, potrebbe trattarsi di varie forme etniche riferita a capostipiti provenienti dalla città spezzina di Levanto, ma non è escluso che stia ad indicare una provenienza orientale, dalle terre di Levante.

LEVANTINO

Sembrerebbe originario del palermitano, potrebbe discendere dal toponimo Levanzo del trapanese, ma potrebbe pure essere di origine Normanna dal nome Levan.
ipotesi fornita da Gianna Ferrari de Salvo
il cognome deriverebbe dal nome personale Levantino, o dal vocabolo dialettale siciliano livantinu (lunatico, estroso, volubile) (Girolamo Caracausi, Dizionario onomastico della Sicilia, Palermo 1994).

LEVATI

Levati è tipicamente lombardo del milanese in particolare, di Milano, Vimercate, Monza, Gorgonzola, Cernusco sul Naviglio e Concorezzo, con un piccolo ceppo anche a Levate, Seriate e Dalmine nel bergamasco, dovrebbe derivare da nomi di paesi come Levate nel bergamasco o Levata nel cremonese.

LEVATO

Levato è tipicamente calabrese, del catanzarese, di Catanzaro, Sellia Marina, Cropani, Magisano e Simeri Crichi, e del crotonese, di Verzino, Crotone, Savelli e Strongoli, potrebbe derivare dal termine latino levatus (allevato), forse ad indicare il fatto che il capostipite fosse un fanciullo abbandonato ed allevato da un istituto di carità.

LEVERATTO

Leveratto è specifico dell'area alessandrino, genovese, in particolare di Genova, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale con il significato di panettiere addetto alla levitazione del pane, secondo altri deriverebbe invece da un soprannome con il significato di leprotto.

LEVI

Insediato prevalentemente in Lombardia è tipicamente ebraico derivando dal nome ebraico Levi che diede il nome alla Tribù che ottenne dal Signore la primogenitura sacerdotale e cui appartenne anche Mosè.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Levi oltre che alla trascrizione di un nome ebraico, può essere un esito ipocoristico per dei trovatelli :
(Diotal)levi.

LEVO

Dovrebbe essere originario della zona di Acqui Terme (AL) dovrebbe derivare da toponimi come Levo (VB) o simili, ma è pure possibile che derivi da soprannomi originati dal carattere bizzarro del capostipite o dall'essere lui mancino (laevus= bizzarro, mancino).

LEVONI

Levoni è specifico del modenese, di Modena, Castelnuovo Rangone, Maranello, Sassuolo e Formigine, dovrebbe derivare dal nome medioevale Levonius, di cui abbiamo un esempio d'uso in uno atto del 1214, dove tra i testimoni possiamo leggere: "..Ad cujus rei confirmationem presentis scripti paginam regali feci sigillo meo aureo sigillari , et Uleris rubeis mea manu scriptis propria roboravì et approbatione jussi subscriptorum testium confirmari. Hujus rei sunt testes: - Senescale p[ro]ximos Armenie. — Levonius de Biulum. — Iozulinus frater marescalci. — Yalletus miles. ..".

LEVORATO

Levorato è tipicamente veneto, soprattutto del padovano e del veneziano, si dovrebbe trattare di una forma patronimica in -ato, tipicamente veneta, dove il suffisso sta per figlio di, riferito al padre del capostipite di nome o cognome Levore (variante veneta per lepre).

LEVRA
LEVRI
LEVRINI
LEVRINO
LEVRO
LEVRONE
LEVRONI

Levra, molto molto raro, è del torinese, Levri, quasi unico, potrebbe essere del basso trentino, Levrini è emiliano, di Castellarano e Reggio Emilia nel reggiano e di Sassuolo e Fiorano Modenese nel modenese, Levrino è tipicamente piemontese, del torinese, di Cumiana e Torino in particolare, Levrone, molto molto raro, è piemontese, del cuneese, di Fossano in particolare, Levroni, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del pesarese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici od accrescitivi, dal nome e soprannome medioevale Levro, attribuito a capostipiti probabilmente veloci come lepri.

LEZZA
LEZZO

Lezza sembra essere originario della provincia di Taranto, Lezzo è assolutamente raro, presente solo a Melegnano.

LIA

Lia sembrerebbe tipicamente meridionale, della Sicilia, Calabria e del Salento, con un ceppo anche nel latinense, si dovrebbe trattare di un matronimico e derivare dalla forma aferetica di nomi come Rosalia o simili.

LIANTONIO

Liantonio è specifico del barese, soprattutto di Palo del Colle e Bari.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questo cognome va ricercata nel nome medievale
Liantonio, nato dall'unione dei nomi Lia (aferesi di Elia) e Antonio. In conclusione, dunque, si tratta della cognominizzazione del nome personale del capostipite (vedi anche Eliantonio).

LIBANORA
LIBANORE
LIBANORI
LIBANORO

Libanora, quasi unico, parrebbe veneto del rovigoto, Libanore ha un ceppo nel rovigoto a Rovigo, Guarda Veneta ed Arquà Polesine, ed a Venezia e Ferrara, Libanori ha un piccolo ceppo nel rovigoto, uno a Bologna e Ferrara ed uno a Latina e nel romano ad Albano Laziale e Roma, Libanoro, quasi unico, è del rovigoto, dovrebbero derivare dal nome medioevale Libanorus, di cui abbiamo un esempio in un atto del 1316: "..Libanorus q. Tonni de Galisterna permutavit petiam terre in terra Galisterne in loco qui voc. Rivola: a uno latere iura S. Martini..", nome portato anche da un Re del Portogallo, come possiamo leggere nel libro di Andrea da Barberino (~1370-1432) i Reali di Francia: "... Essendo Gisberto perduto nell'amore di Sibilla, tanto che aveva dimenticato il suo proprio regno, intervenne che uno famiglio, buffone del re Libanorus di Lusintania, fratello che fu del re Carianus, andò, come vanno e' buffoni, in Sibilla; e quando vidde Gisberto, subito lo riconobbe, e, tornato in Lusintania, disse al re Libanorus come quello che aveva morto il suo fratello e aveva tolta Sibilla per moglie, era Gisberto, re di Franza, e dissegli della lebra, e perché s'era partito, e che in Franza si credeva che egli fosse morto.  ...".
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Alla base del cognome Libanori vi è il toponimo veneto Libano nel bellunese, ma può essere derivato, attraverso appellativi e soprannomi scherzosi o spregiativi, dati in rapporto alle caratteristiche somatiche o caratteriali o alla provenienza, dal coronimo Libano.

LIBARDI
LIBARDO
LIBARDONI

Libardi ha un grosso ceppo a Levico Terme in Trentino, un ceppo a Sant'Agata dei Goti nel beneventano ed uno a Manduria nel tarentino, Libardo, assolutamente rarissimo, ha sparute presenze sparse qua e là per l'Italia, ma parrebbe avere una prevalenza meridionale, Libardoni ha un ceppo sempre a Levico Terme in Trentino, dovrebbero derivare, direttamente o tramite una forma accrescitiva, dal nome medioevale Libardus (una forma arcaica per Leopardo) di cui abbiamo un esempio in quest'ode: "... Inter quos mihi surnmus atque priuius - Gontherus memorandus est Libardus - Boesinghae vigil et plus sacerdos - Plebem sidereo liquore pascens - Ut clarus lilteris sacriqus juris - Factus Lovanii licentiatus, - His sacris quoque juris utriusque - Instructus Htteris, locoque fratris -Dilectus varies mihi per annos ...".

LIBE'

Specifico del piacentino, nella zona al confine con la provincia di Lodi.

LIBENER

Libener, assolutamente rarissimo, è specifico del trentino, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine medioevale germanico a.h.d. lîbnerî (stipendiato), anche se si potrebbe ipotizzare una derivazione da un termine dialettale  liebner (amabile, amante), molto meno probabile, non è possibile inoltre escludere che possa invece trattarsi di una germanizzazione del nome medioevale  Libanorus (vedi LIBANORA).

LIBERA
LIBERI
LIBERO

Libera parrebbe tipico dell'area compresa tra le province di Sondrio e di Trento, Liberi sembra avere due nuclei uno nel basso trentino ed uno tra Pescara e Chieti, Libero ha un nucleo importante nel padovano, ma potrebbero esistere anche dei ceppi nell'Italia meridionale. Dovrebbero tutti discendere dal cognomen latino Liberalis.
Giacomo Ganza di Villa Di Tirano (SO) aggiunge:
Il cognome Libéra è tipico della zona tra Sondrio e Morbegno nella media Valtellina.

LIBERALATO
LIBRALATO

Entrambi decisamente veneti, Liberalato ha un ceppo a Venezia ed uno nel travisano, in particolare a Castelfranco Veneto, Libralato, più diffuso, ha un ceppo nel padovano a Trebaseleghe e Piombino Dese ed uno nel trevisano a Vedelago, Quinto di Treviso, Resana e Castelfranco Veneto, si dovrebbe trattare di forme patronimiche in -ato, tipicamente venete, dove il suffisso sta per figlio di, riferito a padri dei capostipiti di nome Liberale (vedi LIBERALE).

LIBERALE
LIBERALI
LIBERALON
LIBERALOTTO
LIBRALON

Liberale, abbastanza raro, ha un ceppo nell'udinese, in particolare a Cividale del Friuli ed Udine, uno a Sulmona nell'aquilano ed uno tra napoletano, avellinese e salernitano, Liberali ha un ceppo tra milanese e pavese, uno nel trevigiano ed uno a Roma, Liberalon  e Liberalotto, assolutamente rarissimi, parrebbero veneti come Libralon, che veneto lo è sicuramente e presenta un ceppo nel padovano ed uno nel rovigoto.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Liberale, che, nell'onomastica arcaica, assume il significato di generoso, d'indole liberale (da intendere chiaramente in senso augurale); in alternativa, però, non è escluso che Liberale sia una variante del nome Libero (vedi Libera), tenendo conto che, in latino, il suffisso -ale indica una generica relazione, spesso con valore d'appartenenza (come dimostrano, ad esempio, i cognomina Iuvenalis e Martialis, che, in italiano, sono meglio conosciuti come Giovenale e Marziale). Dal punto di vista storico, comunque, un esempio famoso è offerto dallo scrittore e grammatico greco Antonino Liberale (vissuto all'incirca nel II secolo d.C.), la cui fama, ai giorni nostri, si deve soprattutto all'opera Le metamorfosi (da non confondere, però, con le opere omonime di Ovidio e di Apuleio). Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti, anche se, in alcuni casi, non è esclusa una derivazione da soprannomi ad essi attribuiti.

LIBERALESSO
LIBRALESSO

Entrambi decisamente veneti, Liberalesso ha un ceppo a Venezia e Spinea sempre nel veneziano,  Libralesso, più diffuso, ha un ceppo a Martellago nel veneziano, dove è ben presente anche a Venezia,  Salzano, Spinea e Scorzè, nel trevisano a Quinto di Treviso e Morgano e nel padovano a Trebaseleghe.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Liberale, che, con l'aggiunta del suffisso -esso, assume il significato di figlio di Liberale (vedi Liberale e Liberalato): dal punto di vista etimologico, infatti, il suffisso -esso nasce da una forma dialettale del suffisso -esco, che, nell'onomastica arcaica, sottintende un rapporto di parentela (come si evince, ad esempio, dai cognomi Carlesco/Carlesso, Gianneschi/Giannessi, Giorgeschi/Giorgessi, etc).

LIBERATA
LIBERATI
LIBERATO

Liberata è quasi unico, Liberati è tipico dell'Italia centrale, Liberato rarissimo ha un ceppo abruzzese ed uno campano, in alcuni casi può derivare da toponimi come San Liberato (TR), ma nella stragrande maggioranza dovrebbe derivare dal nome tardo latino Liberatus portato ad esempio da San Liberato Martire del VI° secolo.

LIBERATORE
LIBERATORI

Liberatore è tipico della fascia che comprende Abruzzo, Lazio e Molise, con ceppi anche nel napoletano e nel potentino, Liberatori ha un ceppo nell'aretino soprattutto ad Arezzo e Cortona ed uno laziale a Roma ed a Ferentino, Anagni e Collepardo nel frusinate, dovrebbero derivare entrambi dal nome Liberatore, ricordiamo San Liberatore martirizzato dall'imperatore Adriano nel 130.

LIBERIO

Liberio è un cognome tipicamente pugliese, della provincia di Bari, di Modugno in particolare, ma anche di Bari ed Altamura, dovrebbe derivare dal cognomen latino Liberius portato ad esempio dallo scrittore Petrus Marcellinus Felix Liberius (465 - 554), ricordiamo con questo nome anche un Papa dal 352 al 366.

LIBERTI

Diffuso in tutta l'Italia centro meridionale, dovrebbe essere di origine molto antiche e derivare dal cognomen latino Libertus o da identificativi dello stato sociale di liberto (schiavo liberato).

LIBONATI
LIBONE
LIBONI

Libonati è specifico della zona di confine tra  Castrovillari e Spezzano Albanese nel cosentino e Rotonda e Viggianello nel potentino, Libone, assolutamente rarissimo, sembrerebbe lucano, Liboni ha un ceppo nella zona tra rovigoto e ferrarese ed uno, forse secondario, a Verona, dovrebbero derivare dal cognomen latino Libonius di cui abbiamo un esempio in Lucius Scribonius Libonius condottiero romano del I° secolo a.C.: "...legiones decretae: praetoribus M. Marcio urbana, L. Scribonio Liboni peregrina et eidem Gallia, M. Pomponio Mathoni Sicilia, Ti. Claudio Neroni Sardinia euenit....", ma è pure possibile che derivi dal nome greco Libon, nome di un architetto del V° secolo a.C..

LIBORIO

Estremamente raro, ha un nucleo nel bergamasco, deriva dal nome medioevale Liborius; ricordiamo nel IV° secolo San Liborius che fu il secondo vescovo della città di Le Mans in Francia: "...Beatus Liborius vir pretiosissimus ex Galiis originem ducens ...".

LIBRANDI
LIBRANDO

Librandi è tipicamente calabrese, del cosentino, di Castiglione Cosentino, Rose, Rossano e Cosenza e di Cirò Marina nel crotonese, con un ceppo anche a Genova ed a Roma, Librando, molto più raro, ha un ceppo nel leccese, in particolare a Melissano ed uno piccolissimo a Catania, dovrebbero derivare dall'aferesi di nomi medioevali di origine germanica come Alibrandus (vedi ALIBRANDI ), dell'uso di questa forma aferetica abbiamo un esempio in un atto dell'anno 1025 a Comazzo: "..in via publica in iudicio aderunt cum eo Adam qui et Lanfrancus Daiberbus Atto Anselmus Librandus iudices sacri palacii. Adroaldus, Alricus. Unipertus. Constantius. legem viventes Rubuariorum. Albericus de Goldenica. Vitus et Sjgeradus. Unifredus de Carcani...".

LIBRENTI

Librenti è caratteristico di Bologna, di origine etimologica oscura. Esiste l'ipotesi che possa trattarsi di una form alterata di Librandi, una forma aferetica patronimica del nome Alibrandus.

LIBRIZZI

Sembra avere oltre al ceppo principale in Sicilia, probabilmente originario del messinese, anche uno secondario nell'alto bresciano, deriva dal toponimo Librizzi (ME).

LIBURNI
LIBURNO

Assolutamente rarissimo Liburni parrebbe romagnolo o marchigiano, Liburno, ancora più raro,  invece sembrerebbe dell'Italia nordoccidentale, potrebbero derivare dal nome dei Liburni, un popolo illirico dell'Adriatico dedito alla pirateria che aveva occupato anche alcune zone del Piceno, ma molto più probabilmente derivano dal nomen latino di origini etrusche Leburnius, Liburnius di cui abbiamo un esempio in un cippo marmoreo, di epoca imperiale romana, sito sulla via Flaminia che cita: "Liburnius Romanus beneficiarus tribuni cohortis VI vigilum", potrebbe anche stare ad indicare l'appartenenza alla Gens Liburnia.

LICANDRI
LICANDRO

Licandri è specifico del catanese, di Paternò e Belpasso, Licandro è tipicamente siciliano, di San Pietro Clarenza, Catania e Mascalucia nel catanese, di Messina e di Palermo, con un ceppo anche nel reggino, secondo alcuni deriva da un soprannome originato dai termini greci lykos (lupo) ed andras (uomo), con il significato di licantropo o uomo lupo, ma, molto più probabilmente, deriva da una modificazione dialettale del nome Nicandro (vedi NICANDRI).

LICARI

Licari è un cognome tipicamernte siciliano, con massima concentrazione nella Sicilia occidentale a Marsala, ottima diffusione anche a Petrosino e Mazara del Vallo nel trapanese e nel palermitano, l'origine etimologica è controversa, la prima ipotesi è una derivazione dal nome greco Licarius, ricordiamo con questo nome l'ammiraglio bizantino che conquistò nel 1269 le isole Cicladi e che divenne Triarca della Calcide nel 1279 fino al 1296, ma potrebbe anche derivare per aferesi dal vocabolo greco arcaio alykares (lavoratore delle saline o venditore di sale) e sottinterebbe che quello fosse stato il mestiere del capostipite, come potrebbe derivare dal termine greco lycos (lupo) ad indicare che il capostipite era invece un cacciatore di lupi.

LICASTRO

Licastro è tipico di Delianova nel reggino con un ceppo secondario a Messina ed uno a Napoli, si possono fare due ipotesi, la prima, e più probabile, è che derivi da una modificazione dialettale del toponimo Nicastro nel catanzarese, la seconda è che possa derivare dal vocabolo greco arcaico alykàres (lavoratore alle saline) che sarebbe il possibile mestiere del capostipite.

LICATA

Tipicamente siciliano deriva dal toponimo Licata (AG).

LI CAUSI
LICAUSI

Li Causi è specifico della Sicilia occidentale, di Palermo e del trapanese, di Marsala, Castelvetrano, Partanna, Santa Ninfa, Trapani, Erice e Valderice, Licausi, molto raro, parrebbe anch'esso di origini siciliane, del trapanese. in particolare della zona di Santa Ninfa, Partanna e Marsala e di Sciacca nell'agrigentino, potrebbero derivare da soprannomi originati dall'espressione greca lykoi àndres (uomini lupo), ma è pure possibile che derivi invece dal termine greco arcaico alykàres (operatore delle saline) mestiere forse svolto dal capostipite, non si può comunque ignorare la possibilità che derivino da forme patronimiche riferite a capostipiti i cui padri si fossero chiamati con il nome greco Kaousios latinizzato in Causius.

LICCARDI
LICCARDO
LICCIARDELLO
LICCIARDI
LICCIARDIELLO
LICCIARDO
LICCIARDO'

Liccardi e Liccardo sono specifici del napoletano, con piccoli ceppi anche in Sicilia ed in Puglia, Licciardello sembra specifico del catanese, così come Licciardo che ha però anche un ceppo napoletano, Licciardò è quasi unico, forse cagliaritano, Licciardi è molto diffuso in tutta l'Italia del sud anche insulare, Licciardiello è un ipocoristico tipicamente napoletano.
integrazioni fornite da Da Fabio Paolucci (Salerno)
Liccardo, come la variante più moderna Liccardi, è un tipico cognome  napoletano, diffuso nel resto della Penisola per effetto della migrazione dal Sud verso il mondo industrializzato del Nord. Sicuramente tale forma cognominale deriva dal cognome base Riccardo (o anche Ricciardo, di derivazione franca, le cui varianti sono Licciardo, Licciardi, Licciardello e Licciardiello) per trasformazione della
R in L. Il nome, poi cognominizzato, Riccardo, di tradizione tedesca (non franca come Ricciardo, proveniente appunto da Richard) trae origine dal germanico Rikhard composto da Rikia e Hardhu, che significano rispettivamente potente e forte, audace, valoroso.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Liccardo è cognome calabrese che viene dalla voce dialettale '
liccardu' = goloso. Un Likkardos è presente in un diploma siciliano nel 1103. Rohlfs 147.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Licciardi è anche cognome calabrese e in questa zona è cognominizzazione del cognome francese
Léchard dal francese dialettale 'lichard' = ghiotto'.

LICCHELLI

Specifico del leccese, potrebbe derivare dall'aferesi di un indicativo di provenienza dal toponimo Gallicchio (PZ). Un'interessante teoria viene proposta dal Sig.  Marco Licchelli, secondo la quale Licchelli potrebbe anche derivare dall'unione di "li" che nel dialetto salentino sta per l'articolo i e ilcognome Cheli , assai diffuso nell'Italia centrale. La doppia c e la doppia l potrebbero essere dovute al naturale raddoppiamento delle consonanti nel dialetto salentino.

LICHELLI

Rarissimo è quasi certamente dovuto ad un errore di trascrizione del cognome Licchelli.

LICHERI

Tipicamente sardo, dovrebbe derivare dal toponimo oggi scomparso Lokeri situato nella valle del Tirso. 

LICI
LICIA

Lici, molto molto raro, è tipicamente toscano del fiorentino, di Calenzano in particolare, Licia, sempre toscano, è praticamente unico, dovrebbero derivare dal nome latino Licius, Licia, di cui abbiamo un esempio d'uso nel Comentum super Dantis Aldigherij Comoediam diBenvenuto da Imola: "..Unde dicit: ov'è il buon Lizio, quasi dicat, non est alius similis; et vere fuit bonus et prudens miles, nec reliquit ex se haeredem. Nam dominus Licius de Valbona, nuntiata sibi morte unius sui filii imbecillis, non mutato vultu, dixit: hoc non est mihi novum, quia semper fuit mortuus; sed nuntia mihi pro novo si est sepultus..".

LICINI

Tipico del bergamasco ha anche un ceppo nel bellunese, dovrebbe derivare dal nomen latino Licinius, anche indirettamente, attraverso l'antico toponimo lombardo Forum Licini (Foro di Licinio) che si potrebbe identificare con l'attuale Lecco, citato anche da Plinio nella sua Naturalis Historiae: "...Oromobiorum stirpis esse Comum atque Bergomum et Licini Forum aliquotque circa populos auctor est Cato...".  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel 1200 a Gromo (BG) quando Federico II° ne affida il feudo ai Ginami dei Licini, le troviamo anche in un testamento di un certo fra Eustachio Licini da Poscante (BG), stilato il 3 maggio 1451, in favore della locale chiesa di S. Bernardino.

LICINIO

Decisamente raro, non è possibile identificare un areale di provenienza, anche se si potrebbe ipotizzare un'origine pugliese nella provincia di Bari, deriva dal nomen latino Licinius.

LICOFONTE

Licofonte, praticamente unico, dovrebbe derivare dal nome omerico Licofonte, un troiano ucciso da Teucro, il cui nome deriva da λΰκος lycos (lupo) e da -φόντης -fontes (uccisore), con il significato di "colui che uccide i lupi", non si può escludere che possa trattarsi di un cognome attribuito ad un trovatello.

LICOMATI

Licomati, estremamente raro, è tipico di Palagiano nel tarantino.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
D'origine arbëreshë (più probabilmente greco-albanese), il cognome Licomati deriva dell'espressione greca
lykomati, che, composta dai termini lykos (lupo) e mati (occhio), può essere tradotta come occhio di lupo (vedi Occhilupo). In conclusione, dunque, si tratterebbe della cognominizzazione di un soprannome attribuito al/la capostipite.

LICORDARI

Licordari, abbastanza raro, ha un piccolo ceppo nel cosentino a Scalea e Praia a Mare, ma il ceppo più importante è nel reggino a Melito di Porto Salvo, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal fatto che la famiglia facesse il mestiere di produttori di corde.
integrazioni fornite da Guido Licordari
Il cognome nasce quasi sicuramente da una località con lo stesso nome, non segnalata sulle mappe ma conosciuta dai suoi abitanti, nel territorio di Roccaforte del Greco (a circa 4 km a sud-ovest del paese), nell'interno della costa jonica, in particolare sulla via che da Melito si inoltra nell'interno.
Trattandosi di area grecanica dove ancora oggi si parla un dialetto greco, l'origine del nome non va ricercato nei dialetti del sud , ma dalla lingua greca dove il termine lykos significa lupo, e sicuramente a questa etimologia va collegato il cognome in oggetto. Sarebbe ben strano fra l'altro che i Licordari che abitavano sull'Aspromonte a decine e decine di km dal mare fabbricassero corde e reti utilizzate soprattutto dai pescatori. Molto più probabile, invece, che avessero a che fare con i lupi (in greco il verbo dero o deiro significa scuoiare), frequenti in queste terre montane e selvagge dove l'attività economica principale era la pastorizia.

LICURSI

Licursi ha un ceppo nel campobassano ad Ururi, Santa Croce di Magliano e Portocannone, ed un ceppo nel cosentino a Castroregio, Scalea e Mongrassano.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
D'origine arbëreshë, il cognome Licursi sembra derivare dalla toponomastica albanese e, più precisamente, dall'antico villaggio di
Lekursi (anche noto come Lekurësi), che, un tempo, apparteneva alla prefettura di Valona: ancora oggi, in effetti, il territorio della vecchia Lekursi ospita il castello di Lekursi, in prossimità della città di Sarandë (una delle più note mete turistiche nella Riviera Albanese).

LI DESTRI
LIDESTRI

Li Destri, molto raro, sembrerebbe tipicamente siciliano, in particolare di Mazzarino nel nisseno, Lidestri, assolutamente rarissimo, dovrebbe essere dovuto ad un erore di trascrizione del precedente, potrebbero derivare dal fatto di essere il capostipite un figlio di uno chiamato con il nome tardo medioevale Dester o Destro (vedi Dester).

LI DONNI

Li Donni è tipicamente siciliano, ha un ceppo sull'isola di Lipari nel messinese ed uno a Palermo, dovrebbe derivare da una forma contratta, alterata dialettalmente, di Li Domini (i Signori), famiglia nobile, di cui troviamo tracce durante la dominazione spagnola, quando ebbe incarichi importanti, ricordiamo, agli inizi del 1500, l'Inquisitore don Giovanni Li Donni di Noto nel siracusano.
stemma fornito da Claudio Li Donni

LIECHTI

Di una rarità notevole non si trovano elementi che consentano l'identificazione di una possibile origine, che dovrebbe comunque non essere italiana.

LIETTI

Tipico della zona tra Milano e Como, potrebbe derivare dal nome femminile germanico Lietgarda.

LIFFREDI
LIFFREDO
LIFREDI
LIFREDO

Liffredo, assolutamente rarissimo è dell'area piemontese, sia Lifredi che Liffredi sono quasi unici ed anche loro sicuramente piemontesi, Lifredo non risulta più presente in Italia, dovrebbero tutti derivare da una modificazione aferetica del nome medioevale di origine germanica Galifridus, o Galifredus, di cui abbiamo un esempio in un testamento dell'anno 1277: "...Omnibus Christi fidelibus ad quos presens scriptum pervenerit, Galifridus de Thorp, salutem. Noverit universitas vestra me concessisse et presentí carta mea confirmasse Deo et Sancta Mariae et Sancto Johanni Baptistae et Beato Godrico et Priori et monachis ...".

LIGABO'
LIGABUE

Ligabò, molto raro, è tipico della zona tra mantovano e veronese, Ligabue è caratteristico della zona che comprende il reggiano, il modenese ed il mantovano, in particolare Reggio Emilia, Correggio, Modena, Scandiano e Carpi, dovrebbero derivare da soprannomi più o meno dialettali originati dal mestiere di mandriano o agricoltore, cioè di chi lega il bue.

LI GAMBI
LIGAMBI

Entrambi assolutamente rarissimi e specifici del nisseno, Li Gambi ha un piccolissimo ceppo a Mazzarino, Ligambi ha solo qualche sparuta presenza, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale siciliano originato da una caratteristica del capostipite, forse quella di avere delle gambe molto lunghe o di essere molto veloce.

LIGAS

Ligas è molto diffuso in tutta la Sardegna, soprattutto nel nuorese, medio Campidano e nel cagliaritano.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LIGAS:
liga significa legaccio e deriva direttamente dallo spagnolo liga; dal verbo latino ligare = legare, allacciare. Qui in campidano il legaccio per le scarpe o anche per legare i covoni lo chiamiamo liòngiu, o ligòngiu, sempre dal latino ligare. Tra i sottoscrittori della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388 abbiamo: Liga Guiglelmo - de Castri Januensis (Castelsardo); Ligas Laurencio, ville Laconi; Ligas Margiano, ville Laconi. Attualmente il cognome è presente in 115 Comuni del territorio nazionale, di cui 56 in Sardegna: Cagliari 127, Ninnai 92, Lanusei 74, etc.

LIGIA

Ligia, molto raro, ha un ceppo a Zeddiani nell'oristanese, Oristano e Cagliari.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LIGIA: da
ligio, nel significato di giglio, dal latino lillium = giglio. In Campidano il giglio lo chiamiamo comunemente su lillu, più vicino al latino. Ligia (logudorese) dovrebbe esser il plurale di ligio, quindi dal latino lillia. Molti cognomi derivano da nomi di piante o fiori: esempio, Sitzia = margherita; Gravellu = garofano; Lillu = giglio; Zanda, Tanda e Pubusa = papavero; Altea = altea; Chessa e Gessa = lentischio; Mura = mora; Fenu = fieno; Figus = fico; Orrù = rovo; Cherchi = quercia; Pisu, Piseddu, Castangia, Concudu, Garzia, Pibiri, Porru, Sainas, Uda e tanti altri. È presente nei documenti antichi: tra i firmatari della Pace di Eleonora figurano 1 Liggia e 5 Ligia: Liggia (de) Molentino, ville Barbagiana. (* distrutto, Contrate Partis Varicati - Barigadu); Ligia (de) Andrea, jurato ville Nurapulia(* odierno Narbolia - Contrate Partis de Milis) ; Ligia (de) Benedicto, ville Lunamadrona; Ligia (de)Mariano, majore(sindaco, amministratore) ville Meana(Meana Sardo); Ligia(de) Sthefano, jurato ville Semestene(* odierno,  Curatorie de Costa de Valls) ; Ligia(de)Petrus - de Aristanni(Oristano). Nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, abbiamo: Liia (de) Torbeni (108), prete, testimone in una spartizione di servi. Nella storia medioevale della Sardegna ricordiamo Ligia Bernardo, figlio del "maggiordomo" di Mariano IV d'Arborea (il padre di Eleonora) Valore, a sua volta figlio di Giovanni sempre maggiordomo dei regnanti d'Arborea. Attualmente i Ligia in Italia sono presenti in 26 Comuni, di cui 14 in Sardegna: Zeddiani 31, Cagliari 19, Oristano 18, Iglesias 11, etc

LIGIOS

Ligios è tipico del sassarese e della Gallura.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LIGIOS: per significato ed etimologia vedi "Ligia". Lo troviamo nelle carte antiche della lingua sarda: tra i firmatari della Pace di Eleonora sono presenti: Ligios (de) Benedicto, jurato ville Sedilo; Ligios (de) Michele, majore ville de Villa Dura. (* distrutto - Contrate Montis Acuti); Ligios (de) Petro, ville Solgono(Sorgono); Ligios(de) Joanne - de Bosa ; Ligios(de)Joanne, jurato ville de Nughedu (*Nughedu.San Nicolò: diocesi di Ozieri - Contrate Montis Acuti); De Ligios Joanne, ville Ecclesiarum; ed infine: Lillos (de) Gunnario, ville Lunamadrona. Nella storia della Sardegna ricordiamo: Ligios Antonio, nativo di Oristano, vescovo della diocesi di Bosa nel 1402. Dei contemporanei citiamo Ligios Giosuè (Bitti 1928), politico della Democrazia Cristiana, deputato, senatore e parlamentare europeo. Fino all'età di 20 anni ha svolto l'attività di pastore, poi ha iniziato la carriera scolastica sino alla Laurea in Agraria alla  Università Cattolica di Milano. Il cognome Ligios attualmente è presente in 44 Comuni d'Italia, di cui 24 in Sardegna: Sassari 71, Alghero 31, Olbia 25, Osilo 18, Buddusò 13, etc.

LIGORIO

Specifico pugliese del brindisino e tarantino, deriva dal nome medioevale Ligorius di cui abbiamo questo esempio: "...Anno 1018. Indictione prima descendit Basilius Catapanus, qui et Bugianus et Abalautius Patricius mense Decembris et Ligorius Tepoteriti fecit proelim Trani et occisus est ibi Joannatius Protospata et Romoald captus est et in Constantinopilim deportatus est. ...", tracce di questa cognominizzazione la troviamo a Napoli dove nasce nel 1513 Pirro Ligorio illustre pittore di affreschi e decoratore di facciate.

LI GRESTI
LIGRESTI

Li Gresti, assolutamente rarissimo, sembrerebbe di Paternò, Ligresti è tipicamente siciliano, del catanese e di Paternò, Fiumefreddo di Sicilia e Catania, dovrebbe derivare da un soprannome stante ad indicare la provenienza agreste (contadina) della famiglia.

LIGUORI
LIGUORO
LIQUORI

Liguori è decisamente panitaliano con un fortissimo nucleo in Campania, Liguoro è specifico del napoletano, Liquori ha un ceppo nel napoletano, uno a Roma ed uno nel Salento, potrebbero discendere dal cognomen latino Ligur, Liguor, ma è pure possibile una derivazione da una corruzione del nome Ligorius (vedi Ligorio).
integrazioni di Fabio Paolucci
Da ricordare è Sant'Alfonso Maria de'Liguori (Napoli,1696 - Pagani,SA,1787). Di famiglia nobile, teologo e moralista, fondò la Congregezione del Santissimo Redentore, i cui componenti, detti anche "liguorini", avevano la missione di dedicarsi ai poveri e agli ammalati. Sant'Alfonso de'Liguori fu anche vescovo di Sant'Agata dei Goti (BN).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Liguori è cognome molto difficile da decifrare. Gli studiosi dei cognomi meridionali trovano Liguori assieme a Ligori, nel Salento, in Calabria e nel Napoletano. E' opinione comune che venga dal toponimo San Ligorio (LE), dal Sanctus Logorius dal quale nascono anche Liborio e Licorio. Per alcuni l'origine potrebbe essere il latino '
liquor/liquoris' col senso di 'sostanza liquida, bevanda corroborante', per altri corruzione di Lidorius col senso di 'colui che colpisce', per altri ancora potrebbe essere in relazione col nome degli antichi Liguri.

LIISTRI
LIISTRO
LISTRI

Listri, estremamente raro, è tipico di Pachino (SR), Liistri, un pò meno raro, è tipico di Siracusa e dintorni, Liistro è un cognome specifico di Siracusa e del siracusano, di Solarino, Avola, Palazzolo Acreide e Priolo Gargallo, dovrebbero derivare dal cognome greco Liistros.

LILLI
LILLO

Lilli è originario del centro Italia, specificatamente umbro, mentre Lillo è pecifico pugliese, dovrebbero entrambi derivare dal nome medioevale italiano Lillo.

LILLIU
LILLU

Lilliu, diffuso nella Sardegna sudoccidentale, parrebbe originario del cagliaritano, Lillu, estremamente raro, ha presenze in Gallura e nel cagliaritano, dovrebbero derivare dal nome medioevale italiano Lillo o dal nome latino Lilium, modificati dal dialetto.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LILLIU; LILLU: come Ligia e Ligios, derivano dal latino
lilium = giglio. Più propriamente Lillu deriva da lilium, mentre Lilliu deriva dal latino lilinus = piccolo giglio: in sardo lillinu. Quindi anche la pronuncia del cognome è nasale. In linguaggio fonetico scriviamo lillĩu per il fenomeno di caduta della nasale intervocalica, ma la pronuncia è sempre lillinu. Non si tratta di un fenomeno della sola lingua sarda, ma si ritrova anche nel portoghese, gallego, guascone, asturiano, andaluso, francese ed anche in alcuni dialetti siciliani, etc.  Sono tantissimi i fiori sardi che portano il nome di lillu o lillixéddu; ne citiamo alcuni: su lillixéddu asulu = iris selvatico > iris sisyrinchium; su lillixéddu grògu = gagea > gagea arvensis; su lillu = il giglio comune > lilium; su lillu aresti = latte di gallina > gladiolus communis; su lillu biancu = il giglio stellato > pancratium illyricum; su lillu de acqua = ninfea > nynphaea alba; su lillu sposu = gladiolo selvatico > gladiolus segetum, etc. etc. Il cognome trova la sua massima diffusione nell'area campidanese. Nelle carte antiche ritroviamo il cognome nelle uscite logudoresi Li(g)gia e Li(g)gios ( vedi i cognomi Ligia e Ligios). Tra i firmatari della Pace di Eleonora LPDE, del 1388, figura: Lillos (de) Gunnario, ville Lunamatrona (Lunamatrona - Contrate Marmille). Nel condaghe di San Pietro di Silki, CSPS, XI°, XIII° secolo lo troviamo nell'uscita Liios:  Liios (de) Comita (123), citato in una compera: comporaili a Janne d'Olivas sa parte sua dessa terra, termen assa de Comita de Liios, et ego deindeli .j. uoe domatu. Testes.= (ho comprato da Janne d'Olivas  la sua parte di terra confinante con quella di Comita de Liios; Liios Gunnari de Sorso (104), kertu de servis(lite per la spartizione della servitù): ego presbiteru Ithoccor de Fraville; vocaitime a corona Gunnari de Liios su de Sorso = io prete Ithoccor de Fraville  (in qualità di responsabile per il convento di San Pietro) sono stato citato in tribunale da Gunnari de Liios , quello di Sorso...per il possesso di Kipriane Murtinu (per il servizio), etc. Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, CSNT, XI°, XIII° secolo, troviamo ancora il cognome nell'uscita Liios: Dericor de Liios (244), in una donazione al convento: positinke Dericor de Liios prossa anima sua (per la sua anima) .I. die de Iusta Plana (un giorno di servizio, la settimana di Iusta Plana (che evidentemente era sua serva). Testes.
Per la "cronaca" ricordiamo Giovanni Lilliu (Barumini 13 marzo 1914.), archeologo e massimo conoscitore della Civiltà Sarda dei Nuraghi. Già docente di Antichità Sarde, nuovo corso di studi (ideato da lui) inserito nella Facoltà di Lettere Filosofia, presso l'Università Degli Studi di Cagliari, già preside della Facoltà di Lettere; dal 1990 fa parte della prestigiosa Accademia del Lincei; nel 2007 la Regione Autonoma della Sardegna lo ha insignito della massima onorificenza sarda, col titolo "Sardus Pater". Sono tante le sue opere, per la maggior parte sulla Civiltà Sarda dei Nuraghi. Personalmente provo per lui grande stima, anche perché sono stato suo allievo all'Università ed è proprio con lui che ho predisposto la mia tesi in Antichità Sarde per la Laurea in Lettere Antiche.
Attualmente il cognome Lilliu è presente in 132 Comuni italiani, di cui 64 in Sardegna: Cagliari 160, Villacidro 115, Terralba 104, Guasila 78, Samassi 70, Quartu 53, etc. Nella penisola è Roma, con 25, ad avere il numero più alto di presenze; segue Torino con 22, etc. Il cognome Lillu è presente in 19 Comuni italiani di cui 12 in Sardegna: Monastir 15, Budoni 8, Ussana 6, Cagliari 5, etc.

LI MANDRI
LIMANDRI

Li Mandri è tipicamente siciliano, di Palermo e di Marsala nel trapanese, Limandri, quasi unico, è una forma alterata del precedente, che dovrebbe essere una forma patronimica dove il Li- stia per dei figli di, riferito ad un capostipite, il cui padre si fosse chiamato Mandro, forma aferetica del nome greco Anassimandro, ricordiamo con questo nome un antico filosofo greco presocratico.

LIMARDI
LIMARDO

Limardi sembrerebbe di origini calabresi, assolutamente rarissimo, con sparute presenze a San Pietro a Maida ed Jacurso nel catanzarese ed a Paola nel cosentino, Limardo, anch'esso raro, ha un ceppo nel valentiano a Limbadi e Briatico ed a Soverato nel catanzarese, potrebbero derivare dal termine greco λήματος (lìmatos) con il significato di coraggiosi, potrebbero però anche derivare dal cognome francese Limard, a sua volta derivato dal toponimo Haut-Limard presso Angerville Bailleul in Normandia, cognome che potrebbe essere così giunto in Calabria proprio con i Normanni.

LIMATOLA

Limatola è tipico di Napoli e del napoletano, come San Giorgio a Cremano, Frattamaggiore e Casalnuovo di Napoli e del vicino casertano, come Orta di Atella, sembrerebbe derivare dal toponimo beneventano di Limatola, potrebbe risalire al periodo della peste del 1656 quando molti cittadini di Limatola ne fuggirono via.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Limatola è cognome napoletano dal toponimo omonimo in provincia di Benevento. Significa: "
terra alluvionata". Il paese si è sviluppato nei tempi longobardi, come molte altre località abitate della campagna beneventana. Il nome risale circa all' VIII secolo, da 'limo', latino 'limus' che si formava in quelle pianure per gli allagamenti del Volturno.

LIMENA

Limena è tipicamente veneto di Este e di Padova nel padovano, dovrebbe derivare dal nome del paese di Limena ad una decina di chilometri a settentrione di Padova, il cui toponimo dovrebbe derivare dal termine latino limen (confine) o nella sua forma plurale limina (confini).

LIMONGELLA
LIMONGELLI
LIMONGELLO
LIMONGI

Limongella, che sembrerebbe unico, parrebbe del napoletano, Limongelli è specifico dell'area campano, pugliese, con ceppi a Napoli, Pozzuoli e Mugnano di Napoli nel napoletano, a Paduli nel beneventano e ad Altavilla Irpina ed Atripalda nell'avellinese, ed in Puglia nel barese a Bari, Minervino Murge e Canosa di Puglia, Limongello, assolutamente rarissimo, è di Napoli ed Arzano nel napoletano, Limongi è specifico della zona tra salernitano, potentino e cosentino, di Sapri nel salernitano, di Tortora e Praia a Mare nel cosentino, e soprattutto di Lauria e Maratea nel potentino dove è ben presente anche a Trecchina e Castelluccio Superiore, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal termine francese medioevale di origini celtiche limoge (olmeto, bosco di olmi), che potrebbe essere stata una caratteristica del luogo d'origine dei capostipiti, secondo un'altra ipotesi deriverebbero invece dal nome della città di Limoges, che a sua volta deriverebbe dal nome gallo latino Lemovicus composta dalla base celtica lemo o limo (olmo) e dal termine latino vicus (villaggio, paese), non si può escludere un collegamento con le piante di limone, ma la cosa è poco probabile.

LIMONTA

Tipico dell'area che comprende le province di MIlano, Lecco e Bergamo, dovrebbe derivare dal toponimo Limonta nel lecchese.

LIMOSANI
LIMOSANO

Limosani è caratteristico del Gargano, di San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, San Nicandro Garganico, Foggia e San Severo nel foggiano, Limosano, praticamente unico, è sempre del foggiano, dovrebbero derivare dal nome del paese molisano di Limosano situato nel campobassano, probabile luogo d'origine dei capostipiti.

LI MULI

Li Muli è tipicamente palermitano, dovrebbe derivare da un soprannome forse originaato dal fatto che il capostipite fosse dedito all'allevamento e commercio dei muli, l' uso dei quali era in passato molto frequente per il trasporto di salmerie, di legna e di altri beni di consumo.

LINALDEDDU

Molto raro è tipico della zona di Tempio Pausania (SS), dovrebbe derivare da un diminutivo in lingua sarda del nome Leonardo.

LINALE

Linale, estremamente raro, è tipico del genovese, di Cogorno, Lavagna e Chiavari, potrebbe derivare da un antico nome di località.

LINARI

Presente nell'area che comprende, ravennate, bolognese, modenese e fiorentino, a ceppi anche in Liguria e nel Lazio, potrebbe derivare da una modificazione del nome Leonardo, ma più probabilmente deriva dal toponimo Linario (FI) toponimo già presente in un atto fiorentino del 1438: "...Petro Martini de Florencia archipresbitero dicti loci, ser Antonio Recevuti de Linario...", secondo alcuni deriverebbe dall'abitare la famiglia in località di confine da lineari cioè abitanti della zona sulla linea di confine.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Linari è frequente in Emilia, Toscana, Lazio. Per S. Pieri 188, deriverebbe dal latino '
linum' = lino. Toponimo Linari, Gaiole (SI).

LINASSI
LINUSSI

Linassi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe tipicamente veneziano, Linussi, quasi unico, sembra invece triestino, derivano da forme ipocoristiche dialettali dell'aferesi di diminutivi di nomi come Angelo, da Angelo si va ad Angelino, quindi a Lino e di lì a Linassi o Linussi.

LINATI

Caratteristico del milanese, deriva dal toponimo Linate NEL MILANESE.

LINCHI

Linchi, assolutamente rarissimo è presente oggi solo a Roma e nel romano.
integrazioni fornite da Giorgio Sergio Carlo Linchi
Il cognome Linchi, molto raro in Italia, credo vi sia solo la mia famiglia, originaria della Lombardia (Magenta e poi Milano), deriva da
Lynch o De Lince, per via di Edward Lynch, giunto a Magenta a metà del 1800 dall'Irlanda, e precisamente dalla cittadina di Galway, dove la famiglia Lynch (de Lince) era una delle principali famiglie della città, come testimonia il Castello dei  Lynch, in pieno centro ed i numerosi stemmi e lapidi che commemorano diversi esponenti della mia famiglia. Solo più di recente il cognome originale è stato italianizzato in Linchi.

LINCIANO

Linciano è tipicamente pugliese del leccese in particolare, di Lizzanello, Lecce, Cavallino, Vernole, Galatina, San Donato di Lecce, Galatone e Sternatia, dovrebbe derivare dal cognomen latino Lincianus, troviamo tracce di questa cognominizzazione nella seconda metà del 1500 con Guglielmo Linciano vescovo di Ruremonda in Olanda.

LINDIRI

Lindiri, abbastanza raro, è tipico dell'iglesiente nel sud della Sardegna, di San Giovanni Suergiu, e Carbonia e di Cagliari.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LINDIRI: è un cognome abbastanza strambo, perché
su lìndiri in campidanese, so lèndine in logudorese è il lendine, dal latino lendis; nome comune delle uova del pidocchio dell'uomo. È un cognome raro, non l'abbiamo riscontrato nei documenti antichi in nostro possesso. Su lìndiri mi fa tornare alla mente circostanze, non tanto simpatiche, del secondo dopoguerra: eravamo tutti, bambini, bambine e donne (il pidocchio non attacca i maschi adulti), con la testa piena di priogu e di lìndiri (pidocchi e uova di pidocchio): tanto è che, per noi bambini, al primo sole primaverile era opportuna la visita dal barbiere, per il taglio a zero dei capelli, e non era di moda! Pertanto non si può dire che tale cognome sia stato affibbiato ai portatori di lìndiri, perché le uova dei pidocchi, ce le avevamo tutti!  Attualmente lo troviamo in 22 Comuni italiani di cui 10 in Sardegna: S. Giovanni Suergiu 23, Carbonia 19, Cagliari 16, Narcao 12, Portoscuso 8, Iglesias 8, etc.

LINDOLFO

Lindolfo è assolutamente rarissimo, quasi unico, dovrebbe derivare da un'alterazione del nome Landulfus di cui abbiamo un esempio a Cassino negli Acta de usufructu donationis del 1231: "...Nos Landulfus Dei gratia Casinensis abbas, adtendentes quod propter frequentes et diversas undique turbationes plurimas necessitates fratres nostri qui Deo et beato Benedicto in nostro monasterio serviunt, patiuntur, pro pietate et fratrum caritate providimus...".

LINETTA
LINETTI
LINI
LINO

Linetta è unico, Linetti ha un ceppo nel bresciano, a Brescia, Concesio, Palazzolo sull'Oglio e Flero, Lini ha più ceppi autonomi, tra bresciano e mantovano, nel perugino, tra le province di Roma e Velletri e nelle Marche, Lino sembrerebbe originario del palermitano, possono derivare, direttamente o tramite un ipocoristico, sia dal nome medioevale italiano Lino, sia dall'aferesi di diminutivi di nomi come Angelo, Paolo, Agnolo, Pasquale, ecc. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a Pisa in un atto del 1227: "...Actum Pisis in ecclesia Sancti Petri in Palude in consilio, presentibus Nicholo Lini et Symone Rustici camerariis Pisane civitatis et Guiscardo et Grasso Pisane civitatis cancellariis et Benencasanotario, testibus ad hec rogatis...".

LINGIARDI
LINGIARI

Lingiari sembra di origini cremonese e così pure la sua variante Lingiardi, molto molto raro, dovrebbero derivare da un nome di località.
integrazioni  fornite da MarcoGiovanni Migliorini, archivista - paleografo (Trigolo, Cr).
il libro
Dalle origini al '400: tra tanti problemi e poche certezze, in Pianengo nelle pieghe del tempo, Crema, 1996 di J.Schiavini Trezzi, a pag. 18 cita: "territorio de Inglaro" e ancora "Gerardo de Inglaro de Crema"; a pag. 20 cita: "toponimo l'Ingiàr" nell'estimo di Pianengo del 1685"; a pag. 24 cita: i de Inglaro come già presenti dal 1361. A pag. 30, nota 73 "Il toponimo Ingiaro deriva sicuramente da glarea-gera ossia terreno ghiaioso tipico delle aree in prossimità dei fiumi".

LINTAS

Lintas è specifico di Sassari, con un piccolo ceppo anche a Cagliari e ad Olbia, potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine sardo lintu (pulito).

LINZ

Assolutamente rarissimo, sembrerebbe friulano, ma di origine austriaca, deriverebbe dal toponimo tirolese Linz.

LIOCE

Lioce è tipicamente pugliese, di Foggia, con presenze anche a Rutigliano, Noicattaro e Molfetta nel barese ed a Lucera e San Severo nel foggiano, dovrebbe derivare da un soprannome grecanico basato su di un'alterazione del termine greco antico λευκός  leykos (pallido, sbiancato), identificando forse così una particolarità dell'aspetto dei capostipiti, secondo un'altra ipotesi starebbe invece ad indicare una provenienza da antichi paesi come Leuca nel leccese.

LIOI

Lioi ha un nucleo importante in Basilicata, nel potentino, tra Melfi ed Oppido Lucano, con un ceppo, forse secondario, nella zona di Squillace (CZ).

LION

Lion è tipicamente veneto, dell'area che comprende le province di Venezia, Treviso e soprattutto Padova, dovrebbe derivare dal nome medioevale veneto Lion (Leone) o anche dalla apocope del nome Lionardo, molto diffuso nell'area della Serenissima Repubblica Veneta, tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad esempio presso la corte dei Visconti nel 1355 con l'ambasciatore veneziano Niccolò Lion o sempre a Venezia nella prima metà del 1400 quando compare tra i senatori della Repubblica Giovanni Lion di Nicolò.

LIONETTI
LIONETTO

Lionetti è tipico pugliese, con ceppi anche nell'avellinese che deriverebbero dal toponimo Lioni (AV), Lionetto, molto molto raro, è specifico di Maglie nel Salento, dovrebbero derivare da modificazioni del nome normanno Lion, o dal nome medioevale italiano Lionetto, derivato dal nome Leone, dell'uso di questo nome abbiamo un esempio nel 1300 a Salerno con Lionetto, figlio di Bertrando signore di Caiazzo e di Serre.

LIORI

Tipico sardo del nuorese in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo logodurese liori (campo seminato a grano o cereali), ma è pure possibile che derivi da idronimi come Canale di Liori  (CA).
ipotesi fornite da Antonangelo Liori
credo che il cognome derivi dall'ebraico lihori.potrebbe infatti derivare dalla fusione delle due radici
l' e hr, che vorrebbero dire
illuminato da Dio, oppure luce di Dio, il cognome è presente in Sardegna dal 1365 proveniente dalla Spagna. Oggi in Sardegna è un nome totemico della volpe e del diavolo.

LIOTTA
LIOTTI
LIOTTO

Liotta è specifico della Sicilia, Liotti ha un ceppo nel napoletano, uno nel crotonese ed uno nel palermitano, mentre Liotto ha un ceppo originario ad Aversa (CE), ma esiste un ceppo, forse non secondario a  Vicenza, dovrebbero derivare dall'aferesi del nome medioevale italiano Galiottus di cui abbiamo un esempio in Romagna in uno scritto del 1278: "...Eodem anno, die martis XXIV mensis maii, comes Manfredus potestas Faventie, cum tota milicia et populo civitatis eiusdem, et dominus Galiottus de Pipinis capitaneus partis Lanbertaciorum Faventie commorantium, cum tota militia et populo dicte partis, post terciam dicti diei, equitaverunt versus civitatem Imole...", ma è pure possibile che si tratti di forme ipocoristiche di aferesi di nomi come Rosalia o Elia, tracce di questa cognominizzazioni le troviamo a Solofra fin dal XVII° secolo.

LIPARA
LIPARI

Tipici siciliani e del reggino, quasi scomparso Lipara, derivano dal toponimo Lipari (ME), isola delle Eolie, o dal suo nome antico Lipara.

LIPAROTA
LIPAROTI
LIPAROTO

Liparota è specifico di Lamezia Terme nel catanzarese, Liparoti ha un piccolo ceppo nel a Trapani e San Vito lo Capo nel trapanese ed a Gela nel nisseno, ed uno nel cosentino in particolare a Roggiano Gravina, Cetraro, Cosenza e Fagnano Castello, Liparoto ha un piccolo ceppo a Borgetto nel palermitano ed uno a Belvedere Marittimo nel cosentino, questi cognomi dovrebbero derivare dalla forma etnica grecanica che identificava i nativi dell'isola di Lipara, l'attuale Lipari, probabile luogo d'origine dei capostipiti.

LIPPELLI

Lippelli, assolutamente estremamente raro, sembrerebbe avere un ceppo calabrese ed uno napoletano, potrebbe derivare da una forma aferetica dell'ipocoristico del nome Filippo.

LIPPI

Specifico toscano, deriva dall'aferesi del nome Filippo, se ne trovano tracce ad esempio nel 1300 a Lucca con il notaio Francischo Lippi e nel 1500 con un Ser Lippi de Prato Veteri che fa da testimone per il testamento di Niccolò Machiavelli.  Personaggio famoso è stato nel 1400 il pittore pratese Filippino Lippi (1457-1504).
integrazioni fornite da Alessandro Benfatto
cognome iscritto nell'Albo d'Oro dei Nobili d'Italia ed é stato fregiato con il titolo di Barone di Firenze.

LIPPO

Abbastanza raro, probabilmente tarentino, deriva dall'aferesi del nome Filippo. Troviamo a Solofra (AV) nel 1400 un Ser Lippo De Guarino citato in un atto notarile.

LIPPOLI
LIPPOLIS

Lippoli, assolutamente rarissimo, è dovuto probabilmente ad errori di trascrizione di Lippolis, che è molto diffuso in Puglia, soprattutto nel barese in particolare a Putignano e Noci, nel tarentino e nel brindisino, con un ceppo anche nel napoletano a Napoli e Portici, dovrebbero derivare da un ipocoristico di una forma aferetica del nome Philippus (→ Lippus → Lippolus), tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a Putignano (BA) nel 1700 in un testamento di un certo Pietro Lippolis.

LIPRANDI

Liprandi, molto molto raro, è tipicamente piemontese, del cuneese in particolare, di Cuneo, Frabosa Soprana, Mondovì e Priola, dovrebbe derivare dalla forma aferetica del nome medioevale germanico Aliprandus, una forma corrotta del più comune Alibrandus (vedi ALIPRANDI).

LIRI

Liri, abbastanza raro, è specifico di Arezzo, si possono formulare due ipotesi circa l'origine di questo cognome, la prima consiste in una derivazione dal nome del fiume Liri, che scorre tra aquilano e frusinate, la seconda propone una derivazione dal nome celta Lir, il nome del dio del mare.

LI ROSI

Li Rosi è decisamente siciliano, del catanese in particolare di Vizzini, Catania, Grammichele e Licodia Eubea, dovrebbe derivare dal termine rosa (fiore) ad indicare la presenza forse di un grande roseto nelle vicinanze dell'abitazione della famiglia.

LISANDRELLI
LISANDRI
LISANDRINI
LISANDRINO
LISANDRO
LISANDRONI
LISSANDRELLI
LISSANDRELLO
LISSANDRI
LISSANDRIN
LISSANDRINI
LISSANDRO

Lisandrelli ha un ceppo a Scheggia e Pascelupo nel perugino, ed uno a Roma, Lisandri, molto molto raro, parrebbe lombardo, Lisandrini, molto molto raro, ha un piccolo ceppo marchigiano ed uno romano, Lisandrino, quasi unico, parrebbe del sassarese, Lisandro, molto molto raro, ha un piccolo ceppo a Portogruaro nel veneziano ai confini con l'udinese, Lisandroni è quasi unico, forse marchigiano, Lissandrelli ha un piccolo ceppo nel verbanese ed uno nel basso potentino, Lissandrello è decisamente siciliano, di Ragusa soprattutto, ma con buone presenze anche ad Ispica e Giarratana sempre nel ragusano, Lissandri, molto raro, è forse padovano, originario del padovano Lissandrin, specifico veronese Lissandrini, Lissandro, assolutamente rarissimo, ha un piccolo ceppo nel cuneese ed uno tra padovano e veneziano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite modificazioni dialettali, ed in alcuni casi ipocoristiche o accrescitive, da forme aferetiche del nome Alessandro, ricordiamo ad esempio che Alessandro Manzoni veniva normalmente chiamato Don Lisander, Lisandro è un personaggio particolare del Terenzio di Goldoni.

LISARI
LISARIO

Lisari, molto raro, è tipico di Gallese nel viterbese, Lisario, quasi unico, parrebbe del mantovano, dovrebbero derivare da una forma aferetica del nome Belisario, probabilmente portato dai capostipiti.

LISBONA

Lisbona, molto molto raro, ha un piccolo ceppo ad Aversa nel casertano ed a Napoli ed uno a Monopoli nel barese, dovrebbe essere di origini sefardite e prendere il nome dalla città portoghese di Lisbona, il luogo di provenienza dei capostipiti.

LISCA

Due possibili ceppi, uno nel sassarese ed uno nel pavese, sicuramente l'origine dei due cognomi è diversa, mentre per il nucleo pavese si può ipotizzare una derivazione dal nome gotico Arnegliscus o Hernegliscus per aferesi, per il ceppo sassarese non possediamo elementi.
Gianna Ferrari De Salvo ci propone:
il Pittau (Massimo Pittau, "I cognomi della Sardegna", Carlo Delfino Editore, Roma 1992) ipotizza la corrispondenza con il sost. lisca (lisca del lino o del pesce), che 
deriva dal tardo lat. lisca; aggiungendo che può trattarsi di un cognome propriamente italiano e, quindi, di significato e origini uguali.

LISCAI
LISCAIO

Liscai è quasi unico, dell'area perugina ai confini con il senese, Liscaio, leggermente meno raro, occupa lo stesso areale, dovrebbero derivare dal nome di Monte Liscai una località del senese.

LISCI
LIXI

Lisci è tipico della Sardegna sudoccidentale, Lixi è anch'esso tipicamente sardo, di San Gavino Monreale e Gonnosfanadiga nel Medio Campidano, di Cagliari e di Carbonia, potrebbero derivare da modificazioni dell'aferesi del nome Aloisius, o anche del nome Elisius.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LISCI; LIXI: alcuni fanno derivare il cognome dal latino
ilex - ilicis = leccio (molto comune nella flora sarda), ma appare strana la caduta della vocale i iniziale, che si mantiene tanto in ilixi, quanto in ixili > leccio. A Gonnosfanadiga, come del resto negli altri centri del Medio Campidano, dove trova maggior diffusione il cognome LIXI., nella sua forma più antica e LISCI, nella variante  recente, viene pronunciato dagli anziani Pixi (pron. Piji con la j come quella francese, che in linguaggio fonetico chiamiamo fricativa palatale sonora); quindi etimo e significato di Lixi, potrebbero derivare dal latino pix - picis = pece. In  Campidano e non solo, per definire il colore piuttosto bruno di un oggetto o di animale o anche di persona si usa l'espressione "nieddu che sa pixi" = nero come la pece. Non è oltremodo cervellotico ipotizzare che i due cognomi, di cui, come detto, Lixi è la variante autentica, abbiano avuto il capostipite o i capostipiti dal colorito bruno oscuro della pelle. La labiale "p" del latino, però, quasi mai muta in "l", nella lingua sarda. Sempre in latino esiste la voce lix = cenere, una glossa su cui non si è ancora indagato abbastanza, ma probabilmente derivata da cinis lixiva = liscivia = sa lissìa in sardo(in tutte le varianti linguistiche). Sappiamo però che dal latino lixiva o lixivia (sa lissìa) derivano i cognomi Liscia, Lixia e Lissìa (vedi Liscia). Non avendo trovato i cognomi Lisci e Lixi nelle carte antiche della lingua e della storia della Sardegna (in nostro possesso), ci porta a credere che siano relativamente recenti. Per il momento non sappiamo altro. Attualmente il cognome Lisci è presente in 150 Comuni italiani, di cui 55 in Sardegna (meridione): Gonnosfanadiga 180 ( la presenza di diversi nomignoli o soprannomi per distinguere le diverse diramazioni, che però noi pensiamo derivino da un ceppo unico, lascia  supporre che il cognome abbia avuto origine in questo centro), Guspini 43, Pabillonis 41, Serramanna 40, San Sperate 35, Cagliari 35, etc. Nella Penisola, Roma ne conta 60, Milano 16, Genova 15, Torino 11, etc. Il cognome Lixi è presente in 32 Comuni italiani, di cui 16 in Sardegna (meridione): San Gavino 70, Cagliari 24, Carbonia 22, Gonnosfanadiga 18, Terralba 10, Pabillonis 9, etc. Nella Penisola Roma ne conta 10;  4 li troviamo in provincia di Milano, 2 in provincia di Torino, etc.

LISCIA
LIXIA

Entrambi tipicamente sardi, Liscia è tipico di Guspini nel Medio Campidano, Lixia, quasi unico, è del cagliaritano.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LISCIA; LIXIA: attualmente la pronuncia è
lìscia o lìxia (con "sc" o "x" = fricativa palatale sonora come la "j" francese), ma all'origine era senz'altro lixìa (x = fric. pal. son.). deriva dal latino lixivia o lixivus o lixivius (cinis = cenere) ed ha il significato di liscivia - it. antico liscìa (soluzione ottenuta con acqua bollente e cenere di legno, usata per lavare i panni: l'antico sapone): sa lissìa in tutte le varianti della lingua sarda (vedi il cognome Lissìa). Come detto per Lisci e Lixi (vedi Lisci), in latino esiste la glossa lix = cenere. Non abbiamo trovato i cognomi negli antichi documenti della lingua e della storia della Sardegna, da noi consultati. Attualmente Liscia è presente in 33 Comuni italiani, di cui 14 in Sardegna(meridione): Guspini 137, Cagliari 19, Arbus 8, Gonnosfanadiga 6, etc. Il cognome Lixia è presente in 2 Comuni della Sardegna: Cagliari 10, Guspini 8.

LISCIANDRA
LISCIANDRELLI
LISCIANDRELLO
LISCIANDRO

Tutti decisamente siciliani, Lisciandra è specifico di Castelvetrano nel trapanese e di Gela nel nisseno, Lisciandrelli e Lisciandrello sono specifici di Palermo, il secondo è ben presente anche a Marineo e Bolognetta, sempre nel palermitano, Lisciandro è specifico di Palermo con un ceppo anche a Gioiosa Marea nel messinese ed a Messina.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Di stampo dialettale, i cognomi Lisciandro, Lisciandrello, etc derivano tutti dal nome medievale
Alessandro, che, in dialetto siciliano, suona appunto come Lisciandro (vedi Alessandrella e Lisandrelli): la pronuncia Lisciandro, per la precisione, è dovuta sia a un'aferesi della A- iniziale (così come in Lissandro/Lisandro) sia a un influsso dei dialetti grecanici, in cui il nome Alessandro, a livello fonetico, rievoca direttamente l'originale Alexandros, soprattutto nel suono della -x- - un tempo, la consonante -x- si pronunciava in maniera simile alla -sc- fricativa postalveolare sorda, come dimostrano diversi cognomi sparsi per l'Italia (ad esempio, si pensi ai cognomi Craxi/Crasci, Maxia/Mascia, Moxedano/Moscedano, Puxeddu/Pusceddu, Ximenes/Scimenes, etc). Nel caso di Lisciandra, tuttavia, non è esclusa una derivazione dalla toponomastica siciliana, ovvero dal comune di Alessandria della Rocca (AG), che, nel dialetto locale, è anche noto come Lisciànnira di la Rocca.

LISI
LISO

Lisi è molto diffuso in tutto il centrosud, particolarmente in Toscana, Lazio e Puglia, Liso ha un ceppo romano, ma il nucleo principale è nel barese ad Andria e Bari, con ceppi importanti anche a Bitonto, Modugno, Mola Di Bari e Trani, dovrebbero derivare da una contrazione modificata del nome Aloisi (il moderno Luigi) o anche dall'aferesi del nome Fiordaliso.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Per il cognome Liso, parallelamente all'ipotesi di una derivazione da
Aloisio, non se ne può escludere un'altra: quella che Liso sia un abbreviato ipocoristico del cognome Elisabetta che, poco diffuso nella forma base, è alquanto frequente in Puglia non tanto negli abbreviati Elisa, Elisi, Lisa, Lisèi, quanto negli altri abbreviati Lisèna, Liseno, Lisi, Lisino, Lizzini. Lizzio, Lizzo. Il cognome Elisabetta è naturalmente la cognominizzazione del nome personale Elisabetta, che è di origine ebraica ed è composto da El(ohîm) = Dio e sheba = giuramento, col senso quindi di 'Dio è giuramento'. Qualche altro studioso intende invece sheba come 'sette', numero perfetto, e allora il senso sarebbe 'Dio è perfezione'.

LISITANO

Lisitano è siciliano, con un ceppo a Messina ed uno ad Augusta nel siracusano, dovrebbe derivare da una forma arcaica per lusitano, cioè abitante o proveniente dalla Lusitania, un'antica regione della Penisola Iberica che corrispondeva pressapoco all'attuale parte centromeridionale del Portogallo e dell'Estremadura in Spagna, troviamo tracce di questa cognominizzazione a Messina fin dal 1400 quando in un atto compare citato il nome di Nicolaus Lisitanus abitante di Casale di Larderia di Messina.

LISMA

Lisma è specifico di Mazara del Vallo nel trapanese, potrebbe trattarsi di un'italianizzazione del cognome spagnolo Lesmas, anche se l'ipotesi più probabile è che si tratti di un'italianizzazione del nome maschile albanese Lulzima, nome probabilmente portato dal capostipite.

LISSIA

Lissia, tipicamente sardo, è specifico della Gallura, di Calangianus in particolare.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LISSIA: (pronuncia
lissìa) Deriva dal latino lixivia (vedi Liscia). Sa lissìa = la liscivia (soluzione ottenuta con acqua bollente e cenere di legno), usata anticamente per lavare i panni: il sapone antico. Nella storia della Sardegna Contemporanea ricordiamo Pietro Lissìa di Calangianus (1877 - 1955)). Politico sardo, ricoprì incarichi di grande importanza, a livello regionale e nazionale: nel 1914 fu capo divisione al Ministero dell'Interno e nel 1919, direttore generale e successivamente nel Consiglio di Stato. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale: ferito ben tre volte, pluridecorato al valor militare. In politica militò tra le file giolittiane e partecipò alle competizioni elettorali. Nel 1919 fu eletto membro del Parlamento tra le file del cosiddetto "fascio liberale", ma si iscrisse poi al gruppo dei radicali. Nel 1921 fu rieletto nel gruppo liberale. Ricoprì l'incarico di sottosegretario di Stato alla Guerra nel prima gabinetto Facta. Nel 1922 ebbe direttamente da Mussolini l'incarico di "mettere in pace" in Sardegna fascisti con sardisti. Nel 1924 fu di nuovo eletto parlamentare nel "listone" fascista: risultò il più votato in tutta l'Isola. Nel 1929 fu nominato senatore del Regno. Ricoprì incarichi politici sino al febbraio 1943 ( Di.Sto.Sa. di Francesco Cesare Casula). Attualmente il cognome Lissìa è presente in 19 Comuni italiani, di cui 12 in Sardegna (Gallura): Calangianus 30, Olbia 21, Tempio 14, etc.

LISSONE
LISSONI

Lissone è assolutamente rarissimo, Lissoni è specifico del milanese, derivano dal toponimo Lissone (MI).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Lissoni deriva dal toponimo Lissone che viene da
Lixono d'antichissima memoria. Il Serra suppone che il nome abbia la stessa base onomastica di altri nomi locali quali Lissago (Varese), Lissaga (Cantù), Lissolo (Como), quindi dal nome latino Licius. L'Olivieri, per contro, lo fa derivare dalla base "ilicea", latino 'ilex', cioè elce o leccio.

LISTA
LISTI

Lista ha un nucleo laziale tra Soriano nel Cimino e Viterbo ed a Roma, ha un'importante nucleo a Napoli ed uno a Casal Velino (SA), ha ceppi a Senise (PZ) e nel materano a Valsinni e Policoro, nel cosentino a Trebisacce e Montalto Uffugo, Listi è tipico di Corleone (PA), dovrebbero derivare dall'aferesi del nome Evangelista tipico della devozione cristiana in epoca rinascimentale.

LITRI
LITRICO

Litri è quasi unico, Litrico è tipico di Catania e del catanese, di Gravina di Catania, Tremestieri Etneo e Portopalo di Capo Passero, dovrebbero derivare dal fatto di essere il capostipite originario della regione dell'Africa settentrionale chiamata anticamente Litri: "...in qua patria sunt montes qui dicuntur Tuliatodi. in qua patria litus Oceani item fluvius Ger turbulentus currit. cuius Biblobatis spatiosissimae patriae ad frontem, immensis prae medio spatiis, ut dicamus litus maris magni, tota Africana ponitur regio et Numidia atque Mauritania Caesariensis. Septima ut hora diei Mauritania ascribitur Perosis vel patria salinarum. in qua patria iterum maxima caumata esse videntur in qua maximum deserti spatium est et montes qui dicuntur Litri (litricus), post terga patriae procul infra Oceanum tres magnae insulae inveniuntur...".

LITTA

Litta è tipico di Roma, Mazzano Romano, Palestrina e San Cesareo, con un ceppo anche nel milanese, Litti ha un ceppo a Pesaro ed uno in Puglia nel Salento, nella Storia della Colonna Infame del Manzoni si riporta questo  cognome all'epoca della peste a Milano nel 1600: "...Il giorno dopo il confronto, il commissario chiese d'esser sentito; e, introdotto, disse: il Barbiero ha detto ch'io non sono mai stato a casa sua; perciò V.S. esamini Baldassar Litta, che sta nella casa dell'Antiano, nella Contrada di S. Bernardino, et Stefano Buzzio, che fa il tintore, et sta nel portone per contro S. Agostino, presso S. Ambrogio, li quali sono informati ch'io sono stato nella casa et bottega di detto Barbiero...". I Litta lombardi, Patrizi milanesi, Marchesi di Gambolò e Visconti di Arese, annoverano un Cardinale il milanese Lorenzo Litta (1756 - 1820).

LITTERA

Littera sembrerebbe tipico della Sardegna meridionale, ma presenta un ceppo anche nel casertano, dovrebbe derivare dal cognomen latino Littera.

LITTERI
LITTERIO

Litteri è tipicamente siciliano di Valguarnera Caropepe e Leonforte nell'ennese e di Catania, Litterio ha un ceppo nell'area teatina a Lanciano, Atessa e Vasto, uno a Pescopennataro nell'iserniese ed a Campobasso ed uno a Roma, dovrebbero derivare dal nome medioevale Litterius, del cui uso abbiamo un esempio nell'atto con il quale, nell'estate dell'anno 1228, 4300 cittadini pisani giurarono di mantenere l'alleanza fatta con Siena, Pistoia e Poggibonsi, nell'atto tra i sottoscrittori compare un certo Litterius Tellandi De populo Sancti Maczei.  Un principio di queste cognominizzazioni le troviamo a Solofra in un atto del 1556 leggiamo: "..In terra Solofre, et proprie intus in claustris venerabilissimo monasterij Sancti Augustini dicte terre in loco solito et consueto, requisitia nobis judice notario et testibus infrascriptis .... Innocentius de Todaro, Gaminedus de Guerrerio, Joannes Paulus de Litterio, not. Aurelio Ronca, Delettusius de Guarino, Angelus de Pacifico, Abundantius de Giaquinto..".

LIUTI
LIUTO

Liuti è tipico dell'Italia centrale, ha un ceppo a Jesi e Falconara Marittima nell'anconetan, qualche sparuta presenza in Umbria ed un ceppo a Roma, ha un piccolo ceppo anche a Brindisi, Liuto, quasi unico, è del romano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Liutus, di cui abbiamo un esempio in un atto di donazione del 1159 ad Anagni nel frusinate, dove si legge che il donatore è un certo Liutus miles trivensis.

LIUZZI
LIUZZO

Liuzzi è specifico e molto diffuso in Puglia e Basilicata, con un piccolo ceppo tra napoletano e salernitano, Liuzzo invece è tipico della Sicilia orientale e del reggino, si dovrebbe trattare di forme ipocoristiche del nome Leo, forma contratta di Leone, o dell'aferesi del nome Elia.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Liuzzi è cognome prevalentemente pugliese. E' un derivato del cognome
Leùci presente a Potenza, Rionero in Vùlture e nel Salento. Un Leucius nel 1107 era archiepiscopus a Brindisi (Cod. brind. I): è vezzeggiativo di Leo; v. anche Leòci. Secondo P. Minervini: ".. Può essere la cognominizzazione dei toponimi Liuzzo Orto (ME) o di S. Liuzzo (nei pressi di Molfetta, BA) oppure l'aferesi del personale Eliuzzo (con la caduta per aferesi della vocale E) dal greco 'èlios = sole." Nessun dubbio invece sull'origine ebraica del cognome.

LIVERANI

Specifico della zona che comprende le province di Bologna, Ravenna e Forlì, dovrebbe derivare da modificazioni dialettali del toponimo Livergnano (BO).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Liverani deriva dal nome personale
Oliviero.

LIVERIO

Rarissimo tanto da potersi considerare presente solo a Melegnano, si può ritenere un errore di trascrizione del più diffuso cognome Oliverio e dovrebbe derivare dal nome rinascimentale, tratto dalla Chanson de Roland, Olivere.

LIVEROTTI

Liverotti, molto raro, sembrerebbe dell'area tra maceratese ed ascolano, di Pollenza e Colmurano nel maceratese e Massa Fermana nel Piceno in particolare, dovrebbe derivare dal nome medioevale Liverotto (Leprotto), di cui abbiamo un esempio d'uso nell'ascolano con Liverotto da Fermo, citato da Niccolò Machiavelli nel suo Del modo tenuto dal duca Valentino ... : ".. Fatto questo accordo, Guidubaldo duca d'Urbino di nuovo si fuggì e ritornossi a Vinegia, avendo prima fatto ruinare tutte le fortezze di quello stato, perché confidandosi ne' populi, non voleva che quelle fortezze ch'egli non credeva potere defendere, el nimico occupassi e mediante quelle tenessi in freno gli amici sua. Ma el duca Valentino, fatta questa convenzione, avendo partite tutte le sua genti per tutta la Romagna con gli uomini d'arme franzesi, a l'uscita di novembre si partì da Imola e ne andò a Cesena; dove stette molti giorni a praticare con mandati de' Vitegli e degli Orsini, che si trovavono con le loro genti nel ducato d'Urbino, quale impresa di nuovo si dovessi fare. E non concludendo alcuna cosa, Liverotto da Fermo fu mandato a offerirli che se voleva fare la 'mpresa di Toscana, ch'erano per farla; quando che no, andrebbono a la espugnazione di Sinigaglia. Al quale rispose el duca che in Toscana non voleva muover guerra, per essergli e Fiorentini amici, ma che era bene contento che andassino a Sinigaglia.  ..".

LIVI
LIVIA
LIVIO

Livi è molto diffuso in Toscana, nel fiorentino in particolare, nel pesarese ed a Roma e provincia, Livia è tipicamente romana, Livio oltre al ceppo romano ne ha uno importante nel comasco ed a Napoli, dovrebbero derivare o direttamente dalla Gens Livia, una gens plebea comunque tanto importante da annoverare parecchi Tribuni della Plebe, o da patronimici derivati dal nomen latino Livia, Livius.

LIVIERI
LIVIERO

Livieri ha un ceppo veneto, nel veneziano, a Campagna Lupia, Mira, Campolongo Maggiore, Venezia e Camponogara, ha presenze nelle Marche ed in Umbria, un ceppo a Roma, uno a Napoli ed uno in Puglia a Mesagne nel brindisino ed a Nardò nel leccese, Liviero è tipicamente veneto, di Cittadella, Solesino e Padova nel padovano, di Castelfranco Veneto e Riese Pio Decimo nel trevisano, di Mira, Cavarzere e Salzano nel veneziano e di Rosà nel vicentino, con un ceppo anche a San Nazzaro ed a San Giorgio del Sannio nel beneventano, dovrebbero derivare da forme aferetiche del nome Oliviero, probabilmente portato dai capostipiti.

LIVIGNI
LIVINI

Livigni ha un ceppo a Roma, uno a Napoli ed uno a Palermo, Livini ha un ceppo a Foggia, dovrebbero derivare dal nomen latino Livinius, o dal nome della Gens Livineia.

LIVOLSI

Molto raro, è difficile individuare una zona originaria anche se sembra possano esserci due ceppi, uno in Sicilia ed uno in Toscana.

LIVONE
LIVONI

Livone è praticamente unico, Livoni, molto molto raro, ha un piccolissimo ceppo emiliano, soprattutto nel bolognese, ed uno nell'udinese, in particolare a Trivignano Udinese, Corno di Rosazzo ed a San Giovanni al Natisone, secondo alcuni deriverebbe dal nome della Livonia una regione lituana e sarebbe arrivato in Italia con i goti, o con gli ungari, ma non si può escludere che possa trattarsi di una forma accrescitiva del nome Livio.

LIVORI

Assolutamente rarissimo, quasi scomparso, potrebbe essere di origini toscane, dovrebbe derivare dal nome medioevale Liborius. (vedi Liborio)
integrazioni proposte da Massimo Livori:
insieme ad un amico spagnolo, Juan Carlo Libori ( in Spagnolo la B si pronucia V ), ho constatato che il cognome Livori si può trovare  in località Portuali.Personalmente sono di Livorno ed il mio amico di Barcellona, ho trovato Livori a Messina,a Cagliari e esistono molte persone di nome Livori in Malta (da cui penso provenga il ceppo iniziale).Esiste anche un numeroso nucleo familiare a Melbourne in Australia.Questo fa pensare ad origini levantine del nome. Non essendo un nome nobile, gli unici documenti reperibili  si trovano nelle Curie Vescovili, ma la loro datazione, per quanto ho potuto constatare, si ferma al massimo alla fine del 1700.

LIVORNESE
LIVORNESI

Livornese è specifico di Formia nel latinense, Livornesi è quasi unico, dovrebbero derivare dal fatto che il capostipite fosse originario di Livorno.

LIVORNI

Livorni, assolutamente rarissimo, è dell'Italia centrale, esistono due ipotesi, la prima è che derivi dal toponimo Livorno, la seconda è che si tratti di una forma di betacismo del nome latino di origini etrusche Liburnius (vedi LIBURNI), è importante sapere che lo stesso nome della città di Livorno deriva da un arcaico Leburna.

LIVRAGHI

Squisitamente tipico dell'area milanese lodigiana, deriva dal toponimo Livraga (LO).

LIVRIERI

Potrebbe essere di origini pugliesi, dovrebbe derivare da un soprannome connesso con il vocabolo levriere (razza canina).
origine suggerita da Gianna Ferrari De Salvo

LIZI
LIZIO
LIZZIO

Lizi, molto molto raro, è specifico di Roma, Lizio ha un piccolo ceppo campano, a Napoli e Casavatore nel napoletano ed a Mirabella Eclano nell'avellinese, in Sicilia ha un ceppo a Ramacca nel catanese, a Catania e Messina e nelle rispettive province, Lizzio è decisamente siciliano, con un grosso ceppo a Catania e presenze significative ad Acireale, Giarre, Aci Catena, Misterbianco, Mascali e Mascalucia, sempre nel catanese ed a Messina, dovrebbero derivare dal nome medioevale Litius, un'alterazione del cognomen latino Lydius, molto più noto nella sua versione femminile Lidia. (vedi anche LISI)

LIZZA

Possibili ceppi in Campania, in Veneto ed in Liguria, sicuramente diverse le origini dei vari ceppi, poco probabile la derivazione dal nome medioevale italiano Lizia o Liza, mentre sono attendibili derivazioni aferetiche tronche da toponimi come Melizzano (BN), Pellizzano (TN) e Calizzano (SV) o località simili.

LIZZI

Lizzi ha un ceppo friulano a Fagagna, Udine, Majano, Colloredo di Monte Albano e ragogna ed uno giuliano a Trieste, ha un ceppo a Narni e Terni nel ternano, uno nel teatino a Monteodorisio, Guilmi, Carpineto Sinello e San Salvo, uno a Roma, uno a Napoli e Caivano nel napoletano, uno nel foggiano a Troia e Foggia ed in Calabria nel reggino a Siderno e Gerace, oltre all'origine dal nome medioevale Litius (vedi LIZI), in molti casi si può prendere in considerazione una derivazione dal cognome slavo Lisčic, forma ipocoristica e patronimica del nome Lech.

LOALDI
LUALDI

Loaldi, molto raro, è tipico del milanese, della zona di Marcallo Con Casone (MI) in particolare, Lualdi, decisamente più diffuso, è specifico del basso varesotto, nella zona ai confini del milanese, Busto Arsizio  in particolare, dovrebbero derivare dall'aferesi del  nome longobardo Adaloaldus, ricordiamo con questo nome il  figlio di Agilulfo e re dei longobardi Adaloaldo (603 - 625) di cui Paolo Diacono scrive: "...Filius Agilolfi regis Adaloaldus baptizatur, et a servo Dei Secundo Tridentino episcopo de fonte suscipitur. ...".

LOASES
LOASSES

Loases è praticamente unico, Loasses è specifico di Napoli e di Roma, dovrebbero essere di origine spagnola e derivare dai ceppi spagnoli dei cognomi Loaces, Loases, Loasses o Loazes, tutti originati dal toponimo Luaces nei pressi di Mosteiro ad oriente di Lugo, nella comunità autonoma della Galizia.

LO BASCIO
LOBASCIO

Lo Bascio, non molto comune, è specifico di Napoli, Lobascio è decisamente del barese, di Ruvo di Puglia e Corato in particolare, con un grosso ceppo anche a Bari, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale  lo bascio (il basso), attribuito forse ai capostipite per la loro bassa statura, ma molto più probabilmente si tratta di cognomi attribuiti a dei fanciulli abbandonati da funzionari di istituti borbonici, che non rinunciavano ad identificare i trovatelli con dei cognomi che li caratterizzassero per loro caratteristiche fisiche.

LOBBIA

Molto raro sembra avere oltre al nucleo nel sudmilanese e lodigiano, anche un ceppo nel vicentino, dovrebbe derivare da nomi di località, come ad esempio la frazione Lobbia di Caldogno (VI). Tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel 1600 nel vicentino con un certo mastro muratore Zamaria Lobbia di Asiago.
integrazioni fornite da Giacomo Ganza / Villa di Tirano (SO)
Quasi sicuramente il cognome Lobbia deriva dalla toponomastica. Dante Olivieri segnala una frazione di Brugherio (Mi) chiamata Lobbia. Nelle vecchie case contadine di Lombardia la lobbia era la terrazza o ballatoio o loggia.

LO BELLO

Tipico siciliano, del palermitano, dell'agrigentino e del siracusano in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome legato a caratteristiche fisiche del capostipite.

LOBERTI
LOBERTO
LOPERTO
LUBERTI
LUBERTO
LUPERTI
LUPERTO

Loberti ha un ceppo a Ferrara ed a Vigarano Mainarda nel ferrarese,  Loperto, praticamente unico, è probabilmente dovuto ad un errore di trascrizione di Loberto, che ha un ceppo pugliese, in particolare a Canosa di Puglia nel barese ed uno a Curinga nel catanzarese e nel cosentino, Luberti ha un piccolo ceppo a Montegranaro nel Piceno, uno a Roccamontepiano nel teatino ed uno a Roma e Segni sempre nel romano, Luberto ha un ceppo ad Aosta, uno a Carinola nel casertano ed a Monte Procida nel napoletano, uno a San Pancrazio Salentino nel brindisino e ad Aradeo nel leccese, e un ceppo nel cosentino a Cosenza, San Marco Argentano e Rende, Luperti ha un piccolo ceppo a Carovigno nel brindisino e Luperto ha un ceppo importante nel leccese, a Lecce, Martano,   San Cesario di Lecce, Lequile, Carpignano Salentino, Galatone, Veglie e Lizzanello, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome medioevale Lubertus, originato dal nome franco Lucebert, di questo nome abbiamo un esempio in quest'atto del 1218: "...et sigilli nostri impressione roborari iussimus. Si qua igitur secularis ecclesiasticaue persona suadente diabolo aut propria fallente iniquitate hoc monasterium in his aliisque suis prediis vel in antefato contractu gravare aut molestare attemptaverit, omnipotentis dei et eius genitricis perpetue virginis Marie et b. Petri principis apostolorum et b. Pancratii eiusdem ecclesie patroni et nostram indignationem incurrat, et nisi citius reatum recognoscens resipiscat , perpetuo anathemati subiaceat, et a corpore s. matris ecclesie se precisum sentiat et in extremo magni iudicii die cum filiis Sathane perpetuo puniendus eterne dampnationis hereditatem possideat. Huius rei testes sunt Cunradus maior Coloniensis ecclesie decanus, Heinricus Bûnnensis prepositus Coloniensis archidiaconus, Heinricus abbas de valle s. Pétri, Godefridus capellarius, Lubertus decanus s. Marie in gradibus, Thomas, Duto, Cunradus Sibergensis ecclesie priores, Wolframmus elemosinarius , et ex laicis Cristianus nobilis homo de Blankinberg, Roricus, Heinricus advocatus , Theodericus de Othinbach , Heinricus miles de Pleysa, Bruno de Cassele, Pilegrimus de Tuicio, Leo de Kipenhagin. Actum et confirmatum est hoc anno dom. incarnationis M.CC.XVIII., indictione VI., romane sedi presidente papa Honorio, romanorum rege Friderico, régnante vero domino nostro Jesu Christo per infinita secula seculorum Amen.".
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel nome medievale
Loberto, che, assieme alle varianti Luberto, Loperto e Luperto, consiste in un arcaismo del nome Roberto (vedi Roberti): nell'onomastica arcaica, in effetti, è piuttosto comune il fenomeno del rotacismo (sostituzione della R- con la L-), come dimostrano anche i nomi Riccardo/Liccardo, Raineri/Laineri, Rodorigo/Rodolico, etc. Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei nomi personali dei capostipiti.

LO BIANCO
LOBIANCO

Lo Bianco è tipico della Calabria, provincia di Vibo Valentia in particolare e della Sicilia, palermitano in particolare, Lobianco, assolutamente rarissimo, è probabilmente dovuto ad errori di trascrizione, derivano da soprannomi originati da caratteristiche fisiche della persona o del luogo di abitazione (vedi Bianchessi), troviamo tracce di questa cognominizzazione a Messina nel 1500, in un'atto della Sacra Inquisizione datato  25 gennaro 1516 un certo Antonino Lo Bianco "...fu per sentenza lata a rilassato in persona al braccio secolare con confiscazione di beni...".

LO BIONDO
LO BIUNDO

Lo Biondo è tipicamente siciliano di Palermo, Monreale, Belmonte Mezzagno e Partinico nel palermitano, Lo Biundo, sempre del palermitano, è specifico di Partinico, Altofonte e Palermo, il suffisso Lo- potrebbe avere valore patronimico ed intendersi come il figlio di o del, riferito al nome Biondo.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel soprannome o nome medievale
Biondo, che, assieme alla variante Biundo, allude chiaramente al colore dei capelli - di tinta bionda per l'appunto (vedi Bionda e Biundo). In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei soprannomi o dei nomi personali dei capostipiti.

LOBINA

Tipico del cagliaritano e nuorese deriva dal vocabolo catalano lobina (varietà di pesce persico).

LO BONO
LO BUONO
LOBONO
LOBUONO

Lo Bono, assolutamente rarissimo, è tipico del palermitano, Lobono, ancora più raro, è specifico di Crotone, Lo Buono, oltre al ceppo nel palermitano, a Trabia, Termini Imerese e Palermo, ha anche un ceppo a Bisaccia nell'avellinese, ed in Puglia a Bari e Foggia, Lobuono è decisamente pugliese, di Bari e del barese e di Brindisi, si dovrebbe trattare di forme derivate dal nome medioevale Buono (vedi BUONI).

LO BOSCO

Lo Bosco ha un ceppo tra Campania e Basilicata, a Sala Consilina e Battipaglia nel salernitano ed a Roccanova, Sant'Arcangelo e Montemurro nel potentino, ed un ceppo più consistente in Sicilia ad Altavilla Milicia, Palermo e Monreale nel palermitano ed a Raffadali e Licata nell'agrigentino, dovrebbe derivare da un soprannome stante ad indicare che il capostipite fosse indicato come quello del bosco, o perchè originario di un'area boschiva o perchè di mestiere lavorasse nei boschi.

LO BRUTTO

Tipico siciliano, dell'agrigentino in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome legato a caratteristiche fisiche del capostipite, tracce di questo cognome le troviamo nel 1600 a Casteltermini (AG) con il notaro G. B. Lo Brutto.

LO BUE
LOBUE

Lobue parrebbe siciliano, è assolutamente rarissimo, Lo Bue invece è decisamente siciliano, del palermitano in particolare, dovrebbe derivare da soprannomi originati o dalla prestanza fisica del capostipite o dalla sua forza.

LO CANE
LOCANE

Entrambi tipicamente calabresi, Lo Cane, quasi unico, è del vibonese, così come il leggermente meno raro Locane, questi cognomi dovrebbero derivare da un soprannome basato sul termine arabo qaani (rosso), forse ad indicare che il capostipite fosse rosso di capelli.

LOCARDI
LOCARDO

Locardi potrebbe essere originario della zona tra Milano ed Alessandria, ma molto più probabilmente deriva da un'alterazione del cognome Locardo, che è specifico di Noci nel barese, e che dovrebbe essere il risultato dell'italianizzazione del cognome Lochard o Louchard, che a loro volta derivano da un soprannome che indicasse che i capostipiti fossero affetti da strabismo.

LOCARNINI

Locarnini è svizzero, tipico del Canton Ticino, di Contone e di Monte Carasso nei pressi di Locarno, il cognome indica una provenienza dei capostipiti dalla città di Locarno.

LOCASALE

Estremamente raro è specifico di Montecalvo Irpino (AV), dovrebbe derivare da un nome di località o frazione chiamata appunto Casale, come ne esistono moltissime in Campania.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Lo Casale deriva dall'aggettivo latino medievale '
casale(m)' = "cascina, casale". Cognome che per metonimia significa "agricoltore residente in un casale". Il casale era una vasta abitazione con varie pertinenze (stalle, fienili, ecc) al centro di un'azienda agricola di epoca longobarda. I casali furono i punti di aggregazione di molte nuove comunità italiane appunto nei territori dei ducati longobardi, e anche dopo la loro caduta. Sopravvivono con questo nome numerose comunità nella toponomastica italiana: Casale Monferrato, Casale di Principe, ecc.).

LO CASCIO

Specifico della Sicilia nord occidentale, potrebbe derivare da un soprannome legato al vocabolo dialettale casciu (caseificio, cacio), ma e forse è più probabile, dalla gens Cascia, a titolo di esempio riportiamo il contenuto di una lapide di epoca romana che cita personaggi appartenenti a questo clan: "D(is) M(anibus) A(ulus) Cascius Marcianus matri suae Casciae Capriolae pientissim(a)e b(ene)m(erenti) p(osuit)".  Tracce di questa cognominizzazione a Palermo si hanno a Palermo nel 1600: "...Nos praeteritis rivulis istis omnibus, puriorem ex fonte aquam porrigimus; neque gravitier ferimus ad manus nostras non pervenisset vitam, quam (eodem Vincentio teste) Jacobus Cascio Thermitanus Panormi edidit anno MDCXI...".

LO CASTRO

Tipico siciliano, del catanese in particolare, tracce di questo cognome le troviamo a Palermo in un atto del 1631 il Senato commissiona al Mastro argentiere Matteo Lo Castro alcune opere. (vedi Castro)

LOCATELLI
LOCATELLO
LOCATI

Il primo e l'ultimo sono entrambi decisamente lombardi e derivano dai toponimi Locate Bergamasco nel bergamasco, Locate Triulzi nel milanese, Locate Varesino nel comasco e Locatello anch'esso nel bergamasco, Locatello è invece specifico di Puos d'Alpago nel bellunese, di Venezia e di Verona.
integrazioni fornite da Sergio Fantini
I Locatelli di Bergamo prendono il nome del paese Locatello in Valli Imagna, nel 1500 1600 quando si trasferivano in altro paese venivano chiamati De Locatellis. Famiglie molto numerose e per distinguerle si dividevano in De Locatellis, De Locatellis Lupo o De Lupatellis Malos in seguito persero il doppio cognome.

LOCCA

Locca, molto raro, è tipicamente sardo di Cagliari ed Ussana nel cagliaritano e di Iglesias, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine sardo di origini spagnole loca (sciocca).

LOCCHI
LOCCO

Locchi ha un ceppo a Firenze e nel fiorentino, uno a Perugia, Città di Castello, Magione e Umbertide nel perugino ed uno a Roma, Locco, molto molto raro, è tipico del cosentino, di Bisignano in particolare, potrebbero derivare da una forma aferetica usuale del termine allocco (sorta di uccello notturno), utilizzato come soprannome atto ad indicare una particolare goffaggine, o anche come nome in epoca medioevale, meno probabile, ma pur sempre possibile una derivazione dal termine arcaico locco (denso sciroppo alla liquerizia che veniva prescritto ai malati di gola).

LOCCI

Tipico della Sardegna, ha dei ceppi anche in Toscana ed in Liguria, il ceppo sardo dovrebbe derivare dal nome spagnolo Eloche, troviamo tracce di questo cognome a Cagliari nel 1300 e a Genoni (NU) nel 1600 con Padre Pietro Locci primo superiore del locale Convento dei Minori Osservanti, in Toscana troviamo a San Gimignano (SI) nel 1300 un Ser Silvestro Locci.

LO CHIANO

Molto raro è tipico della provincia di Caltanissetta, dovrebbe derivare dall'aferesi del nome tardo latino di origine iberica Eutychianus; Chianus come nome venne utilizzato dai Longobardi, ma potrebbe anche essere originato da un soprannome dialettale.  Esempio di questo nome è il Papa (275-283) San Eutychianus.

LOCHE
LOCHI

Loche è tipico del centro sud della Sardegna, Lochi ha un ceppo in Sardegna nell'oristanese a Nurachi, Riola Sardo e Cabras ed uno in Puglia a Manduria nel tarentino, dovrebbero entrambi derivare dal nome personale di origine spagnola Eloche, che significa pazzo.

LOCHIS

Molto raro. sembrerebbe specifico del bergamasco, la famiglia Lochis faceva parte della nobiltà bergamasca con il rango di Conti, nella metà del 1800 un Guglielmo Lochis è podestà di Bergamo. 

LOCOROTONDO

Tipico della zona tra Bari, Brindisi e Taranto, deriva dal toponimo Locorotondo (BA).

LOCRI

Locri, assolutamente rarissimo, è specifico del reggino, deriva dal toponimo Locri, probabilmente perchè era appunto Locri il paese di provenienza della famiglia.

LO CURATOLO
LOCURATOLO

Lo Curatolo, assolutamente rarissimo, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione di Locuratolo, che è tipico della zona tra barese e potentino, di Bari e Minervino Murge nel barese e di Melfi e Potenza nel potentino, e che dovrebbe derivare dal termine dialettale calabrese curatolo, a sua volta derivato dal termine greco bizantino kourator (intendente), stante ad indicare il responsabile di una fattoria o di un allevamento di bovini, mansione probabilmente svolta dal capostipite (vedi CURATOLA).

LO CURCIO
LO CURTO
LOCURCIO
LOCURTO

Locurcio è specifico del foggiano, Lo Curcio è siciliano o più propriamente palermitano, Lo Curto, decisamente sicilòiano, ha la maggiore concentrazione nella parte sudoccidentale dell'isola, in particolare nel palermitano, Locurto è assolutamente rarissimo e dovrebbe essere dovuto ad errori di trascrizione del precedente, dovrebbero tutti derivare da soprannomi legati al vocabolo dialettale curcio o curto (corto, basso di statura).

LODA

Esclusivo del bresciano, troviamo tracce di questa cognominizzazione già nel 1600 con Don Antonio Loda Arciprete di Salò.

LODDE
LODDI
LODDO

Lodde, decisamente sardo è tipico della Sardegna settentrionale, di Sassari in particolare, Loddi è dell'iglesiente, Loddo è tipico della Sardegna meridionale, potrebbero derivare da toponimi come Loddus di Gesturi (CA), ma più probabilmente derivano da soprannomi originati dal vocabolo dialettale sardo logodurese lòdde (volpe), dal gallurese loddi o da una sua modificazione dialettale meridionale.
integrazioni fornite da Davide Loddo
da fonti d'archivio medioevali risulta che il cognome Loddo è una variante del cognome Lollo, presente già in età tardo antica e molto diffuso in Sardegna durante l'età giudicale. La doppia d ha preso il posto della l per una particolare regola della fonetica sarda.

LODESERTO

Lodeserto è un cognome tipicamente pugliese, si dovrebbe trattare di un cognome attribuito a dei trovatelli, lo deserto sta infatti per l'abbandonato, dal verbo latino desero, deseris, deserui, desertum, deserere, che significa abbandonare.

LODETTI

Tipico lombardo, della zona tra Milano e Bergamo, dovrebbe derivare dal toponimo Lodi.

LODI
LODIGIANI

Lodi ha più ceppi, uno sicuramente nell'area della province di Ravenna, Bologna, Modena, Mantova Reggio Emilia e Cremona, l'altro nella zona tra Lodi e Milano, Lodigiani è specifico delle province di Milano, Pavia, Lodi e Cremona. Entrambi questi cognomi derivano dal toponimo Lodi e dal suo indicativo di provenienza "lodigiano".

LODOLA
LODOLI
LODOLO

Lodola ha un ceppo nel pavese, uno nello spezzino ed uno nel ravennate, Lodoli è raro ha un ceppo nel romano, uno in Romagna ed uno nel Veneto, Lodolo è di origine friulana, tipico di Udine e dell'udinese, dovrebbero derivare dal nome medioevale Lodolus, Lodola di cui abbiamo un esempio in un Breve confessionis dell'anno 1190 a Valenza (PV): "...Interfuerunt dominus Ferrandus, Gualfredus de Torrexella, Bellatus de Papia, Guilielmus de Bova, Lodolus testes rogati. Ego Martinus sacri palacii notarius interfui et hoc breve post traditum conplevi dedique.", potrebbero derivare anche da soprannomi originati dal termine medioevale lodola (allodola) dell'uso di questo termine possiamo leggere in un antico testo Historiae animalium liber III qui est de Avium natura del 1555: "...et creditur esse avis illa quae Venetis lodola (id est alauda, alias capelluta, id est alauda cristata) appellatur...", è pure possibile una derivazione da nomi di località.

LODOVICHI
LODOVICI
LODOVICO
LODOVISI

Lodovichi è specifico dell'aretino e del perugino, di Cortona, Monte San Savino ed Arezzo e di Castiglione Del Lago (PG), Lodovici ha un ceppo nel bergamasco soprattutto a Bonate Sopra, Bottanuco e Capriate San Gervasio, uno a Carrara, uno a Pesaro e Fabriano (AN) ed uno a Rivodutri nel rietino oltre che a Roma, Lodovico è assolutamente rarissimo, Lodovisi ha un ceppo a Camugnano nel bolognese, uno a Poggio Moiano nel rietino ed uno a Roma, dovrebbero derivare dal nome medioevale Lodovisius (forma arcaica di Ludovisius) (vedi LUDOVICI) o dal nome Lodovicus da questo derivato.

LOERO

Loero, molto molto raro, sembrerebbe decisamente ligure di Genova e Sestri Levante in particolare, dovrebbe derivare da un soprannome originato dal termine arcaico loero (affitto), forma contratta dell'espressione lo avero, somma cioè che si deve avere, la motivazione di questo soprannome potrebbe essere quella del mestiere di affittacamere o magazzini per le merci, svolta dal capostipite.

LO FARO
LOFARO

Lo Faro, sembra avere un ceppo nel reggino ed uno nel catanese, Lofaro, estremamente raro, è tipico del reggino, dovrebbero derivare da un nome di località identificato dalla presenza di un faro di segnalazione.

LO FASO
LOFASO

Lo Faso è tipicamente siciliano, del palermitano, di Marineo, Bolognetta, Palermo e Roccapalumba e di Canicattì nell'agrigentino, Lofaso, quasi unico, dovrebbe essere dovuto ad un'alterazione dovuta ad un errore di trascrizione del precedente, si possono formulare almeno tre ipotesi circa la possibile origine del cognome, da un soprannome basato sul termine dialettale fauso (finto, falso) contratto in faso, la seconda ipotesi propone una derivazione da una forma aferetica del nome Bonifaso (Bonifacio), la terza ipotesi propone una derivazione da un soprannome grecanico basato sul termine greco antico φάσεως  faseos (parole), forse ad indicare che il capostipite fosse un facondo parlatore.

LOFIEGO

Lofiego è tipicamente lucano, molto raro, ha ceppi sia in provincia di Potenza a Castelsaraceno, Francavilla in Sinni e Latronico, che nel materano a Ferrandina, difficile identificarne l'origine etimologica.

LOFFREDI
LOFFREDO

Loffredi è tipicamente laziale delle province di Roma, Latina e soprattutto Frosinone, Loffredo è tipico campano, con ramificazioni anche nel potentino e nell'alta Puglia e Calabria, derivano da una modificazione del nome Goffredo, tracce di questo cognome si trovano nel brindisino dove nel 1492, il feudo di Carovigno (BR) viene concesso dal Re Ferdinando I° d'Aragona a Giovan Gaspare De Loffredo, un principio di questa cognominizzazione la troviamo anche a Bovalino (RC) nella seconda metà del 1500 con il notaio Sigismundo Loffredo (o De Loffredo), e nel napoletano, nel 1700 si fa notare Don  Francesco Loffredo Duca di Cardito (NA).

LO GATTO

Tipicamente meridionale ha un ceppo napoletano ed uno calabrese a Paola (CS) ed a Vibo Valentia (VV), dovrebbe derivare da un soprannome.

LO GERFO

Lo Gerfo è tipicamente siciliano, di Misilmeri nel palermitano e di Palermo, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale siciliano gèrfu (acerbo, aspro).

LOGGIA

Loggia è tipico dell'agrigentino e del nisseno, con un ceppo secondario nel torinese, dovrebbe derivare dallo stato di bambino abbandonato sulla Loggia Municipale, stato nel quale sembrerebbe essersi trovato il capostipite (vedi anche LA LOGGIA).

LO GIACCO

Lo Giacco, molto molto raro, è tipicamente calabrese, di Briatico nel vibonese in particolare, potrebbe derivare da un soprannome originato dal termine tardo medioevale militaresco giacco (sorta di celata metallica portata a difesa del corpo da alcuni militari), ma potrebbe anche derivare da un capostipite che si fosse chiamato Giacomo, diventato Giacco per apocope. (vedi anche GIACCHETTI)

LO GIODICE
LOGIODICE
LO GIUDICE
LOGIUDICE
LOIODICE
LOIUDICE
LOJODICE
LOJUDICE

Logiodice è specifico di Corleto Perticara nel potentino, così come la forma quasi unica di Lo Giodice, Logiudice, molto molto raro, è specifico del reggino, Lo Giudice è molto diffuso in tutta la Sicilia ed in Calabria, Loiodice è tipico di Corato (BA), Loiudice è specifico di Altamura (BA), Lojodice e Lojudice, assolutamente rarissimi, sono specifici del barese, dovrebbero tutti derivare dall'aver avuto i capostipiti la responsabilità di giudice, che nel passato remoto non solo si occupava solo di amministrare la giustizia, ma anche di gestire amministrativamente un territorio, è anche possibile però che si tratti invece, in alcuni casi, di soprannomi attribuiti ai capostipiti, degni evidentemente di essere chiamati con quel titolo.

LOGOLUSO

Molto raro è tipico di Bisceglie nel barese, potrebbe derivare da un soprannome.

LO GRECO
LO GRIECO
LOGRECO
LOGRIECO

Lo Greco ha un ceppo siciliano tra palermitano ed agrigentino ed uno piccolo a Troia nel foggiano e nel barese, Logreco è specifico del barese, della zona di Noicattaro, Conversano e Turi, Lo Grieco, sicuramente pugliese, è quasi unico, Logrieco è specifico di Bitonto nel barese e di Bari.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata nel soprannome o nome medievale
Greco, che, assieme alla variante Grieco, può alludere o a una provenienza dalla Grecia oppure a una discendenza grika o grecanica (per una spiegazione più approfondita, vedi il cognome Greca). In conclusione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni dei soprannomi o nomi personali dei capostipiti.

LO GROI

Lo Groi, molto molto raro, è tipicamente siciliano, di Cammarata e San Giovanni Gemini nell'agrigentino, dovrebbe derivare da un soprannome basato su di un'alterazione dialettale del termine greco arcaico sgurós (riccioluto, con i capelli a boccoli).

LO GUASTO

Lo Guasto è tipicamente siciliano dell'alto agrigentino, di Cammarata e San Giovanni Gemini, dovrebbe derivare da un soprannome riferito ad una località, guasto sarebbe infatti dovuto all'alterazione dialettale del termine latino castrum (accampamento militare, ma anche in epoca medioevale castello (vedi CASTRO).

LO GUERCIO
LOGUERCIO

Lo Guercio, molto raro, è di Caselle in Pittari  nel salernitano, Loguercio è tipico dell'area tra Campania e Basilicata, di Caselle in Pittari e Sanza nel salernitano di Avellino e di Genzano di Lucania nel potentino in particolare, dovrebbero derivare da un soprannome originato probabilmente da un difetto fisico del capostipite, probabilmente orbo di un occhio o guercio.

LO GUZZO

Lo Guzzo è tipicamente siciliano, specifico di Mazzarino nel nisseno, ha un piccolissimo ceppo a Nicosia nell'ennese ed a Catania, dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine dialettale siciliano guzzu (cane rabbioso di piccola taglia, botolo ringhioso), probabilmente a sottolineare un aspetto del carattere del capostipite.

LOI

Tipico del centrosud della Sardegna, deriva dall'aferesi del nomignolo campidanese Balloi vezzeggiativo di Sarbadori (Salvatore), in alcuni casi può derivare da nomi di località come ad esempio Su Loi frazione di Capoterra (CA).  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad esempio nel 1700 con Antioco Loi sindaco di Sestu (CA).
integrazioni  fornite da Fabia Loi
il cognome Loi si è diffuso nei secoli verso il sud della Sardegna, ma la sua origine è da individuarsi a Posada (Nu).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
Loi in sardo significa Salvatore e deriva dal nome. Solitamente troviamo
de Loi (di Salvatore), come anche per de Tori o più spesso Dettori. Son due cognomi che hanno la stessa origine. Mentre Loi è diffuso nel centro sud dell'isola, Dettori, nel centro nord. Nel territorio nazionale Loi è presente in 604 Comuni. Roma, con i suoi 270 Loi, ha il maggior numero di presenze nella Penisola. Seguono: Milano 111, Genova 94, Torino 44, Pistoia 15, etc.etc. Negli USA è presente in 31 stati, con numerose presenze in California, oltre 500, e meno numerose in altri Stati: New York con 3 nuclei familiari ; Texas, Hawaii, Pennsilvania, Ohio, Massachussetts, Indiana, Georgia, con 2 ; gli altri con 1. I Loi in USA provengono per la maggior parte dall'America Latina. In Sardegna è presente in 207 Comuni su 377. Nelle carte antiche troviamo spesso l'uscita in y (Loy). Tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE del 1388, troviamo 6 Loi e 4 Loy, dei quali ricordiamo: Loi (de) Galluro, majore (sindaco) ville Gonnos de Codina (Gonnoscodina - Contrate Partis de Montibus); Loi (de) Nicolao, jurato (guardia giurata, collaboratore del majore) ville Nuraci Niello (Nuraxinieddu - Campitani Majoris); Loy (de) Dominighu, jurato ville Baradili (Contrate Marmille); Loy Gantino, jurato ville Acene (villaggio distrutto- Contrate Marmille); Loy Margiano, ville Selluri (Sanluri - Seddori); Loy (de) Gantino, Burgi Castri M. Regalis (Castello di Monreale). Nel Condaghe di S. M. di Bonarcado, *CSMB, figurano 3 Loy: Loy (de) Barisone(14) teste in una donazione; Loy (de) Comita, teste in una donazione; Goantine de Loy, su de Sancte Eru (San Vero), coinvolto in un processo per affidamento( o spartizione) di servi.  (vedi DETTORI).

LOIA
LOIO
LOJA
LOJO

Loia ha un ceppo a Capranica nel viterbese ed a Roma ed uno nel beneventano, a Tocco Caudio, Cautano e Benevento, Loio e Lojo sembrerebbero unici, Loja, quasi unico, ha rare presenze sparse qua e là, dovrebbero derivare dal nome medioevale Loio, Loia, forme aferetiche dei nomi francesi Aloy ed Aloya, forme arcaiche del nome Luigi e Luigia, ricordiamo Santa Loia protettrice degli animali, in qualche caso potrebbero anche derivare da soprannomi originati da alterazioni dialettali del termine grecanico leòs (popolo).

LO IACONO
LO JACONO
LOIACONO
LOJACONO

Decisamente di origini siciliane tutti tranne Loiacono che sembrerebbe avere due ceppi, uno calabro ed uno nel barese. Tutti questi cognomi derivano da soprannomi indicanti la funzione caratteristica di Diacono.

LO IERO
LOIERO

Loiero è tipicamente calabrese, del catanzarese, di Catanzaro, Satriano e Badolato, e del reggino, di Monasterace e Siderno, Lo Iero, quasi unico, è del reggino, dovrebbero derivare da un soprannome arcaico originato dal termine grecanico ίερεύς iereus (sacerdote), probabilmente riferito ad un capostipite che fosse prete ortodosso.

LOLLI
LOLLIA
LOLLIO
LOLLO

Lolli è molto diffuso in Emilia, fiorentino, Piceno, teramano, perugino, aquilano, frusinate e romano e nel Salento, Lollia è praticamente unico, Lollio è del bergamasco, di Costa Volpino in particolare, Lollo ha un ceppo veneto, uno nel Lazio tra frusinate e latinense ed uno nel napoletano e nel messinese, dovrebbero derivare dalla Gens Lollia, ma potrebbero anche derivare da soprannomi originati dal termine lollium (loglio, erba infestante o zizzania), forse ad indicare caratteristiche non proprio apprezzabili del capostipite.

LOMA

Loma, ormai quasi scomparso in Italia, sembrerebbe originario della Sicilia e della Calabria, anche se si hanno tracce nel varesotto fin dagli inizi del secolo scorso, dovrebbe derivare da un nome di località.

LO MANTO
LOMANTO

Lo Manto è tipicamente siciliano, di Mussomeli nel nisseno, di Canicattì e Casteltermini nell'agrigentino, di Enna, di Palermo e di Siracusa, Lomanto è caratteristico di Mussomeli nel nisseno, con un ceppo anche a Paterno nel potentino, dovrebbero derivare da soprannomi basati sul termine greco μάντις, μάντεως mantis, manteos (mago, indovino, profeta), ad indicare che i capostipiti esercitasero il mestiere di indovini.

LOMARTIRE

Cognome tipico della penisola salentina.

LO MASCOLO
LOMASCOLO

Lo Mascolo è decisamente siciliano, dell'agrigentino, di Raffadali ed Agrigento, Lomascolo è specifico di Fasano nel brindisino e di Monopoli nel barese, dovrebbero derivare dal nome medievale Mascolo (vedi MASCOLI).

LOMASTRO
LOMASTO

Lomastro, molto raro è tipico di Taranto, Lomasto, altrettanto raro è specifico di Napoli, derivano da soprannomi stante ad indicare il mestiere di mastro artigiano o magister di un'arte o mestiere.

LOMAZZI

Lomazzi è tipico del nordmilanese, comasco e varesotto, deriva dal toponimo Lomazzo (CO), tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Venezia nel XVII° secolo, come si evince dagli Annali di Pietro Gradenigo conservati presso la Biblioteca Marciana di Venezia: "...Sostituito nel carico di Vice Capitano della sbirraglia, in luogo del poco fa deposto, Michiele Trinca, un tale Sebastiano Lomazzi, nipote del giubilato Capitan Grande, Matteo Varuti; oggi secondo li metodi consueti, fece la sua comparsa nel Ghetto delli ebrei, e per li sestieri, con seguito di moltissimi sbirri. ....".

LOMBARDELLI
LOMBARDELLO
LOMBARDI
LOMBARDINI
LOMBARDINO
LOMBARDO

Lombardelli è ben presente nel centronord, con ceppi nel piacentino, nel ferrarese, presenze in Toscana e nelle Marche, un ceppo nel viterbese ed uno nel romano, Lombardello, quasi unico, dovrebbe essere il frutto di errate trascrizioni del precedente, Lombardi è assolutamente panitaliano, mentre Lombardo è più propriamente siculo calabro, Lombardini ha ceppi in Lombardia, nel parmense e nel reggino, nel bolognese, ravennate, forlivese, riminese, pesarese, fiorentino, aretino, senese, perugino e ternano, nel reatino e nel romano, con un piccolo ceppo anche nel cagliaritano, Lombardino è siciliano, del trapanese e palermitano. Questi cognomi hanno molte origini, dalla derivazione dai molti toponimi quali: Alzano Lombardo nel bergamasco, Martirano Lombardo nel catanzarese, San Vito dei Lombardi nell'avellinese ecc., alla cognominizzazione del nome medioevale italo germanico Lombardo, al soprannome indicante la provenienza regionale o etnica lombardo come forma contratta di longobardo, cioè di appartenente al popolo dei Longobardi o di proveniente dalla Lombardia.

LOMBARDIA

Lombardia è un cognome quasi unico, si può ipotizzare una derivazione da un soprannome originato dalla regione di provenienza del capostipite, ma è pure possibile si possa trattare di un cognome attribuito ad un trovatello.

LOMBINI
LOMBINO

Lombini è un cognome tipicamente romagnolo di Forlì, Ravenna e Faenza nel ravennate, Lombino è specifico di Palermo e dell'agrigentino, di San Giovanni Gemini, Cammarata e Palma di Montichiaro, dovrebbe trattarsi di forme aferetiche di Colombini o Colombino e potrebbe stare ad indicare che i capostipiti fossero dei trovatelli, spesso nel settentrione d'Italia veniva imposto un cognome come Colombi, Colombini, o suoi derivati meno trasparenti, ai bambini abbandonati, proprio a sottolinearne l'innocenza e la purezza, ma nel 1800 l'usanza potrebbe essersi tramessa anche al sud. Personaggio di rilievo è stato lo scrittore statunitense di origini italiane Salvatore Lombino, meglio noto come Ed McBain, autore fra l'altro di molte scenografie dei film di Hitchcock, ad esempio del film "Gli Uccelli".

LOMELLINI

Attualmente occupa l'areale mantovano, ma dovrebbe essere originario della Lomellina (PV), è comunque abbastanza raro.

LOMI

Forse ha due nuclei, uno tra Milano e Lodi ed uno tra Firenze e Pistoia, dovrebbe essere derivato dall'aferesi di cognomi come Bellomi. (vedi BELLOMI)

LO MONACO
LOMONACO

Lo Monaco è decisamente siciliano, mentre Lomonaco è più raro ed è presente a macchia di leopardo nel sud Italia, deriva da un soprannome legato al fatto di essere originariamente vicini ad un monastero o alle sue dipendenze. Personaggio famoso fu l'erudito settecentesco Francesco Lomonaco di Montalbano Jonico.

LO MONTE

Estremamente raro, sembrerebbe siciliano, ha un ceppo a Mezzoiuso (PA) e a Palermo stessa, dovrebbe derivare da un indicatore di località.

LO MUZIO

Caratteristico di Foggia Lo Muzio dovrebbe derivare dal nome latino Mutius (vedi MUZI).

LO NARDO

Lo Nardo ha un piccolo ceppo a Taranto ed uno più consistente a Palermo, con presenze anche a Campobello di Licata nell'agrigentino ed a Messina, dovrebbe derivare  dal nome medioevale italiano Nardo, aferesi di nomi come Leonardo e Bernardo (vedi NARDACCHIONE ), probabilmente portato dal capostipite.

LONATI

Lonati è tipico del bresciano, dove è molto diffuso e dovrebbe derivare dal toponimo Lonato nel bresciano, presenta un ceppo anche nel nord milanese, varesotto e comasco, dove potrebbe derivare dal toponimo Lonate Ceppino o Lonate Pozzolo entrambi nel varesotto, tracce di queste cognominizzazioni le troviamo in provincia di Sondrio fin dal 1500 con Pietro Antonio Lonato titolare di terre in Valtravaglia.

LONDA
LONDI

Londa è assolutamente rarissimo, Londi è specifico del pratese, di Prato e Carmignano e del fiorentino, di Montelupo Fiorentino, Empoli, Lastra a Signa e Signa, dovrebbero derivare dal nome del paese di Londa nel fiorentino alle falde del Falterona, probabile luogo d'origine dei capostipiti.

LONDINI
LONDINO

Londini, assolutamente rarissimo, presente in misura molto rarefatta in tutta l'Italia peninsulare, potrebbe derivare da errate trascrizioni di Londino, che è specifico di Mesoraca nel crotonese, potrebbe essere di origini normanne e derivare dal nome, sia bretone, che celta, Londinos, a sua volta derivato dal vocabolo celta lond (selvaggio), o potrebbe anche derivare dal nome medioevale latino Londinus di cui abbiamo un esempio in un'antica lapide datata 1071: "Hic jacet Joannes Londinus mercator, ac balius hujus civitatis; qui obiit anno Dom. 1071. Aetatis suae 44.".

LONG
LONGA
LONGATI
LONGATO
LONGATTI
LONGETTI
LONGHETTI
LONGHI
LONGIS
LONGO
LONGU
LUONGO

Long è tipico del torinese, di San Germano Chisone, Pinerolo e Pramollo, Longa ha un ceppo a Casazza nel bergamasco ed uno a Livigno nel sondriese, Longati, molto molto raro, è del nord Italia, Longato è tipicamente veneto, dell'area che comprende le province di Padova, Treviso e Venezia, Longatti ha un ceppo tra lecchese e sondriese ed uno tra mantovano e ferrarese, Longetti, molto raro, è tipico del perugino, Longhetti, molto molto raro, è tipico della zona tra novarese e varesotto, Longhi è limitato al nord, mentre Longo è largamente diffuso in tutt'Italia, Longis, assolutamente rarissimo, è tipico valdostano, Longu, tipicamente sardo, ha un ceppo a Bolotana nel nuorese ed uno nell'iglesiente a Sant'Antioco e San Giovanni Suergiu, Luongo è tipico del sud, di Campania e Basilicata in particolare,dovrebbero derivare da variazioni, da forme patronimiche e da ipocoristici del nome medioevale Longus, variazione di cui abbiamo un esempio nella Vita di Ubertino da Carrara del 1300 scritta dal Vergerio: "...Longettus erat hereditarius servus, et semper una nutritus..:", dell'uso di questo tipo di cognominizzazione troviamo un esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia medievale nell'anno 1172 a Milano: "...Et ad hanc previdendam causam interfuerunt duo estimatores, scilicet Albertus Longus et Iohannes Crozorinus qui estimaverunt hanc commutacionem proficuum esse ecclesie....", in alcuni casi potrebbero pure derivare da soprannomi legati al vocabolo "lungo" e probabilmente condizionati dall'altezza e dalla magrezza del capostipite.
le integrazioni e lo stemma qui sottoriportate sono fornite da Lorenzo Longo de Bellis
Longo è un'antichissima famiglia di origine napoletana; ebbe nella tradizione orale per capostipite il console romano Tito Sempronio Longo, certamente si può affermare che la famiglia Longo fu nota nel napoletano sin dall'epoca normanna trovandosi don  Marino Longo tassato tra i baroni del Regno da Guglielmo II° per il feudo di Nardò nel 1187.  La Casata occupò cariche importanti e possedette feudi e titoli. Fu Signora di nove feudi e due marchesati tra i quali il marchesato di Vinchiaturo (don Federico) e di Cosentino (castello del barone s.Lorenzo del Vallo - Spezzano) nel 1626.  Ha goduto nobiltà in Napoli fuori seggio e  venne ricevuta all'Ordine di Malta nel dicembre del 1578. Diede alla Chiesa alcuni Santi tra cui il beato Filippo e il Santo Sulpizio. Un ramo di questa famiglia si trasferì in Puglia intorno al 1400 con Mercurio Longo in Modugno, diramandosi anche in Castellana.  Arma: d'azzurro alla fascia d'oro accompagnata da tre stelle dello stesso due nel capo ed una in punta.Cimiero: una branca d'orso impugnante una cometa d'argento.Motto: meritos ad astra suos.  Le insegne di questa famiglia sono anche inserite nel Blasonario Gen. delle Terre di Bari di E. Noja di Bitetto.  Della famiglia Longo si ricordano in Modugno: Mons.Giovanni Longo-arciprete ante1492 // Mons.Mercurio Longo n.1717-arciprete di Modugno1796-1820,canonico,dottore in teologia e diritto,protonotario apostolico // Magnifico Angelantonio Longo fu Andrea n.1750-Regio Tavolario // Cav.dr. Nicola Longo nato il 23/04/1789,figlio del Magnifico d. Angelantonio Longo,Regio Tavolario, e della nob. Emmanuella Risotti,e coniugato con la nob.Chiara Cesena fu Carlo di Modugno .L'illustre medico fu fervente patriota e simpatizzante garibaldino fece della sua casa il q.g. della carboneria. Fu Presidente  del 1° Consiglio Provinciale del Nuovo Regno d'Italia. Per i servigi resi sia come clinico che come politico il Re gli conferì il titolo di Cavaliere della Corona.Distintosi nell'epidemia del colera del 1836 fu Presidente del consiglio sanitario della Provincia. La sua vita è legata al singolare episodio del 1859 quando Ferdinando II° di Borbone ,giunto a Bari, fu costretto a trattenersi vittima di un grave male. don Nicola ,chiamato a consulto varie volte, per le sue alte qualità morali e scientifiche, predisse la morte imminente del Sovrano se Egli non si fosse fatto operare urgentemente. Ferdinando morì a Caserta, don Nicola invitato dalla Regina a far parte della Corte rinunziò.Morì il12/06/1877. // Cav.Andrea Longo-sindaco nel 1821,promosse provvidenze a favore dei bisognosi e delle famiglie dei legionari per l'Unità d'Italia. //  Cav.Giuseppe Longo-sindaco1867/69 e 1886/87 // Cav.Andrea Longo - sindaco1914/16. // Cav.Angelo Longo,agronomo,coniugato con la nob. Lucrezia Netti di Mola ,originaria di Santeramo. Fu sindaco emerito della città dal 1861 al-1866 si occupò della pubblica istruzione e della sistemazione di Piazza Sedile.

LONGAGNANI
LUNGAGNANI

Longagnani è tipicamente emiliano della zona che comprende il reggiano ed il modenese, Modena e Reggio Emilia in particolare, Lungagnani è assolutamente estremamente raro, dovrebbero derivare dal toponimo Lungagnano Superiore, una frazione di Monchio delle Corti nel parmense.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
II cognome Longagnani è verosimilmente d'origine soprannominale, da '
lungo' con doppio suffisso (- anio + ano), ad indicare persona «lenta, pigra». Ricordo al proposito la voce dialettale reggiana lungagnàn, designante «uomo inconcludente, indeciso, ecc.». L'ipotesi di una derivazione locale non ha fondamento per l'inesistenza, per quanto mi consta, di un toponimo Longagnano. Fonte: F. Violi, Cognomi a Modena e nel Modenese, 1996.

LONGANESI

Longanesi è tipico del ravennate, di Bagnacavallo e Faenza in particolare, dovrebbe derivare dall'etnico del toponimo Longana di Ravenna, anche se non si può del tutto escludere che possa trattarsi in qualche caso di soprannomi indicanti nel capostipite una statura superiore alla media ed una corporatura snella.

LONGARETTI
LONGARI
LONGARO

Longaretti è tipicamente lombardo, con un ceppo a Milano, uno nel bergamasco a Levate, Treviglio e Bergamo ed uno a Spino d'Adda nel cremonese, Longari dovrebbe avere un nucleo tra Milano, Lodi, Cremona e Parma ed uno in Umbria, Longaro è unico ed esiste solo nel triestino. Questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite una forma ipocoristica,  da soprannomi dialettali legati al vocabolo dialettale longh (lungo) e probabilmente condizionati dall'altezza e dalla magrezza del capostipite.   (vedi anche LONGARINI)

LONGARINI
LONGARINO
LUNGARINI

Longarini è specifico della fascia centrale che comprende le Marche, l'Umbria ed il Lazio, in particolare Fano nel pesarese, Macerata e Senigallia nell'anconetano, e Terracina nel latinense, Roma e Poggio Mirteto nel reatino, Longarino, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione del precedente, Lungarini è specifico di Velletri e Roma nel romano e di Amaseno nel frusinate, ed ha un piccolissimo ceppo a Fano nelle Marche, dovrebbero derivare da forme ipocoristiche derivate dal nome illirico Longarus, ricordiamo con questo nome un Re dei dardani, un'antico popolo illirico che viveva al nord della Macedonia, come leggiamo nell'Ab Urbe condita di Tito Livio: "..Hac satis felici expeditione bello commisso reguli ac principes accolae Macedonum in castra Romana ueniunt, Pleuratus Scerdilaedi filius et Amynander Athamanum rex et ex Dardanis Bato Longari filius: bellum suo nomine Longarus cum Demetrio Philippi patre gesserat. pollicentibus auxilia respondit consul Dardanorum et Pleurati opera, cum exercitum in Macedoniam induceret,..", nome portato anche dal padre di un capo dei dalmati.

LONGAVITA
LUNGAVITA

Sia Longavita che Lungavita, quasi unici, probabilmente dell'Italia centromeridionale, dovrebbero derivare da un nome augurale medioevale che augurasse al proprio figlio una lunga vita, troviamo nel XIII° secolo nel senese un notaio Longavita, a Nocera, nel 1600 troviamo un Longavita di Medici proprietario terriero.

LONGERI

Specifico piacentino, potrebbe essere la cognominizzazione di un cognome tedesco derivato dal toponimo Longerich (Colonia).

LONGHINI
LONGHINO
LONGIN
LONGINI
LONGINO

Longhini ha un ceppo nel pesarese, uno nel vicentino, uno nel mantovano ed uno tra milanese e varesotto, Longhino, molto raro, è specifico dell'udinese, Longin, estremamente raro, è del vicentino, Longini, estremamente raro, potrebbe essere originario della zona tra Lombardia, Emilia e Toscana, Longino, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del centrosud, dovrebbero tutti derivare da variazioni del nome medioevale Longinus, di cui abbiamo un esempio in epoca longobarda nella Historia Langobardorum di Paolo Diacono: "...Igitur Helmichis, extincto Alboin, regnum eius invadere conatus est. Sed minime potuit, quia Langobardi, nimium de morte illius dolentes, eum moliebantur extinguere. Statimque Rosemunda Longino praefecto Ravennae mandavit, ut citius navem dirigeret, quae eos suscipere possit. Longinus tali nuntio laetus effectus, festinanter navem direxit, in quam Helmichis cum Rosemunda, sua iam coniuge, noctu fugientes ingressi sunt. Auferentesque secum Albsuindam regis filiam, et omnem Langobardorum thesaurum, velocius Ravennam pervenerunt....".

LONGHITANO
LONGITANO

Longhitano è specifico di Bronte e di Catania nel catanese, con un ceppo anche a Centuripe nell'ennese e nel resto del catanese, Longitano, quasi unico, dovrebbe essere dovuto ad errori di trascrizione del precedente, dovrebbero derivare dal vocabolo latino popolare longhitanus o longitanus (lontano, chi è proveniente da lontano) usato per indicare uno straniero del luogo, ma è pure possibile, anche se molto meno probabile, che il termine stia ad indicare un abitante di Longi vicino a Tortorici nel messinese, caratterizzando così il luogo di provenienza del capostipite.

LONGOBARDI
LONGOBARDO

Longobardi è diffusissimo in Campania e a Roma, Longobardo, abbastanza raro è del napoletano, risale all'uso medioevale che considerava la Longobardia fino alla Campania e alla Puglia, pertanto Longobardo era un abitante di questa regione e non necessariamente un discendente del ceppo germanico.

LONGON
LONGONE
LONGONI

Longon, molto molto raro, è veneto, Longone è specifico di Taranto, Longoni è tipico del nordmilanese, varesotto e comasco e potrebbe derivare dal toponimo Longone al Segrino (CO), la derivazione probabile di questio cognomi è da un soprannome legato alle caratteristiche fisiche del capostipite, tracce di Longoni si trovano a Seregno (MI) fin dal 1400.

LONGORDO

Longordo, molto molto raro, ha presenze nell'imperiese, nel romano e nel reggino, a Gioia Tauro, Scilla e Maropati, si dovrebbe trattare di una forma etnica dialettale spagnola per chi provenisse dalla zona di Langreo nelle Asturie, esiste anche l'ipotesi che derivi invece da un soprannome dialettale che tendesse a sottolineare l'obesità del capostipite, dalla voce medioevale gordo o ngordo per goloso, avido, ingordo.

LONI
LONIS

Loni ha un ceppo sardo a Quartucciu (CA) ed a Portoscuso (CI), ed uno a Pisa, Lonis ha un ceppo nel cagliaritano a Senorbì, Sarroch e Barrali, ed uno a San Nicolò D`Arcidano (OR), i ceppi sardi dovrebbero derivare da soprannomi originati o dal termine sardo oliòni  (corbezzolo) o da modificazioni di ipocoristici dialettali del termine sardo olía  (ulivo, oliva).

LO NIGRO

Tipico del palermitano, di Altofonte e Palermo in particolare, dovrebbe derivare da soprannomi originati da caratteristiche fisiche del capostipite. (vedi Nigro)

LOOS
LOOSE
LOOZ

Loos, quasi unico parrebbe siciliano, del sud dell'isola, Loose è proprio unico, Looz è specifico di Monte di Procida nel napoletano, dovrebbero essere di origini alsaziane e derivare dal nome della Contea di Looz, l'attuale Loon, probabile zona d'origine del capostipite, ricordiamo Otto di Looz, figlio di Giselberto Conte di Looz nel XI° secolo: "..Ottonem comitem Durachii, fratrem Emmonis comitis de Looze..".

LO PARCO
LOPARCO

Lo Parco, assolutamente rarissimo, con qualche rara presenza nell'area brindisino, tarentina, dovrebbe essere una forma alterata del cognome Loparco, che è tipicamente pugliese, in particolare di Cisternino ed Ostuni nel brindisino, di Locorotondo nel barese, di Martina Franca nel tarentino e, nel brindisino, anche di Fasano, Ceglie Messapica, San Vito dei Normanni e Carovigno, e che dovrebbe derivare da un soprannome basato sul termine parco, che ha il significato di risparmiatore, frugale, ma anche di tirchio ed avaro, ad identificare forse così un particolare atteggiamento del capostipite.

LOPARDO

Tipico di Brienza nel potentino e della vicina Sala Consilina nel salernitano, dovrebbe derivare dal nome tardo latino Lopardus di cui abbiamo un esempio in una Charta Donationis del 752 scritta in Valdottavo (LU): "...nec non et Lopardo presbitero iuidem serbientem, hoc est casa ubi abitare uisa sum...".

LO PARRINO
PARRINO

Lo Parrino è un cognome molto raro di cui non si riesce ad individuare un'origine, anche se l'ipotesi più plausibile lo indica come siciliano, mentre Parrino è sicuramente e decisamente siciliano. A puro titolo di ipotesi proponiamo una derivazione, con modificazione dialettale, dal diminutivo del  nome medioevale siciliano Asparru (derivato a sua volta dall'italiano Gaspare).
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Questo cognome, probabilmente originario del messinese, dovrebbe derivare dal vocabolo dialettale
parrino, col significato di padrino, da intendere o come un prete o come una personaggio di spicco che assume la protezione di altre persone.
integrazioni fornite da Nicola Parrino
il cognome Lo Parrino è derivante dal dialetto siciliano Lu Parrino ( Il Prete ) con l'andare del tempo modificato in Parrino, è molto diffuso nella Sicilia occidentale in particolare nei paesi tutt'oggi con riti religiosi Greco - Albanese( Palazzo Adriano, Piano degli Albanesi ecc.....), ma si può anche trovare in Calabria o in Puglia proprio perchè d'origine Greco Albanese. Parrino è derivante dalla parola Greco - Albanese Prifft, che sta a significare in italiano Prete in dialetto siciliano Parrino.   I preti Greci - Albanesi di rito ortodosso hanno la facoltà di sposarsi, per cui dall'arrivo degli albanesi nel regno delle Due Sicilie e anche prima; hanno proseguito sino a tutt'oggi la propria generazione, ma con il cognome Parrino.

LO PERFIDO
LOPERFIDO
PERFIDO

Lo Perfido, quasi unico, è pugliese, così come il molto più diffuso Loperfido, che ha un ceppo a Taranto e nel barese, in particolare a Noci, con buone presenze anche ad Alberobello, Bari, Monopoli, Castellana Grotte e Putignano, Perfido, sempre del barese, è specifico di Turi e Bari con presenze anche a Brindisi, potrebbe derivare da soprannomi basati sul termine latino perfidus (incredulo), che in epoca medioevale assunse il significato anche di infedele, fatto che potrebbe fare anche supporre un'origine saracena o ebraica dei capostipiti.

LO PERGOLO
LOPERGOLO

Lopergolo è specifico del materano, di Miglionico, Matera e Grottole, Lo Pergolo, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione del precedente, che dovrebbe essere di origini toponomastiche e derivare da nomi di località come potrebbe essere stato il paese di Pergola, una frazione di Marsico Nuovo nel potentino, o altri simili, ma è pure possibile una derivazione da un soprannome basato su caratteristiche dell'abitazione del capostipite, forse caratterizzata dalla presenza di un pergolon che in grecanico indicava un ballatoio, un largo davanzale.

LOPES
LOPEZ
LOPS

Lopes ha un ceppo a Roma, uno a Napoli, uno a Carapelle (FG), ma il nucleo principale è siciliano a Palermo, Siracusa ed a Scicli (RG), anche Lopez probabilmente ha più ceppi, è distribuito in modo importante in Puglia, Calabria e nel napoletano, Lops è tipicamente pugliese, del barese, di Corato, Andria, Trani, Bari e Canosa di Puglia e di Foggia e del foggiano, derivano tutti dal cognome spagnolo Lopez, sia come eredità della presenza spagnola come truppe di occupazione, sia come cognomi di ebrei safarditi fuggiti dalla Spagna, dopo l'editto di espulsione degli ebrei del 1492, questo cognome è un patronimico del nome spagnolo Lope, nel caso di Lopes e Lopez pugliesi e di Lops è più probabile una derivazione da soprannomi originati dal termine albanese lopë (vacca).
ipotesi suggerita da Florindo Cerreta
LOPEZ (e la variante LOPS) molto spesso è di origine albanese. La forte presenza di questo cognome in Puglia (vedi Bari) sarebbe una comprova di questa origine, essendo, come anche oggi, la Puglia punto di approdo degli esuli albanesi di secoli fa. 

LO PETRONE
LOPETRONE

Molto raro è tipico del cosentino, dovrebbe derivare da una variazione dialettale del cognomen latino Petrus.
integrazioni fornite da Pasquale Lopetrone
Da una ricerca fatta presso i registri parrocchiali ho potuto accertare che il cognome Lopetrone è un cognome alterato perché i preti aggiunsero nel corso del 1600, nelle loro registrazioni, al cognome PETRONE l'articolo LO, pertanto i PETRONE di San Giovanni in Fiore divennero LOPETRONE. Posso ancora documentare che tutti quelli che si chiamano LOPETRONE hanno origini in San Giovanni in Fiore, poiché l'aggiunta del prefisso (LO) avvenne in questo paese del cosentino.

LO PINTO

Lo Pinto ha un ceppo importante in Sicilia, a Pantelleria, isola del trapanese, a Palermo, Marineo e Termini Imerese nel palermitano ed a Bivona nell'agrigentino, presenta inoltre un ceppo nel latinense, a Latina ed Aprilia, ed a Roma, dovrebbe trattarsi di una forma patronimica, dove il Di- sta per il figlio di, riferito a capostipiti il cui padre portasse un soprannome originato dalla tinta scura della sua carnagione, dal latino pinctus (tinto, colorito), ma potrebbero anche essere di origine spagnola.

LO POLITO
LOPOLITO

Lo Polito è tipico di Foggia, Lopolito invece è specifico di Bisceglie nel barese, dovrebbero entrambi derivare dal termine greco polites (cittadino), indicando probabilmente un'origine bizantina del capostipite, anticamente così come Roma era l'Urbe (città) per eccellenza, Bisanzio era considerata la Polis (città) nelle aree di influenza dell'Impero romano d'Oriente, e così polites identificava persone originarie di Bisanzio.

LOPOMO

Lopomo è molto raro ed è tipico di Palazzo San Gervasio (PZ), potrebbe derivare dall'aferesi contratta del nome greco Philopoemon.

LO PORTO
LOPORTO

Lo Porto è tipicamente siciliano, di Palermo, Monreale ed Alimena nel palermitano, di Gela, Delia, Santa Caterina Villarmosa, Resuttano e Caltanissetta nel nisseno, di Alcamo nel trapanese e di Favara nell'agrigentino, Loporto, assolutamente rarissimo, dovrebbe essere dovuto ad errate trascrizioni del precedente, che si dovrebbe riferire a capostipiti che fossero giunti da un passo,da un valico o dalla zona del porto cittadino.

LO PREATO
LOPREATO
LO PREIATO
LOPREIATO
LO PREJATO

Lo Preato e Lopreato sono praticamente quasi unici, Lo Preiato ha qualche presenza nel savonese e nel casertano, ma il ceppo più consistente è nel vibonese, così come Lopreiato che ha un ceppo a Sant'Onofrio e San Gregorio d'Ippona nel vibonese, Lo Prejato, estremamente raro, sembrerebbe avere presenze nel casertano e napoletano e nel savonese, l'origine etimologica potrebbe essere da un'alterazione dialettale del termine prelato (del clero) e secondo questa ipotesi i capostipiti sarebbero appartenuti al clero ortodosso, una seconda ipotesi propone una derivazione da soprannomi originati dal termine dialettale calabrese prejatu (pregiato), forse ad indicare nei capostipiti dei benestanti.

LO PRENCIPE

Loprencipe, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del brindisino, dovrebbe derivare da un soprannome scherzoso attribuito al capostipite.

LO PRESTE
LO PRESTI
LOPRESTE
LOPRESTI

Lo Presti è assolutamente siciliano, Lopresti è una forma cognominale derivata specifica del reggino, Lopreste e Lopreste, quasi unici, sono dovuti ad errori di trascrizione, derivano da modificazioni del vocabolo latino presbyter (prete)  che starebbe ad indicare una connessione non necessariamente parentelare con un prete.

LO PRETE
LOPRETE

Loprete è abbastanza raro, sembra avere oltre al nucleo calabrese, anche un ceppo brindisino, Lo Prete, sempre molto raro, oltre al nucleo calabrese, ha anche un ceppo nel foggiano, dovrebbero derivare da soprannomi legati al vocabolo prete. (vedi Prete), ma secondo un'ipotesi molto concreta deriverebbero dal cognome albanese Prifti diffusosi in Grecia nel 1500 e giunto poi di lì in Italia.

LO PRIENO
LOPRIENO

Lo Prieno è quasi unico, Loprieno è specifico del barese, di Bari, Trani, Gravina in Puglia, Bisceglie e Corato, dovrebbero derivare da un soprannome dialettale  con il significato di pregno, incinto, grasso come se aspettasse un bambino, probabilmente a sottolineare uno stato particolarmente obeso del capostipite.

LO PROTO

Lo Proto, assolutamente rarissimo, sembrerebbe panitaliano dovrebbe derivare dal mestiere di proto magister o architetto di una fabbrica edile ed anche capomastro, svolto dal capostipite.

LORA

Lora ha un ceppo piemontese ad Alba e Guarene nel cuneese ed a Torino e Pralormo nel torinese ed uno veneto, nel vicentino a Valdagno, Vicenza, Costabissara, Montecchio Maggiore e Trissino, a San Bonifacio e Cologna Veneta nel veronese ed a Merlara nel padovano, dovrebbe derivare da una forma contratta del nome Laura, probabile nome della caposrtipite.

LORAI
LORRAI

Lorai, molto molto raro, ha un ceppo a Tetenia ed uno a Narcao nell'iglesiense, Lorrai è un cognome tipicamente sardo dell'Ogliastra in particolare di Urzulei e Tertenia, ma anche a Gairo e Cardedu, con ceppi nel cagliaritano a Cagliari ed a Sant`Andrea Frius e Burcei, si potrebbe ipotizzare una connessione con il termine sardo lòri (grano, cereali, biada), forse ad indicare una famiglia benestante.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LORAI; LORRAI: deriva dal nome di un centro abitato scomparso, Lorrai, più conosciuto come Sorrài. Era sito a ovest di Neoneli ( Comune di 791 abitanti, della Provinicia di Oristano), dove si trovano ancora i visibili resti. Appartenne alla Curadorìa di Barigadu, nel Regno Giudicale di Arborea. I suoi rappresentanti furono firmatari della Pace di Eleonora del 1388: "Item a Mariano de Uta majore ville Sorrai - juratis (collaboratori del majore): Petro Mancha, Petro Marras et Joanne Mula - habitatoribus(ville Sorrai): Filuccio de Caton, Dominico Lodde, Joanne de Pira, Comita de Unali, Barisono Marras, Joanne Marras, Dominico Murgia et Fiindeo Pisu". ..(segue la data della firma).XV die januarii (MCCCLXXXVIII)- 1388. Attualmente LORRAI è presente in 62 Comuni italiani, di cui 33 in Sardegna: Cagliari 108, Urzulei 68, Quartu S. E. 35, Gairo 30, Burchi 29, etc. LORAI (probabile errore anagrafico per Lorrai)) è presente in 14 Comuni d'Italia, di cui 6 in Sardegna: Narcao 18, Iglesias 8, Tertenia 5, Quartu 3, Carbonia 3, Bonarcado 3.

LORANDI
LORANDINI
LORANDO

Lorandi è particolarmente diffuso in Lombardia, nel bresciano a Brescia, Nuvolera, Bagnolo Mella, Castel Mella, Leno, Orzinuovi e Villa Carcina, nel bergamasco, a Sovere, Costa Volpino e Lovere, ed a Milano, ha un ceppo nel vicentino a Villa Verla ed uno in trentino, a Trento, Cimone e Rovereto, Lorandini è tipicamente trentino di Taio e Spormaggiore, Lorando, quasi unico, ha sparute presenze nel trentino e veronese ed in Piemonte, dovrebbero derivare, direttamente o tramite un ipocoristico, dal nome medioevale Lorandus, di cui abbiamo un esempio d'uso in questo atto di conferimento di beni del 1270: "..cum omnibus utilitatibus, et cum Ilbou insula, pro qua quaestionem moverat Laurentius Palatinus, filius Keme, quam investigata profundius veritate comperimus pertinere ad magnam insulam regiae Maiestatis, quas terras Lorandus, filius Garae, de nostra olim possederat collatione, qui commissa infidelitate de nostro aufugerat regno, cum eisdem metis et terminis, quibus dictus Lorandus possederat, donavimus, dedimus, et contulimus Monasterio Sanctae Mariae de insula leporum, ubi filia nostra Charissima, ac aliae sorores Ordinis Praedicatorum, Deo iugiter famulantes, commorantur, perpetuo et irrevocabiliter possidendas...".

LO RE
LORE
LORE'

Lo Re è molto diffuso in tutta la Sicilia, con un piccolo ceppo anche nel brindisino, Lore è invece molto molto raro ed è del barese, Lorè, decisamente più diffuso, è tipico di Altamura e Monopoli nel barese, di Palagiano e Pulsano nel tarentino e di San Vito dei Normanni nel brindisino, dovrebbero tutti derivare da un soprannome stante ad indicare che il capostipite occupava una posizione di rilievo, come ad esempio quella di capobarca, o rais, o , quest'ipotesi è la più probabile, ma non è ovviamente l'unica, potrebbero anche derivare da un soprannome motivato dagli atteggiamenti imperiosi o altezzosi del capostipite.

LOREDAN
LOREDANI

Loredan, estremamente raro, dovrebbe essere istriano triestino, Loredani, quasi scomparso è probabilmente una trascrizione del primo, derivano dal nome medioevale Lauretanus, di cui abbiamo un esempio con il procuratore della Serenissima (podestà Alvise Loredan ) Aloysius Lauretanus citato nel De bello Constantinopolitano da Paolo Ramusio nel 1500, famiglia nobile istriana con possedimenti feudali fin dal 1500, ebbero personaggi importanti in tutto il territorio della Serenissima.

LORELLA
LORELLI
LORELLO

Lorella è quasi unico, Lorelli, abbastanza raro, sembrerebbe specifico di Amantea nel cosentino, Lorello ha un ceppo laziale nel latinense, a Fondi, Itri, Cisterna di Latina, Aprilia e Formia, un piccolo ceppo nel cosentino, in particolare a Cleto, Acri ed Amantea, ed un ceppo in Sicilia a Palermo ed Altofonte nel palermitano, ed a San Fratello e Tusa nel messinese, potrebbero derivare da forme ipocoristiche del nomen latino Loreius o Loreia, ma anche in alcuni casi da un'italianizzazione del nome francese Lorel o Laurel, si dovrebbe sempre comunque trattare di cognominizzazioni originate dal nome dei capostipiti.

LORENTI

Dovrebbe essere di origini calabresi, una possibile derivazione è dal nome normanno Lorente, potrebbe anche derivare da una variazione del cognome Laurenti (vedi).
quest'ultima ipotesi è suggerita da Gianna Ferrari De Salvo

LORENZANI
LORENZANO

Lorenzani sembrerebbe specifico dell'area che comprende le province di Parma Reggio Emilia e Massa, Lorenzano invece ha un ceppo nel crotonese a Cutro e Crotone ed uno in Sicilia ad Aragona nell'agrigentino con presenze anche a Noto nel siracusano, il ceppo settentrionale potrebbe derivare da toponimi come Lorenzana (MS) o (PI), il ceppo meridionale potrebbe derivare dal toponimo Laurenzana nel potentino, mentre il ceppo siciliano potrebbe essere originario della Toscana.  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel periodo a cavallo tra il 1500 ed il 1600 con il musicista Paolo Lorenzani, di origini toscane.

LORENZATO

Lorenzato è un tipico cognome veneto, di Vigodarzere, Piazzola sul Brenta e Villa del Conte nel padovano, e di Cassola, Romano d'Ezzelino, Rosà, Velo d'Astico, Arsiero, Vicenza, Monteviale e Bassano del Grappa nel vicentino, con piccoli ceppi anche ad Asti e Torino, il ceppo veneto dovrebbe derivare da una forma patronimica con suffisso -ato, tipicamente veneto, che sta per il figlio di, riferito a capostipiti il cui padre si fosse chiamato Lorenzo.
integrazioni fornite da Luis Roberto Lorenzato - Brasil
La mia Famiglia é originaria della zona del Canavese, antica e sovrana contea del Piemonte. Il cognome ha origine nella forma di LAURENCIACUM ora LORENZADIUM , LORENZADIO, LAURENSADO e LORENZATTO/LORENZATO che è il nome del castello e feudo CASTRUM LORENZATE secondo il famoso storico Piertro Azario nel 1300 libro "Guerra nel Canavese", che oggi é il Comune di Loranzè, molti Lorenzato sono emigrati in altri comuni del Piemonte come ad esempio a Valperga, dove erano nobili e consoli  giá nel 1440, a Barge ecc. I Lorenzato del Veneto in qualche caso sono provenienti dal Canavese, come ad esempio il Bonifacio Lorenzato dei Conti di San Martino, che fù Podesta di Padova nel secolo tredicesimo. La prima citazione antica conosciuta della mia famiglia in Piemonte precisamente a Vercelli è del 10 novembre dell'anno 1190: "... interfuerunt pro paribus Curiae Jacobus de Lorenzato, Philippus Griva ...".

LORENZETTI
LORENZETTO
LORENZI
LORENZIN
LORENZINI
LORENZO
LORENZON
LORENZONE
LORENZONI
LORENZOTTI

Lorenzetti è diffuso in tutto il centro nord, Lorenzetto è tipicamente veneto, del trevisano e padovano, Lorenzi è più tipico del lombardo veneto, Lorenzin, decisamente veneto, parrebbe specifico dell'area che comprende le province di Padova e Vicenza, Lorenzini pur essendo diffuso nel centro nord, sembra essere originario della fascia centrale, Lorenzo è molto diffuso nel salernitano, nel potentino e nel Salento, Lorenzon è tipico veneto,  del veneziano e del trevigiano in particolare, Lorenzone, assolutamente rarissimo, è del nord, Lorenzoni è diffuso in tutto il centronord, Lorenzotti, molto raro, ha un ceppo romano, uno marchigiano ed uno tra alessandrino e genovese, tutti questi cognomi derivano o direttamente o attraverso diminutivi, vezzeggiativi o accrescitivi del nome Lorenzo. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio nel trevigiano a Cison nel 1600 dove in un atto è menzionato come parte lesa un certo Lorenzo figliolo di Francesco Lorenzone.

LOREO
LORIO

Loreo è quasi unico, potrebbe essere piemontese, Lorio, estremamente raro, ha un ceppo nel Piemonte orientale ed uno a Lecce, il ceppo friulano sembra ormai scomparso, potrebbero derivare da una distorsione del nomen latino Laurus o del nome medioevale Lauretus, ricordiamo un Lauretus Magister Iustitiarius in Puglia nel 1500, è anche probabile una derivazione dall'aferesi del nome tardo latino Ilarius si ricordi il Papa con questo nome il cui pontificato durò dal 461 al 468.  Tracce di questa cognominizzazione le troviamo ad Udine con Pietro Lorio, stampatore dal 1609 al 1629 e con il pittore udinese Camillo Lorio della seconda metà del 1600.
informazioni fornite da Laura Lorio
Lorio è un cognome presente in molti stati europei, ma non molto frequente. Potrebbe derivare dal nomen latino
Loreius (casa di Marcus Loreius Tiburtinus a Pompei); nelle ricerche genealogiche ho scoperto  che questo cognome a volte era Lorio, a volte Loreo. In Italia esistono vari ceppi, in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia, Italia meridionale, ma il più numeroso è in Piemonte, soprattutto nella zona di Vercelli. Molti Lorio si trovano nel nord della Francia, in particolare nella zona di Calais. Presso l'archivio parrocchiale di Asigliano Vercellese troviamo un Antonio Hieronimus Lorio, morto nel 1629 all'età di 5 anni, figlio di Andrea Lorio e Margherita Costanza. Nel 1349 Pietro Luerus con Guglielmo e Guarnerio de Lueris fu investito dal vescovo Giovanni Fieschi di Vercelli del feudo di Asigliano.

LORETANI
LORETANO

Loretani, molto raro, è tipicamente marchigiano, dell'area tra anconetano e maceratese, Loretano è quasi unico, sembrerebbe abruzzese è potrebbe derivare dall'etnico del toponimo Loreto Aprutino (PE), dovrebbero derivare dalla forma etnica medioevale lauretanus, indicando probabilmente che l'origine del capostipite era dal paese di Loreto nell'anconetano.

LORETI
LORETO
LORETTI
LORETTO

Loreti ha un ceppo bolognese, ed è molto diffuso nella fascia dell'Italia centrale, Loreto ha un ceppo a Roma, uno nel napoletano ed uno nel siracusano, Loretti, molto molto raro, ha presenze sparse qua e là per l'italia, particolarmente in Lombardia, Toscana e foggiano, Loretto, estremamente raro, sembrerebbe piemontese, tutti questi cognomi potrebbero derivare dal nomen latino Lauretus, ma è pure molto probabile una derivazione da uno dei molti toponimi contenenti la radice Loreto, presenti in modo diffuso un pò in tutt'Italia. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Rieti nel 1500 con  Petrus Thomas Lauretus governatore di Rieti nel 1520.

LORI
LORINI
LORINO
LORO

Lori ha un ceppo tra parmense, carrarese, spezzino e genovese, uno tra pistoiese e fiorentino, uno marchigiano, uno nel ternano e grossetano ed uno nel romano, Lorini ha un ceppo lombardo nel bresciano, a Chiari, Brescia, Coccaglio, Castelcovati, Rudiano, Cologne e Ospitaletto, ha qualche presenza in Veneto, un ceppo in Toscana, nel fiorentino a Firenze, Certaldo, Borgo San Lorenzo ed Impruneta, a Poggibonsi nel senese, a Loro Ciuffenna nell'aretino ed a Pisa, ed un ceppo nel frusinate a Castelliri, Cassino e Roccasecca, ed a Roma, Lorino ha un ceppo romano ed uno siciliano a Bisacquino e Palermo nel palermitano ed a Messina, Loro è tipicamente veneto, in particolare del veronese, vicentino, trevisano e padovano, con un piccolo ceppo anche nell'avellinese, dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale Lorus di cui abbiamo un esempio in un documento del 1357 a Genova: "In nomine Domini. Amen. Magniflcus et potens dominis dominus Simon Boccanigra Dei gratia dux Januensium et popull defensor, et consilium duodecim antionorum comunis Janue , in quo interfuit legitimus et sufficiens numerus ipsorum consiliarorum et erum qui interfuerunt nomina sunt haec. Nicolaus de Caneto prior , D. Riccardus de Pessina legum doctor , Thomas de Levanto, Lorus Morbiolus, Antonius Senestrarius, Dominicus Pezonus, ...".

LORIA

Loria ha ceppi nel fiorentino, a Roma, nel sassarese, nel salernitano, nel cosentino ed in Sicilia, potrebbe derivare dalla Gens Loreia, ma è pure possibile una derivazione dal toponimo andorrano Sant Julia de Loria o, in alcuni casi, da alterazioni del nome del paese di Lauria nel potentino.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LORIA: Lorìa (da non confondere con Loria, diffuso nella penisola, il cui centro di maggiore diffusione sono le province calabre di Cosenza e Crotone).
Lorìa significa piccola correggia o piccolo anello di pelle e deriva da loru (vedi Loru). Da lorìa deriva il verbo alloriaì/re, col significato di prendere in giro, creare fastidio; scioloriàu significa uscito di senno; sciollòriu = (makkìmini) scipitezza Lo troviamo negli antichi documenti: Lorìa Anthonius - de Aristanni. Attualmente è un cognome diffuso in 21 Comuni della Sardigna: Sassari 45, Cagliari 22, Alghero 21, Senis 16, Thiesi 8, etc.
integrazioni fornite da Pasquale Lopetrone
Nei registri parrocchiali dei primi anni del 1600, conservati nella chiesa matrice di San Giovanni in Fiore (CS), compaiono molte persone che portano il nome Lauria. Questo cognome Lauria, nel corso del 1600, in quegli stessi registri viene trasformato in Loria

LORIEDO

Loriedo, quasi unico, sembrerebbe originario di Eboli, dovrebbe derivare da una forma arcaica per indicare la provenienza del capostipite dal paese salernitano di Lauri, una frazione di Contursi Terme ad una ventina di chilometri da Eboli.

LORIGA

Tipicamente sardo del nord della Sardegna in particolare, di Alghero, Tergu  e Osilo e Luras (SS), di Galtellì (NU), ma ha presente significative anche a Cagliari, deriva da soprannomi originati dal vocabolo sardo loriga ( l'anello al quale si legavano i buoi nella stalla).
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LORIGA: (vedi Loru) 
anello di cuoio e deriva dal latino lorica, che pur significa corazza, di corregge di cuoio (a forma di grossi anelli). In Sardegna loriga o lorica è sinonimo di anedda o anella (che è anche un cognome). Is loritzinas (altrimenti dette arraccàdas) sono gli orecchini (loriga + oritzinas = anello + orecchio). Troviamo Loriga nelle carte antiche: Tra i sottoscrittori della Pace di Eleonora, *LPDE, del 1388, figurano: Loriga (de) Nicolao - ville Terrenove et Fundi Montis (Olbia); Loriga Anthonius, ville Sasseri; Loriga Arreguittu, ville Lequeses (*Lachesos...villaggio distrutto della Diocesi di Sorres( Meylogu). Contrate Ardar et Meylogu); Loriga Guantinus, ville Sasseri; Loriga Nicolao, majore (amministratore, sindaco) ville Lequeses. Nel Condaghe di San Pietro di Silki, *CSPS, XI°, XIII° sec., troviamo: Lorica Petru(9), testimonius conporu apatissa (abadessa di San Pietro di Silki) Massimilla, teste in una vendita, in Biosevin(*abitato scomparso, sito in agro di Uri, appartenne alla Curadorìa di Coros, nel Regno Giudicale di Torres, abbandonato verosimilmente verso la fine del XIII° e l'inizio del XIV° sec. per vicende sconosciute). Nel Condaghe di San Nicola di Trullas, * XI°, XIII° sec., abbiamo: Lorica Elene e Maria, sorelle, serve in Arcennor( Arkennor abitato scomparso, appartenente alla Curadorìa di Costavalle, presso Semestene; del centro abitato resta soltanto il nome del ruscello che lo attraversava: Riu Alchennero); Lorica Petru (227), majore de vulvare(bulbare), teste in una vendita(comporaili): il majore de bulbare, era il capo della squadra di armati, al controllo dei recinti del bestiame. Attualmente il cognome è presente in 91 Comuni del territorio italiano, di cui 42 in Sardegna: Sassari 208, Sennori, 76, Luras 44, Cagliari 41, Galtellì 36, Sorso 35; come nelle carte antiche il cognome ha maggiore frequenza nel nord dell'isola.

LORIZZO

Lorizzo è tipicamente pugliese, di Andria in particolare, di Trani (BA) e di Ostuni (BR), dovrebbe derivare da un soprannome dialettale originato dal fatto che il capostipite avesse i capelli ricci e fosse quindi rizzo.

LORU

Tipico del cagliaritano, di Villacidro in particolare, potrebbe derivare da un soprannome originato dall'aferesi del termine dialettale per alloro.
integrazioni fornite da Giuseppe Concas
LORU: significa
correggia e deriva dal latino lorum o dal greco λώρον. Su loru è anche l'anello di cuoio che si mette sotto il giogo dei buoi. Le corregge varie, che si usano nel giogo sono dette sa loramenta, dal latino loramentum. Da Loru derivano inoltre i cognomi, Lorìa e Lòriga. Troviamo Loru nei documenti antichi della lingua sarda: tra i firmatari della Pace di Eleonora, *LPDE, del 1388, sono presenti: Loru Guantino, majore( amministratore, sindaco) ville Alas (Ales, sede di una delle più antiche Diocesi della Sardegna - Contrate Partis de Montibus); Loru Nicolao, ville de Sardara( Contrate Montis Realis).  Nella storia ricordiamo Loru Giovanni vescovo di Santa Giusta, nel regno giudicale di Arborea, dal 1389, al 1400(Di.Sto.Sa). Attualmente il cognome Poru è presente in 75 Comuni Italiani, di cui 36 in Sardegna: Villacidro 173, Carbonia 31, Gonnesa 26, S. N. Arridano 25, Samassi 16, Gonnosnò 16, Cagliari 16.

LORUSO
LO RUSSO
LORUSSO

Lo Russo è presente a macchia di leopardo nel centrosud, Lorusso invece è tipicamente pugliese, Loruso è unico e si tratta probabilmente di un errore di trascrizione del precedente, dovrebbero tutti derivare da soprannomi dialettali legati ad una caratteristica colorazione rossa dei capelli, o anche peculiarità della località dove abitava la famiglia, come un casolare rosso o in prossimità di elementi di colore rosso. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo in Puglia fin dalla seconda metà del 1500, quando a Monopoli in un atto di compravendita viene citato in qualità di venditore tale Antonio Lorusso.

LOSA
LOSSA

Losa sembra essere tipico della zona tra Bergamo, Lecco e Milano, Lossa, assolutamente estremamente raro, sembrerebbe o lombardo o piemontese, è comunque un cognome antico visto che già dal 1580 troviamo a Torino un certo Losa Bartolomeo in qualità di rappresentante della città e, nel 1640 con la stessa carica si trova il Cav. Aleremo Losa. Potrebbe derivare dal vocabolo dialettale losa (pietra) o dall'aferesi di toponimi come Mandolossa (BS).

LOSANO

Losano è un cognome tipico del torinese, di Torino, Pinerolo e Roletto, potrebbe derivare da una modificazione del nome romano Lusianus, attribuito a liberti della Gens Lusia, di cui abbiamo antiche tracce nel vercellese, ad esempio, nell'antica chiesa di S.Agnese a Vercelli, ora distrutta, era conservato un sarcofago di epoca romana dove si poteva leggere: ""Lusiae Valentinae honestissimae pudicissimae C.Arbussonius Candidus coniugi".

LO SAPIO
LOSAPIO
LOSAPPIO
LO SAVIO
LOSAVIO

Losapio è specifico di Bisceglie e Corato nel barese, Losappio è caratteristico di Andria in particolare e di Barletta nel barese, Lo Sapio è tipico del napoletano, di Marigliano e Somma Vesuviana, Losavio è tipico del barese meridionale, brindisino e tarantino,  Lo Savio è specifico di Taranto, dovrebbero tutti derivare da un soprannome originato dall'essere stato il capostipite persona di grande rispetto, facente parte dei decani maggiorenti della città.

LO SARDO

Lo Sardo ha un ceppo a Roma, uno piccolissimo a Napoli, uno nel cosentino, in particolare a Cetraro, ed uno in Sicilia nell'agrigentino a Cammarata, Canicattì, San Giovanni Gemini, Palma di Montechiaro e Racalmuto, con presenze significative anche a Palermo ed a Bompensiere nel nisseno, l'origine del cognome sembrerebbe essere legata alla provenienza dei capostipiti dall'isola sarda.

LO SCALZO
LOSCALZO

Lo Scalzo, molto molto raro, tipicamente siciliano, ha piccoli ceppi a Bivona nell'agrigentino, a Catania, a Vittoria nel ragusano ed a San Fratello nel messinese, Loscalzo ha ceppi in Basilicata nel materano ad Accettura, Oliveto Lucano e Matera, a Potenza, ed a Taranto, questi cognomi potrebbero derivare da soprannomi (vedi SCALZI).

LOSCHI

Loschi ha un ceppo nel trevigiano e nell'udinese, uno nel piacentino ed uno nel modenese, potrebbe derivare dal nome medioevale germanico Losk, a sua volta derivato dal vocabolo losk (cuoio, pelledura, resistente).
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il cognome Loschi ha un ceppo principale nel modenese, ed è diffuso in tutta l'Emilia occidentale, nel parmense, nel piacentino e nel reggiano. Ha un ceppo importante anche nel Veneto, nel trevigiano, e in Friuli Venezia Giulia. A bassa frequenza è diffuso anche in Lombardia, nel milanese e nel mantovano, e in Piemonte. Il cognome Losco ha un ceppo principale nel napoletano, e uno secondario nel romano. Un ceppo più piccolo potrebbe essere radicato anche nel milanese. Il cognome Loschi potrebbe derivare dal latino
Luscus (probabile contrazione di Luce-Captus) che significa letteralmente 'cieco da un occhio'. Losco è attestato anche come nome personale: Losco Caldogno fu un aristocratico vicentino e ricco commerciante di seta vissuto nella prima metà del 1500. Esempio di questa cognomizzazione è il pittore carpigiano Bernardino Loschi (1460 - 1540) che si firmava in latino 'Berdardinus Luscus'. Altro esempio di questa cognomizzazione è il vicentino Antonio Loschi (1368-1441), umanista, letterato e diplomatico vicino ai Visconti di Milano. Antonio Loschi (talvolta scritto Luschi) fu probabilmente membro di una nobile famiglia Loschi discendente dal condottiero Bartolomeo Branzo de' Loschi, famiglia che ebbe un ruolo di primo piano nella storia di Vicenza. Lucius Atilius Luscus fu un tribuno militare del primo secolo avanti Cristo. Luscus era anche un cognomen diffuso tra i romani. Dal termine latino Luscus potrebbe derivare anche il cognome Luschi (vedi Luschi) diffuso prevalentemente in Toscana, soprattutto nel livornese e nel pisano.

LO SCHIAVO
LO SCHIAVONE
LOSCHIAVO
LOSCHIAVONE

Lo Schiavo ha un ceppo nel napoletano a Napoli e Castellammare di Stabia e nel salernitano a Castellabate ed Angri, in Calabria, soprattutto nel reggino, ed in Sicilia a Messina, Lipari, Santa Teresa di Riva ed Antillo, ed a Catania, Loschiavo, più raro, ha un ceppo a Modugno nel barese, uno a Matera e nel reggino a Taurianova, Lo Schiavone è quasi unico, Loschiavone, estremamente raro parrebbe di Noicattaro (BA).
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Lo Schiavo, presente da nord a sud del paese, è più tipicamente meridionale, con ceppi maggiori nel messinese, nel catanese, nel vibonese, nel reggino, nel napoletano e nel salernitano, Loschiavo, meno comune del precedente, si riscontra maggiormente nel barese, nel materano e nel reggino, Lo Schiavone e Loschiavone, rarissimi, sembrano essere entrambi originari del barese, tutti questi cognomi derivano o dal nome medievale
Schiavo o dallo stesso termine schiavo, che in origine significava semplicemente slavo nativo o proveniente dai paesi slavi; storicamente, invece, il significato attuale di servo nasce in seguito a una lunga guerra condotta da Ottone il Grande e i suoi successori contro i popoli slavi, in cui molti prigionieri di questi paesi, appunto, vennero dapprima spartiti fra i guerrieri dell'impero germanico e quindi ridotti in stato di schiavitù (così che, nel tempo, il termine schiavo assunse il significato di servo per antonomasia). Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o di soprannomi loro attribuiti.

LO SCIALE
LOSCIALE

Lo Sciale è una forma alterata, probabilmente da un errore di trascrizione, del cognome Losciale, che è specifico di Bisceglie con presenze significative anche a Trani e Barletta, dovrebbe derivare dal nome di una contrada del comune di Monopoli, che ha preso il nome dall'antica masseria Losciale, che dovrebbe il suo nome all'antico nome Loscius, di origini sannite.

LOSCO

Losco è un cognome tipicamente campano, dell'avellinese, di Atripalda ed Avellino, del napoletano, di Napoli, Torre Annunziata e Boscoreale, e di Benevento, si dovrebbe trattare di un cognome attribuito a trovatelli, per i quali i funzionari delle istituzioni che li avevano accolti, avevano fatto forse riferimento all'aspetto di chi li aveva abbandonati, ma in alcuni casi potrebbe anche trattarsi di forme aferetiche di ipocoristici dialettali di nomi greci come Aetolos, Aischylos, Attalos o altri simili.

LOSETO

Loseto è specifico di Bari, dovrebbe derivare dal nome di un quartiere della periferia di Bari, chiamato appunto Loseto, italianizzazione di Lusitum, suo nome nel XII° secolo, quando era un Comune a se stante, caratteristica che perse con un Regio Decreto del 1937, per diventare una frazione del Comune di Bari.

LOSI
LOSO
LOSS
LOSSI
LOSSO

Losi, oltre al grosso nucleo lombardo emiliano, ha ceppi in Toscana, in Liguria e nella Sicilia orientale, Loss è tipico del Trentino, di Canal San Bovo e Fiera di Primiero soprattutto, Lossi ha un piccolo ceppo nel basso bresciano ed uno nel lucchese, Loso, quasi unico, parrebbe campano, Losso ha un ceppo tra le province di Bolzano e Belluno ed uno nel cosentino, potrebbero derivare dal nome medioevale Lossus di cui abbiamo un esempio nel 1500: "...Lossus me puerum docuit, quem tabida pestis hulcere septeno conficit emeritum....", ma è pure possibile una derivazione da forme aferetiche di nomi medioevali latini come Colossus.

LOSIO

Dovrebbe essere del bergamasco e probabilmente derivare dal toponimo Osio Sopra (BG) o Osio Sotto (BG).

LOSNO

Losno è specifico di Albenga e Vendone nel savonese.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Cognome ligure che potrebbe venire dal dialetto genovese antico '
losno' = baleno, lampo. Questa voce dialettale è comune in tutto il nord: p. es. a Modena si dice 'lòsna', come del resto anche in antico lombardo e anche 'lusnèda' per dire 'lampo'; in piemontese 'slussié' = balenare, ecc. Ovviamente tutte queste voci derivano dal latino lux, lucis = luce.

LOSTUZZI
LOSTUZZO

Lostuzzi è quasi unico, dovrebbe trattarsi di una form alterata del cognome Lostuzzo, che è specifico di Buia nell'udinese, dovrebbero derivare da italianizzazioni del cognome sloveno Lostič.

LO STRANGIO
LOSTRANGIO

Lo Strangio è praticamente unico, Lostrangio è estremamente raro, sicuramente meridionali, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine diialettale meridionale strangio (estraneo, straniero), attribuito forse al capostipite in quanto straniero, o comunque perchè proveniente da una diversa località.

LOTARI
LOTARIO

Lotari è quasi unico, Lotario, assolutamente rarissimo, parrebbe siciliano, ma con un piccolissimo ceppo anche nel cuneese, Lotteri, sicuramente lombardo, ha un ceppo a Treviglio nel bergamasco, con significative presenze anche a Milano e Cremona, dovrebbero derivare dal nome medioevale franco Lotharius, ricordiamo Lotario I (829-855) imperatore e Re dei Franchi, della cui morte leggiamo negli Annales Marbacenses: "...Anno domini DCCCLV Lotharius imperator, relicto mundo divisoque regno inter filios, monachum se Brumie fecit et non multo post migravit ad Dominum.".

LO TAURO

Lo Tauro è tipicamente siciliano del catanese, di Militello in Val di Catania, San Michele di Ganzaria ed Aci Catena, dovrebbe derivare da capostipiti il cui nome fosse stato Taurus (vedi TAURI).

LOTITO

Specifico delle province di Foggia, Bari e Potenza, dovrebbe derivare dal praenomen latino Titus.

LOTTA

Lotta ha un ceppo in Sardegna a San Vero Milis e Bonarcado nel Medio Campidano ed a San Gavino Monreale nell'oristanese, un ceppo in Sicilia nel trapanese a Salemi e Trapani, a Messina ed Agrigento, presenta inoltre un ceppo, il più consistente, nel tarentino a Taranto, Monteiasi, Leporano e Grottaglie, potrebbe derivare da forme aferetiche di nomi come Carlotta, o da ipocoristici di nomi come Paola o Orsola., il ceppo della Sicilia occidentale potrebbe anche derivare da una forma aferetica del nome del paese di Caltabellotta nell'agrigentino.

LOTTAROLI

Lottaroli è tipico di Milano e di Casalpusterlengo e Tavazzano nel lodigiano, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale lodigiano lottarol, originato dal termine meneghino lottirö (gestore di un botteghino del lotto), probabilmente indicando che questa fosse l'attività del capostipite.

LOTTERI
LOTTERIO
LOTTERO

Lotteri, sicuramente lombardo, ha un ceppo a Treviglio nel bergamasco, con significative presenze anche a Milano e Cremona, Lotterio, sempre lombardo, è tipico del milanese, soprattutto di Legnano e Milano, Lottero è specifico della fascia che comprende il torinese, l'astigiano, l'alessandrino e soprattutto il genovese, dovrebbero derivare dal nome medioevale Loterius o Lotterius, di cui abbiamo un esempio in un atto pisano del 1108: "...Pro regno meo et vita quam recuperavi cum grandi honore atque victoria, auxiliante atque concedente omnipotente Deo , et michi subvenientibus et fortissime adjutorium praebentibus nobilissimi et fortissimi cives iam dictae civitatis pisanae; scilicet Gerardus, qui dicitur Gaetanus, filius Ugonis; et Lotterius quondam Ioannis, et Indelbrandus filius Sibillae...", e anche in un atto del 1179 a Brescia: "...Peregrinus iuratus testatur se fuisse cum Dothone et Teutaldo de plebe ad rasonandum alodium quod illi de Calcaria habebant in clauso Bonizonum, et dicit quod alodium erat a meridiei parte clausi tantum iuxsta viam; interogatus de quantitate, respondit se non recordari, et credit fuisse plus .L. tabulis et minus .LX., et dicit se audisse a Bonizo quod ipse tenebat de terra Ruzinasca, set non dixit sibi quantam, et dicit quod Iohannes accepit suam partem predicti alodii et Loterius et frater suam....".

LOTTI
LOTTO

Lotti ha un nucleo primigenio in Toscana, ma non sono da escludersi ceppi in provincia di Brindisi ed in Emilia e Romagna, Lotto sembrerebbe tipico veneto con un nucleo tra vicentino e padovano ed uno nel bellunese, ma è presente anche un ceppo autoctono in Sardegna nella zona di Villagrande Strisaili (NU), le ipotesi di derivazione sono ovviamente moltepici e differenziate, esistendo più ceppi originari, ma la più accreditata è la provenienza dall'aferesi di nomi come: Paolotto, Lancillotto, Galeotto ecc..

LO TUFO

Lo Tufo, molto molto raro, è tipico dell'alto cosentino, anche se si trovano tracce ottocentesche nel valentiano, dovrebbe derivare da un soprannome originato probabilmente dal fatto di essere il capostipite un cavatore di pietra tufacea.

LO TURCO

Lo Turco è tipicamente siciliano, del messinese, di Taormina, Messina, Letojanni e Giardini Naxos, con presenze significative anche a Catania, deriva dal nome medioevale Turcus derivato dall'etnico turco (vedi TURCHI), il prefisso Lo è da considerarsi come un indicatore di rispetto, indicando cioè che ci si sta riferendo ad un particolare ed importante Turco.

LOUVIER

Louvier, assolutamente rarissimo in Italia, è specifico dell'udinese, del goriziano e del triestino, dovrebbe derivare dal cognome francese Louvier, che potrebbe derivare dall'antico termine medioevale francese louvier (cacciatore di lupi) o da toponimi come Louviers, Louviere o Louvieres, tutti ben rappresentati in Francia.

LOVAGLIO

Tipico del potentino, dovrebbe derivare dal toponimo Vaglio Basilicata nel potentino.

LOVAGNINI

Lovagnini, abbastanza raro, è tipico di Pavia e del pavese e di Lodi, dovrebbero derivare dalla forma etnica dialettale del paese di Lavagna di Comazzo nel lodigiano.

LOVATI
LOVATO

Lovati è decisamente proprio del milanese, Lovato è tipico veneto, delle province di Verona, Vicenza e Padova, derivano dal cognomen latino Lupus attraverso il nome medioevale Lupatus e poi Lupato quindi Lovato. Esistono tracce già dal 1300, dove troviamo, a Padova, un Lovato de' Lovati (1240-1309) scrittore e poeta, nel milanese nella seconda metà del 1500 elencato tra i Patrizi milanesi troviamo Giovanni Battista Lovati.

LO VECCHIO
LOVECCHIO

Lo Vecchio ha due piccoli ceppi in Puglia a Latiano nel brindisino ed a San Giovanni Rotondo nel foggiano, ma il nucleo principale è in Sicilia, a Messina, Palermo, Monreale e Gangi nel palermitano, ed a Catania e Paternò nel catanese, Lovecchio è tipicamente pugliese, molto diffuso soprattutto nel barese e nel tarentino, ma anche nel foggiano, nel brindisino e nel materano, dovrebbero derivare da soprannomi stanti ad indicare la famiglia di un particolare vecchio, probabilmente una persona di riguardo.

LOVERA

Tipico del Piemonte occidentale, dovrebbe derivare da un arcaico vocabolo per lupo, in alcuni casi può anche essere collegato al toponimo Lovera di Bonvicino (CN), tracce di questa cognominizzazione le troviamo nel 1600 con Giampietro Lovera, Signore di Castiglione Falletto e Vignolo (CN).

LO VERCIO
LOVERCIO
LO VERSO
LOVERSO

Lovercio e Lo Vercio, assolutamente rarissimi, sembrerebbero del messinese, Loverso sembra tipico del reggino, di Laureana di Borrello e di San Pietro di Caridà, Lo Verso è decisamente palermitano, dovrebbero tutti derivare da soprannomi originati dalla caratteristica del capostipite di essere guercio, quindi starebbero ad indicare quelli del guercio, la famiglia del guercio, attraverso modificazioni dialettali della parola.

LO VERRO
LOVERRO

Lo Verro è quasi unico, Loverro è tipico del barese, di Bitetto, Cassano delle Murgie e Modugno, dovrebbero derivare da un soprannome originato dal termine verro (maschio del maiale da monta), forse attribuito ad un capostipite molto prolifico, meno probabile una connessione con il cognomen latino Verres.  (vedi anche VERRE)

LOVINI
LOVINO

Lovini è praticamente unico, Lovino è tipico del barese.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
Lovini, quasi unico, si riscontra esclusivamente nel nord, Lovino, molto più diffuso del precedente, è tipico per lo più del barese, ma è presente a bassissima frequenza un po' in tutto il paese, per entrambi questi cognomi si possono pensare ad almeno due origini. Per quanto riguarda i ceppi settentrionali, Lovini e Lovino derivano dal diminutivo del nome Lovo, variante arcaica o dialettale del più comune Lupo: si tratta di uno di quei nomi (piuttosto comuni un tempo) ripresi dal mondo animale, come ad esempio Leone, Orso, Gatto, Cane, etc.; il lupo, d'altronde, era un animale molto caro anche alla mitologia germanica e questo spiega perché, presso i popoli nordici, fosse molto diffuso il nome Wolf, cioè Lupo. Per quanto riguarda invece i ceppi meridionali delle famiglie Lovino (e soprattutto per il ceppo barese), il cognome dovrebbe trarre origine dal termine vino, ad indicare o un nome di mestiere attribuito ai capostipiti (forse dei vignaioli o dei produttori di vino) oppure un soprannome dovuto a delle loro particolari abitudini (forse perché persone dedite al bere). Questa ipotesi, in effetti, è avvalorata dalla presenza di parecchie famiglie Vino proprio nel barese, cosicché pare che Lovino non sia nient'altro che una variante di Vino: il prefisso Lo, che in questo caso va inteso come l'articolo il, è molto frequente nei cognomi del sud Italia e la stessa unione dell'articolo e del sostantivo in molti di questi cognomi non è affatto rara (si possono citare tantissimi esempi, quali Lorusso, Larussa, Lorizzo, Larizza, Lobello, Labella, Logatto, Lagatta, etc).

LOVISA
LOVISE
LOVISETTI
LOVISETTO
LOVISI
LOVISINI
LOVISO
LOVISON
LOVISONE
LOVISONI

Lovisa è specifico della zona tra trevisano e soprattutto pordenonese, in particolare di Azzano Decimo, Cavasso Nuovo, San Giorgio della Richinvelda, Maniago e Chions nel pordenonese, Lovise, estremamente raro, è del vicentino, Lovisetti, molto molto raro, è dell'area lombardo, piemontese, Lovisetto è tipicamente veneto, di Padova, Tombolo e Cittadella nel padovano, di Silea, Treviso, Roncade e Monastier di Treviso nel trevisano, di Vicenza, Costabissara e Thiene nel vicentino e di Venezia, con un ceppo anche a Fondi nel latinense, probabile frutto dell'emigrazione veneta in occasione della bonifica Pontina, Lovisi ha un piccolo ceppo nel verbanese, uno piccolissimo in Toscana ed uno più consistente nel salernitano a Casaletto Spartano, Torraca, Casalbuono, Caselle in Pittari e Montesano sulla Marcellana, Lovisini, quasi unico, sembrerebbe veneto, Loviso, assolutamente rarissimo, sembrerebbe della zona tra salernitano e potentino, Lovison è senz'altro veneto, del padovano, a Padova, Piazzola sul Brenta, Rubano, Villafranca Padovana e Campodoro, e del vicentino, a Vicenza, Mason Vicentino, Fara Vicentino e Thiene, Lovisone è piemontese, di Asti e Castell'Alfero nell'astigiano e di Torino, Lovisoni, quasi unico, sembrerebbe friulano, tutti questi cognomi dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme ipocoristiche o accrescitive, anche dialettali, da forme aferetiche alterate del nome medioevale Alovisius, da cui è derivato Alvise, una forma arcaica del nome Luigi, di questo nome abbiamo un esempio d'uso nel 1500 in un atto a Trento: "...Magister Alovisius Cenagus sartor, dictus etiam sutor...", ma non si può escludere che in qualche caso possa derivare da soprannomi dialettali veneti con il significato di lupacchiotto.

LO VUOLO

Lo Vuolo è specifico di Paternopoli nell'avellinese, potrebbe derivare da una dialettizzazione del nome germanico Wallon, basato sulla radice germanico medioevale walah (straniero), o da un soprannome basato sullo stesso termine germanico.

LUBATTI

Sembra specifico della zona a nord di Mondovì (CN) tra Carrù e Magliano delle Alpi.

LUBRANO

Originario della zona tra Caserta e Napoli, non improbabile una derivazione gotica, per aferesi da nomi appunto gotici come Adubrano o Alubrano.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Lubrano è un cognome frequentissimo in Campania ma presente anche nel resto d'Italia. Viene probabilmente dal lat. '
delubrum' = tempio. Da esso, per aferesi, "Lobra" e varianti vocaliche. A Massalubrense (NA) la chiesa di "Santa Maria della Lobra" sorgeva infatti su un tempio pagano e 'lubrense' era stato dapprima attributo del vescovo locale. Altra interpretazione: formato dal toponimo Lubiana, adattamento e variante fonetica italiani dello sloveno Ljubljana [pronome l'ubl'ana], capitale della Slovenia.

LUC

Luc, estremamente raro, è tipicamente friulano, di Codroipo in particolare, dovrebbe derivare da una forma tronca dialettale del nome Luca, nome probabilmente portato dal capostipite.

LUCA
LUCÀ

Luca è diffusissimo in Sicilia, soprattutto nel messinese e catanese, con un ceppo importante anche a Palermo, ha un ceppo anche nel leccese, uno nel Piceno ed uno nell'udinese ed a Trieste, Lucà è tipicamente calabrese diffuso a Petilia Policastro (KR) e Ciro` Marina (KR) e nel reggino a Gioiosa Ionica, Marina di Gioiosa Ionica e Bianco, dovrebbero derivare da Loukàs la forma greca del nome dell'evangelista Luca.

LUCADAMO

Lucadamo, molto molto raro, è tipico di Calitri e Sant'Angelo dei Lombardi nell'avellinese, potrebbe derivare dal nome composto portato dal capostipite, formato dai nomi Luca ed Adamo.

LUCANERA
LUCANERO

Sia Lucanera che Lucanero sono assolutamente rarissimi, originari della provincia di Macerata, potrebbero derivare da soprannomi originati dall'attività di produttori di salsicce.

LUCANI
LUCANO

Lucani ha un ceppo nell'aretino ad Arezzo e Castiglion Fiorentino ed uno a Roma e Sant`Angelo Romano (RM), Lucano ha un ceppo a Venezia ed uno a Caulonia e Roccella Ionica nel reggino, dovrebbero derivare dal cognomen latino Lucanus, ricordiamo con questo nome lo scrittore latino Marcus Annaeus Lucanus (39 - 65), non si può escludere che possano anche derivare dall'etnico della Lucania o Basilicata.Lucani ha un ceppo nell'aretino ad Arezzo e Castiglion Fiorentino ed uno a Roma e Sant`Angelo Romano (RM), Lucano ha un ceppo a Venezia ed uno a Caulonia e Roccella Ionica nel reggino, dovrebbero derivare dal cognomen latino Lucanus, ricordiamo con questo nome lo scrittore latino Marcus Annaeus Lucanus (39 - 65), non si può escludere che possano anche derivare dall'etnico della Lucania o Basilicata.

LUCANIA

Lucania ha un ceppo nel napoletano a Roccarainola e Pomigliano d'Arco, ed uno in Sicilia a Palermo e Lercara Friddi nel palermitano, si dovrebbe trattare di un indicatore di provenienza, indicando che il capostipite provenisse da quella regione.

LUCARDI
LUCARDINI

Lucardi, molto raro, ha presenze nell'alessandrino e genovese ed un piccolo ceppo nell'udinese, a Montenars in particolare, Lucardini, assolutamente rarissimo, sembrerebbe del pavese, potrebbero derivare, direttamente o tramite una forma ipocoristica, in qualche caso dal nome del borgo di Lucardo in Val d'Elsa, ma la cosa più probabile è che derivino dal nome medioevale Lucardus, un adattamento dal nome franco Leocard o del nome germanico Luckhard.

LUCARELLI
LUCARELLO
LUCARINI
LUCARINO
LUCCARELLI
LUCCARINI

Lucarelli è molto diffuso in tutto il centro, in Molise, Campania, Puglia e Basilicata, Lucarello è praticamente unico, Lucarini è tipico delle Marche, Umbria e Lazio ed alta Toscana, con un ceppo anche nel genovese, Lucarino, estremamente raro, parrebbe della zona tra iserniese e Lazio, Luccarelli è decisamente pugliese, del tarentino, di Crispiano, Massafra, Grottaglie, Taranto e Statte, con un piccolisimo ceppo nel cosentino ed uno ad Acireale nel catanese, Luccarini è tipico della zona che comprende il bolognese, il modenese ed il lucchese, con presenze anche nel pesarese ed anconetano e nel romano, dovrebbero tutti derivare da forme ipocoristiche del nome medioevale Luca a sua volta derivato dal greco Lukas. Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo ad esempio a Trevi nel perugino nel 1400 con il mastro tipografo Costantino di ser Giovanni Lucarini, e a Perugia, dove nell'elenco degli scolari della locale università dell'anno 1559 è citato un Cesar Lucarinus.

LUCAS
LUKAN

Lukan è ormai quasi estinto, Lucas è concentrato a Trieste e nel triestino, derivano entrambi dalla forma slovena del nome Luca.

LUCATINI
LUCATINO
LUCATTINI

Lucatini, assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere sparute presenze in Emilia e nel centro Italia, Lucatino è unico, potrebbe trattarsi di forme alterate del cognome Lucarini (vedi LUCARELLI), ma potrebbero benissimo, e più probabilmente, essere forme contratte a seguito di errori di trascrizione del cognome Lucattini, che è ben presente in Toscana e nel viterbese, e che dovrebbe derivare da una forma ipocoristica del nome latino Lucatius, ricordiamo con questo nome il console romano Lucatius Catulus che nel 241 a. C. combattè la battaglia delle isole Egadi contro Cartagine.

LUCATO

Lucato è tipicamente veneto, di Piombino Dese, Correzzola e Loreggia nel padovano, di Montorso Vicentino, Cornedo Vicentino e Valdagno nel vicentino e di Morgano, Resana, Castelfranco Veneto e Castello di Godego nel trevisano,  si dovrebbe trattare di una caratteristica forma patronimica tipicamente veneta, dove il suffisso -ato sta per il figlio di, riferito a capostipiti i cui padri si fossero chiamati Luca.

LUCCA
LUCCHETTA
LUCCHETTI
LUCCHI
LUCCHINI

Lucca sembrerebbe avere più nuclei, uno nel casertano, uno nel milanese, varesotto e comasco ed altri nel Veneto, Lucchetta ha un ceppo principale veneto tra trevisano e veneziano, con ceppi secondari, sempre di origine veneta, anche nel latinense, presenta anche un ceppo originario a Montalto Uffugo (CS) e Cosenza, Lucchetti potrebbe essere dell'Italia centrale, Lucchi è tipico dell'Emilia e Romagna, ma presenta un ceppo anche tra trentino e veronese,  Lucchini dovrebbe essere invece del lombardo-veneto. L'origine di questi cognomi è diversificata, ma riconducibile a due fonti principali, che sono variazioni del nome Luca e modificazioni derivanti dal toponimo Lucca.

LUCCETTI
LUCETTI

Luccetti, assolutamente rarissimo, è specifico di Massa, Lucetti, non molto raro, è specifico della zona tra carrarese e livornese, di Carrara in particolare, di Livorno e di Massa, dovrebbero derivare da forme ipocoristiche del nome Luca.

LUCCHESE
LUCCHESI
LUCHESSI

Sia Lucchese che Lucchesi sono presenti a macchia di leopardo in tutt'Italia, ma Lucchesi è più propriamente toscano, dove è presente anche la forma alterata Luchessi.
integrazioni fornite da Stefano Ferrazzi
L'origine di questi cognomi va ricercata o nel nome medievale
Lucchese o direttamente nell'etnico della città di Lucca, in Toscana; nel caso dei ceppi siciliani, tuttavia, è anche probabile una connessione con la città di Lucca Sicula, in provincia di Agrigento (fino al 1863, infatti, questa città era chiamata semplicemente Lucca). Dal punto di vista storico, comunque, tracce del nome Lucchese si trovano a Siena nel corso del '200, con personaggi come Lucchese di Bencivenne, Lucchese d'Ugolino, Lucchese di Peruscino, Lucchese di Gianni da Ovile, etc. Per quanto riguarda i cognomi in questione, dunque, si tratta delle cognominizzazioni o dei nomi personali dei capostipiti o di soprannomi etnici ad essi attribuiti.

LUCCI
LUCCIO

Lucci è diffuso in tutto il centro ed in provincia di Caserta, potrebbe avere un ceppo secondario in provincia di Milano, Luccio, molto più raro, sembrerebbe specifico del napoletano, di Torre del Greco, la derivazione è dubbia, in quanto potrebbero derivare da soprannomi legati ad episodi riguardanti dei pesci, cosa non molto probabile, o derivare da alterazioni dialettali del nomen latino Lucius.
integrazioni suggerite da Andrea Manni
Oltre al già menzionato praenomen latino
Lucius, secondo altra ipotesi il cognome Lucci potrebbe derivare dal nome latino Luccius (forma arcaica: Lucceius), attestato in età imperiale come cognome. Molti linguisti considerano infatti Lucius e Luccius due nomi distinti e separati (A. E. Castellani Saggi di linguistica e filologia italiana e romanza 1946-1976, 1980 p. 97). Questa ipotesi potrebbe riguardare soprattutto i ceppi del centro-sud; la presenza del cognome Luccius (Lucceius) in epoca romana è infatti attestata (M. R. Torelli, Benevento romana, 2002 p. 396) in Campania (Pompei, Capua, Pozzuoli, Cuma, Benevento), a Sulmona (Abruzzo), a Lucera (Puglia), mentre testimonianze di una gens Luccia sono state ritrovate anche ad Ascoli (Marche), nei pressi di Orte e a Cassino (Lazio). Come terza ipotesi, oltre ai nomi latini Lucius e Luccius, il cognome Lucci potrebbe anche derivare da Luccio in quanto aferesi dei vezzeggiativi Bertoluccio, Bartaluccio, Paoluccio, Belluccio, Carluccio, Nicoluccio. Vezzeggiativi che hanno dato vita a forme cognominali come Bertolucci, Bartalucci, Paolucci, Bellucci, Carlucci, Nicolucci etc... Non si può escludere l'ipotesi che il cognome Lucci possa anche derivare da alcuni toponimi presenti nell'Italia centrale tra la Toscana, le Marche, l'Umbria e il Lazio (considerando che in alcuni casi potrebbe essere vero il contrario, il toponimo derivato dal cognome): Monte Luccio ai confini tra la provincia di Arezzo e quella di Pesaro-Urbino,  Montelucci (Pergine valdarno, Arezzo), Luccimburgo (antico nome di Lucemburgo nel comune di Sestino, Arezzo), Lucciano (Quarrata, Pistoia), Lucciana (Casole d`Elsa, Siena), Villa Lucci frazione di Leonessa (Rieti) ai confini con la provincia di Perugia, Lucciano (Pieve Torina, Macerata). Tutte queste ipotesi giustificano la diffusione del cognome Lucci nella penisola, presente nell'Italia settentrionale con ceppi nel milanese e nel torinese, nell'Italia centrale con ceppi in Toscana, in Umbria, nelle Marche e il grande ceppo laziale, e nell'Italia centro-meridionale con il ceppo abruzzese e quello della Campania settentrionale. Esempi storici di questa cognominizzazione sono il pittore fiorentino Filippo Lucci attivò nel 1780 a Firenze e autore dei ritratti del granduca Pietro Leopoldo e della moglie Maria Luisa d'Asburgo Lorena, conservati nella Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti. Altri esempi storici sono il beato Antonio Lucci (1682-1752) nato ad Agnone (Isernia) e vescovo di Bovino appartenente all'Ordine dei Frati Minori Conventuali, e il nobile di Cortona (Arezzo) Niccolò Lucci canonico della Collegiata di San Eustachio a Roma al quale è dedicata la parte seconda dell'opera del fiorentino Giovan Battista Clemente Nelli (1725-1793) intitolata "Vita di Galileo Galilei" pubblicata a Losanna nel 1793.

LUCCINI

Luccini ha un piccolo ceppo lombardo nel cremonese a Cremona e Castelleone, ed un ceppo tra spezzino e massese, a Licciana Nardi nel massese in particolare, un'ipotesi ne propone un'origine francese dal borgo medioevale di Luccinus, l'attuale Lucenay nei pressi di Lione, ma la cosa più probabile è che possa trattarsi di una derivazione da una forma ipocoristica del nome tardo medioevale Lucinus, di cui abbiamo un esempio d'uso negli atti di un processo criminale del 1630 svoltosi a Milano contro un supposto untore: ".. Et cum coram dicto D. Præside, et Fis. Torniello fuisset ductus dictus Lucinus, negavit ipse Lucinus suo iuramento noscere dictum Plateam, qui Platea dixit, conosco ben io voi, perche sete quello, che mi pagasti li danari à conto del Sig. Gerolamo Turcone, e per segno l'habitatione vostra è quasi per contro alla casa di detto Turcone, e per segno ancora fui condotto à casa vostra dal giovine del Turcone, e là mi pagasti il danaro, che hò deposto nel mio essame. ..".

LUCCITTI
LUCITI
LUCITO
LUCITTI

Luccitti ha un ceppo nell'aquilano a Celano ed Avezzano, ed a Roma e Mentana nel romano, Luciti e Lucitti, praticamente unici, dovrebbero essere forme alterate del precedente, così come il quasi unico Lucito, potrebbero derivare dal nome del paese molisano di Lucito, come potrebbe trattarsi di una forma ipocoristica dialettale del nome latino Lucius.

LUCCO

Lucco ha un ceppo a Torino ed uno a Napoli, si dovrebbe trattare dell'italianizzazione del cognome provenzale Lucq, a sua volta originato dal termine latino lucus (bosco sacro), forse ad indicare che il capostipite abitasse in prossimità di un querceto.

LUCENTE
LUCENTI

Lucente è tipico del centrosud peninsulare, Lucenti ha vari ceppi, nel reggiano, nel pesarese, nel teramano, nel romano, nel napoletano e nel ragusano e siracusano, dovrebbero derivare dai nomi medioevali Lucens e Lucente, di cui abbiamo un esempio in una lapide sepolcrale del 1487 ad Isernia: "Pascasius Garlon alifarum Comes insigni Incliti Ferdinandi Regis Consiliarius, Maiordomusque, ac primis Guardaroba, sibi, adhuc superstiti, ac Lucente coniugi pudiciss. Ac. Dulciss. Natis pie ac religiose condidit. An. Sal. 1487 Kal. Apr", ma è pure possibile una derivazione da nomi di località, come ad esempio Lucente di Caprarica (LE), citata in documenti del 1700 o Lucente nel modenese.

LUCERA
LUCERI
LUCERINI
LUCERO
LUCIARINI

Lucera ha un ceppo a Biccari e Foggia nel foggiano, con presenze non secondarie anche a Bari, ed un ceppo anche a Palermo ed Agrigento, Luceri, tipico del Salento, è molto diffuso nel leccese, in particolare a Galatina, ma anche a martano, Lecce e San Donato di Lecce, Lucerini, estremamente raro, sembrerebbe abruzzese, Lucero è quasi unico, Luciarini, quasi unico è laziale, dovrebbero derivare, direttamente o tramite forme etniche, dal toponimo Lucera nel foggiano, ma non si può escludere una derivazione, direttamente o tramite ipocoristici, dal nomen latino Lucerius, "Lucerius dictus est Iuppiter, a luce, quam hominibus praestare putabatur, ut Iuno Luceria.", di origini etrusche il nome potrebbe riferirsi all'antica tribù osca dei Luceres o anche riferirsi a Lucerius il padre degli dei etruschi, lo Juppiter latino (Giove), ricordiamo anche la Gens Luceria, così leggiamo nel Liber de civitatis Florentiae famosis civibus di Filippo Villani: "De Lucerio Romano Florentinorum Duce.  Primus ex nostris qui post conditam civitatem auspiciis bonis spem fecerint urbem nostram aliquando in locum illustris civitatis per rem bellicam evasuram, Lucerius fuit, qui, ut refert in suis chronicis loannes patruus meus, vir fuit genere nobilis, natione Romanus, natura acer et bellicosus, quique manu, consilioque militaria facinora egregia plura perfecerit. Is conditae Florentiae per Caesarem factus civis, eoque potens, tempore quo idem Caesar, Magnusque Pompeius bellis civilis saeviebant, Caesarianis adhaesit partibus...".

LUCESOLE
LUCESOLI

Lucesole è caratteristico di Ancona, Lucesoli, decisamente più diffuso, è anch'esso tipicamente marchigiano, di Ancona, Camerano ed Osimo nell'anconetano, dovrebbero derivare dal nome rinascimentale Lucesole, attribuito ad un figlio considerato per la famiglia come la luce del sole, quindi bellissimo ed indispensabile, troviamo tracce di queste cognominizzazioni a Gualdo Tadino nel perugino fin dalla fine del 1500, quando li troviamo come castellani del Castello di San Pellegrino, una frazione di Gualdo Tadino.

LUCETTO
LUCIETTA
LUCIETTI
LUCIETTO

Lucetto, estremamente raro è dell'area vicentino, padovana, dovrebbe trattarsi di un errore di trascrizione del cognome Lucietto, Lucietta, praticamente unico è probabilmente dovuto ad errate trascrizioni di uno dei cognomi successivi, Lucietti, molto raro, ha un piccolo ceppo tra trevisano e bellunese, in particolare a Riese Pio X nel trevisano, Lucietto è caratteristico del padovano, di Galliera Veneta e Piazzola sul Brenta, tutti questi cognomi dovrebbero derivare da una forma ipocoristica del nomen latino Lucius, o dal nome della Gens Lucia.

LUCHI
LUCHIN
LUCHINI
LUCHINO

Luchi è decisamente toscano, di Firenze, Siena e Monsummano Terme nel pistoiese, Luchin ha un ceppo a Mezzocorona in Trentino ed uno a Badia Polesine nel rovigoto, Luchini ha vari ceppi, uno molto piccolo nel basso trentino, uno friulano a San Giorgio della Richinvelda nel pordenonese, uno nell'area toscana, perugino marchigiana, con massima concentrazione a Massarosa, Camaiore e Capannori nel lucchese, a Firenze ed a Cortona nell'aretino, ed uno a Roma, Luchino, abbastanza raro, è specifico di San Mauro Torinese e Torino, dovrebbero derivare direttamente o tramite ipocoristici , anche dialettali, dal nome Luca.
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il cognome Luchi è tipicamente toscano, e ha un ceppo principale tra Siena, Firenze, Prato, Pistoia e Lucca; un ceppo secondario si registra anche in Trentino, dove è presente anche la forma Lucchi (diffusa anche in Emilia Romagna e nel veronese). Luchi potrebbe derivare dal nome personale
Luca (Lucas, Lucae o Luce) molto diffuso dall’epoca alto medievale in Toscana, o potrebbe derivare dal nome latino della città di Lucca (Lucas, Lucae). Il cognome Luchi viene nominato da Giorgio Vasari nel suo “Vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani” a proposito dell’architetto e scultore fiorentino Luca Fancelli, nato a Settignano nel 1430 circa, che si trasferì a Mantova verso la seconda metà del XV secolo per collaborare con il celebre Leon Battista Alberti: “E in quelli di Mantoa un Luca fiorentino, che abitando poi sempre in quella città e morendovi lasciò il nome, secondo il Filareto, alla famiglia de\' Luchi, che vi è ancor oggi”.

LUCE

Luce ha un piccolo ceppo veneziano, uno nella zona che comprende l'aquilano, il reatino ed il romano, uno nel napoletano ed avellinese ed uno pugliese nel foggiano, barese soprattutto e tarentino, dovrebbe trattarsi di una forma patronimica dove Luce sarebbe una forma medioevale latina del genitivo del nome Luca, uso riscontrabile in questo scritto del 1279: "...bone memorie dominus frater Latinus natione romanus, cardinalis et sedis apostolice legatus, fundavit ecclesiam Sancte Marie Novelle M°cc° septuagesimo ix° in festo sancti Luce...", non si può escludere la possibilità che possa anche trattarsi di un matronimico riferito a capostipiti le cui madri si fossero chiamate Luce, una forma arcaica del nome Lucia.

LUCERTI
LUCERTINI
LUCERTO

Lucerti, quasi unico, è del centro Italia, Lucertini ha un ceppo marchigiano, a Fano, Mondolfo e Pesaro nel pesarese ed a Senigallia nell'anconetano, presenze nell'area tra Toscana orientale ed Umbria ed un ceppo a Roma, Lucerto è praticamente unico, dovrebbero derivare, anche tramite un ipocoristico, dal nome medioevale latino Lucertus, un alterato medioevale del nomen latino Lucretius.

LUCI
LUCIO

Luci sembra avere molti ceppi in giro per l'Italia, dal reggino e cosentino, all'alto Lazio, al perugino, alla Toscana, alla provincia di Imperia, Lucio è assolutamente rarissimo, derivano dal praenomen latino Lucius di cui abbiamo un esempio in Vita Tiberi di Svetonio: "...Cum praenominibus cognominibusque uariis distingueretur, Luci praenomen consensu repudiauit...".
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il cognome Luci potrebbe derivare anche dal nome
Luca (Lucas, Lucae) oltre che da Lucio (vedi Lucii). Il cognome di una nobile famiglia Luci di Colle Val d'Elsa, con rami a Firenze e Siena, viene fatto discendere da Luca figlio di Berto vissuto nel 1300 e riportato anticamente sia come Luchi (vedi Luchi), Lucii e Luci. A questa famiglia appartenne Emilio Luci nato a Colle Val d'Elsa nel 1546, governatore di Siena e podestà di Orvieto. Altri esempi del cognome Luci sono Lodovico di Mondino de' Luci vissuto nel 1300 a Lucca, il giudice Zaccaria de' Luci vissuto nel 1300 a Ferrara. In Toscana il cognome Luci (oggi più tipico del fiorentino, pisano e livornese) potrebbe derivare anche da un toponimo riconducibile a un fondatore di nome Lucius più il suffisso -anus che indica possesso: Luciana di Fauglia (Pisa), Luciana di Vernio (Prato), Luciana di San Casciano (Firenze), Lucciano di Poppi (Arezzo), Castello dei Luci (Pistoia). Inoltre, in Etruria meridionale, tra la bassa Toscana, l'alto Lazio e l'Umbria occidentale, Luvci (etrusco: Luvci, latino: Lucius, umbro: Vuvçis, osco: Luvkis) è attestato sin dal V sec. a.C. come gentilizio etrusco maschile e femminile, in particolare a Tarquinia e Volsinii. Lucius fu anche un praenomen diffuso nel mondo latino. Per il ceppo reggino e cosentino esistono altre ipotesi; la derivazione indiretta dal cognome de Luci (o Lucij) di una famiglia baronale normanna originaria di Lucé in Normandia (Lucé da Lucius) arrivata nell'XI sec. nel sud Italia con Gosbertus de Luci, sposato a una figlia di Ruggero I d'Altavilla, che ebbe in feudo Luzzi nel cosentino a cui dette il nome: Lucius>Lutius>Luzzi. I normanni de Luci sbarcati dopo il 1064 in Inghilterra furono artefici della diffusione di cognomi esistenti ancora oggi nel mondo anglo-sassone: Lucy, Luce, Lucey. Secondo altra ipotesi nel reggino e nel cosentino sarebbe l'italianizzazione di cognomi grechi o arbëreshë (arvaniti) arrivati in Calabria dalla fine del XV secolo: Loukis, Lushi, Lluçi. D'altra parte Lluçi in catalano è Lucio, in Germania e Olanda esiste il cognome Lucius (forma antica Luci) e Lučić deriva dai nomi latini Lucas e Lucius. Esempi del cognome Lucio (presente a Venezia, Piemonte, Napoli, e riscontrabile anche in Spagna come cognome) sono Giovanni Lucio (1604-1679) storico dalmata nato nella Repubblica di Venezia, Francesco Lucio (1628-1658) compositore veneziano.

LUCIA

Lucia è tipicamente meridionale, con ceppi anche nel Lazio, potrebbe trattarsi di una forma matronimica, ma è pure possibile una derivazione dai vari toponimi o dedicati a Santa Lucia o comunque contenenti il nome Lucia, come ad esempio Motta San Lucia (CZ), o i vari Santa Lucia estremamente diffusi soprattutto al sud.

LUCIAN
LUCIANETTI
LUCIANI
LUCIANINI
LUCIANO

Lucian, quasi unico, ha qualche presenza nel Veneto ed in Trentino, Lucianetti ha un piccolo ceppo nel ternano, presenze nell'anconetano e nel romano ed un piccolo ceppo nel pescarese, Luciani è diffuso in tutto il centro nord, Lucianini è rarissimo con due sole aree di minima presenza e sono Trapani e il milanese, Luciano ha un nucleo principale in Campania, con ceppi anche in Puglia, in Sicilia e nel sassarese, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal cognomen latino Lucianus che troviamo citato in questo testo del 445 d. C. : "...Lucianus presbyter vir sanctus, cui revelavit, Deus his consulibus, locum sepulcri et reliquiarum corporis sancti Stephani primi martyris, scripsit ipsam revelationem in Graeco sermone ad omnium Ecclesiarum personas. ...",  è anche possibile una derivazione dal praenomen latino Lucius o da antichi nomi di località, come ad esempio ne troviamo nel Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale in un atto del 1174: "...Albizo de Luciano et Petrus de Luciano et Iohannes frater eius in veritate manifestaverunt sub debito sacramenti quod pro estensione terrarum fecerunt...".

LUCIANAZ

Lucianaz è tipicamente valdostano, di Charvensod in particolare, il suffisso -az sta ad indicare l'origine non francofona del cognome, era consuetudine degli ufficiali di scrittura e dei magistrati curiali, aggiungere una terminazione in -az ai cognomi italiani, per sottolineare il fatto che l'accento non dovesse essere collocato in fondo alla francese, ma su di un'altra vocale, questo cognome dobvrebbe quindi derivare da capostipiti di nome Luciano.

LUCIARDI

Luciardi, molto raro, è tipico dello spezzino, di Riccò del Golfo di Spezia e di La Spezia, dovrebbe derivare da una forma dialettale del nome medioevale Luxiardus (vedi LUSARDI).

LUCIBELLI
LUCIBELLO

Lucibelli, assolutamente rarissimo, dovrebbe essere una forma alterata del cognome Lucibello, che ha un ceppo in Campania nel salernitano, ad Amalfi, Ravello, Salerno, Positano, Scala e Pollica, presenze in Calabria ed un piccolo ceppo in Sicilia, ad Acireale nel catanese, dovrebbero derivare da una delle molte varianti di Lucifero, il nome medioevale Lucibello, nome attribuito anche al demonio citato nel processo del 1428 a Benevento contro la strega Matteuccia di Francesco abitante a Ripabianca presso Deruta.

LUCIDI
LUCIDO

Lucidi è tipico della fascia centrale che comprende le Marche centromeridionali, l'Umbria e l'alto Lazio, Lucido è specifico della Sicilia occidentale, derivano dal nome medioevale Lucidus ricordiamo Sanctus Lucidus nato ad Aquara (SA) nell'anno 960.

LUCIDONE
LUCIDONI

Lucidone, praticamente unico, dovrebbe essere dovuto ad un'errata trascrizione di Lucidoni, che è specifico di Teramo e di Torricella Sicura nel teramano, e che dovrebbe derivare da una forma accrescitiva del nome medioevale Lucidus (vedi LUCIDI).

LUCIELLI
LUCIELLO
LUCIELO

Lucielli, quasi unico, sembrerebbe piemontese, Luciello e Lucielo sono ormai scomparsi in Italia e sembrerebbero originari del meridione, dovrebbero derivare da forme ipocoristiche, anche dialettali, del nome Lucius, ma è pure possibile possa trattarsi di forme contratte originatesi dal nome medioevale Lucibello (vedi LUCIBELLI ).

LUCIFERO
LUCIFORA
LUCIFORO

Lucifero ha un ceppo a Roma, uno nel catanzarese ed uno in Sicilia nel messinesae, a Sant'Angelo di Brolo e Piraino, Lucifora è tipicamente siciliano, del ragusano in particolare, di Modica, Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Vittoria e Giarratana, del catanese ad Adrano e Caltagirone ed a Pachino e Siracusa nel siracusano, Luciforo è praticamente unico, tutti questi cognomi dovrebbero derivare dal nome greco composto dai termini λύχνος lycnos (luce, lampada) e φορεύς foreys (colui che porta), con il significato di colui che porta la luce, l'illuminato.

LUCIFREDI

Assolutamente rarissimo Lucifredi, che dovrebbe essere originario della provincia di Savona, è una derivazione da una forma arcaica del nome di origine germanica Loffredo.
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il cognome Lucifredi potrebbe derivare dal nome personale
Lucifrido, un ibrido latino-longobardo, composto dal nome latino Lucius (da lux, lucis) che significa “luminoso” più il nome germanico Fridu (in latino Fridus, anche Fredus) che significa “Pace”. Il nome personale Lucifrido è attestato a Siena nel 730, a Lucca nel 737 e nel 772 (Cfr. Nicoletta Francovich Onesti, L\'incontro fra le culture latina e germanica nell\'Italia longobarda alla luce dell\'antroponimia, in D. Hägermann, W. Haubrichs, J. Jarnut (a cura di), Akkulturation. Probleme einer germanisch-romanischen Kultursynthese, Berlin/New York, Walter de Gruyter , 2004, p. 207)

LUCIGNANI
LUCIGNANO

Lucignani in Toscana ha un ceppo a Coreglia Antelminelli (LU) dove dovrebbe derivare dal toponimo locale Lucignana, ed uno a Monte Argentario (GR), che potrebbe derivare dal toponimo Lucignano (SI), ha un ceppo a Roma ed a Civitavecchia (RM), a Roma c'è anche un ceppo di Lucignano che è presente in misura molto significativa anche nel napoletano a Pozzuoli, Napoli, Bacoli e Giugliano in Campania, tutti questi ceppi dovrebbero derivare dal nome latino Lucinianus di cui abbiamo un esempio in questa lettera di Sant'Agostino dell'anno 388: "...Credo qui nesciunt quid ames, quid concupiscas. Nullusne tibi est amicorum, qui eis amores referat tuos ? nec Romanianus, nec Lucinianus ? Me certe audiant....".

LUCII

Lucii è tipicamente toscano, di Poggibonsi e San Gimignano nel senese e di Certaldo e Gambassi Terme nel fiorentino.
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il cognome Lucii è diffuso solo in Toscana, tipico del senese e del fiorentino tra Poggibonsi, San Gimignano e Certaldo. Ceppi secondari si trovano in provincia di Lucca, Pisa e Massa Carrara. Il cognome Lucii potrebbe derivare dal nome personale
Lucio (in latino Lucius, Lucii), di cui conserva ancora la doppia -i- del genitivo latino. Il cognome in passato si trovava anche nella forma Lucij, in molti casi la -i- lunga è caduta dando origine alla forma cognominale Luci che ha vari ceppi in Toscana (vedi Luci). Un Fulgenzio Lucii fu consigliere di stato di Ranuccio Farnese (1569-1622), duca di Parma e Piacenza. L\'abate toscano Lorenzo Lucii fu membro della settecentesca Accademia degli Apatisti, accademia letteraria che aveva sede nello Studio Fiorentino. Altro esempio di questa cognominizzazione si ha con Girolamo Magni, pievano di Popiglio (Pistoia) nato nel 1531 che nel suo «libro dei ricordi» (1555-1595) si presenta come « Girolamo (figlio) di maestro Salimbeno di Gerolamo di Lorenzo Magni Vannini Lucii, il quale (con tutti questi cognomi) rappresenta il ramo più antico dei Magni di Popiglio » (Cfr. Wim Janse, Barbara Pitkin, The Formation of Clerical and Confessional Identities in Early Modern Europe, Boston: Brill, 2006, p. 375. Cfr Franca Falletti, Il diario del Pievano Girolamo Magni. Vita, devozione e arte sulla montagna pistoiese nel Cinquecento, Pisa, 1999, pp. 89-90 ).

LUCILLA
LUCILLI
LUCILLO

Lucilla, quasi unico, sembrerebbe marchigiano, Lucilli, leggermente meno raro, è dell'Italia settentrionale, Lucillo, quasi unico sembrerebbe del salernitano, dovrebbero derivare dal praenomen latino Lucillus, Lucilla, forme ipocoristiche latine dei nomi Lucius, Lucia, dell'uso di quell'ipocoristico troviamo vari esempi tra l'altro anche nelle epistole di Seneca e di Symmachus: "..Taceat prodiga laudis vetustas, quae Apellem, Zeuxim, vel horum similes, ut quemque aetas tulit, voluminum honore dignata est. Mihi erga Lucilli praedicationem sermo parcior, fides major est. Quid enim juvat indulgere verbis, cum rem liceat experiri? Sit igitur de hoc tua existimatio, qui bonarum artium spectator semper fuisti. Ego Lucillum modestiae merae atque honestatis astipulor. Videturne tibi dignus esse, quem diligas, cujus gravitas sponsore me nititur, ars et eruditio te ipsum judicem meretur? Vale..".

LUCIN

Lucin è tipicamente trentino, di Trento soprattutto e di Lavis, dovrebbe derivare dal nome di un paese tedesco citato in questo testo del 1284: "..Nos Elena dei gratia Relicta Theoderici Marchionis de Landesberc, Nosque eadem gratia Katherina Relicta Friderici quondam Misnensis orientalis et de Landesberc Marchionis bone niemorie recognoscimus tenore presentium protestantes, quod hominum et fidelium nostrorum mediante consilio cum venerabili domino Heinrico Merseburgensi Episcopo tractavimus, quod idem dominus Episcopus suo et Ecclesie sue nomine Civitatem Lypzk cum districtibus judiciorum quatuor sedium judicialium videlicet sedis ante Civitatem Lypzk super fossato, quod steingrube dicitur, sedis in Rotowe, sedis in Ranstete, sedisque in Lucin et bonis solutis in Lypzk et in predictis districtibiis sitis,..", probabilmente il luogo d'origine del capostipite.  (vedi anche LUCINI)

LUCINI

L'area originaria è compresa tra Cremona e Lodi, il milanese, il comasco ed il varesotto, dovrebbe derivare dal nome medioevale italiano Lucino.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Lucini è un cognome lombardo. Viene dal toponimo Lucino (CO) =
piccolo bosco, dal latino 'lucus' = bosco sacro.

LUCIOLI

Lucìoli ha un ceppo nell'aretino e nei vicini fiorentino, senese e perugino, con un piccolissimo ceppo nell'anconetano ed uno nel romano, dovrebbe derivare dall'ipocoristico latino Lucìolus, derivato dal praenomen Lucius.

LUCIONE
LUCIONI

Lucione è quasi unico, Lucioni ha un ceppo lombardo nel varesotto a Castiglione Olona e Varese, a Mozzate nel comasco ed a Milano, ha inoltre un piccolissimo ceppo nell'anconetano ed uno a Terni e nel ternano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Lucione, Lucionis di cui abbiamo un esempio d'uso in un Breve guadie a San Sepolcro di Ternate nel varesotto, nell'anno 1104, dove come testimone compare: "..Signum ++ manuum Lucionis et Adammi, qui hunc brevem ut supra fieri rogaverunt...".
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il cognome Lucioni ha un ceppo principale in Lombardia, tra Milano e Varese; ceppi secondari si trovano in Val d’Aosta, Piemonte, Marche, Umbria e Toscana (Cfr. Worldnames). Fuori dall’Italia, un ceppo significativo si trova anche in Corsica, dove sono tuttora molto diffusi cognomi di origine italiana, e in particolare di origine "toscana". Come ipotesi etimologica, il cognome Lucioni potrebbe derivare dal nome personale
Lucione, variante di Lucio (Lucius). Il nome personale Lucione è attestato in Lombardia attorno al 750 (VIII secolo d.C) durante il regno longobardo in una sentenza in cui un giudice "delegato" deve stabilire se tale Lucione sia uomo libero o servo di Totone Campilionese: « Et quia jussis intitis novis per indigandum de LUCIUNE ut iniquireremus de livertatem eius et de violentia que ei TOTO DE CAMPELLIUNI faceret (…) » (Codice diplomatico longobardo dal DLXVIII al DCCLXXIV, con note storiche, osservazioni e dissertazioni di Carlo Troya, tomo 4, Napoli: Stamperia Reale, 1854, p. 354). Esempi di questa cognominizzazione si hanno con Brandale Lucioni (conosciuto anche come Branda de’ Lucioni), maggiore dell’esercito austriaco nato in Boemia nel 1740 da una famiglia lombarda originaria di Abbiate Guazzone, frazione del comune di Tradate (Varese). Altro personaggio storico è stato il patriota còrso Giuseppe Lucioni che nell’aprile del 1792 è compagno d’armi del giovane tenente colonnello Napoleone Buonaparte nel 2° Battaglione dei volontari còrsi, il Battaglione d’Ajaccio e Tallano (Arthur Chuquet, La jeunesse de Napoléon, Parigi: Armand Colin et Cie, 1897-1899, p. 347).

LUCIOTTI
LUCIOTTO

Luciotti, estremamente raro, è presente in modo sporadico, ma significativo, in Abruzzo, Luciotto sembrerebbe specifico di Palermo, dovrebbero derivare da forme ipocoristiche riferite al praenomen latino Lucius, probabilmente portato dai capostipiti.

LUCIS

Lucis, abbastanza raro, è tipico dell'udinese, potrebbe trattarsi di un'alterazione del nome sloveno Lukas.
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il cognome Lucis, diffuso in Friuli nella provincia di Udine, potrebbe derivare dal cognome sloveno e croato
Lučić.  Sia a nord che a sud del Danubio sono diffusi infatti Lučić, Lucich, Luchic, Lukic, patronimici del nome Luka che deriva dal nome latino Lucas in stretta relazione con il latino Lucius e il greco Loukas. Secondo altre ipotesi Lučić potrebbe essere anche matronimico di Lucija, dal nome latino Lúcia. Non si può escludere tuttavia per il cognome Lucis un'origine dialettale da una forma locale friulana.

LUCISANI
LUCISANO

Lucisani, quasi unico, è del reggino, Lucisano è tipicamente calabrese, di Catanzaro e di Villa San Giovanni, Africo, Santo Stefano in Aspromonte e Delianuova nel reggino, potrebbe derivare da un nome prediale o da un cognomen servile Lucisanus riferito ad un liberto di un Lucisius, nome di cui abbiamo esempio in una lapide a Genova: "...SCEPTRA TULI GALYOT CUM MEUS NON VIVERET HERES // PRO CONSANGUINEO LUCA ET TERDONA GERARDO // PAREBANT FRATÎ: SATUS HINC LUCISIUS INDE EST // CAROCIUS GENITOR IACOBI QUI HANC EXTULIT EDEM // QUINTA VIRI EXPECTAT FASTIGIA POSTUMA POMPAM ".
integrazioni fornite da Franco Lucisano
la spiegazione più probabile a mio modesto parere la fornisce lo studioso Giuseppe Pensabene nel suo "Cognomi e toponimi in Calabria: nuove chiavi di lettura con grammatica per i passaggi dalle lingue classiche a quelle romanze" (pag. 81 e seguenti, 1987). Secondo Pensabene Lucisano sarebbe un cognome etnico che indica la provenienza dal comune di Sant'Alessio, a pochi chilometri da Reggio Calabria (Sant'Alessio in Aspromonte), attraverso questo iter linguistico:
Sant'Alessio> Alescio> Alescitano> Lescitano> Lucisano (Lucisano = "abitante di Sant'Alessio"). Secondo Pensabene, la 'a' iniziale sarebbe caduta in quanto non coperta da protesi, 'le' è diventato 'lu' per apofonia, la metatesi ha portato ha portato da 's' a 't' e infine c'è il classico suffisso locativo latino in ano (anus). Anche le mie ricerche genealogiche confermano la provenienza originaria dei Lucisano da Sant'Alessio in Aspromonte (RC), dove ancora oggi sopravvive un nutrito numero di Lucisano. Numerosi nuclei di Lucisano si sono radicati nel corso dei secoli in altre località limitrofe del reggino, incluso il capoluogo Reggio Calabria.

LUCONE
LUCONI

Lucone è praticamente unico, Luconi è ben distribuito in Toscana, a Parato, Cortona, Castiglion Fiorentino ed Arezzo nell'aretino, a Pistoia e Firenze, nelle Marche ad Ancona, Jesi, Chiaravalle, Osimo, Falconara Marittima, Castelbellino e Maiolati Spontini nell'anconetano ed a Tolentino nel maceratese, in Umbria a Spoleto nel perugino, ed a Roma, dovrebbero derivare dal nome personale latino Luconius, di cui abbiamo tracce in una lapide funeraria: "Caius Luconius eques cohortis I Flaviae Cilicum equitatae turma Scaevae hic situs est. Sit tibi terra levis".
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il cognome Luconi è diffuso principalmente nelle Marche (Ancona, Macerata) e in Toscana (Firenze, Pistoia, Arezzo). Ceppi più piccoli sono presenti nel Lazio e in Umbria. A bassa frequenza è diffuso anche in Liguria, Emilia Romagna e Lombardia. Il cognome Luconi potrebbe derivare dal nome
Lucone, forma ipocoristica di Luca (in latino Lucas a sua volta dal greco Loukas). Si può anche ipotizzare che il cognome Luconi possa derivare da qualche toponimo locale che richiami il nome Lucone, toponimi derivati dalla parola latina lucus che vuol dire "bosco sacro".

LUCS
LUKS
LUX

Luchs e Luks sono praticamente unici, Lux è un cognome rarissimo, che sembrerebbe caratteristico dell'area tra Piemonte nordorientale e Lombardia nordoccidentale, si possono formulare due ipotesi, una dal nome francese Lukas come forma dialettale contratta ed una dal soprannome e nome tedesco Luchs (lince, con il significato anche di furbo e scaltro, estremamente improbabile una derivazione dal latino lux (luce).

LUCULLI

Luculli, assolutamente mlto raro, ha un piccolo ceppo a Tuoro sul Trasimeno nel perugino, dovrebbe derivare dal cognomen latino Lucullus, ricordiamo con questo nome il generale romano Lucius Licinius Lucullus vissuto a cavallo tra il secondo ed il primo secolo avanti Cristo, che fu uomo di grande cultura ed umanità, uno stretto collaboratore di Silla, che lo nominò tutore dei suoi figli, condusse la terza guerra mitridatica dove sconfisse Mitridate, re del Ponto, e Tigrane, re d'Armenia, venne sconfitto dagli affaristi, dai politici e dai demagoghi essendo vittima di una persecuzione mascherata da processi giudiziari.

LUDOVICI
LUDOVICO
LUDOVISI

Ludovici è tipico dell'area che comprende le province di Roma, Frosinone e L'Aquila, Ludovico ha un nucleo nelle Puglie tra Bari e Taranto ed un ceppo nel Molise, Ludovisi è specifico della provincia di Roma, derivano dal nome medioevale Ludovicus o dalla sua forma arcaica Ludovisius di cui abbiamo un illustre esempio nel 1600 con il: "Presbyter Cardinalis Ludovisius nuncupatus de Sancte Romane Ecclesie Camerarius", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel 1300 a Bologna con la nobile Bartolomea Ludovisi.

LUGANO

Tipico dell'alessandrino, dell'area di Tortona e paesi dell'hinterland orientale, ha anche un ceppo, probabilmente secondario a Genova ed uno, probabilmente primario, nell'udinese, dovrebbero tutti derivare da un soprannome originato dall'abitare la famiglia  in prossimità di un lucus (bosco nel medioevo o bosco sacro nella tradizione celtica).

LUGARI
LUGARO

Lugari è specifico del modenese e reggiano, Lugaro è assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere due ceppi, nel savonese e nel palermitano. Troviamo tracce di questa cognominizzazione a Genova nel 1500 con l'architetto Rocco Lugaro, che costruisce nel 1564 palazzo Grimaldi.

LUGAS

Tipico sardo, particolarmente diffuso in provincia di Oristano a Tramatza soprattutto, potrebbe derivare dal plurale del vocabolo sardo lughe (luce, lume) e potrebbe indicare caratteristiche o consuetudini del luogo d'origine del capostipite, così come anche ad indicare il mestiere di produttore di lumi, ad olio ad esempio, svolto dal capostipite.

LUGATO

Tipico di Venezia, dovrebbe derivare dall'etnico di Lugo (VE).

LUGGESI
LUGGISI

Sia Luggesi che Luggisi sono quasi unici, tipicamente siciliani, probabilmente del catanese, dovrebbero derivare dallo stato di bambino abbandonato del capostipite (vedi La Loggia) che avrebbe quindi la caratteristica di essere dei cittadini della Loggia o, in dialetto, luggisi.

LUGHI

Lughi, abbastanza raro, sembrerebbe specifico di Cesena e del cesenate, dovrebbe derivare dal nome del paese di Lugo nel ravennate, probabile luogo d'origine del capostipite.

LUGLI
LUGLIENGO
LUGLIO

Lugli è tipico dell'area che comprende le province di Reggio Emilia, Modena, Bologna, Mantova e Ferrara, Lugliengo è assolutamente rarissimo, tipico del Piemonte occidentale, Luglio, sicuramente meridionale, ha un ceppo a Napoli e Massa di Somma (NA) ed uno a Lauria (PZ), dovrebbero tutti derivare dall'essere nato il capostipite nel mese di luglio.

LUGO

Lugo ha un ceppo nel veronese, che potrebbe derivare dal toponimo Lugo di Grezzana nel veronese o Lugo di Vicenza nel vicentino, ed uno genovese, che dovrebbe invece derivare dalla forma dialettale del nome di Lu nel Monferrato alessandrino.

LUGRINI

Estremamente raro è presente solo nel sud milanese, potrebbe derivare da un soprannome dialettale collegato con la funzione di accenditore di lumi, ceri o simili lüghèe o lügrèe (da lüghèra = scintilla).
integrazioni fornite da Aldo Piglia
Questo cognome potrebbe essere anche collegato all'attività del capostipite. Per Cletto Arrighi (Dizionario Milanese-Italiano, Milano 1896)
lugher, in un gergo triviale e furbesco, significa guardia di questura (ed i suoi figli potevano essere definiti lugherinn). Come esempio C. Arrighi cita: "Gh'è intorno di lugher" (le guardie fanno la ronda).

LUI

Lui è caratteristico del mantovano, di Gonzaga, Mantova, Suzzara, Pegognaga e Bagnolo San Vito, si dovrebbe trattare di una forma tronca del nome spagnolo Luius, o anche del nome Luigi.

LUIGI

Luigi, cognome rarissimo panitaliano, deriva dal nome italiano omonimo, probabilmente portato dal capostipite.

LUINI
LUINO

Luini è tipico di Milano e del milanese e di Varese e del varesotto in particolare, Luino, molto raro,  sembrerebbe specifico di Caramagna Piemonte (CN) e di Torino, dovrebbero entrambi derivare dal toponimo Luino (VA).
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Luini è un cognome lombardo, deriva dal toponimo Luino (VA) che viene dal dialettale '
lüina', plurale 'i lüinn' = scoscendimento.

LUIS
LUISE
LUISI
LUISINI
LUISON

Luis, molto raro, è tipico del Friuli sudorientale, Luise ha un grosso ceppo veneto concentrato soprattutto nel padovano e veneziano, ed un ceppo campano, particolarmente presente nel napoletano, Luisi ha un nucleo lucchese nella zona di Pietrasanta, Seravezza e Forte dei Marmi ed uno tra Campania e Puglia, Luisini, assolutamente rarissimo, parrebbe foggiano, Luison è tipico del trevisano, dovrebbero tutti derivare dall'aferesi del nome Aloise o Aloisi (antica forma per Luigi) anche se i ceppi meridionali possono derivare direttamente dal nome spagnolo Luis.  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo a Spoleto dove nel 1285 viene data mansione di Podestà a Guidone de' Luisini.

LUITPRANDI

Luitprandi, assolutamente rarissimo, sembrerebbe avere un piccolissimo ceppo a Pegognaga nel mantovano.
integrazioni fornite da Andrea Manni
Luitprandi è un cognome rarissimo, presente ai confini tra Emilia e Lombardia, tra Mantova, Reggio Emilia e Modena, e in Toscana in provincia di Lucca. Il cognome Luitprandi dovrebbe derivare dal nome personale germanico
Luitprando o Liutprando diffuso tra i Longobardi. Il nome germanico Luitprand (in latino: Luitprandus o Liutprandus) è composto da *leut  (popolo) e *prand/brand (spada splendente) e significa la spada del popolo. Luitprando (o Liutprando) era il nome di un celebre Re dei Longobardi che fu Re d'Italia dal 712 al 744.

LULI
LULLI
LULLO
LULY

Luli è quasi unico, Lulli ha un ceppo nel genovese, uno nell'area che comprende il fiorentino, il pratese, il pistoiese ed il pisano, ed uno a Palestrina (RM) ed a Roma, Lullo ha tre ceppi possibili, nel salernitano, nel barese ed in Emilia, Luly ha un ceppo a Roma ed uno a Crotone, dovrebbero tutti derivare dal nome Lull in uso presso i Franchi, ma è pure possibile da una forma diminutiva familiare di nomi come Paulus o Carolus.

LUMARE
LUMARI
LUMARO

Lumare è specifico di Crotone, Lumari, quasi unico, è del crotonese, Lumaro, praticamente unico, è del messinese, potrebbero derivare dall'italianizzazione del cognome slovacco Lumar o dell'equivalente greco Lumareos, ma è anche possibile, se non addirittura più probabile, una derivazione da un soprannome basato sul termine dialettale lumaru (venditore di lumi e lucerne).

LUMIA

Tipicamente siciliano, deriva da un soprannome originato dal vocabolo siciliano lumia (varietà di limone).

LUNA

Ha quasi certamente più ceppi originari, nel vicentino, nell'area tra Perugia ed Ancona e probabilmente anche al sud, dovrebbe derivare dal cognomen latino Lunaris.

LUNADEI

Lunadei ha un ceppo romano ed un piccolissimo ceppo tra riminese e pesarese, l'origine di questo cognome è incerta, l'ipotesi che possa derivare dal Luna deus caldeo è abbastanza remota, troviamo a Città di Castello nel perugino tracce di questo cognome fin dal 1700 con il medico Giovanni Battista Lunadei.

LUNALBI

Lunalbi, assolutamente rarissimo, tipico di Matera, è un cognome dato a bambini abbandonati, il significato richiama un latineggiante chiaro di luna.

LUNARDELLI
LUNARDELLO
LUNARDI
LUNARDINI
LUNARDINO
LUNARDO

Lunardelli ha un ceppo trevigiano nella zona di Oderzo e dintorni ed uno a Nodica (PI), Lunardello, assolutamente rarissimo, è del vicentino, Lunardi è molto diffuso nel Veneto, nell'alta Toscana ed in Lombardia, Lunardini ha un ceppo lucchese ed uno romagnolo, Lunardo parrebbe avere un ceppo siciliano a Enna ed uno nel Veneto, derivano tutti da modificazioni del nome Leonardo, tracce di quest'uso si hanno ad esempio in un atto del 1391 a Ferrara: "...Ancora ave da Opecino famio de messer Lunardo per orço ch'el ge vendè libre vij,..." o nel 1431 a Rimini: "...Fuorono alcune ribellioni et combustione de libri in Arimino, Pesaro, Fano, Fossombrone, et fuorono remossi de Rimini Giohanne de Lamberto e Lunardo Rovello...".
integrazioni fornite da Franco Lunardi
Lunardi è un cognome caratteristico di Foza. Tratteggiare, sia pure per sommi capi, la storia di questa famiglia di Foza è come riprendere per mano la storia di tutto il paese...  Come quella di quasi tutte le famiglie di Foza, anche quella dei Lunardi si rifà ad un capostipite di nome
Leonardo (non si deve dimenticare che nel Medioevo San Leonardo di Passiria era uno dei santi più conosciuti e venerati nei nostri paesi e il suo santuario uno dei più frequentati...). La documentazione non ci riporta direttamente al capostipite, bensì al figlio di costui; Jacobus filius Leonardi, presente il 15 giugno 1491, insieme a tanti altri capifamiglia di Foza, all'assemblea generale del comune per deliberare in materia di pascoli. Va ad onore di questa stirpe l'aver dato, oltre a qualche bravo sacerdote, anche tre notai.  fonte Signori, Franco  - FOZA, UNA COMUNITÁ, UNA STORIA - Edizione a cura del Comitato Promotore per la storia di Foza, 1991

LUNATI

Lunati è tipico dell'area che comprende il genovese, l'alessandrino e l'est della Lombardia,  dovrebbe derivare da forme dialettali riferite a toponimi come Casanova Lonati nel pavese, Lonate Ceppino o Lonate Pozzolo nel varesotto, probabili luoghi d'origine dei capostipiti.
integrazioni fornite da Giovanni Vezzelli
Lunati è cognome lombardo, piemontese e ligure da un toponimo Lunato (es. Riolunato MO). Certo dal lat. '
lunatus' per dire «in forma di luna, falcato».

LUNGAROTTI

Decisamente raro non consente di individuare un areale originario, a solo titolo di ipotesi potrebbe essere la provincia di Perugia o quella di Pesaro, potrebbe derivare dal nomen latino Longinus.

LUNGAVIA

Lungavia, quasi unico, sembrerebbe di origini siciliane, dovrebbe derivare da un nome augurale arcaico, attribuito ad un figlio cui si augurasse una lungo percorso nella strada della vita.

LUNGHI
LUNGHINI
LUNGO

Si individuano più ceppi di Lunghi, nelle province di Milano Lodi, Cremona e Pavia, nel ferrarese, nelle province di Firenze e Prato e in quelle di Roma e Frosinone, Lunghini ha un ceppo emiliano a Ferrara ed a Castel San Pietro Terme, Medicina e Bologna nel bolognese, un ceppo a Cortona nell'aretino, uno a Grosseto ed a Sinalunga nel senese, ed uno a Roma, Lungo ha ceppi nel Lazio a Latina e Santi Cosma e Damiano nel latinense ed a Mondragone nel casertano, ai confini con il latinense, dovrebbero derivare, direttamente o tramite ipocoristici, da soprannomi collegati con l'altezza del capostipite, probabilmente superiore alla media.

LUNZ

Lunz è tipico del Trentino Alto Adige, dovrebbe derivare dal nome della frazione di Lunz, vicino a Pederoa in Val Badia.

LUONI

Luoni è tipico del varesotto, di Cassano Magnago, Busto Arsizio, Gallarate e Cairate e del vicino Legnano nel milanese e Lezzeno nel comasco, potrebbe derivare da una modificazione del nome del toponimo Luino (VA), famiglia nobile di scultori del ramo occidentale del lago di Como risale almeno al 1400, un Cristoforo Luoni, tagliapietre, figura tra gli artisti che nella seconda metà del 1400 lavorò i marmi della Certosa di Pavia e nel 1483 Policleto Luoni fu tra gli scultori che lavorarono a Milano alla costruzione del Portale della facciata della Chiesa di Santa Maria Podone.

LUPARDI
LUPARDINI

Lupardi è specifico del foggiano di Apricena, Lupardini, decisamente laziale, è specifico di Rocca di Papa e Roma nel romano, dovrebbero derivare, direttamente o tramite una forma ipocoristica da una contrazione arcaica del nome Leopardo.
integrazioni fornite da Andrea Manni
Lupardi ha un ceppo principale in Puglia, in provincia di Foggia, e in bassa frequenza è presente anche in Emilia Romagna e Lombardia. Potrebbe derivare dal nome medievale “
Lupardo” (in latino “Lupardus”) che è probabile variante di Leopardo (in latino “Leopardus”), o frutto della commistione tra “Lupus” e “Pardus”.  Esempi del nome Lupardo si hanno con il pittore lucchese Lupardo di Benincasa (nato nel 1234 circa e morto nel 1258), e con la famiglia toscana « Lupardo o Leopardo di Pisa che ha dato quattro anziani al Comune di Pisa tra il 1299 ed il 1380 » (Cfr. Giovanni Battista di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti, A. Forni, 1965, Volume 2 p. 40). (vedi Leopardi).

LUPARINI
LUPERINI

Luparini, molto raro, sembrerebbe del perugino, Luperini, altrettanto raro è del pisano, derivano dal nome medioevale Luparinus, un Luparino figura fra gli ostaggi presi da Federico Barbarossa nel 1155 dopo aver raso al suolo Spoleto (PG), tracce di questa cognominizzazione le troviamo tra i personaggi arrestati e giustiziati dalla Santa Inquisizione nel giugno 1590, dove è presente un Fulvio Luparino.

LUPI
LUPINI
LUPO
LUPPI
LUPU

Lupi è molto diffuso in tutto il centro nord, Lupini parrebbe avere due ceppi, uno nel bergamasco ed uno nel perugino, Lupo è panitaliano, Luppi ha un forte nucleo originario nell'area che comprende le province di Mantova, Modena e Bologna ed un altro ceppo nel milanese e comasco, Lupu, quasi unico, sembrerebbe dell'area molisano, pugliese. Tutti questi cognomi hanno diverse origini, dal cognomen latino Lupus è la più consistente, da toponimi contenenti il termine Lupo o Lupi, come San Lupo nel beneventano, Morlupo nel romano, Montelupo presente sia nel fiorentino che nel cuneese e tanti altri, ed è pure possibile la derivazione da soprannomi legati ad incontri o fatti occasionali connessi con dei lupi.

LUPIERI

Lupieri è tipicamente friulano, di Preone, Udine, Tolmezzo ed Enemonzo nell'udinese e di Trieste e Romans d`Isonzo nel goriziano, ha un ceppo anche a Viterbo, dovrebbe derivare dall'antico mestiere di luparius italianizzato in lupiere (cacciatore di lupi), figura necessaria per proteggere greggi ed abitazioni di un luogo, il Friuli che era molto ricco di quelle bestie feroci.

LUPIS

Ha un ceppo genovese ed uno calabrese.
integrazioni fornite da Marco Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita
Antichissima famiglia originiaria della Puglia e dirmatasi in Calabria, in Sicilia e in Dalmazia In Terra di Bari, nel XII secolo, i Lupis vennero ascritti al patriziato di Giovinazzo e nel1282 vennero iscritti anche tra le famiglie nobili di Molfetta, sul registro di Re Carlo I fascicolo 1, foglio 6, qualificati "... de genere mílitum, nobili antiqussimi - dei Nobili dell'antique famiglie nobili de Giovenazzo". Già in quell'epoca, infatti, un ramo si era stabilito a Molfetta. Il Carabellese nel suo "La Puglia e il suo Comune nel secolo XV" definisce i Lupis di Giovinazzo "...tra le famiglie più doviziose e illustri di tutta la Puglia, che gareggiavano (...) nell'arringo civile ed economico del Rinascimento." (Bari, 1905, pag. XV). La genealogia di questa linea è stata ricostruita da Monsignor Filippo Roscini sulla base delle pergamene dell'archivo della Cattedrale di Giovinazzo. Tutti i documenti a corredo dell'intera genealogia pugliese, a partire dal capostipite documentato, il giudice imperiale Simeone Lupis di Giovinazzo (n. ca 1170), figlio del giudice imperiale Roberto o Eberto, figlio di Guido de'Lupis (Wido o Widone, Marchese di Soragna nel 1198), sono stati pubblicati dallo stesso don Roscini nel suo volume Bisanzio Lupis, poeta e cronista nella Puglia cinquecentesca. Giovinazzo, 1974. Del titolo di Marchese di Soragna, dato sempre sotto forma di investitura feudale di origine imperiale, sono sempre stati investiti tutti i rappresentanti maschi della famiglia, fino al 13-6-1495, quando Bonifacio de' Lupis (+ 24-1/4-2-1497), Marchese di Soragna, istituisce la primogenitura a favore del figlio Diofebo. I discendenti di Roberto (detto Eberto) Lupis,marchese di Soragna, trasferitosi in Puglia dopo la nomina a Giudice Imperiale e divenuto "capostipite dei Lupis di Puglia, Calabria e Sicilia", abbandonarono il predicato di Soragna (che continuò nel ramo del fratello Guido di Soragna), "per conservare il titolo di Marchese, cui hanno quindi diritto tutti i rappresentanti maschi delle tre linee indicate in quanto esse linee si divisero dal tronco comune prima del 13-6-1495, quando Bonifacio de' Lupis (+ 24-1/4-2-1497), Marchese di Soragna, istituì la primogenitura a favore del figlio Diofebo, limitando così la successione dei titoli ai soli maschi primogeniti". Il Giudice Imperiale Lupo o Lupone (1210-1271), figlio del giudice imperiale Simeone Lupis, a sua volta figlio del citato Roberto o Eberto Lupis di Soragna, fu Primo Ministro e consigliere dell'imperatore Federico Il di Svevia e fece parte di quella commissione di giuristi inviati dall'imperatore al pontefice Gregorio IX per difendere e sostenere le tesi imperiali, che portò alla pubblicazione del "Manifesto" del 25 aprile 1239 col quale l'Imperatore, dichiarandosi pienamente indipendente dal Papa ed appellandosi ad un concilio generale, cacciò dal Regno di Sicilia e di Puglia tutti i frati francescani e domenicani, come nemici del Regno insorti a fianco del Pontefice. Fu amico e collaboratore del dantesco Pier Delle Vigne. Nel secolo XV Pavo o Pavone Lupis venne nominato Regio Giustiziere (Viceré) in Calabria alla corte di re Alfonso I d'Aragona e Podestà di Firenze. Antonello, nel 1390, venne ascritto tra i familiari di re Ladislao. Marino de Lupis fu vescovo di Molfetta e Lattanzio nominato commendatore dell'Ordine di San Lazzaro nel 1541 e nel 1549 eletto Almirante del Mare (Grande Ammiraglio) della provincia di Bari, dal re di Spagna. Figura di rilievo nell'originario ceppo giovinazzese fu Bisanzio Lupis, storico e poeta, nato a Giovinazzo nel 1478 e morto ivi nel 1555; sposò la nobile Antonia Elefante. Scrisse le "Cronache di Giovinazzo" dalle origini ai suoi tempi, date alle stampe dal de Ninno nel 1880, e le "Rime", raccolta di composizioni poetiche che costituiscono una delle prime prove dell'editoria cinquecentesca in Puglia. La Linea di Molfetta (BA) Nel ramo trasferitosi a Molfetta (BA) si distinsero ancora Padre Domenico Lupis, priore dell'ordine dei Celestini, che fu, nel 1656, creato arcivescovo di Conza, in Campania; ricordato dal Von Ranke nella sua "Storia dei Papi" (Sansoni 1965) a pagina 832 del secondo volume, quale confidente e consigliere di Papa Urbano VIII. Ma il personaggio più noto di questo ramo fu senz'altro Antonio Lupis, figlio di Flaminio e Maria de Ceglia, nato a Molfetta il 16 febbraio 1649, morto a Bergamo nel dicembre 1701. Trasferitosi a Venezia in gioventù, fu colà scrittore estremamente prolifico. Produsse più di quaranta opere, spaziando in vari campi: dalla poesia al romanzo, dalle opere latine agli studi storici. Nella città lagunare strinse profonda amicizia con i Tiepolo e con Giovan Francesco Loredan, principe dell'Accademia degli Incogniti, della quale fece parte. Scrisse la vita dello stesso Loredan, ed una sua opera, "L'amazzone scozzese", fu ridotta in dramma dal poeta Francesco Petrobelli di Bari e rappresentata per oltre un secolo nel teatri italiani con buon successo. All'alba del secolo XVI la famiglia si diramò poi in due linee con i fratelli Paolo (nobile messinese, nato nel 1549) e Ferrante (morto nel 1595) i quali discendevano dal capostipite Simeone attraverso Lupone, Goffredo, Nicola, Lorenzo, Goffredo II, Domenico, Blasio, Luca ed Ippolito. Questi due fratelli fondarono le linee calabrese e sicula della famiglia. L'arma usata anticamente era "d'azzurro al lupo d'oro rampante, accompagnato nel canton destro del capo da una rosa di rosso". Le Linee di Dalmazia e Fiume Attorno al XIII secolo alcuni Lupis passarono dall'avita Giovinazzo all'altra sponda dell'Adriatico, fondando così il ramo Dalmata della famiglia. Esso, illustrato dai fratelli Lorenzo e Manfredi Lupis, notai imperiali di Ragusa (Dubrovnik) il 22 gennaio 1291 e da Nicola Lupis, notaio imperiale il 25 gennaio 1383, si diramò in Sebenico col notaio Giovanni Lupis, documentato dal 1510 al 1529. I Lupis Dalmati godettero nobiltà in parecchie località, tra le quali Lesina, Lissa, Parenzo, Stagno ed altre. Un giornale polacco, il "Kurier literazki naukovni", scrivendo dei Lupis di Moldavia e Valacchia, derivati da questo ramo dalmata, ricorda Maria Mogilanka Lupis, figlia del principe Basilio Lupis, che fu governatore di Moldavia negli anni 1634-1653, moglie del principe Radziwill, e ne riproduce una xilografia. Un ramo della famiglia si unì alla nobile famiglia Dojmi, con il matrimonio di donna Onofria, figlia del conte Nicolò de Lupis, nobile di Parenzo, morto il 6 febbraio 1725 col nobile Stefano Dojmi. A Lissa esiste ancora un palazzo appartenuto alla famiglia fino ai recenti mutamenti politici. Giovanni Lupis von Rammer 1813-1875Un altro ramo, "slavizzò" il cognome in "Vuk -Vukic" o "Vukassinovich" (Lupo o Lupi in illirico), come si trova ripetutamente documentato. Trasferitosi poi a Fiume nel corso del XVIII secolo, ritradusse il cognome in Lupis o Luppis, con il nobile Luca Luppis, marito della nobile Francesca Craglievich. Tale ramo fu illustrato da Giovanni Luppis o Lupis, inventore del siluro (nato a Fiume il 27 agosto 1813, morto a Milano l'11 gennaio 1875) , marito di Elisa dei baroni De Zotty, nominato perciò nobile col predicato "von Rammer" (affondatore) con diploma dato in Vienna il 1 agosto 1869 dall'Imperatore Francesco Giuseppe. I Lupis ebbero due palazzi in Fiume, posti alle estremità del porto e, fino ai tempi recenti, furono armatori con una propria flotta. La Linea Siciliana Dal summenzionato don Paolo Lupis, attraverso Giuseppe (sp. donna Vincenza Spata) , Vincenzo Stefano, Gianbattista, Stefano II, Paolo II, discendono per linea diretta i fratelli Sebastiano e Giuseppe II Lupis di Ragusa in Sicilia. Il primo fu capitano di Giustizia a Ragusa nel 1765 e 1770 (sposato con la nob. donna Teresa Casa-Bertini) e il secondo venne investito del titolo di barone del Carrozziero il 1 aprile 1758. Da detto Sebastiano, attraverso Emanuele (sp. nob. D. Marianna Casa), e Gaetano (sp. nob. Donna Francesca Scrofani Ottaviano) discendono gli attuali rappresentanti la linea di Ragusa in Sicilia, illustrata anche dall'ex Ministro della Marina Mercantile e del Turismo e Spettacolo, Giuseppe Lupis del Carozziero. La Linea Calabrese Fu il marchese Ippolito Lupis il primo a trasferirsi a Grotteria in Calabria dall'avita Giovinazzo nelle Puglie, proveniente da Nicastro-Amantea, al seguito del principe di Roccella don Giovanbattista Carafa, con l'incarico di Procuratore della famiglia Carafa e amministratore del vasto Stato Feudale degli stessi principi Carafa in Calabria Ulteriore. L'abate Orazio Lupis, nato a Martone (antico casale di Grotteria) il 19 marzo 1736, morto a Catanzaro il 14 giugno 1816, fu storico e poeta in Napoli, dove strinse profonda amicizia con gli esponenti del locale fermento illuminista. Pasquale Lupis (1753-1802), dottore in utroque iure, governatore di Squillace, il 28 gennaio 1781 risulta visconte (viceconte) di Condoianni. Orazio II (1752-1799), fratello del precedente, fu nel 1787 governatore e giudice di Siderno. L'avvocato Domenico, del ramo Lupis-Crisafi, fu uno storico locale e scrisse la "Cronaca di Grotteria", pubblicata postuma. A Giovinazzo esiste ancora Palazzo Lupis. A Grotteria il Palazzo, risalente al XVI secolo, si trova in piazza Matteotti, già piazza Domenico Lupis. La nobiltà dei Lupis di Grotteria è stata riconosciuta tra gli altri anche dall'Ordine di Malta (S.M.O.M.) che ammise il loro quarto alle Prove di Nobiltà della nobile Donna Maria Teresa Scaglione, dama di Onore e Devozione, figlia di Giacomo e di donna Anna Lupis Crisafi. I Lupis di Grotteria sono presenti nell'Edizione XIX del Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, volume 20, pagg. 1807-1813 Il ramo di Grotteria è rappresentato oggi dal 13° duca di San Donato (di Ninea), nobile dei principi di Santa Margherita, marchese dott. don Marco II Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita (de Luna d'Aragona Sanseverino di Calvera e San Donato), 13° duca di San Donato (di Ninea), nobile dei principi di Santa Margherita, marchese e patrizio di Giovinazzo, che vive ad Hong Kong. Giornalista, corrispondente, stringer e inviato speciale dall'Estremo Oriente per i maggiori giornali italiani (Panorama, Corriere della Sera, L'Espresso, La Repubblica etc.) e per la RAI-Radiotelevisione Italiana (un articolo di Marco Lupis). Dal 2005 è Presidente Onorario dell'Istituto Internazionale di Palazzo Lupis per lo Studio dei Ceti Dirigenti del Mediterraneo, che ha sede nell'antico Palazzo che tuttora appartiene alla sua famiglia. Con sentenza del Consiglio di Stato n. 515 del 3 giugno 1997 e successivo decreto del Ministro di Grazia e Giustizia dell'11 febbraio 1998, Marco Lupis Macedonio Palermo di Santa Margherita è stato riconosciuto unico erede e autorizzato ad aggiungere i cognomi delle famiglie: Macedonio duchi di Grottolella, marchesi di Ruggiano, Oliveto Citra, Capriglia e Tortora, baroni di Poligori, signori dell'isola di Nisida nel Golfo di Napoli a seguito della morte senza discendenza del 6°ed ultimo duca di Grottolelle del ramo napoletano, don Francesco III Macedonio e Berio di Salza (nato a Napoli il 4 sett. 1783), con la scomparsa del quale il titolo e la successione del cognome sono passati alla linea agnatizia di Grotteria, a sua volta estintasi nel ramo primogenito il 13 aprile 1838, con la morte della trisava del marchese Marco Lupis, donna Lauretana Macedonio di Poligori e Ferrari-Spina, da Grotteria.: Palermo principi di Santa Margherita e Santo Stefano, marchesi di Calorendi, Pari del Regno di Sicilia come baroni di Martini, a seguito della morte senza discendenza a Messina, il 13 novembre 1922, del 17° barone e 8° principe di Santa Margherita, don Tommaso III Palermo e Caronia, con la scomparsa del quale il titolo di nobile dei principi di Santa Margherita e la successione del cognome sono passati alla linea agnatizia di Grotteria, a sua volta estintasi il 24 giugno 1936 con la morte della bisnonna del marchese Marco Lupis, donna Dorotea Palermo di Santa Margherita e Macedonio di Poligori, da Grotteria.

LURAGHI
LURAGO

Luraghi è specifico del nordmilanese e comasco, Lurago, molto molto raro, sembrerebbe specifico di San Vittore Olona (MI), dovrebbero derivare da toponimi come Lurago d'Erba o Lurago Marinone (CO).

LURASCHI
LURASCO

Luraschi è specifico del comasco e del nordmilanese, Lurasco, praticamente unico, sembrerebbe dovuto ad errori di trascrizione, dovrebbero derivare dall'etnico del toponimo Lura (CO), tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Viboldone (MI) fin dal 1500 con il praepositus Giorgio Lurasco.

LURATI

Abbastanza raro sembra tipico del comasco, di Uggiate Trevano, Parè, Como e Olgiate Comasco, deriva dal toponimo Lurate Caccivio (CO).

LUSARDI
LUSSARDI
LUSUARDI
LUXARDI
LUXARDO
LUZARDI
LUZARDO
LUZZARDI

Lusardi è specifico della zona che comprende la Lombardia meridionale, le province di Piacenza e Parma e quella di La Spezia, Lussardi, estremamente raro, parrebbe dell'area lombardoveneta, Lusuardi è tipico del reggiano e modenese, Luzardi e Luzardo sono assolutamente rarissimi e sembrerebbero lombardi, Luzzardi è molto raro e sembra tipico del sud della Lombardia, Luxardi è assolutamente rarissimo, Luxardo è abbastanza raro, sembrerebbero tipici del genovese, di Genova soprattutto, dovrebbero tutti derivare dal nome medioevale Luxiardus di cui abbiamo un esempio nel parmense  in un atto testamentario dell'anno 1022 con il quale Plato de Plati lascia ai figli Luxardo, Alenerio, Rolandino, Franzoto, Begarolo e Antonio le sue proprietà: "...Nobiles Domini Allinerius, Franzotus, Rolandinus, Luxiardus, Begarolus et Antonius, filii quondam strenui militis domini Plato de Platis et egregiae dominae Methodie, comitisse, filia quondam domini Luciani militis et comitis de Pomello....".  Tracce di queste cognominizzazioni le troviamo nel parmense almeno dal 1400, quando i Lusardi, discendenti dagli Obertenghi conti di Lavagna, avevano costruito, in accordo con altri Signori locali, una rete di castelli atti a presidiare le strade ed i valichi che permettevano la comunicazione del parmense con Liguria e Toscana.

LUSCHI
LUSCHINI
LUSCO

Luschi è tipicamente toscano, del livornese e del pisano, con presenze anche nel grossetano, Luschini, assolutamente rarissimo, è del lucchese, Lusco, estremamente raro, ha un piccolissimo cepponel torinese ed uno a Cefalù nel palermitano, potrebbero derivare, direttamente o attraverso un ipocoristico dal nome medioevale Luscus, di cui abbiamo un esempio in una Cartula venditionis del 1169 a Milano, dove tra i testimoni troviamo: ".. Interfuerunt testes Iohannes et Gualterius fratres qui dicuntur Guarini, Petracius et Luscus de Ovreno . ..", tracce di queste cognominizzazioni le troviamo in un testo medioevale: ".. Antonius Luscus, vir facetissimus ac doctissimus, cum ei notus quidam litteras apud Pontificem expediendas obtulisset, atque ipse in certo loco corrigere atque emendare jussisset; ille autem postridie litteras easdem retulisset, veluti emendatas, inspectis litteris: 'Tu me,' inquit, 'Jannotum Vicecomitem forsitan putasti.' Cum quaereremus quidnam hoc dictum sibi vellet: 'Jannotus,' ait, 'olim Praetor fuit noster Vincentinus, homo bonus, sed corpore et ingenio crasso.  ..".
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il cognome Luschi è tipicamente toscano, diffuso soprattutto nel livornese e pisano. Luschini è raro ed è presente solo nel lucchese. Il cognome Lusco ha un piccolissimo ceppo in Sicilia, a Cefalù nel palermitano. Il cognome Luschi (ma anche le forme Luschini e Lusco) potrebbe derivare dal latino
Luscus (probabile contrazione di Luce-Captus) che significa 'cieco da un occhio'. Dal termine latino Luscus potrebbe derivare anche il cognome Loschi (vedi Loschi), diffuso principalmente in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Un esempio storico di questa cognomizzazione è Domenico di Piero Luschi (1596-1597), camarlingo di Montebicchieri (San Miniato, Pisa). Esempio del cognome Luschini è Messer Andrea di Chimenti Luschini, canonico pratese vissuto agli inizi del XVI secolo. Luschi è anche la forma cognominale con la quale si trova talvolta riportato Antonio Loschi, umanista e diplomatico vicentino vissuto tra il XIV e il XV secolo. In Lombardia, Piemonte e Liguria,  raro e quasi unico, esiste anche il cognome Beluschi, probabile derivato di Luscus. Lucius Atilius Luscus fu un tribuno militare del primo secolo avanti Cristo. Luscus era anche un cognomen diffuso tra i romani.

LUSETTI

Lusetti ha piccoli ceppi nell'area bresciano, mantovana, ma il nucleo principale è nel reggiano e modenese, a Reggio Emilia, Novellara, Cadelbosco di Sopra, Scandiano, Correggio, Bagnolo in Piano, Castelnovo di Sotto ed Albinea nel reggiano e di Carpi, Modena, Formigine e Sassuolo nel modenese, dovrebbe trattarsi di una forma ipocoristica dialettale dal nomen latino
Lusius, come potrebbe essersi originata dal fatto di essere i capostipiti appartenenti o, più probabilmente clientes della Gens Lucia.

LUSINI

Tipico della zona tra Arezzo e Siena, potrebbe derivare dal nomen latino Lusius, ma è pure possibile che derivi da un nome di località, come Monte Lusino nel reggiano.

LUSITANI
LUSITANO

Lusitani ha un piccolissimo ceppo a Piacenza e nel piacentino, Lusitano, estremamente raro, ha qualche presenza in Piemonte e sporadiche presenze al sud, dovrebbero derivare dal termine lusitano, cioè abitante o proveniente dalla Lusitania, un'antica regione della Penisola Iberica che corrispondeva pressapoco all'attuale parte centromeridionale del Portogallo e dell'Estremadura in Spagna.

LUSITI

Presente solo a Melegnano, è impossibile effettuare qualsiasi tipo di ipotesi.

LUSSIGNOLI

Lussignoli è tipicamente lombardo del bresciano, di Brescia, Ghedi, Erbusco, Collebeato, Montichiari, Capriano al Colle, Barbariga e Cologne, dovrebbe derivare da un soprannome basato su di un termine dialettale arcaico per portatore di lucerna, cioè di qualcuno che illumina la via, secondo un'altra ipotesi deriverebbe da un soprannome basato sul termine bresciano arcaico lussìn (leccio, quercus ilex) e starebbe ad indicare che i capostipiti fossero delle specie di legnaioli o falegnami.

LUSSIN
LUSSINI

Sia Lussin che Lussini sono quasi unici, sicuramente giuliani, del goriziano e del triestino, dovrebbero essere di origini croate e derivare dal nome dell'isola di Lussin o Losinj, appunto in Croazia.

LUSSO
LUSSU
LUTZU

Lusso ha un ceppo nel sud della Sardegna ed uno in Piemonte, Lussu è specifico del cagliaritano, Lutzu è tipico del centrosud della Sardegna, i ceppi sardi dovrebbero derivare da modificazioni del nome latino Lucius, ma è pure possibile una derivazioni da una troncatura del toponimo Santu Lussurgiu nell'oristanese.

LUSSORI
LUSSORO
LUXORO

Lussori, praticamente unico, sembrerebbe ligure, Lussoro, assolutamente rarissimo, è di Carloforte in Sardegna, Luxoro ha un piccolo ceppo a Genova ed uno più consistente a Carloforte nell'iglesiente, dovrebbero tutti derivare dal nome latino Luxorius, ricordiamo con questo nome Sanctus Luxorius cagliaritano, martirizzato in Sardegna all'epoca dell'imperatore Diocleziano, fatto che ha molto contribuito alla diffusione del nome presso i fedeli dell'area meridionale della Sardegna.

LUSTRA
LUSTRI
LUSTRO

Lustra, praticamente unico, sembrerebbe del napoletano, Lustri ha un piccolissimo ceppo a Larciano nel pistoiese, uno nell'aquilano, a Capistrello ed Avezzano, ed uno a Roma e nel latinense a Formia ed Aprilia, Lustro è specifico di Scafati nel salernitano, dovrebbero derivare dal nome medioevale Lustrus, Lustra, in uso presso le famiglie ebree di Alife nel casertano verso la fine del 1400, come adattamento del nome ebraico Lystra, (la pronuncia della -y- greca corrisponde a quello della lettera italiana -u-), una seconda ipotesi ne propone la derivazione dal nome e cognome francese Lustre, che dovrebbe nascere da un'alterazione della radice medioevale francogermanica lust (gioia).

LUSVARDI

Molto raro è specifico dell'alto modenese, potrebbe essere di origine armena e deriverebbe dal nome proprio Lusvard diffuso in quella regione, ma è pure possibile che possa trattarsi di una diversa forma del cognome Lusuardi (vedi LUSARDI), ricordiamo che anticamente, nella grafia medioevale, tra V ed U non si faceva distinzione.
integrazione fornita da www.comunitaarmena.it (a mezzo Dr. Andrea Malavolti)
Molto probabilmente è così: Lusvard  è un nome diffuso in Armenia (
luys = luce ; Vard =Rosa).

LUSZACH

Assolutamente rarissimo è tipico dell'udinese, di origine slovena dovrebbe derivare dal toponimo Luza un paesino nelle vicinanze di Costne e Grimacco (UD).

LUTI

Luti è tipicamente toscano, della fascia costiera che comprende il lucchese, il pisano, il livornese ed il grossetano in particolare, con un ceppo a Gavorrano e Massa Marittima, dovrebbe derivare da una forma patronimica genitiva del nome medioevale Lutius (vedi LUZI).
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il cognome Luti, presente soprattutto in Toscana (nel grossetano, nel livornese, nel pisano, nel lucchese) con un ceppo minore in Lombardia (nel milanese), deriva dal nome latino Lutius (Lutius-Lutii) che è una variante medievale del nome Lucius (Lucius-Lucii). Il cognome di una storica famiglia Luti di Siena si trova infatti attestato in vari documenti anche con l\'antico cognome Luci (Famiglia Luti di Siena, Fondo Ceramelli Papiani, Archivio di Stato di Firenze, Fascicolo: 5882). Altre varianti probabili del cognome Luti presenti in Italia sono i cognomi Luzi e Luzzi (già presenti nel sito), il cognome Lutti (diffuso principalmente in Emilia Romagna con un ceppo principale nel modenese e nel bolognese), il cognome de Lutti che ha un piccolo ceppo in Friuli, il cognome Leuti (diffuso nel Lazio ma che potrebbe anche derivare da forme ipocoristiche del nome Leo), il cognome de Lutiis (diffuso in Abruzzo) e il cognome De Lutio che ha un piccolo ceppo in Campania. Esempi di questa cognominizzazione sono il pittore fiorentino Benedetto Luti (1666 -1724), il senese Alessandro Luti Capitano del Popolo a Siena nel 1573 e membro del Monte dei Riformatori, e il celebre giurista senese del \'400 Pietro Luti che insegnò Diritto Canonico all\'Università di Siena. Inoltre una storica famiglia Luti di Trento (anche Lutti e de Lutti) originaria della Toscana, che si diramò anche a Verona, annovera fin dal XV secolo un Giovanni de Luti o de Lutti che fu "primus Decurio nelle armate imperiali" (Francesco Schröder, Repertorio genealogico delle famiglie confermate nobili e dei titolati nobili esistenti nelle provincie venete, Venezia 1830).

LUTRI
LUTRO

Lutri è tipicamente siciliano, ha un ceppo a Scicli nel ragusano, a Castel di Lucio e Mistretta nel messinese, a Siracusa ed a Catania, Lutro, praticamente unico, è cel cosentino, dovrebbero derivare da un soprannome basato sulla voce dialettale siciliana e calabrese lùtru (fango), probabilmente ad intendere che i capostipiti per mestiere ne avessero a che fare.

LUVARA'

Abbastanza raro sembrerebbe originario della zona dello stretto di Messina tra Sicilia e Calabria, dovrebbe derivare dal cognome patrizio Luverà risalente almeno al 1500, le prime tracce di Luvarà risalgono alla visita pastorale a Radicena del 1753 dal quale verbale risulta che "nella Chiesa di San Basilio Magno l'altare di San Francesco da Paola era sotto lo ius patronatus del "magnifico Antonio Luvarà".
Un'ipotesi alternativa circa l'origine di questo cognome lo farebbe derivare dal vocabolo siciliano lùvaru (sorta di pesce).
quest'ultima ipotesi è suggerita da Gianna Ferrari De Salvo

LUVIERI

Luvieri, molto raro, ha un ceppo nel sudmilanese e lodigiano ed uno nel pesarese, circa la possibile origine etimologica esistono due ipotesi: la prima consiste in una derivazione da una forma aferetica alterata del nome Oliviero, la seconda propone invece un'italianizzazione del cognome francese Louvier, che potrebbe derivare dall'antico termine medioevale francese louvier (cacciatore di lupi) o da toponimi come Louviers, Louviere o Louvieres, tutti ben rappresentati in Francia.

LUZI
LUZIO
LUZZETTI
LUZZI
LUZZIO

Luzio ha un ceppo abruzzese, uno pugliese nel leccese in particolare a Matino e Carpignano Salentinoed uno siciliano a palermo e San Cataldo (CL), Luzi e Luzzi sono tipici della fascia che comprende Marche, Umbria, Lazio ed Abruzzo, Luzzetti ha un ceppo a Grosseto, uno a Canepina e Soriano nel Cimino nel viterbese ed uno a Civitavecchia e Roma nel romano, Luzzio, assolutamente rarissimo, parrebbe siciliano, derivano tutti, direttamente o tramite ipocoristici, dal nome medioevale Lutius, di cui abbiamo molti esempi fra gli scolari dell'Università di Perugia nel 1500, dove troviamo: Lutius Catalanus, Lutius Niccolai de Castro Panicali, Lutius Centoflorenus e molti altri con questo nome, tracce di questa cognominizzazione le troviamo a Bologna nel 1306 quando si laurea in Medicina e Filosofia un certo Luzio Luzzi.
integrazioni fornite da Andrea Manni
Il nome latino Lutius (si legge Luzius) è una variante medievale del nome Lucius. Il nome Lùzio è inoltre considerato una variante dialettale di Lùcio, nello specifico una forma dialettale veneziana (cfr. Michele Frangipane, Dizionario ragionato dei cognomi italiani, Rizzoli, Milano, 2005 p. 81). Un esempio di questa relazione ce la fornisce Liuzzo de' Luzzi (o de' Liuzzi), medico bolognese di origine fiorentina vissuto nel XIII secolo riportato in un documento censuario del 1281 come "Lucius medicus" (cfr. Piero Giorgi, "Biografia di Mondino de' Liuzzi da Bologna", Università degli Studi di Bologna). A conferma di questo, anche il cognome del nipote di Liuzzo de' Luzzi, il celebre anatomista Mondino de' Liuzzi o (de' Luzzi) (XIII secolo-1326), viene riportato nei documenti "con un\'ortografia del nome che varia tra Liucci, Luzzi e dal Luzzo" (Cfr Piero Giorgi), mentre in latino si trova riportato come \"de Liucciis, de Luciis, Lutiis\". Altro esempio della relazione tra Lutius e Lucius è rappresentata dal giurista Orazio Luzi (1541-1569) nato a Cagli (Pesaro-Urbino) che studiò legge a Padova e Bologna e fu nominato preposto di Vimercate da San Carlo Borromeo. Orazio Luzi viene infatti riportato in latino sia come Horatius Lutius e sia come Horatius Lucius (cfr. Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche), mentre nelle "Memorie Storiche della Diocesi di Milano" (Milano 1967, vol. XIV, pag. 235) viene riportato come Orazio Luci. I cognomi Luzi, Luzzi, Luzio, Luzzio, Luzo, Luzzo, possono essere quindi considerati varianti ortografiche a tutti gli effetti di altri cognomi generalmente fatti derivare dal nome latino Lucius: Lucio, Luci, Lucii, Lucci e Luccio (vedi anche Lucci e Luci).

LUZZATTI
LUZZATTO

Luzzatti è estremamente raro ed è presente solo nel milanese, Luzzatto potrebbe essere concentrato nel Veneto e a Trieste. Il ceppo originario di tutti questi cognomi dovrebbe provenire dalla regione della Lusazia ai confini fra la Germania e la Polonia. Nel 1400, con l'invasione turca, furono in molti, tra gli abitanti di quelle terre invase, a cercare scampo fuggendo verso altre zone d'Europa, ed alcuni arrivarono nelle zone dell'Italia settentrionale sopra indicate. Luzzatto dovrebbe essere ebraico; un David Luzzatto nasce a Trieste nel 1800 si distingue come insigne poeta e cultore dei sacri testi ebraici diventando insegnante del Collegio Rabbinico di Padova.

LUZZINI

Luzzini è specifico del milanese, di Milano, Limbiate, Paderno Dugnano, Bollate e Garbagnate Milanese, dovrebbe derivare da un soprannome dialettale basato sul termine milanese arcaico luzzin (elce, quercia), forse ad indicare un capostipite particolarmente robusto o semplicemente uno che di mestiere facesse il falegname.

LUZZITELLI

Luzzitelli è caratteristico di Capranica nel viterbese, potrebbe derivare da una forma ipocoristica del nome gentilizio latino originato dalla Gens Lusia o Luxia, come potrebbe anche derivare dal nome medioevale latino Lutius, di cui abbiamo un esempio nell'elenco degli scolari dello Studio di Perugia, che nell'anno 1572 certifica la presenza di un certo Lutius Victorius originario della provincia romana e nel 1577 indica la presenza di un certo Lutius Niccolai de Castro Panicali originario della Tuscia. (vedi anche LUZI)

 

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